
Advertise on podcast: LARMANDILLO
This podcast has
38 episodes
Language
ItalianPublisher
RSI - Radiotelevisione svizzeraExplicit
No
Date created
2024/11/11
Latest episode
2026/06/08
Average duration
39 min.
Release period
13 days
Description
Armando Ceroni si lancia nelle produzioni digitali e ripercorre le fasi salienti della propria carriera giornalistica in compagnia di Nicolò Casolini e di ospiti di spessore. Mezz’ora da passare con il sorriso e in leggerezza, rivivendo con i protagonisti le emozioni, le gioie e i dolori sportivi degli anni andati con aneddoti inediti, mai divulgati. Un’esclusiva che vi accompagnerà per otto puntate, pubblicate ogni lunedì.
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Fabio Capello - I leggendari Mondiali 1998-2022
2026/06/08
Fabio Capello ha vissuto i Mondiali da protagonista solo nel 2010 in Sudafrica, una rassegna negativa per la sua Inghilterra ma condizionata da un grande “What If”: il (non)gol di Lampard visto da mezzo mondo meno che dall’arbitro e dagli assistenti. ”Mi è rimasto ancora sul groppone, quella rete avrebbe cambiato sicuramente l’esito finale perché la Germania era inesperta e una rimonta dal 2-0 al 2-2 nel primo tempo li avrebbe impauriti”, ha dichiarato il mister a LARMANDILLO.
Nella seconda puntata a lui dedicata, il 79enne ha passato in rassegna tutte le edizioni dal 1998 al 2022. Capello non è un tipo alla Jacquet: “Penso che le riunioni con i giocatori siano una cosa sacra, un’intromissione dei giornalisti nello spogliatoio l’avrei vista con pessimo occhio”. Tecnologia-video che invece approva per evitare situazioni spiacevoli come l’arbitraggio di Italia-Corea del Sud nel 2002. Per lui “non era un match credibile, partite del genere mi portano a essere a favore del VAR”.
Nel 2006 invece si soprese della testata di Zidane: “Più la rivedo, più non riesco a interpretarla. Da un giocatore del genere poi, con quella classe. Zizou faceva gol con qualsiasi parte del corpo. Ancora più difficile da comprendere fu il Mineirazo del Brasile contro la Germania (2014) invece: “Un evento impensabile: la pressione li ha schiacciati e non sono riusciti nemmeno a fare le cose elementari”. A rubargli l’occhio nel 2018 e nel 2022 è stato Mbappé: “È quel classico giocatore che non ti permette mai durante i 90’ minuti di rilassarti”.
Fabio Capello - I leggendari Mondiali 1970-1994
2026/06/01
Un viaggio emozionante attraverso i Mondiali di calcio dal 1970 al 1994 in compagnia di Fabio Capello. L’ex campione e allenatore si racconta ad Armando Ceroni ripercorrendo i momenti più iconici della storia del calcio: da Pelè a Maradona, da Paolo Rossi a Roberto Baggio. Capello svela retroscena inediti come il crollo dell’Italia nel 1974 dopo la distribuzione delle maglie a Coverciano, racconta la delusione per l’esclusione dal Mondiale del 1978 e celebra i trionfi azzurri. Non mancano aneddoti personali, come l’incontro con Pelè negli Stati Uniti, e analisi tecniche sui più grandi campioni della storia. La puntata si chiude con la formazione ideale di Capello dei Mondiali 1970-1994.
Walter Samuel e Pierluigi Tami. Argentina campione e Svizzera KO contro il Portogallo: due facce del Qatar
2026/05/25
Due facce della stessa medaglia. Walter Samuel e Pier Tami si ritrovano a Larmandillo per raccontare il Mondiale del Qatar 2022 da prospettive opposte: l’Argentina campione del mondo e la Svizzera eliminata dopo il disastroso 6-1 contro il Portogallo.
Samuel, assistente di Scaloni, rivela i retroscena di uno dei Mondiali più emozionanti di sempre: dalla sconfitta iniziale con l’Arabia Saudita alla parata decisiva di Martinez su Kolo Muani. E racconta un Messi trasformato: “È diventato più intelligente, sapeva quando accelerare”.
Tami dal canto suo non nasconde la delusione per l’eliminazione svizzera, causata da un virus mal gestito: “Abbiamo corso 10 km in meno del Portogallo, come avere un giocatore in meno”. Una sconfitta che ha portato a una rivoluzione dello staff medico della nazionale.
