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38 episodes
Language
ItalianPublisher
BastaBugieExplicit
No
Date created
2020/04/06
Latest episode
2025/12/30
Average duration
8 min.
Release period
86 days
Description
Le risposte del direttore Giano Colli ai lettori di BastaBugie
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Lettere alla redazione: le intenzioni nella Messa
2025/12/30
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8394
LETTERE ALLA REDAZIONE: LE INTENZIONI NELLA MESSA di Don Stefano Bimbi
Gentile Redazione,
desidero ringraziarvi per l'articolo dal titolo "Il morto ha bisogno di suffragi, non applausi", pubblicato nella edizione del 30 ottobre 2024, dedicato alle intenzioni della Messa, tema importante e spesso fonte di domande tra i fedeli.
Proprio per questo motivo, mi permetto di segnalare con rispetto un possibile equivoco legato all'esempio utilizzato, quello della "mela divisa", per spiegare la differenza tra una Messa offerta per una sola persona e una Messa offerta per più persone.
Pur comprendendo l'intento catechetico e la volontà di usare un'immagine semplice, l'esempio rischia di risultare teologicamente inadeguato, perché può suggerire che la Messa sia un bene "divisibile" e che, offerta per più persone, valga "di meno" per ciascuna. La dottrina della Chiesa, invece, insegna che la Messa è sempre "intera" e che la differenza non sta nella divisione del sacrificio, ma nella ripetizione dell'atto di offerta.
Molti fedeli, soprattutto se poco formati, potrebbero ricavarne l'idea non corretta di una sorta di "mezza Messa", mentre sarebbe più adeguato parlare di atti distinti di affidamento al sacrificio di Cristo.
Condivido questa osservazione nello spirito di una riflessione comune e con stima per il vostro lavoro di divulgazione e formazione.
Con riconoscenza,
Don Francesco
RISPOSTA DEL SACERDOTE (autore dell'articolo)
Gentile Don Francesco,
la ringrazio sinceramente per la sua osservazione, che accolgo come un contributo prezioso al necessario rigore dottrinale che dobbiamo sempre avere.
Lei ha pienamente ragione nel rilevare che l'esempio della "mela divisa", così come ho utilizzato nell'articolo, può risultare teologicamente inadeguato. Pur essendo nato in un contesto pastorale come tentativo di rendere accessibile un concetto complesso a fedeli poco formati, l'esempio rischia in effetti di suggerire un'idea non conforme alla dottrina cattolica: cioè che il sacrificio eucaristico sia un bene quantitativamente divisibile o che il suo frutto speciale si "ripartisca" in modo materiale tra più destinatari.
La dottrina della Chiesa, come chiarito dalla tradizione teologica a partire da san Tommaso d'Aquino e dalla manualistica classica, insegna invece che:
1) la Messa è sempre il sacrificio intero e indiviso di Cristo;
2) il suo valore è infinito e non soggetto a divisione;
3) la differenza tra una Messa applicata una volta e più Messe applicate più volte non riguarda una "porzione" del sacrificio, ma la ripetizione dell'atto applicativo da parte del ministro della Chiesa.
In questo senso, è più corretto affermare che due Messe costituiscono due atti distinti di applicazione del sacrificio, ciascuno pienamente valido e intero, mentre una sola Messa applicata a più persone resta comunque una vera Messa per ciascuna, senza che si possa parlare di "metà" o di riduzione del frutto in senso quantitativo.
L'esempio della mela era nato perché le persone pensano che facendo dire una messa per i due genitori sia la stessa cosa che dire due messe una per ciascuno. A tal proposito va ricordato che non è esattamente la stessa cosa. L'intenzione di una Messa per due persone è una vera Messa per entrambe, ma due Messe separate sono un dono più grande, perché l'applicazione è fatta due volte. Quindi fare dire più Messe aumenta il beneficio nonostante il valore di ogni Messa sia infinito.
Per superare l'apparente contraddizione occorre distinguere tra il valore oggettivo del sacrificio (che è infinito perché è il sacrificio di Cristo) e la sua applicazione (che è invece finita, concreta e ripetibile, perché avviene nel tempo attraverso atti distinti della Chiesa).
La Messa non "aumenta" Cristo, né il valore della sua offerta, ma ogni celebrazione costituisce un nuovo atto di applicazione di quell'unico sacrificio infinito. Per questo una Messa applicata una volta e la stessa Messa applicata due volte non producono lo stesso beneficio, non per divisione del sacrificio, ma per ripetizione dell'atto di offerta.
Pensiamo a un medicinale perfetto che guarisce davvero. Il medicinale è potentissimo, ma va assunto ogni volta. Il medicinale non diventa "più potente", ma l'effetto cresce perché l'atto della sua assunzione si ripete.
È lo stesso principio che vale per la preghiera, i sacramenti o ogni atto di culto: i frutti spirituali crescono nella misura in cui la Chiesa e i fedeli ripetono più volte gli atti di culto, senza ovviamente pensare che questi aumentino il valore del sacrificio di Cristo sulla croce.
In conclusione, don Francesco la ringrazio per la sua osservazione giusta e opportuna: è essenziale evitare esempi ambigui che possano essere fraintesi, mentre è doveroso spiegare la distinzione tra valore infinito del sacrificio e modalità finite della sua applicazione.
Lettere alla redazione: comunione sulla lingua insultata dal pulpito
2025/12/16
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8379
LETTERE ALLA REDAZIONE: COMUNIONE SULLA LINGUA INSULTATA DAL PULPITO di don Stefano Bimbi
Gentile redazione di BastaBugie,
ho scoperto da qualche mese il vostro sito e devo dire che è davvero un sollievo leggere le notizie che voi riportate. Non tanto perché siano notizie rassicuranti, ma perché il bene viene presentato come il bene e il male viene chiamato anch'esso per nome.
Vi scrivo per una cosa successa stamattina. Ero a Messa con il mio fidanzato e suo padre. Il sacerdote, prima di scendere a distribuire la Comunione, ha detto: «Mi raccomando, noi siamo persone e le persone mangiano con le mani; sono i cani che mangiano con la bocca. Quindi si riceve l'Eucaristia come le persone e non come gli animali».
Sono rimasta basita e ammetto che mi stavo già innervosendo. Dal momento che noi riceviamo la Comunione sulla lingua, normalmente ci accostiamo per ultimi, per non mettere in imbarazzo i sacerdoti o gli altri fedeli. Sentendo però quelle frasi pronunciate dal sacerdote, ci siamo velocemente confrontati e abbiamo deciso di andare comunque a fare la Comunione, come sempre in fondo e per ultimi.
