
Advertise on podcast: Lezioni di storia con Stefano D'Ambrosio
This podcast has
505 episodes
Language
ItalianPublisher
Stefano D'AmbrosioExplicit
No
Date created
2020/10/02
Latest episode
2026/02/03
Average duration
45 min.
Release period
18 days
Description
Metto a disposizione dei miei cari studenti questi estratti dalle lezioni che ho tenuto negli ultimi anni e che loro hanno già avuto la pazienza di seguire in presenza: spero possano essere d'aiuto per interrogazioni, verifiche o esami di maturità. Se c'è qualcuno lì fuori, oltre ai diretti interessati, che vorrà approfittarne, ne sarò ben felice: avrà contribuito con il suo ascolto a dare un senso ai miei sforzi! Se volete, seguite anche le mie 'Lezioni di italiano con Stefano D'Ambrosio".
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#505 - CORSOSERALE 8.5 - 2/2 - L'aroma che risveglia la ragione: il caffè dei Lumi
2026/02/03
Quando sbarca in Europa, non porta soltanto un gusto nuovo: porta un diverso modo di stare insieme. Le coffee houses di Venezia, Londra, Parigi e Vienna non sono taverne: al vino dell’oblio subentra la bevanda della lucidità. Nasce una socialità fondata sulla conversazione, sull’opinione, sulla discussione regolata. Con una moneta qualunque si compra non solo una tazza, ma l’accesso a una “università del popolo”, dove il rango resta alla porta e la parola circola libera. Qui si forma quella che cominciamo a chiamare opinione pubblica; qui la filosofia scende dalle accademie e si siede tra i giornali, le satire morali, le cronache di costume.
Il caffè diventa così il carburante discreto dell’Illuminismo: lo bevono i redattori, gli enciclopedisti, i polemisti, gli instancabili artigiani della ragione. Lo raccontano i medici che ne lodano le virtù, i moralisti che ne temono l’eccesso, i musicisti che lo trasformano in cantata, i filosofi che, tra un sorso e l’altro, riscrivono il mondo. È una bevanda che parla ai nervi, ai sensi, all’attenzione: perfetta per un secolo che scopre che le idee nascono dall’esperienza, che la mente è una pagina su cui il corpo scrive.
E intanto, dietro quella tazzina elegante, si allunga l’ombra delle rotte coloniali, dei porti affollati, delle piantagioni lontane. Il caffè è anche merce imperiale, dolcezza amara di un progresso che si alimenta di scambi diseguali. Modernità, appunto: luce e ombra, slancio e costo, entusiasmo e contraddizione.
In questa lezione abbiamo seguito il caffè come si segue un filo nero che attraversa secoli e continenti: dai chiostri ideali del Medioevo alle piazze rumorose delle città moderne, dalle spezie medicinali al tempo cronometrico dell’orologio, dalla salvezza dell’anima al miglioramento del mondo. Perché a volte la storia cambia non con il fragore delle rivoluzioni, ma con un gesto ripetuto ogni mattina: portare alle labbra una tazza fumante, e scegliere di restare svegli…
#504 - CORSOSERALE 8.4 - 1/2 - L'aroma che risveglia la ragione: il caffè dei Lumi
2026/01/28
C’è un profumo che segna una soglia. Non è solo un aroma, ma un varco: da una parte il mondo del tempo ciclico, della contemplazione, delle spezie che chiudono il pasto e sigillano lo stomaco come si sigilla un rito; dall’altra, l’irruzione di una bevanda nera e bollente che non invita al raccoglimento, ma alla veglia, alla parola, al pensiero che corre più veloce del sonno.Il caffè entra nella storia europea come un piccolo scandalo dei sensi, e ne esce come uno dei motori silenziosi della modernità.
