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187 episodes
Language
ItalianPublisher
BastaBugieExplicit
No
Date created
2020/03/02
Latest episode
2026/10/13
Average duration
8 min.
Release period
6 days
Description
Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo
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Gender per grandi e piccini, il baby pride fa tappa a Budrio
2026/10/13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8689
GENDER PER GRANDI E PICCINI, IL BABY PRIDE FA TAPPA A BUDRIO
di Tommaso Scandroglio
I Baby Pride non sono stati inventati oggi. Un primo Pride in cui i bambini furono protagonisti fu quello torinese del 2013 dove il corteo fu aperto da un trenino composto da alcuni bambini di coppie gay, tanto che il pride fu battezzato Family Pride. Successivamente gli attivisti LGBT pensarono ad incontri, laboratori ed attività mirate per i più piccoli all'interno dei Pride, come avvenne qualche anno dopo con il Palermo Pride. Quindi il modello di asilo arcobaleno è ormai rodato.
Forte di queste esperienze anche il comune di Budrio, in provincia di Bologna ed a trazione PD, ha dato il proprio patrocinio non oneroso al Piccolo Grande Pride, un pride per adulti e minori. I bambini e i ragazzi hanno giocato, partecipato ad un laboratorio artistico ed altre «coloratissime attività». Nelle bancarelle all'interno degli spazi del Pride c'era un'abbondanza di gadget di carattere pornografico: falli e vulve di ogni dimensione e per qualsiasi uso, insieme a cartoline, stikers e poster non certo per educande, tutto potenzialmente visibile anche agli occhi dei più piccoli. Ciò a conferma che il nucleo centrale del fenomeno omo e trans ha carattere erotico. Da segnalare poi l'incontro Mondi immaginati e scardinamento dell'eteronorma - ossia il riconoscimento che solo l'eterosessualità è secondo natura - e il laboratorio di illustrazione erotica. Ha fatto quindi bene Fratelli d'Italia ad informare il Prefetto di tutto questo.
La strategia di indottrinare i più piccoli al credo gender è molto vecchia. Un paio di esempi tra i più rilevanti. Standards for Sexuality Education in Europe è un documento elaborato nel 2010 da 19 esperti - 16 donne e 3 uomini - e poi firmato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sezione europea (OMS). Consisteva in alcune linee guida utili ai «politici, alle autorità educative e sanitarie e agli specialisti» del settore per impartire l'educazione sessuale ai minori di 53 paesi dell'area europea e zone limitrofe. Oltre a suggerire la «masturbazione precoce infantile» e il gioco del dottore per i bambini dagli zero (sic) ai 4 anni, i bambini venivano diseducati ad accettare omosessualità e transessualità come normali e naturali condizioni della persona.
UNAR
Altro esempio famigerato ci è fornito dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità, che nel 2014 pubblicò una trilogia di opuscoli dal titolo Educare alla diversità a scuola, opuscoli destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori e che poi furono ritirati dal Ministero dell'Istruzione a seguito delle numerose proteste. In questi libretti si potevano leggere queste indicazioni: «Molti bambini trascorrono gli anni della scuola elementare senza accenni positivi alle persone LGBT. Gli anni delle elementari offrono, invece, una meravigliosa e importante opportunità di instillare [sic] e/o nutrire atteggiamenti positivi e rispettosi delle differenze individuali, familiari e culturali, comprese quelle relative all'orientamento sessuale, all'identità e all'espressione di genere». Gli autori degli opuscoli poi consigliavano caldamente di rifuggire dalle seguenti condotte che vennero definite come «stereotipi basati sul genere»: per i «maschi ad esempio, guardare la Formula 1 o giocare ai videogiochi», per le «femmine ad esempio, essere interessate alla cucina o allo shopping». La teoria del gender ovviamente doveva essere pervasiva e interessare anche i compiti a casa. Ecco una traccia per un problema di matematica: «Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?». Infine ricordiamo le innumerevoli iniziative che riguardano le scuole: con la scusa del bullismo omo e transfobico ci siamo ritrovati signori di mezza età agghindati come una maîtresse che leggono fiabe a bambini poco più che infanti.
IL RITO DI INIZIAZIONE AL CULTO ARCOBALENO
Il rito di iniziazione dei bambini al culto arcobaleno è efficace per più motivi. In primis la mente di un fanciullo è più facilmente plagiabile rispetto a quella di un adulto. È plastilina, non marmo. Il dittatore comunista Pol Pot indottrinò una pletora di bambini sotto i 14 anni per usarli contro i genitori. La psiche infantile è come un foglio bianco dove ancora nessuno ha scritto nulla. Se sarai tu il primo a scrivere qualcosa, quel qualcosa rimarrà per sempre. Per stortare una pianta è perciò più facile intervenire quando è un germoglio piuttosto che negli anni successivi. E così il Balilla gender difenderà con naturalezza e prontezza le storture ideologiche LGBT perché le avrà respirate fin da quando era in culla. Per lui sarà normalissimo e assai ragionevole che due gay si "sposino" o che abbiano preso in locazione l'utero di una donna per avere un figlio.
In secondo luogo l'ipersessualizzazione, che per sua natura non deve conoscere limiti di orientamento sessuale e quindi deve comprendere anche l'omosessualità, trasforma il bimbo in preda. Preda dei pedofili. Ovviamente non stiamo dicendo che questa fosse un'intenzione presente nella mente degli organizzatori del Piccolo Pride di Budrio, ma di certo è presente nei progetti di chi si muove nelle più alte sfere del potere. Se insieme al latte i bambini succhieranno dal poppatoio arcobaleno anche una certa disinibizione sessuale, una precoce dimestichezza con la rappresentazione dei genitali, un'avversione epidermica, perché instillata prima dell'età della ragione, verso ogni tabù sessuale, marchio infame per indicare il pudore, la vergogna e la castità, ecco, se accadrà tutto questo, noi avremo un prepubere che sarà anche più incline a carezze intime, più disposto a toccamenti, più avezzo a palpeggiamenti, insomma più propenso a sperimentare molto prima del tempo una serie di pratiche sessuali che riguardano il mondo adulto. Si bruceranno le tappe e si brucerà pure lui.
Certo, gli organizzatori dei Pride in formato bonsai rifiuteranno in radice questa spregevole ed offensiva esegesi e la butteranno sull'educazione alla diversità, alla non discriminazione, al rispetto. Tutte cose buone. Ma, come ricorda Genesi, «l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile» (Gen 3,6). E poi sappiamo com'è andata a finire.
Onu follie: ridisegnano il mondo... è il woke bellezza
2026/10/13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8692
ONU FOLLIE: RIDISEGNANO IL MONDO... E' IL WOKE, BELLEZZA
di Tommaso Scandroglio
Vuoi vedere che l'Italia è più piccola di quella che credevamo? E non solo l'Italia, ma anche l'Europa, la Russia e gli Stati Uniti. Mentre il mondo va in fiamme per le guerre, l'Assemblea Generale dell'ONU, il 4 settembre scorso, ha trovato il tempo per approvare una risoluzione, chiamata Correct the Map che vorrebbe ridisegnare le dimensioni delle terre emerse del mondo. Questa risoluzione è stata promossa dal Togo a nome dell'Unione africana e il suo intento è quello di "correggere" la mappa del globo, dato che nelle attuali mappe l'America Latina e l'Africa, ad esempio, appaiono di dimensioni più ridotte rispetto alla realtà. La risoluzione ha incassato il "Sì" di 164 Paesi e un solo voto contrario, quello degli Stati Uniti (sei Paesi si sono astenuti).
La questione è complessa e dibattuta da tempo. Il nodo centrale è il seguente: è impossibile rappresentare fedelmente su una superficie piana una superficie, come quella della Terra, che è sostanzialmente sferica. È come tentare di spianare una buccia di arancia senza che si rompa. Nel tempo si sono adottate diverse soluzioni, che risultano essere sempre un compromesso perché per un verso o per l'altro recano con sé diverse approssimazioni. Una delle più quotate è la proiezione di Mercatore elaborata nel 1569: la sua fortuna deriva dall'essere molto utile per la navigazione, ma, come tante altre mappe, ha alcuni difetti, tra cui la deformazione delle superfici. Nella mappa di Mercatore, ad esempio, la Groenlandia, che ha una superficie di 2,2 milioni di km² appare estesa quanto l'Africa che invece ha una estensione pari a 30,4 milioni di km². Così anche l'Europa e il Nord America appaiono più grandi di quanto lo siano realmente. La distorsione mappale fa sì che più ci si avvicina ai poli più le dimensioni aumentino e più ci si avvicina all'equatore più le dimensioni diminuiscano.
LA RISOLUZIONE ONU È UN PROGETTO IDEOLOGICO RADICALE
Esistono diverse proiezioni oltre a quella di Mercatore: la Gall-Peters, la Robinson, la Mollweide, etc. L'ONU ha proposto di adottare la proiezione chiamata Equal Earth, elaborata nel 2018, perché parrebbe più fedele alla realtà, ma anche quest'ultima non è immune da alcune deformazioni. Insomma la questione dal punto scientifico sembra proprio lungi dal risolversi in modo definitivo.
La risoluzione ONU ha un suo interesse non solo sul piano cartografico, ma anche e soprattutto su quello politico. Come accennato, gli States sono stati l'unico Paese a votare contro la risoluzione bollata come «progetto ideologico radicale». Inoltre hanno denunciato una sorta di persecuzione woke nei loro confronti e a ragion veduta. Infatti nel marzo scorso sempre l'ONU ha votato una risoluzione che ha definito la tratta transatlantica dall'Africa verso gli stati coloniali e in specie verso gli Stati Uniti, avvenuta quest'ultima tra gli inizi del XVII secolo e la fine del XIX secolo, come «il più grave crimine contro l'umanità». La risoluzione chiede agli Stati interessati scuse formali e la costituzione di un fondo per riparare i danni inferti. Inutile aggiungere che anche in quell'occasione gli Usa votarono contro. Per tutta risposta il Comitato ONU per l'eliminazione della discriminazione razziale, a fine agosto, ha ricordato che gli Stati firmatari del trattato anti-discriminazione del 1965 (tra cui figurano anche gli USA) sono legalmente obbligati a perseguire misure di giustizia riparativa. Tralasciamo il merito della questione che meriterebbe ampi distinguo e torniamo all'aspetto politico che unisce questa risoluzione del marzo del 2026 a quella più recente sulle mappe geografiche infedeli.
IL COLONIALISMO GEOGRAFICO
L'Unione africana, che ha perorato presso l'ONU la causa del cambio di mappa, parla di un passo importante per superare il «colonialismo geografico». L'attuale rappresentazione grafica del globo terreste fu elaborata dal cartografo fiammingo del Cinquecento Gerhard Kremer, il cui nome latinizzato è Gerardus Mercator, emissario della cultura occidentale-centrica. Questa mappa sarebbe frutto della visione che hanno del mondo le potenze colonialiste. E quindi l'argomentazione alla base della decisione di superare Mercatore sarebbe la seguente: se gli USA e l'Europa sulle mappe appaiono più grandi dell'America Latina e dell'Africa, le dimensioni ingannevoli potrebbero condurre a considerare anche sul piano politico, sociale e addirittura storico States ed Europa più importanti delle altre nazioni presenti nel Sud del mondo. La superiorità cartografica potrebbe incentivare una superiorità valoriale assegnata ingiustamente a queste nazioni e continenti. Da qui l'idea di una carta geografica non tanto più aderente alla realtà - la questione la lasciamo agli esperti - ma quanto più inclusiva, più democratica. Più equa. È il mondo secondo l'ONU.
Insomma, al di là degli intenti scientifici, pare che la vera questione a cui tengono Africa ed ONU sia culturale: perorare la frusta narrativa secondo cui il Nord del mondo ha sfruttato il Sud del mondo ed è quindi in debito con lui. Aggiustare le dimensioni degli Stati sarebbe un modo non solo per avvicinarsi alle reali dimensioni della nazioni e dei continenti, ma anche per saldare, seppur parzialmente, un debito di riconoscenza verso l'Africa e l'America Latina, aree geografiche depredate per secoli di risorse e popolazioni. L'Africa nella storia e nella politica e nella cultura varrebbe tanto quanto se non di più degli Stati Uniti e dell'Europa: modificare le dimensioni cartografiche aiuterebbe il percepito collettivo in questo senso. Occorre quindi smarcarsi dal colonialismo bianco che ci impone uno sguardo sul mondo fallace. È in definitiva una battaglia woke: si vuole ridimensionare alcune nazioni così come si è voluto ridimensionare Shakespeare, Omero, Virgilio, autori che hanno avuto la colpa di colonizzare la cultura mondiale con il loro genio.
