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Lei ha bisogno di un Padre

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This podcast has
12 episodes
Language
Italian
Explicit
No
Date created
2021/05/02
Latest episode
2021/04/26
Average duration
9 min.
Release period
1 days

Description

Siamo sul suo letto, ci baciamo. In sottofondo una canzone che le ho scritto. Lei è sopra e mi guarda. Che dolore nel ricordo di quello sguardo, l’avevo quasi rimosso completamente. Mi stava abbandonando come io avevo fatto con lei, non c’era più nulla che io potessi fare per riprendere la sua fiducia. Colleziono mancanze, tra queste, la sua è quella più preziosa che ho nei miei ricordi. Un ultimo abbraccio consapevole e presi l’autobus verso casa. Col passare del tempo l’ho vista passare dalle braccia di un poco di buono all’altro, impotente davanti al sua farsi sempre più bella, forte e probabilmente autodistruttiva. Da lei ho imparato che certi cuori non si tradiscono mai, perché anche volendo non sanno perdonare fino in fondo. Come il mio, del resto. In qualche modo stavo scegliendo me stesso, ma non immaginavo che me stesso sarebbe stato per sempre. Scritto, prodotto e interpretato da Filippo Ruggieri

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S. (Luglio 2020 - Marzo 2021)
2021/04/26
Lei era fatta di cocaina e alcool, anche se io non approvavo e difatti avevo giusto bevuto un po ma ero completamente lucido. Lei è al bordo del divanetto, un po a disagio, ma se era lì un motivo c'era. Io ero sbracato completamente a mio agio, ho uno schema preciso su come agire in quella situazione, per questo il contesto non mi desta preoccupazione. Finalmente il mio amico se n'era andato, anche lui aveva abusato di alcool e sostanze e la cosa non era un problema fino a quando non stava diventando molesto, creando una sorta di competizione con me, ingiusta, in quanto l'obbiettivo della serata era proprio darmi la possibilità di stare un po da solo con lei. Era un secondo appuntamento e per la prima volta siamo soli in un contesto intimo. Già nell'estate precedente avevo messo delle basi su di lei, ma non era pronta. Come ho già detto, la ragazza ha problemi di droga, ma se nel momento del racconto l'uso è sporadico, nel corso dell'estate era una costante, per questo decisi di farmi da parte, in attesa di giorni migliori e lei mi confermò che nel periodo estivo aveva passato un brutto momento. Luca mi disse di lasciar perdere e che raccogliere i cocchi non era una buona idea ma da tempo mi intrigava quella ragazza i suoi giorni sembravano arrivati. Il seme è maturo e lei è consapevole del fatto che io posso garantirle le tre certezze che una donna vuole: 1- Chimica 2- Risposte e confronto sulle sue passioni 3- Una certezza economica (fattore acquisito per la prima volta nella mia vita, in quei mesi) Non la definirei una persona opportunista, ma io ho ben lavorato affinché non le mancasse nulla, perché onestamente provo un grande piacere nel dare a una donna e quello che volevo darle in quel momento era una ventata di passione che probabilmente in vita sua non aveva ancora vissuto, causa anche la sua giovane età (22 anni, per la cronaca). In sottofondo abbiamo i Cure, gli Smiths, qualche classicone come Hotel California. Quello che amo di lei è proprio la possibilità di vivere in un immaginario culturale indie e di qualità, così che anche i discorsi sono comunque fuori dalla noia del qualunquismo. Mi piace molto questo fatto che le sue stranezze sembrano le mie, si sente a casa una parte di me che non riesco a mostrare al mondo. Sto bene, sono felice, guardo il soffitto e sospiro per godermi il momento mentre lei, preda delle sostanze, parla a velocità che solo Paolo Bonolis è in grado di eguagliare. Va bene così, è molto carina, sembra una puffetta. I capelli sciolti la fanno bambina, ma d'un tratto li lega ed è subito donna. Come in Gohan contro Cell, sento la voce del mio amico Sisar risuonare nella mia mente, è quello il momento: “Avanti Les Jì (come mi chiamano alcuni amici), adesso!” - Ti posso dare un abbraccio? - le chiedo con disinvoltura. Una domanda di rito per me in quella fase, ogni donna ha una sua reazione, ma davanti a quello che Masini chiama "il tenero abbraccio del padre sognante" generalmente si sciolgono. Io personalmente in questi casi la stringo forte a me e faccio un sospiro cercando acquisire la sua energia, mostrandole attraverso una stretta convinta e bisognosa il mio grosso vuoto interiore. Con lei l'abbraccio è rapido, non riesco a farmi sentire o a sentirla e mi comunica che ha grossi problemi a gestire l'aspetto fisico, però avevo fatto breccia su di lei, il marchio di Orochimaru era stato immesso. Nel 90 % dei casi, dopo l'abbraccio ci sono dei minuti di avvicinamento e poi almeno scatta il bacio. Con lei siamo distanti da quella prospettiva, per questo mi gioco la carta d'emergenza. - Soffri il solletico? Lei no, ma io si, per questo inizia lei a farmelo e io rido a crepapelle, adesso siamo fisicamente uniti. Tuttavia, vedo che non è ancora convinta. Non si fida ancora di me e forse non si fida di se stessa, mi dirà in futuro: - Una parte di me vuole restare, un’altra andare via. Mi chiede...
