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Voci del Grigioni italiano

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★★★★★
5
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Categories
Country
United States
This podcast has
103 episodes
Language
Italian
Date created
2005/11/18
Latest episode
2026/10/30
Average duration
23 min.
Release period
8 days

Description

L'approfondimento della politica e dell'attualità vista dal Grigioni italiano.

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Alla ricerca della cura: la medicina regolativa della Swiss Mountain Clinic
2026/10/30
Che cosa cerchiamo davvero quando cerchiamo una cura? Questa settimana, le “Voci del Grigioni italiano” ci portano a Castaneda, in Val Calanca, per scoprire la Swiss Mountain Clinic (già Paracelsus Clinica al Ronc). Nata negli anni 80 grazie al profondo legame con Adele Duttweiler — moglie del fondatore di Migros —, la struttura porta avanti una filosofia immutata: considerare la salute non come semplice assenza di sintomi, ma come un cammino di regolazione e armonia globale tra corpo, mente e spirito. Insieme ad Alessandro Tini e alla dottoressa Friderike Wiechel, medico della clinica, esploriamo i fondamenti della medicina funzionale e regolativa. Lontano dall’essere una mera “alternativa”, questo approccio mira a riattivare le naturali capacità di autoguarigione dell’organismo attraverso percorsi personalizzati: dalle terapie infusionali e disintossicanti alla biorisonanza, fino a un’alimentazione curata nei minimi dettagli. La dottoressa Wiechel risponde alle domande più concrete: quali sono i trattamenti proposti? Come si misura scientificamente l’efficacia delle cure? Quali sono i costi e come intervengono le casse malati? Un viaggio che unisce rigore scientifico ed empatia, in un luogo magico e isolato dove il confronto tra i pazienti e il contatto con la natura diventano essi stessi parte del processo terapeutico. Uno spazio sicuro per imparare, prima di tutto, a diventare “medici di se stessi”.
85 anni di Voci del Grigioni italiano: da presidio identitario a faro d’informazione
2026/10/23
Nate nell’autunno del 1939 come baluardo della difesa spirituale elvetica e battezzate definitivamente il 25 novembre 1941, le Voci del Grigioni italiano festeggiano 85 anni ufficiali di trasmissione ininterrotta, fregiandosi del primato certificato dal Guinness World Records come settimanale radiofonico di informazione più longevo al mondo. In questa puntata speciale, l’attuale responsabile giornalistico Alessandro Tini dialoga in studio con Marco Petrelli, storico corrispondente RSI e già responsabile della testata, per tracciare un bilancio che guarda al presente e al futuro. La puntata mette a fuoco la metamorfosi del programma: dall’iniziale “guerra di trincea” per salvare la trasmissione dalla soppressione e sottrarla al rischio di isolamento campanilistico, fino all’offensiva di rinnovamento professionale promossa negli anni Novanta con Fredy Franzoni e proseguita oggi con i reportage sul campo e i nuovi riconoscimenti. Il racconto si snoda attraverso testimonianze di primo piano: Guido Lardi ricorda le battaglie politiche e la figura chiave di Fausto Tognola a difesa dell’identità italofona; Gustavo Lardi, invece, ripercorre le sfide tecniche dei corrispondenti di valle; Cassiano Luminati (direttore del Polo Poschiavo) evidenzia il ruolo della trasmissione come memoria storica viva e ponte oltre i confini con la Valtellina; Franco Milani (presidente della Pro Grigioni Italiano) ribadisce il valore di coesione culturale per le valli periferiche; infine Nicola Zala sottolinea il legame affettivo e formativo che unisce la redazione a questo storico appuntamento radiofonico.
