1531624592
Book Review

Advertise on podcast: Book Review

Categories
Country
Italy
This podcast has
193 episodes
Language
Italian
Explicit
No
Date created
2020/09/13
Latest episode
2026/07/29
Average duration
35 min.
Release period
3 days

Description

Commenti, analisi, relativi a libri e capitoli di libri che leggo di carattere saggistico a contenuto economico. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.

Unlock Book Review podcast Email contact info,
Listeners & Audience details

Email contact information

Direct podcast contact details

Listeners

Audience numbers & engagement insights

Audience details

Podcast Insights

Podcast episodes

Check latest episodes from Book Review podcast


Angelo Leogrande-Le Corporazioni Pre-capitalistiche Europee
2026/07/29
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Intermediare il Relazionale nella Dinamica della Divergenza
2026/07/13
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Il Capitale Istituzionale
2026/07/12
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Le Conseguenze Economiche delle Scelte Morali
2026/07/12
Nel quarto capitolo del volume di G. Tabellini, J. Mokyr e A. Greif, Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina (EGEA, 2026), gli autori analizzano le profonde differenze culturali e istituzionali che hanno caratterizzato lo sviluppo dell’Europa occidentale e della Cina.Secondo gli autori, nel mondo occidentale la Chiesa cattolica ebbe un ruolo determinante nella formazione di alcune condizioni che avrebbero successivamente favorito l’individualismo, una maggiore autonomia delle donne e lo sviluppo di organizzazioni corporative. Queste ultime costituirono un modello importante per la nascita di istituzioni laiche, associazioni e forme di autogoverno cittadino. La Chiesa contribuì inoltre, direttamente o indirettamente, alla formazione delle prime città libere in senso moderno.In Cina, invece, tra le diverse correnti filosofiche e religiose che ne hanno segnato la storia, il confucianesimo assunse una posizione predominante. Esso divenne il principale riferimento morale sia nella vita delle famiglie e dei clan sia nell’amministrazione dello Stato. I funzionari pubblici venivano infatti selezionati attraverso un articolato sistema di esami, nei quali i candidati dovevano dimostrare una conoscenza approfondita dei testi confuciani e della loro interpretazione.Un’ulteriore differenza riguardava la condizione delle donne e, in particolare, il matrimonio. In Europa, almeno sul piano formale, era richiesto il consenso della donna affinché il matrimonio fosse considerato valido. Nella società cinese, invece, le decisioni matrimoniali erano generalmente affidate al capofamiglia e il consenso della donna non rappresentava un requisito essenziale.Gli autori evidenziano anche il diverso rapporto delle due società con il passato. In Cina il culto degli antenati aveva un’importanza centrale e contribuiva a rafforzare l’autorità degli anziani e la continuità dei clan. In Europa, al contrario, il legame con il passato era meno vincolante e risultava maggiormente ammessa la possibilità di mettere in discussione la tradizione. Questo atteggiamento avrebbe favorito lo sviluppo di una cultura più aperta al cambiamento e all’innovazione tecnologica.I due modelli presentavano vantaggi e limiti differenti. La struttura europea, più instabile e conflittuale, incentivò la ricerca di nuove soluzioni politiche, economiche e tecnologiche. La società cinese, fondata sulla continuità, sull’autorità degli anziani e sulla limitata contestabilità delle decisioni, garantì invece una maggiore stabilità, ma mostrò una minore propensione a mettere in discussione l’ordine tradizionale.Nel corso del Novecento, tuttavia, anche la Cina abbandonò almeno in parte il tradizionale riferimento al confucianesimo, adottando il marxismo e, successivamente, il maoismo come principali fondamenti ideologici dello Stato. Questo cambiamento modificò profondamente anche il rapporto con il passato e con il culto degli antenati, considerati incompatibili con il nuovo progetto rivoluzionario. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-La Forza dei Legami Sociali Deboli
2026/07/11
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Banchieri e Mercati Finanziari nella Grande Divergenza
2026/07/11