Yann Sommer: le parate leggendarie e l’addio alla Nazionale
2026/05/18
“Io non ho mai vissuto un compleanno di mia figlia insieme a lei”. Yann Sommer, parlando della sua secondogenita nata durante l’Europeo 2020, racconta uno dei sacrifici più grandi della sua carriera in Nazionale, ovvero la lontananza dalla famiglia. Una condizione che ha pesato nella decisione di dire addio alla maglia rossocrociata dopo dodici anni e 94 partite.
Il portiere dell’Inter si racconta ad Armando Ceroni, rivivendo le parate che hanno fatto la storia. Come quella su Mbappé agli ottavi dell’Europeo 2020: “Non ero sicuro che il mio piede fosse ancora sulla linea. Per fortuna sì”. Una parata che ancora oggi fa emozionare i tifosi svizzeri, in una partita incredibile contro la Francia, vinta ai rigori dopo essere stati sotto 3-1.
Sommer ripercorre anche i momenti più difficili, come la sconfitta contro il Portogallo al Mondiale 2022, quando giocò nonostante una settimana di febbre alta. “Murat Yakin ha detto che se potesse tornare indietro non mi avrebbe fatto giocare. Ma abbiamo deciso insieme. Mi sentivo bene…ma non al 100%”, ammette con un sorriso amaro.
Il portiere svela anche retroscena inediti, come gli allenamenti “strani” con Patrick Foletti, che gli mandava video motivazionali prima di ogni partita e faceva tuffi sul letto durante le videochiamate per spiegargli gli esercizi. “Lui è una parte incredibile della mia carriera. Con lui possiamo parlare anche di altre cose, non solo di calcio”.
E poi c’è la musica, altra grande passione: “Preferisco Bruce Springsteen, mi piace il rock. I Rolling Stones meno”. Quanto all’altezza (1,83m) che gli è valsa il soprannome di “portiere bonsai” in Germania, Sommer conferma di non ricordare di avere preso un gol perché troppo basso.
Gelson Fernandes: il VAR, il palo di Dzemaili e il 7-1 del Mineirazo
2026/05/11
Il viaggio inizia con il Sudafrica 2010, un’edizione dal sapore speciale, disputata per la prima volta in Africa sotto il segno di Nelson Mandela. Un personaggio che per Fernandes “significa coraggio. Significa libertà. Significa umiltà. Significa un simbolo per l’Africa e per il mondo”. E proprio in quel Mondiale, contro la Spagna, arrivò uno dei gol più iconici della sua carriera. Pur non essendo “un grande gol” da un punto di vista tecnico, rappresenta alla perfezione la sua fame. In quella rete c’è “tanta rabbia e mentalità, e sono molto felice di averlo segnato”. Un’emozione amplificata dal suo percorso: “Sono venuto da un piccolo paese nelle isole di Capo Verde, quindi per me fare un gol al Mondiale con la Svizzera, una terra che mi hai dato tutto, era molto simbolico”.
Mauro Lustrinelli e Gianluca Zambrotta: il Mondiale 2006 tra rimpianti e gloria
2026/05/04
Il fischio d’inizio di una partita ai Mondiali, l’adrenalina che scorre nelle vene, il peso di un’intera nazione sulle spalle. Cosa si prova in quei momenti? Mauro Lustrinelli, attaccante della Svizzera in quel torneo, e Gianluca Zambrotta, campione del mondo con l’Italia proprio quell’anno, ripercorrono le emozioni, le gioie e le delusioni di un’esperienza indimenticabile.
Il Mondiale 2006, per Mauro Lustrinelli, rappresenta un ricordo agrodolce. La Svizzera esce da quel Mondiale senza aver subito nemmeno un gol nei tempi regolamentari, eliminata ai rigori dall’Ucraina. Un rimpianto ancora vivo per l’attaccante: “Peccato perché c’era un bel quarto di finale contro l’Italia. Avrei voluto giocarlo”. Un’eliminazione che ha lasciato l’amaro in bocca, anche per la gestione dei rigori. Lustrinelli confessa: “Col senno di poi l’avrei dovuto battere io come primo”, sottolineando quanto sia importante che il primo rigorista sia “quello più sicuro”. “Da allenatore, quando capita una situazione simile e ti accorgi che diversi nel gruppo non se la sentono, diventa dura”.
