
Advertise on podcast: Respiro
This podcast has
79 episodes
Language
ItalianPublisher
Anthony PerrettaExplicit
No
Date created
2023/03/17
Latest episode
2026/07/05
Average duration
38 min.
Release period
33 days
Description
Benvenuti nel mio podcast con riflessioni e messaggi di edificazione spirituale. Se vuoi sostenerci puoi farlo qui 👇 LIBRERIA LA FONTE Viale Stazione 1 CH-6512 Giubiasco IBAN: CH39 0900 0000 8992 2669 2
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Vivificati con Cristo
2026/07/05
2 Re 13, 19 – 21
Sapevi che la Bibbia racconta di un uomo che risuscita il giorno stesso del suo funerale?
Mentre stava per essere seppellito, finisce casualmente in una tomba, dove già da un anno giaceva un altro morto. Tocca le sue ossa, risuscita all’istante, e il giorno del suo funerale diventa il giorno più straordinario della sua vita.
L’episodio si trova in 2 Re 13, 19 – 21
Eliseo morì, e fu sepolto. L'anno seguente delle bande di Moabiti fecero una scorreria nel paese. Mentre alcune persone stavano seppellendo un morto, scorsero una di quelle bande, e gettarono la salma nella tomba di Eliseo. Appena toccò le ossa di Eliseo, il morto risuscitò, e si alzò in piedi.
1. Morti fatti viventi
I veri credenti, che hanno conosciuto Gesù come Signore e Salvatore, noi che abbiamo riposto in Lui la nostra fiducia, siamo considerati nel NT “morti fatti viventi”. Quest’espressione la usa l’apostolo Paolo in romani 6,13 per descrivere tutti coloro che, mediante la fede, hanno incontrato il Signore risorto.
Sì, perché i veri credenti sperimentano una trasformazione.
Quando Gesù era sulla terra, chi si avvicinava a lui e lo incontrava con fiducia, veniva trasformato. I paralitici iniziavano a muoversi. I ciechi a vedere, i muti a parlare, gli zoppi a camminare. Dove passava il Signore le tempeste si calmavano, Gli afflitti erano consolati, gli oppressi liberati.
I colpevoli trovavano perdono e venivano liberati dal peso della loro colpa. Gesù trasmetteva vera gioia, vera pace, vera libertà, trasformando la vita di chi lo incontrava con fede.
Questo è un aspetto evangelico, spirituale del testo che abbiamo appena letto. Ma andiamo con ordine.
Già nell’Antico Testamento troviamo scritto che c’è vita dopo la morte. “Eliseo morì, e fu sepolto.” (2Re 13, 19)
Fu sepolto, probabilmente in una caverna scavata nella roccia. E in questo luogo, ogni comune mortale smette di operare. Ma questa storia ci riserva ancora una sorpresa.
Grazia per la vita intera
2026/04/03
2Re 13, 14 – 19
Non so se avete, o se avete avuto anche voi, un vestito cucito su misura da un sarto, apposta per voi. Un tempo era comune possedere un abito fatto su misura.
Oggi, invece, comperiamo vestiti con taglie standard, vestiamo cosa è più adatto o ci piace di più, apportando, se necessario qualche modifica. La produzione moderna è più per le masse, che per gli individui.
Eppure, anche se il mondo può cambiare continuamente negli usi, costumi, abitudini, c’è Qualcuno che rimane immutabile ed è Dio.
Cosa c’entra col vestire? Beh, Egli continua ancora oggi, come un sarto esperto, a “cucire”, in senso figurato, vestiti su misura per ciascuno di noi.
Pur perseguendo un piano generale, fatto di principi e leggi spirituali che valgono per tutti, Dio progetta piani e percorsi individuali ed unici per ciascuno di noi.
Nessuno potrà mettersi fino in fondo nei tuoi panni, entrare nei tuoi vestiti, camminare con le tue scarpe.
Da un lato, questo ci aiuta a riflettere sulla nostra responsabilità, di vivere bene e aver cura di noi stessi, dall’altra parte ci mostra quanto è creativo e meraviglioso Dio, che ci dona libertà, ci permette di vivere la nostra vita, con la nostra unicità, così come siamo, con le caratteristiche che Egli ha voluto donarci.
Infatti, siamo stati creati tutti diversi, ognuno in modo unico. Nessuno di noi deve cercare di diventare un’altra persona. Nessuno di noi ha bisogno di copiare qualcun altro. Così come Dio ha voluto che tu fossi va bene. Puoi accettarti con gratitudine.
Ma non è tutto: Dio si serve di te proprio con quelle caratteristiche che ti distinguono dagli altri e che ti rendono unica, unico.