Diario Narcisistico #2
2021/04/26
Pur essendo in grado di vestire i panni della società, come un lama che parte dal cuore e scava da dentro, sospiro dopo sospiro, arriva quel momento. Quello che cala la maschera, strappa il velo di Maya e già da quel soffio di lucidità iniziale, da quel aver seguito fino in fondo il proprio istinto, ci si rende conto che si è recitati goffamente una parte senza motivo. Il tempo di guardarsi in faccia, anche i migliori attori non si possono nascondere al riflesso dei proprio occhi. Si può implodere a lungo, ma non per tutta la vita. Non è ciò che ho vissuto che mi da pensiero, ma quanto non l’abbia fatto. Essere quello che non senti di essere è come cercare di capire l’amore con la razionalità, ma al brivido non c’è ragionamento che tenga. La cosiddetta memoria emotiva, quella che regola la paura, che ci porta a non amare fino in fondo consapevoli che prima o poi ritornerà il dolore, che è l'unica certezza. Odio la retorica da film, quella che porta a fare mille metafore per far capire, ma chi vuol capire sa farlo con poco, allora perché continuare? Vanità, bisogno di essere ascoltati, bisogno di esibirci nella vita di tutti i giorni. Vedo la civiltà più evoluta di tutti i tempi e ho come una sensazione di sprecato che mi terrorizza. Mi vedo giorno dopo giorno svegliarmi tardi, libero senza una vera libertà. Guardo fuori dal balcone senza esibizionismo, sperando che piova, così da non sentirmi in colpa nel restare a casa. Così da non dover ricevere ricatti emotivi sotto forma di messaggi da persone che non hanno necessariamente bisogno di me, ma sembra sempre che io abbia bisogno di loro. Vi piace la verità? Complimenti. Quando hai nobiltà d’animo certe persone si vergognano a vivere con te, sanno che a lungo andare ti deluderanno. Conoscono solo la facciata, non lo sanno che dentro la mia casa sto crollando a pezzi e che ho così timore che si veda a primo acchito, pur non aspettando altro che l’occasione giusta per rivelarmi. Ti vedo, bellissima ragazza profumata, a caccia della mia inutile stima. Ti vedo che mi mostri il tuo personaggio e pur non essendo nulla di così rilevante sono pronto a pendere letteralmente dalle tue labbra per stare al tuo patetico gioco. Ti vedo raccontarmi cose banali che non mi interessano e quali sforzi che faccio nel dirti la mia sincera opinione senza offenderti. Ho girato attorno alla moralità per mettermi alla prova, ho distrutto il mio corpo, l'interiorità di persone fragili. Mi sono confrontato con uomini e donne che decidono senza parlare, dei veri mostri che hanno agito per difesa. Ho riso di gusto della disgrazia delle persone come fossi il giudice del loro inferno, sguazzando come una pantegana nel mio. Non ti è concesso di guardarmi come fossi un santo, come se il male che ho fatto in questi anni fosse stato espiato. Adesso hai paura? Hai paura perché hai visto solo chi ha fatto finta. Non conosci la cattiveria che si prova quando sei una persona violenta che sta picchiando qualcuno che si meritava quelle botte, e non conosci il dolore del rimorso che si prova sperando di non averlo ucciso. Hai vissuto le viscere dell’animo umano solo attraverso le stronzate che ti raccontano per scoparti. Hai scelto per senso di colpa, volutamente schiava di una visione distorta e malata dei sentimenti. Vittima delle tue mancanze e dei tuoi vuoti interiori immensi, incapace di elaborarli. Hai optato per una comoda bugia, illudendoti del fatto che un carnefice possa cambiare, credendola una prospettiva più rosea piuttosto che affrontare la verità. La verità che vivi in una fuga, la verità che sei esperta solo nel mettere alla prova, la verità che fai di tutto per far sì che chiunque possa offrirti una spiraglio di soluzione deve dimostrare di essere pronto a cadere con te, rinunciando a sé stesso, diventando un pupazzo. La verità che bisogna danzare attorno al limbo per amarsi. Oh mio Dio…. Quanto bisogno ho io… Di...