Occorre perciò modificare, livellare, temperare, persino cancellare se necessario grandezze, dimensioni, altezze e vertici non per omologare, per rendere uguale, per spianare, bensì per creare nuove altezze, nuovi vertici, nuovi primati. Perché donna è meglio che uomo, gay è meglio che eterosessuale e, in questo caso, nero è meglio che bianco.
Irrilevante: lo spot di Sky svela come è percepito il cattolicesimo
2026/10/13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8690
IRRILEVANTE: LO SPOT DI SKY SVELA COME E' PERCEPITO IL CATTOLICESIMO
di Tommaso Scandroglio
«Don Fabio, invidiare gli attaccanti degli altri è peccato?». E poi vi sono confessioni particolari raccolte sempre da Don Fabio: «La sera di Psg-Bayern-Monaco ero a cena fuori». E il Don: «Ci vuole rigore, figliola. E poi bisogna segnarlo...». Un altro penitente: «Don Fabio, ho visto solo gli highlights». E il sacerdote: «Eresia! Questa è da punizione... diretta!». Ed ancora: «Ho esultato per un gol dei rivali». Il solito Don Fabio: «In Europa è concesso». E poi: «Don Fabio ho peccato, ho disprezzato le coppe minori». «Chi disprezza il giovedì - ammonisce, è proprio il caso di dire, il Don - si pente il venerdì». Ed infine: «Ho gufato un'altra italiana», con il confessore che così commenta: «Gufare in campionato è umano, in Europa è diabolico».
Il sacerdote in questione non è così appassionato di calcio da attirare in confessionale solo penitenti tifosi del pallone, bensì è Fabio Caressa giornalista di Sky Sport che non ha gettato alle ortiche il microfono per vestire la talare, ma ha vestito il clergyman per alcuni spot di Sky Sport chiamati La cattedrale del calcio. I penitenti sono giornalisti, talent e commentatori di Sky Calcio Club.
in questo spot, tra le navate della chiesa, fanno la comparsa anche Alessandro Costacurta il quale, sentendo i fedeli del calcio cantare «Ale-eee oh-ooo» seduti sulle panche, li rimprovera dicendo loro: «I cori dopo, non adesso» e Beppe Bergomi al quale è toccata la battuta più infelice dell'intero spot perché dissacrante: «Andate e guardatele tutte», tutte sono le partite di calcio. La battuta è particolarmente blasfema perché mima le parole «Prendete, e mangiatene tutti» che fa parte della formula della consacrazione. Il claim pubblicitario rimane nella cattiva parodia della religione cattolica: «Le tre coppe europee, non guardarle è peccato».
Si conferma con questo spot cosa sia il cattolicesimo nel percepito collettivo: una realtà irrilevante, adorna di pratiche e riti ormai curiosi, ma alla fine innocui, così come è innocuo e un po' fesso il credente medio. Dunque la religione cattolica è il soggetto più adatto da parodiare. Lo scimmiottamento di Sky, l'ultimo tra i tanti visti in TV e non solo, è fin troppo scontato, dal momento che più facile che sparare sulla Croce Rossa è sparare sulla Croce. La riuscita ironia attorno a cui è costruito lo spot diverte perché semplicemente non consideriamo più sacra la Chiesa. Una prova a contrario di questa affermazione è la seguente: a chi plaude divertito a questo spot provassero a prendere in giro sua madre pubblicamente. Vediamo cosa direbbe. Il paragone non è peregrino, perché la Chiesa è nostra madre.
Questa riflessione è da bacchettoni solo per coloro che ormai vagano negli spazi interstellari dell'indifferenza non solo religiosa, ma, volendo ridurre al minimo il nostro disappunto, persino civile.
Lo spot è dunque dissacrante e nello stesso tempo riflette una verità inoppugnabile: è il calcio ad essere sacro. A quante dispute avete assistito su questioni dottrinali rispetto a questioni calcistiche? La dogmatica non è più insegnata nei seminari, ma negli studi di Sky Calcio e della Domenica sportiva, perché ogni tifoso, commentatori compresi, è portatore non di opinioni, ma di verità assolute. Alla domenica c'è più gente sulle curve degli stadi che nelle panche delle chiese. Vi sono alcuni che chiamano il figlio come il proprio idolo calcistico, perché i nuovi santi indossano gli scarpini. La fede nel pallone ha ormai soppiantato la fede in Cristo. I fedeli si sono trasformati in tifosi. Siamo più afflitti per un gol subito che per un peccato fatto. «Dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Mt 6,21).
L'unico aspetto positivo di questi spot? Almeno lì i sacerdoti sono vestiti da sacerdoti.
Eutanasia, gli orrori del Canada di oggi saranno normali domani
2026/10/13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8688
EUTANASIA, GLI ORRORI DEL CANADA DI OGGI SARANNO NORMALI DOMANI
di Tommaso Scandroglio
Cronaca di una morte annunciata, ma non ricercata. Brigitte Stegemann aveva 83 anni e negli ultimi due anni era stata ospite di una struttura per anziani in Ontario, in Canada. Cinque mesi fa le diagnosticarono un tumore allo stomaco al IV stadio. Il 10 luglio scorso Brigitte è morta per eutanasia, seppur lei stessa l'avesse sempre rifiutata. La cronaca dei giorni precedenti la sua morte è illuminante per capire come l'eutanasia non è una proposta, ma la soluzione imposta per quelle vite che ormai sono ritenute inutili, insensate, esistenze che non possono avere più posto in un mondo efficientista e incapace ormai di compassione.
Sul blog della Coalizione per la Prevenzione dell'Eutanasia, la famiglia di Brigitte, chiamata affettuosamente GG dai parenti, ha raccontato i suoi ultimi giorni. Un racconto - intanto ripreso da alcuni media italiani ed esteri - che parla da sé. «Circa due mesi prima della morte di GG - racconta la famiglia - si tenne una riunione per discutere la possibilità di ricorrere all'eutanasia assistita. In quell'occasione, GG dichiarò chiaramente di non voler procedere in tal senso. Da fervente cristiana, espresse esplicitamente che l'eutanasia assistita era in contrasto con le sue convinzioni personali e la sua fede». Nonostante questa sua opposizione i medici, addirittura in assenza della nipote, sua rappresentante legale, in più occasioni cercarono di estorcerle il consenso all'eutanasia.
In un giorno precedente di poco la sua morte, i familiari andarono a trovare GG e la trovarono molto spenta, spesso assente, con lo sguardo nel vuoto e con notevoli difficoltà di comprensione, anche per via di una rilevante sordità che l'affliggeva. I familiari sospettano tutt'oggi che quella mancanza di lucidità potesse essere indotta dalla somministrazione di alcuni farmaci.
UN ALTRO INCONTRO
Il 6 luglio 2026 la struttura organizzò un altro incontro, a cui furono presenti anche alcuni familiari della nonna, per discutere nuovamente dell'opzione eutanasia. Durante l'incontro e nell'attesa che arrivasse il medico di riferimento, la nipote Brigitte chiese ad una infermiera lì presente il motivo di questo secondo incontro e dei colloqui che il personale medico aveva avuto con la nonna al fine di persuaderla a scegliere l'eutanasia, dato che la stessa in modo molto chiaro aveva già chiarito che avrebbe rifiutato qualsiasi procedura eutanasica. L'infermiera fu capace solo di rispondere con queste parole: «Non ho bisogno di dirle niente».
La famiglia poi appunta: «Brigitte spiegò che la nostra famiglia non appoggiava l'eutanasia nel caso di GG ed espresse serie preoccupazioni sul fatto che GG non fosse mentalmente in grado di prendere una decisione così importante in modo indipendente. GG aveva convissuto per molti anni con quella che la nostra famiglia sapeva essere una disabilità dello sviluppo cognitivo, disabilità congenita non diagnosticata (che sospettavamo potesse rientrare nello spettro autistico), che influenzava profondamente la sua capacità di elaborazione, comprensione e decisione».
Come accennato, la rappresentante legale di GG era la nipote, ma la procura riconosciuta a quest'ultima sarebbe scattata solo nel momento in cui la nonna fosse stata dichiarata incapace di intendere e volere. Prima di quel momento spettava solo a GG decidere sull'eutanasia. Per la legge dell'Ontario l'incapacità in tema di eutanasia ha requisiti specifici: la persona incapace è quella che non comprende la propria situazione clinica e prognosi; la valenza delle alternative terapeutiche e i loro rischi e benefici e il fatto che la procedura eutanasica comporterà la morte.
Ora, GG non era stata dichiarata incapace di intendere e volere. Ma prima di qualsiasi pratica eutanasica occorre verificare se la persona è capace di prendere decisioni libere e consapevoli e così il 7 luglio la dottoressa K iniziò, davanti ai familiari, a verificare la presenza di questo requisito. Il racconto della famiglia così prosegue: «Durante la valutazione, GG fornì ripetutamente risposte oggettivamente errate a domande basilari e fattuali sulla sua vita e sulla sua famiglia. Quando le fu chiesto se avesse fratelli o sorelle, GG rispose di no. La famiglia corresse immediatamente l'informazione, spiegando che GG era la penultima di quattordici figli. La dottoressa K chiese quindi se qualcuno dei suoi fratelli o sorelle fosse ancora in vita, e GG rispose di nuovo di no. Ancora una volta, la famiglia dovette intervenire e correggere l'informazione, spiegando che alcuni dei suoi fratelli e sorelle erano ancora vivi e che GG aveva parlato con uno di loro proprio la settimana precedente.
DISORIENTATA E ANGOSCIATA
A questo punto, GG si sentì completamente disorientata e angosciata. [...] La dottoressa K spiegò quindi a GG l'eutanasia assistita in termini specifici, descrivendola, per quanto ricordiamo, come la somministrazione di un farmaco, una sensazione di pace che avrebbe provocato l'addormentamento [...] Per una persona anziana con le caratteristiche sociali e cognitive di GG, il termine "farmaco" era concettualmente legato esclusivamente a guarigione, cura e sollievo. Descrivere un'iniezione letale come la semplice somministrazione di un farmaco [...] significa sfruttare la sua vulnerabilità, rendendole impossibile comprendere appieno che stava acconsentendo alla cessazione attiva della sua vita». Nonostante GG fosse manifestamente incapace di prendere una decisione simile riguardo alla sua vita, la dottoressa K sentenziò: «L'ho ritenuta capace».
Poi la nipote decise di parlare con la nonna: «GG apparve confusa e visibilmente angosciata. Rispose con parole del tipo: "Morirò venerdì? Mi uccideranno venerdì?". Pianse a lungo, ripetendo più volte di aver commesso un errore. [La nipote] Brigitte la consolò e la rassicurò dicendole che, se avesse cambiato idea, aveva il pieno diritto di comunicare venerdì all'équipe medica che non voleva procedere».
Il giorno previsto per l'uccisione di GG, la dottoressa K, così come previsto dalla legge, chiese alla donna se volesse morire. GG rimase in silenzio. Per legge la persona che ha fatto richiesta di eutanasia deve confermare verbalmente ed espressamente questa sua volontà eutanasica. Nonostante il silenzio di GG e quindi nonostante mancasse il consenso, i medici le praticarono ugualmente l'eutanasia.
Alla lettura di questo racconto dell'orrore i sostenitori dell'eutanasia probabilmente risponderebbero così: l'eutanasia è in sé pratica buona, solo che in quella casa di cura non hanno applicato correttamente i protocolli. Si è trattato quindi di una procedura illegale che riguarda però una pratica buona. Le cose non stanno così: l'eutanasia è un assassinio e come tale è sempre un'azione intrinsecamente malvagia. Nel caso di GG, a questa azione malvagia si sono aggiunte altre condotte moralmente riprovevoli, ma che prefigurano il futuro sviluppo dell'eutanasia anche in ambito legale: un domani non lontano non servirà più il consenso del paziente - già non è servito per Eluana Englaro, per Charlie Gard, Alfie Evans e molti altri - perché si agirà per il suo best interest. La malpractice di oggi sarà il rispetto delle regole di domani.
