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This podcast has
1000 episodes
Language
ItalianPublisher
Radio Nonsolosuoni.itExplicit
No
Date created
2020/02/02
Latest episode
2026/10/24
Average duration
4 min.
Release period
2 days
Description
Qui sono raccolte tutte le "Pillole di Nonsolosuoni", ovvero tutte le puntate della rubrica di Radio Nonsolosuoni.it nella quale ogni giorno parliamo di un artista o gruppo musicale che ha fatto la storia della musica. Su Radio Nonsolosuoni, la rubrica va in onda dal lunedì al sabato dopo i notiziari delle ore 7, 11, 18 e 23. Un viaggio che, giorno dopo giorno, racconta la storia della musica dagli anni 60 fino agli anni 2000.
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Fiction Factory – “(Feels Like) Heaven”: quel paradiso malinconico degli anni ’80
2026/10/24
Un salto nel cuore degli anni ’80, tra sintetizzatori, atmosfere sospese e quella particolare malinconia che ha reso inconfondibile un’intera stagione musicale. Protagonista della puntata è “(Feels Like) Heaven”, il grande successo degli scozzesi Fiction Factory, pubblicato alla fine del 1983 e successivamente incluso nell’album d’esordio “Throw the Warped Wheel Out” del 1984.
Scritta da Kevin Patterson ed Eddie Jordan, la canzone nasconde dietro una melodia apparentemente romantica un significato molto meno rassicurante. La stessa band l’ha descritta come una sorta di “anti-love song”, legata a un rapporto sentimentale tutt’altro che idilliaco.
Il singolo diventò un importante successo europeo: raggiunse il numero 2 in Svizzera, il 6 nel Regno Unito, il 10 in Germania, il 12 nei Paesi Bassi, il 14 in Svezia e il 20 in Austria.
I Fiction Factory nacquero a Perth, in Scozia, inizialmente attorno a Kevin Patterson, Eddie Jordan e Chic Medley. Al nucleo originario si aggiunsero successivamente Graham McGregor al basso e Mike Ogletree alla batteria, quest’ultimo già nei Simple Minds.
La storia del gruppo sarebbe stata relativamente breve, ma “(Feels Like) Heaven” ha continuato a vivere ben oltre la stagione che l’ha generata, diventando un classico delle raccolte dedicate alla new wave e agli anni ’80. Anche Ariel Pink, molti anni dopo, avrebbe richiamato esplicitamente il brano nella propria omonima “Feels Like Heaven”.
Una di quelle canzoni capaci di racchiudere un’epoca in pochi minuti: sintetizzatori, malinconia e una melodia che, dopo più di quarant’anni, riesce ancora a farci sentire per un momento dentro il paradiso degli anni ’80.
Michele Zarrillo – “Una rosa blu”: quando una canzone aspetta il suo momento
2026/10/23
Ci sono canzoni che sembrano destinate a rimanere nell’ombra e che, invece, aspettano semplicemente il momento giusto per essere riscoperte. È la storia di “Una rosa blu”, uno dei brani più amati di Michele Zarrillo.
Presentata al Festival di Sanremo nel 1982, nella sezione Aspiranti, la canzone non riuscì inizialmente a superare la fase eliminatoria. Ma la sua storia era tutt’altro che conclusa: quindici anni più tardi Michele Zarrillo la ripropose in una nuova versione, trasformandola in uno dei successi più riconoscibili della sua carriera.
“Una rosa blu” racconta un sentimento intenso e complicato attraverso l’immagine di una figura affascinante, indipendente e difficile da trattenere. La rosa blu diventa così il simbolo di qualcosa di raro e fuori dagli schemi, ma anche di un amore capace di lasciare un segno profondo.
È un racconto fatto di attrazione e distanza, desiderio e malinconia, nel quale il protagonista comprende quanto sia difficile allontanarsi da un sentimento che ormai gli è entrato nel cuore.
Ed è forse proprio questa la seconda vita più bella di “Una rosa blu”: una canzone che nel 1982 non trovò immediatamente il proprio pubblico, ma che seppe aspettare fino a diventare, molti anni dopo, parte della memoria della musica italiana.