Annamaria Nunzi, la sensibilità del racconto tra cronaca e territorio
2026/10/16
Nel 2026 le Voci del Grigioni italiano compiono 85 anni. In vista di questo importante anniversario, prosegue il ciclo di incontri dedicato ai giornalisti e ai personaggi che hanno fatto la storia dell’informazione nel Grigioni italiano. Ospite di questa puntata è Annamaria Nunzi, storica voce radiofonica cresciuta in Val Bregaglia, già conduttrice delle Voci, corrispondente della RSI da Coira e successivamente attiva dalle redazioni di Zurigo e Berna. Una carriera trentennale vissuta sul campo come mediatrice culturale e istituzionale tra la Svizzera tedesca e il pubblico italofono, che l’ha portata a raccontare in prima linea le pagine più drammatiche della storia svizzera recente: dalla strage di Zugo al grounding di Swissair, fino al delicato ruolo di cronista nei tribunali e nell’approfondimento di temi sociali, economici e sanitari. Con lei ripercorriamo le tappe di un percorso iniziato “dal basso” nell’informazione locale, il valore dell’indipendenza giornalistica in una piccola comunità, le sfide dell’essere una donna progressista nella politica grigionese di allora e la transizione epocale dal giornalismo artigianale “con nastro e forbici” all’era digitale e dei social media.
Livio Zanolari, una vita tra giornalismo e politica
2026/10/09
Ottantacinque anni fa, il 28 ottobre 1941, andava in onda per la prima volta una trasmissione destinata ad accompagnare generazioni di ascoltatori e a diventare un punto di riferimento per l’informazione delle nostre valli: le Voci del Grigioni italiano. In vista di questo importante anniversario, da oggi vogliamo ripercorrere una parte di questa lunga storia attraverso le persone che l’hanno raccontata. Inizia infatti questa sera un ciclo di incontri dedicato ai giornalisti e ai personaggi che, in epoche diverse, hanno fatto l’informazione nel e per il Grigioni italiano. Voci, volti e personalità che attraverso la radio hanno raccontato la politica, la società, il territorio e soprattutto le persone che lo abitano. Con loro proveremo a riaprire anche qualche cassetto della memoria: per ricordare com’era fare informazione allora, quali storie hanno segnato quegli anni e quanto sono cambiati, nel frattempo, il mestiere del giornalista e lo stesso Grigioni italiano. E per iniziare questo viaggio negli 85 anni delle Voci, Antonia Marsetti ha incontrato un uomo che dalla radio è poi arrivato molto vicino ai luoghi in cui si fa la politica svizzera: Livio Zanolari.
Un mondo in un palmo: la Valposchiavo prima dello smartphone
2026/10/02
Oggi lo smartphone racchiude la nostra intera quotidianità: telefono, macchina fotografica, televisione, mappe e lettere sono fusi in un unico, onnipresente oggetto. Ma cosa c’era prima di questa rivoluzione? Le Voci del Grigioni italiano vi portano alla scoperta di “Valposchiavo: scorci di vita prima dello smartphone”, l’insolita mostra curata dall’associazione iSTORIA - Archivi Fotografici della Valposchiavo. Attraverso i ricordi di Alessandra Jochum Siccardi, Pierluigi Crameri e del presidente Arno Zanetti, la puntata ripercorre il legame speciale tra questa valle apparentemente isolata e l’innovazione tecnologica. Dalle prime foto del 1855 ai telefoni a disco che costringevano a correre per strada per rispondere, fino alle antenne “clandestine” per captare la Rai: la Valposchiavo ha sempre precorso i tempi per accorciare le distanze geografiche. Un viaggio nostalgico e ironico che tocca tappe epocali come il pionieristico “Progetto Poschiavo” per l’alfabetizzazione internet e l’introduzione dei primi, mastodontici computer a scuola. La trasmissione solleva anche un interrogativo cruciale sul nostro presente: in un’epoca invasa da miliardi di immagini digitali, volatili e destinate a perdersi con l’obsolescenza dei dispositivi, come documenteremo il nostro tempo? Se le vecchie lastre fotografiche in vetro resistono da oltre un secolo, il rischio odierno è quello di perdere la memoria storica a causa di una tecnologia tanto veloce quanto effimera. Una riflessione imperdibile su come il passaggio da gesti manuali e collettivi a interazioni individuali abbia cambiato per sempre il nostro modo di vivere e comunicare.