Nel secondo capitolo gli autori (Tabellini et al., 2026) sostengono che la frammentazione politica e la diffusione di nuclei familiari ristretti abbiano avvantaggiato l'Europa rispetto alla Cina, dove invece prevalsero famiglie allargate organizzate in clan e un potere politico fortemente centralizzato. In particolare, anche per effetto dell'opposizione della Chiesa cattolica, in Europa vennero vietati i matrimoni tra consanguinei: ne derivarono famiglie mediamente più piccole di quelle cinesi. Di conseguenza, mentre in Cina i doveri di solidarietà sociale erano assolti essenzialmente dalla famiglia estesa e dai clan, in Europa fu necessario creare nuove istituzioni — tra cui le corporations — chiamate anche a compensare la minore solidarietà derivante dal venir meno delle famiglie allargate. Gli autori osservano inoltre che in Cina il governo centrale ebbe un peso assai maggiore, rispetto ai governi occidentali, nella dinamica dell'innovazione tecnologica e della conoscenza scientifica. Finché le dinastie cinesi sostennero l'innovazione — ossia fino a circa il 1300 — si registrarono importanti scoperte; in seguito, l'avvicendamento dinastico comportò un accentuato conservatorismo. Emblematico è il caso delle esplorazioni marittime: già nel 1405 i cinesi avevano avviato viaggi intercontinentali con navi oceaniche capaci di raggiungere l'Africa orientale, ma tale impresa non ebbe seguito per l'opposizione del potere centrale, più interessato a mantenere il controllo sulla popolazione che a scoprire nuove aree geografiche. In Europa, al contrario, i re e i governanti non consideravano il sapere tecnico-scientifico una prerogativa esclusiva del potere centrale; anzi, promuovevano una certa libertà — pur sempre limitata — di intellettuali, scienziati, letterati e artisti, accogliendone le accademie e favorendo le università. Inoltre, quando uno studioso non si trovava a proprio agio presso un signore, un re o una corte, aveva spesso la possibilità di trasferirsi altrove, come accadde a Giordano Bruno, precursore della figura dell'intellettuale-scienziato moderno europeo. A mio avviso, tuttavia, nel confronto tra Europa e Cina gli autori trascurano il ruolo dei banchieri e dei mercati finanziari. Se infatti gli innovatori, gli scienziati e gli esploratori europei ebbero maggiori opportunità rispetto a quelli cinesi, ciò non dipese soltanto dalla presenza di regnanti benevoli, ma anche dalla possibilità di attingere ai mercati finanziari e ai capitali dei banchieri. Commercianti, inventori, ingegneri e scienziati potevano finanziare le proprie imprese attraverso le banche e i mercati dei capitali, dando vita a una serie di strumenti — anche giuridici — che ebbero un ruolo rilevante nella nascita del diritto dei brevetti e del copyright, istituti che in Cina non si svilupparono. La critica che rivolgo agli autori è dunque quella di non aver considerato il ruolo dei mercati dei capitali e delle banche, tanto nel sostenere l'innovazione tecnologica quanto nel produrre la grande divergenza. Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026). Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina. EGEA spa. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Innovazione, Istituzioni, Organizzazioni nella Divergenza tra Cina e Europa
2026/07/09
In questo podcast analizzo una parte del secondo capitolo del volume di Tabellini, Mokyr e Greif, Due strade verso la prosperità. Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina (EGEA, 2026). In questo capitolo gli autori esaminano le principali spiegazioni della cosiddetta Grande Divergenza, affrontando temi quali le istituzioni, il ruolo dello Stato, la cultura, il capitale umano, l'innovazione tecnologica e l'urbanizzazione.Gli storici economici sembrano concordare sul fatto che, tra l'anno 1000 e il 1800, la Cina abbia mantenuto un vantaggio tecnologico fino a circa il 1300. Successivamente il ritmo delle innovazioni rallentò progressivamente e, a partire dal Cinquecento, il processo innovativo si arrestò quasi del tutto. In Europa, invece, le innovazioni tecnologiche e l'accumulazione del sapere scientifico continuarono a rafforzarsi, ponendo le basi per una serie di profonde trasformazioni: la rivoluzione scientifica, la rivoluzione industriale e le rivoluzioni politiche.Gli autori richiamano inoltre alcune analisi quantitative che mettono in discussione la convinzione secondo cui le città cinesi fossero sistematicamente più grandi e popolose di quelle europee. I dati riportati mostrano infatti che, nel periodo considerato, in Europa il numero di città con oltre 10.000 e oltre 40.000 abitanti era significativamente superiore rispetto