Questo principio che lo insegnano le storie delle donne e degli uomini di Dio nella Bibbia. Lo vediamo anche nella vita del profeta Eliseo. I suoi abiti erano fatti su misura. Nel senso, che egli non ha mai dovuto vestire i panni di Elia o indossare il suo famoso mantello. Ma poteva servire Dio con il suo modo di essere, con i suoi abiti.
Dio ci lascia vedere questo in particolare nei momenti della fine della vita terrena, di questi due profeti, che si conoscevano e hanno vissuto entrambi nel regno del Nord.
Quando giunse per Elia il momento di andarsene, Dio aveva preparato per lui un carro di fuoco per prenderlo e portarlo nel cielo.
Ma per il suo successore Eliseo, Dio ha invece un piano diverso. Meno spettacolare, ma voluto dallo stesso Dio.
Solo Gesù conta
2026/02/26
Tempo fa lessi di un uomo che si vantava di essere riuscito a partecipare a centinaia di concerti ed eventi senza mai pagare il biglietto.
Aveva escogitato decine di modi per intrufolarsi tra gli spettatori gratuitamente. Saltava i cancelli.
Infatti, c’è chi riesce a viaggiare sui mezzi pubblici, entrare nei musei o assistere a spettacoli senza mai pagare.
Anche nella dimensione spirituale, il pensiero di ottenere qualcosa di prezioso senza pagarne il prezzo spesso attira chi desidera ricevere i benefici e i doni che Dio offre, come la pace, la gioia, l’esaudimento alle preghiere, ma senza impegnarsi. Senza cioè “pagare il biglietto d’ingresso” del discepolato.
Ma nella vita spirituale non si può barare. Nessuno entra alla presenza di Dio senza un vero invito, a modo suo.
Davanti al trono di Dio, un giorno si riunirà la moltitudine di persone salvate per partecipare al più grande concerto o evento della storia: un concerto di inni a Dio.
Sarà l’inizio dell’eternità.
Come possiamo esser certi di farne parte e di possedere un permesso valido?
Molti si domandano se Dio esiste. E se esiste cosa centra con la mia vita?
Molti di noi conoscono quest’affermazione, che Gesù fece su se stesso: Io sono la via, la verità e la vita.
Fin da bambino ho avuto queste parole davanti ai miei occhi.
Ma non avrei mai immaginato che un giorno sarebbero diventate reali anche per me.
A casa c’era una copia del Vangelo con la copertina rossa, con sopra un’immagine di Gesù e una scritta: “VIA VERITÀ E VITA”. Le vedevo spesso.
A volte mi chiedevo: “Che cosa significano davvero queste parole?”
Quando avevo circa diciassette anni mi resi conto che mi mancava qualcosa. Era come se mi mancasse una bussola, un orientamento.
Allora iniziai a chiedermi se Dio esistesse davvero. Avrei voluto entrare in connessione con Lui.
Mi chiedevo come Lui vedesse il mondo, per capire e interpretare meglio la realtà.
Cercavo una direzione, un senso e un giorno iniziai a ripensare a quelle parole per capirne il senso. Iniziai a meditarle. “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al padre se non per mezzo di me.”
La maturità spirituale non è priva di sofferenze.
2026/01/26
2Re 8, 7 – 15
Un servo di Dio disse: “Se mi chiedessero che cosa vorrei raggiungere nella mia vita spiritualmente, risponderei: Mi piacerebbe diventare un uomo anziano saggio e maturo, con una profonda gioia nel cuore”. Un bel traguardo!
Il testo di oggi menziona una caratteristica inevitabile nella maturità spirituale: il dolore, la sofferenza.
Ci parla di un uomo maturo, di un uomo di Dio, che nutriva certamente la gioia profonda di conoscere il Signore.
Ma anche che non lo rendeva immune al dolore e al pianto.
L’apostolo Paolo, che ha sperimentato la sofferenza per la sua fede, da una prigione scrisse: ho imparato ad essere felice nella condizione in cui mi trovo (Filippesi 4, 11).
Gesù stesso, “uomo di dolore, familiare con la sofferenza,” come descrive il Messia Isaia 53, 3, era gioioso. Giubilò con gioia dicendo: Ti rendo lode Padre che hai rivelato queste cose ai piccoli fanciulli.”
Siccome la gioia è uno dei frutti dello Spirito, la maturità spirituale consiste nel maturare anche nella gioia, e nella pace. Ma questo non esclude l’altra parte della maturità spirituale: Essa non è mai priva di sofferenze.
