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Moby Dick

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This podcast has
100 episodes
Language
Italian
Date created
2009/10/27
Latest episode
2026/09/19
Average duration
77 min.
Release period
13 days

Description

Moby Dick è il magazine del sabato mattina che mira a mettere a confronto, attorno ai grandi temi di cultura, politica, società, economia, ospiti di sensibilità e opinioni diverse, anche radicalmente contrapposte. Coglie momenti e tematiche di particolare rilievo e le pone al centro di una tavola rotonda per scandagliarne peculiarità e sfumature. Ma consente anche attraverso una particolare scelta editoriale di meglio conoscere le personalità stesse degli interlocutori invitati a dibattere.

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Babel Festival
2026/09/19
Torna un’edizione in diretta di “Moby Dick” dal Festival Babel, quest’anno per la prima volta fuori dal teatro Sociale, il luogo che storicamente accoglieva le edizioni del nostro Magazine del sabato mattina. Ad accogliere la puntata di Moby Dick sarà infatti la sede di Manimatte, uno dei luoghi inediti del festival. Quest’anno la prima parte della puntata vedrà protagonista Nicola Gardini, che insegna Letteratura italiana e comparata all’Università di Oxford ed è autore di numerosi libri. Con lui si parlerà di Ulisse e del libro Il più bel romanzo del mondo. L’Odissea raccontata da Nicola Gardini. Gardini sarà infatti protagonista domenica dello spettacolo - al Teatro Sociale - Scomparire dietro un pronome. L’Odissea e la reinvenzione linguistica del mondo. Nella seconda parte, a partire dalle 10:30, Moby Dick ospiterà il dibattito Cambiare la lingua per cambiare il mondo. Le Guin e Stefan, due pioniere. Protagoniste saranno le scrittrici Giuliana Misserville, Lilia Bevilacqua e Lorenza Pampaloni. A moderare gli incontri sarà Enrico Bianda. Babel 2026 – Lingue per mondi possibili
Allen Ginsberg e i giovani d’oggi
2026/06/20
Negli Stati Uniti ricchi e apparentemente felici del secondo dopoguerra si leva improvvisa la voce dei giovani. La Beat Generation mette a nudo il vuoto morale e spirituale nascosto dietro il consumismo e i valori borghesi: noia, ipocrisia, repressione sessuale, paura del diverso, ossessione del successo. Con Urlo, recitata pubblicamente nel 1955, il poeta Allen Ginsberg denuncia una società che distrugge le menti migliori della sua generazione. Seguirono poi gli hippie a San Francisco e la protesta politica organizzata degli anni Sessanta, con le marce contro la guerra in Vietnam o il movimento per i diritti civili. In quegli anni i giovani si ribellano ai padri e alle madri proponendo una diversa idea di famiglia e società; si distinguono dagli adulti per lo stile di vita, i valori, persino l’abbigliamento. Oggi quella ribellione sembra assente o forse prende forme diverse, spesso nascoste, come testimoniano l’attivista Zeno Casella e lo scrittore Matteo Bussola, che da tempo ascolta le voci di questi giovani nel suo programma alla radio. Le nuove generazioni contestano il lavoro che divora la vita, il consumo come identità, la carriera come unica misura del valore, la famiglia come obbligo, il silenzio sulla sofferenza mentale, l’indifferenza verso il clima. I social infine hanno creato un nuovo spazio di presenza e di espressione, come emerge dagli studi di Eleonora Benecchi.
