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This podcast has
89 episodes
Language
ItalianPublisher
Chapeau MediaExplicit
No
Date created
2024/12/15
Latest episode
2026/10/27
Average duration
29 min.
Release period
10 days
Description
Parliamo con gli imprenditori e i manager più importanti d'Italia. Raccontiamo le loro storie per scoprire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono, i loro errori e i consigli PRATICI.
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L’Italiano che Ha Creato le WINX e Fattura €120 MILIONI 🧚 Iginio Straffi, Rainbow
2026/10/27
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Nel 1993 un 28enne di Macerata lascia un lavoro strapagato in Francia per disegnare fumetti. Oggi fattura €120 milioni e ha lo studio di cartoni animati più grande d’Europa.
Iginio Straffi nasce a Gualdo nel 1965. Inizia a disegnare fumetti da bambino e al liceo lavora già per 2 agenzie pubblicitarie. Per mancanza di soldi, al posto di studiare grafica come sognava, segue Lingue a Macerata.
Dopo una prima esperienza in Comic Art, nel 1988 Iginio viene chiamato a disegnare Nick Raider da Sergio Bonelli, la casa editrice di Tex. 4 anni dopo uno studio francese lo porta a Parigi e poi in Lussemburgo, dove impara a realizzare cartoni coi primi computer.
Nel 1993 Iginio torna in Italia, forma una squadra con gli amici che lavoravano in fabbrica e investe tutti i suoi risparmi in 2 computer. 2 anni dopo trova un socio, Don Lamberto Pigini, un piccolo editore locale: nasce così la Rainbow.
Il primo prodotto originale di Iginio è Tommy & Oscar, un videogioco con un alieno rosa che mangia la musica. Costa 150 milioni di lire e Iginio lo vende porta a porta in 23 paesi, incassando oltre 1 miliardo di lire.
Proprio mentre lavora al cartone di Tommy & Oscar però, la crisi delle tigri asiatiche del 1997 fa fallire il suo cliente più grande e la Rainbow rischia di fallire. Inizia allora una vendita disperata di Iginio in tutto il mondo, che permette all’azienda di salvarsi.
Nel 2001 arriva la svolta: fate e streghe nei cartoni animati sono uguali da sempre, così Iginio pensa quindi di rinnovare le fate come ragazze comuni che vanno a scuola e lottano contro le bulle, ovvero le streghe. Il design si ispira a star del momento come Britney Spears e Jennifer Lopez. Nascono così le Winx.
Dopo 3 di lavoro, nel 2004 le Winx arrivano in TV e conquistano l’Italia. Dopo qualche mese sono in tutta Europa e negli Stati Uniti. Iginio ha un’intuizione: punta subito sul licensing e affida le bambole delle Winx a Mattel e Giochi Preziosi. In 3 anni, il fatturato di Rainbow passa da €10 a €60 milioni e le Winx sono tra i marchi più profittevoli al mondo.
Nel 2011 c’è un cambio ai vertici: Pigini vende il suo 30% a Viacom, il gruppo di Nickelodeon, che paga la quota €62 milioni e promette di migliorare la presenza in America.
Nel 2015 Iginio compra Bardel, lo studio canadese che anima Rick and Morty, e 2 anni dopo Colorado Film, con cui produce film come Il fabbricante di lacrime.
Nel 2023 il fondatore di Rainbow non si trova più bene col nuovo partner e decide quindi di prendere un debito multimilionario per ricomprare il 30% della società da Paramount (ex Viacom).
Oggi l’azienda dietro le Winx fattura €120 milioni e ha lo studio di animazione più grande in Europa. Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Iginio nella sede di Rainbow nelle Marche per scoprire tutta la sua storia:
(00:00) Chi è Iginio Straffi
(01:07) I fumetti da bambino e l'università a Macerata
(02:11) I primi lavori e il contratto con Bonelli a 23 anni
(03:56) Lascia Bonelli per 7 milioni di lire in Francia
(06:09) Spende tutti i risparmi per un computer e fonda Rainbow (Da 0 a 1)
(09:36) Tommy & Oscar: il videogioco rotto e il primo $1 milione
(11:55) Gira il mondo per vendere Tommy & Oscar
(13:00) Rainbow rischia di fallire per la crisi delle tigri asiatiche
(15:01) Fare soldi come i Pokèmon: le licenze
(17:23) Inventa le Winx
(19:09) Porta Rainbow a €60 milioni e firma con Mattel
(22:05) Vende il 30% a un gruppo americano
(24:55) La clausola che rischia di far saltare Iginio
(26:23) Compra lo studio di Rick and Morty e arriva a €87 milioni
(28:51) Si indebita fino al collo per ricomprare la società
(31:34) Numeri oggi e il fallimento più grande
(33:31) Consigli
La più Grande Azienda di S€x Toys in Italia Fa €11 MILIONI 🍑 My Secret Case
2026/10/20
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Nel 2014, una 30enne di Napoli vende vibratori online senza 1€ in tasca. Oggi fattura €15 milioni e ha il sito di s3x toys più grande d’Italia.
Norma Rossetti nasce a Castellammare di Stabia nel 1984. Si diploma all’Istituto d’Arte, studia fotografia a Firenze e realizza un reportage nelle Vele di Scampia che vince diversi premi.
A 25 anni, però, la madre si ammala gravemente. Norma quindi si ferma quasi 4 anni per assisterla e gestire il fallimento della sua piccola azienda.
Nel 2013 si trasferisce in Malesia col fidanzato, che lavora per l’incubatore di startup Rocket Internet. Lì ha un’intuizione: in Italia esistono centinaia di piccoli sexy shop sparsi per il paese, Norma allora pensa a un e-commerce di s3x toys per donne e coppie che sia anche una community.
Nel 2014, quindi, torna a Milano e fonda MySecretCase insieme al fidanzato con €50’000 di un investitore tedesco. Parte con degli stunt per attirare l’attenzione, come l’albero di Natale pieno di vibratori in centro a Milano ripreso da oltre 350 articoli.
Nel 2017 il brand cresce e raccoglie €1 milione da investire in produzione e comunicazione. Per la prima volta in Italia, Norma porta in TV uno spot sui s3x toys e chiude l’anno a €2 milioni di fatturato.
Ci sono però anche molti momenti difficili: il camion di giocattoli andato a fuoco, il sito hackerato e, nel 2019, il nuovo spot TV che non funziona. Così, MySecretCase chiude quell’anno con una perdita di €1.4 milioni.
Per non fallire, Norma raccoglie altri €2,5 milioni e incredibilmente convince Mediaset ad annullare un mega accordo pubblicitario che sarebbe costato €1 milione.
Lo stesso anno inizia anche a produrre i suoi s3x toys: li compra sfusi, ci mette il suo marchio e lancia collezioni ironiche che vanno virali sui social, come Hakuna Patata e Real Madildo.
Il 2020 invece è l’anno della svolta. Durante la pandemia, infatti, gli acquisti si spostano online e Norma punta sulla community che ha costruito nei 6 anni precedenti. MySecretCase torna in profitto e supera i €6 milioni di fatturato. L’anno dopo arriva a €10 milioni, il triplo del 2019. Da lì in poi, il brand continua a crescere anno dopo anno.
Oggi MySecretCase fattura €15 milioni e ha una community di oltre 2,5 milioni di persone.
Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Norma negli uffici di Spotify a Milano per scoprire tutta la sua storia:
(00:00) Chi è Norma Rossetti
(01:07) Scampia e i problemi in famiglia
(03:07) Fonda MySecretCase: il primo s3xy shop online in Italia
(05:22) L’albero di natale a luci rosse in centro a Milano
(07:12) Cacciati dalle banche e primi giorni da CEO
(08:49) Porta MySecretCase a €2 milioni (Da 0 a 1)
(10:06) Porta i vibratori in TV per la prima volta in Italia
(11:35) Perde €1 milione e rischia di fallire
(14:18) Produce toys in Cina e crea il Calendario dell’Ah…vengo
(16:45) Porta MySecretCase a €10 milioni
(19:12) L’Org4smeria e la Pizza F1ga
(20:21) Numeri oggi e mode nei s3x t0ys
(22:27) Incendio e hacker: i momenti più difficili
(23:57) Vivere il fallimento
(24:57) Consigli
Da €30 MILIONI di Debiti all'Azienda di Valigie più Grande d'Italia🎒 Marco Palmieri, Piquadro
2026/10/13
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Nel 1987, un 22enne emiliano vende borselli in pelle dal baule della sua macchina. Oggi Fattura €180 milioni e i suoi zaini sono i più famosi d’Italia.
Marco Palmieri nasce nel 1965. Si diploma perito elettronico e, appena presa la patente, avvia la sua prima attività: compra pelletteria a Rimini e la rivende in Versilia, dove i turisti pagano di più.
Lascia gli studi di Ingegneria e nel 1987, vista la domanda di cinture e braccialetti di pelle, inizia a produrli con la fidanzata in garage. Lo fa per 10 anni e lavora in conto terzi per altri marchi, come Gucci.
A metà degli anni ‘90 ha un'intuizione: produce borse molto simili a quelle iconiche di The Bridge, storico marchio fiorentino di borse, ma le consegna in molto meno tempo: 24 ore invece che mesi. Per stare dietro alla domanda apre una fabbrica in Cina con un socio, usando materiali italiani.
Nel 1998 lancia Piquadro, borse per chi ama la tecnologia: nere, con accessori in acciaio e tasche imbottite per i primi portatili. Entra in centinaia di tabaccherie, di fianco a Cartier e Montblanc, e nel 2000 apre il primo negozio in via della Spiga a Milano.
Durante la crescita però, Marco commette un grande errore: nei primi anni 2000, per proteggere la famiglia, limita la crescita per non prendere troppi rischi.
Nel 2002 un fondo acquista il 25% di Piquadro, che fattura circa €10 milioni, e nel 2005 BNL Investire Impresa ne compra il 35%. Nel 2007 Marco porta l’azienda in Borsa a una valutazione di €110 milioni.
Intorno al 2012 però, con la crisi del credito, molti negozi multimarca chiudono. Per uscirne Marco punta su negozi propri e online, ma ci mette anni a tornare a guadagnare come prima.
Nel 2016 acquista l’80% di The Bridge, il marchio che aveva copiato da ragazzo, che fattura €22 milioni ma soffre per i debiti. Marco lo salva, aggiorna lo stile e rilancia i modelli storici.
Nel 2018 compra Lancel, maison parigina del 1876, dal gruppo del lusso Richemont. Lancel fattura €53 milioni ma ne perde oltre €20. Per rilanciarla, Marco cambia i manager e porta la produzione in Italia.
Oggi il Gruppo Piquadro fattura €180 milioni con i suoi 3 marchi e ha 172 negozi in oltre 50 Paesi.
Abbiamo raggiunto Marco a Milano per scoprire tutta la storia di Piquadro:
(00:00) Chi è Marco Palmieri, il papà di Piquadro
(01:01) Vende borselli dal baule della macchina
(02:49) Produce cinture in garage con la moglie senza alcuna competenza
(04:42) Vende con Cartier e Montblanc copiando un altro brand (periodo 0-1)
(06:04) Fonda Piquadro
(07:06) Il primo debito da 2 miliardi e gli errori durante la crescita
(08:52) Compra una fabbrica abbandonata in Cina
(11:08) Fineco e BNL provano a comprare Piquadro
(13:18) Minaccia i Fondi per riprendersi l’azienda
(15:13) Si quota in borsa a €110 milioni e ricompra Piquadro
(17:38) La prima acquisizione: The Bridge (periodo 1-100)
(20:36) La seconda acquisizione (dai Francesi): Lancel
(22:03) Porta Lancel da - €23 milioni a + €12 milioni
(23:55) Offerte di acquisizione e i numeri di Piquadro oggi
(25:41) Momento più difficile e Obiettivi futuri
(27:55) Compra una montagna per salvare la sua cittadina
(29:50) Giornata tipo
(30:53) Consigli
Toys Center: la Catena di Giocattoli da €1.2 MILIARDI dietro ai Gormiti e Cicciobello 🧸
2026/10/06
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Negli anni ‘80 un 26enne marchigiano vende caffè porta a porta da un furgone. 33 anni dopo fa €1.2 miliardi con la più grande catena di giocattoli in Italia.
Amedeo Giustini nasce nelle Marche nel 1960. Sogna di fare l’agricoltore, ma il padre lo spinge ad entrare in azienda. Si laurea in Economia ad Ancona e, contro il volere della famiglia, entra in Segafredo come agente di vendita: dopo 9 mesi diventa quadro e poi responsabile dei grandi clienti della distribuzione.
Entra poi nel mondo dei giocattoli e, nel 1993, diventa direttore commerciale di Clementoni.
Amedeo porta i giochi negli ipermercati e in pochi anni il fatturato passa da 25 a 40 miliardi di lire.
Nel 1997 passa a Smoby, gruppo francese che rileva un'azienda italiana fallita.
Amedeo rilancia i giochi da esterno, come le casette di plastica, e fa crescere la filiale da €6 a €35 milioni.
Diventa poi direttore commerciale di Gruppo in Francia, dove integra brand come Majorette e Berchet. Smoby crolla però sotto il peso dei debiti.
Nel 2007 il fondo 3i ed Enrico Preziosi lo chiamano a guidare Toys Center, catena italiana che distribuisce giocattoli, che al tempo fattura circa €300 milioni.
Amedeo la struttura, lancia le private label, apre decine di negozi e nel 2010 acquista il 25% di King Jouet, catena francese di giocattoli.
Intorno al 2014 però, quando i bambini passano dalla TV al digitale, Giochi Preziosi soffre per i debiti. I grandi negozi di giocattoli diventano costi fissi difficili da sostenere.
Per uscirne Amedeo acquista Bimbostore e nel 2015 crea PRG con Artsana, che ha già brand storici come Chicco e Prénatal.
Il nuovo Gruppo unisce le varie insegne come Toys Center, Prénatal e Bimbostore negli stessi negozi.
In due anni taglia €18 milioni di costi, rilancia il Gruppo e apre a Milano il primo FAO Schwarz in Europa.
Nel 2021 il gruppo supera €1 miliardo di fatturato e l'anno dopo compra anche Toys"R"Us in Spagna e Portogallo.
Oggi PRG è il primo gruppo italiano dell'infanzia: ha 551 negozi in 4 Paesi, oltre 4.000 dipendenti, il 28% del mercato italiano dei giocattoli e fattura circa €800 milioni.