A volte anche le canzoni hanno bisogno di tempo per fiorire: “Una rosa blu” ne è la dimostrazione, trasformando un esordio difficile in una storia musicale destinata a rimanere.
Rick Astley – “Cry for Help”: quando chiedere aiuto diventa una canzone
2026/10/22
Si può piangere per chiedere aiuto? È proprio da questa domanda che parte la puntata dedicata a Rick Astley e a “Cry for Help”, ballata pubblicata nel 1991 come primo singolo del suo terzo album, Free. Scritta dallo stesso Astley insieme a Rob Fisher, la canzone segnò anche un allontanamento dalle sonorità dance che avevano caratterizzato i suoi primi grandi successi.
Con “Never Gonna Give You Up” e “Together Forever”, Astley era diventato alla fine degli anni ’80 una delle figure più riconoscibili del pop britannico, conquistando le classifiche internazionali.
Dopo gli anni della maggiore popolarità, la sua carriera ha però attraversato stagioni differenti. Un ritorno particolarmente significativo arriva nel 2016 con “50”, pubblicato proprio nell’anno del suo cinquantesimo compleanno e capace di raggiungere il primo posto della classifica britannica. Nel 2018 segue “Beautiful Life”, mentre nel 2023 arriva “Are We There Yet?”, ulteriore capitolo di una carriera che ha saputo reinventarsi nel tempo.
Al centro della puntata rimane però “Cry for Help”, una canzone lontana dall'esuberanza del primo Astley e costruita intorno alla vulnerabilità e alla necessità di non nascondere il bisogno degli altri. Il singolo raggiunse il numero 7 sia nel Regno Unito sia nella Billboard Hot 100 statunitense.
Un percorso che dimostra come cambiare non significhi necessariamente rinnegare le proprie origini: a volte significa semplicemente trovare una voce nuova per raccontare una fase diversa della propria vita.
Mina omaggia Pino Daniele: un nuovo capitolo di eccellenze mai pubblicate
2026/10/21
La puntata di oggi racconta un incontro speciale, avvenuto a distanza di tempo e di destino: quello tra Pino Daniele, la cui mancanza continua a pesare nel panorama musicale italiano, e Mina, che ha scelto di dedicargli un omaggio nel suo nuovo progetto discografico.
A ottobre è uscito infatti un nuovo capitolo delle dilettevoli eccellenze, una raccolta composta interamente da registrazioni mai pubblicate, incise da Mina tra gli anni ’70 e la primavera del 2026. Dieci cover, dieci interpretazioni personali di brani già editi, custodite per decenni e ora finalmente rese disponibili.
Il primo estratto è “Vento di passione”, brano di Pino Daniele originariamente interpretato insieme a Giorgia nel 2007. La versione di Mina, registrata nella primavera 2026, è accompagnata da un video diretto da Ferzan Özpetek, con Luca Argentero protagonista: un incontro di sensibilità artistiche che aggiunge un ulteriore livello emotivo al progetto.
Il disco contiene anche un secondo omaggio a Pino Daniele, oltre a una reinterpretazione di Ivano Fossati e una nuova lettura di un brano dei Beatles. Accanto alle tracce musicali, il progetto include dieci fotografie inedite di Mina, scattate da Mauro Balletti, che completano la dimensione visiva del lavoro.
La puntata torna poi all’originale “Vento di passione”, pubblicato nel 2007 come secondo singolo dell’album Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui, e presente anche nella raccolta di Giorgia Spirito libero – Viaggi di voce 1992–2008. Un brano scritto interamente da Pino Daniele, che oggi rivive attraverso la voce di Mina e attraverso il ricordo di chi continua ad ascoltarlo.
Ron – Lo stop prolungato e la fragilità di un artista che cerca di guarire
2026/10/20
La puntata di oggi parte da una riflessione: non è un periodo semplice per alcuni artisti italiani, costretti a fermarsi per motivi di salute. Dopo il recente rientro di Claudio Baglioni, che ha raccontato la sua preoccupazione per una polmonite, arriva ora un nuovo aggiornamento su Ron, all’anagrafe Rosalino Cellamare.