La sfida del Bernina: storia di una strada che ha unito il Nord e il Sud delle Alpi
2026/09/25
Oggi lo percorriamo in automobile in pochi minuti, quasi senza pensarci, ma per secoli il Passo del Bernina ha rappresentato una sfida formidabile contro la natura, il vento e le tempeste di neve. Un valico vitale per la Valposchiavo, l’Engadina e l’intero Canton Grigioni, che ha saputo trasformarsi da barriera quasi insormontabile a collegamento stabile tra il Nord e il Sud delle Alpi. In questa puntata di Voci del Grigione italiano, Alessandro Tini e Antonia Marsetti ci accompagnano alla scoperta di questa straordinaria epopea attraverso le pagine del libro “Passo del Bernina. Un viaggio attraverso i secoli”, scritto a quattro mani dalla storica Matilde Bontognali e dall’economista Luigi Badilatti. Dalle cronache cinquecentesche dei viaggiatori veneziani e di Benvenuto Cellini – che temettero per la propria vita tra i ghiacci – fino alle grandi battaglie politiche degli anni ‘60 guidate dal “Re del Bernina” Felice Luminati per garantire l’apertura invernale della strada. Un racconto corale fatto di documenti storici, ma anche di vividi ricordi personali: dalle leggendarie e rischiose traversate notturne della fresa guidata da Gian Luzi Battaglia, alle ingegnose soluzioni per il distacco delle valanghe, fino alle storie degli stradini e delle guide alpine che hanno vissuto la montagna con profondo rispetto. Un viaggio emozionante per capire come una comunità alpina sia riuscita, generazione dopo generazione, non a “vincere” la montagna, ma a imparare ad ascoltarla e a convivere con essa.
La terra brucia, la natura resiste: l’agricoltura del Grigionitaliano e della Valtellina alla prova della grande siccità
2026/09/18
Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà con cui il territorio alpino deve fare i conti oggi. In questa puntata delle Voci del Grigioni italiano, condotta da Alessandro Tini, vi portiamo nel cuore di un’annata eccezionalmente calda e siccitosa, analizzando l’impatto su quattro settori chiave della nostra economia agricola. Partiamo dal Moesano, dove l’apicoltura ha registrato un raccolto nella media ma deve affrontare nuove insidie. Ne parliamo con Giovanni Randelli, presidente della Società degli apicoltori del Moesano, che fa il punto sulla qualità del miele e sul preoccupante aumento del parassita varroa. Ci spostiamo poi in Bregaglia, dove la carenza idrica e il caldo torrido hanno messo in ginocchio il comparto dell’allevamento. Elio Rezzoli, presidente della Società agricola Bregaglia, lancia l’allarme sulla drastica riduzione delle riserve di foraggio e sulla necessità di ripensare l’intero sistema zootecnico alpino. Non mancano però segnali di resilienza. Nella viticoltura del Moesano, Kristian Köppel della Cantina 800 di Roveredo ci spiega come una gestione sostenibile del suolo e della chioma abbia permesso di ottenere una vendemmia quantitativamente stabile e di ottima qualità. Infine, varchiamo il confine per andare in Valtellina, dove la frutticoltura affronta la siccità e la piaga della cimice asiatica. Con Luca Follini, responsabile del comparto Frutticoltura dell’Istituto Superiore Fojanini di Sondrio, scopriamo come la tecnologia irrigua, le reti antigrandine e l’introduzione di nuove varietà resistenti, come la mela Bernina, stiano tracciando la via per il futuro del settore.
