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Confederation Music

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Categories
Country
United States
This podcast has
101 episodes
Language
Italian
Date created
2019/02/25
Latest episode
2026/10/11
Average duration
47 min.
Release period
7 days

Description

Ah... è svizzero? Quante volte vi siete stupiti scoprendo che quella particolare canzone che tanto vi piace è svizzera? All'ombra del grande mercato e del circo mass-mediatico internazionale, in Svizzera si crea e si produce musica di ogni genere ad alto livello! Confederation Music è una finestra aperta sulla variegata e frizzante scena musicale elvetica. Potrete ascoltare parole e suoni di chi ha scelto di fare il musicista nel nostro paese, o di quegli Svizzeri che fanno musica all'estero, ma anche di chi, arrivando da fuori, ha fatto della Confederazione il proprio campo base musicale!

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Tra l’alta e la bassa marea - Léa Martinez nel mondo degli adulti.
2026/10/11
Nel gergo audio-tecnico il “threshold” è il livello oltre il quale un dispositivo o un processo comincia ad agire. Nella vita delle persone è la “soglia”, quella parentesi esistenziale dopo la quale inizia una nuova vita. Léa Martinez ha intitolato “Threshold” il suo primo EP, uscito l’anno scorso con Humus Records ma che abbiamo avuto il piacere di riascoltare dal vivo durante la passata edizione di Label Suisse a Losanna. È stata una ghiotta occasione per fare quattro chiacchiere con questa cantautrice de La Chaux-De-Fonds che è anche fotografa, tatuatrice, illustratrice e tecnica delle luci. “Threshold” raccoglie le prime composizioni di Léa Martinez, tutti brani scritti tra i suoi 18 e i 25 anni. È quella la soglia del titolo: un periodo delicato che funge da passaggio dalla vita adolescenziale a quella adulta; una fase che, per Léa, è stata dura e caratterizzata da paure profonde, proprio nel momento in cui si è dovuta confrontare con le responsabilità e con i dubbi del mondo dei grandi, e con la sensazione che la terra le scivolasse via da sotto i piedi. Musica come rifugio, per ritrovare forza nella tristezza, lasciando che essa scorra e ci avvolga, perché, come dice Léa Martinez, “è importante non fuggire da essa, ma imparare a digerirla”. Liberando una montagna di emozioni accumulate, Léa, con l’aiuto dell’amico e produttore Kevin Galland, ha creato una raccolta di sei canzoni indie folk autunnali ed evocative, velate di malinconia.
Lo specchio, la crescita e il ragazzo da parete - Arma e Spada OG nella nuvola bellinzonese
2026/10/04
Crescere è un mestiere impegnativo. Non perché lo fai per tutta la vita, ma perché nel breve passaggio su questa terra, l’immagine che vediamo riflessa allo specchio, dovrebbe sempre essere lo sparti acque tra ciò che eravamo ieri e ciò che saremo domani o, meglio ancora, ciò che scegliamo di essere di domani; perché mettere in discussione il proprio vissuto è fondamentale per affrontare il futuro con consapevolezza. L’EP “Ragazzo da parete” (di Arma, prodotto da Spada OG) mette al centro lo specchio in cui il rapper bellinzonese ha osservato (prima di affrontarlo e di declinarlo in versi) il suo passaggio dall’adolescenza alla prima vita adulta, un modo “per cercare di superare la conflittualità che dirigiamo verso la nostra gioventù”. È un disco sorprendente che funge da portale verso un fulcro creativo che pone Bellinzona al centro della mappa svizzero italiana dell’hip-hop.  Arma e Spada OG sono, insieme, una delle voci musicali de La Cloud, crew e fucina di idee nata nella capitale nel 2019 e attiva nella produzione musicale e grafica. Una famiglia che si allarga. Da una chiacchierata pensata (inizialmente) per far luce luce su un EP di cinque canzoni, è emerso un quadro ben più ampio, un puntatone che contiene la storia e le visioni di due creativi preparati, ludici e affamati di conoscenza.