Il cantautore ha infatti annunciato il prolungamento dello stop ai concerti, dopo un primo blocco avvenuto già lo scorso luglio. La causa è una infezione virale contratta nel 2025, che pur essendo stata temporaneamente risolta, non è mai stata completamente debellata. Negli ultimi mesi il virus si è ripresentato, provocando debolezza fisica, ricadute, e un quadro di astenia generale che ha reso necessario sospendere ogni attività dal vivo e in studio.
Il comunicato diffuso dallo staff parla anche di ripercussioni psicologiche, con fragilità emotive emerse durante la lunga convalescenza. Una situazione complessa, che ha inciso sulla quotidianità dell’artista e sulla possibilità di “ricominciare a fare quello che ama più di ogni altra cosa: suonare, cantare e incontrare il pubblico”.
Il percorso di recupero richiederà ancora tempo, ma l’augurio è che possa essere definitivo e portare Ron a ritrovare serenità, energia e musica. La puntata si chiude con un pensiero di buon auspicio, dedicato a una delle sue canzoni più amate: Tutti quanti abbiamo un angelo (1994).
Un pensiero di vicinanza per un artista che ha dato tanto alla musica italiana: che questo tempo di cura possa riportarlo presto a ciò che ama, con nuova forza e nuova luce.
Beatles – Rubber Soul torna in Top 5 e la storia di “Day Tripper”
2026/10/19
La settimana si apre con un ritorno clamoroso: Rubber Soul dei Beatles è rientrato nella Billboard 200 alla posizione n.4 nella settimana del 17 ottobre 2026, grazie alla nuova edizione Deluxe che ha riportato l’album ai vertici delle classifiche dopo quasi sessant’anni.
Il disco, pubblicato originariamente nel dicembre 1965, entrò per la prima volta nella Top Ten l’8 gennaio 1966, balzando dalla posizione 60 alla numero 1 e restando in vetta per sei settimane consecutive, prima di essere superato da Whipped Cream & Other Delights di Herb Alpert’s Tijuana Brass . Con Rubber Soul, i Beatles arrivarono a un solo album di distanza dal record di Elvis Presley per numero di dischi al primo posto, primato che avrebbero poi superato con Revolver nel settembre 1966. Oggi contano 19 album n.1, un record ancora imbattuto.
La nuova edizione Deluxe include:
un nuovo mix stereo curato da Giles Martin e Sam Okell,un disco con 16 tracce di sessioni, versioni iniziali e demo,i brani del doppio singolo Day Tripper / We Can Work It Out,un libretto di 40 pagine con foto rare e dettagli di produzione.La puntata si chiude proprio parlando di Day Tripper, singolo del 1965 scritto da John Lennon con contributi di Paul McCartney, nato sotto la pressione di pubblicare un brano per il mercato natalizio e ricco di allusioni e doppi sensi. Il testo è stato interpretato sia come riferimento a relazioni brevi, sia come allusione alla controcultura psichedelica dell’epoca. McCartney ha raccontato che il brano strizzava l’occhio ai coetanei, mentre Lennon lo definì una “drug song” e un commento ironico sui “weekend hippies”.
Registrata il 16 ottobre 1965, la canzone si distingue per il celebre riff di chitarra e per il suo successo internazionale: n.1 nel Regno Unito, n.5 negli Stati Uniti, e uno dei singoli più venduti degli anni ’60.
Un inizio settimana che unisce storia, attualità e una delle pagine più affascinanti della discografia dei Beatles. Un ritorno che dimostra come certi album non invecchiano mai: la storia continua, e ogni nuova edizione ci permette di ascoltarla con orecchie diverse.
Neil Young & Willie Nelson – Il ritorno sul palco e la forza di “Rockin’ in the Free World”
2026/10/17
La puntata di oggi è dedicata a Neil Young, protagonista di un ritorno sul palco che ha il sapore della rinascita.