Davanti a me c'era il mio futuro suocero, al quale, non appena si è inginocchiato, il sacerdote ha detto: «Sulle mani!». Allora lui ha risposto: «Dai, dai, lo sai che non puoi farlo» (perché questo sacerdote era già stato richiamato dal vescovo, anche se solo verbalmente, dato che il vescovo non nasconde di pensarla come lui).
Il sacerdote, mentre gli dava la Comunione, ha poi detto ad alta voce: «Qui si parla di obbedienza alla Chiesa», cosa assurda, visto che è lui a non voler obbedire alla Chiesa.
Poi sono andata io e, scocciato, ha dato la Comunione anche a me. Subito dopo è arrivato il mio fidanzato e ho sentito che gli diceva: «Siete pidocchi». A quel punto non sono davvero riuscita a trattenermi e a calmarmi, anche perché tutti stavano sentendo che ci stava insultando, e gli ho detto a voce abbastanza alta: «Ma questo è un abuso; ne renderà conto». Ovviamente io intendevo che ne avrebbe reso conto al Signore, non a un uomo o al vescovo; non so però se questo fosse chiaro.
Il mio fidanzato mi ha portata via e, una volta tornato sull'altare, il sacerdote ha continuato dicendo: «Chiediamo a Gesù di donarci il suo amore e di toglierci questo odio che abbiamo dentro e questa fissazione per la Tradizione».
Finita la Messa, una ragazza mi si è avvicinata dicendo di pensarla come me, ma di lasciare stare, perché secondo lei il sacerdote si comporta così apposta per fare in modo che noi non andiamo più a Messa da lui, ma dai lefebvriani.
Io non so se devo confessarmi o sentirmi in colpa per avergli risposto davanti a tutti. Onestamente non mi sento in colpa, né mi sento male per ciò che ho fatto. So che non è servito, perché lui continuerà a fare così, ma in quel momento, sentendo che insultava Il mio fidanzato in quel modo, non ce l'ho davvero fatta a contenermi. Tra l'altro, Il mio fidanzato mi ha poi detto che il sacerdote non aveva detto «siete pidocchi», ma «siete bigotti». In effetti avevo capito male; fatto sta che, presa dal nervoso, gli ho comunque risposto.
So che bisognerebbe essere umili, però non ce l'ho fatta, perché ho percepito chiaramente la cattiveria e l'odio nei nostri confronti. Per questo chiedo: se dovesse capitarmi di andare di nuovo a Messa quando c'è lui, come dovrei comportarmi? Lasciarlo parlare e fare finta di niente, oppure parlargli in sacrestia? Io avevo anche pensato di andare in sacrestia dopo la Messa, perché comunque ci ha denigrati davanti a un centinaio di persone, aggiungendo poi che siamo noi ad odiare loro, quando è chiaramente il contrario.
C'è da pregare per questi sacerdoti, lo so, ma il problema è che insegnano in modo sbagliato e detestano chi non la pensa come loro. Il padre del mio fidanzato mi ha raccontato che purtroppo questo sacerdote spesso riesce nel suo intento e che molti ragazzi della parrocchia hanno iniziato ad andare dai lefebvriani. Ormai il padre del mio fidanzato dice che va quasi apposta alla Messa da lui, per dimostrargli che, nonostante l'odio che mostra, noi restiamo; io però non so perché poi rimango nervosa per tutta la giornata quando accadono queste cose.
Lo so che occorre portare rispetto ai sacerdoti, anche solo per il fatto che hanno fatto una scelta di vita completamente devota al Signore. Da qui nasce il mio dubbio: restare umile e accettare ciò che dice quel sacerdote facendo finta di niente, come fanno il mio fidanzato e suo padre, oppure è opportuno rispondergli e in tal caso: pubblicamente o in separata sede?
Grazie mille in anticipo per il tempo che mi dedicherete.
Buona Domenica di Avvento,
Beatrice
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Cara Beatrice,
capisco bene quanto l'episodio che racconti ti abbia turbata: quando l'accedere al sacramento dell'Eucaristia, che dovrebbe essere il momento più sacro e pacificante, diventa occasione di tensione, umiliazione e parole dure, è normale restarne feriti e nervosi anche a lungo.
Provo allora a risponderti con ordine.
Sul tuo comportamento direi che non mi sembra esserci in te un atteggiamento di disprezzo verso il sacerdote o verso il sacerdozio in sé, ma una reazione istintiva davanti a parole percepite come ingiuste e offensive, soprattutto nei confronti del tuo fidanzato. La tua risposta è nata dall'indignazione, non dall'odio. Questo non significa che sia stata la scelta migliore, ma aiuta a comprendere l'intenzione del cuore.
Se, come dici, non senti nel profondo un peso di colpa davanti al Signore, non forzarti a "sentirti in colpa". La confessione non serve a collezionare colpe e generare scrupoli, ma a portare davanti a Dio ciò che la coscienza avverte come peccati. Se però senti il bisogno di rileggere l'episodio con il Signore, anche solo per chiedergli pace e luce, puoi farlo serenamente nella preghiera personale o chiedendo al tuo padre spirituale.
Per quanto riguarda l'atteggiamento verso i sacerdoti è vero: a loro va portato rispetto per la loro consacrazione. Hanno dato la loro vita al Signore lasciando tutto quanto avevano e quindi, anche solo per questo vanno stimati. Certamente bisogna pregare per i sacerdoti. Pregare non significa dire che tutto va bene, ma affidare al Signore ciò che noi non possiamo cambiare. L'insegnamento sbagliato e il disprezzo verso chi non la pensa allo stesso modo non vengono da Dio, e su questo non devi avere dubbi.
Inoltre il rispetto non è silenzio obbligato davanti a parole sbagliate o a comportamenti che feriscono i fedeli. Allo stesso tempo, la correzione, quando è necessaria, non va fatta sull'onda dell'emotività, soprattutto in chiesa durante la liturgia. La Messa non è mai il luogo adatto per "regolare i conti", da una parte o dall'altra. Quando questo accade, tutti ne escono feriti.
Adesso veniamo a come comportarti in futuro. Se dovesse ricapitare di partecipare a una Messa celebrata da questo sacerdote, ti suggerirei alcune linee molto concrete.
Durante la liturgia: custodisci il silenzio e il tuo cuore. Non per paura, ma per proteggerti interiormente e per non lasciare che la Messa venga rovinata anche per te.
Dopo la Messa, se senti di dover parlare, fallo in sacrestia o in un contesto privato, con calma, senza pubblico. Anche se il sacerdote non ascolta, tu avrai agito nel modo più evangelico possibile.
Se comunque ti accorgi che partecipare a quella Messa ti lascia sistematicamente agitata e amareggiata per tutta la giornata, chiediti con libertà se non sia più saggio, per un tempo, nutrire la tua fede altrove. Non è una fuga né una resa. È autodifesa.