Madonna di Tirano: il Santuario tra Valtellina, Grigioni e Ticino
2026/09/11
Il Santuario della Madonna di Tirano sorge in un luogo geograficamente e storicamente strategico, situato all’imbocco della Valposchiavo, al crocevia delle vie di comunicazione che collegano la Valtellina ai passi alpini del Bernina e dello Stelvio. La sua storia spirituale ha inizio all’alba del 29 settembre 1504. Secondo la tradizione devozionale, il tiranese Mario Omodèi si stava recando nei suoi campi quando fu sorpreso da una luce sfolgorante. In quel bagliore gli apparve la Vergine Maria che, pronunciando le celebri parole “Bene avrai” (promessa di guarigione dalla peste che allora flagellava la zona), chiese esplicitamente che in quel preciso luogo venisse edificato un tempio in suo onore. La risposta della comunità locale fu immediata e corale: la prima pietra del nuovo edificio sacro venne posta il 25 marzo 1505, nel giorno dell’Annunciazione. Nel giro di pochi decenni, grazie al fervore religioso e al sostegno delle autorità locali, prese forma quello che oggi è considerato uno dei più splendidi e significativi esempi di architettura rinascimentale lombarda nell’intera area alpina. Un capolavoro del Rinascimento: l’armonia delle forme e lo stupore barocco L’architettura del Santuario è un mirabile esempio di transizione e fusione di stili. All’esterno, la facciata e le linee strutturali esprimono il perfetto equilibrio, la simmetria e la razionalità tipiche del Rinascimento lombardo, fortemente influenzato dai modelli dei maestri attivi a Milano e Como (tra cui spicca l’influenza di Giovanni Antonio Amadeo). Il campanile, slanciato e monumentale, svetta con le sue bifore e trifore, richiamando lo stile romanico-rinascimentale. Varcata la soglia, l’osservatore viene accolto da un contrasto scenografico straordinario: la purezza rinascimentale cede il passo a una sorprendente e fastosa ricchezza barocca. Navate e cappelle sono decorate da un fitto tessuto di affreschi, stucchi, sculture e marmi policromi. Il fulcro visivo e spirituale dell’interno è senza dubbio la monumentale cassa lignea dell’organo seicentesco, un capolavoro assoluto dell’intaglio valtellinese realizzato da Giuseppe Bulgarini tra il 1608 e il 1617, completato successivamente dalle decorazioni di Giovanni Battista Salmoiraghi. Questa colossale struttura lignea, sorretta da telamoni e decorata con intricati dettagli di angeli, profeti e scene bibliche, è considerata uno degli organi storici più importanti d’Europa. Al centro della devozione popolare rimane tuttavia la Cappella dell’Apparizione, collocata esattamente nel punto in cui la tradizione colloca l’incontro tra l’Omodèi e la Vergine, un luogo intimo che custodisce il cuore spirituale del santuario. All’ombra della storia: tra il Ducato di Milano e le Tre Leghe Quando iniziarono i lavori di costruzione, la Valtellina apparteneva ancora al Ducato di Milano, sotto l’influenza politica e artistica della pianura lombarda. Tuttavia, il destino politico della valle stava per cambiare radicalmente. Nel 1512, appena sette anni dopo la posa della prima pietra, la Valtellina passò sotto il dominio delle Tre Leghe (l’odierno Canton Grigioni), inaugurando una complessa vicenda geopolitica destinata a durare quasi tre secoli, fino al 1797. Questo dettaglio temporale è fondamentale per comprendere l’identità del Santuario: la chiesa precede cronologicamente la Riforma protestante. Essa non nacque, quindi, come un baluardo confessionale o come un simbolo della Controriforma contro il protestantesimo d’oltralpe. Ciononostante, nei secoli successivi e in particolare durante i drammatici anni delle guerre di religione in Valtellina (culminate nel Sacro Macello del 1620), il Santuario assunse inevitabilmente un ruolo politico e religioso di primissimo piano, diventando il baluardo dell’identità cattolica della valle di fronte ai dominatori grigionesi, in gran parte di fede riformata. Maestranze ticinesi: la permeabilità delle frontiere alpine La storia del cantiere di Tirano è anche la testimonianza di quanto fossero permeabili e fluidi gli antichi confini alpini, ben prima del concetto moderno di frontiera di Stato. Le Alpi non erano barriere insormontabili, bensì vie di transito per idee, merci e artisti. Al grande cantiere del Santuario lavorarono infatti numerosi maestri costruttori, scultori, stuccatori e pittori provenienti dai territori dell’attuale Canton Ticino e dalle valli dei laghi lombardi. Queste maestranze (tra cui figurano storicamente architetti della cerchia dei Rodari di Maroggia) portarono in Valtellina il “saper fare” tecnico e artistico sviluppato nei grandi cantieri del Duomo di Como