Il testo di oggi ci mostra un profeta che piange. Il profeta Eliseo è una persona spiritualmente matura, coinvolta nella sofferenza del suo popolo. Infatti, la maturità spirituale non ci porta ad elevarci al di sopra di tutto, o a diventare indifferenti.
Non esiste un “nirvana” nel cristianesimo, cioè uno stato di felicità che annulla la realtà, che elimina ogni sensazione e quindi anche il dolore.
Luci di Natale
2025/12/25
È impossibile non provare emozioni in questo periodo dell’anno, e in vista della festa del Natale.
C’è chi prova agitazione, chi tristezza, altri malinconia, solitudine, altri ancora allegria di festa, gioia, e la lista potrebbe continuare.
Ma che cosa c’era nell’aria a Betlemme e dintorni quando è nato Gesù, al primo Natale?
Dal testo che abbiamo udito, quando è nato Gesù nell’aria c’era una “grande gioia”.
“Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una
grande gioia che tutto il popolo avrà..” 2, 10
La gioia è il primo grande sentimento natalizio. La prima luce che si accende. Nel testo si respira un’allegrezza particolare.
Ed è soltanto l’inizio. Il versetto che abbiamo letto parla al futuro: il popolo avrà una grande gioia.Ma di quale popolo si tratta?
Per chi è questa grande gioia?
Per il popolo di Dio. Per coloro che accoglieranno Gesù nella loro vita, e lo accetteranno per chi lui è: Il Messia promesso, il Salvatore e il Signore.
Rileggiamo i v. 8 all’11 da un’altra traduzione.
Quella notte c’erano alcuni pastori nei campi vicini, a guardia delle loro greggi di pecore. Improvvisamente un angelo del Signore apparve in mezzo a loro, e lo splendore della gloria del Signore li avvolse.
Essi erano terrorizzati, ma l’angelo li rassicurò:
«Non abbiate paura!» disse. «Vi porto buone notizie che daranno grande gioia a tutto il popolo. Il Salvatore – sì, proprio il Messia, il Signore – è nato oggi a Betlemme, la città di Davide!
Gesù è il Salvatore, è il Signore, ed è anche il Messia, vale a dire, Colui che era stato promesso dai profeti, e di cui si parla nelle Antiche Scritture.
Questo significa che è impossibile accogliere Cristo come Salvatore e Signore, tralasciando la fiducia nell’affidabilità della Scrittura.
Senza credere e accogliere anche la Parola di Dio. Infatti, come dice Giovanni nel Suo Vangelo, Egli era fin dal principio il “logos”.
“Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio… E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.” (Vangelo secondo Giovanni 1, 1 e 14)
Questo è Gesù, il bambino di Betlemme.
Chi accoglie Gesù, lo accoglie come Salvatore e Signore, e come il Messia annunciato dalle Scritture.
Gesù Cristo nel cuore e nella mente
2025/12/02
Qualunque cosa ci accada abbiamo davanti a noi sempre un’alternativa.
Possiamo scegliere da quale lato considerare la realtà.
Possiamo concentrarci di più sugli aspetti negativi, o su quelli che aprono alla speranza.
Un esempio pratico: Stai viaggiando e rimani bloccato nel traffico, oppure si rompe l’auto e non puoi andare avanti.
Quali pensieri prevalgono nella tua mente? A cosa pensi?
Al danno materiale? Al tempo perso, ai costi?
Oppure sei grato di non aver subito o causato un incidente, e che questo imprevisto ti ha preservato dal peggio, o addirittura può aprirti delle nuove strade, o delle nuove possibilità?
Noi cristiani sappiamo che ogni cosa contribuisce al bene di coloro che amano Dio.
Ma spesso questo non è il primo dei nostri pensieri quando le cose non vanno secondo i nostri piani e le nostre aspettative.
In quel momento le preoccupazioni prevalgono sulle promesse di Dio. Ecco perché abbiamo bisogno che Cristo dimori sì, nel nostro cuore, e anche nella nostra mente.
Che sia presente e regni nel mondo dei nostri pensieri.
Come uomini e donne di fede, in tutto ciò che ci accade, abbiamo bisogno di cercare, di individuare e di cogliere l’ottica di Dio.
Altrimenti, i nostri stessi pensieri si rivolgeranno contro noi stessi. Una cosa vera è che i nostri pensieri a volte ci combattono, combattono contro di noi.
Spesso il nostro più grande nemico è nella nostra mente. È dentro di noi, nella nostra natura carnale.
E, allora, cosa fare? Dobbiamo smettere di pensare, come suggeriscono alcuni?
Oppure spegnere la mente? Non usare più la testa?