Infine per quanto riguarda il ragionamento del padre del tuo fidanzato, restare come segno di fermezza, dimentica che la testimonianza cristiana non consiste nel logorarsi interiormente o nel vivere costantemente in conflitto. A volte la testimonianza più vera è scegliere luoghi dove si può crescere nella pace, nella carità e nella fede, senza essere continuamente provocati.
Ti incoraggio soprattutto a proteggere il tuo cuore: la fede non deve diventare una fonte costante di nervosismo, ma di vita.
Ti affido al Signore in questo tempo di Avvento, perché ti doni pace, chiarezza e la gioia semplice di chi sa di cercare la verità con cuore sincero.
Lettere alla redazione: la bellezza delle donne
2025/09/02
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8278
LETTERE ALLA REDAZIONE: LA BELLEZZA DELLE DONNE di Don Stefano Bimbi
Gentile Redazione,
ho seguito con attenzione il video che avete pubblicato, dove si diceva che un uomo si impegna a conoscere il mondo interiore di una donna solo se questa è bella, altrimenti non ci perde tempo.
Lo trascrivo per completezza: "Sai credo di aver capito adesso il modo in cui sei fatta. Sei molto bella e pensi che gli uomini si interessino a te solo per il fatto che sei molto bella, ma tu vorresti che gli uomini sia interessassero a te per quello che sei. Il problema è che, al di là di tutta questa bellezza, tu non sei molto interessante: sei maleducata, indisponente, sei scontrosa, sei introversa. Lo so, vuoi qualcuno che non si fermi alle apparenze, che guardi l'essere umano che c'è sotto, ma l'unico motivo per cui dovrebbe scomodarsi a fare una cosa del genere è perché tu sei molto bella. È ironico vero? Bene o male il tuo problema sei tu!".
Non so perché, ma noi donne - credo tutte - desideriamo essere apprezzate non solo per la nostra bellezza, ma soprattutto per quello che siamo interiormente (anche se capisco che, a volte, nel nostro mondo interiore un uomo possa anche perdersi).
Io so che mio marito mi apprezza anche per ciò che sono dentro, non solo per l’aspetto esteriore, e di questo lo ringrazio. Tuttavia, non posso nascondere che mi dispiace per quelle donne che non sono belle: io, personalmente, sono contentissima così come sono e mi accorgo che questo discorso mi torna alla mente soltanto pensando alla bruttezza come a una vera e propria croce.
Con gratitudine,
Valeria
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Cara Valeria,
ti ringrazio per la tua condivisione sincera. È vero: ogni donna desidera essere amata non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua interiorità. Ed è altrettanto vero che tuo marito, non essendo un bruto, ti apprezza certamente anche per ciò che sei dentro. Questo è un dono grande e va custodito con gratitudine.
Tuttavia, non possiamo ignorare la realtà: la bellezza esteriore ha il suo peso nella vita coniugale. Per un uomo, vivere accanto a una moglie che non gli piace fisicamente può essere una fatica notevole, mentre un sorriso di una moglie bella ha la forza di guarire e consolare più di tante parole. Ecco perché ti invito a non trascurare mai il dono della tua bellezza, ma ad usarlo con amore: un sorriso, una carezza, un abbraccio sincero possono fare la differenza nel quotidiano di tuo marito.
Il video che hai visto voleva anche sottolineare con ironia questo punto: la bellezza è ciò che normalmente apre la porta all’interiorità. Una donna può avere un mondo interiore ricchissimo, ma se non attira l’uomo almeno un po’ anche con l’aspetto esteriore, difficilmente l’uomo si interesserà a conoscerlo.
Perciò ti invito a tre atteggiamenti fondamentali.
1. Ringrazia il Signore ogni giorno per il dono che hai ricevuto. E ricorda che Egli può togliertelo in ogni momento, ovviamente per un bene maggiore, magari anche solo spirituale.
2. Ricorda che ognuno ha la sua croce e i suoi talenti: chi ha la croce della bruttezza, chi altre croci; chi riceve cinque talenti, chi uno solo.
3. Sii contenta di ciò che il Signore ti ha dato. La croce si porta più serenamente se si guarda a ciò che si ha, anziché a ciò che manca.
Infine, non dimenticare che i talenti ci vengono affidati perché portino frutto. La tua bellezza ti è stata donata non solo per te, ma anche per rallegrare la vita di tuo marito. Un giorno il Signore ti chiederà conto anche di questo dono. E allo stesso modo chiederà conto a tuo marito se avrà saputo valorizzarti anche oltre l’aspetto esteriore.
Cammina dunque serena: ciò che hai ricevuto è un dono, e usarlo con amore sarà la tua gioia e la tua responsabilità.
Don Stefano Bimbi
Lettere alla redazione: l'impossibilità dell'amicizia uomo-donna
2025/08/12
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8258
LETTERE ALLA REDAZIONE: L'IMPOSSIBILITA' DELL'AMICIZIA UOMO-DONNA di Don Stefano Bimbi
Gentile redazione di BastaBugie,
vi leggo da anni e siete stati molto importanti per me che sono giovane per formarmi nella fede cattolica visto che in parrocchia non trovavo che banalità e impreparazione anche in quelli che avrebbero dovuto educarmi, come ad esempio i catechisti.
Adesso vi scrivo per chiedervi un consiglio in un tema per me abbastanza oscuro e delicato. Lo chiedo a voi perché il sacerdote da cui mi confesso regolarmente non ha saputo darmi una risposta soddisfacente.
In questi giorni ho conosciuto, tramite i social, una ragazza che abita vicino a me appena maggiorenne che è molto dolce e simpatica e, per quello che ho potuto capire, anche di sani principii (per esempio è contraria all'aborto e non vuole avere rapporti sessuali prima di una stabilità economica - anche se non ha espressamente detto dopo il matrimonio -, e anche altre cose).
Quindi le ho proposto un'uscita di gruppo (io invitavo alcuni miei amici, e lei alcuni dei suoi), ritenendola la modalità migliore per potersi conoscere inizialmente, senza correre troppo in fretta. Lei ha accettato, proponendo però di conoscersi in un'uscita solo io e lei, almeno per la prima volta (tipo un caffè al bar o un gelato insieme), dicendo anche che non le dispiacerebbe se, un giorno, ci trovassimo per guardare un film insieme.
Tutto questo nonostante mi abbia detto fin da subito che lei ha il fidanzato e che lo ama molto, spiegandomi che comunque cerca sempre nuovi amici; anche per via di rapporti non proprio idilliaci con i suoi vecchi compagni di classe, che l'hanno portata ad essere una ragazza molto sola.
Al mio timore sulla possibile reazione del fidanzato, lei mi ha rassicurato dicendomi, testuali parole del messaggio, "lui mi dice sempre che io non sono un animale in gabbia e che ho il diritto di avere amici" e "vuole che io non sia sola come mio solito"...