Abbiamo raggiunto Amedeo a Milano per scoprire tutta la storia di PRG:
(00:00) Chi è Amedeo Giustini
(01:00) Vende caffè porta a porta
(02:42) Porta Clementoni a 40 miliardi di lire
(03:43) A 30 anni vive un fallimento e licenzia decine di persone
(05:14) Porta Smoby a €35 milioni e gestisce la prima acquisizione (M&A)
(07:32) Giochi Preziosi vs GIG: lo scontro dei giocattoli in Italia
(08:41) Entra in Toys Center per rilanciare i negozi (periodo 1-100)
(09:54) I giochi della nostra infanzia: Gormiti e Cicciobello
(12:28) Compra due catene e nasce PRG (Prénatal Retail Group)
(14:14) Come risparmia €20 milioni all’anno con PRG
(15:30) Porta in Italia il negozio di giocattoli più GRANDE al MONDO
(17:39) PRG supera il €1 miliardo e compra Toys”R”Us
(18:39) I numeri di PRG oggi: fatturato e giocattoli venduti
(20:20) Il momento più difficile e l’errore più grande
(21:26) I segreti della negoziazione e la giornata tipo di un CEO da €800 milioni
(22:44) Tablet vs Giocattoli: come vendere ai bambini del 2025
(24:22) Consigli
La Più Grande Azienda al MONDO di Cappe da Cucina è ITALIANA e fa €500 MILIONI 🇮🇹 La Storia di Elica
2026/09/30
Nel 1978 un ragazzo marchigiano di 16 anni perde il padre e si ritrova a guidare una fabbrica con 120 dipendenti.
48 anni dopo la sua azienda è il primo produttore al mondo di cappe aspiranti e ha tra i suoi clienti Ikea e Whirlpool.
Ermanno Casoli è un veterinario delle campagne di Fabriano. Incuriosito dalle prime cucine componibili, arrivate in Italia nel 1969, decide di costruire a mano una cappa per aspirare i fumi.
Nel 1972 nasce così, in un garage, Elica. Dopo il successo iniziale, Ermanno avvia la produzione in serie e trova clienti enormi come Philips. Pochi anni dopo però, nel 1978, Ermanno muore e suo figlio Francesco, a soli 16 anni, eredita l’azienda.
Per qualche anno Elica viene gestita dai manager interni, finché Francesco Casoli non prende in mano l’azienda. Da lì ci sono anni di forte crescita e Elica chiude contratti da decine di milioni di €con multinazionali come Whirpool, Bosch Siemens e Ikea, che il nuovo CEO convince in maniera molto creativa.
Nel 1995 però c’è il momento più difficile dell’azienda: lo stabilimento più grande brucia e tutto il magazzino viene distrutto. Grazie all’aiuto degli operai che lavorano notte e giorno, in circa tre mesi Elica riprende la produzione.
Negli anni 2000, grazie alle innovazioni nel design delle cappe e alle collaborazioni con designer famosi, tra cui David Lewis, Elica tocca i €200 milioni di fatturato. Ha particolare successo in tutta Europa la nuova cappa a camino in acciaio.
Nel 2021 Francesco compra EMC, il suo fornitore di motori elettrici, per €31 milioni. Intanto esordisce nel cooking e in seguito completa la gamma con piani a induzione, forni e Lhov.
Durante la crescita però commette anche qualche errore, come l’acquisizione in Cina che finisce per costargli €40 milioni.
Oggi Elica è una cooking company italiana e leader mondiale delle cappe aspiranti con una quota di mercato di circa il 12%. Nel 2025 fattura €460 milioni e produce circa 3 milioni di sistemi aspiranti per la cucina.
Abbiamo incontrato Francesco a Milano per raccontarci tutta la storia del Gruppo Elica:
(00:00) Chi è Francesco Casoli
(00:46) Un veterinario inventa la prima cappa in Italia nel suo garage (periodo 0-1)
(02:28) Il padre muore improvvisamente e Francesco entra in azienda a 16 anni
(04:09) Porta Elica a €180 Milioni e conquista Ikea e Bosch
(05:02) Un incidente in azienda rischia di far chiudere Elica
(06:15) Supera i €300 milioni grazie a un nuovo design (periodo 1-100)
(07:49) Elica si quota e perde decine di €milioni in Cina
(08:53) Le difficoltà di crescere all’estero
(10:55) Compra il suo fornitore per non essere schiavo dei Cinesi
(12:09) Elica oggi: il leader mondiale delle cappe da cucina
(13:22) Come arriveranno a €1 miliardo e consigli
Da MILIONI di Debiti a €65 MILIONI coi Piumini SENZA Piume🪿Nicolas Bargi, Save the Duck
2026/09/23
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Nel 2012 un ragazzo di Pisa investe tutti i suoi risparmi per salvare l’azienda di famiglia (e decine di oche). Oggi i suoi piumini scalano il K2 e valgono €65 milioni.
Nicolas Bargi nasce nel 1970 a Pisa. A 13 anni inizia con dei lavoretti in Forest, l’azienda tessile del nonno fondata negli anni ‘50. A 18 anni si trasferisce a Milano per studiare e la vita notturna lo conquista: diventa PR per varie discoteche milanesi e crea una grande rete di contatti.
Dopo la laurea torna in Forest dove svolge vari ruoli aziendali tra cui magazziniere, addetto vendite e responsabile export. A quel tempo l’azienda lavora principalmente per conto terzi e Nicolas nel ‘95 apre i primi uffici in Cina.
Nel 2000, però, decide di rilanciare l’azienda con dei marchi propri: Bull & Bear, Black Witch e poi Ganesh. Inizia un periodo di crescita e Forest passa da 5 a 11 milioni, ma nel 2008 inizia la crisi più profonda della loro storia. Problemi di qualità, ritardi nelle consegne e crediti insoluti portano Forest vicino al fallimento.
Nicolas ha un’intuizione per salvare l’azienda: usa tutta la casa e i risparmi di famiglia per lanciare nel 2012 il suo nuovo brand: Save The Duck. Propone un piumino in materiale tecnico, come visto dagli sportivi in California, e sostituisce materiale sintetico alle piume d’oca.
Nel 2014 vende il 51% a Marina Salamon di Altana per accelerare la crescita e liquidare suo padre. In 3 anni, aiutato dal CFO, l’azienda arriva a fatturare €25 milioni. Nel 2018 Marina cede le sue quote al fondo Progressio, che acquista un ulteriore 14% da Nicolas direttamente, facendo un 13x sull’investimento. Con la nuova cassa Save The Duck apre i primi negozi monomarca.
Nel 2018 i piumini di Nicolas sono i primi senza piuma d’oca a salire su una vetta sopra i 6000 metri, il K2. Nel 2022 Progressio vende ed entrano come soci Reinhold Geiger e Andrea Hoffman, i proprietari di L'Occitane.
Nel 2025 Save The Duck ha fatturato €64 milioni e ha sponsorizzato la nazionale USA di pattinaggio alle olimpiadi.