NO! Anzi, al contrario: Un cristiano dovrebbe avere Gesù Cristo nel cuore e anche nella mente.
A Dio non sfugge nulla
2025/10/13
Testo: 2 Re 8, 1 – 6
1 Eliseo aveva detto alla donna di cui aveva risuscitato il figlio: «Àlzati; va', tu con la tua famiglia, e soggiorna all'estero, dove potrai; perché il SIGNORE ha chiamato la carestia, ed essa verrà nel paese per sette anni». 2 La donna si alzò, e fece come le aveva detto l'uomo di Dio; se ne andò con la sua famiglia, e soggiornò per sette anni, nel paese dei Filistei. 3 Finiti i sette anni, quella donna tornò dal paese dei Filistei, e andò dal re a reclamare la sua casa e le sue terre. 4 Allora il re discorreva con Gheazi, servo dell'uomo di Dio, e gli diceva: «Ti prego, raccontami tutte le cose grandi che Eliseo ha fatte». 5 E mentre appunto Gheazi raccontava al re come Eliseo aveva risuscitato il morto, ecco che la donna, di cui era stato risuscitato il figlio, venne dal re a reclamare la sua casa e le sue terre. E Gheazi disse: «O re, mio signore, questa è quella donna, e questo è suo figlio, che Eliseo ha risuscitato».
6 Il re interrogò la donna, che gli raccontò tutto; e il re le mise a disposizione un funzionario, al quale disse: «Falle restituire tutto quello che è suo, e tutte le rendite delle terre, dal giorno in cui lasciò il paese, fino a ora».
2 Re 8, 1 - 6
Questa mattina continuiamo la lettura e meditazione dei testi Biblici riguardanti la vita di Eliseo, il profeta, l’uomo di Dio che è una figura di Cristo, il profeta della grazia.
Alcuni studiosi collocano l’episodio che abbiamo letto a prima degli eventi narrati del capitolo cinque, cioè a prima della guarigione di Naaman, il Siro. Questo perché dopo la guarigione di Naaman, il servo di Eliseo diventò lebbroso a causa della sua avidità.
E quindi, dicono, questo episodio deve essersi svolto prima.
Altri studiosi pensano, invece, che questo episodio si trovi nel capitolo 8 perché dal punto di vista cronologico è qui che appartiene, cioè dopo l’assedio e la liberazione di Samaria. Ipotizzano che Gheazi, dopo essersi ammalato si sia pentito, e Dio gli abbia fatto grazia e lo abbia guarito dalla lebbra.
È affascinante questo pensiero e non è in contrasto col testo. Ma il momento preciso degli avvenimenti narrati in questo capitolo, non è decisivo per comprendere il suo significato. Perché? Qual è il messaggio di questo testo? Ho intitolato questo episodio: “A Dio non sfugge nulla”, perchéquesto episodio fa risaltare il tempo perfetto delle azioni di Dio.
Il testo dimostra come Dio opera per il bene dei suoi figli, ha sotto controllo tutto ciò che accade nella loro vita. Egli provvede in anticipo per le necessità future di ogni genere.
Dio è Signore anche del tempo. (mio detto: Il tempo è nostro amico, perché è controllato dal nostro Signore.)
In senso più largo questo descrive la grandezza di Dio. Ci ricorda che Dio è grande e realizza tutti i suoi piani nonostante la peccaminosità degli esseri umani, nonostante le grandi o piccole colpe dell’uomo.
Osserviamo oggi tre cose su questo Dio grande in questo testo. Dio è il Dio
a) dei piani perfetti, piani che svolge per il bene di coloro che si affidano a lui. Dio è anche il Dio
b) dal tempismo perfetto. Egli non è un Dio assente, ma veglia su tutti gli avvenimenti della nostra vita quotidiana.
C) Egli è il Dio della provvidenza perfetta. Egli sa prevedere e provvedere per i suoi oltre quanto possiamo immaginare.
Con Dio la realtà supera sempre la nostra immaginazione.
Dio compie ciò che ha promesso
2025/09/03
Testo: 2 Re 7, 1 - 20
Se vogliamo comprendere bene la Bibbia, e beneficiare della sua lettura, abbiamo bisogno ogni volta di chiederci, quando la leggiamo: che cosa c’è scritto davvero? Di cosa sta parlando questo brano. Cosa significa? Qual è l’intenzione dell’autore? Cosa vuole trasmetterci?
Se non accettiamo ciò che il testo dice davvero, la Parola rimane infruttuosa. Magari possiamo provare stupore, meraviglia, reazioni emotive, ma manchiamo il vero focus, e ciò che Dio vuole dirci.