Dato che comunque questa ragazza, oltre a essere simpatica, è anche carina, mi sono fatto alcune domande di cui non ho risposta certa.
Premesso che accetterei volentieri anche un rapporto di amicizia con lei, mi chiedo (e vi chiedo) se sia lecito, da un punto di vista morale, provarci con una ragazza che è già fidanzata. Oppure in tal caso si commette peccato?
E se, conoscendosi meglio, lei mi proponesse di fidanzarsi con me per N motivi, lasciando "a piedi" il suo attuale ragazzo, mi chiedo (e vi chiedo) se sia lecito accettare. Oppure è meglio rifiutare?
Ringraziando in anticipo auguro una buona serata.
Niccolò
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Caro Niccolò,
capisco bene la complessità della situazione, perché tocca dinamiche affettive, morali e relazionali che non sono mai semplici da affrontare, soprattutto quando vi è di mezzo la sincerità del cuore e il desiderio di fare la cosa giusta.
Da quanto mi racconti, questa ragazza ti ha colpito positivamente, sia per la sua dolcezza che per alcuni valori che dimostra di avere. Ed è bello che tu abbia cercato un modo rispettoso per conoscerla, proponendo inizialmente un'uscita di gruppo, proprio per non forzare i tempi, né le intenzioni. Il fatto che lei abbia proposto invece di vedervi da soli, nonostante abbia chiarito subito di avere un fidanzato che ama, aggiunge un certo grado di ambiguità alla situazione, che è bene guardare con attenzione.
Ti poni una domanda molto importante: è lecito, moralmente parlando, "provarci" con una ragazza già fidanzata? La risposta, nella prospettiva del Vangelo e di una visione cristiana delle relazioni, è molto semplice e chiara: no, non è lecito. Anche se il fidanzamento non è un sacramento, è comunque un legame affettivo che va rispettato. Cercare intenzionalmente di entrare nella vita sentimentale di una persona già impegnata, sperando che magari cambi idea o lasci il proprio partner, significa esporsi al rischio di agire con poca trasparenza e poco rispetto per l'altro, anche se non ci si accorge subito. La tentazione di dire a sé stessi che “non si fa niente di male” può mascherare il desiderio, più o meno consapevole, di occupare un posto che al momento non ci spetta.
Diverso è il caso in cui sia lei, liberamente e senza alcuna pressione, a decidere di chiudere la relazione con il suo attuale ragazzo. In quel caso, se lei fosse davvero libera da altri legami, tu potresti valutare con coscienza se accettare o meno un suo eventuale desiderio di iniziare qualcosa con te. Ma anche in questo caso, sarebbe importante andare con i piedi di piombo: capire bene le sue motivazioni, se è mossa da un sentimento autentico o solo dal bisogno di sentirsi meno sola; valutare se è passata per un tempo sufficiente di riflessione e di “guarigione” dopo la relazione precedente; e infine, guardare con onestà anche dentro di te, per capire se sei pronto ad accogliere questa persona per quella che è, con la sua storia, i suoi eventuali dubbi e ferite.
Capisco anche il desiderio sincero di coltivare con lei un'amicizia. Questo, in linea di principio, è possibile. Ma è importante essere molto onesti con se stessi. Se già dentro di te senti che sta nascendo un'attrazione o una speranza che la situazione cambi, allora bisogna essere prudenti. L'amicizia tra un ragazzo e una ragazza è un mito. Non possiamo nascondere la nostra natura umana e cioè che da bambini i maschi preferiscono stare con i maschi e le femmine con le femmine. È solo con l'adolescenza che le femmine iniziano ad essere interessanti per i maschi. Poi appena si raggiunge una stabilità sentimentale si torna a frequentare le persone dello stesso sesso. Prendi ad esempio una cena dove ci sono molte coppie sposate. Vedrai che a tavola ciascuno tende a sedersi accanto al proprio partner in quanto l'altro potrebbe prenderla a male se viene ignorato. Così le convenzioni sociali vengono rispettate, ma appena la cena finisce e ci si alza in piedi, la natura riprende il sopravvento e si tendono a formare due gruppi, quello maschile e quello femminile. Ovviamente sto parlando di una tendenza e salvo le dovute eccezioni che però confermano la regola: i maschi sono attratti dalle femmine principalmente per la questione sessuale. Non è cattiveria o mancanza di educazione, è che siamo fatti così. Dio ci ha fatti così, ed è cosa buona.
Se non si tiene conto di quello che è la natura umana e si coltiva una relazione amicale di un ragazzo con una ragazza è facile che si nasconda (anche inconsapevolmente) il desiderio di qualcosa di più. Così facendo si rischia di far soffrire se stessi, di ingannare l'altro e, in definitiva, di non vivere nella verità.
In sintesi, la cosa più giusta da fare in questo momento è rispettare la relazione che lei ha già, custodire i tuoi sentimenti con delicatezza e pazienza, e non forzare le cose. Se un giorno lei dovesse essere davvero libera e le vostre strade si incrociassero ancora, potrai allora valutare con serenità e coscienza. Fino a quel momento, ti invito a custodire il cuore nella luce della verità e del rispetto. È questo che rende limpido l'amore e matura la libertà.
Ti auguro una buona giornata e ti benedico di cuore.
Lettere alla redazione: l'inganno della pillola contraccettiva
2025/07/29
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8243
LETTERE ALLA REDAZIONE: L'INGANNO DELLA PILLOLA CONTRACCETTIVA di Don Stefano Bimbi
Gentile redazione del sito BastaBugie,
ho trovato conforto leggendo i vostri articoli che mi hanno aiutata nel cammino di fede. Vi scrivo per avere la possibilità di evitare ad altre ragazze quello che ho vissuto io e soprattutto per denunciare la mentalità femminista che permea questa società. Mentalità che promette libertà, ma ci usa come oggetti.
Ho avuto il mio primo ciclo molto tardi tipo a 14 anni con alti e bassi si è scoperto che avevo l'ovaio micropolicistico, tramite consultorio gratuito. Lo stesso consultorio, quando avevo 17 anni, non ha esitato a prescrivermi la pillola completamente a caso. Con la ricetta in mano ho iniziato a prenderla con la mente spensierata di un'adolescente un po' ribelle, con genitori poco presenti pensando di aver risolto i miei problemi di ciclo irregolare.