Legge bavaglio sull'omofobia, ad imporla ci pensa Strasburgo
2026/10/13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8691
LEGGE-BAVAGLIO SULL'OMOFOBIA, AD IMPORLA CI PENSA STRASBURGO
di Tommaso Scandroglio
Giovedì scorso il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva 2012/29/UE sui diritti delle vittime di reato. Il testo base era del 2012, ma il Parlamento ha deciso di aggiornarlo. La Direttiva reca in sé molte disposizioni condivisibili, ma l'aggiornamento ha introdotto alcuni vincoli per gli Stati, vincoli contrari ai principi non negoziabili.
Vediamo i principali. All'articolo 13 possiamo leggere: «Nell'ambito della risposta mirata ed integrata alle vittime di violenza sessuale, i servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva possono includere, ove legalmente disponibili in un determinato Stato membro conformemente al diritto nazionale, comprese le leggi e le disposizioni costituzionali, la contraccezione d'emergenza, il trattamento profilattico post-esposizione, i test per le infezioni sessualmente trasmissibili e l'accesso all'aborto». Si aggiunge che ciò deve avvenire nel rispetto della libertà degli Stati di definire le proprie politiche sanitarie. Ma questa aggiunta non conforta più di tanto perché le Direttive UE fungono anche da paradigma di riferimento per giudizi nazionali e sovranazionali. Inoltre rappresentano una pressione psicologica per quei Paesi particolarmente riottosi.
ESULTA IL FAMIGERATO EURODEPUTATO ZAN
Poi abbiamo l'articolo 23 che, tra gli altri aspetti, sottolinea l'importanza, nel tutelare la vittima di reato, di tenere in conto di alcune sue caratteristiche peculiari, caratteristiche che, in ipotesi, potrebbero aver avuto un loro peso nel determinare a compiere il reato: «la valutazione individuale dovrebbe tenere conto delle caratteristiche personali delle vittime, comprese le esperienze di discriminazione pertinenti, anche quelle basate su motivi intersezionali, come il genere, compresa l'identità di genere, l'età, la disabilità, lo status in materia di soggiorno, la religione o le convinzioni personali, la lingua, l'origine razziale, sociale o etnica, e l'orientamento sessuale». Ecco che accanto a condizioni naturali come l'etnia, la lingua, l'età e il sesso troviamo due condizioni che naturali non sono: la transessualità (chiamata "identità di genere") e l'omosessualità.
La traduzione pratica di questo articolo è la seguente: gli Stati membri dovranno sanzionare condotte discriminatorie nei confronti di omosessuali e transessuali. Detto in altri termini, gli Stati dovranno prevedere crimini d'odio motivati da omotransfobia. Nel 2021 il Parlamento italiano aveva bocciato il Ddl Zan sull'omofobia ed ora si trova costretto ad adottarlo perché glielo chiede l'Europa. Proprio il famigerato eurodeputato Alessandro Zan ha così commentato il voto a favore di questa Direttiva: «La Direttiva sarà vincolante per tutti gli Stati membri e anche il governo Meloni dovrà adeguarsi».
IL CONFLITTO DI INTERESSE GENITORI-FIGLI
Altro articolo critico è il 24: «Qualora il reato coinvolga il titolare della responsabilità genitoriale di modo che sorga un conflitto di interesse tra la vittima minorenne e il titolare della responsabilità genitoriale, gli Stati membri tengono conto dell'interesse superiore del minore e provvedono affinché ogni atto che richieda il consenso a norma del diritto nazionale non sia subordinato al consenso del titolare della responsabilità genitoriale». Vi sono sicuramente situazioni in cui è bene affrancarsi dal consenso genitoriale qualora lo stesso genitore sia coinvolto nel reato: pensiamo agli abusi sessuali. Però il problema sta nell'espressione "conflitto di interesse", un'espressione così generica che potrebbe applicarsi anche a situazioni in cui i genitori legittimamente esercitano il loro diritto d'educazione nei confronti dei figli. Pensiamo al rifiuto da parte di un padre e di una madre al "cambio" di sesso del figlio. Sarebbe una situazione in cui si creerebbe un conflitto di interesse tra genitori e figlio. In questo caso l'UE vieta che i genitori possano mettere il naso nella decisione del figlio.
Infine nell'art. 5 bis possiamo leggere: «Al fine di agevolare la segnalazione da parte di terzi di organizzazioni della società civile che potrebbero ricevere informazioni relative a reati, gli Stati membri adottano le misure necessarie per consentire la cooperazione tra le autorità competenti e tali organizzazioni». Nel testo non si indicano procedure di accreditamento e quindi, per ipotesi, ogni organizzazione potrebbe candidarsi a cooperare con gli Stati per la segnalazione di reati. In astratto potrebbe essere anche una buona soluzione, ma nel concreto questo articolo è stato voluto per assegnare un valore istituzionale a ONG e lobby che lavorano contro la vita umana e la famiglia. Il potere di delazione assegnato a queste organizzazioni diventerà un'arma in più in mano a quegli ordinamenti giuridici già tesi a perseguitare giudizialmente chi difende i principi non negoziabili.
Un ultimo rilievo: queste modifiche alla Direttiva del 2012 riguardano materie che il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riservava per competenza agli Stati membri. Ciò significa che la sovranità nazionale ancora una volta è stata scavalcata al fine di imporre la solita agenda abortista ed omosessualista. Vedremo se, come è già accaduto nel passato, il governo Meloni rifiuterà comunque l'applicazione di questa Direttiva.
Corona si butta in politica: è l'opinionismo che cerca il potere
2026/10/13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8687
CORONA SI BUTTA IN POLITICA: E' L'OPINIONISMO CHE CERCA IL POTERE
di Tommaso Scandroglio
Platone sosteneva che i filosofi erano i più adatti a governare. Oggi parrebbe che siano gli influencer i più adatti. Influencer che, volendo, sono filosofi anch''essi, filosofi del nulla. E il nulla, per farsi ascoltare, deve strepitare.
Uno dei più noti strilloni - strilloni erano i venditori di giornali che gridavano per la pubblica via le notizie principali del giorno - è Fabrizio Corona il quale, forse, nel suo sempiterno anelito alla celebrità, lancia un proprio movimento politico, Per la Verità - Corona, che ha velleità di diventare partito. Lui, per precedenti penali, non è candidabile, ma non importa perché trattasi, con buona probabilità, di una mera operazione di marketing.
Corona, in un video apparso il 14 settembre scorso, con tono affettato e una imbarazzante vis retorica mono-tono, ha illustrato i punti programmatici del suo movimento antisistema e liberale, come lui lo ha definito, che vuole essere «la spina nel fianco di questo sistema politico». Questi i punti: guerre, immigrazione, media politicizzati, controllo sulle nostre vite da parte delle Big Tech, IA, giovani e anziani, padri separati, prostituzione («che diventi un business»), droga («legalizziamola tutta»), divario tra ricchi e poveri e molto altro. Una sommatoria stordente di stereotipi e banalità - «C''è bisogno di più umanità e di più soldi» ex pluribus - glassata con un linguaggio scurrile e con battute da spogliatoio. Populismo allo stato brado.
Qualche carotaggio tanto per saggiare lo spessore. L''ex paparazzo, ad esempio, dice di sé di essere «il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo. [...] Io sono bravo a fare i soldi e quindi io sono qui per far fare i soldi al nostro Paese». E poi aggiunge, come se fosse una credenziale politica da esibire nell''agone pubblico, che «le donne vengono con me perché mi amano». Poi Corona cita il trinomio Dio, Patria e Famiglia per dire che «Dio è morto, è morto quando ha visto questi politicanti», una lettura teologica della storia sicuramente inedita.
PER LA VERITÀ
Il leader di Per la Verità, il quale prende le distanze dai politici attuali che etichetta come Fuffa Guru, chiude ammonendo l''uditorio digitale sul fatto che, se tra un paio di giorni dal lancio di questo video di presentazione i sondaggi lo daranno sopra il 3%, allora tutti sperimenteranno un''intima e assai intensa amarezza (Corona ha usato una locuzione, che nella sua genitalità, è ben più colorita della nostra). Insomma un ibrido tra Vannacci, Beppe Grillo e il "Baffo" Roberto Da Crema (celebre imbonitore televisivo). Uno stile demagogico elevato al cubo. Viste queste premesse e mimando il nome del partito, verrebbe da supplicare: per la Carità, Corona, non si butti in politica.
Non è di particolare interesse per noi comprendere cosa sia questo movimento politico e quali siano le sue finalità. Ciò che invece potrebbe essere rilevante è un fenomeno sociale che l''iniziativa politica di Corona mette molto ben in evidenza. Alla fine degli anni Settanta e durante il decennio seguente si assiste al fenomeno sociale del riflusso nel privato. Finiti gli anni dell''impegno pubblico del privato cittadino, questi si ripiega in se stesso, abbandona le lotte politiche, i cortei, le manifestazioni di piazza, le contestazioni, i gazebo, le raccolte di firme, lascia tutto questo per rifugiarsi nell''apatia politica, nel civismo debole e soprattutto nell''astensionismo elettorale. Vince l''individualismo, il guicciardiniano particulare. Vince il privato sul pubblico. Anzi, stravince perché il pubblico, il politico viene fagocitato dal privato. Questi informa e struttura il politico. L''interesse del privato deve diventare pubblico, comune. Il bene privato è il bene comune. Un caso paradigmatico fu il Movimento 5 Stelle che si vantava di proporre per cariche politiche chi di politica non capiva un''acca e che poteva portare ai vertici della politica le istanze della base perché i suoi aderenti ne facevano parte. E così nelle liste elettorali, orgogliosi della loro ignoranza politica e guidati da un comico che divenne così capo comico, ci finirono informatici, camerieri e steward, esperti in comunicazione, imprenditori, etc. La politica era sinonimo di corruzione, il privato di verginità, di purezza, di onestà. Va da sé che la chiave del successo del M5S stava, in origine, in Grillo e nella narrazione antisistema, cioè antipolitica. La chiave è quindi avere un bacino di utenza di fan, oggi follower, che dovranno trasformarsi in elettori. Così è stato per Roberto Vannacci, la cui discesa in politica è stata originata da un libro di successo.
NELLA POLITICA IL NON-POLITICO
Corona non vuole sottrarsi a questo schema e anzi, come è nel suo stile, spinge al parossismo questa dinamica che proietta nella politica il non-politico, colui che, a differenza dei politici della Prima Repubblica, non ha fatto la gavetta nelle sezioni giovanili del partito, non ha trascorso notti a ciclostilare, non ha fatto l''attacchino dei manifesti elettorali, non ha sbobinato i discorsi del tal onorevole e soprattutto non ha studiato alcuni pensatori di riferimento del partito. Oggi il principale e spesso unico requisito per tentare di entrare in politica è la fama, che è la degenerazione inevitabile della democrazia intesa come consenso: più voti-like ricevi, più potere ricevi. Quindi, più che un voto ad un programma, questo nuovo sistema che vede la politica privatizzarsi promuove la vendita di un volto, promuove il voto al volto.
Una prova empirica della validità di tale conclusione, seppur non sociologicamente inoppugnabile, è la seguente: l''elettore spesso non esprime un giudizio su ciò che dice il politico, figuriamoci sul programma che quasi nessuno conosce, ma sul politico stesso. Il "Mi piace lui come persona", mimesi del like dei social, è il criterio fondante il voto. La democrazia quindi trova fondamento nella soggettività della persona del politico, nella sua individualità, nella dimensione privata che infatti, anche pubblicamente, viene privilegiata indagandola per appurarne virtù e incoerenze. La centratura è quindi sul singolo, non sul ruolo pubblico.