Per Zambrotta, invece, il Mondiale 2006 non è stato solo una vittoria, ma la dimostrazione che “non è vero che la squadra più forte vince. È quella che dà l’anima”. C’era un Brasile che aveva davanti Adriano, Kakà, Ronaldinho, Ronaldo... di cosa stiamo parlando?” L’Italia ha dato tutto e dava l’anima”. Un “fuoco dentro” che, come sottolinea Lustrinelli, “è cresciuto” durante il torneo, soprattutto dopo la vittoria contro la Germania.
Youri Djorkaeff: quando tratti male il calcio…il calcio alla fine ti tratta male
2026/04/27
Youri Djorkaeff, l’ex fantasista francese campione del Mondo e d’Europa con la sua Nazionale, ripercorre le tappe di una carriera straordinaria, culminata nella conquista del titolo mondiale. Un successo che, come racconta lo stesso Djorkaeff, andò ben oltre il rettangolo verde: “Abbiamo cambiato il paese”, afferma con orgoglio, sottolineando il ruolo unificante di quella vittoria per una Francia multietnica. L’intervista non è solo un tuffo nel passato, ma anche un’occasione per scoprire il lato più intimo dell’uomo Djorkaeff. Il calcio, per lui, non è mai stato un semplice lavoro, ma una passione viscerale, un divertimento costante. “Non posso immaginare che il calcio è un lavoro” confessa, rivelando un approccio quasi fanciullesco che lo ha accompagnato fino alla fine della carriera, a New York, a 38 anni.
Daniele Massaro: i trionfi con il Milan e il Mondiale ‘94, tra Sacchi e la “Provvidenza”
2026/04/20
La sesta puntata de LARMANDILLO ci riporta nel mondo del calcio che fu, con un ospite d’eccezione: Daniele Massaro. L’ex attaccante del Milan, soprannominato “Provvidenza” per la sua capacità di risolvere le partite, si racconta ripercorrendo le tappe della sua carriera, dai primi calci al pallone fino ai trionfi internazionali, con un occhio di riguardo ai Mondiali del ‘94.
Della finale contro il Brasile, Massaro ricorda l’occasione mancata: “Sono arrivato col passo lungo. Potevo ancora aspettare, fargli un pallonetto. Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi dico: ‘Sei stato un pollo’”. E a proposito del suo soprannome “Provvidenza”, Massaro svela che fu Carlo Pellegatti a coniarlo: “Ogni volta che entravo mi chiamava Beep Beep per una certa velocità che avevo, e Provvidenza perché avevo la fortuna di cambiare il risultato in partita in corso”.
Roberto Donadoni: le notti magiche di Italia ‘90
2026/04/13
La quinta puntata de LARMANDILLO ospita Roberto Donadoni, protagonista di un viaggio tra ricordi e riflessioni che parte dalle “Notti Magiche” dei Mondiali di calcio di Italia 1990: “la ascoltavamo volentieri. Era una canzone che piaceva a tutti. Credo che fosse veramente una melodia azzeccata”. L’ex del Milan racconta anche di un ruolo, quello dell’ala, che non esiste più: “sono cambiate un po’ le dinamiche del gioco”. Poi riflette con sincerità su un suo limite, quello di avere dei limiti in fase di realizzazione: “fin dall’età di otto-dieci anni, c’era un po’ una regola che mi imponevano, che era quella di non superare la metà campo o, in alternativa, di non potere fare gol. E poi questa cosa qui di non fare gol mi è rimasta un po’ addosso”.
Jorge Valdano. La Mano de Dios e le maglie pirata
2026/04/06
La quarta puntata de LARMANDILLO dedicata ai Mondiali ci porta a Messico 1986, ovvero alla kermesse iridata che ha catapultato Diego Armando Maradona nel mito del calcio, soprattutto per i suoi due gol nel quarto di finale con l’Inghilterra. Ma Maradona non fece soltanto quei due gol, l’Argentina non fu solo Maradona e alla vigilia di quel Mondiale non aveva certo i favori del pronostico, come ha spiegato Jorge Valdano, protagonista in quell’Albiceleste con una doppietta all’esordio con la Corea del Sud e altre due reti, di cui una nella finale con la Germania.