C.F. (Novembre 2019)
2021/04/26
Che fastidio pazzesco avere in casa due lesbiche che ti scopano in faccia. Per uno come me è la forma massima dell'impotenza, l'espressione più fastidiosa del non sentirsi desiderati. Siamo chiari: non ce l'ho con le lesbiche, io adoro le lesbiche, vorrei essere una donna lesbica sotto certi punti di vista ma non voglio averne attorno, per ovvi motivi. Tutto è iniziato qualche settimana prima. Presi una singola a Roma, in un appartamento nuovo e molto appariscente, volevo provare a giocarmi la carta “qualità” per poter attirare a me fortune e buoni affari, cosa che non accadde. Mi ero illuso che per fare contatti dovevo investire sulla mia figura, ovviamente mi ero dato un tempo limitato, non avendo una lira, però a fatti concreti fu l’ultimo tentativo vano, prima di mettermi al lavoro su qualcosa che avesse come obbiettivo base il mio benestare economico, mettendo da parte ogni mio ideale, sulla quale stavo già sputando inconsciamente da un pezzo. Per chiudere con stile la mia carriera da idealista organizzai un’intervista-evento a un ex sicario della Mala del Brenta dopo 36 anni di carcere, un’esperienza che mi sfinì intellettualmente, ma questa è un’altra storia. In ogni caso fu l’inizio di una fase strettamente mirata alla mia indipendenza economica. Presi questa casa e inizialmente c’eravamo solo io e una ragazza. Lei non la vidi subito, ma mi resi conto dal suo bagno che era abbastanza disordinata, probabilmente alla prima esperienza fuori casa e questo non era di certo un problema, se gli invasivi sono gli altri, tu sei quello che si lamenta, di conseguenza per una volta non avrei dovuto subire le lamentele di persone che non sanno che vanno trovando nella vita, bensì mi sarei potuto godere il privilegio di quel ruolo. Era tipo la seconda sera, quando la sento rientrare, ero in bagno e avevo appena detto a me stesso che non avrei dovuto pensare alle donne per concentrarmi sui miei interessi e i miei obbiettivi. Esco dal bagno e me la trovo davanti. Sicuramente non una bella ragazza, non grassa ma in carne ma con il volto ingenuo di chi è facilmente manipolabile. Tre giorni e sarebbero arrivati gli altri coinquilini…Un rapporto sessuale era quello che ci voleva per la mia autostima, riuscire a conquistarla avrebbe placato i miei bollenti spiriti e mi sarei potuto concentrare su quello che davvero mi interessava. La saluto cordialmente scambiando due chiacchiere di circostanza e poi mi rifugio in camera, era un po' alticcia ma non ero pronto per darle confidenza, attendo il giorno successivo. Verso le 18.00 la sento muoversi in cucina: è il momento. Mi dice subito che studia per il cinema e io le dico qualsiasi cazzata da artista che potevo dire in quel momento, prendendo la sua attenzione e facendola sentire capita. Cucino una carbonara per due che lei apprezzò molto in quanto non sapeva ancora cucinare e non le andava neanche di farlo, poi le offro un paio di cannette condite con del sano alcool. Lei è un fiume in piena di parole, inonda ogni discorso col suo bisogno di essere ascoltata e io l’ascolto fingendo interesse. Erano le 23.00 circa e lei mi aveva già raccontato ogni cazzata sulla sua vita e sulla sua famiglia, così tira fuori una chitarra e inizia a cantare. Faccio un po' di show, un po' di freestyle utilizzando qualche mia strofa che spaccio per improvvisazione e lei si fa scappare il fatto che ultimamente aveva avuto delle esperienze sessuali con una donna. Si professa bisessuale. Non captai il pericolo, anzi, la cosa mi eccitò. Erano le 3.00 e lei non accusava nulla delle sostanze che aveva ingerito, continuava a suonare e a cantare come fossero le 21.00 ed io stanco decisi di approcciarla. Con il piede inizio ad accarezzarle la gamba lentamente fino a salire alle zone intime e come se nulla fosse le sto facendo “piedino” sulla sua vagina, ottenendo in cambio la più totale indifferenza. Nessun sospiro, nessun colpetto, nessun...
G.R. (Maggio 2017 – Luglio 2017)
2021/04/26
Non c’è cosa più bella che vivere un anno in una scuola o in un’accademia di teatro. La magia che si crea in quel contesto è inimitabile nel mondo fuori. Sicuramente il mio anno in accademia a Roma è stato tra i più i intensi, belli, emozionanti e anche tristi della mia vita, in quanto vivere le emozioni dalla radice genera quel gelo di cui parlava Eduardo De Filippo, per citarne uno. Non racconterò però di quell’anno di accademia da cui fui cacciato talaltro, ma per farvi capire quanto fosse entusiasmante per me, voglio assicurare che spesso facevamo esercizi di intesa intima tra coppie e io personalmente ho baciato tantissime ragazze a scopo di esercitazione emotiva attoriale e questo mi esaltava da paura. La più intensa fu quando mi rifiutai di fare determinati esercizi con uomini, ovviamente, non perché mi infastidisse sperimentarmi a livello omosessuale, cosa che non ho mai fatto, ma perché mi fanno proprio schifo gli uomini. Poi certe cose anche se sono sperimentazioni su un palco creano comunque intimità e non voglio quell’intimità con un mio compagno di corso. Questa tipologia di esercitazione non è un semplice bacio scenico per intenderci, ma qualcosa di molto più sessuale. La buona notizia è che quel giorno poi mi misero in coppia sempre con una ragazza, per