Nicolas punta di arrivare a €120 milioni nei prossimi 5 anni, ci ha raggiunto a Milano per raccontarci come:
(00:00) Chi è Nicolas Bargi
(01:08) Da sarto a imprenditore: la nascita di Forest
(02:25) Dopo 2 anni di scioperi chiude l’azienda di famiglia
(03:03) Nicolas parte come magazziniere e PR per mantenersi
(04:38) Prigioni e lavoro minorile: i momenti più traumatici della sua vita
(06:11) La crisi dimezza il fatturato dell’azienda
(08:46) Fonda Save The Duck dopo un viaggio che gli cambia la vita
(11:13) I primi problemi finanziari
(13:28) Porta Save The Duck a €25 milioni in 3 anni
(15:11) Crea una giacca che scala Everest e K2
(18:17) Vende parte dell’azienda per accelerare la crescita
(20:24) Arriva a €40 milioni ma il Covid congela gli affari
(21:40) Vende l’80% ai miliardari di L'Occitane
(23:15) I numeri di Save The Duck e come arriverà a €240 milioni
(25:23) Arriva alle Olimpiadi e trionfa nel pattinaggio
(27:02) Errori più grandi e giornata tipo
(28:58) Consigli e i milioni di oche salvate da Save The Duck
Il Fallimento di A-Style: il Marchio più CONTROVERSO degli Anni 2000
2026/09/17
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Un ragazzo di Milano disegna un adesivo con due omini che si ingr*ppano. 20 anni dopo, quel logo vale €30 milioni ed è sulla maglietta di Messi e Valentino Rossi. Questa è la storia di A-Style, il marchio più controverso degli anni 2000, e del suo fondatore Marco Bruns.
Marco Bruns cresce a Milano, figlio di un operaio e una casalinga. Dopo il liceo scientifico si iscrive a Informatica, che abbandona dopo un paio di bocciature. Poi apre una piccola società per vendere pile, molto di moda in quel periodo.
Giocando con un programma di grafica, disegna per caso una "A" due puntini che ricordano due persone durante l’amplesso. Il logo resta per anni in un cassetto fino a quando lo stampa su centinaia di adesivi con cui tappezza i furgoni degli amici e tutti i semafori di Milano, diventando un fenomeno di culto locale.
Nel 1999 Marco lancia ufficialmente A-Style. I primi pezzi sono sacchetti e magliette con il logo iconico. Dopo qualche rifiuto, riesce a entrare sugli scaffali di qualche negozio di Milano.
Nel 2004 realizza la prima affissione da 25 metri in Piazza 25 Aprile a Milano e inonda il Pitti, uno degli eventi di moda più importanti del mondo, con milioni di coriandoli col logo. Questi stunt fanno volare gli affari e, grazie a una strategia di licensing, in pochi anni A-Style arriva a fatturare decine di milioni in tutta Europa.
Dal 2005 Marco s'inventa altre campagne folli: disegna un logo gigante sul tracciato del Tour De France, sponsorizza la MotoGp e fa una campagna che ritrae Messi come “il Messia”.
Nel 2008 il fatturato tocca €30 milioni, ma iniziano i problemi. Il marchio subisce contraffazioni in tutto il mondo ed emergono conflitti coi licenziatari, come la produzione parallela non autorizzata e royalties non pagate.
Nel 2008 Marco rifiuta offerte di acquisizione milionarie e nel 2015, tra milioni di falsi e problemi coi licenziatari, ritira il marchio dal mercato.
Nel 2026, però, riparte con un nuovo team e rilancia A-Style.
Quindi, l'abbiamo raggiunto a Milano per scoprire la storia del marchio più controverso nella storia d'Italia:
(00:00) Chi è Marco Bruns
(01:00) La nascita del logo A-Style
(02:55) Ricopre Milano di adesivi ma viene beccato dalla Polizia
(04:44) Stampa le prime t-shirt: A-Style diventa un marchio
(06:50) Appende un cartellone sconcio in centro a Milano
(09:26) Guadagna il primo milione sabotando un evento
(12:51) Il Tour de France lo porta sulla copertina dei giornali
(14:24) Arriva a €25 milioni ma iniziano le cause legali
(16:13) Valentino Rossi e la Moto GP
(18:17) Sponsorizzare Leo Messi
(19:50) Come A-Style diventa una macchina da soldi
(20:59) Tocca i €30 milioni di fatturato
(23:04) Scopre la mega-truffa del suo fornitore
(25:45) Il fallimento e le cause in tribunale
(28:38) Il futuro di A-style
(29:57) Consigli
48 Ore nell’Hotel 5 Stelle più Lussuoso della Sardegna: Cosa c'è dietro un Hotel per MILIARDARI
2026/09/09
Siamo stati 48 ore in un hotel 5 stelle lusso in Sardegna per capire perché i milionari spendono €10’000 a notte per dormirci (e scoprire le loro richieste più assurde)
Prova 8Sleep con uno sconto ESCLUSIVO di €350: http://eightsleep.com/chapeau. Siamo molto gasati di collaborare con loro e abbiamo anche intervistato il loro CTO: https://youtu.be/5ZSXUpTDCaA?si=38Y3v3pf0cYZihwt
Siamo arrivati in mattinata al 7 Pines Sardinia, la sede italiana della catena di alberghi 5 stelle lusso. Dopo il check-in abbiamo lasciato le valigie in camera, che era più grande di casa mia, e ci siamo goduti la vista dal terrazzo sul tetto (giudicatela dal video).
Abbiamo seguito Vito Spalluto, il Managing Director, nella riunione mattutina con tutto il suo team dove discutono dei risultati finanziari e degli ospiti in arrivo.
Finito il meeting, siamo saltati sul golf cart e Pasquale Iealpi, il Marketing Manager di 7 Pines, ci ha portato in giro per tutto il resort a vedere come si rilassano i milionari d’estate.
Siamo passati per l’oasi, i campi da tennis, le calette private e il beach club, dove Pippo ha avuto l’onore di suonare il gong. Per rilassarci dopo questa grandissima fatica, siamo anche andati a farci un massaggio da migliaia di euro nella SPA.
Finito il giro del resort abbiamo provato ad accogliere un cliente alla reception, ma non siamo sicuri di aver rispettato gli standard del 7 Pines … fateci sapere se ci avreste licenziato
Dopo ci siamo imbucati nella cucina del Capogiro, il ristorante stellato del 7 Pines. Abbiamo preso parte alle riunioni dello chef stellato Pasquale D’Ambrosio, prima con i camerieri e poi in cucina con la brigata, per vedere come ci si prepara per una cena in un ristorante di questo livello.
Per finire, abbiamo intervistato Vito che ci ha raccontato come si diventa General Manager di un hotel di lusso, com’è gestirlo da dietro le quinte e quanto costa tenere aperto, le richieste più assurde degli ospiti miliardari e i piani futuri di 7 Pines. Cosa ne pensate dell’hotel? Paghereste €10’000 per dormirci una notte?
(00:00) Dentro 7 Pines: Il 5 Stelle Lusso da €10k a Notte
(01:01) Imbucati nella Riunione dello Staff
(02:24) Il Beach Club e la SPA di un 5 Stelle Lusso04:56 Potremmo lavorare al 7 Pines? (finito male)
(06:45) Nella Cucina del Ristorante Stellato: come si prepara una cena da milionari
(09:08) Incontriamo lo Chef Stellato del Capogiro
(10:59) Dalla Bocciatura all’Esame alla Carriera negli Hotel di Lusso
(13:13) La Chiamata che gli Cambia la Vita14:18 Investe €80 Milioni per Lanciare 7 Pines
(16:12) Porta 7 Pines da €0 a €15 Milioni in 4 anni
(17:37) Le Richieste più Assurde e i Costi Nascosti del Lusso in Sardegna
(20:45) Momenti più Difficili, Giornata Tipo e Consigli
Lo YouTuber da 4 MILIONI di Iscritti Diventato Imprenditore MILIONARIO💡 Alessandro Tenace dei TheShow
2026/07/28
Nel 2013 due amici caricano video su YouTube dove rubano la spesa e scoreggiano in biblioteca. Grazie a questi scherzi, oggi fatturano €1.3 milioni e hanno 4+ milioni di followers
Alessandro Tenace è figlio di un impiegato e una casalinga. È un bambino timido finché a scuola incontra Alessio Stigliano.
