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Voci dipinte

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Categories
Country
Italy
This podcast has
101 episodes
Language
Italian
Date created
2016/06/02
Latest episode
2026/10/04
Average duration
58 min.
Release period
13 days

Description

Un programma che approfondisce temi d’attualità nel mondo dell’arte, con uno sguardo trasversale e multidisciplinare che dà la parola a storici dell’arte, artisti e conservatori, scrittori e critici, per parlare di artisti, opere d’arte, musei e nuovi linguaggi artistici. Ogni settimana l’inserto dedicato a una mostra scelta dalla redazione e raccontata dai curatori. E una selezione di notizie e segnalazioni di inaugurazioni da non perdere.

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L’enigma Petrini
2026/10/04
​​È certamente uno dei massimi protagonisti della pittura settecentesca tra Lombardia e Svizzera italiana, eppure, nonostante una fortuna critica mai messa in discussione, attorno alla figura di Giuseppe Antonio Petrini permangono zone d’ombra, enigmi biografici e interrogativi aperti. Attraverso una selezione di circa ottanta opere tra le più alte della sua produzione – che affianca capolavori assoluti come il Sonno di San Pietro in arrivo dal Louvre a importanti inediti riemersi di recente in Spagna –, affiora il ritratto di un maestro complesso e vibrante. Un artista intriso di un potente naturalismo d’impronta caravaggesca, capace non solo di orchestrare una bottega dinamica per rispondere a prestigiose commissioni internazionali, ma anche di proiettare l’antico borgo di Carona sulle rotte culturali dell’Europa del suo tempo. A “Voci dipinte” ripercorriamo questo affascinante itinerario storico-artistico e le recenti scoperte d’archivio insieme ai curatori della mostra: la storica dell’arte Laura Damiani Cabrini e il direttore della Pinacoteca Züst, Elio Schenini. Nella seconda parte del magazine, per la consueta mostra della settimana, ci spostiamo a Lugano allo spazio Olgiati dove in collaborazione con l’archivio Kounellis di Roma Vincenzo De Bellis ha curato l’allestimento di “Io sono un pittore” che ripercorre le principali tappe dell’intera carriera dell’artista greco naturalizzato italiano. ​
Il perturbante domestico: Kaari Upson e le altre
2026/09/27
Se esiste un’arte del perturbante e dell’“uncanny” in grado di trasformare oggetti famigliari e spazi intimi in qualcosa di sottilmente inquietante, l’opera di Kaari Upson potrebbe essere un esempio eclatante. Upson è stata una delle protagoniste dell’arte americana degli ultimi anni, esponente di quella scena californiana che ha saputo raccontare i lati oscuri e le contraddizioni dell’ “American dream”, trasformando i traumi personali in traumi collettivi. Diplomata alla CalArts - come molti altri nomi importanti: da Suzanne Lacy a John Baldessari, da Mike Kelley a Mark Bradford, Kaari Upson si iscrive anche in una tradizione di artiste che hanno indagato lo spazio domestico facendone una metafora della condizione femminile, ma anche un riflesso del proprio mondo interiore. Per parlarne a Voci dipinte è ospite la storica dell’arte Francesca Benini. La puntata si apre con la visita alla retrospettiva di Kaari Upson presentata al Masi, in compagnia del suo stretto collaboratore e amico Michael Benevento.
Tessere idee, filare pensieri
2026/09/20
C’è un gesto antico che unisce il telaio sardo alla trama dei tessuti indonesiani: il potere di raccontare storie senza bisogno di parole. Racconti senza tempo, che uniscono saperi ancestrali e riti collettivi in un viaggio affascinante lungo il quale la materia si fa pensiero e memoria condivisa. Voci dipinte dedica la puntata di questa settimana all’arte tessile partendo da due mostre che con modalità e con opere di stampo molto diverso affrontano entrambe l’evoluzione di questi manufatti da opere di raffinatissimo artigianato a un pieno statuto di artefatti. La prima mostra è quella in corso al museo delle culture di Lugano (Musec) che fino al 25 ottobre ospita Trame – Capolavori di arte tessile da Bali a Timor. La seconda è quella dedicata dal Museo Madre di Napoli al lavoro di un’artista capace di creare un linguaggio visivo e una poetica radicalmente originali come Maria Lai, Maria Lai. Essere è tessere il titolo dell’esposizione aperta fino al 12 ottobre. Nella seconda parte del magazine, per la consueta mostra della settimana, ci spostiamo a Bellinzona al museo Villa dei Cedri dove è allestita una mostra dedicata alle opere su carta di Pierrette Bloch - importante esponente d’origine svizzera dell’astrattismo del secondo Dopoguerra. Con Paolo Maiullari responsabile della ricerca e delle attività espositive, la docente universitaria Annalisa Izzo e la presidente dell’Archivio Maria Lai Maria Sofia Pisu.