e della Certosa di Pavia, lasciando un’impronta indelebile nella pietra e negli stucchi della basilica. L’asse Tirano-Valposchiavo: una rete economica e religiosa Il Santuario non crebbe soltanto grazie alla fede, ma anche grazie a una solida struttura amministrativa alimentata dalle generose offerte dei pellegrini e da un importante patrimonio di beni immobili e terreni. Nel 1517, un atto fondamentale sancì la confluenza nell’amministrazione del Santuario dei possedimenti degli antichi xenodochi (ospizi per pellegrini) di Santa Perpetua (situato a Tirano) e di San Remigio (posto sul crinale montuoso verso la Valposchiavo). Questi due storici avamposti dell’accoglienza alpina testimoniano l’esistenza di una fitta rete religiosa, assistenziale ed economica che da secoli univa Tirano alla Svizzera e, nello specifico, alla Valposchiavo. La gestione unificata di questi beni permise al Santuario di disporre delle risorse necessarie per completare le sue monumentali strutture e per assistere i viandanti che valicavano i passi alpini. Un patrimonio civico che guarda al futuro Oggi la Basilica della Madonna di Tirano presenta una peculiarità giuridica e amministrativa straordinariamente rara: appartiene direttamente al Comune di Tirano e non alla diocesi, una condizione storica che ne sottolinea il profondo legame civico con la popolazione locale. Dichiarata nel 1946 “Patrona della Valtellina” da Papa Pio XII, la Basilica continua a essere un polo d’attrazione spirituale, artistico e turistico di livello internazionale. Il legame con la Svizzera rimane vivo anche grazie alla vicina stazione del Trenino Rosso del Bernina (Patrimonio Mondiale UNESCO), che porta migliaia di visitatori svizzeri e internazionali a concludere il proprio viaggio proprio di fronte alla maestosa facciata del Santuario. Oggi questo straordinario monumento non si limita a custodire il proprio passato, ma guarda al futuro. Sono infatti in atto e in fase di progettazione importanti interventi urbanistici destinati a ridisegnare, pedonalizzare e valorizzare l’intera piazza e l’area circostante, per garantire che questo storico crocevia di popoli continui a essere, per i secoli a venire, un luogo di incontro, bellezza e accoglienza.
Santa Perpetua: i segreti della sentinella di pietra sopra Tirano
2026/09/04
La chiesa di Santa Perpetua si erge da oltre mille anni su un promontorio roccioso a strapiombo su Tirano, custode silenziosa di un patrimonio artistico e spirituale straordinario. Questo antico oratorio romanico, costruito tra il 950 e il 1100, rappresentava una tappa fondamentale lungo l’antica via che collegava la Valtellina alle vallate svizzere della Valposchiavo e dell’Engadina. L’8 dicembre 1991 segna una data storica: durante i restauri dell’abside, la rimozione della calce rivela un affresco medievale raffigurante Santa Perpetua come orante, con le braccia aperte secondo l’iconografia paleocristiana. Accanto alla figura appare l’iscrizione latina che conferma l’identità della santa martirizzata a Cartagine nel 203 d.C. Il professor Gian Luigi Gabellini, storico e ricercatore, racconta l’emozione di quella scoperta: “Ero sulle stampelle dopo un incidente, ma sono salito ugualmente. Quando ho passato la spugna bagnata sull’intonaco è apparsa una matrona romana con le braccia aperte. Poi la scritta: Sancta Perpetua”. La chiesa custodisce segreti architettonici unici: l’asse principale non è rettilineo ma piega leggermente a sinistra, simboleggiando la testa del Cristo che si inclina sulla croce. Due finestrelle nell’abside creano allineamenti astronomici perfetti: il 21 giugno, solstizio d’estate, il primo raggio di sole attraversa l’intera navata; il 7 marzo, festa di Santa Perpetua, la luce colpisce l’altare dividendolo esattamente a metà. Pietro Maletti, guida turistica, svela un’altra meraviglia: “C’è un punto davanti all’altare dove la voce viene amplificata naturalmente, come se il sacerdote avesse un microfono moderno. Gli architetti medievali avevano calcolato l’acustica con precisione millimetrica”. Accanto alla chiesa sorgeva uno xenodochio, ospizio gestito da frati conversi che accoglievano mercanti e pellegrini lungo quella che veniva chiamata “la strada imperiale”. Stefania Stoppani, sindaca di Tirano, sottolinea l’importanza del sito: “Santa Perpetua è inserita nel progetto Interreg Cross Unesco per valorizzare i cammini storici tra Italia e Svizzera. Vogliamo renderla più accessibile attraverso visite guidate e il recupero dei sentieri antichi”. La chiesa è visitabile durante le messe estive del giovedì sera e attraverso visite guidate organizzate dal Consorzio Turistico di Tirano nei mesi di luglio e agosto.