Dopo aver cancellato il tour europeo all’inizio dell’anno per motivi di salute, il cantautore canadese è tornato a esibirsi a settembre insieme a Willie Nelson, prima in Connecticut e poi a Filadelfia: due concerti attesissimi, segnati da storie personali, legami artistici e una lunga amicizia.
Young è salito sul palco con la sua nuova backing band, i Chrome Hearts, formazione che unisce collaboratori storici come Spooner Oldham e una sezione ritmica solida con Anthony Logerfo e Corey McCormick. Alla chitarra c’era Mika Nelson, figlio proprio di Willie Nelson, a testimonianza di un intreccio familiare e musicale che attraversa generazioni.
Il tempismo di questi concerti è stato perfetto: coincide con l’uscita di Second Song, il nuovo album registrato con la stessa band. Ma le esibizioni di Bridgeport e Philadelphia hanno avuto un significato ancora più grande: sono state il preludio al Farm Aid 2026, il festival fondato nel 1985 da Young, Nelson e John Mellencamp per sostenere gli agricoltori americani.
Due artisti leggendari, 93 anni Willie Nelson e 80 Neil Young, ancora mossi dalla stessa passione civile che li accompagna da decenni.
Nel finale di puntata andiamo al 1989, per ricordare l’album Freedom, considerato una rinascita artistica di Young dopo un periodo difficile. Il disco conteneva Rockin’ in the Free World, brano simbolo della sua produzione, nato da una frase pronunciata da un membro della band dopo la cancellazione di un concerto nell’allora Unione Sovietica: “We have to keep rockin’ in the free world.”
Da quella frase, Young costruì uno dei suoi pezzi più celebri, registrato in due versioni – una acustica e una elettrica – che aprono e chiudono il disco.
Un finale di settimana che celebra la resilienza, la musica che cura, e due artisti che continuano a ricordarci cosa significa suonare “nel mondo libero”.
Un ritorno che profuma di libertà, amicizia e musica che non smette di resistere: un modo perfetto per chiudere la settimana e ricordare che certi artisti continuano a suonare anche quando la vita chiede una pausa.
Steeplejack – Maurizio Curadi, il chitarrista che trasformava la psichedelia in visione
2026/10/16
La puntata di oggi è dedicata a Maurizio Curadi, chitarrista degli Steeplejack, scomparso nel corso dell’anno. Una figura appartata ma fondamentale per la scena neo‑psichedelica italiana degli anni ’80, capace di trasformare la chitarra in un territorio di ricerca, libertà e sperimentazione.
Nato nel 1964, autodidatta innamorato del blues e del rock, Curadi aveva sviluppato un linguaggio personale: accordature aperte, tecniche estese, improvvisazioni che convivevano con strutture più tradizionali. Dopo le esperienze con gli Useless Boys e i Birdmen of Alcatraz, nel 1986 fondò gli Steeplejack, una delle realtà più singolari dell’underground italiano, diventando uno dei protagonisti della rinascita neo‑psichedelica.
La sua chitarra era difficile da etichettare: partiva dal blues più primitivo, sfiorava la psichedelia, lambiva il rock and roll, arrivava persino a echi orientali e a improvvisazioni vicine al jazz più libero.
Per questo, nel tempo, Curadi è diventato una figura di culto, un artista che ha scelto i margini per poter esplorare senza compromessi.
Tra i suoi lavori più recenti c’è Fonorama, viaggio elettro‑acustico tra suoni naturali, tessiture arcaiche e sperimentazione pura.
Tra i brani più amati degli Steeplejack ricordiamo No One’s Land, dall’album Pow Wow del 1988, descritto da Federico Guglielmi come una musica “intensa e strana, figlia della psichedelia, del blues e del rock and roll, ma niente affatto confusa”, generata da un talento capace di “trasformare le note in messaggi subliminali”.
Una puntata che rende omaggio a un artista visionario, a una band che ha lasciato un segno profondo nell’underground italiano, e a una stagione musicale che continua a vivere nelle sue sonorità uniche e irregolari.