L’occhio dinamico: arte e percezione
2026/09/13
“Vedere non è guardare. Lo sguardo non è mai un atto passivo”: lo sosteneva Rudolf Arnheim, l’autore di “Arte e percezione”, il saggio fondamentale del 1954 che applica la filosofia della Gestalt allo studio dell’arte. Guardare significa anche organizzare il reale, costruire il mondo e interpretarlo, mettere alla prova le nostre certezze. Così accade con l’arte: il significato dell’opera si svela in alcuni casi soltanto nell’atto percettivo, cambiando posizione o prospettiva, come accade nel caso delle anamorfosi moderne di Felice Varini e Markus Raetz. Esiste una lunga tradizione che lega arte e percezione, ma soltanto nel corso del Novecento alcuni movimenti d’avanguardia riportano con forza e metodo l’attenzione sui meccanismi della visione e sui fenomeni percettivi, come l’Optical art, l’arte cinetica e programmata, nata in Italia negli anni Sessanta nel contesto di una nuova visione dell’arte e della società. A Voci dipinte ne parleranno lo storico dell’arte Marco Franciolli e il critico e saggista d’arte Marco Meneguzzo.
Il mestiere dell’occhio
2026/09/06
Lo scorso 20 agosto Il Giornale dell’Arte ha rilanciato una notizia destinata a far discutere il mondo dell’arte: nei depositi del Kunsthistorisches Museum di Vienna è riaffiorato il dipinto «Ritratto di uomo anziano», finora catalogato come opera di un anonimo, che la storica dell’arte e curatrice Gudrun Swoboda propone ora di attribuire a Gian Lorenzo Bernini. Un’ipotesi affascinante e complessa per un maestro celebre per le sue sculture e opere architettoniche, ma di cui si conservano pochissimi dipinti. «Ritratto di uomo anziano» sarà al centro della mostra «Bernini pittore e scultore», in programma al Palais Lobkowitz di Vienna dal 2 dicembre al 4 aprile del prossimo anno. Siamo di fronte ad una scoperta che ci consente di scrivere una nuova pagina della storia dell’arte? Da questo presunto dipinto del Bernini fino alla celebre e controversa attribuzione a Leonardo da Vinci del Salvator Mundi, battuto all’asta per 450 milioni di dollari, il mondo dell’arte continua a essere scosso da clamorosi ritrovamenti e accesi dibattiti. Tutti questi casi sollevano anche una questione metodologica che sta alla base della ricerca scientifica: Come si fa a riconoscere la mano di un artista? Ospite: Philippe Costamagna, storico dell’arte, già direttore del Palais Fesch Musée des Beaux-Arts di Ajaccio, autore di opere come il catalogo ragionato dell’opera pittorica del Pontormo e il saggio Avventure di un occhio (Johann & Levi editore). Costamagna fa anche parte del comitato scientifico della grande mostra monografica dedicata al Pontormo che sarà allestita alla Scuderie del Quirinale dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027. Stanze silenziose, luci soffuse e sottili variazioni all’interno di un contesto familiare: al Kunsthaus di Zurigo è allestita la prima mostra museale completa in Svizzera dedicata a Vilhelm Hammershøi. Emanuela Burgazzoli l’ha visitata insieme alla curatrice Sandra Gianfreda.
Di cosa parliamo quando parliamo di creatività
2026/06/21
Possono le macchine fare arte? Parte da questa domanda, semplice ed estremamente complessa al tempo stesso, il saggio di Luigi Bonfante Arte senza artista (Johan & Levi Editore), al centro della puntata di Voci dipinte. I passi da gigante compiuti dall’intelligenza artificiale generativa rendono le immagini create da software come DALL-E, Midjourney o Stable Diffusion sempre più difficili da distinguere dalle opere di artisti in carne e ossa. Ma questi sistemi possono davvero sostituire l’essere umano in una delle sue attività più emblematiche e inafferrabili? Se trovare una risposta univoca è difficile – e forse persino ozioso –, porsi questo interrogativo significa già riflettere su cosa sia la creatività e su cosa intendiamo oggi con la parola “arte”. Insieme a Luigi Bonfante, ci muoveremo in una riflessione sospesa tra storia, tecnica e filosofia: un percorso che non cerca verdetti definitivi, ma che permette di comprendere a fondo le radici e i meccanismi della nostra espressività e, in definitiva, di noi stessi. Nella seconda parte del magazine, per la consueta mostra della settimana, ci spostiamo a Milano. Alla Fondazione Luigi Rovati, Salvatore Settis cura una piccola e raffinatissima esposizione dal titolo “Storia di un gesto”, che interroga il legame tra reperto archeologico e arte contemporanea.