La finanziarizzazione del calcio mondiale
2026/06/13
Si avvicinano i mondiali di calcio, quest’anno ospitati congiuntamente da Canada, Messico e Stati Uniti: sulla carta saranno l’evento sportivo più redditizio di sempre, con ricavi stimati in oltre 10 miliardi di dollari. Se siamo ormai abituati a considerare il calcio dei grandi club come un calcio ormai spersonalizzato e senz’anima, in mano a colossi finanziari globali, il discorso cambia quando si pensa alle nazionali di calcio. Qui, per molti tifosi, sopravvive ancora un’atmosfera fatta di valori sportivi, di attaccamento alla propria squadra come simbolo della propria identità. Eppure i numeri di questo mondiale, che produrrà profitti mai visti prima in un evento sportivo, raccontano una storia diversa. Una delle domande che ci siamo posti, nel Dossier andato in onda nel corso della settimana, è se l’anima del calcio esista ancora. E la risposta è sì: l’abbiamo trovata in piccole realtà, in società calcistiche che resistono e si oppongono al modello dominante. Ma quell’anima può esistere anche nel sistema globale del calcio, fatto di enormi interessi finanziari, di diritti miliardari, di fondi di investimento e di multinazionali? Partiremo da qui con i nostri ospiti: Marzio Minoli, giornalista economico della RSI, tifoso e amante dello sport, autore del libro uscito due anni fa Noi tifosi. Istruzioni per l’uso (Fontanaedizioni); e Pippo Russo, sociologo, giornalista e scrittore, che sul calcio ha scritto moltissimo. Ricordo, tra i tanti, il suo libro del 2014, dal titolo Gol di rapina – il lato oscuro del calcio globale (Edizioni Clichy)
L’eredità invisibile
2026/06/06
Eredità è l’ordinato passaggio dei beni tra genitori e figli, secondo le regole dettate dalla legge e dalle consuetudini, come spiega Alessandra Mascellaro, notaio e presidente del Comitato regionale notarile lombardo. Agli eredi si lasciano per lo più beni materiali: case, denaro, gioielli di famiglia. Ma si tramandano anche ricordi, narrazioni, valori, idee, insomma un senso della vita e un modo di stare al mondo. E qualcosa di simile, ma a un livello più elevato e complesso, avviene anche nell’ambito della società intera. Per esempio l’Unesco dal 1972 aggiorna una lista del Patrimonio mondiale, ovvero quei luoghi così importanti da appartenere idealmente all’intera umanità, con l’obbligo per le generazioni presenti di conservarli e proteggerli. Con Marcello Veneziani allargheremo lo sguardo proprio al significato culturale e spirituale dell’ereditare: il rapporto con gli antenati, con la tradizione e con il futuro. Naturalmente è impossibile, e forse neppure raccomandabile, tentare di conservare tutto quello che riceviamo dal passato. Per questo ogni eredità andrebbe accettata con beneficio d’inventario e porta con sé domande radicali: che cosa merita davvero di essere trasmesso? E cosa invece va rifiutato, trasformato o adattato?
Il gotico letterario contemporaneo
2026/05/30
Il percorso dal Southern Gothic di Flannery O’Connor al gotico contemporaneo evolve trasformando l’orrore metafisico in critica sociale. Negli Stati Uniti e in Italia, il genere ha abbandonato i castelli infestati per esplorare il perturbante nelle periferie, nel fondamentalismo, nel corpo e nel degrado ambientale. Il Southern Gothic di Flannery O’Connor, attivo fino agli anni ‘60, univa il degrado rurale degli Stati Uniti a una teologia spietata, dove il grottesco e la violenza diventavano strumenti di redenzione. Opere fondamentali come La saggezza nel sangue o la raccolta Un brav’uomo è difficile da trovare hanno scavato nella coscienza americana. “Alphaville” con i suoi ospiti ha esplorato questa dimensione partendo dalla raccolta di saggi, curata da Benedetta Centovalli, Il cielo e la polvere. Visioni e universi di Flannery O’Connor. “Moby Dick” riparte proprio dai temi e dalla scrittura della scrittrice statunitense per spingere avanti la riflessione guardando all’oggi, con tre ospiti in diretta. Gli scrittori Omar Di Monopoli, che nel 2017 ha pubblicato per Adelphi il noir Nella perfida terra di Dio, tradotto all’estero, trasposto in fumetto per Sergio Bonelli editore. Insegna scrittura creativa per la Scuola Holden. Scrive per la radio e per il cinema, e collabora con “La Stampa”, “Il Fatto Quotidiano” e “Rolling Stone Italia”. Omar Di Monopoli è un grande appassionato di Flannery O’Connor e può essere considerato un autore che trova nel suo stile una fonte di ispirazione. Con lui un altro scrittore, Orazio Labbate, autore e critico letterario siciliano, riconosciuto dalla critica come il fondatore del “gotico siciliano”. Nei suoi romanzi fonde le atmosfere oscure del gotico americano (sul modello di Cormac McCarthy e Stephen King) con il folklore, la polvere e il misticismo della Sicilia. Insieme a loro il critico e professore universitario Marco Petrelli, che insegna presso l’Università di Pisa e si occupa da tempo di letterature e culture del Sud statunitense, gotico americano, postmodernismo, geocritica, graphic narratives e letteratura afroamericana.