Prima di lui, a fine pasto, venivano i confetti, l’ippocrasso, le architetture di zucchero: dolcezze preziose, medicate, lente, figlie di un mondo in cui il banchetto è cerimonia e ostentazione, e il piacere ha ancora il passo solenne del simbolo. Poi, dalle montagne d’Etiopia e dai riti notturni dei sufi yemeniti, arriva una bevanda che non placa, ma accende; che non chiude il corpo, ma apre la mente. Dalla qishr speziata dei dervisci alla qahwa delle caffetterie ottomane, il caffè diventa compagno della preghiera vigile, della narrazione pubblica, del dibattito che si accende tra estranei seduti allo stesso tavolo.
#503 - CORSOSERALE - 2/2 - Meraviglie di ingranaggi e stelle: il Barocco dell'orologio e del cannocchiale
2026/01/07
Il Barocco è l’età della meraviglia, dello stupore per ciò che si rivela nuovo e inatteso. Ma è anche l’età dell’inquietudine. Gli strumenti che ampliano lo sguardo e promettono una conoscenza più profonda rivelano, al tempo stesso, la fragilità delle certezze ereditate. La precisione dell’orologio e la potenza del cannocchiale non conducono a una pacificazione dello sguardo, bensì a una nuova consapevolezza del limite.
Arte e letteratura registrano con intensità questa ambivalenza. Nei testi poetici, nelle allegorie pittoriche, nelle nature morte e nelle vanitas, gli strumenti del sapere convivono con i segni della caducità. L’orologio diventa emblema del tempo che consuma ogni cosa; il cannocchiale, simbolo di uno sguardo che osa spingersi oltre, ma che non può sottrarsi al rischio dell’illusione. Vanitas e memento mori non negano il progresso tecnico: ne svelano il rovescio, ricordando che la crescita del sapere non dissolve l’ombra del finire.
Il rapporto fra scienza e tecnica si configura così come un movimento circolare: gli strumenti rendono possibile nuove scoperte, e le scoperte generano strumenti sempre più raffinati, in un processo che ridefinisce continuamente il modo di pensare il tempo, lo spazio e la posizione dell’uomo nell’universo. Il mondo si fa più leggibile, ma anche più complesso; più misurabile, ma meno rassicurante.
Oggi, come allora, nuove macchine ridisegnano il nostro orizzonte simbolico. Robotica e intelligenza artificiale non sono soltanto dispositivi funzionali, ma strumenti che interrogano l’idea stessa di intelligenza, di tempo, di identità. Come nel Seicento, lo stupore per la potenza tecnica si accompagna a una sottile inquietudine. Ogni ingranaggio che si perfeziona, ogni sguardo che si spinge più lontano, ci costringe a chiederci chi siamo e che cosa stiamo diventando. E forse, come allora, non è tanto la risposta a definirci, quanto il modo in cui impariamo a porre di nuovo la domanda.
#502 - CORSOSERALE 8.3 - (1/2) - Meraviglie di ingranaggi e stelle: il Barocco del cannocchiale e dell'orologio
2026/01/06
Ogni civiltà elabora una risposta condivisa a una domanda essenziale: quale posto occupa l’essere umano nel mondo e quale significato assume il tempo della sua esistenza. Queste risposte non sono mai soltanto individuali, ma si formano all’interno di una cornice culturale comune, che orienta il modo di pensare, di sentire e di rappresentare la realtà. Il Seicento è uno dei momenti storici in cui tale cornice entra in crisi in modo particolarmente evidente.
La comparsa e la diffusione di nuovi strumenti di osservazione e di misurazione – il cannocchiale e l’orologio meccanico – incidono profondamente sul rapporto dell’uomo con il cosmo e con il tempo. La scienza genera tecnologia, e questa tecnologia rende possibile uno sguardo prima impensabile: il cielo non appare più come uno spazio perfetto e immutabile, e il tempo non è più soltanto esperienza vissuta o ciclo naturale, ma diventa quantità misurabile, scomponibile, astratta. A loro volta, le nuove osservazioni incrinano le teorie tradizionali, aprendo una fase di ridefinizione del sapere e delle immagini del mondo.