renderle difficile l’esercitazione ci misero davanti al suo fidanzato e io dovevo praticamente scoparla senza scoparla davanti a lui. Grande esercitazione, temo che lui mi abbia odiato e devo ammettere che la ragazza in questione mi ha mandato sguardi per tutto l’anno ma nulla di fatto, non sono riuscito ad andare oltre e non me la sono neanche sentita di forzare la mano. Era da sfigati tramutare l’esercitazione in vita vera. In ogni caso, l’esperienza di cui voglio parlare adesso riguarda il mio primo anno di Teatro, in una scuola pomeridiana nelle mie zone, dove ho messo basi solide che mi accompagnano ancora oggi e dove ho vissuto la vera magia di quel mondo, grazie anche al regista Silvio Araclio, un uomo immenso che mi ha fatto innamorare della recitazione. Un uomo che invitava all’amore e all’amare. Tutto l’anno mi concentrai nella seduzione di una ragazza che non era neanche così carina, però mi sembrava proprio lo stereotipo della brava ragazza, ero ancora stupidamente a caccia della donna giusta. Purtroppo aveva un problema alla pelle e emanava un odore che non mi piaceva proprio e allora fui costretto a rinunciare. Decisi all’ultimo di cambiare preda: una ragazzina carinissima, tanto bella quanto scrausa sul palco e allo stesso tempo sempre imbottita di profumo ma un tantino minorenne. Ormai era maggio, le margherite sbocciano e pavoni tirano fuori la coda. Dopo averle dato una buona dose di attenzioni le do appuntamento nella sua città dove passiamo un pomeriggio piacevole a conoscerci. Pomeriggio che si conclude con un romantico bacio di cui conservo ancora una foto e con l’incontro fortuito con suo padre. Una branda di un metro e novanta che faceva il buttafuori e di cui lei era perdutamente innamorata. Mi squadra un po' ma capisce che comunque sono un bravo ragazzo, anche se mi guarda con lo sguardo di chi sta capendo che la sua bambina sta per diventare adulta. La madre di lei invece mi amava, si fidava di me, nonostante la frequentassi da giusto qualche settimana voleva conoscermi e io tirai la corda dicendo che non era il caso. Non perché non volessi, ma perché le mamme sono pericolose. Fuggendola però la sfidai letteralmente e questa si è rivelata una pessima mossa. In ogni caso, era il mio compleanno e lei il giorno dopo è venuta da me con una maglia in regalo, ma il vero regalo volevo farglielo io. La portai nel cosiddetto “scopatoio”, una sorta di piazzale all’aperto fronte mare dove appunto ci si perde in attività promiscue o nell’abuso di sostanze e lì io mi rendo conto che lei ha avuto pochissime esperienze. Lentamente la bacio e inizio a toccarla, captando un’eccitazione
Diario Narcisistico
2021/04/26
Arriva sempre prima o poi il giorno in cui un bambino si stanca di essere adulto. Uno studio antropologico potrebbe teorizzare il perché ma sarebbe comunque una mezza verità. Non esiste una spiegazione reale che conduce al come mai dalle radici di un seme cresca il fiore in un determinato tempo, ma è solo questione di attimi e c'è chi verrà a nutrirsi della sua essenza. Il limite che un cuore può sopportare prima di fermarsi è meno interessante del racconto delle azioni che lo hanno spinto a battere fino a quel momento. Nell'epoca dove si è perduta la libertà di vivere la solitudine germoglia rabbia: genesi di vita che diventa malsana quando si va disperdendo la scia dell'impatto che l'ha generata; da qui lo stupore quando dal pozzo del rancore emerge un bizzarro ometto sorridente che fa sorridere e ricorda, a chi è in grado di osservarlo, che non è mai davvero troppo tardi. Credo che la fine della vita e la fine del matrimonio dei miei genitori siano fatti strettamente collegati in un senso logico, se il filo che li lega è quello dei miei problemi sentimentali e affettivi. Non riesco ad accettare che una cosa finisca ma non ho alcun dubbio sul fatto che nulla possa durare per sempre, e l'idea di dover lasciare la stanza mi fa intendere ogni luogo in cui mi appoggio come un albergo e non come casa, compromettendo duramente il mio senso di proprietà e le mie possibilità. Del resto la vita è una questione di stimoli, vince chi sa fare a meno, ma vince che cosa? Io so fare a meno, questo l'ho imparato tristemente col tempo, chi dura in un rapporto è chi finge di saper fare a meno e si lega a chi invece a meno non può fare. Utopica la visione di un rapporto sano e reale in questa vita, tutti quelli che ho stretto si sono infranti, l'unico amore reale è l'amicizia. L'amore dovrebbe essere una grande amicizia, sincera e onesta ma questo non è possibile perché un amore per essere tale non deve conoscere limite o confine. L'amore esiste, ma è come la felicità, una rapida sensazione, un'illusione reale. Tuttavia... Come posso, come potrei.... Ah. Mi vergogno di quello che sto per scrivere. Vorrei girarci attorno ma come si fa a non offuscarsi dentro davanti alle ingiustizie del mondo? Non sto parlando di guerre che non mi toccano, tanto meno di malati che non mi competono. Queste sono tragedie che non mi offuscano, mi annientano a tal punto da riuscire a guardare oltre. Quello che tocca, quello che mi compete è vedere tutti i giorni la legge dei rapporti sbattuta in faccia al mio cuore. Ragazze e donne bellissime, intelligenti e così vivaci, consumare la propria esistenza