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Dicono di te

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Rating
★★★★★
4.8
from
5 reviews
This podcast has
158 episodes
Language
Italian
Date created
2023/06/28
Latest episode
2026/10/22
Average duration
85 min.
Release period
9 days

Description

“Ti andrebbe di concedermi un’intervista?” Le persone alle quali abbiamo posto questa domanda sapevano quanto sia difficile e ingannevole raccontarsi. Qualcuno ha detto di sì, istintivamente. Altri hanno preso tempo. Alla fine hanno deciso di farlo comunque e in “Dicono di te” hanno riportato alla luce eventi inediti delle proprie biografie spesso già note ed esplorate. E mentre raccontavano si sorprendevano di poter scavare così a fondo nella memoria tirando fuori ricordi dimenticati della loro esistenza. Cantanti, attori, scrittori, registi, sceneggiatori si sono seduti su un divano e hanno iniziato ad ascoltare e ad ascoltarsi. Le conversazioni che ascolterete in Dicono di te sono tenere, sincere, ruvide, inattese, spiazzanti e sentite. Dalle finestre entrano in rumori, dalla voce degli intervistati esce la vita. Ogni venerdì una nuova vita, una nuova storia in questo podcast di Chora Media e Tenderstories, con la voce di Malcom Pagani. “Dicono di te” è disponibile su tutte le piattaforme audio e sul sito e app del Corriere della Sera.“Dicono di te” è un podcast di Chora News prodotto da Chora Media e Tenderstories.Io sono Malcom Pagani.La cura editoriale è di Francesca Milano.La supervisione del suono e della musica è di Luca Micheli.La post-produzione e il montaggio sono di Guido Bertolotti.Le registrazioni in presa diretta sono di Lucrezia Marcelli e Michele Boreggi.L’editing audio è di Lucrezia Marcelli.Il producer è Alex Peverengo.Musiche su licenza di Universal Music Publishing Ricordi Srl e di Machiavelli Music

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Moira Mazzantini: «Per me non c'è vita vera o falsa, è tutta vita vera»
2026/10/22
Ep. 157: Arrivata a Los Angeles a ventisette anni con la paura di non sembrare neanche maggiorenne al banco dell'autonoleggio, si ritrova gettata nella mischia a esporre lo stato del cinema italiano davanti a decine tra i più potenti agenti di Hollywood. In questa conversazione con Malcom Pagani, Moira Mazzantini, tra i più influenti agenti cinematografici italiani, ripercorre le tappe di una vita mossa dal «moto perpetuo» e dalla curiosità. Cresciuta nella campagna di Tivoli, ha imparato giovanissima il valore dell'indipendenza raccogliendo olive e battendo a macchina le bozze del celebre romanzo del padre Carlo, "Cercare la bella morte". Dagli anni universitari dedicati allo studio del jazz modale, culminati nell'organizzazione di concerti romani per cui arrivò a prenotare biglietti aerei per i contrabbassi, è approdata quasi per caso alla gestione degli attori seguendo un'intuizione della sorella Margaret. Ricorda i no cruciali della sua carriera, come la cifra astronomica chiesta a Tinto Brass per tutelare Stefania Sandrelli dopo il successo de "La chiave", e confessa di subire ancora il fascino del talento puro, perdonando agli attori il peccato veniale della vanità pur di accompagnarli verso le giuste occasioni. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Michele Riondino: «Io sono come Taranto: ho avuto, ma ho anche dato, fin troppo»
2026/10/15