Il Barocco è l’età della meraviglia, dello stupore per ciò che si rivela nuovo e inatteso. Ma è anche l’età dell’inquietudine. Gli strumenti che ampliano lo sguardo e promettono una conoscenza più profonda rivelano, al tempo stesso, la fragilità delle certezze ereditate. La precisione dell’orologio e la potenza del cannocchiale non conducono a una pacificazione dello sguardo, bensì a una nuova consapevolezza del limite.
#501 - CORSOSERALE 8.2 - 2di2 - Labirinti letterari, politici, musicali e geografici
2025/12/28
Nella lunga storia dell’immaginario occidentale, pochi simboli hanno conosciuto metamorfosi tanto profonde quanto il labirinto. Dalla Creta minoica alla cella penitenziale delle cattedrali gotiche, esso era stato anzitutto figura dell’errore, dell’inganno, della colpa da espiare. Ma il Rinascimento — quell’età inquieta e febbrile che amò la riscoperta dell’antico quanto il gusto della meraviglia — mutò il significato del labirinto, aprendolo a nuove, sorprendenti declinazioni.
In questa lezione tenteremo di attraversare quel cambiamento: un viaggio che comincia nelle sale del Palazzo di Cnosso, passa attraverso i pavimenti scolpiti delle nostre chiese medievali, e sboccia infine nei giardini delle ville venete, nelle stanze enigmatiche dei palazzi signorili, nella letteratura cavalleresca e nelle inquietudini politiche dei grandi storici dell’epoca. Il labirinto diventa luogo di gioco e di seduzione, come nella Venezia dei Barbarigo; teatro di illusioni e desideri nell’Orlando Furioso; spazio di smarrimento morale nella Gerusalemme liberata; metafora potentissima della storia e del potere in Machiavelli e Guicciardini, che più di altri compresero come la politica sia un gomitolo di vie tortuose dove l’apparenza inganna e la verità non ha foro cui appellarsi.
Ma sarà anche un viaggio per immagini: mosaici romani, labirinti gotici, affreschi rinascimentali, mappe incerte del Nuovo Mondo — perché l’età delle scoperte fu, in fondo, un altro modo di misurarsi con un mondo inesplorato, con coste che sembravano disegnate da una mano esitante, con culture percepite come un enigma da decifrare.
E infine, come sempre accade quando il simbolo è vivo, il percorso ci porterà oltre l’antico e oltre il Rinascimento: nel labirinto musicale di Bach, dove le fughe intrecciano voci come corridoi invisibili, e nella sensibilità contemporanea che continua a vedere nel labirinto il volto della nostra stessa condizione — disorientata, multipla, interconnessa.
Non si tratta, dunque, soltanto di raccontare un simbolo, ma di abitare un’esperienza: il piacere di perdersi e l’esigenza di ritrovarsi, la vertigine dell’ignoto, la ricerca ostinata di un centro. Il Rinascimento ci insegna che il labirinto non è soltanto uno spazio fisico o un dispositivo narrativo, ma un modo di guardare al mondo: una forma mentale, un metodo conoscitivo, talvolta persino un destino...
#500 - CORSOSERALE (8.2) - 1di2 - L'arte di perdersi e ritrovarsi: nel labirinto del Rinascimento
2025/12/27
Nella lunga storia dell’immaginario occidentale, pochi simboli hanno conosciuto metamorfosi tanto profonde quanto il labirinto. Dalla Creta minoica alla cella penitenziale delle cattedrali gotiche, esso era stato anzitutto figura dell’errore, dell’inganno, della colpa da espiare. Ma il Rinascimento — quell’età inquieta e febbrile che amò la riscoperta dell’antico quanto il gusto della meraviglia — mutò il significato del labirinto, aprendolo a nuove, sorprendenti declinazioni.