Un omaggio a una chitarra libera, visionaria, capace di trasformare la psichedelia in emozione pura: un modo per ricordare come, anche nei margini, la musica sappia lasciare tracce che restano.
Crowded House – “Don’t Dream It’s Over”: il cult che arrivò da lontano
2026/10/15
La puntata di oggi ci porta dall’altra parte del mondo, in Oceania, per raccontare la storia di “Don’t Dream It’s Over”, il brano più celebre dei Crowded House, pubblicato il 20 novembre 1986 come quarto estratto dal loro album d’esordio.
Una canzone che all’inizio passò quasi inosservata: la band era poco conosciuta, arrivava dall’Australia e sembrava destinata a restare una scoperta per pochi.
E invece, negli anni successivi, il brano iniziò a vivere una seconda vita grazie alle cover di grandi artisti: Paul Young, i Sixpence None The Richer, Miley Cyrus, Ariana Grande, e in Italia Antonello Venditti, che lo trasformò in Alta Marea, uno dei suoi successi più amati.
Così “Don’t Dream It’s Over” è diventata un cult internazionale, capace di attraversare generazioni e stili diversi. Il singolo ha ottenuto riconoscimenti importanti:
1º posto in Canada,2º negli Stati Uniti,6º in Norvegia,8º in Australia,27º nel Regno Unito (dove rientrò in classifica anche nel 1996, salendo più in alto rispetto al 1987).Nel 2001 l’APRA lo ha inserito tra le 30 migliori canzoni australiane di tutti i tempi, classificandolo al settimo posto.
È stato anche il brano con cui la band si è congedata dal pubblico nel concerto Farewell to the World alla fine degli anni ’90, prima della reunion del 2007.
Il videoclip, iconico e surreale, valse ai Crowded House un MTV Video Music Award come Miglior Nuovo Artista nel 1987.
Oggi, a 40 anni dalla sua uscita, “Don’t Dream It’s Over” resta una canzone che continua a parlare di resistenza, speranza e sogni che non devono essere lasciati andare.
Una canzone che ha attraversato continenti e generazioni, trasformandosi da scoperta inattesa a classico intramontabile: un modo perfetto per ricordare quanto la musica sappia viaggiare, sorprendere e restare.
Giorgio Bracardi – L’arte del nonsense e la rivoluzione di Alto Gradimento
2026/10/14
La puntata di oggi è dedicata a Giorgio Bracardi, scomparso a 93 anni il 12 ottobre 2026 . Se ne va uno degli artefici della rivoluzione surreale che, con Alto Gradimento, trasformò la radio italiana in un teatro dell’assurdo: popolato di personaggi improbabili, voci deformate, invenzioni linguistiche e comicità anarchica.
Per raccontare Bracardi conviene partire dalla sua casa romana, dove il silenzio era un’eventualità remota: la madre Edvige era soprano, il padre Glauco tenore e gestore del Salone Margherita, tempio del varietà capitolino. In una famiglia di cinque figli, tutti dovevano imparare uno strumento, e Giorgio scelse il pianoforte.
Prima di diventare un comico, fu musicista professionista, suonò nei night club, collaborò con la RCA e girò il mondo accompagnando artisti come Maurice Chevalier e José Feliciano . Il 7 luglio 1970 debuttò nel programma radiofonico Alto Gradimento, ideato da Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco, dove diede vita a personaggi entrati nell’immaginario collettivo:
Scarpantibus, l’uccellaccio del Nicaragua,Max Vinella, giornalista petulante,Ermanno Catenacci, gerarca esaltato,e molte altre voci surreali che hanno segnato la comicità italiana degli anni ’70.Bracardi portò il suo umorismo anche in televisione, in programmi come Quelli della notte e Striscia la notizia, e al cinema, recitando accanto a Bud Spencer in Banana Joe . La sua comicità era una questione di orecchio: pause, accelerazioni, urla, improvvise variazioni di tono. Una musica dentro la risata.