Corona è un raccoglitore compulsivo e massivo di follower - infatti accanto al suo prodotto politico ha lanciato anche una piattaforma on line dal nome King Tv - è un influencer che vuole fare politica, anzi vuole fare della politica un social (e un mezzo di marketing). Le sue idee, le sue pose, la retorica, la fraseologia sono quelle del popolo delle discoteche e dei bar: si registra sulla sua frequenza d''onda non solo per contenuti, ma anche per forma di comunicazione dei contenuti. Il piano privato e politico si confondono, si fondono. Ecco allora che la famosissima liquidità sociale destruttura anche la politica perché non c''è più un confine netto tra un influencer che parla di politica e un politico che sui social fa l''influencer. Un comico è già figura politica, così anche uno scrittore di successo o un campione dello sport. Il privato, se è diventato personaggio pubblico, è già virtualmente personaggio politico. Basta che lo voglia. E così il pubblico, anzi il mediatico è potenzialmente politico.
Il partito, percepito come vetusta gabbia formale troppo ingessata, si diluisce poi nel movimento che si scolora in forum, in pagina social (vi ricordate la democrazia partecipata e diretta dei grillini?). Infatti Corona, dopo aver illustrato i suoi punti programmatici, non invita ad iscriversi al movimento, ma alla sua piattaforma. Le due realtà sono ormai quasi sovrapponibili e di certo identiche nella percezione collettiva. È la morte della politica come l''intendeva Platone. È la nascita dell''opinionismo che governa.
Emma Bonino è morta, ora sa la verità che ha combattuto
2026/09/15
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8663
EMMA BONINO E' MORTA, ORA SA LA VERITA' CHE HA COMBATTUTO
di Tommaso Scandroglio
Preghiamo per te, Emma, perché in questo preciso momento ti trovi davanti al trono di Dio. E davanti a te non c'è solo l'Onnipotente, ma anche, alla sua destra, una immensa schiera di bambini. Davanti a tutti, tuo figlio che hai abortito. Subito dietro, quella innumerevole folla di bambini figli di altre donne che hai aiutato a far abortire, a volte anche con una pompa di bicicletta. Dietro a loro, infine, i milioni di bambini mai venuti alla luce anche per colpa delle tue campagne politiche, delle tue lotte che chiamavi sociali. E tutti costoro ti guardano muti e tu muta e sgomenta guardi loro e poi Lui. Ma nel Suo sguardo trovi ancora tutti gli sguardi di quei bambini i cui occhi non hanno potuto posarsi sul mare, sul cielo, sul viso della loro mamma. Ogni sguardo un capo d'accusa, ma ora non ci sono media, social, politici, vescovi e papi a difenderti, a sostenerti. Sei solo tu con la tua coscienza davanti a Dio, che ti apparirà terribile.
Preghiamo per te, perché la mano di Dio giudice sia ingentilita dal guanto della misericordia, perché tu non continui ad odiare Dio, preferendo un'eterna condanna, come quando lo hai odiato ogni volta che come un virus letale diffondevi il tuo credo ateo perché disumano.
Preghiamo per te, perché la verità abbacinante che ora ti ha squarciato in due, facendoti inorridire nel guardare il tuo passato, non ti scaraventi nell'abisso infernale, luogo di non ritorno. Quell'abisso infernale che tu hai tentato con radicale convinzione e tenacia di diffondere su questa terra, ferendo a morte la famiglia con il divorzio, sterminando innocenti nel ventre delle loro madri con l'aborto e la fecondazione artificiale, soffocando gli ultimi respiri di vita dei morenti con l'eutanasia, devastando le coscienze dei giovani con la droga, emancipando la donna dai figli e dal marito e precipitandola nella solitudine con il femminismo, attaccando e dileggiando la tua nemica di sempre, la Chiesa cattolica, il cui Capo è ora di fronte a te.
Preghiamo per te, perché le tue idee hanno astutamente infettato le menti e i cuori di generazioni di persone, anche di quei cattolici alla Francesco che ti definirono «una grande italiana», «un esempio di libertà e resistenza». Sì, di resistenza al bene. Preghiamo per te, non solo perché ora tu senti di averne un disperato bisogno - e se così fosse sarebbe un enorme segno di speranza - ma perché noi abbiamo sempre agito così con te e i tuoi pari: alla menzogna abbiamo risposto con la verità, alla strumentalizzazione del dolore abbiamo scelto l'aiuto a chi soffre, all'utile in politica abbiamo preferito la giustizia, alla rivendicazione il perdono. Preghiamo per te come credenti e perché la preghiera è espressione di quella semplice e naturale umanità che a tanti tuoi compagni di lotta è mancata: verso il nascituro, il morente, il coniuge, il tossicodipendente, il credente.
Preghiamo per te, perché in questo momento tutta la tua retorica sui diritti civili è stata polverizzata in un miliardesimo di secondo dai diritti di Dio che ora, sfolgoranti, ti stanno innanzi accusandoti. Li hai volutamente e ostinatamente calpestati e dietro te hai lasciato una lunga scia di sangue. Preghiamo per te perché nutriamo una «speranza contro ogni speranza» che tu ti possa salvare. Perché ora hai capito tutto, hai compreso che ogni vita spezzata è una piaga che tu hai inferto in quel corpo del Cristo risorto che ora ti guarda ad un palmo di naso. E che questo serva di monito a noi tutti.
Preghiamo per te perché non siamo animati da vendetta, ma dalla speranza che tu, inaspettatamente, sia il buon ladrone che ha rubato il Paradiso all'ultimo, perché negli ultimi istanti in cui la tua anima è stata vigile abbia avuto l'umiltà di ricevere la grazia del pentimento e della conversione. Preghiamo per te, Emma, perché ora ti sei resa conto che l'ultima parola non spetta agli uomini, tanto meno ai Parlamenti, bensì a Dio. Requiem.
Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Bonino, la grande italiana che ha radicalizzato anche la Chiesa" spiega perché neanche il mondo cattolico è scampato agli inganni di Emma Bonino, complici gli elogi di papa Francesco. Il suo operato è una conferma in negativo della validità dei principi (e non solo "valori") non negoziabili: rifiutandoli frana tutto il resto.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2026:
La vita politica di Emma Bonino ha rappresentato un disastro per la società italiana. Il cuore delle persone non si giudica, ma la loro attività politica sì. Oggi si parla, spesso in modo improprio, di discernimento, ora il discernimento richiede la valutazione, ossia il giudizio sulla storia che viviamo a partire da principi superiori alla storia, altrimenti a giudicare sarebbe la storia stessa, ossia dal principio di effettualità: quello che si fa è buono solo perché lo si è fatto.
Se ci attenessimo a questo principio dell'effettualità dovremmo lodare l'operato di Emma Bonino ed esaltarne la figura politica. Su tutti i fronti - almeno fino ad ora - ha avuto successo. Perfino vescovi e cardinali parlano il suo linguaggio. Un Pontefice l'ha chiamata "una grande italiana". Tutti i partiti - più o meno - si sono "radicalizzati", nel senso che sono diventati una specie di "partito radicale" alla Bonino. Il divorzio e l'aborto come diritti trovano tutti d'accordo, e guai ad ogni piccolo dissenso. La sua idea di libertà intesa come autodeterminazione ha investito tutti i campi della bioetica, più in là di divorzio e aborto, raggiungendo i temi delle coppie omosex e dell'eutanasia. Non c'è stato scampo alle sue idee e infatti in questi momenti, dopo la sua morte, la valutazione da parte di questa testata è piuttosto isolata dal contesto politicamente corretto dei molti interventi di maniera.
Questo se ci attenessimo al principio da essa invocato come fondativo: l'autodeterminazione di volontà intesa come diritto assoluto. La volontà è incapace di auto-fondarsi, sa solo porsi senza argomenti, perché questi la dovrebbero precedere e allora essa non sarebbe più assoluta. Assoluto è ciò che si fonda da sé, ciò che è "causa sui", come diceva la filosofia cristiana a proposito di Dio. Applicato alla volontà umana un simile principio è distruttivo, perché immotivato e privo di ragione. Fonda i diritti senza alcun riferimento al diritto e ad un ordine oggettivo e quindi libero dai desideri (spesso perversi) individuali. Pone i diritti in balia delle scelte immotivate, anche le più stravaganti, anche le più dannose, basta che siano decise liberamente, ossia senza motivo. Questo è il nichilismo radicale che Emma Bonino ha seminato a lungo e che è stato distruttivo di ogni riferimento della società italiana ad un ordine dato. Quanti fanno riferimento a questo ordine naturale, oggettivo, finalistico non possono che dare un giudizio totalmente negativo sull'opera politica della Bonino.
Nei commenti a caldo di questi giorni abbiamo letto molti elogi spesso stucchevoli, pochissime critiche e, quando qualcuno se ne è permessa una, ha comunque lodato la sua "coerenza" il suo "impegno", il suo "coraggio". Ma sulla strada del male la coerenza è un male mentre l'incoerenza è un bene. Viva l'incoerenza del malefico. Così si dica anche per l'impegno e per il coraggio che sono deleteri nel fare il male. Siamo d'accordo che l'attività di Emma sia stata pienamente coerente secondo i principi di un pensiero liberale puro ed estenuato, che parte da una situazione originante di anarchia individualista che poi non è più possibile ordinare, perché o l'ordine c'è fin da subito e quindi può diventare criterio ordinativo delle nostre azioni, o non ci sarà più, perché l'ordine né si impone con la forza né si instaura con dei patti. Il "sistema" Bonino ha toccato così i temi della vita e della distruzione della famiglia ma anche l'economia in senso puristicamente liberista e l'Unione Europea nella quale - fondando il partito +Europa - voleva trasferire i medesimi principi del liberalismo del nulla e dell'autodeterminazione volontarista. Mentre sul piano della vita e della famiglia le reazioni stentano a farsi vedere, su questo piano europeo qualche novità rispetto alla "direttiva Emma" sembra emergere proprio in questi giorni.
Valutando l'operato complessivo in sede sociale e politica di Emma Bonino si ha una chiara conferma - in negativo - della validità della dottrina dei principi non negoziabili. Si dice che Emma ha sì voluto l'aborto e l'eutanasia, ma anche la lotta alla fame e il rispetto dei carcerati. Si tratterebbe di valori sia negli uni che negli altri casi, da commisurare e bilanciare tra loro. Forse per questo Avvenire ieri titolava dicendo che Bonino ha creato divisioni sulla vita ma anche unità su altri temi. Ora, questa visione è da rifiutare. I principi non negoziabili - tra cui vita e famiglia - sono non solo dei valori ma dei principi. Chi li danneggia provoca danni a tutta la società, in mille altri campi, perché fa crollare i pilastri del vivere insieme. Approvate l'aborto, priverete la società di un fondamento di verità e di ordine che si ripercuoterà in altre situazioni, anche nel trattamento dei carcerati o in quello degli affamati. Per questo la politica di Emma è stata un disastro, non è situabile solo in un ambito, fa franare tutto. E per questo le lodi anche delle più alte cariche istituzionali lasciano perplessi.
Emma Bonino è stata dapprima vezzeggiata e poi decisamente accolta anche nel mondo
Le due contraddizioni di Vannacci su aborto e legge Cirinnà
2026/09/08
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8656
LE DUE CONTRADDIZIONI DI VANNACCI SU ABORTO E LEGGE CIRINNA'
di Tommaso Scandroglio
Il 24 agosto Futuro Nazionale, partito fondato da Roberto Vannacci, ha pubblicato la seconda parte del suo programma. Mettiamo sotto la lente d'ingrandimento due temi presenti in questa seconda parte: la legge sull'aborto e quella sulle unioni civili.
Sulla 194 possiamo leggere: «Sul tema dell'aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978 [...] di fatto non prevede l'istituzione di un presunto "diritto di aborto", [...] ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell'aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto». Un appunto: per la 194 l'aborto è un diritto, non una mera facoltà di fatto non più costituente reato. Indichiamo il primo motivo, tra gli altri, per sostenere che l'aborto è purtroppo qualificato come un diritto: l'azienda ospedaliera e quindi in subordine il medico sono tenuti a praticare l'aborto laddove richiesto. Se dunque esiste un dovere di praticare l'aborto vuol dire che in capo alla donna esiste il corrispettivo diritto di chiedere l'aborto.