Ep. 156: Arrivato nella Capitale per cercare casa, affittò un motorino davanti al Colosseo e si spinse fino a Porta Maggiore, ma alla vista degli alberi di via Casilina e della sopraelevata di San Lorenzo si spaventò a tal punto da fare subito retromarcia, per «non imbattermi nella periferia della periferia». In questa intervista con Malcom Pagani, Michele Riondino esplora le sue origini e il suo viscerale legame con Taranto, una «città ostaggio» e prigioniera del ricatto occupazionale imposto dal complesso industriale dell'ex Ilva. Figlio di operai, l'attore e regista pugliese non risparmia critiche a un sistema che costringe i cittadini a scegliere tra salute e lavoro. Tra ricordi degli anni in Accademia a Roma, vissuti tra lo stupore di chi scopriva i teatri per la prima volta e il timore di diventare un attore «troppo impostato», Riondino racconta poi gli incontri che gli hanno cambiato la carriera e la vita: lo scontro-incontro liberatorio con Emma Dante, l'esordio al cinema grazie a Eleonora Giorgi e le chiacchierate con Andrea Camilleri. Oltre però a ripercorrere le delusioni e gli screzi di un mestiere complesso, Riondino racconta infine il suo ultimo film, ispirato al tragico errore giudiziario di Beniamino Zuncheddu. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Edoardo Gabbriellini: «I vent'anni sono la stagione della vita in cui inciampare è un attimo»
2026/10/08
Ep. 155 Da anni organizza un cineforum casalingo settimanale con gli amici ventenni del figlio, per ascoltare la «musica delle loro conversazioni», affascinato dai ragazzi, che, con mezzi, vocabolari e dinamiche nuove, hanno le stesse spinte, gli stessi guizzi, le stesse paure, le stesse incertezze di sempre. In questa intervista con Malcom Pagani, Edoardo Gabbriellini ripercorre le «sliding doors» che hanno segnato la sua carriera e la sua vita, a partire dall'infanzia nei cortili di Livorno fino a quel memorabile «colpo di fortuna» sugli scogli in cui, per puro caso, Paolo Virzì lo scelse per il film "Ovosodo". Gabbriellini ricorda l'inconsapevolezza di quegli anni d'esordio e l'avventuroso e «psicopatico» sbarco al Festival di Venezia nel 1997. Tra le riflessioni sull'animo malinconico della sua città natale e i retroscena del documentario su Lindsay Kemp, il regista affronta i temi caldi del suo ultimo lavoro, "La città dei vivi". Arrivato alla soglia dei cinquant'anni con la ferma convinzione di avere «il corpo che mi camuffa, ma mi sento ancora un ragazzino», confessa il profondo sollievo di non dover più rincorrere l'obbligo di essere un enfant prodige, liberandosi finalmente dalla spietata competitività e dal ritmo estenuante che la giovinezza impone a tutti i costi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Emanuela Fanelli: «Volevo raccontare una storia che fosse un puro fallimento, senza scuse e senza appelli»
2026/10/01
Ep. 154: Interrogata all'ultimo anno di liceo da una severissima professoressa di geografia astronomica, si inventò di sana pianta una teoria inesistente sui pianeti pur di far ridere i compagni di classe, scoprendo fin da giovanissima che «se devi fare il numero, devi essere convinto». In questa intervista con Malcom Pagani, Emanuela Fanelli racconta i retroscena di "Peccato", la nuova serie comedy che la vede protagonista. Rigettando l'idea di un umorismo calato "dall'alto" e l'ansia dei tempi moderni per la «condanna dei virgolettati», l'attrice riflette sulla genesi della sua comicità: dalle risate che accompagnavano i momenti difficili nella sua famiglia all'influenza fondamentale di Anna Marchesini, un vero genio capace di insegnarle le sfumature dell'assurdo. Tra un omaggio alla commovente battuta finale del "Dramma della gelosia" di Ettore Scola e una surreale parentesi sui suoi traumi infantili guardando Fantozzi e Dumbo, Emanuela Fanelli rivela la propria consapevolezza da artista che ha conosciuto la gavetta (dal call center alle scuole materne) e che oggi sa guardare con leggerezza alle storture di un ambiente dove l'ego è sempre pronto a divorare la gratitudine. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Gianni Amelio: «A me non importa se un film è tratto da una storia vera. Mi importa che trasmetta verità»