a caccia di attenzioni di bambocci immaturi, devastatori di se stessi e del prossimo. Da quando ho preso consapevolezza delle verità dei comportamenti umani mi sento fuori dalle dinamiche della società, non riesco a inserirmi in un legame sano quando il contesto è malato. Rivedo parti di me stesso quando ero in declino essere normalità in altri, vedo il vittimismo prendere il sopravvento attraverso persone che danno importanza a cose inutili. Il mio Io si affanna, vorrei diventare violento, dire a chi di dovere. Non sanno cosa meriterebbero di perdere. Il mio modus operandi è sempre lo stesso, mi comporto come un re e attorno a me voglio regine ma nessuna ha mai tollerato il peso di una corona a lungo, sono rimaste solo quelle a cui ho sventolato lo scettro da giullare, costringendomi ad andare via per riprendere la stima di me stesso. Ci sono periodi in cui ho forti crampi all'intestino e dormire è impossibile, nessuna posizione è comoda e allora sono costretto a digiunare per ripulirmi un po dallo stress che causa il gonfiore. Senza nulla in corpo iniziano a uscire fuori le verità. Erano le 7 del mattino ormai e non riuscivo a spegnermi, senza forza per alzarmi ma troppo agitato per dormire prendo altra melatonina, ma non arriva il sonno senza tranquillità. D'un tratto, in un flash vedo tutte le ragazze che mi hanno lasciato nel
P. (Aprile 2016)
2021/04/26
In quel tempo io e tutti i miei amici eravamo vittime di un sistema che girava attorno al mercato della cocaina. La situazione si stava facendo pesante e uscirne non era diventata una questione solo individuale, per questo decisi di andare in Spagna per qualche tempo, per disintossicarmi e per non ritrovarmi coinvolto. Ero in casa con altri due fratelli che lavoravano lì, a Sevilla, e mi chiamavano “L’eremita del Trullo” in quanto stavo nella mia stanzetta tutto il giorno a combattere la mia guerra. Onestamente sono partito con l’idea di restare, c’era anche la possibilità di fare un lavoretto ma lo stipendio era basso e avevo un mese di tempo per imparare la lingua. Della Spagna porterò sempre dentro la mentalità e la pace di quei luoghi, oltre a una bellezza architettonica che mi lasciò a bocca aperta. Tuttavia esprimermi era l’esigenza più importante per me, soprattutto in quell’età: pur imparando lo spagnolo, i miei concetti sarebbero stati complessi da convertire e quando ho provato ad abbordare qualche ragazza, non riuscivo a farmi capire come volevo. Perdere la lingua voleva dire perdere la mia identità, una cosa a cui non avrei mai rinunciato e ancora oggi non sono minimamente interessato ad una prospettiva di vita all’estero per questa ragione. Dato che lì era quasi legale, decisi di elemosinare un po' di affetto attraverso il contorto mondo della prostituzione. Per molti non si può considerare una storia il rapporto sessuale con una mestierante, ma si sbagliano: nel mentre vivi a fatti concreti un’esperienza in prima persona con un’altra persona e anche se c’è un accordo verbale che si basa su una retribuzione, questo non toglie il confronto con un altro essere umano. Presi due autobus in compagnia di uno dei miei due amici e andammo in questa villetta che altro non era che una casa chiusa. Si chiamava “El Blanco y Negro” e ciò che mi sorprese a primo impatto fu che il pappone era una donna. Una signorotta un po' gobba che sprizzava energia da tutti i pori e al nostro ingresso ci fece accomodare in una stanzetta accogliente, per poi tornare gridando: Las Chicas! Entrarono una alla volta queste donne, alcune bellissime, altre veramente inquietanti, ma il listino prezzi rientrava nel mio budget e subito ho capito dove avrei indirizzato la scelta. Paula, di soli 26 anni, sembrava uscita da un film. Mi porta in una camera igienizzata e tenuta con una professionalità sconvolgente. Mi spoglia, mi mette a mio agio e fa volare il tempo. Provo a toccarla ma lei indica le mie parti intime e mi intimidì: - Solo con Esto! Te mato! - No està problema. - rispondo. Terminato il tutto, ero ovviamente proiettato al ritorno, ma lei, desiderosa di spellarmi altro denaro che non avevo, inizia a parlarmi. Io non la calcolo proprio e questa dinamica la porta ad aprirsi. Mi raccontò delle cose di lei, io ovviamente non capivo molto ma percepivo che la compra vendita era finita e che quello che stavamo vivendo iniziava ad avere le sembianze di un rapporto umano. Mi chiede cosa stessi facendo lì dall’Italia e io con sincerità le dissi che stavo smettendo di drogarmi. Mi dice che se voglio può aiutarmi a trovare un po' di droga di ogni tipo, ma fuori di lì. Io cerco di spiegarle che non ero affatto interessato. Usciamo dalla stanza, la pappona mi domanda come sono stato e io la ringrazio dicendo che la professionalità di quel luogo è sorprendente. Accade qualcosa che mi è rimasto, qualcosa che mi ha portato a raccontare questo racconto, Paula mi abbraccia con affetto e dichiara: - Mi amor. La cosa mi tocca in qualche modo, non sono stupido, so che è il suo lavoro ma non posso negare che sia stato un bel momento e che mi porto dietro un bel ricordo di lei, ancora oggi. Uscito da quel villino, ho raggiunto il mio amico che si è divertito a sentire i miei racconti, ma la verità è che mi sentivo ancora più vuoto di prima e con qualche soldo in...