In questa lezione tenteremo di attraversare quel cambiamento: un viaggio che comincia nelle sale del Palazzo di Cnosso, passa attraverso i pavimenti scolpiti delle nostre chiese medievali, e sboccia infine nei giardini delle ville venete, nelle stanze enigmatiche dei palazzi signorili, nella letteratura cavalleresca e nelle inquietudini politiche dei grandi storici dell’epoca. Il labirinto diventa luogo di gioco e di seduzione, come nella Venezia dei Barbarigo; teatro di illusioni e desideri nell’Orlando Furioso; spazio di smarrimento morale nella Gerusalemme liberata; metafora potentissima della storia e del potere in Machiavelli e Guicciardini, che più di altri compresero come la politica sia un gomitolo di vie tortuose dove l’apparenza inganna e la verità non ha foro cui appellarsi.
Ma sarà anche un viaggio per immagini: mosaici romani, labirinti gotici, affreschi rinascimentali, mappe incerte del Nuovo Mondo — perché l’età delle scoperte fu, in fondo, un altro modo di misurarsi con un mondo inesplorato, con coste che sembravano disegnate da una mano esitante, con culture percepite come un enigma da decifrare.
E infine, come sempre accade quando il simbolo è vivo, il percorso ci porterà oltre l’antico e oltre il Rinascimento: nel labirinto musicale di Bach, dove le fughe intrecciano voci come corridoi invisibili, e nella sensibilità contemporanea che continua a vedere nel labirinto il volto della nostra stessa condizione — disorientata, multipla, interconnessa.
Non si tratta, dunque, soltanto di raccontare un simbolo, ma di abitare un’esperienza: il piacere di perdersi e l’esigenza di ritrovarsi, la vertigine dell’ignoto, la ricerca ostinata di un centro. Il Rinascimento ci insegna che il labirinto non è soltanto uno spazio fisico o un dispositivo narrativo, ma un modo di guardare al mondo: una forma mentale, un metodo conoscitivo, talvolta persino un destino...
#499 -CORSOSERALE 9.1 (2di2) - La rosa: quintessenza del Medioevo
2025/11/03
...
#498 - CORSOSERALE 9.1 (1di2) - La rosa: quintessenza del Medioevo
2025/11/02
Ci sono simboli che attraversano i secoli come fili d’oro nella trama della cultura.
La rosa è uno di questi: fragile e potente, terrena e celeste, fiore e concetto insieme.
Nel Medioevo essa divenne molto più di un’immagine ornamentale: fu la chiave di un intero universo mentale, la forma in cui si rispecchiava l’armonia del creato e la promessa di un ordine superiore.
Per l’uomo medievale, il mondo non era un insieme di oggetti, ma un tessuto di segni. Ogni cosa – pietra, fiore, animale, stella – custodiva un significato da decifrare.
Capire significava interpretare, tradurre il visibile nell’invisibile.
E in questo linguaggio simbolico, la rosa occupava il centro: bianca come la verginità di Maria, rossa come il sangue del Cristo, perfetta come il cerchio delle vetrate gotiche che, nelle cattedrali, la trasformavano in luce teologica.
Nella rosa si incontravano i saperi: la teologia e la medicina, la poesia e l’alchimia, la botanica e la pittura.
Era una quintessenza, per usare la parola cara ai filosofi e agli alchimisti del tempo: la distillazione della purezza, la materia trasfigurata in spirito.
Ma in quella stessa immagine, la cultura medievale riconobbe anche il mistero della vita e della generazione.
Nel Roman de la Rose, nel linguaggio cortese e perfino nei testi sacri più audaci, la rosa diventa emblema dell’amore terreno, del desiderio che partecipa del divino perché rinnova la creazione.
Fiore della carne e del cielo, la rosa custodisce insieme la promessa della verginità e l’ebbrezza dell’unione: il punto in cui la sensualità si fa linguaggio spirituale e il corpo diventa simbolo del mondo.
Eppure, dietro la devozione e la bellezza, si avverte anche un senso di smarrimento e di nostalgia.