Questo capitolo ci parla del Dio adempie le sue promesse. Realizza ciò che ha anticipato tramite la Sua parola. L’autore pone questo accento e sottolinea questo aspetto.
In questo capitolo è descritto un miracolo. Avviene un grande miracolo che salva la vita a molte persone.
Ma il miracolo non è il focus principale dell’autore. L’intenzione dell’autore di questo testo biblico, dall’inizio fino alla fine è quella di dirci e di dimostrarci in base a questi fatti una grande verità: Dio mantiene la sua Parola e compie ciò che ha promesso.
Ed è da questa ottica, rispettando l’intenzione dell’autore, che vogliamo ripercorrere insieme questo testo grandioso.
Il versetto 3 ci porta su una nuova scena, che finora non era stata menzionata. Cioè nella terra di nessuno tra le mura di Samaria e le tende dell’accampamento dei nemici che avevano assediato la città, peggiorando la carestia.
Il popolo della città di Samaria sta per morire di fame.
Tra le mura e l’accampamento nemico si aggirano quattro uomini lebbrosi, poveri, che vivono nella solitudine, esclusi dalla vita sociale.
Essi non sanno nulla delle parole profetiche che Eliseo ha appena pronunciato nel v. 1 e che rileggiamo:
Allora Eliseo disse: «Ascoltate la parola del SIGNORE! Così dice il SIGNORE: Domani, a quest'ora, alla porta di Samaria, la misura di fior di farina si avrà per un siclo, e le due misure d'orzo si avranno per un siclo». (2Re 7, 1)
Dio ha fatto annunciare al re, che presto ci sarà di nuovo cibo in abbondanza per tutti. La porta della città era il luogo dove si svolgeva il mercato.
Eliseo annuncia da parte di Dio che il giorno seguente la carestia sarebbe cessata.
7 kg di farina sarebbero costati 11 grammi d’argento, e con lo stesso prezzo si sarebbe acquistato anche circa 15 kg d’orzo.
I lebbrosi non sanno nulla di queste parole. Loro hanno una sola certezza: non c’è via di scampo per noi, la fame è insopportabile. L’unica certezza è la morte.
Non possono entrare in città, e non si possono nemmeno recare nel campo dei siri, loro nemici.
Questi quattro si riuniscono per fare il punto della situazione, e giungono alla conclusione che non possono più restare dove sono.
Tranquillità alla presenza di Dio
2025/07/20
Testo: 2Re 6,24-33
Abbiamo stampato con la libreria un libretto che si intitola: “Tranquillità”. È un libretto da regalare che contiene immagini e testi incoraggianti su questo tema.
Ma qual è la fonte della tranquillità? È la certezza della fedeltà di Dio. Sapere che Dio mantiene il suo patto.
E quando ci allontaniamo da lui e ci incamminiamo su un terreno tortuoso, egli ci corregge.
Ci riporta indietro. Se rimaniamo alla sua presenza egli ci preserva una tranquillità di base perché sappiamo che Egli non ci ha abbandonati.
Il brano di oggi racconta di un grave momento di bisogno nel quale si trova il popolo di Dio. In questo momento gran parte del popolo, incluso il re, è molto lontana da Dio, ed è disperata. Mentre altri dimorano tranquilli.
Il testo biblico è molto chiaro, drammatico, crudo nel descrivere le condizioni in cui si trova il popolo di Dio in questa grave prova, circondato e assediato dai suoi nemici e ridotto alla fame.
Vedremo innanzi tutto
a) la causa di questa situazione
b) il suo effetto, il panico nel quale si trova la città assediata e in preda alla carestia,
c) l’impotenza della fede superficiale e formale, che non sorregge e non può aiutare nel momento del bisogno, infine,
d) la tranquillità, nel caos generale, dei figli di Dio, che conoscono il Signore vivente e sanno che Egli è presente, fedele e mantiene il suo patto.
Dio è fedele al Suo patto.
Dopo la reazione amichevole di Eliseo verso i nemici del popolo di Dio, le bande dei Siri si erano calmate e non avevano più invaso il territorio di Israele.
Cosa era successo prima?
I versetti precedenti ci raccontano come una banda di Siri aveva assediato la casa di Eliseo. Ma Dio aveva capovolto la situazione accecando i soldati avversari.
Invece di dare Eliseo nelle mani dei Siri, fa accadere il contrario: i siri sono nelle sue mani. Allora Eliseo li prende come ostaggi e li conduce nella città di Samaria.
Poi prega perché Dio apra di nuovo i loro occhi.
Ed essi si rendono conto di essere in trappola. Ma il profeta offre a tutti una lezione di pace in stile NT, coerente con l’insegnamento di Gesù. Dà ai suoi nemici da mangiare e da bere e li rimanda in pace a casa loro.