alla Cina, suggerendo un livello di urbanizzazione più diffuso di quanto comunemente si ritenga.Un altro elemento che, secondo gli autori, avrebbe favorito la divergenza tra Europa e Cina è il cosiddetto modello europeo del matrimonio. In Europa la formazione della famiglia avveniva in misura maggiore al di fuori della famiglia d'origine e dava vita a nuclei familiari relativamente piccoli, composti essenzialmente dai coniugi e dai figli. In Cina, invece, prevalevano famiglie allargate inserite in clan più ampi, accomunati da una stessa linea patriarcale. Secondo gli autori, questa diversa struttura familiare avrebbe favorito in Europa una forma di controllo "naturale" della natalità, mentre in Cina il contenimento della crescita demografica fu spesso perseguito attraverso interventi imposti dall'autorità centrale o determinati dalle difficili condizioni di vita.Infine, il capitolo evidenzia una differenza significativa nella capacità fiscale dei due contesti. Sebbene la Cina fosse più estesa e popolosa dei singoli Stati europei, questi ultimi si dimostrarono molto più efficienti nella riscossione delle imposte. Una maggiore capacità di raccogliere risorse fiscali consentì agli Stati europei di finanziare istituzioni, amministrazioni ed eserciti con maggiore efficacia, contribuendo così al processo di sviluppo che caratterizzò il continente. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Distruzione e Progresso nella Dinamica dell'Occidente
2026/07/08
Tra il 1000 e il 1700-1800 circa, il rapporto tra Europa e Cina si è progressivamente rovesciato. Per gran parte di questo periodo, la civiltà cinese fu superiore a quella europea sotto molti aspetti: economico, tecnologico, amministrativo e culturale. A partire dalla Rivoluzione industriale, tuttavia, questo equilibrio cambiò radicalmente. Nel corso del XVIII e XIX secolo, il PIL pro capite britannico crebbe fino a raggiungere circa 3.000 dollari, mentre quello cinese declinò verso i 500 dollari. Nello stesso periodo, anche Paesi Bassi, Italia e Spagna superarono la Cina in termini di PIL pro capite. Dalla fine della dinastia Song, la Cina entrò gradualmente in una fase di rallentamento tecnologico e scientifico, che nel lungo periodo contribuì anche a un indebolimento economico e statale, culminato nelle umiliazioni subite tra Ottocento e Novecento. Dal mio punto di vista, le ragioni del successo europeo vanno ricercate soprattutto in fattori culturali e valoriali. Gli europei non disponevano necessariamente di risorse o condizioni iniziali superiori rispetto ai cinesi, fatta eccezione per alcuni elementi specifici, come la maggiore disponibilità di carbone in determinate aree. Tuttavia, è necessario considerare anche altri aspetti. Tra il 1000 e il 1800, gli europei combatterono più di 450 guerre, mentre i cinesi ne affrontarono circa 91. È quindi davvero corretto sostenere che lo Stato cinese non abbia svolto adeguatamente il proprio ruolo? Se uno dei compiti fondamentali dello Stato è garantire stabilità alla popolazione, allora il caso cinese merita una valutazione più sfumata. Allo stesso modo, se l’Europa riuscì a imboccare la strada della Rivoluzione industriale anche grazie alla competizione politica, militare ed economica tra Stati, occorre chiedersi quale sia stato il prezzo pagato in termini di guerre, instabilità e conflitti. Reference: Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026), Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina, EGEA. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Signorie e Governi Tribali tra Cina ed Europa
2026/07/06
Tabellini, Mokyr e Greif, in Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina, propongono una lettura della divergenza tra Europa e Cina fondata sul diverso ruolo delle istituzioni. Secondo gli autori, a partire dal Medioevo l’Europa avrebbe privilegiato le corporations come forma istituzionale dominante, mentre la Cina avrebbe fatto leva soprattutto sui clan. In termini generali, condivido l’idea che il divario tra Europa e Cina possa essere spiegato anche attraverso fattori istituzionali, come suggerito da Douglass North e Daron Acemoglu, o attraverso l’economia della cultura, come indicato da Alberto Bisin. Tuttavia, trovo meno convincente la contrapposizione netta tra Europa delle corporazioni e Cina dei clan. Anche in Europa, infatti, i clan familiari hanno avuto un ruolo centrale. Basti pensare alle signorie italiane dell’Umanesimo e del Rinascimento, spesso governate da famiglie che