Perdersi e ritrovarsi - Il gioco creativo delle Ikan Hyu
2026/09/27
Ikan Hyu hanno messo l’amicizia al centro del nuovo album “Withdrawal Symptoms” (Mouthwatering Records). Il duo di Zurigo e Winterthur celebra dieci anni di musica fatta insieme, certo, c’è anche un’evoluzione artistica e sonora, ma la condivisione creativa è un confronto costante, in mezzo al quale c’è il punto d’incontro per cui vale la pena lottare. Ci sono paesaggi emotivi complessi dentro “Withdrawal Symptoms”. Hannah Bissegger e Anisa Djodjoatmojo cantano di “distanza e vicinanza”, del liberarsi da schemi di pensiero compulsivi e del senso d’appartenenza. Facendolo, portano l’esperienza del duo ancora più lontana, affinando una tecnica che, vista dal vivo oggi, è impressionante. Impressiona perché le Ikan Hyu, pur essendo in due (Anisa suona il basso e la chitarra, Hanna si destreggia tra synth, rullante e drum-pads come un polipo) offrono una performance di grande impatto. C’è la musica, ci sono le belle canzoni, c’è il talento nella scrittura e una sensibilità melodica al servizio di un suono che alterna potenza e intimità, e in cui fanno capolino anche una Theremin e il suono degli uccellini registrati sul campo. Dal vivo, Ikan Hyu indossando anche teste di pesci luminescenti (il loro nome indonesiano è quello dello squalo), le copertine sono fatte da Hannah, ci sono pesci volanti, razze, polpi e lumache di mare… perché l’oceano è sì luogo d’ispirazione, ma anche d’introspezione, di immersione negli abissi di sé stessi per vedere cosa c’è sotto la nostra superifice. La creatività è libertà. La libertà è qualcosa da condividere. Noi la condividiamo con voi. Sandra Romano ha incontrato le Ikan Hyu a Zurigo e la chiacchierata è partita dai sintomi del titolo, quelli dell’astinenza. Da che cosa?
Il disprezzo della zona sicura - L’universo contorto e creativo di Taranja Wu
2026/09/20
Il 4 settembre 2026 è uscito “All Messed Up” (Flight 13 Records), il secondo album di Taranja Wu. Figura intrigante e sfuggente dell’underground punk elettronico svizzero, la musicista basilese Taranja Wu ci invita, tre anni dopo “Dance with Taranja Wu” (Ikarus Records) ad abbracciare l’oscurità e a lasciare “che ci divori l’anima”. Attraverso l’ascolto delle sue dodici canzoni, “All Messed Up” di Taranja Wu appare come un saliscendi ritmico ed emotivo. La tensione di una personale visione rock’n’roll graffiante e industriale filtrata attraverso chitarre, synth e drum-machines, si alterna ad atmosfere dilatate e voci sussurrate che sembrano risalire dalle profondità per stuzzicarti il subconscio. Nella sua nuova resa dei conti musicale, Taranja Wu spinge in avanti usando la voce per diffondere slogan taglienti più che melodie, una seduzione diabolica e surreale percepibile su tutto l’arco di questa raccolta di “collisioni controllate, folli, ipnotiche e inquietanti” capaci di conquistarti e spingerti a restare. Noi siamo rimasti. E questa è l’intervista di Sandra Romano.
“Essere del Sud, nel Nord” - Il viaggio di 7EMA dalla musica classica all’elettronica araba.
2026/09/13
Crescere, vivere e creare tra due culture. È una delle questioni affrontate da 7EMA nell’album d’esordio “Hassan”. 7EMA è l’alter-ego dell’artista svizzero di origini belghe e algerine Marwan Hemma, un musicista classico convertitosi alla musica elettronica araba. Il suo album, “Hassan”, ha il candore di una palla di neve nella sabbia; si apre e si chiude con la purezza e la potenza della chitarra classica e della sua voce nuda e cruda, per ribadire le proprie origini accademiche, ma contiene una personale interpretazione elettronica di quanto assorbito durante la ricerca e la riscoperta delle proprie radici culturali e musicali. La musica elettro-araba contenuta nell’album “Hassan” è stata prodotta da Marwan in camera sua a Berna, ma è stata ispirata e composta tra Algeri e una residenza creativa nell’oasi di Tighmert, in Marocco, in mezzo ai suoni, alle percussioni e ai racconti della tribù Azouafit. È il frutto di un’immersione nella cultura Hassaniya. Il titolo “Hassan” si riferisce anche al nome del giovane percussionista Hassan Ouaiour, un talento straordinario conosciuto durante la sua permanenza di Marocco e con cui continua a suonare.  Marwan Hemma, creativo dall’animo gentile che cita nella sua musica anche lo scrittore algerino Kateb Yacine, usa l’auto-tune per parlare delle comunità e della loro forza, nel Maghreb come in Europa, ma anche dell’esilio e dell’amore.  Ascoltare “Hassan” di 7EMA è come vivere una serata che diventa qualcos’altro, che inizia tranquilla e finisce in un bagno di sudore. E in mezzo si balla, si ride, si piange e si ricorda.