La rosa è simbolo di purezza e di caducità, di rivelazione e di perdita: nasce per fiorire e per morire.
Nel suo profumo, il Medioevo riconosceva la fragilità dell’esistenza; nella sua forma perfetta, la tensione verso ciò che non muore.
Studiare la rosa nel Medioevo non significa soltanto inseguire un simbolo, ma comprendere un modo di pensare e di credere, in cui la conoscenza era sempre un atto morale.
Perché la bellezza, allora, non era evasione, ma via di accesso al vero.
E forse, in un tempo come il nostro – che tutto decifra ma poco comprende – tornare a quella rosa, alla sua grazia rigorosa e al suo segreto linguaggio, può ancora insegnarci a riconoscere nel mondo un senso, e in noi stessi un limite.
#497 - CORSOSERALE 8.7 - Dai figli dei fiori alla TV a colori
2025/06/18
Nella puntata di oggi vi porto in un viaggio che attraversa uno dei decenni più intensi e contraddittori della nostra storia contemporanea: dagli slogan utopici del Sessantotto alle vetrine luminose dell’Italia anni Ottanta. È l’epoca in cui i giovani si illudono di poter cambiare il mondo, armati di musica rock, sogni rivoluzionari e fiori tra i capelli. Ma è anche il tempo in cui la protesta si radicalizza, la tensione sale, e il piombo inizia a farsi sentire nelle piazze.
E poi, tutto cambia di colpo: la rivoluzione cede il passo alla televisione. Con l’arrivo dei colori sullo schermo, muta il linguaggio, cambiano i valori, e il desiderio di trasformare il mondo lascia spazio alla voglia di consumarlo.
Questa è una storia di generazioni a confronto, di passioni e disillusioni, di sogni collettivi e derive individuali. Dalla beat generation alla pubblicità, da Woodstock a Drive In: benvenuti in una puntata che racconta come l’immaginazione è andata al potere… e poi si è accomodata sul divano.
#496 - CORSOSERALE 8.7 - Gli inquieti anni '60
2025/06/15
C’è stato un tempo in cui l’Italia si pensava invincibile.
Un tempo in cui la Costituzione sembrava il motore del riscatto, la scuola un ascensore sociale, e la politica uno strumento per cambiare davvero le cose.
In questa puntata attraversiamo i decenni che vanno dal dopoguerra fino alla vigilia degli anni di piombo. Dalla ricostruzione morale e materiale del Paese, al boom economico, alle grandi speranze democratiche. Ma poi, qualcosa si incrina.
Gli italiani iniziano a chiedere più giustizia, più uguaglianza, più Stato. La scuola, la sanità, le case, le regioni: tutto è da costruire.
E quando la politica sembra incepparsi, le risposte diventano violente. Le ideologie radicali avanzano, la tensione si alza, i partiti si irrigidiscono.
È il passaggio cruciale dall’entusiasmo alla disillusione, dall’unità al conflitto. E in quel clima, comincia la stagione più buia della Repubblica.
#495 - PROGETTO900 - Corruzione dilagante e svendita dei gioielli di famiglia: l'Italia dei primi anni '90
2025/06/05
In questa puntata attraversiamo una frattura epocale della storia italiana: la stagione di Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica.
Raccontiamo come, da un piccolo caso di concussione in una casa di riposo milanese, si arriva a scoperchiare un intero sistema di tangenti, connivenze politiche, appalti truccati, partiti finanziati illegalmente, imprenditori collusi e una nazione che scopre di essere governata da un intreccio patologico di politica e affari.
Dal lancio delle monetine contro Craxi davanti all’Hotel Raphael alle confessioni sotto torchio nel carcere di San Vittore, dai proclami del pool Mani Pulite al prelievo forzoso nei conti correnti degli italiani, l’Italia entra in una stagione di rabbia, smarrimento e trasformazione.