esercitavano il potere secondo logiche dinastiche e claniche. Lo stesso vale per le grandi famiglie romane impegnate nella competizione per il controllo della sede papale, per le famiglie veneziane che si alternavano nelle dinamiche politiche della Repubblica, e più in generale per molte monarchie europee, fondate su continuità dinastiche e reti familiari di potere. Inoltre, il fatto che un’istituzione assuma la forma di una corporation non garantisce automaticamente che essa favorisca innovazione, apertura culturale o sviluppo economico. Per questo motivo, pur riconoscendo l’importanza della prospettiva istituzionale, mi sembra che la tesi proposta dagli autori sia insufficiente a spiegare un fenomeno così vasto e complesso come la Grande Divergenza tra Europa e Cina. Reference: Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026). Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina. EGEA spa. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Debiti, Colpe, Scarsità e Utilità
2026/07/03
Analisi dei capitoli 6,7,8,9,10,11,12 del libro di Carlo Sama intitolato "La Caduta di un Impero", Milano, Rizzoli, 2025.  Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande- I Rischi di una Cultura Manageriale Romanticizzata
2026/07/01
Analisi dei capitoli 5,6 e 7 del libro di Carlo Sama intitolato "La Fine di un Impero", Milano, Rizzoli, 2025.  Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-In Difesa della Rational Choice Theory Nel Management
2026/06/30
In questo podcast analizzo il terzo e quarto capitolo del libro di Carlo Sama intitolato “La Caduta di Un Impero”, Milano, Rizzoli, 2025. Sama ripercorre il periodo successivo all’acquisizione della Montedison da parte del Gruppo Ferruzzi. Gardini ed i suoi manager entrano nella Montedison però devono contrastare il management uscente guidato da Mario Schimberni. Schimberni inizialmente amico di Cesare Romiti ed Enrico Cuccia, a seguito di alcune operazioni immobiliari e finanziarie diviene inviso a Mediobanca. Schimberni aveva l’idea di trasformare la Montedison in una public company in modo che vi fossero tanti piccoli azionisti nessuno dei quali interessato alla gestione dell’azienda. Tale condizione avrebbe incrementato il potere del management nella creazione del cosidetto “Empire Building”. Tuttavia, a seguito del tentativo di scalata di Fondiaria Assicurazione entra in conflitto con Enrico Cuccia. In seguito verrà organizzata l’operazione di acquisto di azioni di Montedison da parte del Gruppo Ferruzzi guidato da Gardini. I Ferruzzi diventano azionisti di maggioranza e quindi il progetto di Schimberni di fare una public company svanisce. Tuttavia la Montedison è una azienda molto grande e Gardini ed i suoi impegnano molte risorse a comprenderne le potenzialità impegnati in attività di colloquio con il management delle tante controllate. Viene posta anche la questione dell’effettiva integrazione orizzontale e verticale dell’azienda. Infatti mentre da un lato i Ferruzzi avevano sempre promozionato la “chimica verde” ora all’interno dell’azionariato di controllo della Montedison dovevano fare i conti con la chimica tradizionale fatta di plastica ed inquinamento ambientale. Le questioni per la Ferruzzi si fanno difficili anche perché all’indebitamento necessario all’acquisto della Montedison si sommano anche i debiti della Montedison stessa pari a circa 8 mila milardi di lire pari a circa agli attuali 10-12 miliardi di euro. Sicché Mediobanca progetta per i Ferruzzi una nuova finanziaria la Ferfin anche attraverso attività di fusione ed acquisizione di asset pre-esistenti. La questione Enimont però peggiora le cose. E a seguito del fallimento dell’operazione Enimont i rapporti familiari all’interno del gruppo Ferruzzi peggiorano significativamente preludio della tragica fine dell’impero agro-chimico-industriale. Dall’analisi di questi due capitoli traggo alcune considerazioni di tipo economico-politico. Nei capitoli di Sama, la figura di Gardini appare molto emotiva-sentimentale. Gardini sembra più un personaggio da romanzo-film piuttosto che un manager e capitano d’industria con la partita doppia in tasca. E questo mi fa molto riflettere sull’idea delle scelte razionali. A lungo gli economisti hanno criticato l’idea dell’homo oeconomicus, ovvero dell’uomo centrato esclusivamente sulla razionalità. Inizialmente si è cercato di rilassare l’idea che vi fosse una razionalità piena e si è fatto riferimneto alla “bounded rationality” e successivamente ancora