Studiano insieme e già da piccoli condividono la passione per la recitazione, facendo uno show davanti ai compagni.
L’amicizia si rafforza e nei weekend iniziano a girare degli sketch comici con delle telecamere nascoste. Alessandro inizia così ad affrontare la sua timidezza.
Dopo il liceo, Ale si iscrive al Politecnico di Milano mentre lavora come venditore di stampanti in un centro commerciale per pagarsi gli studi.
Alla fine della sua prima relazione, Alessandro scopre su YouTube i canali di schezi americani, come Vitaly e Whatever. Ispirato anche dal successo degli scherzi telefonici di Frank Matano, nell'ottobre 2013 Ale fonda con Alessio il canale "The Show”.
Pubblicano una volta a settimana video di scherzi ed esperimenti sociali. I primi contenuti ottengono migliaia di visualizzazioni e a dicembre 2013 il canale raggiunge i 10.000 iscritti.
Nel 2014 arrivano i primi accordi commerciali e i due Ale capiscono che quel passatempo sarà il loro lavoro. Firmano con un’agenzia e producono candid per Rai e Mediaset. Uno scandalo sul web però li distrugge: durante un video dove spaventano passanti, vengono additati come una gang e il chaos mediatico fa saltare i contratti, anche con le Iene.
I TheShow però non si abbattono e i loro video ricevono milioni di visualizzazioni. Così nel 2015 TheShow raggiunge 1 milione di iscritti, con un fatturato di circa €70.000 euro e quasi 30 milioni di visualizzazioni mensili nel 2015-2016. L’anno dopo i due Ale vincono anche Pechino Express.
Nel 2019 fondano ufficialmente la società e il fatturato supera i €120’000. Dopo uno scambio quote e un contenzioso con l’agenzia, i TheShow tornano riprendono il 100% del canale.
La svolta arriva nel 2021: lanciano TheShow+, una sezione con contenuti dedicati agli abbonati. Nel 2022 il fatturato passa i €531’000.
Tra il 2020 e 2023 altri scandali colpiscono i TheShow: la prima mentre Ale lancia dei petardi fuori da una pizzeria, la seconda nel 2023 mentre chiede il biglietti ai passeggeri di Trenord. Ale viene aggredito e riceve delle querele a cui però decide di non rispondere.
Questi momenti non hanno fermato i TheShow che oggi, trainati dai 20’000 abbonati di TheShow+, fatturano più di €1.3 milioni grazie ai loro scherzi. Sono da poco presenti anche su Amazon Prime Video, dove potete trovare anche i video di Chapeau!+
Ale ci ha raggiunto per raccontarci l’inizio, le denunce e il futuro dei TheShow:
(00:00) Chi sono i TheShow
(01:00) Il primo incontro di Alessandro e Alessio
(02:17) Apre TheShow su YouTube mentre lavora come commesso
(05:15) Come è venuta l’idea di aprire il canale
(07:25) Il primo video su YouTube (periodo 0-1)
(09:14) Trova un’agenzia e chiude il primo contratto
(13:01) Rai e Mediaset li portano in TV
(14:20) Lo scandalo delle Maschere Bianche e i problemi con Le Iene
(15:37) I momenti migliori a Pechino Express
(17:08) Arrivano a 1 milione di iscritti ma inizia lo scontro con l’agenzia
(20:13) Querele e Denunce: i problemi legali di TheShow
(23:33) Sopravvivere durante il Covid senza poter girare
(26:07) Lanciano TheShow+ e arrivano a €600’000 (periodo 1-100)
(28:53) I numeri di TheShow oggi
(30:37) L’offerta difficile da rifiutare di una piattaforma di streaming
(32:49) Consigli
La Più Grande Azienda al Mondo di Amarene è ITALIANA e Fa €145 MILIONI 🍒 La Storia di Fabbri
2026/07/22
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Nel 1914 un artigiano emiliano inizia a vendere ai bar le amarene preparate dalla moglie, 100 anni dopo la sua azienda è alla quinta generazione e fattura €145 milioni.
Agli inizi del ‘900, Gennaro Fabbri acquista una drogheria a Portomaggiore (Ferrara) con un piccolo prestito di 3.000 lire dal fratello, dopo anni passati come agricoltore e impagliatore.
Mescola liquori nel retrobottega della "Premiata Distilleria Fabbri" e inizia la vendita delle sue prime etichette, come il Primo Maggio e l’Amaro Carducci. Gli affari vanno bene e nel 1914 acquista un terreno a Bologna per aumentare la produzione.
Lo stesso anno inizia a vendere nei bar damigiane di amarene conservate nello zucchero, ricetta della moglie Rachele, usate per le granite. Queste vanno a ruba e Gennaro punta sul suo marchio: realizza il celebre vaso in ceramica di Faenza e crea sciroppi (inizialmente per bibite gasate) e altri liquori.
Durante la Seconda Guerra Mondiale lo stabilimento viene requisito e iniziano anni difficili per i Fabbri. Negli anni ‘50 entrano in azienda Aldo e Romeo, i figli di Gennaro, che vendono amarene in tutta Italia girando con automobili di lusso per convincere i commercianti.
Romeo ha un’intuizione geniale: lancia i “cremolati”, dei semilavorati per gelato che ne rendono molto facile la preparazione. Tantissimi bar in tutta italia quindi creano la propria gelateria e Romeo gira la Penisola con un laboratorio itinerante per insegnarne la ricetta.
Negli anni '60-'70 l'azienda lancia altre paste per gelateria, frutta e il whisky Black Jack importato dalla Scozia. Arrivano però grandi marchi internazionali con investimenti nel marketing molto più elevati, che portano Fabbri ad abbandonare gradualmente il mondo dei liquori. Una forte spinta agli affari è data dalla pubblicità televisiva, radiofonica e dal 1957 dal Carosello con il Pirata Salamone.
L’espansione estera, partita nel dopoguerra in Australia, Germania e Francia, si rafforza dagli anni 2000 quando Nicola entra in Fabbri. Oltre a una crescita sostenuta in Europa, c'è anche una spinta nei paesi asiatici come Cina e Singapore e in America. Inoltre, Fabbri crea uno stabilimento in Argentina dopo il default per servire le Americhe.
Oltre le guerre mondiali e l’arrivo delle multinazionali, Fabbri sopravvive agli anni difficili del Covid dove vede dimezzarsi il suo fatturato.
Oggi Fabbri è presente in più di 100 paesi con 10 sedi dirette, ha superato i €145 milioni di fatturato e offre più di 1200 prodotti. è leader di mercato negli sciroppi e, soprattutto, nelle amarene (>70%). Grazie ai patti familiari stipulati nel 2019, si avvicina oggi all’azienda la quinta generazione della famiglia.
