
Advertise on podcast: Narrativa - scritti in voce di autori moderni e contemporanei
This podcast has
84 episodes
Language
ItalianPublisher
Autori VariExplicit
No
Date created
2016/03/17
Latest episode
2022/03/30
Average duration
30 min.
Release period
55 days
Description
Storie, racconti, novelle, poesia, e versi in prosa di autori moderni e contemporanei, messa in voce a cura di Gaetano Marino. Sostienici con una libera donazione su http://quartaradio.it/sostieni-quartaradio/
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Memorie di scuola, ricordi di uno scolaro senza tempo. Di Ignazio Salvatore Basile – Scuole Elementari
2022/03/30
Premessa
Alzi la mano chi non ricorda con gioia un suo ultimo giorno di scuola!!! Magari soltanto uno particolare. Come studente io ne ricordo diversi. Tutti sono ammantati da un velo di malinconia. In fondo a scuola ci stavo bene. I maestri (ma un anno ho avuto anche una maestra, in quarta elementare, si chiamava maestra Soro) mi volevano bene.
I miei ricordi di scuola più lontani son legati a cinque colori. [...]
Povera Sara Povera Nera, da una storia vera delle Memorie di un Pulcino di Latta. Di Gaetano Marino
2022/03/01
Era il 1993. Un’amica, reduce da un viaggio di lavoro all’estero, mi raccontò una storia vera di ordinaria follia. Una vicenda vissuta come spettatrice proprio nei giorni di soggiorno in una città d’Europa. L’amica si occupava di un progetto civile d’accoglienza riservato agli stranieri immigrati; soprattutto giovani donne, spesso fanciulle coinvolte nella tratta della prostituzione.
Problems. Schiavi e non schiavi. Liberi e non. Di Cesare Giombetti.
2022/02/28
Schiavi e non schiavi: il viaggio in un mondo nuovo, fatto di miserie più o meno estreme, ha inizio. Anna, intrappolata in una città dove tutto è povero, lotta per la sopravvivenza. Gli schiavi nel deserto invece neanche lottano più e si trascinano.
Liberi e non: le dinamiche fra schiavi sono sempre le stesse. Mors tua vita mea, oppure solidarietà. Dipende dai momenti, dalle persone, dalla fame. Scopriamo invece che nella città di Anna circola una droga.
Il gioco del mondo. Di Giulio Angioni
2021/10/17
"Questi ricordi, devo lasciarli perdere di nuovo, perché già troppi li hanno ricordati a modo loro? Qui vedo chiaro che la mia fanciullezza è più vicina ai tempi dei nuraghi che a tempi come questi. E mi ci sento le vertigini. Ma è grazie agli artifici del ricordo che si riesce a sopportare ogni passato, e forse a non avere eccessi di paura del futuro. Ma non sarà che rimane memoria solo di ciò che lo voleva diventare, ci aspirava da sé, per conto suo, a essere memoria?". Giulio Angioni
E la pioggia cadeva leggera e sottile. Tratto da Come spedire una scatola di sentimenti da Parigi ad Istanbul. Di Angela Targoni
2021/10/12
[…]Il caffè a Istanbul si fa spazio, si crea spazio, nella vita delle persone, e quello spazio lo rende unico, speciale, proprio come Istanbul era riuscito a crearsi uno spazio nel cuore di Parigi. Quando stavano insieme, il tempo perdeva il suo significato, c’erano solo loro due, lui per lei, lei per lui, a condividere pezzi di sé.[…]
Relazione per un’Accademia. Di Franz Kafka
2021/08/28
[…] Ed imparai, signori miei. Oh, s'impara quando si deve imparare; s'impara quando si vuol trovare una via d’uscita; s'impara disperatamente. Si sorveglia noi stessi con la verga; ci si strappa le carni ad ogni resistenza. La mia natura di scimmia uscì da me in fuga, tanto che il mio primo maestro divenne egli stesso quasi una scimmia. […]
Sul primo treno. Liberamente tratto da un racconto di Roberto Contu
2021/06/22
Sul primo treno si ritrovarono in uno scomparto mezzo vuoto, chiacchierarono dei compagni di classe, e mangiarono le patatine che Lei aveva comprato al bar della scuola; ma i panini no, ché comunque la tratta durava solo tre quarti d’ora. Al paese, sul binario, Lei disse che da qualche parte aveva letto che Sciascia viaggiava solo per il gusto di leggere in treno. [...]