si è dato sempre di più valore all’irrazionalità, agli aspetti emotivi, agli errori di prospettiva. Certamente l’idea di un essere umano che vive solo razionalmente può essere molto difficile da sostenere in senso etnoantropologico. Però se evitiamo il discoro epistemologico ed etno-antropologico e ci soffermiamo sulle questioni prettamente gestionali-manageriali ebbene possiamo notare che la razionalità è ancora molto utile. Probabilmente se Gardini, e tutto il suo gruppo, fossero stati più razionali, avrebbero gestito meglio sia l’ingresso in Montedison che la questione dell’Enimont e l’integrazione tra sistema Montedison e Gruppo Ferruzzi. E allora in un mondo accademico che sempre di più ci porta ad abbracciare modelli non-razionali forse dovremmo dire che nelle scienze manageriali la razionalità è ancora importante, e chiedere ai manager di mettere da parte le questioni irrazionali dei sentimenti e puntare invece banalmente con la partita doppia, il pallottoliere e la calcolatrice ad una gestione illuminata dalla ragione. Poi etno-antropologicamente può essere anche giusto criticare l’homo oeconomicus. Però se proprio dobbiamo far gestire gli enti ad un decisore, ecco sarebbe  meglio che fosse quanto più razionale possibile. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Perché i Ricchi Passano dall'Industria all'Asset Management
2026/06/29
In questo podcast analizzo il terzo capitolo del libro di Carlo Sama, pubblicato da Rizzoli nel 2025 e intitolato La caduta di un impero. Sama descrive il decennio di maggiore espansione industriale del gruppo Ferruzzi, compreso tra il 1979-1980 e il 1987-1988. In quegli anni il gruppo si quota in Borsa, realizza importanti acquisizioni internazionali, soprattutto in Francia, diventa leader del mercato della soia in Italia e promuove, anche nei confronti delle istituzioni, iniziative che oggi appaiono quasi scontate, come lo sviluppo dell'etanolo e delle bioplastiche. Nel corso di questa fase Carlo Sama assume un ruolo sempre più centrale. Viene inizialmente nominato responsabile dell'ufficio relazioni esterne e, successivamente, organizza una struttura di comunicazione con l'obiettivo di rafforzare l'immagine pubblica di Raul Gardini, succeduto a Serafino Ferruzzi alla guida del gruppo. In seguito contribuisce anche alla creazione di un ufficio studi incaricato di sistematizzare le proposte agro-tecno-industriali dell'azienda e di presentarle ai principali decisori politici di Roma e Bruxelles. Il quadro cambia radicalmente con l'acquisizione della Montedison. Sama entra nel management della nuova realtà, continuando al tempo stesso a seguire le attività di comunicazione. È in questa fase che emergono le prime grandi difficoltà. Un gruppo che aveva sempre potuto contare su un'elevata disponibilità di liquidità si ritrova, per la prima volta, fortemente indebitato e finanziariamente esposto a causa dell'acquisizione di Montedison. Da questa vicenda traggo alcune riflessioni. La prima è che, superata una determinata soglia di crescita e di ricchezza, può diventare opportuno passare dalla logica industriale a quella dell'asset management. Mantenere il controllo familiare di una grande impresa quotata, strategica per un Paese o per un intero settore produttivo, diventa infatti sempre più complesso. La seconda riguarda i limiti dell'industria come strumento di accumulazione del potere economico, finanziario e istituzionale. A un certo punto, per difendere e valorizzare il patrimonio costruito, può essere più efficace entrare stabilmente nel sistema bancario, finanziario o assicurativo, piuttosto che continuare a espandersi esclusivamente attraverso l'attività industriale. Una terza possibilità consiste nel rimanere completamente al di fuori dei mercati azionari, preservando il controllo familiare dell'impresa. È la strada seguita, ad esempio, dal gruppo Ferrero. Infine, qualora si scelga la quotazione, potrebbe essere preferibile rivolgersi alle principali piazze finanziarie internazionali, come New York, Londra o Hong Kong, capaci di offrire maggiore profondità dei mercati, una più ampia base di investitori e migliori opportunità di raccolta del capitale. La storia del gruppo Ferruzzi mostra come l'industria possa generare straordinaria ricchezza, ma evidenzia anche i suoi limiti strutturali. Per questo motivo diventano fondamentali una corretta gestione del passaggio generazionale e una riflessione tempestiva sulle possibili strategie di uscita dall'impresa industriale, orientandosi verso modelli di asset management realizzati attraverso fondi di investimento o strutture bancarie, finanziarie e assicurative, in grado di garantire una più efficace tutela del patrimonio nel lungo periodo. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-Il Management del Core Business ed I Rischi della Diversificazione
