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Personaggi

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Categories
Country
United States
This podcast has
3 episodes
Language
Italian
Explicit
No
Date created
2020/09/01
Latest episode
2021/01/12
Average duration
11 min.
Release period
67 days

Description

Personaggi storici italiani

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Paolo_Rossi
2021/01/12
Paolo Rossi è nato a Prato il 23 settembre 1956 Ha iniziato a giocare a calcio all'età di nove anni con il Santa Lucia, squadra messa in piedi dal medico della frazione, il dottor Paiar, nella stessa squadra militava anche il fratello maggiore Rossano. Al padre Vittorio, ex ala destra del Prato, è dedicato il campo sportivo del Santa Lucia. Dal primo matrimonio in gioventù con Simonetta nacque un figlio, dopo il divorzio, nel 98 conobbe la giornalista Federica Cappelletti che poi sposò nel 2010 e dalla quale ebbe due figlie. Come cantante realizzò nell’80 un 45 giri, con la canzone “domenica, alle tre”, il cui testo tratta il tema del rapporto tra i calciatori e le proprie compagne. Nel 1999 venne candidato alle elezioni europee per Alleanza Nazionale, nella circoscrizione Nord-Est. Nel 2000 si candidò alla presidenza della Lega Pallavolo Serie A femminile, senza tuttavia essere eletto. In televisione ricoprì il ruolo di opinionista per varie emittenti italiane quali Sky Sport, Premium Sport e Rai Sport. Nel 2011 partecipò inoltre al programma “Ballando con le stelle” come concorrente. A Vicenza, città dove esplose la sua notorietà e a cui rimase legato negli anni seguenti, tanto da ricevere pochi mesi prima della morte anche la cittadinanza onoraria berica, gestì per lungo tempo un'agenzia immobiliare insieme all'ex compagno di squadra Giancarlo Salvi. Nell'ultima parte di vita tornò a vivere in Toscana dove dal 2003 aveva messo in piedi un complesso agrituristico a Bucine, in località Poggio Cennina. Rossi ebbe un ottimo rapporto con l'allenatore del Lanerossi Vicenza Giovan Battista Fabbri, sia dentro che fuori dal campo. Fabbri fu l'artefice della trasformazione tattica del giocatore da ala a centravanti puro. Il giocatore ricordò così il rapporto col suo mentore. «Fabbri è stato un padre per me, il classico padre di famiglia che ti consiglia, ti prende sotto la sua protezione, è stato proprio così. Teneva le fila di tutto l'ambiente, ha fatto in modo che si creasse una grande unione tra di noi. Era un grande conoscitore e un grande amante del calcio, predicava il fatto che tutti a cominciare dai difensori dovevano giocare a pallone. Io, in particolare, gli devo molto, è stato lui che mi ha trasformato da ala a centravanti, ha visto subito che potevo avere un ruolo diverso e ha cambiato sicuramente la mia carriera». Importante per la carriera di Rossi fu anche il commissario tecnico dell'Italia, Enzo Bearzot. Il tecnico lo confermò tra i convocati per il campionato del mondo 1978 e fu l'artefice del grande successo del giocatore sul campo. Bearzot, inoltre, fu anche uno dei pochi che credette nell'innocenza di Pablito a seguito dello scandalo scommesse. Nonostante un'opposizione generale, il citì decise di convocarlo al campionato del mondo 1982; una chiamata che lo stesso Rossi reputava possibile, conoscendo la stima che Bearzot aveva nei suoi confronti: «La convocazione me l'aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene». Al funerale del tecnico, scomparso il 21 dicembre 2010, Rossi lo ricordò con queste parole: «Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell'italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso». Rossi era un attaccante veloce, molto abile negli spazi stretti dell'area di rigore, dove poteva sfruttare le sue doti di tempismo e opportunismo, Giorgio Tosatti lo definì «un impasto di Nureyev e Manolete», un giocatore con «la grazia del ballerino e la spietata freddezza del torero». Rossi raccontò così le sue caratteristiche tecniche: «Io non segno quasi mai di potenza, generalmente conquisto quei due metri che costano il goal all'avversari
Antonino_Caponnetto
2020/12/18