Chiarito ciò, proseguiamo. Lodevolmente Futuro Nazionale propone alcune misure di deterrenza all'aborto: «più sostegno alla maternità difficile, alternative come l'adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l'interruzione di gravidanza. Futuro Nazionale è anche favorevole alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, per favorire la scelta delle madri di dare alla luce i propri figli e non interromperne l'esistenza durante la gravidanza, così come a proposte che promuovano la piena informazione, quali mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco». Inoltre il programma afferma che l'aborto è un omicidio, che il nascituro dovrebbe essere riconosciuto in modo esplicito come soggetto di diritto, che il partito vuole istituire un Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell'Aborto e il Sostegno alle Donne ed altre iniziative rilevanti.
Pubblicata questa seconda parte la stampa si scatena e attacca Vannacci anche sul tema aborto. Il generale, il 25 agosto, su Instagram così ribatte: «Futuro Nazionale non propone di cancellare la legge 194/1978, anzi, la conferma». Il problema è il verbo "confermare". Tale verbo implica l'approvazione giuridica e quindi, più a monte, l'approvazione morale/valoriale della 194. Ma, e qui sta l'inciampo, non è mai eticamente lecito approvare una legge ingiusta. Le premesse contenute nel programma di Futuro Nazionale, sia quelle prima indicate sia altre in cui esplicitamente si afferma che il partito intende tutelare la vita nascente, conducono necessariamente non alla conferma della 194, ma alla sua contestazione, alla sua critica.
LA LEGGE SULL'ABORTO
Dunque, viste queste premesse, ci saremmo aspettati in merito alla 194 alcune conclusioni coerenti con queste premesse tra cui la seguente o una simile: il partito riconosce l'attuale impossibilità dell'abrogazione totale o anche parziale della 194, ma, nonostante questo, si impegna a contrastarne in ogni modo le sue ricadute effettive, valida premessa per una sua futura abrogazione. In tal modo da una parte e con sano realismo si sarebbe riconosciuta l'impossibilità attuale di mandare in soffitta la 194 e su altro fronte si sarebbe rifiutata la ratio della 194, ossia la legittimazione dell'aborto.
In sintesi quel "confermare" è in contrasto con alcuni passaggi del programma in cui in modo esplicito si afferma che la vita deve essere tutelata sin dal suo concepimento e che l'aborto è un assassinio. Dunque "confermare" è un verbo non coerente con alcune premesse di principio, ma forse è coerente con l'intento di non apparire troppo radicali e quindi di non scontentare parte della base del partito e una fetta di possibili elettori. Quella radicalità espressa su tematiche come l'immigrazione, l'Europa, l'educazione etc. è venuta meno proprio su una materia che non accetta compromessi.
Passiamo alla tematica delle unioni civili. Volendo fare opera di sintesi, nel suo programma Futuro Nazionale afferma che vorrebbe gettare nel cestino le unioni civili, facendo però salvi i diritti presenti nella legge Cirinnà e declinandoli solo nell'ambito individuale, al di là dell'orientamento sessuale. Leggiamo infatti nel programma: «riporteremo la codifica di quelle facoltà [presenti nella legge Cirinnà] nell'ambito dei diritti dell'individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell'amico coniugato».
Ricordiamo che la legge Cirinnà riconosceva i diritti e doveri coniugali, eccetto quelli derivanti dalla filiazione e il dovere di fedeltà, ai membri delle coppie omosessuali e inoltre alcuni diritti ai conviventi di fatto, eterosessuali o omosessuali. Ora, affermare, come ha fatto Futuro Nazionale, di voler convertire quei diritti propri di una coppia coniugata in diritti di un singolo che si relaziona con un altro singolo o con altri singoli significa giocare con le parole. Infatti nella realtà giuridica si tratteranno sempre di diritti matrimoniali, se i due o più singoli che si relazionano tra loro sono eterosessuali, e nel caso di due o più singoli omosessuali di diritti propri dell'unione civile e questo accadrà anche quando le due persone saranno semplicemente amiche. In breve si qualificano come meri diritti individuali, esercitabili quindi da chiunque, diritti che sono propri della coppia coniugata (con inevitabili cortocircuiti giuridici).
DUE PROBLEMI
Da qui almeno due problemi. Il primo: si confermano de facto le unioni civili, anche se vengono vendute sul piano giuridico come diritti di singole persone omosessuali che si relazionano tra loro. Il secondo: anche due singoli eterosessuali non coniugati tra loro potranno esercitare buonissima parte dei diritti propri dei coniugi. In entrambe le ipotesi i due singoli potranno essere due innamorati oppure due o più semplici amici.
Come nel caso dell'aborto, pubblicato il programma, i media titolano che Vannacci vuole eliminare le unioni civili, affermazione, come abbiamo visto, che da una parte è corretta perché in effetti la sua proposta formalmente scavalca la Cirinnà e propone una soluzione ben più libertaria, ma che, su altro fronte, è affermazione errata perché la proposta di Futuro Nazionale sostanzialmente conferma la Cirinnà e contemporaneamente ne amplia la portata. Insomma si tratterebbe di una nuova Cirinnà perché implementata. Attaccato, Vannacci risponde via social e sulle unioni civili dichiara: «Non vogliamo eliminarle, anzi, siamo ancora più libertari: le vogliamo allargare agli eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante». Dichiarazione che, come abbiamo appena illustrato, è corretta: Vannacci vuole una Cirinnà per eterosessuali e omosessuali, che formino una coppia di innamorati o che siano solo una coppia o un gruppo di amici.
Quindi sul piano morale questa proposta giuridica è ben peggiore della Cirinnà perché, per l'appunto, allarga il suo bacino di utenza: conferma le unioni civili e distribuisce i diritti coniugali a chi sposato non è. La volontà di cancellare la Cirinnà, volontà espressa nel programma al fine di tutelare la famiglia naturale, sostituendola con una nuova legge si risolve in un attacco alla famiglia naturale proprio perché si riconoscono i diritti coniugali a persone eterosessuali e addirittura omosessuali non coniugate. La bontà sostanziale del programma di Vannacci rischia di essere compromessa da questi due scivoloni. Il generale è ancora in tempo per rimediare. Siamo certi che la sua credibilità ne uscirebbe rafforzata.
Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Vannacci, un programma che merita di essere discusso" parla di denatalità, immigrazione, economia, relazioni estere: le proposte di Futuro Nazionale spaziano dai propositi operativi a un quadro culturale di riferimento. E presenta delle novità che non vanno liquidate in modo sprezzante, ma dovrebbero essere argomento di dibattito.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 agosto 2026:
Il partito Futuro Nazionale del generale Vannacci ha pubblicato il suo Programma politico valevole addirittura per un decennio: 2027-2037. Si tratta di un testo piuttosto corposo, avendo la pretesa di analizzare ogni aspetto della vita politica del Paese come progetto «integrale, decisivo e costruttivo». Il linguaggio è spesso pomposo e retorico, non semplicemente detto, ma proclamato a voce spiegata e con la mano sul cuore: si parla di «alba di una nuova avventura» e della necessità di «scegliere adesso per cosa vivere e morire». È più di un semplice elenco di "cose che faremo", perché rivela dietro di sé una filosofia della politica e della storia.
Espone ripetutamente i suoi "valori non negoziabili" di alto lignaggio culturale: «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto». Si diffonde perfino in articolate analisi del rapporto tra Stato e sovranità dal trattato di Westfalia a noi, ricorda le invasioni dei Longobardi e dei Normanni, conduce analisi politologiche sull'era Trump, cita numerosi autori, compresi San Paolo, Dante, Chesterton, Guareschi e perfino il cardinale Ottaviani. Ha la pretesa di enunciare propositi operativi, ma anche un quadro culturale di riferimento fatto di diritto naturale, principio di
Oltre 270 medici contro il suicidio assistito: snatura la professione
2026/08/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8635
OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE
di Tommaso Scandroglio
Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a sottoscrivere nero su bianco l'evidenza. Come quella che afferma che il medico non deve procurare la morte del paziente. Lapalissiano, no? Non più oggi, tanto che due anestesisti-rianimatori e un radiologo hanno deciso di scrivere una lettera aperta per ribadire l'ovvio: un medico non può aiutare un paziente a togliersi la vita. La forza dell'ovvietà, una volta che viene resa pubblica, può avere un effetto trascinante: più di 270 medici di tutta Italia e più di 10 mila persone hanno sinora sottoscritto questa lettera. Un gruppo di persone, addette ai lavori e non, che forse potrebbe far spostare nel tempo l'ago della bilancia che ad oggi pende verso l'eutanasia. Infatti, nel settembre del 2025 l'Associazione Italiana Oncologia Medica pubblicò i risultati di un sondaggio: il 63% dei medici è a favore dell'eutanasia per i pazienti oncologici.
Spigoliamo qua e là nel testo della lettera: «L'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile», scrivono i medici anche sulla scorta delle prese di posizione coraggiose di alcuni presidenti di ordini locali. Il richiamo alla vera identità e quindi alla vera natura del munus del medico è anche ben espresso in un passo successivo della lettera: «Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: "Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all'ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte"».
LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA VITA NON È LA FINE DELLA VITA
Poi, gli autori della missiva con sano realismo così proseguono: «Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l'illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare».
Inoltre aggiungono una considerazione: «La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall'attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in "scienza e coscienza" e secondo criteri di appropriatezza clinica». Questa considerazione merita però da parte nostra una precisazione. I medici, noi crediamo, stanno semplicemente fotografando una situazione, non formulando un giudizio etico sulla stessa: alcuni pazienti che vogliono morire anche contro il parere medico già oggi lo possono fare, rifiutando trattamenti salvavita. Non serve quindi una legge, almeno per costoro (diverso sarebbe il caso per quei pazienti che non sono tenuti in vita da mezzi di sostentamento vitale). Ciò detto, accanto alla registrazione di questo mero dato giuridico, occorre aggiungere che anche questa scelta di lasciarsi morire cessando le cure è contraria a morale (caso differente sarebbe il giusto rifiuto dell'accanimento terapeutico). Infatti esiste un dovere morale, seppur contingente, di vivere e quindi di fare tutto quello che ragionevolmente si può fare per vivere. E qualora il paziente rifiutasse le terapie salvavita, a motivo dell'incommensurabile preziosità della sua vita, l'ordinamento giuridico sarebbe giustificato ad obbligare il paziente a curarsi, allo stesso modo in cui sarebbe legittimo strappare a forza dal cornicione l'aspirante suicida che ha intenzione di buttarsi di sotto.
DIRITTO AL SUICIDIO ASSISTITO GRATUITO
Torniamo alla lettera: «Le successive sentenze della Consulta dal 2019 in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito "gratuito". Infatti, tramite una assai discutibile se non indebita invasione di campo nei confronti del potere legislativo, mediante un'interpretazione di parte dei diritti costituzionali non solo si è arrivati a forzare il Parlamento a legiferare in materia di suicidio assistito, ma anche a deciderne le condizioni di attuazione: esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?». Gli estensori della lettera mettono ben in luce almeno quattro storture della sentenza del 2019 della Corte Costituzionale che ha legittimato il suicidio assistito: la mancanza di competenza del potere giudiziario nel legiferare, perché quella sentenza è una vera e propria legge, non nella forma, ma nella sostanza; una torsione innaturale dei principi costituzionali piegati all'ideologia tramite un'esegesi partigiana; l'indebita pressione psicologica sul Parlamento affinché legiferi; la pretesa che il portafogli del privato cittadino si accolli le spese di una decisione mortifera.
Infine una sottolineatura che consideriamo decisiva: «Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che offrono una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza». L'implicito in queste poche righe è il seguente: senza una cultura pro-vita non potremo avere leggi pro-vita e sentenze pro-vita. E un'autentica cultura pro-vita si svilupperà solo vivendo la carità cristiana. Perciò solo il risvegliarsi di una cultura che prenda profonda coscienza dell'indisponibilità della persona potrà frenare anche in ambito politico e giuridico l'attuale discesa agli inferi in tema di eutanasia e suicidio assistito.
Il vescovo di Milano sposa il pride e si piega alle blasfemie Lgbt
2026/08/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8632
IL VESCOVO DI MILANO SPOSA IL PRIDE E SI PIEGA ALLE BLASFEMIE LGBT
di Tommaso Scandroglio
Ma se un vescovo, anzi un arcivescovo, celebrasse una messa per persone LGBT nel mese dedicato al Pride sareste legittimati a pensare che il tal arcivescovo appoggia il Pride? Sì, eccome. Siamo oltre lo scandalo, siamo all'apologia dell'omosessualità e transessualità che diventa blasfemia perché si usa del sacro per incensare il turpe.