San Remigio o San Romerio: due nomi per un gioiello che unisce Italia e Svizzera
2026/08/28
San Remigo è un luogo unico nelle Alpi: un antico ospizio medievale con annessa chiesetta millenaria, situato a 1’793 metri di quota in territorio di Brusio, a strapiombo sul lago di Poschiavo. La particolarità? Appartiene al Comune italiano di Tirano, pur trovandosi fisicamente in Svizzera. Questo gioiello architettonico, noto anche come San Romerio o pure San Romedio, ha una storia che affonda le radici oltre l’anno Mille. Secondo il professor Gianluigi Gabellini, storico e ispettore onorario del Ministero dei Beni Culturali, alcuni dettagli come l’acquasantiera ricavata da una vecchia macina di pietra suggeriscono che il luogo fosse un presidio sacro già in epoca longobarda o bizantina. Nel 1237 San Romerio venne unito allo xenodochio di Santa Perpetua di Tirano sotto un’unica guida, creando un sistema di ospizi che controllava le vie di comunicazione alpine. Questi rifugi d’alta quota accoglievano pellegrini, viandanti e anziani che lasciavano i propri beni in cambio di assistenza. La vita quotidiana era regolata dalla regola agostiniana dell’”ora et labora”, con confratelli e consorelle dediti all’accoglienza e alla preghiera. Nel 1517 tutti i beni passarono al Santuario della Madonna di Tirano per decisione papale, segnando la fine dell’epoca medievale degli ospizi alpini. Il recupero della chiesetta è diventato un progetto transfrontaliero esemplare. Dal 2007 al 2023, attraverso diversi programmi Interreg, Italia e Svizzera hanno collaborato investendo circa un milione di euro. I progettisti Dario Foppoli (ingegnere tiranesi) ed Evaristo Zanolari (architetto poschiavino) hanno coordinato interventi di messa in sicurezza, restauro e indagini diagnostiche utilizzando tecnologie innovative: laser scanner, monitoraggio strutturale, rilievi radar e analisi chimico-fisiche delle malte. Fondamentale il lavoro dei restauratori Giorgio Baruta (valtellinese) e Ivano Rampa (poschiavino), che dal 2013 hanno studiato le stratificazioni storiche dell’edificio, scegliendo di riportare alla luce la muratura romanica originale della navata, conservando invece l’aspetto settecentesco del coro. San Romerio è diventato così un modello per la creazione di database documentali utili alla conservazione dei beni immobili storici, un laboratorio di collaborazione transfrontaliera che ha portato alla costituzione della Fondazione San Romerio. Oggi l’antico ospizio continua la sua missione di accoglienza grazie al Rifugio Alpe San Romerio, gestito da Gino Bonguglielmi, che da oltre 50 anni offre ospitalità ai visitatori. La chiesetta, riaperta al pubblico dopo il restauro, rappresenta un ponte culturale tra Italia e Svizzera, simbolo di come l’amore condiviso per un luogo possa superare i confini.
Ilanz 1526: prima libertà religiosa al mondo
2026/08/21
Nel giugno 1526, mentre l’Europa si avviava verso le guerre di religione, nel cuore delle Alpi grigionesi si compiva un piccolo miracolo politico: lo Stato libero delle Tre Leghe promulgava gli Articoli di Ilanz, atto rivoluzionario che sancì per la prima volta la libertà di coscienza e il bi-confessionalismo. Per celebrare questo quinto centenario, sabato 12 settembre 2026 Poschiavo ospiterà un importante simposio internazionale. La storica Saveria Masa, curatrice della commissione scientifica del convegno, spiega la portata rivoluzionaria di quegli articoli: “Il diritto riconosciuto a ciascuna parrocchia di eleggere autonomamente il proprio parroco scalzò la struttura gerarchica della Chiesa cattolica, trasferendo sovranità religiosa direttamente alla comunità dei laici”. Le decime ecclesiastiche dovevano rimanere nei territori per sostenere poveri e istruzione pubblica, invece di ingrassare le casse della Curia di Coira. Prima degli articoli di giugno, nel gennaio 1526 Ilanz fu teatro di una celebre disputa teologica pubblica tra il riformatore Johannes Comander e i teologi cattolici. “Non ne uscì un vincitore formale”, racconta Mazza, “ma quel confronto dimostrò che le due confessioni potevano coesistere e discutere senza scannarsi reciprocamente”. Nacque così un sistema unico: ogni comune grigionese poteva decidere a maggioranza quale fede adottare. Questo modello fallì però nei territori sudditi meridionali come Valtellina e Valchiavenna, dove il bi-confessionalismo fu vissuto come imposizione forzata, sfociando nel tragico Sacro Macello del 1620. Il convegno a Casa Torre (ore 9.00) analizzerà contesto giuridico, impatto teologico e complessi equilibri di frontiera con relatori di prestigio internazionale. Venerdì 11 settembre, concerto d’organo introduttivo alla chiesa di Brusio con il maestro Michele Melazzini. Informazioni e prenotazioni (entro 4 settembre): [email protected], tel. 081 834 63 17.