Siamo troppi?
2026/05/23
Il dibattito sulla sovrappopolazione mondiale è tornato di stretta attualità. Crisi climatica ed energetica, sfruttamento e distribuzione delle risorse, accesso ai servizi e disuguaglianze economiche: è legittimo chiedersi se otto miliardi di persone sulla Terra siano già troppe oggi. In realtà – dicono le statistiche – l’incremento della popolazione mondiale è rallentato a partire dagli anni Duemila ed è destinato a ridursi nei prossimi decenni a livello globale, andando incontro a un “inverno demografico”. Al di là dei numeri l’evoluzione demografica – tra bassa natalità e invecchiamento della popolazione - ci pone già nel presente di fronte a numerose sfide sul piano sociale, economico e politico, intrecciandosi con temi quali le politiche famigliari e l’immigrazione. Ma quali conseguenze avrà in prospettiva il cambio demografico sulla transizione ecologica? Quali misure sono possibili ed eticamente sostenibili per ridurre l’impatto della popolazione mondiale? A “Moby Dick” ne discuteranno la giornalista ed esperta di diritto alla salute Nicoletta Dentico e il naturalista e giornalista scientifico Alfonso Lucifredi.
Il saggio: lo spazio delle idee
2026/05/16
La differenza principale tra il saggio e il romanzo, è che nel romanzo le idee sono funzionali alla narrazione, mentre nel saggio è la narrazione ad essere al servizio delle idee. È uno dei tanti concetti sviluppati intorno al genere del saggio letterario, che ritroviamo nella grande antologia “Saggisti italiani del Novecento”, curata da Alfonso Berardinelli e Matteo Marchesini e pubblicata da Quodlibet. Un’opera che non solo raccoglie e sistematizza decine e decine di scritti e di autori, ma che fornisce anche delle fondamentali chiavi di lettura del saggio come genere letterario. Anzi: del saggio come strumento indispensabile (soprattutto oggi) di trasmissione delle idee, e degli effetti che quelle idee hanno sugli individui. Dopo una settimana di Dossier dedicato al saggio nelle sue varie forme, passate e presenti, Moby Dick parte da qui: dalla funzione sociale del saggio alla sua capacità di rinnovarsi, dalle difficoltà che incontra questo genere nel presente alle sue sorprendenti doti di adattabilità al mutato panorama culturale. Ad aiutarci in questa riflessione saranno la scrittrice e traduttrice Claudia Durastanti, che si occupa di letteratura e critica culturale per varie testate e dal 2021 è curatrice della casa editrice La Tartaruga; e Gianluca Didino, scrittore, saggista e traduttore, autore del recente “La figura umana. Friedrich, il contagio romantico e l’apocalisse”, Edizioni Tlon, 2024.
Riti d’oggi
2026/05/09
Lungo tutta la nostra storia, i riti hanno svolto una funzione fondamentale nella vita sociale, rafforzando l’identità, promuovendo il senso di appartenenza, favorendo la collaborazione. Molti di questi rituali avevano in origine una dimensione religiosa, che la modernità ha poi trasformato e secolarizzato. Nasce da qui una domanda fondamentale, alla quale cerca di rispondere l’antropologo Stefano Allovio: in una società sempre più laica e individualista, che spazio conservano i riti? E ancora — ne discutiamo con lo storyteller e comunicatore Cristiano Carriero — i rituali riescono a radicarsi nello spazio intangibile nella rete, dei social media? Anche la politica, spiega la filosofa Giorgia Serughetti, si sostiene attraverso simboli, slogan e gesti ripetuti: bandiere, inni, congressi, manifestazioni. E se oggi alcune di queste pratiche simboliche mostrano segni di stanchezza, al tempo stesso cerchiamo continuamente di creare nuovi riti civili, urbani, comunitari; senza dimenticare che i riti uniscono e danno forma alla comunità, ma possono anche dividere, polarizzare, generare fanatismo.