Il Gruppo del Guado, uno dei molti gruppi che vogliono infiltrare realtà arcobaleno nella Chiesa cattolica, ha organizzato una messa venerdì scorso presieduta dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto nel quartiere più gay di Milano. Il manifesto che pubblicizzava l'evento raffigura una chiesa arcobaleno e ricorda che la celebrazione eucaristica cade nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Tanto per rendere la celebrazione ancor più dirompente e per far sanguinare ancor di più quel Cuore. Delpini durante l'omelia, tra le altre cose, ha detto: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete il popolo più numeroso, siete anzi i più piccoli, ma perché vi ama».
GESÙ VESTITO CON PANNI ARCOBALENO
Un partecipante ha postato su Instagram, colmo di "pride" per il suo gesto, la maglietta con cui si è presentato a ricevere la comunione. Sulla maglietta vediamo Gesù vestito con panni arcobaleno e sopra la sua testa la scritta «Ah Men». Un gioco di parole tra il termine "amen" e l'espressione inglese che significa "Ah gli uomini!". Un esplicito riferimento all'attrazione omosessuale. Dato che la protervia non conosce limiti, il soggetto in questione, rivelando le sue intenzioni sempre tramite Instagram, ha fatto sapere che quando ha ricevuto la comunione ha pronunciato la medesima locuzione davanti all'arcivescovo: «Ah Men». Una vera e propria irrisione a danno di Nostro Signore. Vi ricordate il Vangelo? «Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo» (Lc 22, 63).
Ma torniamo al fatto che un arcivescovo celebri una messa non in riparazione degli atti sacrileghi commessi durante il Pride, ma per appoggiare condotte di vita che il Pride promuove e che la Chiesa condanna. Non nascondiamoci dietro un dito: la misericordia, l'accoglienza, l'ascolto, l'inclusività se fossero autentiche griderebbero a gran voce a queste persone che le loro scelte possono spalancare a loro la dannazione eterna. Se un vostro amico stesse per finire in un burrone non fareste di tutto per avvertirlo? Non arrivereste al punto di afferrarlo per un braccio per strapparlo all'abisso? Qui, siamo all'opposto. Qui si spinge l'amico nell'orrido.
PERCHÉ ACCADE TUTTO QUESTO?
Ora viene da domandarsi perché accade tutto questo. Andiamo per ipotesi, anzi per mere intuizioni. Lo sfacelo dottrinale può spiegare solo in parte l'avventatezza, perché è di questa che si tratta, di celebrare una santa messa, presieduta dall'arcivescovo, per un gruppo militante di gay a ridosso del Pride cittadino. Qui c'è di più, altrimenti non si spiegherebbe una scelta che rischierebbe nel percepito collettivo, nonostante tutto il favor gay del mondo cattolico, di provocare grande scandalo, così come lo ha provocato. A parer fallibile nostro, può essere che la Diocesi sia sotto ricatto. È un'arma che da sempre le lobby gay hanno adottato all'interno della Chiesa. Forse, e sottolineiamo forse, anche Papa Francesco siglò Fiducia supplicans, il documento che ha legittimato le benedizioni di coppie gay, perché sotto ricatto da parte della Conferenza episcopale tedesca, favorevole alle unioni omosessuali: o firmi o scisma. Francesco, sicuramente favorevole alle coppie gay, era comunque un rivoluzionario di professione e il vero rivoluzionario non avrebbe mai compiuto un passo più lungo della gamba come fu, invece, la pubblicazione di quel documento, questo perché i tempi non erano ancora maturi. Vedi infatti i danni prodotti da quella firma: la rivolta di un intero continente, l'Africa, contro quella Dichiarazione, la divisione nell'episcopato mondiale, la chiusura del dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse. Lo ripetiamo: è una mera ipotesi, la nostra, non suffragata da nessun riscontro oggettivo.
Può essere che, anche nel caso di Milano e per rimanere sempre nel campo delle ipotesi, i militanti arcobaleno sappiano che armadi aprire per trovarci dentro ammassi di scheletri. Casi di pedofilia tra i sacerdoti, preti dalla condotta finanziaria disinvolta, amanti in talare e collarini sopra grembiulini e questi forse anche sotto zucchetti. Non ci riferiamo ovviamente a Mons. Delpini. Quest'ultimo, conosciuto da tutti come uomo moderato, può essere che sia finito tra l'incudine e il martello e abbia scelto il martello tenuto in mano dai gruppi LGBT. Ovviamente questo non può giustificare in nessun modo una "messa pride".
Alois, il principe della vita, che difende i bambini dall'aborto
2026/08/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8631
ALOIS, IL PRINCIPE DELLA VITA CHE DIFENDE I BAMBINI DALL'ABORTO
di Tommaso Scandroglio
Siamo in Liechtenstein. A giugno il partito di opposizione Freie Liste (Lista Libera, di centrosinistra) e gruppi femministi come Women in Good Health e Women's Network avevano lanciato l'iniziativa Fristenlösung für Liechtenstein tesa a proporre un referendum sulla legalizzazione dell'aborto: possibilità di abortire entro la dodicesima settimana e di fornire informazioni mediche per incentivare l'aborto, nonché copertura assicurativa per i costi della procedura abortiva. Lo scorso 31 luglio i promotori hanno depositato presso la cancelleria del Governo 4.970 firme, più che sufficienti per indire il referendum. Nel Liechtenstein l'aborto è vietato, eccetto nelle seguenti ipotesi: se la vita della madre è a rischio, se vi è il pericolo di un grave danno alla sua salute fisica, in caso di stupro, se la madre è minore di 14 anni. Inoltre è vietata qualsiasi forma di pubblicità all'aborto. Da aggiungere che dal 2015 le donne che si recano all'estero per abortire (una quarantina in media) non vengono più perseguite penalmente.
DOBBIAMO CONVINCERE SOLO UN UOMO
Gabriella Alvarez-Hummel, attivista pro-choice, ha scritto sul Guardian che lei e gli altri suoi compagni attivisti sono riusciti a convincere 4.970 persone, ma ora «dobbiamo convincere solo un uomo», perché senza il suo consenso anche un referendum che raccogliesse il 100% dei "sì" non potrebbe mai diventare legge. Quell'uomo che fa la differenza è il principe ereditario Alois, reggente al posto del padre. Infatti il principe, già a giugno, fece sapere che, in caso di approvazione del referendum, lui avrebbe posto il suo veto, impedendo a qualsiasi legge pro-aborto di vedere la luce. Il suo Ufficio della Comunicazione ha chiarito che «il motivo principale va rinvenuto nel fatto che nelle disposizioni relative all'interruzione di gravidanza non viene sufficientemente protetto il bene giuridico fondamentale della tutela della vita».
Nel 2011 il fronte abortista riuscì a far approvare un referendum sull'aborto. Ma gli andò male: il 52,3% dei votanti si dichiarò contrario alla legalizzazione. Anche in quell'occasione il principe regnante dichiarò che se avessero vinto i "sì" avrebbero comunque trovato sulla loro strada il suo "no". A seguito di questa sconfitta e consci che la dichiarazione di contrarietà del principe aveva orientato il voto dei cittadini, si lanciò nel 2012 un altro referendum. Questa volta non riguardava la legalizzazione dell'aborto, ma il problema principale alla sua legalizzazione: il potere di veto del principe. Fu un disastro per i promotori: il 76,1% si dichiarò contrario all'abolizione del veto. I poteri del re non si toccano. Nel 2016 anche i pro-vita proposero un loro referendum per vietare in tutti i casi l'aborto, ma l'81,3% dei votanti decise di non modificare l'assetto normativo che, come abbiamo visto, permette di abortire in alcune ipotesi.
NON È IL POPOLO A FARE LA STORIA, MA LE ÉLITE
Due rapide riflessioni. La prima: Francesco De Gregori cantava La storia siamo noi. Il più delle volte non è vero. Non è la massa a fare la storia, ma le élite, le tecnocrazie, le oligarchie di potere che influenzano la collettività e, spesso, singoli uomini che trascinano le masse. La scriminante, non di rado, la fa un politico, un pensatore, un finanziere, un banchiere, un emiro o pochi di questi soggetti che stringono alleanze tra loro. E sempre non di rado ciò che decidono per le masse non è per il loro bene. Anche il caso del veto del principe Alois conferma che la storia di un Paese può venire disegnata dalla decisione di un solo uomo, però in questa occasione la decisione presa è stata per il bene del popolo. In passato quest'uomo ha già salvato dall'aborto qualche centinaio di bambini, facendo eccome la differenza. Facendo la storia.
Seconda riflessione: sembra di leggere una favola, ma la più bella mai scritta perché vera. Abbiamo un principe che lotta per i più indifesi e fragili, per i bambini. Che non ha paura di andare controcorrente, che non teme che gli tolgano il potere perché sa che nessuna autorità umana potrà mai sottrargli ciò che gli spetta per diritto divino. Un principe che non cede al compromesso, al lurido pragmatismo, ma che è principe di princìpi, principe della vita. Oggi anche e soprattutto di questo hanno bisogno le persone: di uomini coraggiosi, integerrimi, fedeli a valori che li trascendono, irriducibili, forti e tenaci, pronti a pagare care le proprie scelte. E qualsiasi uomo, la cui corazza interiore risplende di queste virtù, è già principe.
Denatalità, un problema con radici culturali
2026/08/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8633
DENATALITA', UN PROBLEMA CON RADICI CULTURALI
di Tommaso Scandroglio
Lo scorso 24 marzo il presidente dell'Accademia della Crusca, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Ferrara, ha avvertito tutti noi che l'italiano si sta estinguendo: «Probabilmente, per citare una famosa poesia di Thomas Stearns Eliot del 1925, The Hollow Men (Gli uomini vuoti), la fine dell'italiano avverrà "non con uno schianto ma con un lamento", [...] ma, ineluttabilmente, anche se dopo di noi, avverrà».
Ma l'italiano si sta estinguendo non solo come lingua, ma anche come civis italicus. È questo il pronostico, che si consolida di anno in anno, che si può dedurre dall'ultimo rapporto dell'Istat sugli indicatori demografici del 2025. Qualche dato: «Diminuiscono le nascite, stabili i decessi: nel 2025, 355mila i nati, 652mila i decessi». Dunque la differenza tra i decessi e i nati è pari a 297 mila persone. Eppure la popolazione italiana negli ultimi anni è sì diminuita (un milione di abitanti in 10 anni), ma non in modo così pronunciato come ci si aspetterebbe da questo saldo negativo, presente anche nell'ultima decade, tra nati e morti. Per quale motivo? «Popolazione stabile grazie alle migrazioni». In breve: sempre meno italiani vengono alla luce; i nati non riescono a sostituire gli italiani che muoiono; la compensazione deriva dagli immigrati. Una compensazione quasi millimetrica. Leggete qui: «Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità [quasi il 10% della popolazione, ndr], in aumento di 188mila individui, quella di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui». Risultato: l'Italia sta scomparendo - intesa ovviamente come portato culturale, tradizioni, sensibilità, orientamenti valoriali (se ancora esistono) - e al suo posto troveremo un agglomerato culturale in cui una quota significativa, ma non maggioritaria, è rappresentata dalla tradizione islamica (albanesi, marocchini e rumeni sono sul podio). Si chiama sostituzione etnica e dunque culturale e religiosa. Anche la religione cattolica ovviamente sta morendo senza far troppo rumore, parafrasando Eliot, sia perché diminuendo gli italiani diminuiscono anche i cattolici sia perché gli italiani rimasti credono sempre meno.
IN ITALIA SI NASCE SEMPRE MENO
Torniamo al rapporto dell'Istat che ci informa che in Italia si nasce sempre meno: il tasso di fecondità «scende a 1,14 figli per donna [era 1,18 nel 2024, ndr]. [...] Nel 2025 le nascite sono 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024». Se gli stranieri sono il 10% della popolazione, tra i nati la percentuale sale: «un nato su otto ha cittadinanza straniera», dato comunque in calo del 5% rispetto al 2024.