Per chiudere la puntata, ricordiamo “Che felicità”, brano irriverente reso celebre anche da Elio e le Storie Tese, perfetto per ricordare la libertà creativa e l’anarchia giocosa che Bracardi ha regalato alla radio e alla televisione italiane.
Raf – Tra l'anniversario di Self Control, Sanremo e un nuovo stop forzato: la voce deve riposare
2026/10/13
La puntata di oggi è dedicata a Raf, una delle voci più riconoscibili della musica italiana, autore di successi che hanno segnato un’epoca: Self Control, Il battito animale, Cosa resterà degli anni ’80, Sei la più bella del mondo, Ti pretendo. Quest’anno avrebbe dovuto celebrare i 40 anni di carriera con il tour Infinito – Palasport, ma un nuovo problema alla faringe e alla laringe lo ha costretto a rimandare tutto di un anno, con un intervento necessario per proteggere la sua voce e garantirle il tempo di recupero.
Non è la prima volta: già nel 2024 Raf si era sottoposto a un’operazione per migliorare le prestazioni vocali, e quest’estate ha portato avanti il tour Infinito – Estate 2026 grazie a una terapia farmacologica che gli ha permesso di salire sul palco fino all’ultima data del 20 settembre. Ora, però, la cura non è più sufficiente e l’artista ha scelto di fermarsi, spiegando ai fan che questo passaggio è indispensabile per tornare a cantare “con la miglior condizione possibile”.
Una carriera lunga oltre quarant’anni, 14 album pubblicati e più di 20 milioni di dischi venduti nel mondo. Cinque partecipazioni a Sanremo, tra cui il ritorno del 2026 con Ora e per sempre, e brani iconici portati sul palco dell’Ariston come Gente di mare con Umberto Tozzi (terzo posto all’Eurovision 1987) e Oggi un Dio non ho, entrato in top ten nel 1991.
Claudio Baglioni: live a Villa Borghese e il ritorno a casa
2026/10/12
La settimana si apre con un viaggio nella memoria musicale italiana, attraverso la storia e il presente di Claudio Baglioni, che ha riportato alla luce il ricordo del suo primo grande raduno romano: quello del 1982 a Villa Borghese, davanti a 250 mila spettatori.
Un evento epocale, legato alla magica stagione di Alé-oó, primo album dal vivo dell’epopea della “maglietta fina”, capace di vendere un milione di copie e conquistare quattro dischi di platino.
Oggi Baglioni torna a Roma con sette serate sotto la luna di Piazza di Siena, inaugurando un anno che si annuncia trionfale: la ripresa del Grand Tour – La Vita Adesso, 50 concerti in 80 giorni, fino al maestoso epilogo ai Fori Imperiali il 23 ottobre 2027.
Un percorso che sembra voler chiudere un cerchio iniziato a Centocelle, dove Baglioni debuttò a 13 anni in un concorso di voci nuove di quartiere.
“Una delle ultime cose della mia carriera sarà tornare a cantare lì”, ha ricordato alla vigilia del nuovo tour.
La puntata racconta anche il lato più spirituale di questo momento artistico: la riedizione sinfonica del tema di Riz Ortolani per Fratello Sole e Sorella Luna, e l’inedito Tau in segno d’amore, opera poetica e morale in otto notti ispirata a San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova, firmata da Baglioni insieme a Michele Caccamo.
Tra passato, presente e futuro, tra raduni epici e nuove sfide, questa puntata ci accompagna dentro una carriera che continua a reinventarsi senza perdere la sua identità, ricordandoci perché Claudio Baglioni resta una delle voci più significative della musica italiana.
Francesco De Gregori – “Il Cuoco di Salò” e la complessità della storia
2026/10/10
In questa puntata ci soffermiamo ancora una volta sulle canzoni che affrontano temi delicati come guerra, conflitti, militarismo e antimilitarismo. La scelta di oggi è Il Cuoco di Salò di Francesco De Gregori, brano del 2001 tratto dall’album Amore nel pomeriggio e arrangiato con la collaborazione di Franco Battiato.