I primi giorni a Montevecchio. Da Il figlio di Bakunìn, di Sergio Atzeni
2021/06/14
[…] A quel tempo, la mattina presto si andava a lavorare con qualcosa sulla testa, per proteggersi dall’umido. Chi aveva cicia, chi bonette. Lui, dal primo giorno, basco alla francese. Sembrava lo facesse apposta per continuare a distinguersi dal gregge. Poi si é visto che ai sorveglianti e agli impiegati di Montevecchio quel basco dava fastidio, chissà perché? Lo guardavano male. Ma cosa potevano dire? Il duce mica aveva proibito ai minatori di portare basco alla francese. In capo a quindici giorni avevamo tutti copricapo uguale al suo. […]
Elbrus. Capitolo terzo. Dal romanzo di Giuseppe Di Clemente e Marco Capocasa
2021/03/23
Ventiduesimo secolo. La Terra è al collasso. Le conseguenze del riscaldamento globale hanno iniziato a compromettere seriamente la vita sul pianeta. L’umanità deve fare i conti con il più grave dei problemi: la scarsità di risorse e le conseguenti enormi difficoltà nel garantire la sopravvivenza stessa del genere umano. L’esplorazione spaziale ha fallito nel suo obiettivo fondamentale, la fondazione di colonie autosufficienti dove l’Uomo del futuro potesse emanciparsi. Gli ostacoli non sono quelli dovuti alle tecnologie disponibili, ma alla natura stessa della specie umana. Quando tutto sembrerebbe perduto, un’insperata opportunità di salvezza viene a materializzarsi. Arriva da molto lontano, da un altro sistema solare. Per coglierla, le migliori menti del pianeta dovranno rivedere i confini dell’etica della scienza e compiere scelte che metteranno a dura prova la loro morale. Nel frattempo, in basi sotterranee astronauti vengono addestrati come coloni per imminenti missioni nello spazio.
Fileddu, il Dandy. Di Gianni Pititu
2020/08/06
In un palcoscenico in cui sfilano tutti gli attori e si dipanano tutte le situazioni e tutte le condizioni del vivere non poteva mancare l’interprete della labilità mentale, l'essere che passa nella vita come in un sogno, certo delle sue istintive abitudini, spettatore di un mondo visto con sguardo di puro disincanto. Una condizione di suprema, serafica certezza che nulla e nessuno possono far vacillare, imperforabile al dubbio, ignara di ogni inganno, felice a modo suo. Così viveva Fileddu, l’inconsapevole dandy, in una Nuoro che proprio di lui aveva bisogno, ché rappresentava la coscienza incosciente della coscienza collettiva. I signori del caffè Tettamanzi si sentivano appagati vedendo Fileddu, l’umile loro servitore, e allo stesso tempo si mettevano in pace l’anima perché era proprio Fileddu a credersi uno di loro e a condividerne la quotidianità.
Dal Libro Nuoro nella belle Epoque, Di Gianni Pititu. AM&D Edizioni
Don Menotti Gallisay, Capopopolo. Di Gianni Pititu
2020/08/05
Un vecchio nuorese ha dato di don Menotti la definizione più completa: era un pazzo geniale. È risaputo che l’intelligenza, quando trabocca, si congiunge con qualcosa che assomiglia alla pazzia. Bizzarro era, don Menotti, certamente. E sempre cupo. Di una cupezza che rifletteva un animo dubbioso, tormentato, una mente rimuginante chissà quali frustrazioni, un temperamento propenso a disfarsi di non si sa quali nemici. Capopopolo. Odiava i signori, anzi i nobili. Ma nobile era egli stesso, anche se decaduto. Forse per questa decadenza di una condizione un tempo florida, forse per uggia verso il parentado, egli coltivava quell’odio che non accennava a placarsi. Questioni di eredità, che a Nuoro hanno sempre avuto il loro peso, costituendo motivo di dicerie, insieme ai fallimenti e alle vicende di cuore. Ma odiava anche gli altri. Meglio, li ignorava. Passava sotto il suo sguardo a volte fiero a volte dimesso il fiume della vita e degli uomini, che considerava divisi in due categorie: gli ignoranti che si fanno schiavi senza rendersene conto e che quindi meritano la loro condizione e i padroni che sfruttano gli imbecilli e che non hanno alcun merito, proprio perché le loro vittime sono ignare.
Francesco Ganga Predischedda, il Maestro. Di Gianni Pititu
2020/08/04
Maestro Ganga era un primattore di quella vita comunitaria in cui nulla accadeva se non il trascorrere dei giorni, le nascite, i matrimoni, i processi e i funerali. Egli tuttavia offre qualche elemento di variazione, quindi di vita, staccandosi in modo netto da quei nuoresi «sterili», che «non ridono mai». Un gaudente, si direbbe, per la personalità estroversa, l’eccentricità, la propensione alla poesia, al canto, alla musica, per lo scorrere incontenibile dei suoi lazzi, per la composizione acuta delle sue “laudi”, che diventano, appena uscite dalla sua penna, patrimonio di tutti i nuoresi. Perché a Nuoro tutto è lecito, tutto è ammesso e consentito, purché scaturisca da intelligenza e probità. E il Nostro era intelligente e probo. Per il resto sono mugugni e condanne.
Da "Nuoro nella Belle Epoque" di Gianni Pititu. AM&D Edizioni
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