Voglia di note fluttuanti - Il Floating Notes si prende la capitale.
2026/09/06
C’è una super iperattività alla base della necessità di Kety Fusco di reinventarsi e di realizzare ogni idea che nasce nel suo cervello sempre in funzione. È il fuoco dentro, è l’energia che le permette di esistere e di resistere. Venerdì 30, sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre (con la cerimonia di chiusura, un “brunch” e il set della ticinese DJ Toshka) va in scena (per la prima volta a Bellinzona, al Teatro Sociale) il Floating Notes Festival, una manifestazione, un “movimento” che alza il coefficiente underground e alternativo delle proposte culturali nella Svizzera italiana. La notizia dell’arrivo nella capitale del “padre” della techno di Detroit, Jeff Mills, ha acceso l’entusiasmo e la corsa ai biglietti. Mills porta in esclusiva svizzera a Bellinzona il “Cinemix Metropolis”, reinterpretando la colonna sonora del capolavoro di Fritz Lang del 1927. Il dj, produttore e compositore americano è il ciliegione sulla torta di un evento che prevede anche la partecipazione di Chassol. Il pianista francese (“main act” della serata di sabato) presenterà, sempre in esclusiva svizzera, il nuovo album e progetto “Funny how?” (2026 Créature) in cui si mescolano musica contemporanea e “Stand up comedy” americana. Il Floating Notes Festival, quest’anno in veste più che mai multimediale con un edizione ricca di interazioni tra musica e immagini in movimento, mette davanti sempre e comunque la scena alternativa e sperimentale svizzera (che si prenderà il palco nella giornata di sabato) con un occhio attento anche alle produzioni della Svizzera italiana. Oltre alla violoncellista Sara Oswald (VD), all’arpista Julie Campiche (GE) e al chitarrista Manuel Troller (LU), sul palco del Teatro Sociale saliranno anche la cantautrice ticinese Nadine Carina con l’ultimo album “The Blue Hour” (2026 A Tree In A Field Records) e l’artista elettronico bellinzonese Davide Botta, con la presentazione in anteprima del nuovo concept “Cosmonauta”. Nella prima edizione “bellinzonese”, il Floating Notes Festival inaugura anche il Floating Hub, offrendo delle occasioni di incontro e confronto tra artisti, professionisti del settore e addetti a lavori, aperte al pubblico. Ci saranno anche gli afterparty al Folk Bar con i DJ Sets di Denis Longhi, direttore artistico del festival Jazz:Re:Found di Cella Monte (I) Abbiamo avuto il piacere di incontrare la madre biologica del Floating Notes Festival, l’arpista Kety Fusco e il co-direttore artistico Michele Pennetta.