L. (Maggio - Luglio 2019)
2021/04/26
Il nome sapeva già di sentito dire e non era una buona cosa. La sessione di tre like agli ultimi tre post non è un comportamento degno della donna che vorrei come abbordaggio, però comunque la lusinga resta. Vivevo in un residence, ero con tutti i miei amici quando chiedo di informarsi su questa ragazza. Nel giro di pochi secondi la verità esce fuori: di lei c’era un video che avevamo visto, il video di un nostro amico che la sculacciava durante un rapporto e finalmente ho capito di chi si trattasse, ma non mi fermai, iniziai a parlarle. Dopo una ventina di giorni in cui ci sentiamo, mi rendo conto che non stavo parlando con la ragazza che mi era stata dipinta, cioè, stiamo parlando di una persona che frequentava gli uomini solo per un’ora ma che non aveva avuto una relazione e in fondo non posso negare si sia dimostrata già dai primi messaggi una bravissima persona. Decisi di incontrarla. Studiava, o meglio fingeva di studiare ad Ancona e così presi il treno e la raggiunsi. Non avevo alcuna aspettativa, probabilmente ci saremmo fatti una scopata e arrivederci, ma quando scendo alla stazione la riconosco tra le folla e vedo il mare nei suoi occhi. Non sto scherzando, in quell’azzurro vedo il mare. Aveva un’innocenza che mi ha portato a mettere subito in discussione le cose che sapevo di lei. Tremava, era così timida, silenziosa. Cerco di metterla a suo agio, racconto qualche pagliacciata delle mie ed entriamo subito in confidenza. Del resto sono l’uomo degli inizi, l’abbordaggio è il mio forte. Sono quello che brucia tutto subito, quello che vive una vita intera in un attimo e che si sente sempre dire la frase “sembra che ci conosciamo da sempre” e quel sempre passa così in fretta, così inesorabile. Entriamo a casa e ci facciamo una briscola con le sue coinquiline, io ai tempi fumavo in continuazione così faccio subito una canna che la stende. Non faceva freddo ma iniziamo a tremolare entrambi, così mi avvicino a lei e le offro una calorosa stretta per poi sussurrarle all’orecchio: - Andiamo dilla. Nel momento in cui chiude la porta della camera, l’unica cosa che renderebbe il concetto sarebbe proprio dire: la scopo con foga. Avete presente il commissario Scialoja di Romanzo Criminale quando riceve l’ennesima batosta dalla coppia Patrizia\Dandi e va con una prostituta? C’è una scena iconica che mostra perfettamente quello che accadde in quella stanza. La sua finestra ridà direttamente sulla strada e le pareti sono sottili…. Facciamo un casino assurdo, senza pudore cazzo. Del resto cosa me ne importava? Se stava a bene a lei. Mi dispiaceva solo per una delle due coinquiline, ragazza palesemente più bisognosa di affetto, più intelligente e interessante della ragazza che stavo martoriando senza sentimento. Viviamo tre giorni tipo coppiettina. Mi cucinava una pasta con gorgonzola e speck favolosa. Guardiamo la TV, fumiamo, beviamo e brindiamo alla vita. Se io mi stranisco lei cerca di capirmi, se lei è sulle sue, io le do affetto. Lo facciamo nove volte in neanche 48 ore, e considerando che ingoiava ogni volta, la cosa inizia a pesarle e mi dice: - Ma davvero vuoi farlo ancora? E io…. - Ma tu non sei quella che è stata con tanti uomini? - Sì ma cosa credi… Io finita la mezz’ora esco dalla stanza. Non ho mai parlato davvero con nessuno di loro. Considerando che non faceva nulla a livello sessuale, ero solo io che cercavo di guidarla, la storia iniziava ad essere plausibile. Allora le chiedo: - Ti sembro bravo a letto? E lei mi dice che fondamentalmente è la prima volta che ha così tanti rapporti con la stessa persona e sono l’unico da cui ha potuto attingere a una certa creatività a livello sessuale e che mi reputa molto esperto. Sicuramente più di lei, che oltre che prenderlo in silenzio, non ha mai fatto. Che tristezza nella sua apatia. Nel vederla guardare la televisione mentre cerca di trovare un senso alla sua vita. Girava già la...
G. (Ottobre 2009 - Giugno 2012)
2021/04/26
Per lei ero una cosa sbagliata che sentiva di voler fare. Certe cose puoi comprenderle solo a distanza di anni. Dicono che sia impossibile entrare nella testa di una donna, io credo che invece bisogna solo essere disposti a scendere un po' più a fondo. Esiste un mondo lontano dalla razionalità che non può essere controllato. Puoi prevederlo se impari a conoscerlo ma è una roulette russa, in tutti i suoi aspetti. Come si scopa una donna? D'un tratto mi rendo conto che con lei avevo sbagliato tutto... Ora capisco come si sentiva quando le davo appuntamento con il chiaro intento di assaporare il suo corpo. Anche se non era solo quello e lei lo sapeva. - Perché piangi? - Le chiedevo dopo che ero venuto. Le prime volte appena intravedevo le lacrime mi fermavo, poi ho capito che era un suo modo di godere e allora per lo meno soddisfavo parte dei miei bisogni prima di provare a comunicare con lei. Sapeva che la amavo, però stava capendo che le mie insicurezze affettive la portavano a sposare dei compromessi che non tutti i giorni poteva sopportare. A quelli come me, non importa un cazzo di niente se non della costanza. Non ci sentiamo sicuri,mai. Quando amiamo diamo tutto e tutto deve essere ricevuto. Poverina, costretta ogni giorno a scegliermi per sempre. Non c'era un vero motivo per cui non riusciva più a scopare con me, le dava fastidio il fatto che programmassi tutto come un tossico che non riesce a dormire se non ha la certezza di potersi fare il giorno dopo. La gente parla di coerenza, dimenticandosi che veniamo al mondo con l'istinto della verità e che i più grandi nemici della storia sono i compagni fedeli di una vita. Siamo noi stessi il problema e la soluzione. Ero troppo incentrato su di me, il mio cercare sempre di darle il massimo non aveva valore per lei perché non era gratuito. Era un ricatto. Una delle tante volte in cui uscì il suo lato da zoccola, preso dalla foga, la misi a