Ho preso la pillola per cinque anni ed ho passato un'adolescenza particolare sia perché per motivi personali sono stata molto ribelle e passavo praticamente tutto il tempo fuori casa, appassionata di filosofia sono finita molto facilmente nel nichilismo e dal nichilismo ai pensieri suicidi ricorrenti per cui sono andata anche da una psicologa a 20 anni che mi ha aiutata a diminuirli ma sono rimasti. Un giorno, qualche anno fa per curiosità sono andata a leggere gli effetti indesiderati della pillola che prendevo e tra questi, per ultimo era elencato "pensieri suicidi" per "1 donna su 10". Mi si è gelato il sangue e allora sono andata a chiedere spiegazioni su come mai non mi era stato detto quando mi era stata prescritta la pillola. Ma non ho avuto "soddisfazione" in quanto la mia ginecologa negava che potesse essere effetto diretto perché sosteneva essere una pillola a basso dosaggio. Oggi che ho smesso da quattro anni di prendere la pillola, e dopo aver scoperto Cristo e averlo fatto entrare nella mia vita, sto benissimo e sono felice. Questi pensieri cattivi sono spariti del tutto e conduco una vita molto diversa rispetto a quando ero adolescente.
Sono fermamente contraria all'uso della pillola sia perché dopo la conversione sono contraria ai contraccettivi, sia perché non credo più che sia la risposta a tutti i problemi di salute di una donna come viene presentata. Hai tal problema, pillola. Hai l'altro problema, pillola. Qualunque problema, sempre e solo pillola, magico ritrovato moderno.
Ebbene, a seguito di una visita per un problema avuto il mese scorso alle ovaie la ginecologa che ho adesso a fine incontro non ha mancato di ricordarmi che esistono "cure" (se così vogliamo chiamarle, per non dire droghe o sperimentazioni) ormonali che alleviano i dolori e riducono a zero il rischio di rivivere episodi traumatici come uno che ho avuto il mese scorso. Le ho risposto con fermezza che non proverò nessun altro dosaggio e che non mi interessa "trovare la pillola adatta a me".
Sembra quasi di dover trovare il paio di jeans perfetto, che ti fa stare bene e ti fa sentire sicura di te in una menzogna fatta su misura. Una menzogna che promette due grandi cose che le donne moderne desiderano fortemente: 1. assenza di dolore 2. evitare le gravidanze indesiderate. Ma non sono forse proprio queste due cose a rendere una donna, donna? A fare di un essere umano, un'anima femmina capace di soffrire ed accompagnare la vita? Io sono stanca.
Ieri sera ero così arrabbiata e tutt'ora c'è in me il desiderio grande di urlare a tutte le ragazze che si trovano a prendere pillole per slogan, per finte promesse o per pura superficialità dei dottori, che prendere la pillola non risolverà niente. Che l'assenza di dolore fisico non significa libertà e che togliere il rischio della gravidanza ruba la percezione della maternità, che ci fa donne. Come è possibile che sia legalizzato un farmaco che "regolarizza" ormoni con effetti collaterali come "disturbi dell'umore" e "pensieri suicidi"? Quando è stato deciso che la liberalizzazione sessuale vale più delle donne stesse? La maggior parte delle ragazze che conosco prende o ha preso la pillola a seguito di una delle prime visite ginecologiche, prescritta così, subito, senza avvertimenti di nulla. Come se si volesse eliminare il problema della femminilità, del dolore, della sofferenza così intrinseca al nostro essere. Come se si volesse eliminare la possibilità della vita imprevista, nuova, donata. Le donne che prendono la pillola non sono sobrie, il loro essere sarà sempre alterato da ormoni che hanno preso il posto del ciclo mestruale vero e proprio, nonostante di fatto il "ciclo" sembri esserci in realtà è finzione e i dottori non lo dicono se non messi alle strette.
Ringrazio tanto Dio per avermi aperto gli occhi su tutto questo e solo ora mi rendo conto di quanto ero tra le carrube a cercare cibo da chi neanche vedeva in me un essere umano. Non so cosa fare di questa rabbia se non offrirla a Dio, che la prenda Lui e ne faccia ciò che vuole. Intanto ho scritto a voi dopo che ho scoperto che la mia storia è simile a tante altre che ho trovato in social di discussione dove le ragazze confidano i loro problemi.
Grazie se vorrete pubblicare questo mio grido di dolore e di speranza.
Giorgia
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Cara Giorgia,
grazie per averci scritto aprendo il tuo cuore con tanta sincerità e profondità. Le tue parole trasmettono un dolore reale, ma anche una consapevolezza preziosa che non può che nascere da una luce interiore, quella che il Signore ti ha donato e che, nonostante la fatica, continui a custodire.
Hai toccato un tema delicatissimo, che coinvolge non solo la salute fisica, ma anche la dignità della donna, la verità del corpo, la libertà autentica, e soprattutto il mistero della vita che ci è affidato. Il Signore ti ha aperto gli occhi per poter cogliere ciò che capito con tanta lucidità: la tentazione di "normalizzare" il corpo femminile secondo logiche funzionalistiche, in nome di un benessere che talvolta finisce per mascherare una profonda negazione dell'identità femminile.
Questo mi permette di fare una considerazione ulteriore. Il femminismo che oggi dilaga ha la stessa radice del maschilismo: l'uomo è superiore alla donna! Il maschilismo ne deduce che la donna va dominata, mentre il femminismo ne deduce che, se l'uomo è superiore alla donna, allora la donna per valere qualcosa in questo mondo deve comportarsi come gli uomini. Ecco perché i dogmi del femminismo sono che le donne devono lavorare per realizzarsi (imitando gli uomini) e non partorire (di nuovo imitando gli uomini, salvo poi pentirsi quando l'orologio biologico dice che tra poco non potranno più diventare mamme). Come vedi, lavorare per realizzarsi e non partorire o farlo il meno possibile è ormai un dogma accettato da tutti. Ecco quindi donne che rimandano matrimoni e figli il più possibile perché devono realizzarsi nel lavoro e pillole a gogo che vengono prescritte per non restare incinta. Così la femminilità è distrutta. E non trovi più una donna realizzata, se non le rare mamme di famiglie numerose. Certo affaticate, ma sempre felici. E in pace con la coscienza.
Ed hai ragione nel dire che il dolore e la maternità (in ogni loro forma, non solo biologica) sono parte della vocazione della donna. Non per punizione, ma per un dono misterioso: la capacità di generare, accogliere, custodire. Quando la medicina perde il senso di questo mistero e riduce tutto a un problema da eliminare, il rischio è grande: non si guarisce, si anestetizza.
La tua rabbia è giusta, ma ancora più prezioso è il tuo desiderio di offrirla a Dio. Non è uno sfogo sterile, è preghiera profonda. Il tuo grido può diventare voce per tante donne che magari non riescono ancora a dirlo, ma sentono che qualcosa non torna. Continua a parlare, con fermezza e rispetto, ma non aspettarti accoglienza nel mondo. A volte la testimonianza silenziosa vale più di tante parole sui social. Altrimenti crediamo allo Spirito Santo per finta. È Lui ad agire e convertire i cuori, non noi. Ovviamente a chi domanda ragione abbiamo il dovere di rispondere. A tutti gli altri no, anzi a volte è controproducente.