Il carattere di una persona si manifesta nel modo in cui agisce verso coloro che sono più deboli.
Pregare con perseveranza
2025/06/28
Qualche giorno fa una signora mi ha chiesto un consiglio su un libro di preghiere. Mi dice che lo desidera suo figlio adolescente. “È stanco delle solite preghiere e desidera impararne delle nuove.” Incontri come questo mi incoraggiano. Ci sono, oggi, ragazzi che desiderano imparare a pregare.
Domenica scorsa abbiamo meditato sulla preghiera fiduciosa.
Oggi continuiamo da dove eravamo rimasti. Il tema è: pregare con perseveranza. In Colossesi 4, 2 leggiamo: Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie.
Dedicatevi alla preghiera con vigilanza di mente e gratitudine di cuore. (Versione NTV)
Perseverare è una decisione della mente.
Il testo di Colossesi 4 parla del tipo di parole che un credente pronuncia. Ed inizia con la preghiera. Perché?
Perché le parole della preghiera sono fondamentali per un credente. La preghiera rivela e rispecchia il tipo di relazione che abbiamo con Dio. Rafforza e consolida l'unione del credente col Signore.
Ci permette di rimanere uniti a Dio, di crescere, e di accorgerci se iniziamo a sviarci.
La scorsa volta abbiamo visto che la preghiera del credente ha effetto, opera e agisce nel mondo invisibile. È potente nella lotta quotidiana del credente contro il maligno.
La preghiera è un’arma, una vera arma che agisce nel mondo invisibile contro le forze del male. È un’arma nella guerra spirituale. È indispensabile nella lotta di conquista di quei cuori che sono ancora dominati dalle tenebre.
Efesini 6 dal v. 10, dove è descritto il nostro combattimento spirituale come credenti è scritto che la preghiera è fonte di autorità e potere contro Satana e i suoi angeli.
Efesini 6, 18:
Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Vediamo cosa dice la scrittura a riguardo.
Pregare con fiducia
2025/06/08
Un credente chiese a un ragazzino di anni, suo parente:
Tu preghi Dio ogni giorno? Il ragazzo rispose:
Sì, prego ogni sera prima di andare a dormire.
Allora l’uomo domandò:
Preghi anche di mattina?
No, disse il ragazzo, Durante il giorno so cavarmela da solo. Allora l’uomo chiese:
Perché, quando dormi ti cacci nei guai?
Questo piccolo aneddoto ci aiuta a riflettere su una tragedia del mondo perduto: la mancanza di consapevolezza del bisogno che abbiamo di Dio.
Eppure Dio desidera aiutarci, guidarci, parlarci, istruirci. Prov. 16, 9 dice: Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi.
Abbiamo bisogno di parlare, dialogare con Lui. Egli è il vero esperto della nostra vita. Perché Lui ci ha fatti, ci conosce.
Quando è stata l'ultima volta che hai trascorso del tempo con Dio parlando della tua vita e di ciò che ti sta davvero a cuore?
Qual è stata l'ultima volta che hai dedicato del tempo alla preghiera, per scelta, con desiderio, perché cercavi una risposta, cosciente di avere bisogno di Dio, della sua guida e del suo aiuto?
Il tema di questa mattina: Pregare con fiducia è un invito a imparare a dare respiro spirituale alla tua vita. Uno spazio chiuso ha bisogno di aprire le finestre e respirare, così noi abbiamo bisogno di aprire il nostro cuore davanti a Dio.
Non si tratta solo di senso di dovere, di pressione religiosa. Alcune persone amano creare sensi di colpa in altri dicendo: preghi troppo poco. Ma questo non aiuta. È manipolazione.
La pressione religiosa non aiuta a crescere.
Ma così come il respiro ci mantiene in vita, così la preghiera ci aiuta a restare vicino alla fonte della vita: Dio. Ne abbiamo bisogno.
In Giacomo 1, 5 – 6 leggiamo:
Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. (NRV)
Un’altra versione, più recente, dice:
Se avete bisogno di saggezza, chiedetela al nostro Dio, che è generoso, e ve la donerà; egli non vi rimprovererà di certo per avergliela chiesta. Quando chiedete, però, assicuratevi che la vostra fede sia in Dio soltanto. Non esitate; infatti chi esita ha una fedeltà fluttuante e somiglia a un'onda del mare che il vento agita e sospinge qua e là. (NTV)
E nel v. 8 aggiunge: La sua fedeltà è divisa fra Dio e il mondo; egli è instabile in tutto quel che fa.