Abbiamo raggiunto Nicola a Bologna per scoprire tutta la storia delle amarene più famose al mondo:
(00:00) Fabbri: le amarene più famose al mondo
(01:00) Gennaro investe 3000 lire per aprire una drogheria
(02:26) Inventa l’amarena Fabbri e l’iconico vaso in ceramica (periodo 0-1)
(04:36) La causa con Coca-Cola e le difficoltà della guerra
(06:27) I figli di Gennaro portano Fabbri in tutta Italia con due “supercar”
(07:27) Fabbri arriva a €50 milioni grazie al gelato (periodo 1-100)
(09:32) Il Carosello e le pubblicità con più successo
(12:23) La minaccia delle multinazionali straniere in Italia
(13:33) L’esodo degli Italiani porta Fabbri nel mondo
(14:34) La conquista della Cina e l’acquisto mancato
(17:03) Sopravvive al default dell’Argentina e sbarca in America (... e da McDonald’s)
(19:07) Perde metà del fatturato in un giorno
(20:08) Offerte di acquisizione e fatturato oggi
(21:39) Crescere in Fabbri e giornata tipo da CEO
(23:37) I patti di famiglia per la successione
(24:56) Consigli
La Famiglia Italiana che Fa €150 MILIONI con Schiuma da Barba e Dentifricio 💈La Storia di Proraso
2026/07/14
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Nel 1948 un giovane fiorentino porta la schiuma da barba in Italia. 80 anni dopo il suo laboratorio fattura €150 milioni e controlla alcuni dei brand preferiti dagli Italiani, come Marvis e Proraso.Ludovico Martelli nasce alla fine dell’800 a Firenze. Nel 1908, apre la sua attività di rivendita profumi, come la colonia Jean Marie Farina importata dalla Germania. Il figlio Piero eredita l’azienda e inizia a creare marchi propri con un piccolo laboratorio di formule. Nel 1948 lancia il brand Proraso per commercializzare una crema pre/dopobarba, rivoluzionaria per l'epoca, venduta principalmente ai barbieri. Negli anni '60 l'azienda fattura circa 2 miliardi di lire.Nel 1968-69 entra Ludovico (figlio di Piero), che dà un forte impulso al brand grazie al lancio della schiuma da barba rapida, arrivata dagli USA. Il fatturato cresce del 10-20% annuo fino a raggiungere 8-9 miliardi nel 1993.Negli anni '90 entra in azienda Giovanni Galeotti, oggi CEO. Nato a Catania, laureato in Economia e Commercio a Bologna. Prima di Martelli lavora nel marketing, arrivando a essere direttore marketing di Schwarzkopf a Firenze, dove conosce il dottor Martelli (che produceva per Schwarzkopf) proponendogli di acquistare Proraso. Ludovico Martelli rifiuta, ma nasce un ottimo rapporto fra i due.Quando Schwarzkopf chiude gli uffici italiani, Galeotti propone a Martelli di prendere in distribuzione i marchi liberati (Testa Nera, Kaloderma, Batiste, Erba Viva). Ludovico accetta, compra questi brand e prende Giovanni in azienda.Proraso di proprietà e gli altri marchi in distribuzione: il fatturato nel 1994 passa da 4 a 14 milioni. L’anno successivo però arriva una profonda crisi: il marco tedesco raddoppia (da 350 a 700 lire) e causa un aumento folle nei cosi, dato che molti prodotti erano importati dalla Germania. Tutta l’azienda vive 6 mesi di cassa ma, l’anno dopo,il business torna in utile.Sempre nel 1996 Schwarzkopf riprende Testa Nera e mette in vendita Kaloderma, Battiste ed Erba Viva. Nello stesso periodo, Martelli acquisisce Marvis, storico brand di dentifricio ormai sparito (fatturato ~500.000 euro, venduto nei discount) per €4-5 milioni e Schultz (shampoo alla camomilla). Giovanni punta su Marvis, torna al packaging e alle formule originarie, e il brand esplode. Sono celebri le pubblicità del Barbiere a Domicilio degli anni ‘90 e la diffusione in Asia grazie a un’attrice Koreana. Nel 2010 il fatturato di gruppo è €38 milioni e nel 2012 Giovanni diventa CEO del Gruppo.Nel 2019, quando il fatturato è di circa 58 milioni, entra al 28% del capitale il fondo cinese Nuo Capital (guidato da Italiani) per sostenere l'espansione internazionale, lasciando ancora la maggioranza alla famiglia Martelli/Galeotti.Nel 2025 la Ludovico Martelli fattura €137 milioni, con un budget 2026 di €151 milioni. Marvis pesa circa il 60% del fatturato, Proraso il 20%. È presente in circa 70 paesi: Italia (45%), Cina e USA sono i principali. Proraso ha il 28% di quota di mercato in Italia nel segmento rasatura.Giovanni ci ha raggiunto a Milano per raccontarci tutta la storia di Marvis e Proraso:
(00:00) Proraso: la prima schiuma da barba italiana
(01:09) 1948: Piero Martelli porta la schiuma da barba in Italia (periodo 0-1)
(02:27) La storia di Giovanni Galeotti, CEO di Proraso
(04:55) Compra Testanera e Schultz
(06:56) La crisi di Proraso
(08:00) Compra il dentifricio Marvis e lo porta da 0 a €70 milioni
(10:00) Porta Proraso da €6 a €30 milioni grazie agli hipster (periodo 1-100)
(13:53) Il fondo straniero e i numeri di Proraso e Marvis oggi
(16:26) Come battere colossi da miliardi di €
(18:17) Giornata tipo
(19:51) Errori e Consigli
Dallo SFRATTO alla Catena di Palestre Più Grande d’Italia 💪🏼 Eduardo Montefusco, CEO di FitActive
2026/07/07
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Nel 2007, un programmatore napoletano eredita una palestra sotto sfratto e €400 mila di debiti. 20 anni dopo ha la catena di palestre più grande in Italia.
Eduardo nasce a Napoli nel 1982. Cresce a Milano dove da piccolo scopre l’informatica grazie al pc del padre e se ne innamora subito.
Impara a programmare da autodidatta e a 18 anni inizia a lavorare in p.IVA per per una società di intermediazione bancaria, oggi Nexi.
Si iscrive a Informatica in Bicocca ma abbandona presto l'università, dando priorità al lavoro da sviluppatore software per piccole attività locali.
Un giorno, all’iscrizione in palestra, il titolare gli chiede un software gestionale. Nasce così una collaborazione che diventa una proposta di entrare in società.
Eddy accetta e investe €30 mila. Di giorno lavora come sviluppatore mentre la sera come venditore porta a porta di prevendite per la palestra Evolution a Seveso, in apertura nel 2007.
I primi anni sono durissimi: taglio della corrente per bollette non pagate e sfratto esecutivo.
Nel gennaio 2009, a 26 anni, diventa amministratore della palestra ereditando €417 mila di debiti.
Per rilanciare l’attività, introduce nuove dinamiche commerciali (recall clienti per rinnovi e assenze) che portano la crescita al +30% nel 2009, con un fatturato di €700 mila, e a ripagare i debiti nel 2010.
Nel 2014 arriva a gestire 3 palestre e, l’anno successivo, apre 4 palestre insieme lanciando ufficialmente il brand FitActive.
Nel 2016 però vive una crisi profonda con alcuni soci, risolta acquistando le loro quote. Diventa così unico proprietario e lancia il modello franchise/partnership per finanziare la crescita.