Una sola Basilea
2026/06/14
Tante Art Basel, ma una sola Basilea: la fiera d’arte più importante del mondo con il tempo è diventata un marchio globale con cinque piattaforme, ma la sua identità resta radicata nella storia della città d’arte renana. Basilea si trasforma ogni anno in un ecosistema che accoglie decine di migliaia di visitatori attirati da Unlimited – selezione di opere monumentali – e da Parcours – una minibiennale a cielo aperto nelle vie di Basilea – ma anche dal circuito di fiere satellite, meno formali e più festival, come il Basel Social Club. La chiave del successo di Art Basel si basa sull’alta qualità e la capacità di reinventarsi. Per capire come, abbiamo intervistato il direttore generale di Art Basel Vincenzo De Bellis a pochi giorni dall’apertura della fiera. Per la mostra della settimana saremo a Mendrisio insieme a Cristiana Coletti che ha visitato l’esposizione dedicata al lavoro del fotografo e artista visivo italiano Pino Musi. Un progetto concepito appositamente per gli spazi circolari del Teatro dell’architettura di Mendrisio.
L’atlante delle emozioni
2026/06/07
Una geografia emozionale che unisce arte, architettura, cinema e design in un viaggio visivo avvincente ed erudito: l’Atlante delle emozioni di Giuliana Bruno appena ristampato per le edizioni Johan and Levi è stato e resta un testo fondamentale per i Visual Studies. La prima edizione italiana risale al 2006: da allora le prospettive inedite proposte da questa originale mappa della storia culturale delle arti visive e dello spazio ha ispirato molti ricercatori e artisti, semplici lettori e storici dell’arte. Insieme all’autrice, Giuliana Bruno, titolare della cattedra di Visual and Environmental Studies presso la Harvard University viaggeremo tra i capitoli di questo libro nato da una rampa di un edificio di LeCorbusier.
Oltre il disincanto
2026/05/31
“La lamentatio circa lo stato della critica d’arte, che manca, è mediocre o assente, è un sottogenere letterario in voga.” Scrive lo storico dell’arte Michele Dantini “I punti di vista sono molteplici, persino concorrenti. Sembrano tuttavia convergere in un’amnesia. (…)“ In questa puntata di Voci Dipinte interroghiamo la critica d’arte non solo come genere, ma anche come ruolo di responsabilità verso le opere e verso gli artisti. Parliamo di indagine poetica e discorsi retorici, di crisi della figura del critico d’arte ma anche di opportunità da riscoprire. Il tema è complesso e suscita spesso opinioni conflittuali, come dimostra il confronto fra i nostri due ospiti: Angela Vettese, critica e storica dell’arte italiana, fondatrice e coordinatrice del corso magistrale di Arti visive presso l’università di Venezia Iuav, autrice di libri come “Capire l’arte contemporanea” (Allemandi), “Arte contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi” (Il Mulino), “La rivolta del corpo - gli artisti che lo hanno usato, spinto al limite, liberato” (Editori Laterza) Michele Dantini, storico e critico d’arte, saggista, Professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia e alla IMT Scuola Alti Studi Lucca, autore di libri come e “Arte e sfera pubblica” (Donzelli), “Storia dell’arte e storia civile” (Il Mulino), “Le forme del divino” (Il Mulino). L’inserto della settimana ci porta al Kunsthaus di Zurigo, dove è allestita “The Histories”, la prima grande retrospettiva in area germanofona dedicata all’artista afroamericano Kerry James Marshall: un viaggio fra tele monumentali, riferimenti alla cultura pop e riflessioni su rappresentazione, potere e appartenenza. Marshall mette al centro della propria opera corpi, memorie e identità troppo a lungo esclusi dalla narrazione occidentale. Emanuela Burgazzoli ha incontrato la curatrice Cathérine Hug.