2026/06/28
Ecco un testo promozionale adatto alla descrizione del podcast e alla condivisione sui social.In questo episodio del podcast commento i primi due capitoli del libro di Carlo Sama, La Fine di un Impero (Rizzoli), un'opera che intreccia la storia personale della famiglia Ferruzzi con una delle più straordinarie vicende industriali italiane del Novecento.Mi soffermo in particolare sulla strategia di crescita del gruppo Ferruzzi guidato da Raoul Gardini, erede di Serafino Ferruzzi, analizzando il periodo compreso tra il 1979 e il 1987. Sono gli anni delle grandi acquisizioni nel settore agro-industriale, soprattutto nello zucchero con Eridania e nella filiera della soia, costruite attraverso efficaci integrazioni verticali e orizzontali che trasformano il gruppo in un protagonista internazionale.Il podcast approfondisce anche il ruolo svolto dal gruppo Ferruzzi nello sviluppo della coltivazione della soia in Italia, con particolare riferimento agli investimenti nell'azienda di famiglia di Torviscosa, in Friuli-Venezia Giulia. Grazie alla visione di Gardini e dei suoi collaboratori, tra cui Carlo Sama, la soia diventa una coltura strategica per l'agricoltura italiana.Non mancano però gli insuccessi. Analizzo il tentativo fallito di acquisire British Sugar per entrare nel mercato britannico, le relazioni costruite in Francia e a Bruxelles e il progetto, allora pionieristico, di promuovere l'etanolo come biocarburante già nel 1987, un'intuizione che anticipava di decenni i temi della transizione energetica.All'epoca il gruppo Ferruzzi raggiungeva un fatturato di circa 15.500 mila miliardi di lire, equivalenti oggi, al netto dell'inflazione, a circa 20-25 miliardi di euro: dimensioni paragonabili a quelle di grandi gruppi italiani contemporanei.Infine, rifletto sulla tesi centrale sostenuta da Carlo Sama: il principale errore strategico di Raoul Gardini fu quello di abbandonare il percorso di sviluppo nel core business agro-industriale per entrare nella chimica, un settore estraneo alla tradizione imprenditoriale costruita da Serafino Ferruzzi. Una scelta che offre ancora oggi importanti spunti di riflessione sul management, sulla diversificazione e sulla necessità di valorizzare le competenze distintive di un'impresa.Ascolta il podcast e scopri quali lezioni manageriali e strategiche possiamo trarre da una delle più importanti storie industriali italiane. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Angelo Leogrande-La Scissione tra Proprietà e Management nelle Imprese Familiari
2026/06/21
Proprietà, management e passaggio generazionale nelle imprese familiari: il caso Ferruzzi-Gardini come spunto di riflessioneLe vicende che hanno caratterizzato il passaggio di leadership all'interno del gruppo Ferruzzi, e in particolare il rapporto tra Serafino Ferruzzi e Raoul Gardini, offrono l'occasione per sviluppare alcune riflessioni di carattere più generale sul tema della distinzione tra proprietà e management nelle imprese familiari. Tale distinzione rappresenta, a mio avviso, una condizione fondamentale per la sopravvivenza e la crescita delle aziende, indipendentemente dal settore di attività e dalle dimensioni organizzative.Le imprese familiari costituiscono una componente essenziale del tessuto produttivo italiano, europeo e mondiale. In Italia, in particolare, esse rappresentano una quota significativa dell'economia nazionale e contribuiscono in misura rilevante alla creazione di occupazione, reddito e valore sociale. Tuttavia, uno dei momenti più delicati nella vita di queste organizzazioni è rappresentato dal passaggio generazionale. Tale fase può trasformarsi in un'opportunità di sviluppo e rinnovamento, ma può anche determinare l'avvio di processi di declino che conducono alla perdita di competitività, alla chiusura dell'impresa, alla distruzione di posti di lavoro e, più in generale, alla dispersione del valore economico e sociale accumulato nel tempo.La letteratura aziendalistica ha da tempo individuato le criticità connesse alla sovrapposizione tra proprietà e gestione. Già negli anni Venti e Trenta del Novecento, gli studiosi statunitensi Adolf Berle e Gardiner Means