Eddy inoltre introduce in Italia il modello fitness low-cost 24h, assente fino a quel momento, ispirandosi alle palestre in Germania. Grazie a questo format, le aperture crescono in modo esponenziale: da poche sedi fino a 20-27 aperture all’anno nell’ultimo periodo.
Anche durante il Covid continuano le aperture di nuove palestre e, nonostante la crisi vissuta dal settore, chiude definitivamente solo una sede. Eddy raddoppia comprando anche una catena di palestre in Spagna (KeasyFit) e aprendo fuori dall’Italia.
Oggi FitActive conta quasi 200 palestre in 7 paesi (Italia, Svizzera, Romania, Albania, Macedonia del Nord, Brasile, Spagna), con più di 450 mila iscritti. Il fatturato è di circa 150 milioni di euro con un EBITDA del 20%, tra i più alti del settore.
Eddy ci ha raggiunto a Milano per raccontarci tutta la sua storia
(00:00) Chi è Eduardo Montefusco
(01:00) A 18 anni inizia a lavorare come programmatore indipendente
(02:04) Le prime esperienze da venditore porta a porta
(03:09) Diventa socio di una palestra per €30 mila
(04:59) Vende 300 abbonamenti per una palestra che ancora non esiste
(06:38) I primi grossi problemi della palestra (bollette non pagate)
(08:34) Rilancia l’attività per ripagare €417 mila di debiti
(10:31) Falliscono tutte le nuove attività (ristorante, fisioterapia, …)
(12:11) Come apre 6 nuove palestre in 2 anni
(13:25) Liquida i soci per risolvere i problemi legali
(15:45) Fonda FitActive e apre la prima palestra in Franchise
(18:21) Apre 50+ palestre in tutta Italia (periodo 1-100)
(20:16) Il periodo più difficile: fatturato a €0 e sfratto
(23:00) Uscire dall’Italia e i problemi dell’estero
(24:44) Offerte di acquisizione e numeri di FitActive oggi
(27:47) Le tecniche di vendita delle Low Cost
(28:58) Consigli
Ha Salvato Gucci e l’Ha Portata a €10 MILIARDI di Fatturato 👜 Marco Bizzarri
2026/06/30
Il figlio di 2 operai ha portato Gucci da €3 a €10 miliardi di fatturato e l’ha fatto diventare il marchio italiano più famoso al mondo
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Marco Bizzarri nasce a Reggio Emilia nel 1962. Studia ragioneria ed economia a Modena e nel 1983 inizia a lavorare in Arthur Andersen, all’epoca una delle 7 società di consulenza più grandi al mondo.
Nel 1993 riceve un’offerta dal CEO di Mandarina Duck, suo cliente del tempo. Decide così di lasciare Andersen ed entrare in Mandarina, che all’epoca fattura circa 50 miliardi di lire. Qui fa la prima esperienza internazionale e segue acquisizioni all’estero.
Ha una parentesi in Lamarthe, acquisita da Mandarina, che porta da €2 a 15 milioni di fatturato in 3 anni, lanciando nuovi modelli con campagne marketing geniali.
Nel 2000 diventa CEO di Mandarina fino al 2004, quando si licenzia in cerca di una nuova esperienza. Non trova però opportunità e finisce per lavorare per alcuni anni come importatore di orologi in Australia e Direttore di Girbaud a Parigi.
Nel 2005 arriva l’occasione che gli cambia la vita. Entra in Stella McCartney, brand nato nel 2001 in Gucci Group, che fatturava circa £10 milioni ma perdeva altrettanto. Gestire Stella è complicato ma lavorando su posizionamento e collaborazioni, come quella con H&M, in 3 anni porta il brand a €60 milioni.
Nel 2008 lascia Stella McCartney e diventa CEO di Bottega Veneta, che allora fatturava circa €400 milioni. Dopo pochi mesi però arriva la crisi e il fatturato cala del 10%. Marco reagisce attivando i clienti dormienti e spingendo servizi di riparazione, colori e la Cina.
Così nel 2012, quando Bottega fattura più di €1 miliardo, è chiamato da François-Henri Pinault a coprire un nuovo ruolo: controllare tutti i brand di Kering tranne Gucci. Dato il successo di questo riposizionamento di Gruppo, gli è affidato un altro compito: CEO di Gucci.
Gucci al tempo era in stallo e Marco prende una decisione radicale. Sceglie Alessandro Michele come direttore creativo, un nome interno e quasi sconosciuto, che punta su uno stile radicalmente diverso dal passato.
Dopo le critiche iniziali, lo stile di Michele conquista il mondo e Gucci passa da €3 a 10 miliardi di fatturato in pochi anni.
Nel 2024, all’inizio della crisi del lusso, Marco lascia una Gucci in crisi che vedrà quasi dimezzarsi il fatturato in 2 anni. In seguito, entra nei board di alcune aziende incredibili come Armani, Illy e Golden Goose.
(00:00) Chi è Marco Bizzarri
(01:05) Infanzia e studi
(02:39) Inizia la carriera in consulenza e
(04:30) Entra in Mandarina Duck e salva un’azienda che perde €7 milioni
(06:40) Viene licenziato e si trasferisce in Australia
(08:44) Entra in Kering come CEO di Stella McCartney
(10:23) Porta Stella da €10 a 60 milioni in 3 anni
(12:36) Salva Bottega Veneta dalla crisi e la porta a da €400 milioni €1 miliardo
(15:41) Diventa Direttore della Divisione Lusso di Kering
(19:15) Diventa CEO di Gucci e nomina Alessandro Michele Direttore Creativo
(21:54) Il primo anno da CEO: butta le vecchie collezioni pronte e rivoluziona lo stile
(25:03) Porta Gucci da €3 €10.7 miliardi in 5 anni
(27:22) Gucci diventa il marchio italiano più famoso al mondo
(28:38) La peggiore crisi nella storia di Gucci
(30:45) Marco lascia Gucci ed entra in Armani e Golden Goose
(32:37) I personaggi più incredibili che ha conosciuto
(33:17) La crisi del lusso
(35:23) Il momento più difficile
(37:31) Consigli
La più Grande Azienda al Mondo di Apparecchi per l’Udito è Italiana e Fa €2.4 MILIARDI 🦻Enrico Vita, Amplifon
2026/06/23
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Algernon Holland nasce nel 1919 in Inghilterra. Nel 1944 viene paracadutato in Italia come operatore radio delle forze speciali alleate.
Finito il conflitto ha un’intuizione: diverse persone avranno problemi all’udito per colpa delle esplosioni. Rimane quindi a Milano dove fonda ELIT, un’azienda che distribuisce apparecchi acustici.
Nel 1950 fonda quindi Amplifon. L'obiettivo è distribuire apparecchi acustici direttamente al paziente finale.
Negli anni ‘70-’80 l’azienda cresce molto velocemente grazie a pubblicità e aperture in ogni regione d’Italia, diventando così il leader di mercato. Nei primi anni '90 inizia l’espansione in Europa con l'ingresso in Spagna, Portogallo, Svizzera e Austria.
La prima grande acquisizione avviene invece nel 1999 negli USA: Amplifon compra Miracle-Ear, una rete in franchising, per circa €15 milioni.