2026/09/24
Ep. 153: Cresce a San Pietro Magisano, in una casa senza acqua corrente né elettricità, e da bambino scambia il cinema Politeama di Catanzaro per «la casa della signora Gilda». In questa intervista con Malcom Pagani, Gianni Amelio attraversa le assenze e gli incontri che hanno costruito la sua vita: il padre emigrato in Argentina, la madre Audina, «una specie di spirito guida», l’arrivo a Roma e i set con Anouk Aimée, Anna Magnani e Jean-Louis Trintignant. Racconta l’origine autobiografica di "Nessun dolore", nato da una casa che si riempì dei parenti del figlio adottivo, e torna sui temi che attraversano il suo cinema: la famiglia, la migrazione, la paura e l’accoglienza, perché «respingere esseri umani è un delitto». Tra l’Oscar che «porta sfiga», il desiderio di tornare subito sul set e l’orgoglio di essere «un padre eccezionale» e «un nonno ancora più perfetto», conferma il solo patto che non ha mai voluto infrangere: «Non tradirei mai lo spettatore». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Marco Bechis: «Io elaboro tutto quello che mi è successo, elaboro come fanno gli artisti»
2026/09/17
Ep. 152 Nonostante i momenti di gioia, nella sua vita c'è «sempre una venatura di colpa» e che ciò che resta addosso col tempo non è il dolore della tortura che ha subito, ma l'inadeguatezza «per essere vivo, mentre gli altri non sono mai più tornati». In questa intervista con Malcom Pagani, lo sceneggiatore e regista Marco Bechis ripercorre il trauma fondativo della sua esistenza: il sequestro del 19 aprile 1977 e i dieci giorni di prigionia vissuti nel Club Atlético, uno dei 430 centri di detenzione illegale in Argentina. Sopravvissuto alla dittatura, Bechis analizza le derive psicologiche di una impunità inconscia per cui il reduce si sente legittimato dal dolore a prevaricare sugli altri. Nel ripercorrere il suo esilio in Italia, dall'accoglienza in una casa occupata a Milano in "quota rifugiato" in un collettivo omosessuale, fino all'innalzamento di muri interiori ed esteriori, Bechis svela la matrice artistica che anima i suoi lavori, da "Garage Olimpo" all'ultimo "Ritorno a Buenos Aires". Rigettando ogni forma di psicanalisi e le derive "pornografiche" del dolore sbattuto in prima pagina, il regista spiega perché la potenza del cinema, secondo lui, risieda nel "caos organizzato" del set e nel suggerire la violenza anziché mostrarla, per lasciare nello spettatore un'eco insopportabile e persistente e ricordare che le atrocità del passato sono un modello autocratico «tragicamente attuale». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Pietro Castellitto: «La strada verso la personalità non deve essere costruita, se no diventa posticcia»
2026/09/10
Ep:151. Dice che «l'ironia è il metro migliore per valutare le persone». In questa intervista con Malcom Pagani, Pietro Castellitto ripercorre l'eredità artistica di una famiglia che ha sempre «desacralizzato ogni cosa». Dal set dove a sei anni scopre l'alba per la prima volta alle prime insofferenze giovanili piene di tic, fughe e teatrini surreali, Castellitto esplora la propria malinconia per l'infanzia, l'eterna illusione del passato come luogo dove, per lui, «le speranze svolazzano libere». L'attore e regista racconta poi il senso di asfissia nel dover sempre combattere i pregiudizi di chi «presume di conoscerti» e la pausa dal cinema a 24 anni per rifugiarsi in un esilio filosofico, e svela infine i dettagli della sua attualità e dei suoi ultimi progetti, e la recente e surreale parentesi tennistica alla Nadal Academy. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dario Aita: «Per me la scena è la salvezza»
2026/09/03