Ti porto nella mia personale preghiera di ogni giorno.
Lettere alla redazione: guarita da Cristo, non dagli psicologi
2025/05/20
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8166
LETTERE ALLA REDAZIONE: GUARITA DA CRISTO, NON DAGLI PSICOLOGI di Don Stefano Bimbi
Gentile redazione di BastaBugie,
apprezzo il vostro sito e vorrei condividere le cose che ho raccontato a un uditorio lontano da Dio e quindi ignorante dell'abc della salvezza. Ero a un corso universitario per docenti di sostegno, in un contesto in cui si parlava del trattamento del disturbo mentale solo in termini di scienze umane ed è per questo motivo che ho declinato le mie parole verso i fondamentali dell'annuncio cristiano. Il motivo che mi ha spinto a parlare di me è che sono proprio queste le occasioni che mi confermano l'utilità (oserei dire, "il privilegio") di avere una storia di sofferenza... cioè quando può essere a vantaggio dell'edificazione del Regno di Dio nei fratelli. Ecco dunque la mia storia.
Ho conosciuto l'abisso del disturbo mentale. Il disturbo ossessivo-compulsivo è un pozzo senza fondo che quanto più ti fa credere che ti stai tirando su tanto più ti tira giù. Per dieci anni la mia testa ha vissuto come in un film horror o uno stato anarchico, in cui a dettar legge erano: verso me stessa, l'autosabotaggio; verso gli altri, il senso di colpa; verso la realtà, una dispercezione senza quartiere. Per dieci anni sono entrata e uscita dalla psicoterapia, assunto farmaci, passato depressioni più o meno latenti in cui più tentavo di risolvere i miei pensieri più mi ci avvitavo dentro. "E se avessi ragione io e voi torto?" era questa la domanda che facevo sempre ai dottori ma non trovavo mai una certezza: questo mondo è diventato il regno del relativismo, in cui niente è sbagliato o tutto è giusto... Insomma, non c'era modo in cui io potessi provare la pace di una cosa semplice quanto dirimente: avere fiducia, conoscere la verità delle cose.
Mentre succedeva tutto questo, negli ultimi anni di questa storia, io ricominciavo ad entrare in una chiesa e inginocchiarmi davanti al crocifisso: io, da convinta comunista che ero dicevo robe del tipo: "se ci sei, boh, io ti prego...". Proprio così. Poi ricominciai ad andare a Messa la domenica. Cercavo disperatamente qualcuno di cui non potessi mettere in dubbio la parola, qualcuno decisamente fuori di me, più in alto di me. Fu allora, dalle tenebre della malattia, che è nato il mio desiderio di Dio. Perché vedete, è proprio come un incontro dove ci sono due persone che si vengono incontro e cominciano a conoscersi, ma qui è di più, perché l'incontro è tra una figlia ritrovata e suo padre, Dio Padre. Tra una sorella e suo fratello, Gesù Cristo. Durante la mia ultima depressione, la più profonda, avevo perso tutto e pensavo che sarebbe stato persino meglio farla finita: lì sentii che l'unica mia speranza era Dio, mi ci aggrappai con tutta me stessa. E sapete, a differenza di noi esseri umani, Lui non delude mai le speranze perché ha dato la sua vita per ognuno di noi. Così, il Signore mi ha salvato: Gesù mi ha, per così dire, "risorto". A novembre 2022 ho deciso di lasciare la psicoterapia e abbandonare i farmaci per sempre, spinta dalla risoluzione che dentro di me da allora in poi avrebbe parlato una sola persona: Gesù Cristo. Col tempo sono guarita per opera dell'adesione della mia volontà a Lui e il lavoro della sua vita divina in me: ho stabilito un rapporto sano con me stessa, con gli altri e con la realtà, perché vivo da figlia di Dio, ed è Lui la Verità. Anzi, più esattamente: la Via, la Verità e la Vita.
Ogni società che vuole fare a meno di Dio, ogni discorso che si fonda su principi solo umani, è fallimentare dall'inizio alla fine. Sperare di curare l'uomo con strumenti unicamente psicologici non solo è una strategia irrisoria, ma ingannevole. Questo perché l'uomo non è solo un animale razionale, come diceva Aristotele, ma è anche creato a immagine e somiglianza di Dio, come ci ricorda la Genesi. Ogni giorno ci vengono propinati slogan come "credi in te stesso", "ce la fai grazie alle tue capacità", ma sono tutte illusioni. Crediamo di vivere in un mondo più moderno, inclusivo e invece quando ci guardiamo attorno, cosa vediamo? Ansia, depressione, nevrosi, paure, disordini, perversioni, guerre. Una grande bugia! Tutti questi disagi, che chiamiamo le "malattie del secolo", hanno radici ben più profonde. E queste radici si trovano in tutto ciò che comporta la lontananza dell'uomo da Dio. Infatti se l'uomo non segue il sentiero della vera vita indicata da Dio, cioè la vita eterna che è lo stare in comunione con la Trinità, semplicemente muore. Io non sarei guarita senza la Parola di Dio, senza ricevere dentro di me il grande dono dell'Eucaristia che è la persona stessa di Gesù, senza lasciarmi lavare l'anima dai peccati nella Confessione, senza confermare in me la presenza dello Spirito Santo ricevuto nella Cresima. Soprattutto questo non sarebbe successo se non avessi deciso di fidarmi di Dio anche senza capire all'inizio, come un bimbo fa con i genitori perché sono i genitori e questo gli basta. Chi conosce il cuore dell'uomo se non colui che l'ha creato e può ricrearlo. Quel Gesù che ha assunto su di sé ogni dolore, ogni vizio nelle piaghe sulla croce, per redimerlo? È questa la buona notizia di ogni tempo.
Ecco qualche esempio di come, facendomi curare da Gesù, facendo entrare il suo modo di pensare praticamente e metodicamente nella mia psiche e nel mio essere, cioè vivendo e ragionando secondo Dio, riportando tutto a Lui, alcuni meccanismi si sono trasformati in una risorsa per me e il prossimo. L'allarmismo si è trasformato nella cura dell'altro, la cervelloticità nel discernimento, le paure nella pace di Cristo, il ritualismo fondato sull'insicurezza nel fondare la certezza in Dio mia roccia, il senso di colpa e il rimuginìo nella libertà di poter scrivere una storia sempre nuova da figlia del Risorto.