Nel 2001 Amplifon si quota in Borsa con una capitalizzazione intorno ai €400 milioni e un fatturato di circa €200.
Nel 2010, con l'acquisizione di National Hearing Care, diventa leader in Australia e Nuova Zelanda ed entra in India, raggiungendo un fatturato di circa €700 milioni.
Nel 2014 entra in azienda un nuovo manager: Enrico Vita. Enrico diventa responsabile prima della regione EMEA e, solo un anno dopo, viene nominato CEO. Avvia da subito una profonda trasformazione organizzativa. In dieci anni investe circa €2 miliardi in acquisizioni e oltre €1 miliardo in capex.
Nel 2018 acquisisce GAES, leader del mercato dei dispositivi auditivi in Spagna con oltre il 40% di quota di mercato, per oltre €500 milioni, la più grande operazione della storia di Amplifon fino a quel momento.
Nel 2020, durante il Covid, compra anche i negozi dell’imprenditore Pat Kerry nella Sunbelt americana (Texas, California e Florida), prima presenza diretta negli USA e base dell'attuale network di circa 1.500 punti vendita.
Nel 2021 acquisisce Bay Audio in Australia, una catena di circa 100 cliniche all'interno principalmente di centri commerciali per €350 milioni.
La più grande acquisizione nella storia di Amplifon però, ancora in attesa di approvazione antitrust, è quella di GN Hearing per €2,3 miliardi. GN fattura circa €1 miliardo e progetta chip custom per apparecchi acustici. Questo permetterebbe ad Amplifon di integrare verticalmente la filiera, dal design dei chip alla distribuzione, e portare il gruppo a oltre €3 miliardi di fatturato.
Nel 2025 Amplifon fattura €2,4 miliardi, conta circa 10.000 punti vendita, 20.000 dipendenti e opera in 25 paesi con una quota di mercato globale del 13%, superiore al 30% in Italia e Nuova Zelanda.
Nei 10 anni alla guida, enrico ha triplicato il valore dell’azienda e il fatturato. Quindi, lo abbiamo raggiunto a Milano per scoprire come ha fatto:
(00:00 Amplifon: la più grande azienda di apparecchi acustici al mondo
(01:00) Un paracadutista inglese vuole aiutare gli italiani vittime delle bombe
(02:17) Parte da un sottoscala e gira l’italia in bus per visitare i pazienti
(03:29) Porta Amplifon a €200 milioni e inizia l’espansione all’estero
(04:33) Enrico diventa CEO e investe €3 miliardi per rinnovare l’azienda
(06:14) Compra il più grande concorrente in Spagna per €500 milioni
(06:57) Apre 500 negozi e conquista la Cina
(08:15) Compra Audio Bay per €350 milioni per controllare i centri commerciali
(10:15) Investe €2.3 miliardi per diventare produttore degli apparecchi
(11:35) Amplifon oggi: fatturato e quote di mercato
(13:13) Come si diventa CEO di Amplifon
(14:25) A 30 anni gestisce un budget da €2 miliardi
(16:04) Errori e momenti più difficili
(17:31) Giornata tipo
(18:18) Consigli
Moratti: la Famiglia da €2 MILIARDI che controlla MILANO 🛢️ Angelo Moratti
2026/06/16
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Angelo Moratti nasce nel 1909 a Somma Lombardo. A 14 anni inizia a lavorare come venditore di lubrificanti e nel 1946, compra una raffineria in Texas grazie all’aiuto del senatore americano Richard Falk. Così, nel 1948 in Sicilia apre Rasiom, la sua prima raffineria, che pochi anni dopo vende ad Exxon.
Nel 55, la famiglia Moratti compra l’Inter, con cui vince 3 Campionati Italiani, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Nel 68 la vende, ma solo 4 anni dopo compra anche il Corriere della Sera, insieme agli Agnelli.
Dopo la morte di Angelo nel 72, Saras passa nelle mani dei figli Massimo e Gian Marco, che sviluppano la raffineria e ricomprano l'Inter.
Intanto, nel 1963 a Milano nasce Angelo Moratti Jr. A 11 anni viene rapito fuori da scuola e poi viene mandato in collegio per la sua sicurezza.
Angelo sogna di studiare negli USA. Nel 1981 però, dopo la morte del nonno, decide di entrare in Saras. Nel 1996, lancia la sua startup E-Planet, una società di telecomunicazioni. Nel 2000 Angelo la quota in Borsa Italiana ad una valutazione di €800 milioni.
Lo stesso anno, però, scoppia la bolla di internet, Goldman Sachs gli blocca un finanziamento da €350 milioni e l’azienda rischia di fallire. Angelo però riesce a venderla per circa €30 milioni.
Negli stessi anni apre Sarlux, una centrale elettrica, insieme al padre Gian Marco. Il progetto da €1,9 miliardi è sviluppato con Enron. Nel 2001 scoppia lo scandalo di Enron, che va in bancarotta, e i Moratti riescono a ricomprare le quote di Enron guadagnando centinaia di milioni.
Nel 2001, Angelo conosce Warren Buffett, decima persona più ricca al mondo e il più grande investitore nella storia, di cui diventa il braccio destro in Europa.
5 anni dopo, Angelo quota Saras in Borsa Italiana a una valutazione di €6 miliardi e nel 2007 lancia Angel Capital Management, il suo primo fondo d’investimento.
Nel 2017 Angelo raccoglie €130 milioni e lancia due fondi: Milano Investment Partners, con cui investe in startup italiane come Miscusi, Poke House e Velasca, e Cliffs, con cui investe in startup americane.
Nel 2024 la famiglia Moratti cede il rimanente 40% di Saras a Vitol per €2 miliardi.
Abbiamo incontrato Angelo a Milano per scoprire tutta la storia della famiglia Moratti:
(00:00) Chi è Angelo Moratti
(01:19) Le origini dei Moratti: il venditore di lubrificanti che compra una raffineria in Texas
(02:55) Fonda Saras, la raffineria più grande del Mediterraneo
(03:40) Compra l’Inter
(04:55) Angelo viene rapito a 11 anni
(07:27) Massimo Moratti ricompra l’Inter
(09:02) Crescere nella famiglia Moratti: l’esilio e la solitudine
(11:03) Infanzia e l’avventura negli USA col miliardario Michael Dell
(12:53) Fonda E-Planet e la quota per €800 milioni
(13:58) Fallisce e rischia di perdere tutto
(15:51) Il contratto da €1.9 miliardi con Enron
(17:37) Guadagnare centinaia di milioni dal fallimento di Enron
(20:38) L’amicizia con Warren Buffett
(22:19) Gli insegnamenti di Warren Buffett, il più grande investitore di sempre
(24:06) Vincere il Triplete con l’Inter nel 2010
(26:22) Lancia il suo fondo d’investimento e fa €140 milioni con…il ketchup
(27:52) Il truffatore della Silicon Valley e il peggior investimento
(30:31) L’amicizia col fondatore di Starbucks e l’apertura a Milano
(32:13) L’amicizia con Arnold Schwarzenegger e la campagna elettorale di Schultz
(34:48) Apre due fondi da €130 milioni per investire in startup italiane
(36:10) Cos’hanno in comune Bill Gates, Sam Altman e Elon Musk
(36:57) Incontra Trump e compra 800 appartamenti a New York per €30 milioni
(38:57) Errori e mettersi contro Steve Jobs
(40:32) Giornata tipo e consigli
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