Il canto senza eroe
2026/05/02
Tra i miti legati al mare e agli oceani, uno dei più oscuri e insondabili è quello delle sirene. Metà donne e metà pesce – o metà uccelli, restando alla versione omerica – le sirene e il loro canto hanno popolato i sogni e gli incubi del Mediterraneo. Ma cosa si cela realmente dietro quel richiamo fatale? Il mito delle sirene non è solo la storia di una seduzione mortale, ma una soglia sonora dove il canto si fa pura, inafferrabile autonomia. E se quell’armonia, così perturbante e perfetta, non fosse rivolta a chi ascolta? Se il loro canto fosse un dialogo serrato, un‘essenza che ignora totalmente lo sguardo e le aspettative dell’eroe di passaggio? “Moby Dick” esplora la persistenza di questo archetipo con la filosofa Adriana Cavarero, autrice del recente saggio Il canto delle Sirene (Castelvecchi), e con il classicista Pietro Boitani profondo conoscitore della letteratura europea che a Ulisse ha dedicato numerosi studi. Con loro cercheremo di sciogliere gli enigmi di un canto che continua a risuonare nel nostro presente - da Kafka ad Adorno fino a T.S Eliot - interrogando il nostro rapporto con l’ignoto e con l’abisso. Un dialogo intenso sul mito e sul suo ribaltamento: un racconto che ci svela come l’epica del mare, lungi dall’essere un reperto del passato, sia specchio della nostra storia, una chiave fondamentale per comprendere la condizione umana e il potere seduttivo della parola.
Abbiamo ancora paura del nucleare?
2026/04/25
L’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuta il 26 aprile 1986, è stata una tragedia umana e ambientale dalle conseguenze planetarie che – insieme all’incidente di Fukushima del 2011 – ha profondamente influenzato la nostra percezione del nucleare. Trauma collettivo, rigetto, avvio di programmi e di normative per smantellare gli impianti esistenti e vietare la costruzione di nuovi. Oggi invece, a rispettivamente 40 e 15 anni di distanza da Chernobyl e Fukushima, l’atomo è tornato ad affacciarsi in Europa e in Svizzera: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito la decisione di abbandonare il nucleare un “grave errore strategico”, mentre in Parlamento svizzero è approdata l’iniziativa popolare “Energia elettrica in ogni tempo per tutti”, o “Stop al blackout”. Per molti, complici i conflitti in corso e la penuria energetica, il nucleare è un’energia “pulita” e sovrana, indispensabile per raggiungere gli obiettivi di politica energetica e neutralità climatica. Per altri, un rischio umano e ambientale troppo alto da correre. Un dibattito fortemente polarizzato, a cui noi vogliamo provare a guardare attraverso la lente della scienza, dell’innovazione tecnologica, dell’economia e delle scienze sociali, per comprendere come cambia il comportamento e la percezione della popolazione nei confronti delle energie – fossili, nucleare, rinnovabili; fare il punto sulla transizione energetica in Svizzera, accusata dall’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT) di non fare abbastanza per il clima, e per proiettarci nell’ultime frontiere della ricerca nucleare, dai microreattori modulari alla fusione.  Lo facciamo con l’economista Alessandra Motz, ricercatrice presso l’IRE - Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana e responsabile delle analisi in materia di energia per l’Osservatorio Finanze Pubbliche ed Energia sempre dell’USI; il fisico Massimiliano Capezzali, professore presso l’HEG-VD - Alta scuola d’ingegneria e di gestione del Canton Vaud, Svizzera occidentale, dal 1° giugno 2026 direttore dell’Istituto delle energie sempre dell’HEG-VD; e il fisico Ambrogio Fasoli, professore presso l’EPFL – Politecnico d Losanna, già direttore dello Swiss Plasma Center dell’EPFL e presidente del consorzio europeo EUROfusion, che sovrintende allo sviluppo della fusione in Europa, con l’obiettivo di produrre energia dal 2050.