State certi che tutto l'uomo, corpo, mente, spirito e anima, può salvarsi solo trasformandosi nell'uomo nuovo che si è incarnato in Gesù Cristo. Alle scienze umane il grande compito di essere umile strumento del vero Medico. Così, il reale "progetto di vita" di ogni uomo è corrispondere all'immenso amore con cui Dio lo ha amato dall'eternità, ognuno nell'unicità della propria vocazione. Quale amore più grande di questo?
Elena Palazzi
RISPOSTA DEL SACERDOTE
Cara Elena,
grazie per la tua lunga e intensa testimonianza. L'ho letta con profonda gratitudine e commozione.
Nel tuo racconto vibra qualcosa che oggi, purtroppo, si sente sempre meno: una fede viva, vissuta nel concreto, provata nel dolore,
Hai ragione quando dici che la cultura contemporanea tenta di curare l'uomo partendo solo dall'uomo stesso. È una strategia cieca: non si può guarire davvero senza verità, e non esiste verità senza Dio. Le "malattie del secolo" non sono solo psicologiche o sociali, ma sono essenzialmente spirituali. Nascono da una frattura profonda: la separazione dell'uomo dal suo Creatore. Non è un caso se nel Medioevo non si ha notizia di un solo suicidio. Nemmeno uno. Eppure è la storia di mille anni, mentre oggi i suicidi sono una delle principali cause di morte tra i giovani.
La tua esperienza lo conferma: nessuna terapia può dare pace se manca il perdono dei peccati, nessun farmaco può guarire l'anima senza la Grazia di Dio. Questo, ovviamente, non è un disprezzo delle cure umane, che possono essere strumenti utili, ma la verità va detta: senza Cristo, ogni cura resta monca.
Tu non solo hai trovato la forza di alzarti dal fondo dell'abisso, ma hai lasciato che fosse Cristo stesso a farti "risorgere". E oggi testimoni, con parole forti e vere, che solo tornando a Dio l'uomo può tornare a essere se stesso.
Grazie per aver avuto il coraggio di parlare della tua storia anche in un contesto accademico, probabilmente ostile. È in questi luoghi che serve la voce dei figli di Dio, non per giudicare, ma per testimoniare.
La tua lettera è già apostolato. È già annuncio. Ed è anche profezia, perché grida quello che il mondo non vuole più sentire: che c'è salvezza, e si chiama Gesù Cristo.
Continua così. Non smettere mai di parlare, di scrivere, di portare la tua esperienza. Perché la verità che hai incontrato, e che ti ha guarita, è quella che può liberare tanti.
Lettere alla redazione: le polemiche di Sanremo 2025
2025/02/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8080
LETTERE ALLA REDAZIONE: LE POLEMICHE DI SANREMO 2025 di Giano Colli
Egregio Direttore di BastaBugie,
siete un faro nella tempesta e vi ringrazio quindi per il vostro stupendo sito che leggo volentieri da molti anni.
Le scrivo per condividere alcune perplessità sul recente Festival di Sanremo. Inizio con il sottolineare la crescente esposizione mediatica di Papa Francesco, che ha raggiunto livelli che ritengo poco opportuni per la figura del Pontefice. L'ultimo episodio è accaduto proprio a Sanremo. Il conduttore ha trasmesso durante la prima serata del Festival, non si sa se con il permesso o meno del Papa, un suo videomessaggio che ha suscitato in me e in molti fedeli non poca perplessità. La presenza del Papa in un contesto del genere, spesso caratterizzato da spettacolarizzazione e polemiche di dubbio gusto, rischia di banalizzare il suo messaggio e di svilirne la portata spirituale.
Questa tendenza all'eccessiva presenza nei media è apparsa evidente anche poche settimane fa con l'intervista concessa a Fabio Fazio, che, al di là dei contenuti, ha alimentato un'immagine più mondana che pastorale del Santo Padre. Mi chiedo se tutto questo non sia un segno di un cambiamento comunicativo che rischia di allontanarsi dalla sobrietà e dall'autorevolezza tipica della Chiesa.
Un altro tema che mi ha colpito è stata l'intervista al calciatore Edoardo Bove, in cui si è parlato della sua miocardite, ma senza accennare minimamente a un possibile legame con la vaccinazione anti-Covid. Mi chiedo se sia stata una dimenticanza o una scelta deliberata, e in tal caso, con quale finalità.
Chiedo questo perché già nel primo anno di vaccinazione di massa si era riscontrato un aumento dei casi di miocardite giovanile e negli atleti con morti improvvise tra i calciatori superiori alla media: le morti improvvise segnalate nei giocatori di calcio dalla FIFA erano state 31 nel 2021 mentre la media degli anni precedenti 2009-2020 era stata 7 all'anno, con un aumento di oltre il 400%. Addirittura in questa settimana, come riportato dalla Bussola Quotidiana, il tribunale del lavoro di Reggio Emilia ha accolto la richiesta di un invalido da vaccino che si batte per il risarcimento. La cosa bella è che invece di citare in giudizio l'Asl, ha chiamato in causa direttamente il Ministero della Salute e Aifa. Il processo non potrà ignorare il nesso di causa già accertato nel suo caso.
Infine, vorrei chiederle un suo parere sulla polemica legata alla maglietta indossata da Johnson Righeira sul palco dell'Ariston quando ha cantato, nella serata dedicata alle cover, il suo successo del 1985 "L'estate sta finendo". Il cantante ha espresso il suo disappunto per essere stato costretto a indossare la maglietta al rovescio durante l'esibizione, a causa della scritta "Se ti conosci ti eviti" presente sul capo. Righeira ha sottolineato che la maglietta era una sua creazione personale, non associata a marchi noti visto che la Rai ha sostenuto che doveva prevenire la promozione non autorizzata di marchi durante le esibizioni del Festival.
Grazie ancora per quello che fate per la diffusione della verità, "merce" assai preziosa nel mondo di oggi.
Sergio
RISPOSTA DEL DIRETTORE
Caro Sergio,
ti ringrazio per la tua lettera, perché tocca punti che credo vadano affrontati con grande serietà.
Sono d'accordo con te: vedere il Papa "ospite" del Festival di Sanremo ha lasciato un senso di stonatura. Tralasciando di commentare i contenuti del messaggio, va evidenziato che l'averlo inserito in un contesto come quello dell'Ariston, tra polemiche, canzonette e provocazioni di ogni genere, anche se il Pontefice avesse detto le cose più belle del mondo con inviti alla conversione e ribadendo la morale cattolica, questo avrebbe comunque banalizzato la figura del Papa. Un intervento del genere riduce il successore di Pietro a un testimonial, e questo non può che preoccupare.
Anche la terza intervista concessa a Fazio poche settimane fa va nella stessa direzione: un Pontefice che ormai sembra sempre più una figura televisiva che spirituale. Non che il Papa debba essere distante dalla gente, ma c'è una differenza tra avvicinarsi e lasciarsi inglobare nella macchina dello spettacolo. E mi chiedo: questa sovraesposizione aiuta davvero la Chiesa o la rende sempre più simile a un'istituzione terrena, priva della sua dimensione trascendente?