Yet No Yokai - Un segnale inviato nello spazio
2026/08/30
Visto con gli occhi e ascoltato con le orecchie del presente, l’album del 2023 di Yet Not Yokai, “Wir Sind Da”, appare come uno spartiacque tra il prima e il dopo di questo trio psy-rock che abbiamo già ospitato nelle Confederation Music Sessions. Se “Wir Sind Da” era nato in co-produzione con Timo Keller ed era uscito con la label romanda Humus Records, il secondo “Endlich Senden”, oltre a essere stato pubblicato con la label di Thomas Seidmann “Fuzztronaut Records”, è un esperimento DIY totale, risultato di un periodo di grave malattia del musicista lucernese e di cambiamenti importanti nella vita del batterista Samuel Birrer e del bassista Simon Pfister, entrambi diventati papà nel frattempo. “Endlich Senden” è stato costruito sulla riduzione. Contiene alcuni elementi nuovi, come le percussioni e il flauto, ma è meno cerebrale (nel senso della sperimentazione) e più diretto, è più un disco “di canzoni” che offrono, facendo dentro e fuori dall’oscurità, un bouquet sonico teso e psichedelico. È uno spaccato di vita, uno sguardo critico sul mondo, quello di un gruppo di musicisti legati da un’amicizia inossidabile e da una collaborazione creativa ventennale. Ho avuto il piacere di ritrovare il musicista a cantautore Thomas Seidmann.
Astrid Alexandre - Lo spazio sacro in cui risuona l’umanità
2026/08/23
Quando vivere diventa una rappresentazione della vita attraverso un display, quando comunicare si riduce a commentare un post o dove l’esperienza è un contenuto social, a morire lentamente sono il dialogo, l’empatia e la capacità d’ascoltare e capire l’altro. Alla base di “Resonanzas” (R-Tunes), il nuovo progetto di Astrid Alexandre, c’è l’osservazione del “rumore” con cui le persone esprimono le proprie opinioni. In questo disco di concetto, la risonanza, l’eco che un suono genera nello spazio esteriore e interiore, prende il sopravvento sul volume e diventa luogo d’ispirazione per incontri, testi, immagini e voci sconosciute.  In un viaggio concettuale di dieci canzoni, Astrid Alexandre (cantante e polistrumentista romancia con radici belghe) ascolta e segue le tracce delle storie, delle parole e delle prospettive di persone che hanno scritto, suonato o danzato ispirate, a loro volta, dalla sua musica. È una rete in cui la creatività risuona e comunica, un ping-pong intimo e creativo di causa-effetto, come se tutto fosse collegato e si alimentasse a vicenda: idee musicali nate da conversazioni, testi teatrali, libri o frasi scritte trovate in giro: basta ascoltare, senza replicare, ma lasciando spazio alla percezione affinché risuoni in te, finché qualcosa di nuovo nasce. La potenza di “Resonanzas” sta nel suo essere silenzioso, delicato ed evocativo. Notturno.  Abbiamo avuto il piacere di ritrovare (una super impegnata) Astrid Alexandre, otto anni dopo la sua ultima partecipazione a Confederation Music.
Manic Pixxies - Storie di cuffie e intimità musicale
2026/08/16
Le cuffie hanno ascoltato tutto quello hai sempre voluto goderti, quello che hai da nascondere o ciò a cui hai scelto di dedicare attenzione. Se indossi le cuffie significa che scegli di ascoltare per davvero, ma ogni cuffia ha il suo suono e ti fa sentire le cose in modo un po’ diverso. Ci sono cuffie che trasmettono più tristezza, altre che amplificano l’eccitazione. Per ascoltare l’album “I know my headphones really well” e vivere l’esperienza totale, devi (come dice il titolo) “conoscere molto bene le tue cuffie”. “I know my headphones really well” è il primo album del settimino dream punk femminile zurighese Manic Pixxies, una delle rare entità musicali svizzero tedesche pubblicate dalla label romanda Humus Records. Nate da un’idea di Dea Daci, Manic Pixxies oggi sono una presenza solida e distinta oltralpe. Sono autentiche, energiche e detestano le etichette. La musica per loro è un modo per riflettere sulla vita e sulle esperienze che essa porta con sé, raccontando della rabbia adolescenziale e dell’amicizia che unisce questo combo. Abbiamo intervistato la cantante Dea Daci e la chitarrista/batterista Janaina Brito-Santos.