La preghiera è un rimedio all’instabilità umana. Ci dona nuove forze, orientamento e rende saldi i nostri piedi nel cammino con Dio.
Giacomo ci invita a pregare con fiducia.
Oggi ti invito a fare il punto della tua situazione della vita di preghiera personale vissuta come momento esclusivo davanti a Dio.
Si tratta di concederci un “check up” di questa una disciplina di base della vita cristiana.
Salmo 23
2025/05/12
Il salmo più noto della Bibbia è il Salmo 23.
Molti lo recitano a memoria. È un salmo per tutte le età.
Dà fiducia ai bambini, forza e speranza agli adulti, ed è una delle consolazioni più belle per la persona di età più avanzata. Alcuni desiderano sentirlo prima di lasciare questa terra.
Perché questo Salmo non comincia con una richiesta a Dio ma con una dichiarazione di fiducia: “Il Signore è il mio pastore”.
Esso racchiude però anche un pericolo. Siccome è così conosciuto, rischiamo di leggerlo senza fare davvero caso a ciò che dice, quindi in modo superficiale.
C’era un uomo che era partito dal nulla nella sua vita professionale, ma era deciso a fare carriera.
E dopo aver raggiunto, ciò che aveva sempre sognato, cioè successo e denaro, a costo di tante rinunce, si accorse di non aver raggiunto una cosa a cui anche teneva e aspirava, cioè la felicità.
Così si ritrovò nervoso, teso e preoccupato. Uno dei suoi medici, che non sapeva più cosa consigliargli, gli consigliò di rivolgersi a un pastore. E lui, ci andò per provare anche questo.
Dopo aver parlato delle cure mediche, che aveva seguito fino ad allora, il pastore prese un foglietto e gli prescrisse una cura. Gli disse: devi leggere cinque volte al giorno il salmo 23, per sette giorni di fila.
E doveva leggerlo al mattino, appena si sveglio, dopo colazione, dopo pranzo, dopo cena, e prima di andare a letto. Non avrebbe dovuto leggerlo di fretta, ma di riflettendo su ogni frase dando tempo alla mente di assorbire il più possibile il significato di ogni parola.
Come far sciogliere il cioccolato in bocca, senza masticarlo.
Gli disse che alla fine della settimana qualcosa sarebbe cambiato nella sua vita.
Il pastore fece questa prescrizione convinto che il salmo 23 può avere un grande impatto sulla nostra vita, se letto e meditato.
Il Salmo 23 è un modello di pensiero. Aiuta a pensare a Dio nella maniera giusta.
E nonostante parli degli alti e dei bassi della vita del credente, così com’è la vita reale, ci mostra un modo per affrontare la quotidianità in maniera positiva, cioè con fede.
L’immagine del gregge che pascola nell’erba verde e del pastore era un immagine che risvegliava nelle persone l’idea della fiducia.
Ancora oggi ci trasmette una sensazione di sicurezza, cura e amore.
Non importa come lo conosciamo e quante volte lo abbiamo letto, esso è un pozzo di conoscenza e di valore per noi.
Anche tu puoi essere felice!
2025/05/02
La felicità è uno dei desideri maggiori nella vita umana, da quando ha perso il suo posto nel Paradiso in Eden.
E infatti, da allora ad oggi è stato l’argomento di cui si sono occupati poeti, scrittori, filosofi, psicologi, persone comuni, ognuno impegnato a cercarla e scoprirla dove meglio gli pareva bene.
Il filosofo Aristotele (384 – 322 a.C.) diceva che “il fine dell’uomo è la felicità, la quale consiste in una vita secondo virtù, cioè secondo l’esercizio perfetto di tutte le proprie capacità, sia quelle del carattere (virtù etiche) che quelle della mente (virtù dianoetiche).”
Aristotele credeva che l’uomo non realizzasse la felicità nell’isolamento, ma quando è inserito in un contesto.
“L’uomo può realizzare la propria felicità solo nella città (polis), intesa come società perfetta, cioè autosufficiente, fondata sulla natura comunicativa degli esseri umani (la parola) e dotata della costituzione più adatta alla cultura dei suoi abitanti”. (E. Berti, Quaderno di Filosofi e Classici, Università di Padova).
La felicità è tema trattato anche nella Bibbia. Diversi autori delle scritture ne hanno parlato. E lo stesso Gesù, per esempio nelle Beatitudini, dove ha descritto alcune chiavi della vera felicità.
Chi coglie il suo messaggio e vive seguendo Gesù ha ragioni in più e molto valide, di essere felice. Anche perché il Dio che segue e serve è un Dio felice. Ed è un Dio che basta. Questo è uno dei significati dei vari nomi di Dio nell’AT.