pecora e fingendo di cercarle la figa con le dita, calcolai il territorio e mi infilai rapidamente nel suo retto anale. Non mi aveva neanche mai fatto un pompino prima di allora. Lei non disse niente, andò bene così. Quando tornò dal bagno dopo essersi fatta un bidè era amorevole e soddisfatta. La cosa si è ripetuta per un mese e mezzo circa, ormai la figa neanche la valutavo più come ipotesi... Mi ricordo l'ultima scopata puramente anale che feci con lei: ci sedemmo vicini e ci abbracciammo nudi, in silenzio. C’era qualcosa di squallido, il clima era veramente torrido, come se ci fossimo fatti una pera di eroina insieme ed era appena finito l’effetto. Non so come sia farsi una pera di eroina, però mi sono sentito come in Requiem for a Dream in quel momento, in ogni caso non lo facemmo e non ne parlammo più. Stavamo vivendo uno dei tanti tentativi di accendere la luce in una grotta desolata e per anni continuammo ad amarci manovrati dal rancore. Abbiamo avuto dei genitori difficili. A essere sincero, nel ricordare quel momento, nel descriverlo... Deve essere stato proprio romantico, almeno lo sembra da fuori... Basta vederlo dalla prospettiva di chi non la sta vivendo in quel momento. Basta farsi una risata, perché ci stavamo volendo bene veramente e non è una cosa che accede spesso nella vita. Col tempo iniziò a tradirmi, giustamente mi viene da dire, ma non è mai giusto un tradimento. Per avere conferme le hackerai il PC e trovai delle mezze verità a cui non sapevo credere. Minacciai chiunque stesse parlando con lei, incontrai decine di ragazzi quell'estate per risolvere i conti. Odiavo il bar che oggi frequento assiduamente tralaltro, perché il patto era che quando c'era lei non mi era consentito l'accesso. Col tempo queste tresche presunte iniziarono a distruggermi dentro e cambiarono la mia prospettiva su di lei. In quasi tre anni contiamo la bellezza di 14 test di gravidanza effettuati, inutile dire che a livello inconscio stavamo cercando di...
I giorni successivi
2021/04/26
L'idea che possa non volermi più mi uccide, ogni volta che mi innamoro si apre una fragilità che riesco a tenere sopita per mesi. Riesco a piangere, a commuovermi, a entrare in viaggi mentali e pensieri che stimolano corde malinconiche. Mi sveglio prima con l'adrenalina addosso ma non è una bella sensazione, poiché generata dal dolore, dal fastidio. Fatico a respirare, non riesco a godermi niente, vorrei solo che finisse. Una parte di me viene rubata letteralmente, da un momento all'altro. Devo curarmi, ricrearla. Perché faticare così tanto per poi sentire questo senso di abbandono che mi attanaglia in ogni momento? Per ogni sorriso un sussulto spiazzante, per ogni momento di gioia uno stato di sfiancamento che può durare ore. La verità è che mi sono sentito sbagliato così a lungo nella mia vita da non riuscire a sentirmi più meritevole di affetto, amabile. Col tempo, con i successi personali e i cambiamenti ci si dimentica della merda che siamo e che ci hanno buttato addosso, ma quella torna in superficie violentemente. So di valere, so di meritare, ma emotivamente sono sicuro di saperlo? Quale storia mi racconto per sopravvivere a questa condizione? Le scriverò domani, domani con una banale scusa le chiederò di fare due passi... Dov'è finita quella sicurezza da scacchista che sento nel momento della seduzione? Perché mi sento così piccolo adesso? Le scriverò, le scriverò domani perché lei abbandona per non essere abbandonata. Le dirò che mi è mancata e che mi mancherà ogni giorno di più. E se non dovesse rispondere? Allora forse domani è meglio aspettare... Non posso permettermi altri colpi al mio ego. Le scriverò, le scriverò domani, con una banale scusa cercherò di strappare una risposta che la riguarda. Cercherò di capire se è ancora interessata a incontrarmi. Se anche lei sente qualcosa. Spero non quello che sto sentendo io, perché altrimenti avrebbe più motivi per odiarmi che per desiderarmi. Io semplicemente ci sono abituato. Io sono nato sbagliato, non merito amore e sapere che non è così, non cambia la sorte delle mie emozioni. Le scriverò, le scriverò domani… Domani… Domani…. Domani… Domani? Silenzio. Solo un altro nome nella lista e qualche femminista dirà che sono uno stronzo. Certo… Come no. A me bastava un nome soltanto, gli altri cento li hanno scritti loro. Ogni volta che ti penso, ti idealizzo. Ho qualche saluto tra i miei ricordi che mi permette di dire a me stesso che ti conosco, ma non ti conosco affatto. Mi piaci senza dubbio, ma questo dubbio non mi piace: vorrei conoscerti a fondo... Ma se diventassi realtà, a chi penserei ? Le scriverò, la chiamerò... Stasera è il momento giusto... A volte me lo impongo ma non lo faccio mai. Preferisco avere l'idea di poterti avere, piuttosto che accettare la verità. Non sei quella che penso che tu sia e non c'è in te quello che vorrei ci fosse. Eppure tu ci sei... Se non ci fossi non ti parlerei. Non sai quante volte mi hai salvato senza neanche alzare un dito. Chissà se mi hai sentito mentre ti cercavo. Chissà se hai colto i miei segnali di fumo, privi di forma ma non di consistenza. Oggi è il giorno, l'ho deciso, è l'occasione giusta. La domenica è perfetta per sperare di incontrarti nei deliri della mente. La felicità è una miscela chimica di sostanze che rilascia il nostro corpo, forse sei più presente ora di quanto potresti esserlo dopo che avrò inviato uno dei migliaia di messaggi che ho preparato per te. Ma tutto ciò che è preparato non è mai giusto in un rapporto. Se tu diventassi realtà, avresti un odore diverso dal profumo che emani in superficie. Avresti troppa insicurezza davanti a certi miei concetti e troppa paura delle mie di insicurezze. Ma la verità, seppur sempre relativa, è che il tuo esistere potrebbe combaciare con l'indifferenza nei miei confronti. A quel punto il mio orgoglio mi priverebbe di quel poco che ho di te, ovvero nulla. br...