Antonino Caponnetto è nato a Caltanissetta, 5 settembre 1920, è stato un magistrato italiano, noto soprattutto per aver guidato il Pool antimafia dal 1984 al 1990, inizialmente creato da Rocco Chinnici. All'età di 10 anni, Caponnetto si trasferì dalla Sicilia a Pistoia, per laurearsi in seguito in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Firenze. Entrato in magistratura nel 1954, al primo incarico come Pretore di Prato rinviò alla Corte Costituzionale due norme del testo unico sulla Pubblica Sicurezza che vietavano il volantinaggio, ottenendo in favore della libertà della persona le sentenze n. 1 e 2 della Corte Costituzionale. La sua carriera ebbe una svolta nel 1983 quando ottenne il trasferimento a Palermo, subito dopo l’assassinio di Rocco Chinnici capo dell'Ufficio istruzione di Palermo. Iniziarono così cinque anni di trincea e di soddisfazioni professionali. Seguendo la strategia studiata dall'ufficio istruzione di Torino, dove Giancarlo Caselli operava per la lotta al terrorismo, e continuando l'opera di Rocco Chinnici, creò nel 1984 un gruppo di magistrati che aveva il compito di occuparsi esclusivamente della lotta alla mafia. Il pool, che vide la partecipazione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gioacchino Natoli, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, istruì il primo grande processo contro la mafia e si servì delle dichiarazioni di pentiti come Tommaso Buscetta. Quando decise di lasciare Palermo per tornare a Firenze indicò in Falcone il suo successore. Il Consiglio superiore della magistratura gli preferì Antonino Meli, e Caponnetto non nascose mai la sua forte amarezza per questa decisione, dovuta, secondo le sue parole a "cinque vergognose, letali, astensioni e due voti di maggioranza". Ribadendo in seguito anche le parole di Paolo Borsellino in proposito, che parlò di Giuda presenti fra coloro che presero la decisione. Concluse la sua carriera nel 1990 e dovette assistere prima alla morte di Falcone e poco dopo di Borsellino, assassinati dalla mafia. Divenne celebre il suo amareggiato commento alle telecamere poco dopo la strage di via d'Amelio, in cui disse «È finito tutto!», stringendo le mani del giornalista che poneva la domanda. Di tale commento si pentì subito, come spiegò poco dopo alla cittadinanza durante i funerali di Paolo Borsellino. Da allora, invece di ritirarsi in pensione, iniziò instancabilmente un viaggio per le scuole e le piazze di tutta Italia per raccontare, soprattutto ai giovani, chi fossero Falcone e Borsellino e lo sforzo contro il fenomeno mafioso. Caponnetto intervenne in centinaia di scuole, diventando un testimone di etica della politica e della vita civile, della giustizia e della legalità. Nel 93 fu candidato per La Rete alle elezioni amministrative di Palermo, divenendo così presidente del consiglio comunale. Sempre nel 93 ricevette dall'Università di Torino la laurea honoris causa in scienze politiche. Nel 99 organizzò a Firenze il primo vertice sulla legalità e la giustizia sociale, insieme a magistrati, avvocati, associazioni, giornalisti, per discutere sulla situazione della legalità in Italia. Cittadino onorario di Palermo, Catania, Grammichele, Monteveglio, per tre volte è stato oggetto di una raccolta di firme per la nomina a senatore a vita. A fargli gli auguri per i suoi 80 anni vi fu anche il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Li festeggiò in famiglia, insieme al ricordo di Falcone e Borsellino: "Li sento sempre vivi, più vivi che mai. Ho l'impressione che veglino dall'alto proprio su di me". Antonino Caponnetto si è spento a Firenze dopo una lunga malattia il 6 dicembre 2002 all'età di 82 anni.
Giusepe Di Vittorio
2020/09/01
Giuseppe Di Vittorio è stato un sindacalista, politico e antifascista italiano. Fra gli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del secondo dopoguerra, a differenza di molti altri sindacalisti non aveva origini operaie ma contadine, nato in una famiglia di braccianti, il gruppo sociale più numeroso alla fine dell'800 in Puglia.

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