Pittore nello spazio
2026/05/17
«Fuori dai punti di vista è la pittura che si libera di tutto, che prende il suo corpo nello spazio e ogni volta è una realtà inattesa e sorprendente. Non è mai una cosa scontata» ha detto Felice Varini ai microfoni di Rete Due. In occasione della sua prima grande mostra antologica in Svizzera, la redazione di Voci Dipinte ha deciso di dedicare al grande artista ticinese, ma parigino d’adozione, una puntata monografica. Insieme a Barbara Paltenghi Malacrida, direttrice del Museo d’arte di Mendrisio e curatrice della mostra, esploriamo l’universo artistico di Felice Varini, a partire dal dialogo che nasce fra il suo lavoro e il particolare contesto architettonico dello storico edificio. La voce stessa di Felice Varini ci accompagna, infine, in un percorso attraverso alcune delle opere da lui realizzate o reinterpretate per gli spazi del museo: “Le mie opere esistono come uno spartito musicale che può viaggiare nel tempo e nello spazio”. La mostra “Felice Varini” è aperta al Museo d’Arte di Mendrisio fino al 11 ottobre 2026.
Bertille Bak
2026/05/10
Lo sfruttamento minorile nelle miniere di oggi, i paradossi del commercio internazionale, le implicazioni sociali ed ecologiche della globalizzazione, ma anche le gravi conseguenze sul territorio e sulla salute dei lavoratori che hanno avuto le attività di estrazione del carbone nel Nord-pas-de-Calais, uno dei più importanti bacini minerari in Europa. Bertille Bak, artista francese nata ad Arras – che ha già esposto in musei internazionali - è un’artista che si cala nella realtà, lavora a fianco delle comunità invisibili e delle persone al margine, per creare nuove strategie di resistenza poetica e “favole contemporanee”. Una metodologia originale e unica: la sua non è arte militante né arte documentaristica, ma nasce dall’incontro con l’essere umano, restando in bilico tra realismo e invenzione, quotidianità e assurdo. I suoi lavori entrano in risonanza con la casa-museo di Vincenzo Vela, dialogando con uno dei capolavori dello scultore di Ligornetto: Le vittime del lavoro, altorilievo dedicato ai lavoratori morti sul cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Con la direttrice del Museo Vela Antonia Nessi andremo alla scoperta di una mostra che mette in dialogo linguaggi contemporanei, rinnovando lo sguardo sulle collezioni del museo. Pe la mostra della settimana un’incursione nella videoarte sudcoreana grazie al reportage di Cristiana Coletti che ha visitato la mostra in corso al Masi di Lugano.
Il fuoco di Van Dyck
2026/05/03
«Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell’opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l’aristocrazia, ma ne colse l’anima più inquieta. La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l’allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un’epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell’ombra un’esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l’evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l’Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell’arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure. Al centro dell’inserto della settimana c’è un’altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l’avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026. Prima emissione: 19 aprile 2026
La risata che ribella
2026/04/26
Cosa unisce il cinema di Monicelli, le performance di Carla Lonzi e l’ironia feroce di Maurizio Cattelan? Secondo quanto propone la mostra Tragicomica in corso al MAXXI di Roma e nata dalla collaborazione tra il Maxxi stesso e il Centre d’art Contemporaine di Ginevra, sarebbe la particolare “sensibilità nazionale italiana” per il tragicomico, un filo rosso presente nella filosofia, nel cinema, nel teatro, e naturalmente anche nella storia dell’arte e più in generale nella cultura italiana. A “Voci dipinte” ne parliamo con i curatori del progetto nonché direttori artistici degli istituti museali, rispettivamente Andrea Bellini per Ginevra e Francesco Stocchi per Roma, che in un dialogo serrato e dialettico, analizzano come l’arte italiana abbia trasformato il fallimento in resistenza e la risata in atto politico. Al centro, una riflessione profonda sulla maschera: da strumento di ribellione femminista contro il patriarcato a metafora del potere contemporaneo. Una riflessione soprattutto che rompe lo stereotipo dell’italiano “scanzonato” per rivelare una mappatura alternativa, tragica e vitale, del Paese e della sua storia dell’arte. Per la mostra della settimana ci spostiamo a Zurigo dove al Landesmuseum ha da poco aperto una mostra dal titolo Noi e la guerra. Lou Lepori l’ha visitata con la direttrice del museo Denise Tonella.
Abitare il museo
2026/04/12
® Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L’artista zurighese, una delle figure più note dell’arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell’universo domestico; per l’occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l’alter ego dell’artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d’epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l’artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla. Da una casa-museo all’altra. L’inserto della settimana è dedicato all’esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell’artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima. Prima emissione: 15 marzo 2026
L’immagine in movimento
2026/04/05
® «La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963. Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l’Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell’arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l’evoluzione di questo linguaggio nel tempo. Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell’Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell’arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus. Anche l’inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d’arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L’acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell’artista ticinese che vive nel Malcantone. Un’arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l’artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli. Prima emissione: 08 marzo 2026.

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