I matrimoni «sono 165mila, 8mila in meno sul 2024», diminuzione addebitabile sia alla contrazione demografica sia a motivi culturali. «Diminuiscono soprattutto quelli celebrati con rito religioso (-11,7%)», quelli con rito civile, che sono circa il 60% del totale, sono sostanzialmente stabili. Insomma ci si sposa di meno soprattutto in chiesa. Potremmo dire che, nel calo del numero delle nozze, il matrimonio inteso come istituto regge di più del matrimonio inteso come sacramento. Altro dato inquietante: «Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 37,1%)». Questo è dovuto soprattutto all'aumento della popolazione anziana. Altresì, si rileva «una costante diminuzione della dimensione media familiare che passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2 (media 2024-2025)».
Per spiegare questo naufragio della natalità, dell'italianità e dei matrimoni e per spiegare la conquista del nostro Paese senza sparare un colpo da parte degli immigrati, in genere si fa riferimento - e con ottime ragioni - all'individualismo, all'edonismo, alla paura del futuro, alle sfavorevoli congiunture economiche (e quando mai non ci sono state?) e, in certe stanze della casa cattolica, alla mancanza di fede. Tra tutte queste e molte altre cause importanti che i sociologi indicano, ne vogliamo aggiungere una, di certo non la principale ma altrettanto certamente suggestiva, prendendo a prestito una felice espressione di Marcello Veneziani e declinandola nell'ambito che qui stiamo indagando. Veneziani parla di egocentrismo del presente. L'hic et nunc diventa l'unico tempo esistente.
L'ASSOLUTIZZAZIONE DEL PRESENTE
Viviamo cioè nell'assolutizzazione del presente. Si tratta di una conseguenza dell'individualismo narcisista. Non importa il passato - le tradizioni, la storia patria e familiare - non importa il futuro. Il baricentro esistenziale è nell'oggi perché la fame smodata di gratificazioni si disinteressa del passato, essendo cimelio museale inutile, e non può aspettare il domani, perché segnato inevitabilmente da fatica e insuccessi. È il "voglio tutto e subito" dei bambini: un infantilismo che rimane intatto anche dopo 40 o 50 anni dalla nascita. Concentrata così l'esistenza nel momento presente - dimensione biologica propria degli animali - ridotta ad un punto temporale che non si proietta né indietro né, per il tema che stiamo affrontando, avanti, la progettualità non può trovare spazio. Il figlio, infatti, prima di tutto vive nel futuro. E così il matrimonio. Non si vuole un figlio non solo perché quest'ultimo ha perso sempre più importanza e di contro ha acquistato sempre più alcuni tratti di lesività: il bambino è quel piccolo essere che toglie soldi, energie, opportunità, tempo, relazioni, libertà. Ma non si vuole il figlio anche perché non c'entra con noi stessi, quel "noi stessi" che vive chiuso in un presente che, senza futuro, non può che ripetersi uguale a se stesso all'infinito, incastrato in un oggi che è privo di proiezioni temporali (quante vite che girano a vuoto perdendosi in un labirinto esistenziale costruito minuziosamente negli anni dalle persone stesse).
Il disinteresse del futuro è poi disinteresse del destino della propria patria. L'immigrazione diventa un problema solo se è un problema per il singolo. Che poi un giorno l'Italia diventerà solo un nome presente nei libri di storia non ha rilievo. Questo perché Dante, Rossini, Michelangelo, Colombo, Marconi, san Francesco sono avi di cui abbiamo rifiutato l'eredità. Non innervano più la nostra cultura, la nostra sensibilità. Non ci appartengono. Nessuno più li capisce, nessuno più si sente toccato nell'intimo dalle loro opere, dal loro insegnamento, dalla loro vita, proprio perché alieni in terra straniera. Sono nomi ormai rimpiccioliti a stereotipi di facile consumo, brand di carattere turistico, che al massimo possono indicare esami di letteratura e storia da superare o già superati (e che spesso non si sono superati). L'egocentrismo del presente ha cancellato lo spirito italico e così ci siamo imbastarditi e imbarbariti tutti. E quindi chi se ne importa se l'Italia morirà per mancanza di italiani? A nessuno importa lasciare il testimone nelle mani delle generazioni future perché quel testimone non ha alcun valore. È l'esito naturale di una morte che è già avvenuta, quella della cultura italiana, ridotta oggi solo al cibo, alla moda, allo sport e alla Ferrari. La sterilità culturale non può che portare alla sterilità degli uteri.
Fingersi gay per ottenere asilo politico
2026/08/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8598
FINGERSI GAY PER OTTENERE ASILO POLITICO
di Tommaso Scandroglio
Una inchiesta della BBC ha scoperto che alcuni studi legali chiedono ingenti somme (tra le 2.500 e le 7.000 sterline per iniziare) agli immigrati per escogitare una truffa ai danni dello Stato e di tutti i cittadini inglesi: fingersi gay per chiedere asilo nel Regno Unito. Questo perché in alcuni Paesi come il Pakistan o il Bangladesh l'omosessualità è sanzionata penalmente. Ritornare in patria potrebbe dunque essere rischioso.
Ridotta all'osso, la procedura truffaldina è la seguente: i migranti, sia quelli appena sbarcati nel Regno Unito sia quelli il cui visto è in scadenza, vengono istruiti dai legali su come fingersi gay tramite la presentazione di lettere di supporto in cui si conferma che Tizio ha avuto rapporti sessuali con Caio, fotografie in cui vengono ritratti come abituali frequentatori di locali gay e referti medici in cui si attesta ad esempio che la persona è sieropositiva.
Pur essendo minima la quota di persone omosessuali nella popolazione, nel 2025 ben il 35% delle richieste di asilo prodotte nel Regno Unito provenivano da migranti che si erano dichiarati omosessuali. In quell'anno hanno superato le 100.000 richieste. Già questo dato fa pensare che non tutte le richieste provengano da persone realmente omosessuali. Il Ministero dell'Interno ha reso noto che i cittadini del Pakistan sono in testa nella richiesta di asilo per motivi legati all'omosessualità. Nel 2023 il 43% delle richieste per questi motivi veniva da cittadini pakistani, pur essendo solo il 6% tra tutti i richiedenti asilo. Nel 2023 quasi i due terzi di richieste basate sull'orientamento sessuale sono stati accolti nella fase iniziale della procedura.
L'INCHIESTA DELLA BBC
Ma veniamo all'inchiesta della BBC. Un giornalista sotto copertura contattò l'avvocato Tanisa Khan, consulente per la Worcester LGBT, un'organizzazione che, come si poteva leggere sul suo sito, «ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero dell'Interno [...] a testimonianza del nostro continuo contributo al sostegno dei richiedenti asilo LGBT+ in tutto il Regno Unito». Abbiamo usato l'imperfetto perché il 16 aprile scorso, dopo la pubblicazione dello scoop della BBC, l'organizzazione ha chiuso i battenti.
L'avvocato Khan confidò al giornalista della BBC sotto copertura: «Ascoltami. Non esiste nessuno che sia per davvero gay. C'è solo un modo per sopravvivere qui, ed è proprio quello che tutti stanno adottando». L'avvocato aggiunse che fingersi gay sarebbe stato l'unico modo per rimanere nel Regno Unito: «Si tratta di un visto per asilo... riguarda i diritti umani e viene definito caso gay o per persone dello stesso sesso. Non c'è speranza di ottenere un altro tipo di visto». Poi consigliò al giornalista sotto copertura di inventarsi una storia di sana pianta da ripetere per il colloquio con il Ministero dell'Interno. «Non esiste alcun controllo per scoprire se una persona è gay. La cosa principale è ciò che dici. Devi solo dire loro: "Sono gay e questo è tutto"», chiarì l'avvocato dopo aver aggiunto che era da 17 anni che fabbricava prove false.
Poi il giornalista rilanciò: avrebbe voluto essere raggiunto da sua moglie che era in Pakistan. L'avvocato non mostrò esitazioni: «Se la fate venire qui, richiederemo anche il suo asilo. Una volta che sarà qui, potremo farla diventare lesbica».
LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE QUI NON SONO GAY
Il legale aveva infine chiesto al giornalista di far parte dell'associazione: in tal modo la richiesta sarebbe stata accettata più facilmente. «Vi rilasceremo una lettera in cui affermeremo che [...] siete un nostro membro, un membro autentico, affiliato a noi e una persona che conosciamo personalmente. Questo tipo di prova è molto convincente», tenne a precisare la Khan. Il giornalista frequentò anche le riunioni dell'associazione e ciò fu molto istruttivo. Una persona che incontrò lì, un certo Fahar, gli disse: «La maggior parte delle persone qui non sono gay». Un altro, di nome Zeeshan, fu ancora più netto: «Qui non c'è nessuno gay. Nemmeno l'1% è gay. Nemmeno lo 0,01% è gay». Insomma, pare proprio che questa organizzazione riunisse immigrati che si fingevano gay per ottenere asilo nel Regno Unito. Un altro avvocato, di nome Aqeel Abbasi, chiese al medesimo giornalista sotto copertura di farsi delle foto in locali gay e di trovare un uomo che avrebbe dovuto fingere di essere il suo compagno. Insomma il copione era analogo.
Le falle nel sistema della gestione dell'immigrazione erano già note al governo, seppur ignaro di questo particolare scandalo. Infatti, a marzo, il ministro dell'Interno Shabana Mahmood aveva annunciato modifiche alle norme che regolano l'immigrazione: ai richiedenti asilo verrà offerta solo protezione temporanea. Infatti, i loro casi verranno riesaminati ogni trenta giorni. Insomma, un asilo a tempo determinato.
La frode scoperta dalla BBC è sicuramente la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più esteso, tenendo conto, come accennato sopra, di quante sono le persone che chiedono asilo per motivi legati all'omosessualità. Un numero sproporzionato per essere reale. La frode funziona perché è facile provare di essere una persona omosessuale ed è facile perché è agevole produrre prove false. In caso di tortura, invece, le prove sono molto più oggettive (ad esempio segni sul corpo) e molto più difficilmente falsificabili. A ciò si deve aggiungere il fatto che dichiararsi gay offre già probabilmente una sorta di immunità sociale. Vogliamo dire che sicuramente c'è una certa ritrosia a verificare che una persona che si dichiara omosessuale lo sia veramente, dal momento che c'è il timore di venire tacciati di omofobia.
L'intelligenza artificiale, una conoscenza amputata e di parte
2026/08/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8634
L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA CONOSCENZA AMPUTATA E DI PARTE
di Tommaso Scandroglio
Torniamo ad analizzare la nota del 4 marzo scorso della Commissione teologica internazionale dal titolo Quo vadis, humanitas? Pensare l'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell'umano. La nota, almeno in due passaggi, mette sotto la lente d'ingrandimento il rapporto tra conoscenza e intelligenza artificiale (IA).
Al numero 41 possiamo leggere: «Un tipo di sapere e di calcolo che faccia a meno di un'intelligenza vissuta in un corpo e situata, come pure di un tipo di conoscenza relazionale e trasmessa di generazione in generazione attraverso processi educativi che si giocano sull'identità e sul senso da dare al proprio destino e al proprio ruolo nel mondo, costituisce una minaccia rispetto al vero bene dell'umanità». Il documento parla di un «tipo di conoscenza senza corpo, né limiti, né legami, né senso morale». La nota paventa un pericolo: se la conoscenza venisse appaltata unicamente all'IA, questo tipo di conoscenza non solo non sarebbe completa, ma falsa. Non completa perché priva di quella conoscenza che si attiva tramite i racconti da nonno a nipote, le favole della buona notte, la lezione frontale docente-discente, le confidenze da amico ad amico.
In modo ancor più preciso potremmo dire che sarebbe una conoscenza incompleta perché amputata della conoscenza che nasce dai rapporti interpersonali, dagli sguardi, dagli abbracci, dalla gioia e dalla sofferenza, dall'esperienza. Per richiamare alcune espressioni usate nella nota, quella proposta dall'IA è dunque una conoscenza senza corpo e senza legami. Sarebbe allora un conoscere irrealistico, astratto e, perciò, per sua natura senza limiti né di tempo, né di spazio, né di risorse. Una conoscenza assoluta perché sganciata dal reale.