La rinascita del Santuario di Gallivaggio: il punto della situazione dopo la frana del 2018
2026/08/14
Oltre 7’000 metri cubi di roccia, detriti e legname si abbatterono sulla chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia, considerata il centro spirituale della valle. La storia del santuario inizia il 10 ottobre 1492, quando due ragazze annunciarono di aver visto la Madonna mentre raccoglievano castagne. “Videro apparire questa figura piccola, tutta vestita di bianco, che disse loro: ‘Io sono la mamma di Dio’”, racconta lo storico Guido Scaramellini. Nel 1493 sorgeva già una piccola chiesa in legno, sostituita dall’attuale santuario tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento. La consacrazione avvenne nel 1615. Tesori artistici da salvare L’interno custodisce un prezioso ciclo di affreschi realizzato nei primi anni del Seicento da Domenico Caresana, pittore ticinese che lavorò anche nel Duomo di Milano. Tra le opere più significative, l’Incoronazione della Vergine di Paolo Camillo Landriano (1606) e dipinti settecenteschi di Cesare Ligari. Dopo la frana, oltre 120 opere tra dipinti, statue e arredi sono state recuperate e messe in sicurezza. Il cantiere del restauro “L’intervento non è solo un recupero dei danni, ma anche un miglioramento sismico dell’intera struttura”, spiega l’ingegnere Virgilio Scalco, direttore dei lavori. Sono state installate travi sovradimensionate sulla copertura per proteggere le volte affrescate da eventuali nuove cadute di massi. L’architetto Mauro De Giovanni coordina il restauro artistico: “La frana ha bucato un angolo di un affresco del Caresana. I frammenti sono stati catalogati e verranno riutilizzati per ricomporre l’opera”. Il lavoro più delicato riguarda la pulitura dalla polvere e il consolidamento degli intonaci distaccati. Come contribuire Il primo lotto di lavori ammonta a 4’600’000 euro: 3’600’000 da fondi pubblici (Regione Lombardia e Provincia) e 1’000’000 dalla Diocesi di Como e dalla parrocchia. “Finora abbiamo raccolto circa 300’000 euro attraverso donazioni”, afferma l’ingegnere Matteo Zubiani della commissione diocesana. Il santuario si è affiliato a Italia per il Dono, garantendo massima trasparenza. È possibile donare anche per il restauro di opere specifiche: 50 euro per due stelline della navata, 100 euro per il rosone. Sul sito sono visibili tutti i nomi dei donatori e i loro messaggi. La strada per la riapertura è ancora lunga, ma la fede dei valligiani e dei fedeli di ogni dove sta riportando in vita questo luogo simbolo della Valchiavenna.
Affreschi di Mesocco: arte e segreti del restauro
2026/08/07
La Chiesa di Santa Maria del Castello a Mesocco custodisce uno dei cicli pittorici tardomedievali più importanti dell’arco alpino. Attraverso le voci di esperti e accademici, questo approfondimento ci porta dietro le quinte della tutela di un patrimonio unico, sospeso tra il mondo italiano e quello transalpino. La dottoressa Marta Caroselli (SUPSI) illustra come la ricerca scientifica e i futuri cantieri di studio (al via da febbraio 2027) siano fondamentali per mappare le fragilità della pellicola pittorica e rallentare il degrado. La storica dell’arte Elena Filippi analizza il valore iconografico dell’opera: una narrazione coesa che unisce il tempo dell’uomo – celebre la rara e drammatica raffigurazione del mese di agosto – al cammino di salvezza cristiana, riflettendo le influenze di botteghe itineranti e i messaggi politici della committenza De Sacco. L’esperto di tecniche d’affresco Marco Somaini svela i segreti materiali del cantiere medievale, evidenziando le straordinarie abilità della bottega dei Seregnesi e condividendo curiose scoperte, come le impronte umane sull’intonaco fresco. Infine, lo storiografo Luigi Corfù (Centro Culturale di Circolo di Soazza) sottolinea l’importanza di una conservazione programmata nel tempo, che tuteli l’intero edificio ecclesiastico. Un racconto corale che unisce passato e futuro, arricchito dall’invito al corso pratico sull’affresco promosso dal Museo Moesano di San Vittore.