Una storia che parla di giustizia e vendetta, di dissoluzione e rifondazione. E sullo sfondo, lo sgretolarsi dei partiti storici e la nascita dei nuovi protagonisti della Seconda Repubblica.
#494 - PROGETTO900 - La svolta consumistica: economia, costume e società nell'Italia degli anni '80
2025/06/04
In questa puntata ci tuffiamo negli anni ’80 italiani, tra televisione a colori, telecomando, pubblicità martellante e nascita del consumismo di massa. È il decennio in cui la figura dell’operaio perde centralità, l’industria si automatizza e la società si riempie di nuovi oggetti, nuovi valori, nuovi sogni: dalla Vespa alla Fininvest, dal boom del fast food alla seduzione delle immagini.
Ma non è solo un cambiamento culturale: è anche il tempo del debito pubblico che esplode, dell’avanzata del socialismo rampante di Craxi, della crisi della prima Repubblica che porterà a Tangentopoli e alla Seconda.
Una cavalcata tra economia, politica e linguaggio della modernità, per capire come l’Italia è diventata ciò che oggi conosciamo. E perché, in fondo, dagli anni ’80… non siamo mai davvero usciti.
#493 - CORSOSERALE 8.8 - La Jugoslavia dall'ultimo compleanno di Tito alla pulizia etnica
2025/06/03
In questa puntata raccontiamo il crollo della Jugoslavia: una delle vicende più drammatiche e complesse della fine del Novecento.
Ripercorriamo gli anni successivi alla morte di Tito, tra crisi economiche, tensioni etniche e un mosaico di repubbliche che si frantuma nel sangue.
Dalla guerra lampo in Slovenia alla devastazione della Croazia, dalla tragedia della Bosnia fino all’intervento della NATO in Kosovo, seguiamo l’emergere di leader nazionalisti, i massacri, le epurazioni e le illusioni spezzate di fratellanza.
È una storia che parla di confini, identità e violenza, ma anche del difficile equilibrio tra giustizia internazionale e memoria. Un’ultima lezione per capire come si rompe un paese — e quanto sia difficile ricomporlo.
#492 - CORSOSERALE 8.8 - Jugoslavia, dalle origini alla morte di Tito
2025/06/02
In questa puntata raccontiamo la parabola storica della Jugoslavia, da progetto politico nato nel primo dopoguerra all’esperimento socialista di Tito, fino alla sua progressiva disgregazione.Partiamo dal mosaico etnico e religioso dei Balcani, dal Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, attraversiamo la guerra mondiale, la resistenza partigiana e la nascita della Jugoslavia titina, un paese a cavallo tra i due blocchi, corteggiato tanto dagli Stati Uniti quanto dall’URSS.Parleremo di fratellanza e unità, di dittatura e autogestione, di staffette giovanili e film epici, ma anche di tensioni latenti, repressioni e differenze mai del tutto risolte.Una storia affascinante e tragica, in bilico tra l’utopia e la frattura, che ci aiuta a capire come si costruisce — e come si frantuma — un’identità nazionale.
#491 - PROGETTO900 - Fine corsa: il declino dell’Italia ai tempi di Berlusconi
2025/06/01
In questa puntata finale sul secondo dopoguerra italiano, raccontiamo la lunga e complessa parabola di un paese alle prese con contratti precari, pensioni misere, grandi opere incompiute e scandali infiniti.La Seconda Repubblica si trascina tra sogni svaniti e debiti crescenti, mentre la figura di Silvio Berlusconi si impone al centro della scena: imprenditore, politico, comunicatore, eppure simbolo di un’Italia sempre più confusa, stanca, fragile.Emergenze urbane, guerre all’estero, crisi internazionali, intercettazioni, minorenni, olgettine e lo spettro dello spread: tutto si mescola, e tutto sembra sfuggire di mano.Una lezione che chiude un ciclo, ma lascia aperte molte domande. Perché il caos di allora somiglia fin troppo a quello di oggi.
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