Tale conoscenza risulta poi falsa perché inumana, appunto artificiale, artefatta, avulsa dalla persona che è carne, cuore e anima e, quindi, non è essere a due dimensioni come lo schermo di uno smartphone, ma a tre dimensioni perché incarnato in una realtà solida e non impalpabile come gli algoritmi che governano i processi dell'IA. Quest'ultima quindi disconosce la parte più profonda dell'uomo e perciò non sa rispondere ai suoi quesiti più intimi, non sa orientare le scelte in vista del proprio destino. E di certo non vorremmo che un giorno riuscisse a valicare questi confini. Però moltissimi, soprattutto tra i giovani, invece si ingannano e interrogano l'IA sui drammi e le aspirazioni della propria vita come se questa fosse un oracolo o uno psicologo o il migliore amico o addirittura Dio. Chiedono all'IA ciò che essa non potrà mai dare loro.
In un altro punto della nota si analizza il rapporto tra conoscenza e IA: «Il pericolo maggiore è quello di ridurre l'orizzonte della conoscenza umana, delimitandola a quelle forme di sapere che corrispondono a ciò che l'IA può elaborare, con una forte ricaduta sull'ambiente educativo (nelle scuole e nelle università). Possono essere escluse, come non pertinenti, domande di senso e questioni etiche, ma anche questioni filosofiche (ontologiche) e teologiche. Così l'IA potrebbe decidere di fatto ciò che è consentito di sapere, relegando le altre questioni all'ambito soggettivo o a questioni di gusto» (46). È il problema delle fonti attraverso cui l'IA è stata addestrata al fine di rispondere alle nostre domande. I chatbot, software che simulano conversazioni umane, attingono perlopiù ad Internet. Altre tipologie di IA vengono anche addestrate tramite dati scientifici e tecnici. Ma l'IA ha un accesso molto parziale alla fonte di sapere principale dell'umanità: i testi cartacei. Per millenni il sapere è stato trasmesso soprattutto attraverso la scrittura e anche oggi la maggior parte del sapere è conservato nei libri, nelle riviste, nei giornali, etc. L'IA non ha praticamente accesso a questo patrimonio direttamente. Indirettamente sì, attraverso sintesi o commenti critici. Ma sono appunto sintesi e pareri. Il pericolo è quindi che se, per motivi di studio, lavoro, interesse personale, noi consultassimo solo l'IA, questa ci formerebbe e informerebbe in modo parziale, scartando l'immenso patrimonio del sapere umano stampato su carta. L'unico mondo esistente sarebbe quello descritto dall'IA.
Non solo, ma l'IA non è uno strumento eticamente neutro. Questo almeno per due motivi. Il primo: i contenuti forniti dall'IA vengono selezionati all'origine. Ossia gli sviluppatori e, più precisamente, i proprietari delle Big Tech hanno un loro preciso orientamento morale che è un orientamento liberal. Questa impronta etica viene impressa nelle risposte fornite dall'IA. In secondo luogo gli assistenti virtuali basati sull'intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, pescano dalla rete le proprie risposte. E le informazioni, i giudizi, i commenti presenti nella rete hanno anche loro un orientamento prevalente che è, anche in questo caso, liberale, progressista, utilitarista e soggettivista. Provate a testare ChatGPT su argomenti sensibili come l'aborto e l'omosessualità e ne avrete la prova.
Insomma, il pericolo paventato dalla nota, tra i molti, è quello di affidarci mani, piedi e soprattutto testa all'IA credendo che sia onnisciente - e non lo è - e super partes - e non lo è. Sarebbe un gesto di fiducia fatale per l'intera umanità.
A vincere i mondiali è un mondo libero che è stanco del woke
2026/07/28
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8610
A VINCERE I MONDIALI E' UN MONDO LIBERO CHE E' STANCO DEL WOKE
di Tommaso Scandroglio
I Mondiali di calcio sono terminati. Ha vinto la Spagna, a detta di molti la migliore sul campo. Guardando le partite di questa edizione, con il maggior numero di squadre in campo da sempre, si poteva venir colti da una impressione positiva: vuoi vedere che il calcio è oggi uno di quei pochi "luoghi" pressoché immuni dal politicamente corretto? Non ci riferiamo ovviamente a tutto ciò che ruota intorno al calcio: lacci arcobaleno agli scarpini dei giocatori e fasce arcobaleno per i capitani in occasione dei Pride; sostituzione del termine "guardalinee" con "assistente arbitrale" per sottolinearne lo spirito collaborativo; divieto di blackface, ossia pitturarsi la faccia di nero per tifare giocatori di colore; patch sulle maniche come "No to Racism" e "Equal Game"; sanzioni per cori cosiddetti omofobi, etc.
Ci vogliamo invece riferire al gioco del calcio di per sé. In primis osserviamo che puoi giocare in Nazionale o in club di professionisti solo se sei bravo. Si guarda al merito. Pare una banalità dirlo, ma oggi le banalità spesso sono verità sequestrate dalla stupidità di massa. Vi ricordate la polemica di qualche anno fa contro il ministro Valditara sul merito scolastico? Si voleva assegnare lo stesso voto al capace e all'incapace per evitare discriminazioni. La scuola doveva essere di tutti e inclusiva. Provate a chiedere a Luis de la Fuente, allenatore delle Furie rosse, di far giocare anche gli scarponi e vedrete cosa vi risponde. Le retorica finisce esattamente dove inizia la realtà. Niente sconti quindi: giocano i migliori (almeno si spera) e agli altri non si concede un aiuto per arrivare al livello dei migliori. In molti atenei italiani, ad esempio, è obbligatorio assegnare più tempo nelle prove di calcolo ai discalculici. Ma chi ha difficoltà di calcolo - acquisita o innata - non è adatto a materie come la matematica. È come se Tizio che non sa nuotare voglia partecipare alle Olimpiadi di nuoto grazie a dei braccioli. In breve: il discalculico non dovrebbe nemmeno sostenere una prova di calcolo, non è quello il suo posto. Ecco, questi ossimori rimangono fuori dal rettangolo di gioco nel calcio. Ad esempio sarebbe delirante concedere alle squadre più deboli di avere una porta più piccola al fine di livellare le disparità di capacità con le squadre più forti.
LA RAPPRESENTANZA DELLE MINORANZE E LE QUOTE ROSA
Il merito cancella un altro falso problema: quello della rappresentanza delle minoranze. Moltissimi calciatori di colore erano presenti in questo Mondiale anche in squadre non africane perché si sono dimostrati più talentuosi di altri di etnia caucasica. Sarebbero impensabili, ad esempio, le quote rosa, ossia sarebbe impensabile una squadra mista. Il rustico buon senso dei tifosi di tutto il mondo fiuterebbe lontano un miglio l'odore di idiozia di una simile proposta e metterebbe a ferro e fuoco le città. Le minoranze possono vincere non perché, essendo tali, meritano un aiuto, ma perché a loro non è escluso vincere per merito. Il merito riguarda anche chi è "piccolo". E infatti Capo Verde - 530mila abitanti e circa 700mila cittadini in giro per il mondo - è stata l'unica squadra del Mondiale che è riuscita a pareggiare con i Campioni del Mondo spagnoli. Tutti gli altri hanno perso.
Continuiamo a cercare indizi utili per affermare che il calcio è pressoché immune dal virus woke. Il gioco del calcio, come tutti gli sport, è praticabile perché ci sono delle regole da rispettare. Oggi tutti sono allergici alle norme, alle regole perché limiterebbero la libertà personale, tarperebbero le ali della propria identità, costringerebbe in una gabbia formale ciò che chiede invece di dispiegarsi senza confini. Pensate anche in casa cattolica alla guerra ancora in corso contro i dogmi. Il calcio è pieno di dogmi: vietato per i giocatori di movimento passarsi la palla con le mani, vietato falciare l'avversario, vietato ricevere il pallone in fuori gioco e via dicendo. Non ci sono "se" e "ma", eccezioni, casi particolari, casi di coscienza, discernimenti da operare in certi frangenti, etc. Queste regole sono assolute: valgono sempre e per chiunque. Non vuoi giocare con queste regole? Non entrare in campo. Non solo, ma questo approccio tetragono al gioco del calcio viene accentuato se pensiamo che, quando un giocatore viola una norma in modo grave, viene scomunicato, ossia esce dal campo. Tra l'altro le regole sono rispettate da tutti - e questo non pregiudica alcune marginali modifiche delle stesse nel tempo - e non c'è nessun malato di originalità che, ad esempio, organizza manifestazioni in piazza per l'abrogazione del calcio di rigore, retaggio di una mentalità da Santa Inquisizione. Infine le regole sono funzionali al gioco stesso: senza regole, ossia senza comandi, divieti e facoltà, non esisterebbe proprio il calcio. L'essenza di ogni gioco è data dalle sue regole. Le regole sono l'identità del gioco. Ed il bello è che queste regole sono appassionanti. Solo i vincoli, dettati dalla ragione, ti permettono di esprimerti, di essere veramente libero, anche quando giochi.
IL GIUDICE
Dici regola e di conserva non puoi che dire giudice. Se c'è una norma, ci deve essere anche una figura che giudica se è stata violata una norma e, in caso positivo, commina la relativa sanzione. Nel calcio questo giudice si chiama arbitro e assicura la giustizia in campo. La tecnologia - leggi VAR - ha giustamente aiutato a svolgere al meglio questo compito, ma ciò che ci preme qui mettere in evidenza è il seguente aspetto: la figura dell'arbitro in campo non è messa in discussione. Semmai si mettono in discussione - e quasi sempre - le sue decisioni, ma il ruolo no. Eppure oggi c'è il linciaggio ad ogni forma di autorità: dai genitori, passando agli insegnanti e alle forze dell'ordine, ai sacerdoti su su fino a Dio. Ci fermiamo un momento sul tema dell'autorità dell'arbitro. Il politicamente corretto, per questi Mondiali, ha preteso la presenza sul campo di gioco di due arbitri donne e di quattro colleghe fuori dal campo. Non stiamo a sindacare sulla bravura di queste donne, ma è certo che c'era un dato di fatto che si doveva tenere in considerazione: queste due donne avrebbero fatto più fatica ad imporsi ai 22 maschietti in campo rispetto ai loro colleghi maschi, così come puntualmente è avvenuto. Lo ripetiamo: è stato un dato di fatto che si sarebbe dovuto tenere in considerazione su cui sbatte il muso dell'egualitarista intransigente. Invece il tema "Il calcio è uno sport essenzialmente maschile" ce lo teniamo caldo per un'altra volta.
L'AMOR PATRIO
Proseguiamo. I Mondiali sono sempre stati una manifestazione potente dell'amor patrio, seppur declinato nella sua forma minimale dell'amor di squadra. Anche in questo caso la mentalità corrente corre, per l'appunto, in altra direzione bollando come nazionalismo pernicioso e pericoloso qualsiasi manifestazione di attaccamento alla bandiera, come populismo qualsiasi difesa della cultura patria, come atteggiamento non inclusivo qualsiasi protezione dei valori nazionali. Nei Mondiali invece questo giudizio non ha mai avuto diritto di cittadinanza ed è sempre valsa, anzi, la regola opposta: guai a tifare per una nazione diversa dalla propria. Saresti un traditore. Il Ct vincente diventa così più importante del Presidente dello Stato, i giocatori sono i salvatori della patria e tutta la narrazione delle vittorie e delle sconfitte assurge a prosa epica che cristallizza virtù e vizi di un intero popolo. La retorica di un mondo senza nazioni, senza confini, senza muri, di un unico popolo affratellato dall'amore universale può ritagliarsi uno spazio solo negli spot televisivi pre e post partita e nelle cerimonie di aperture e chiusura dei Mondiali, ma evapora all'istante appena si fischia il calcio d'inizio. In quel momento i tuoi fratelli sono solo quelli che indossano tutti la tua stessa casacca e tutti gli altri sono avversari da vincere, da sconfiggere. Appena la partita inizia, poi, si può finalmente usare senza timori un arsenale lessicale d'impronta militare: attacco, difesa, assedio alla porta, vittoria, sconfitta, capitano, etc.
E allora forse il calcio, come del resto tutti gli altri sport, piace anche perché inconsapevolmente rimanda a questo mondo sano, fatto di regole, di autorità, di meriti, di appartenenze. Un mondo al naturale.
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