Jorge Valdano - Lingua originale
2026/04/06
Bruno Conti: l’Italia di Enzo Bearzot e il mentore Niels Liedholm
2026/03/30
Bruno Conti, soprannominato Marazaico dall’unione tra Maradona e Zico per evidenziarne le doti, parla del Mondiale del 1982. Una cavalcata, quella degli Azzurri, nata tra le polemiche per le convocazioni di Enzo Bearzot. Una puntata tra ricordi e aneddoti su quella rassegna iridata e sulla sua carriera calcistica.
Ruud Krol: l’Olanda del Calcio Totale tra Trionfi e Sconfitte Mondiali
2026/03/23
Ruud Krol, leggenda dell’Ajax e della nazionale olandese, racconta ad Armando Ceroni l’epoca del calcio totale. Dai trionfi dell’Ajax alle finali mondiali perse nel 1974 e nel 1978, passando per il rapporto con Rinus Michels e il talento unico di Johan Cruijff. La storia di una squadra che non vinse il Mondiale, ma cambiò per sempre il modo di giocare a calcio.
Dino Zoff e il calcio senza compromessi
2026/03/16
Armando Ceroni ospita l’ex portiere e allenatore nella nuova stagione de LARMANDILLO, dedicata alla storia dei Mondiali.
I Mondiali si avvicinano e Larmandillo ripercorre la storia del più grande appuntamento del calcio. Un viaggio nel tempo che parte da Dino Zoff, simbolo di un calcio fatto di rigore morale e valori sportivi, e da Mexico 70. Fu l’edizione della leggendaria semifinale tra Italia e Germania, la celebre “partita del secolo”, ricordata da Zoff come “drammatica, favolosa, triste. Poi l’esplosione di felicità”.
Ma è parlando del calcio di oggi che Zoff diventa più diretto. Il bersaglio sono le simulazioni e l’idea di “furbizia” sempre più tollerata nel gioco. “Il VAR è una cosa buona. Portato all’eccesso diventa cattivo. Basta che uno si butti per terra e faccia credere di essere morto”, osserva, rimpiangendo un calcio in cui, come ricorda Ceroni, giocatori come Maradona o Zico prendevano colpi durissimi ma si rialzavano subito.
Per Zoff la questione è soprattutto culturale. “La parola che odio è furbo”, afferma senza giri di parole. “Cosa significa? È stato furbo a farsi dare rigore… è stato furbo… ha rubato. Perché dobbiamo trasformare le parole per giustificarlo?” Un principio che per lui dovrebbe restare alla base dello sport: “Io devo sapere che tu sei più forte di me, non che sei più furbo perché mi rubi”.
Mario Gavranovic e Antonio Manicone, ricordi rossocrociati
2025/12/08
“Sapevo che se fosse arrivata una palla, sarebbe stata un’occasione. Ero pronto, aspettavo solo quello”. Mario Gavranovic, ex attaccante della Nazionale svizzera, ricorda così il suo gol storico contro la Francia agli Europei 2021. Nell’ultima puntata del podcast Larmadillo, Gavranovic ripercorre i momenti salienti della sua carriera.
Sul gol che ha permesso alla Svizzera di pareggiare contro la Francia, Gavranovic aggiunge: “Era tutto il torneo che ero veramente in forma”. L’attaccante svela anche il rimpianto per la Serie A sfiorata: “Più volte ho avuto offerte dall’Italia, ma ho sempre scelto un’altra strada. Quando sono andato alla Dinamo Zagabria avevo altre opzioni, ma lì potevo giocare per il campionato e la Champions League”.
Accanto a lui, Antonio Manicone, ex vice allenatore della Nazionale svizzera, condivide i suoi ricordi: “Non sarei mai andato via dalla Nazionale svizzera. Vivevo bene, la qualità della vita era 9,9 periodico. È stato fantastico, come un bambino in un ambiente nuovo”.
Gavranovic rivela anche dettagli sulla sua tecnica: “Nei rigori se tiri forte e preciso fai sempre gol. Io preferisco tirare alto, perché ho quella precisione che mi permette di non metterla a mezza altezza”. E sulla sua carriera in Nazionale aggiunge con orgoglio: “Ho la percentuale migliore, un gol ogni 106 minuti”.
Un viaggio tra ricordi ed emozioni di due protagonisti del calcio svizzero degli ultimi anni, che regalano uno spaccato inedito dietro le quinte della Nazionale rossocrociata, con un focus particolare sulle gesta di Gavranovic, uno degli attaccanti più prolifici della storia svizzera.
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