La canzone ha suscitato un ampio dibattito per il suo modo di raccontare la Repubblica Sociale Italiana, attraverso una figura apparentemente marginale: un cuoco che vive gli ultimi giorni del fascismo senza giudizi politici, concentrato solo sul suo lavoro quotidiano. È proprio questo espediente narrativo a permettere a De Gregori di offrire uno sguardo più umano e disincantato su un periodo controverso della storia italiana, collocato nell’autunno del 1943, quando il Paese era diviso tra Regno del Sud e RSI.
Il verso “dalla parte sbagliata si muore” non è un giudizio dall’alto, ma una constatazione che appartiene ai protagonisti stessi di quella vicenda. Una riflessione sulla complessità delle scelte, sulla fragilità delle vite coinvolte e sul peso della storia che scorre accanto a chi, come il cuoco, la vive quasi come un incidente lontano.
Una canzone che ci ricorda quanto la storia sia complessa e quanto la comprensione, anche nelle circostanze più difficili, resti l’unico passo possibile verso la pace.
Jimmy Page vs David Gilmour – Due giganti della chitarra e una canzone che rimane la stessa
2026/10/09
Nella puntata di oggi il viaggio ci porta nel mondo dei grandi chitarristi, con un confronto affascinante tra Jimmy Page e David Gilmour, due giganti che hanno ridefinito il modo di suonare la chitarra. A stilare la classifica dei migliori è stata, come sempre, Rolling Stone, che dal 2011 al 2023 ha ampliato la sua lista fino a includere 250 nomi. In cima c’è Jimi Hendrix, ma tra le prime posizioni troviamo proprio Page — terzo assoluto — mentre Gilmour si colloca al ventottesimo posto, nonostante i fan continuino a discutere su questo giudizio.
Il confronto mette in luce due approcci pionieristici:
David Gilmour, maestro dell’atmosfera, ha trasformato eco e delay in strumenti narrativi, come dimostra in Run Like Hell.Jimmy Page, architetto del riff ipnotico, ha costruito un linguaggio dinamico fatto di forza e delicatezza, capace di trascendere gli stereotipi tecnici.La puntata ci porta poi dentro The Song Remains the Same, terza traccia dell’omonimo album dal vivo dei Led Zeppelin, pubblicato nel 1976 e colonna sonora del celebre film‑concerto registrato al Madison Square Garden nel 1973. Un disco unico, che contiene momenti leggendari:
Stairway to Heaven con la Gibson EDS‑1275 a doppio manico,No Quarter con l’assolo al Fender Rhodes di John Paul Jones,Dazed and Confused con dieci minuti di assolo suonato con l’archetto,Moby Dick con il celebre assolo di John Bonham.
Boyzone – Dalla Verde Irlanda a una Different Beat che ha fatto la storia
2026/10/08
Ben ritrovati in questa nuova tappa nel mondo della musica, oggi dedicata alla scena irlandese e a una delle band pop più amate degli anni ’90: i Boyzone. Con una discografia ricca — quattro album in studio, cinque raccolte, 19 singoli e numerosi home video — il gruppo ha saputo conquistare il pubblico europeo fin dal debutto nel 1994 con Working My Way Back to You, seguito dal successo di Love Me for a Reason, che li portò ai vertici delle classifiche britanniche.
Il loro primo album, Said and Done (1995), raggiunse il numero uno in Irlanda e nel Regno Unito, mentre il secondo disco, A Different Beat (1997), consolidò definitivamente la loro fama grazie alla cover di Words dei Bee Gees e alle hit A Different Beat e Isn’t It a Wonder. Nel 1998 arrivò Where We Belong, con brani diventati veri classici come All That I Need, Baby Can I Hold You e No Matter What, il singolo più venduto della band.
Dopo la raccolta By Request (1999) e una pausa dedicata ai progetti solisti, i Boyzone tornarono nel 2008 con Love You Anyway, ancora una volta ai vertici delle classifiche. La storia del gruppo fu segnata nel 2009 dalla scomparsa di Stephen Gately, a cui venne dedicato l’album tributo del 2010, contenente due brani registrati poco prima della sua morte.
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