Gūsū - Convergenze transculturali complesse
2026/08/09
Vecchie drum-machines, synth modulari, delay a nastro, un basso elettrico e il suono antico del Guzheng. Gūsū attirano l’ascoltatore verso il proprio io interiore invece di prenderlo di petto. Xueyan Chen (per gli amici Yan) e Nicolas Balmer, espandono con grande sensibilità, forza e discrezione il loro universo sonoro, in un gioco di compensazione in cui ogni fonte sonora è un ornamento dell’altra.  Il secondo album di Gūsū s’intitola “Inhabiting Me” (Subject To Restrictions Records). Sull’arco di sette composizioni, Yan e Nicolas intrattengono un dialogo sonoro transculturale complesso, dove il ritmo appare e scompare, dove c’è spazio per la contemplazione e il dialogo interiore, e in cui l’antico e il contemporaneo sono in relazione. Non c’è né nostalgia né futurismo. Nel lavoro di Gūsū, tradizione e sperimentazione non si fondono ma sono vicini abbastanza da riuscire a definirsi e alimentarsi a vicenda, in un continuum mutevole al centro del quale c’è quel il suono limpido di uno strumento con radici millenarie: il Guzheng. Diamo il benvenuto a Confederation Music, a Xueyan Chen e a Nicolas Balmer.
Yalisco - Quando l’immaginazione va al largo
2026/08/02
Un mare segreto racchiuso tra le montagne, tra acque scintillanti e sogni a occhi aperti. È lo scenario in cui i ginevrini Yalisco danno vita alla loro personale visione mistica e psichedelica del surf e del garage rock. Ambientazioni cinematografiche calde e riverberate, piene di luce di fine estate, per viaggiare con la mente ascoltando “Orange Orange” (Table Basse/Le Pop Club), uno dei dischi di genere meglio riusciti di quest’anno musicale svizzero. A differenza del primo (“Yalisco”, del 2024), il nuovo album “Orange Orange” ha una produzione più curata ed è più maturo, pieno di sfumature e i testi sono cantati soprattutto in francese. È una modalità di lavoro che guarda al vintage, alle vecchie tecniche di registrazione e al calore del suono. Il bello di questa dimensione sonora dilatata è che, appena premi play, ti arrivano addosso gli anni 60 e 70 e sei catapultato in uno stato di contemplazione o, come dicono loro, “la tua immaginazione prende il largo”. È con grande piacere che ospitiamo Yalisco e diamo il benvenuto a Confederation Music a Valentin Girardet (chitarra e voce) e David Torche (batteria, percussioni e voce).
Odd Beholder - Honest Work
2026/07/26
Una riflessione sul lavoro, sull’esaurimento, sulla ricerca di un senso e sulla responsabilità nella vita personale di una musicista, come nella società. Odd Beholder ha scritto un album dopo aver osservato amici e amiche consumarsi con il lavoro a scapito della salute e della qualità della vita. La musicista e attivista argoviese Daniela Weinmann ne parla nel suo ultimo album “Honest Work” (2026 Sinnbus). Non è un confronto tra il “privilegio” di chi può permettersi di fare il musicista indipendente e le condizioni di chi svolge mestieri “tradizionali”, ma se sul fronte musicale la realtà è stravolta dall’industria tecnologica, nel mondo del lavoro (soprattutto nelle grandi aziende) i presupposti sono astratti, globalizzati, instabili e difficilmente negoziabili; standards sempre più bassi che spingono a chiedersi per chi, e a vantaggio di chi, impieghiamo una vita trascorsa in gran parte lavorando per qualcuno. Odd Beholder si chiede come sarà il lavoro del futuro (come noi vorremmo che fosse) e, soprattutto, che cosa significa davvero vivere bene. “Honest Work” è la fotografia di un senso diffuso di rassegnazione e disorientamento di una società che vive una normalità solo apparente. È un disco che non da risposte ma che dice che “non basta una pausa per un curare un burnout”, servono nuove prospettive. Prodotto e realizzato in tandem con il DJ tedesco Douglas Greed (per questo, forse, più frizzante ritmicamente), “Honest Work” è un buon punto di partenza, ben ragionato e carico di rabbia, per portare un po’ di chiarezza nella realtà complessa del mondo del lavoro. Sandra Romano ha incontrato Daniela Weinmann a Zurigo, 5 anni dopo la sua ultima apparizione a Confederation Music.