In 1 Timoteo 1, 11, dopo aver introdotto il suo tema, l’autore dice: “secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.” Il nostro Dio è felice.
E ci basta.
Messaggi personali dai Salmi
2025/04/19
I salmi possiedono la straordinaria capacità di catturare tutta la realtà delle nostre esperienze umane.
I salmi sono un’espressione universale di quella che è la nostra esperienza umana. Per questo sono senza tempo.
Qualcuno ha apprezzato molto l’introduzione alla lettera agli Ebrei, della scorsa volta, e ha detto che sarebbe bello avere ogni tanto un’introduzione a un libro della Bibbia, per stimolare la lettura e per capire meglio (vedi podcast precedente).
Oggi condivido alcuni pensieri introduttivi sul libro dei Salmi, che spero vi siano utili e vi incoraggino a leggere questo libro. Chiunque può leggere i salmi. E più si cresce nella fede, più si comprendono.
Cosa sono i Salmi?
Sono 150 preghiere, suddivisi in 5 libri diversi. E proprio perché si compongono di 5 libri, essi sono stati anche definiti “il Pentateuco di Davide.”
Infatti, 73 salmi sono attribuiti a Davide, 49 sono anonimi, altri sono scritti da autori vari.
Gli svariati autori del Pentateuco di Davide descrivono percezioni, sentimenti personali, atteggiamenti, interessi, e anche la lode, la gratitudine del credente.
Sono delle preghiere con le quali ogni lettore, nel corso dei secoli, si può identificare. Esso sono anche delle poesie. Contengono dei parallelismi.
Questa mattina, senza esaurire il tema, vorrei condividere alcuni messaggi personali che i Salmi ci rivolgono ancora oggi.
Il libro dei salmi è da sempre la guida del credente alla preghiera. Per questo leggiamo spesso dai Salmi, nella prima parte del nostro culto.
Essendo una guida alla preghiera, essi ci introducono alla presenza di Dio.
L’inizio del culto è un “entrare alla presenza del Signore.”
Nei Salmi troviamo delle espressioni molto personali e chiare, a volte sofferte di vita vissuta e di chi cerca Dio.
L’irrinunciabile messaggio di una lettera (quasi) anonima
2025/04/01
Introduzione alla lettera agli Ebrei
Sempre più persone oggi dicono di aver fede. Una persona in difficoltà una volta mi ha detto: “Ho abbastanza fede per far fronte alla mia situazione”.
Ma come si fa per coltivare e possedere la fede?
La fede viene dall’ascolto, e ciò che si ascolta proviene dalla Parola di Cristo.
Così scrive l’apostolo Paolo ai Romani. Ed è questo il motivo per cui studiamo la Parola di Dio.
Questa mattina vorrei introdurre una porzione di Parola di Dio che ci è stata trasmessa come lettera. È una lettera (quasi) anonima: la lettera agli Ebrei.
La lettera agli Ebrei contiene alcuni passaggi che creano difficoltà agli studiosi e sono difficili da comprendere.
Contiene anche diversi avvertimenti, che sono stati scritti affinché li leggiamo e ce li poniamo a cuore.
Ma, soprattutto, la lettera agli Ebrei è stata scritta con uno scopo preciso. La sua intenzione è di fortificare la fede; fortificare la fede nell’opera perfetta compiuta da Gesù Cristo. È stata scritta per risvegliare nei lettori la certezza che chi confida in Lui raggiungerà la meta.
Questa mattina introdurrò questa lettera per incoraggiarvi e invogliarvi a leggerla. Più in generale a dedicare ogni giorno almeno un po’ di tempo alla lettura della Parola, all’ascolto, allo studio, alla pratica della Parola di Dio.
Quando una persona si trova in difficoltà ciò che rimane è la fede. Se quindi c’è qualcosa che forma e rafforza la nostra fede quando stiamo bene, facciamo bene a coglierla, affinché possiamo stare in piedi, quando tutte le altre sicurezze della vita vengono a mancare.
Ciò che mantiene in piedi il credente nella prova (me incluso) è la fede nella Parola di Dio. Posso testimoniare che è vero!
Questa mattina ci occuperemo dell’autore della lettera, del suo contenuto e dei suoi destinatari.
L’autore non è noto. Cioè, non si presenta in maniera ufficiale dicendo il suo nome nelle prime righe, così come era consuetudine iniziare le lettere nell’antichità.
L’autore della lettera agli Ebrei non comincia con un saluto, o con un augurio, come si usava nelle lettere, ma inizia subito a parlare di Dio. Rileggiamo l’inizio.
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