Il Marocco immaginato
2026/04/18
Numerosi scrittori, artisti e musicisti hanno trovato ispirazione in Marocco. Potremmo cominciare dal viaggio fondativo del pittore Eugène Delacroix nel 1832, la cui eco ancora risuona nel soggiorno a Tangeri di Henri Matisse, tra il 1912 e il 1913. Con Alessandro Tamburini ripercorriamo le trame letterarie tessute da numerosi scrittori: Paul Bowles naturalmente e poi ancora Mark Twain, Pierre Loti, Edmondo De Amicis, Edith Wharton, Jean Genet, Tennessee Williams, Truman Capote. Il Marocco fu spesso letto da questi autori nella chiave dell’orientalismo. Negli anni Sessanta e Settanta la Beat Generation (William S. Burroughs, Allen Ginsberg) utilizzò invece registri diversi: esilio, marginalità, libertà, sperimentazione. Ricordiamo quella stagione con Gianni De Martino, protagonista e storico della controcultura beat italiana. E le sonorità ipnotiche della musica marocchina lasciarono una traccia nei brani di Ornette Coleman, Brian Jones, Jimi Hendrix. Per lungo tempo le voci marocchine hanno avuto meno spazio nella costruzione e soprattutto nella circolazione internazionale di questa narrazione, che pure li riguardava da vicino, come spiega Karima Moual. Solo in tempi più vicini a noi una nuova generazione ha fatto sentire la propria voce, proponendo una visione del Paese forse meno poetica, ma più vera.
Il corpo ribelle
2026/04/11
Il femminismo ha rappresentato per Yoko Ono uno dei fondamentali nuclei di riflessione. Del proprio corpo l’artista ha fatto uno strumento politico e del linguaggio artistico un atto di ribellione contro violenza e stereotipi di genere. La sua carriera artistica è stata, tuttavia, a lungo offuscata da una narrativa, alimentata anche dalla stampa, che ne fece una delle figure più demonizzate, ritenuta colpevole della rottura dei Beatles. In questa puntata di “Moby Dick” riflettiamo sia sul valore delle battaglie femministe di Yoko Ono, con uno sguardo agli Stati Uniti dove il corpo delle donne è tornato ad essere un territorio di scontro politico e ideologico, sia sul ruolo delle parole che spesso, anche nei media, alimentano immagini discriminatorie e lesive dell’identità femminile. Lo faremo con Antonella Napoli, giornalista, fa parte del direttivo di “GiULia - Giornaliste unite libere autonome”, che si batte per una corretta rappresentazione di genere sui media, Barbara Leda Kenny, caporedattrice di “inGenere”, è stata rappresentante italiana al Women20 (W20), il gruppo ufficiale del G20 dedicato all’uguaglianza di genere, e Raffaella Baritono, professoressa ordinaria di Storia e politica degli Stati Uniti presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna e direttrice del Centro dipartimentale di studi sugli Stati Uniti (LAB-USA). Prima emissione: 7 marzo 2026
Scritture disambientate
2026/04/04
Il tema dell’esilio è da sempre presente nella letteratura: da Dante a Ungaretti, da Ágota Kristóf a Herta Müller fino alla scrittura postcoloniale dei nostri giorni. I motivi dell’espatrio possono essere molteplici, ma sempre l’esperienza del dislocamento geografico coinvolge una profonda ridefinizione del proprio rapporto con la lingua. Lo dice in modo limpido il poeta Iosif Brodskij, costretto, nel 1972, a fuggire da Leningrado verso gli Stati Uniti, a causa delle persecuzioni politiche da parte del regime sovietico «la condizione che chiamiamo esilio è, prima di tutto, un evento linguistico». Durante questa puntata di “Moby Dick” parleremo della funzione testimoniale della scrittura dell’esilio, ma anche del suo farsi reagente per rielaborare l’esperienza del trovarsi in ‘terra straniera’, aprendo uno spazio di riflessione sulle lingue, sulle identità e sulla memoria. Ne parleremo con Silvia Tatti, professoressa di letteratura italiana alla Sapienza di Roma, e autrice del libro Esuli. Scrittrici e scrittori dall’antichità ad oggi (Carocci, 2021) e con Tiziana De Rogatis, professoressa di letterature comparate all’Università per Stranieri di Siena, autrice di Homing. Ritrovarsi. Traumi e translinguismi delle migrazioni in Morante, Hoffman, Kristóf, Scego e Lahiri (Edizioni Università per Stranieri di Siena, 2023).