Ep. 150: Dice che ha iniziato a recitare per «l'esigenza di fuggire da casa mia» e che il poter essere qualcun altro per mesi rappresenta una dolcissima dannazione che gli offre «una tregua da me stesso». In questa intervista con Malcom Pagani, Dario Aita ripercorre le tappe della sua vita e della sua carriera: dalle radici nel quartiere palermitano di Cruillas alla fuga in pullman verso Roma a diciannove anni, guardando dal finestrino la sua vecchia vita. L'attore confessa di non aver coltivato la vocazione della recitazione fin da bambino, ma di aver trovato nel palcoscenico un luogo privo di regole e l'unica vera terapia a un'ansia cronica che descrive come «una sorta di fame». Aita svela poi con estrema lucidità numerosi retroscena sui set e sui registi incrociati nel suo percorso: dai primi passi spaesati ne "La prima linea" di Renato De Maria, dove per restare nell'inquadratura fu costretto a recitare spalla a spalla con Riccardo Scamarcio, la profonda immersione per interpretare Franco Battiato e il surreale primo incontro con Paolo Sorrentino per "Parthenope". Difendendo l'onestà intellettuale di chi sa riconoscere i progetti mediocri senza ipocrisie, Aita dice di trovare la gioia più assoluta negli occhi della figlia, il suo personale «stargate» verso un altrove. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Guido Brera: «Chi controlla le parole controlla le cose»
2026/07/30
Ep. 149: Dice che «dolore» nella vita l'ha sempre incontrato e che, anzi, non trovarlo e non capire così dove sta e come si sta muovendo, lo «terrorizza». Ragazzo riflessivo nella Roma degli anni '80, cresciuto con il mito dell'Argentario e con le tensioni tra la semplicità materna e l'animo aristocratico, seppur libero da etichette, del padre, in questa intervista con Malcom Pagani, Guido Brera ripercorre le tappe di una vita vissuta tra la voglia di riscatto e il desiderio di appartenenza. Brera racconta di aver trovato presto la propria strada allontanandosi da una capitale in cui, confessa, era «tagliato completamente fuori»: da un back office in Fineco fino a fondare una società a soli 29 anni, l'imprenditore racconta poi l'ascesa fulminea e totalizzante nel mondo spietato degli hedge fund. Tra l'ammissione dei propri errori sui divieti imposti ai figli e le riflessioni sulla finanza moderna, trasformatasi in strumento biopolitico entrando prepotentemente «nella carne delle persone», Brera si sofferma sui bivi fondamentali della sua esistenza: dall'esperienza dura ma formativa come volontario alla Stazione Centrale di Milano accanto a Frate Ettore, fino al ritiro esistenziale, in un momento di estrema fragilità, in un maso di montagna a 2000 metri. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Michele Masneri: «Quelli che sono stati felici adolescenti secondo me sono dei mostri»
2026/07/23
Ep. 148: Dice che le vecchie zie all'Olgiata non avrebbero mai «l'ascella pezzata» e che Roma ha una capacità «abbandonica» di farti «stare tra le rovine». In questa intervista con Malcom Pagani, Michele Masneri ripercorre le sue radici, diviso fin dall'infanzia tra i nonni paterni "fattivi" e una nonna materna araldica dedita a genealogie e film di Visconti. Fuggito dalla "Pretoria" di Brescia e dalle mitomanie di Gorizia per approdare alla Capitale, il giornalista riflette sulla fauna letteraria e sociale del nostro tempo, partendo dai fari intramontabili del Novecento: dall'Ennio Flaiano capace di non farsi mai inglobare nel "canone" dei giusti, all'Alberto Arbasino "lord inglese" ed esemplare per il suo 100% di presenze in Parlamento. Tra aneddoti leggendari, come i sadici colloqui telefonici di un'estate fantasma con l'ingegnere Carlo De Benedetti, Masneri osserva le nevrosi dell'epoca contemporanea: dall'abitudine di schierarsi in "batteria" per paura di una shitstorm sui social all'esasperazione della purezza morale a tutti i costi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Valerio Aprea: «Nasco disfattista e pessimista. Spero di morire dall'altra parte»