C. (Settembre – Ottobre 2020)
2021/04/26
Quando la vidi ebbi la sensazione di aver finalmente trovato il lieto fine che cercavo da sempre. Capii che dovevo alzare l’asticella del mio ego, perché una così non si conquista con le insicurezze. Il caso unì i nostri gruppi, lei non usciva mai, era sempre al lavoro: infermiera sotto pandemia, vi lascio immaginare. Single da poco più di tre giorni, provarci era una follia, ma quella notte non c’era nulla da razionalizzare. C’era solo da agire. - Ti accompagno alla macchina. - Fulminai l’amica con lo sguardo, prima che potesse dire qualcosa di sbagliato – Tranquilla, non me la mangio. Un colpo da bomber, diretto, senza pensarci, nel momento giusto e vidi che si accese. Nel corso della serata qualche messaggio l’aveva rattristata e feci leva proprio su quel momento di fragilità. Camminando mi sentii veramente dove volevo essere e anche se a sua detta odiava camminare, quei 500 metri volarono, cinque minuti in cui ci dicemmo tutto. Un colpo di clacson come ultimo saluto, io alzo la mano di spalle come fossi B-Rabbit nell’ultima scena di 8 Mile. Cotte ne ho avute, anche troppe, ma quella sera avevo riprovato qualcosa che mancava all’appello da più di 10 anni: il colpo di fulmine. Quando amo divento più spirituale, il problema delle generazioni di oggi è che non sono in grado di sentire e quindi non hanno gli strumenti per capire la fede che è una forma d’amore molto individuale. Così entrai in casa, mi inginocchiai nella mia camera e mi rivolsi verso Dio: - Ti prego, dammi una possibilità con questa persona, fa che la tua volontà coincida con il suo amore verso di me. - E passai la mia nottata felice ascoltando musica e addormentandomi lentamente pensandola. Patetico magari, però ripeto, è stato come se tutto combaciasse perfettamente. Ci stavo credendo, credendo davvero, come non ci avevo creduto mai. Il giorno dopo le inviai un messaggio, beccai il momento preciso in cui era in pausa e rispose subito. Io le dicevo che stavo sbagliando a scriverle perché stava uscendo da una relazione ma che con lei valeva la pena rischiare. Lei dal suo canto mi disse che aveva avuto piacere della mia conoscenza, ma che non era il momento. Due settimane più tardi, sto guardando Juventus – Roma, si intravedono i primi segni della prima stagione fallimentare dopo dieci anni di dominio in serie A. Nei giorni seguenti sarei partito per la capitale a caccia di nuove opportunità, quando arriva un messaggio che cambia i miei piani. - Hai la macchina? - Era lei. - No, ma ho un posto dove stare. - Risposi con convinzione. - Ok, ma non parliamo di nulla che sia personale. - Cosa voleva dire? - Dico a me stesso. Mi faccio la doccia e mi preparo, esco di casa per raggiungere l’abitazione di mio padre, quella domenica sera casualmente vuota. Nel tragitto metto November Rain dei Gun’s Roses. So a cosa sto andando incontro: sarò l'oggetto dei desideri di una notte, nulla più che uno dei tanti torti di una relazione non mia. Devo tirarmi indietro…. Ma non posso farlo. La raggiungo in un parco nei pressi della casa, non un parco qualunque, lo stesso del primo appuntamento col mio primo amore. Che cazzo ne sa la gente dei richiami, dei riti e del romanticismo con sé stessi, della follia metodica e razionale di un povero disperato che vuole solo vivere un sogno che non esiste. Andiamo a casa avvolti dal silenzio, dunque è vero, vuole solo scoparmi. Per metterla a suo agio le verso del limoncello e all’improvviso diventa un fiume in piena di parole ed emozioni. Mi racconta tutto di lei, mi chiede di cantarle una mia canzone. Io le canto “Ricordo in Estate” che avevo appena presentato al Festival di Sanremo dopo che l’anno precedente passai le selezioni per poi venire squalificato, ma questa è un’altra storia. Aveva un problema. Un problema di salute, nulla di apparente ma che da un momento all’altro poteva distruggerla. Mi accorsi di avere...

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