“Ci siamo sempre state, ora ci vedono”
2026/03/28
Negli ultimi anni in America Latina si è venuta a creare una forte sinergia tra narrativa, pensiero e attivismo femminista. Pluripremiate e pluritradotte, le scrittrici ispano-americane si impongono per la prima volta sulla scena internazionale con romanzi e racconti brevi che, seppur nella diversità degli stili e delle genealogie culturali e geopolitiche, condividono eccellenza letteraria, denuncia sociale e, appunto, impegno femminista. Nel corso della settimana, nel “dossier di Alphaville” ci siamo concentrati in particolare su quelle autrici che usano la chiave del fantastico, del weird o dello spettrale per rappresentare la violenza. Dalla violenza di Stato delle dittature del Cono Sur al machismo e ai femminicidi, dall’estrattivismo coloniale che devasta ecosistemi ambientali e sociali all’immagine dello “stupro della donna india”, ferita originaria da cui discendono tutte le ingiustizie e gli abusi della regione, secondo il Femminismo bastardo dell’attivista, scrittrice e performer boliviana María Galindo, una delle voci più incendiarie del femminismo latino-americano contemporaneo. In realtà «ci siamo sempre state, ora ci vedono», ricorda la scrittrice argentina Gabriela Gaidon, anche se alcuni eventi della storia recente – su tutti: la nascita nel 2015 in Argentina del movimento Ni una menos, mutuando un verso della poetessa e attivista messicana Susana Chávez, morta per femminicidio – hanno funto da catalizzatore e detonatore per il successo internazionale. A partire da questo nuovo “boom” della narrativa latino-americana, dove questa volta protagoniste sono le donne, cercheremo di comprendere come la parola letteraria, l’artivismo e i movimenti femminismi latini siano oggi uno spazio politico e poetico in cui resistere e denunciare, ma anche dove ricucire le ferite, attraverso la cura, l’intreccio, la riparazione. Lo faremo con la professoressa Emilia Perassi, fra le più autorevoli e fini studiose italiane di letterature ispano-americane di testimonianza e diritti umani, e con l’antropologa sociale Laura Fano Morisey, autrice di Per una politica della dignità. Femminismi, migrazioni e colonialità in America latina (Capovolte, 2023).
Letteratura satirica in Svizzera: una piccola ricognizione
2026/03/21
La settimana del “dossier di Alphaville” ha proposto un’antologia minima della letteratura satirica in Europa attraverso cinque opere significative del Novecento: Il processo di Franz Kafka, La fattoria degli animali di George Orwell, Mondo piccolo. Don Camillo di Giovannino Guareschi, Zazie nel metró di Raymond Queneau e Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. In “Moby Dick” proviamo ora a restringere il campo alle letterature svizzere, che in italiano, romancio, tedesco e francese hanno declinato – in modo più o meno originale, guardando ogni volta alla propria cultura di riferimento – la scrittura satirica. Ne parliamo con lo scrittore ticinese Tommaso Soldini, autore del romanzo satirico L’inguaribile (Marcos y Marcos, 2020), Lucas Gisi, responsabile dell’Archivio svizzero di letteratura a Berna, e Daniel Maggetti, scrittore e direttore del Centre des littératures en Suisse romande (Università di Losanna).

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