2026/07/16
Ep. 147: Per lui «tutte le cose terribili della vita che ci possono capitare, dalla più infima alla più clamorosa, non sono morti, ma sono porte oltre le quali scopri che: "Ah, aspetta un po', ma non è la fine, non sono le colonne d'Ercole. C'è il mare». In questa intervista con Malcom Pagani, Valerio Aprea racconta un’infanzia, che ricorda come il periodo «dell'impossibilità decisionale», scandita dal concetto appreso in famiglia per cui «la vita è pericolo», e dalle interminabili notti passate respirando il fumo passivo mentre i genitori giocavano a poker. Dal senso di smarrimento a scuola per paura di perdersi le dinamiche umane al primo corso di recitazione scoperto per caso fuori dalla discoteca Alien, l'attore attraversa i momenti fondamentali del suo percorso: confessa le prime delusioni lavorative, la tesi su Luciano De Feo che gli valse il 110 senza lode in Storia del Cinema, l'elogio alla precisione millimetrica e "sensoriale" di Gabriele Muccino e il legame simbiotico e indissolubile con Mattia Torre, che, dice Aprea, si è solo «andato a levare il dente» prima di lui. «Poi lo dovrò fa' io», conclude. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Francesco Bruni: «Comprendere la regia è un percorso molto lungo e io sono un po' in ritardo»
2026/07/09
Ep. 146: Dice che, se continuerà a fare il regista, bisognerà che cominci a guardarsi «anche un po' fuori da me». In questa intervista con Malcom Pagani, Francesco Bruni ripercorre il trasloco a Livorno, l'amicizia storica con Paolo Virzì e gli anni della formazione al Centro Sperimentale, tra partite a palletta in corridoio e l'affiancamento a giganti come Suso Cecchi D'Amico e Furio Scarpelli. La conversazione è punteggiata di aneddoti, dal rifiuto di incassare le provocazioni di Claudio Caligari al loro primo incontro, fino all'esperienza con Spike Lee, definita «una delle più grandi delusioni umane e professionali». Passato tardivamente dietro la macchina da presa con "Scialla!", grazie all'intuizione di Beppe Caschetto, Bruni affronta anche il capitolo più crudo della sua vita: un tumore vissuto nell'attesa come un «dead man walking», malattia che ha fatto evaporare vecchi amici, e che gli ha insegnato a misurare il tempo residuo, come Nanni Moretti nella scena del metro in "Aprile". Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Marco Risi: «Di ogni cosa si poteva modificare il senso se si riusciva a riderne»
2026/07/02
Ep. 145: La sua stagione preferita è l'inverno, preferita all'estate, di cui ha sempre patito il declino della luce e il fatto che, per quanto bellissima, ad un certo punto finisca, esattamente come con gli amori da cui ha sempre preferito sfuggire perché temeva «il finale, il momento tragico». In questa intervista con Malcom Pagani, Marco Risi ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo, dal primo traumatico approccio con il grande schermo davanti alla locandina di "Marcellino pane e vino" alle passeggiate in via Veneto incrociando Federico Fellini. Risi racconta la sua personale visione della regia, ricordando la severità con cui costrinse un giovane Claudio Amendola a «sbagliare» sul set di "Mery per sempre" pur di farlo mimetizzare con la naturalezza dei ragazzi siciliani, e il passato di Silvio Berlusconi come produttore del suo film "Soldati - 365 all'alba". Oggi, forte di una spocchia giovanile ormai superata, Risi si descrive come un uomo malinconico che non si fida «fino in fondo» degli altri, confessando il rovescio della medaglia di una vita dietro la macchina da presa: la spietatezza di un’educazione paterna che però formava i caratteri, il dolore silenzioso per la perdita di amici adorati che oggi non può più «chiamare al telefono» e il privilegio faticoso di stare da soli. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Paola Pitagora: «Sono sempre stata una grande fuggitiva»