evidenziarono la necessità di una netta distinzione tra azionisti e manager nella loro celebre opera The Modern Corporation and Private Property (1932). L'analisi dei due autori mostrava come la crescente complessità delle imprese moderne rendesse indispensabile affidare la gestione aziendale a soggetti dotati di competenze professionali specifiche, indipendentemente dalla loro partecipazione al capitale.In Italia, tale riflessione non si è mai affermata pienamente. Le ragioni sono molteplici. Da un lato, la struttura produttiva nazionale è caratterizzata da una prevalenza di piccole e medie imprese che raramente accedono ai mercati dei capitali e che, pertanto, mantengono assetti proprietari fortemente concentrati. Dall'altro lato, le famiglie imprenditoriali tendono spesso a ritenere che gli eredi siano naturalmente destinati a proseguire l'opera del fondatore. Questa convinzione trascura però due aspetti fondamentali: in primo luogo, i fondatori sono frequentemente figure eccezionali, caratterizzate da capacità imprenditoriali, carisma e visione strategica difficilmente replicabili; in secondo luogo, il contesto competitivo muta nel tempo e richiede competenze differenti rispetto a quelle necessarie nella fase originaria di sviluppo dell'impresa.Nell'attuale scenario economico globale, l'esercizio delle funzioni manageriali richiede livelli sempre più elevati di preparazione tecnica, esperienza internazionale e capacità di adattamento. La competizione si svolge ormai su scala mondiale e non è affatto scontato che gli eredi di una famiglia imprenditoriale possiedano le competenze necessarie per guidare organizzazioni complesse. La semplice appartenenza alla famiglia proprietaria non costituisce, di per sé, una garanzia di adeguatezza manageriale.Un modello alternativo può essere individuato nell'esperienza giapponese. In Giappone, infatti, la continuità familiare è spesso accompagnata da una forte pressione sociale e culturale affinché i membri delle famiglie proprietarie acquisiscano le competenze necessarie per assumere responsabilità manageriali. In molti casi, gli eredi seguono percorsi formativi rigorosi e maturano significative esperienze professionali prima di accedere ai vertici aziendali. Ciò consente di ridurre il rischio che la successione si fondi esclusivamente su criteri ereditari.Alla luce di queste considerazioni, appare auspicabile un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni imprenditoriali, delle associazioni di categoria e delle istituzioni pubbliche nella diffusione di una cultura della successione aziendale. In particolare, sarebbe opportuno promuovere programmi di formazione e consulenza dedicati alle imprese familiari, finalizzati a sensibilizzare gli imprenditori sull'importanza della pianificazione del passaggio generazionale e della professionalizzazione della governance.L'intervento pubblico può essere giustificato non soltanto da ragioni di politica industriale, ma anche da considerazioni di interesse generale. Il fallimento delle imprese incapaci di gestire efficacemente la successione generazionale non produce infatti conseguenze limitate alla sfera privata degli azionisti, ma genera effetti negativi sull'occupazione, sulla crescita economica, sulla capacità produttiva dei territori e sulla competitività dell'intero sistema economico.Il messaggio rivolto alle imprese familiari dovrebbe pertanto essere chiaro: qualora la famiglia proprietaria non disponga delle competenze necessarie per garantire la continuità gestionale dell'azienda, è necessario prendere seriamente in considerazione una distinzione tra proprietà e management. Conservare il controllo proprietario non implica necessariamente esercitare direttamente la gestione. Al contrario, l'affidamento delle responsabilità manageriali a professionisti qualificati può rappresentare la soluzione più efficace per preservare e accrescere nel tempo il valore creato dall'imprenditore fondatore, evitando che il patrimonio economico, sociale e occupazionale costruito nel corso di generazioni venga compromesso da una successione inadeguatamente pianificata. https://www.rizzolilibri.it/libri/la-caduta-di-un-impero-2/  Sama. Carlo. (2024). La Caduta di un Impero. Milano, Rizzoli.  Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.

Podcast reviews

Read Book Review podcast reviews


0 out of 5
0 reviews

Podcast sponsorship advertising

Start advertising on Book Review relevant audience podcasts


What do you want to promote?