Odd Beholder - Honest Work
2026/07/26
Una riflessione sul lavoro, sull’esaurimento, sulla ricerca di un senso e sulla responsabilità nella vita personale di una musicista, come nella società. Odd Beholder ha scritto un album dopo aver osservato amici e amiche consumarsi con il lavoro a scapito della salute e della qualità della vita. La musicista e attivista argoviese Daniela Weinmann ne parla nel suo ultimo album “Honest Work” (2026 Sinnbus). Non è un confronto tra il “privilegio” di chi può permettersi di fare il musicista indipendente e le condizioni di chi svolge mestieri “tradizionali”, ma se sul fronte musicale la realtà è stravolta dall’industria tecnologica, nel mondo del lavoro (soprattutto nelle grandi aziende) i presupposti sono astratti, globalizzati, instabili e difficilmente negoziabili; standards sempre più bassi che spingono a chiedersi per chi, e a vantaggio di chi, impieghiamo una vita trascorsa in gran parte lavorando per qualcuno. Odd Beholder si chiede come sarà il lavoro del futuro (come noi vorremmo che fosse) e, soprattutto, che cosa significa davvero vivere bene. “Honest Work” è la fotografia di un senso diffuso di rassegnazione e disorientamento di una società che vive una normalità solo apparente. È un disco che non da risposte ma che dice che “non basta una pausa per un curare un burnout”, servono nuove prospettive. Prodotto e realizzato in tandem con il DJ tedesco Douglas Greed (per questo, forse, più frizzante ritmicamente), “Honest Work” è un buon punto di partenza, ben ragionato e carico di rabbia, per portare un po’ di chiarezza nella realtà complessa del mondo del lavoro. Sandra Romano ha incontrato Daniela Weinmann a Zurigo, 5 anni dopo la sua ultima apparizione a Confederation Music.
Eckhart - He’s dancing, he says he will never die
2026/07/19
Raccontare la morte, il destino, la modernità, l’arte e la musica stessa, offrendo un’esperienza sonora che invita alla danza, alla gioia e all’euforia estatica del lasciarsi andare alla libertà. John Silvestre scomoda Cormac McCarthy e il suo romanzo cult “Blood Meridian” per dare il titolo a “He’s dancing, he says he will never die”, l’ultimo album del progetto electro-punk vodese Eckhart, di cui fanno parte anche il batterista Laurent Glur (Fomies) e la cantante Olivia Madhuri. È un disco di rottura: dopo il DIY di “Far from god” del 2024, Silvestre è tornato con una produzione più grossa, un feticismo totale per il campionamento e una batteria acustica e frenetica che conferisce al suono e alle ritmiche di Eckhart una dimensione e una dinamica inedite. “He’s dancing, he says he will never die” di Eckhart, uscito all’inizio di maggio del 2026 con Blizzard Audio Club, è entrato istantaneamente nella nostra personale Top Ten dei miglior dischi svizzeri dell’anno. È la montagna russa elettronica e impetuosa di un creativo che per anni ha suonato post-rock, bazzicando gli ambienti Constellation Records prima di trovare la propria strada musicale. È con grande piacere che apriamo le porte di Confederation Music a John Silvestre.
Pascal Gamboni - Mia barca
2026/07/12
Un monolocale come una barca, un appartamento con poco spazio ma che galleggia e ti tiene a galla, e dove tutto funziona comunque. Come gli incendi che bruciano i prati e fanno crescere nuova erba verde e rigogliosa, gli stravolgimenti esistenziali portano nuove prospettive. Il cantautore grigionese Pascal Gamboni ha attraversato la sua personale selva oscura, uscendone con una nuova consapevolezza e un nuovo disco. Il quattordicesimo. Con “Mia barca”, Pascal Gamboni celebra la vita. Lo fa ricordando le occasioni che essa offre e che devi saper cogliere; omaggia gli incontri e le amicizie, ricordandoci che tutto è interconnesso in questo mondo, e immaginando il nostro stato d’animo variabile come il tempo meteorologico.  “Mia Barca” contiene tredici canzoni realizzate nel suo originale stile “Alpine lo-fi”, rigorosamente DIY e cantato in romancio, essenziale, ricco di sole e melodia, per invitare tutti quanti a restare svegli, attenti e ricettivi. Sandra Romano ha incontrato Pascal Gamboni a Zurigo. La chiacchierata è partita dall’idea che la musica sia un salvagente esistenziale.

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