I segreti dello Stelvio: il clima svela la Storia
2026/07/31
La siccità e il ritiro dei ghiacciai stanno stravolgendo il paesaggio alpino, ma questa emergenza climatica apre una finestra inaspettata sul passato. Nel Parco Nazionale dello Stelvio, in Alta Valtellina, la montagna si rivela un immenso archivio a cielo aperto. Il progetto Interreg Archeo Alps, che ha visto collaborare il Parco, l’Università di Bergamo e la Sovrintendenza, sta portando alla luce scoperte straordinarie. Sulle vette del Pizzo Tresero, oltre i 3’000 metri, riemergono tracce di cacciatori del Mesolitico (10’000 anni fa) e incisioni rupestri dell’età del Bronzo, le più alte d’Europa. Nelle valli, il ritiro delle acque del bacino di Cancano ha svelato i resti di un insediamento medievale con chiesa e xenodochio, sommerso nel 1950 dalla diga di San Giacomo di Fraele. Gli affreschi settecenteschi recuperati sono ora in restauro e saranno esposti in un museo ricavato dall’ex mensa degli operai della diga. La deglaciazione restituisce anche i frammenti della Guerra Bianca (1915-1918): fortificazioni, trincee e strade militari che correvano a quote impensabili. Il Forte del Monte delle Scale, a 2’500 metri, testimonia l’immane sforzo ingegneristico di quel conflitto. La sfida ora è valorizzare questo patrimonio senza compromettere l’ecosistema fragile, promuovendo turismo sostenibile e recuperando strutture esistenti invece di consumare nuovo suolo. Un museo d’alta quota che sia monito per la pace e rispetto per la montagna.
Vent’anni di teatro a Palazzo Castelmur in Bregaglia
2026/07/24
La Val Bregaglia celebra un traguardo storico: il Festival di teatro al Castelmur compie vent’anni. Nato nel 2007 da un’idea dei direttori artistici Emanuel Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg, l’evento ha trasformato una valle alpina in un punto di riferimento per il teatro internazionale. Tutto è iniziato nel 2005 con i primi laboratori teatrali e circensi. “I corsi di teatro li facevamo già prima”, racconta Emanuel Rosenberg. “Il festival è nato proprio da uno di questi esiti, quando una persona della valle ha detto: ‘Sono bellissimi questi lavori che fate con i ragazzi, ma sarebbe bello vedere anche voi professionisti’”. L’edizione corrente celebra due decenni di programmazione eterogenea, che spazia dal teatro di ricerca a quello di figura, includendo teatro musicale, danza e circo-teatro. L’approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni.   L’approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni, evidenziando in primo luogo il forte legame intergenerazionale e il valore comunitario del progetto. La rassegna ha infatti visto crescere i partecipanti delle primissime edizioni che oggi, diventati giovani adulti, affiancano le nuove generazioni nel supporto logistico e organizzativo. Questa sinergia, unita al fondamentale apporto del volontariato e al radicamento nel territorio illustrato dalle voci del comitato direttivo, ha permesso a un’iniziativa culturale indipendente di consolidarsi con successo anche al di fuori dei grandi circuiti metropolitani.  In occasione di questo traguardo storico, i direttori artistici Emanuele Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg affrontano anche il tema del passaggio di testimone. L’obiettivo e l’auspicio per gli anni a venire è quello di un ricambio fisiologico, incentivando un coinvolgimento sempre più diretto dei giovani nell’organizzazione, affinché le nuove generazioni possano prendere in mano il progetto e accompagnarlo nel tempo verso un’evoluzione armoniosa.

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