2026/06/25
Ep. 144 Secondo lei, «la vecchiaia è un regalo», un momento della vita in cui la memoria si trasforma in un flusso libero e guizzante, capace di restituire intatti frammenti di un'esistenza straordinaria vissuta sempre da «grande fuggitiva». In questa intervista con Malcom Pagani, Paola Pitagora, all'anagrafe Paola Gargallo, ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo: dai ricordi d'infanzia nella Roma del dopoguerra agli anni folli e turbolenti con i pittori della "scuola di Piazza del Popolo". L'attrice snocciola retroscena, dalle prime «15mila lire a sera» guadagnate come figurante accanto a Renato Mambor, sul set de "La Dolce Vita", alla «peggior cazzata» degli esordi per cui, su suggerimento di Franco Cristaldi, fu spedita a Belgrado per farsi notare dal regista Gillo Pontecorvo che sul set di "Kapò" la liquidò, intimandole di dover perdere almeno «una quindicina di chili» per sperare di ottenere un ruolo. Paola Pitagora svela con lucidità anche i lati più oscuri del successo, dalla genesi de "I pugni in tasca" con Marco Bellocchio e l'irrequieto Lou Castel, un cult eversivo girato gratis, al peso insostenibile delle calunnie subite dopo il trionfo televisivo ne "I Promessi Sposi". Tra il rifiuto dei compromessi che l'ha resa «una grande fuggitiva» e le furiose liti di gelosia finite lanciando un materasso dalla tromba delle scale, Pitagora guarda al futuro senza rimproverarsi nulla se non di essere stata poco pianificatrice, augurandosi che la fine sia breve e trovando la sua personale forma di meditazione nella quiete della solitudine e nel lavare i piatti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Fiorenza Sarzanini: «Non è morto il cinema, non è morto il giornalismo, non è morta la letteratura»
2026/06/18
Ep. 143: Secondo lei, per fare questo mestiere, «nei posti bisogna starci». In questa intervista con Malcom Pagani, Fiorenza Sarzanini racconta un’infanzia scandita dagli squilli notturni del vecchio telefono SIP e dai ricordi di un padre cronista. Dalle prime cronache di quartiere scritte nascosta «dietro l'armadio dell'archivio» del Messaggero, la condirettrice del Corriere della Sera intreccia la sua storia e i suoi drammi a quelli del Paese: l’anno dell'anoressia affrontato a ventitré anni senza mai smettere di lavorare, la scelta di sfilare in mezzo agli autonomi durante il G8 di Genova nel giorno della morte di Carlo Giuliani e l'immedesimazione nel dolore delle madri dell'Aquila. Tra il rifiuto dei social per proteggere la propria credibilità professionale e la paura quotidiana di subire un "buco" dalla concorrenza, Sarzanini rivendica una «passione sfrenata» che la tiene in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, confessando che l'unico modo per trovare un po' di pace è staccare il telefono e immergersi nel silenzio del mare. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Podcast reviews

Read Dicono di te podcast reviews


4.8 out of 5
5 reviews
★★★★★
F205S 2025/05/22
Divorato!
Vi ascolto da Boston, ho divorato tutti e 93 gli episodi usciti fino ad oggi, e ho sviluppato una piccola cotta per Malcom. Domande sempre ficcanti e ...
★★★★☆
Lucy Gracy 2023/09/06
Ottimo
Bel podcast, il giornalista fa domande intelligenti e si vede che ha fatto una ricerca approfondita su ognuno dei personaggi prima di intervistarli (e...
★★★★★
ARIAofNY 2023/07/13
Podcast Fantastico
Intelligente con un energia calma, che ti fa sentire come se fossi in salotto con loro, a bere un caffè. Ma soprattutto parlando di cose intelligenti,...
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