Sul caso Bove, la tua osservazione è più che lecita, ma non tiene conto di alcuni fattori. Innanzitutto non possiamo sapere se nel suo caso ci fosse correlazione tra la vaccinazione anticovid e il suo malore. Anzi non mi risulta nemmeno che ci sia una dichiarazione ufficiale del giocatore della Fiorentina in merito alla sua vaccinazione, ma magari mi è sfuggita. In ogni caso, a prescindere dal suo caso, è innegabile che la Rai, come del resto tutta l'informazione mainstream, abbia volutamente ignorato a quel tempo, e continui a ignorare ancora oggi, quello che ormai è evidente di tutta la pessima gestione della cosiddetta pandemia. Abbiamo per questo pubblicato il primo, e per ora ultimo, libro di BastaBugie che riporta in oltre cinquecento pagine gli articoli che abbiamo pubblicato in quegli anni. Significativamente il titolo del libro è "Ci hanno preso per il Covid". Non è quindi per nulla strano che in un'intervista sul palco dell'Ariston si sia evitato del tutto il tema della correlazione con il vaccino Covid per non mettere in discussione le scelte fatte negli ultimi anni, ma si sia preferito sottolineare l'importanza della rapidità dei soccorsi al giocatore che si è accasciato sul campo di gioco.
Per quanto riguarda infine la polemica sulla maglietta di Johnson Righeira, non entrerò nella sterile polemica tra il cantante, residuo dell'ormai disciolto duo che ebbe successo per poco tempo negli anni '80, e la Rai che censura inutilmente una innocua frase scritta su una maglietta.
Ti confesserò invece che a me questa frase è piaciuta e semmai vorrei commentarla come fosse la cosa più seria del Festival, che peraltro non né visto, né sentito alcuna canzone.
La frase "Se ti conosci, ti eviti" mi sembra che rappresenti un gioco di parole ironico e paradossale, che ribalta il luogo comune secondo cui la conoscenza di sé sia un percorso sempre positivo e arricchente. Il suo significato, per quanto umoristico, apre a riflessioni più profonde sulla natura dell'introspezione e sulle possibili conseguenze di un'autoanalisi troppo accurata di una psicologia che pretenda di risolvere tutti i problemi delle persone.
La conoscenza di sé, esaltata nella famosa incisione sul tempio di Apollo a Delfi, è spesso presentata come necessaria per raggiungere una vita più autentica e serena. Tuttavia, la frase del Righeira suggerisce che scavare troppo a fondo nella propria psiche possa portare a scoperte scomode, al punto da voler evitare la propria stessa compagnia. Infatti l'introspezione psicologica non è sempre un processo piacevole. Guardarsi dentro con sincerità significa anche affrontare i propri difetti, le contraddizioni, i fallimenti e le insicurezze. Da questo punto di vista, la frase censurata a Sanremo "Se ti conosci, ti eviti" suggerisce che, una volta compreso davvero chi siamo, potremmo non essere del tutto soddisfatti di ciò che scopriamo. Questo accade perché spesso ci costruiamo un'immagine idealizzata di noi stessi, filtrata dal desiderio di apparire migliori di quanto siamo. Tuttavia, tolto il velo dell'illusione, il confronto con la realtà potrebbe portarci a un senso di disagio o di autocritica eccessiva, spingendoci a prendere le distanze da noi stessi.
Al di là di queste riflessioni, la frase funziona anche come una battuta irriverente sulla tendenza umana a prendersi troppo sul serio. L'introspezione psicologica può diventare un esercizio sterile di autocommiserazione o un viaggio senza fine nel labirinto dei propri pensieri. L'umorismo dissacrante della frase invita a ridere di sé e a non perdersi troppo sul serio. Questo potrebbe aiutare a non cadere nell'ossessione moderna di ricorrere allo psicologo per qualunque problema senza andare alla radice vera dei nostri problemi che sono invece di origine religiosa e spirituale (come abbiamo sottolineato in recenti articoli rilanciati sul nostro sito: qui e qui). Per questi problemi occorre invece un buon cammino nella vita di fede e un padre spirituale di provata fede cattolica che sia anche un uomo di preghiera.
In conclusione non posso che confermare come giusta la mia decisione di non guardare nemmeno quest'anno il Festival di Sanremo. Come BastaBugie ci siamo solo permessi di ricordare che esattamente dieci anni fa c'era lo stesso conduttore di quest'anno, il toscano Carlo Conti, il quale fece almeno una cosa buona con l'intervista alla famiglia più numerosa d'Italia: i cattolici Anania con i loro sedici figli.
Lettere alla redazione: faccio peccato a cliccare su "accetta"?
2024/12/31
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8032
LETTERE ALLA REDAZIONE: FACCIO PECCATO A CLICCARE SU ''ACCETTA''? di Giano Colli
Cari amici di BastaBugie,
vi ringrazio per il vostro sito, costantemente aggiornato, che seguo da anni.
Ho un problema molto serio che ha sconvolto profondamente la mia vita spirituale, facendomi sentire fuori dalla volontà di Dio. Essere fuori dalla volontà di Dio è, in un certo senso, già un'anticipazione dell'inferno.
Recentemente, su YouTube, mi sono trovato nella condizione di dover accettare i termini per consentire la pubblicità sul mio canale, pena il blocco del profilo. Ho dato il consenso, ma ora sono tormentato da un dubbio morale. Non c'era un'opzione che mi permettesse di escludere pubblicità contrarie alla dottrina cattolica; le opzioni disponibili riguardavano, per esempio, pubblicità che tutelassero gli animali, ma non specificamente i valori cattolici. Mi chiedo quindi: accettando, ho implicitamente dato il consenso anche a pubblicità immorali? Davanti a Dio, può essere considerato un assenso a contenuti contrari alla morale? So che non si può mai approvare ciò che è immorale, al massimo tollerarlo, ma solo in presenza di motivazioni gravi e proporzionate, e con la speranza ragionevole di non commettere peccato. In mancanza di queste condizioni, ciò che è immorale dovrebbe essere fermato, anche ricorrendo a mezzi più incisivi, se necessario.
Un altro dubbio morale che mi assilla riguarda il momento in cui si clicca "accetta" su informative, contratti o regolamenti online senza leggerli attentamente o senza comprenderli appieno. Potrebbe succedere, per esempio, che accettando i termini di un sito, si approvino clausole che richiedono comportamenti contrari alla fede, come l'impegno a non discriminare in base a religione o genere, dove per "genere" potrebbero intendersi pratiche contrarie alla morale cattolica. Mi chiedo: cliccare "accetta" in queste circostanze, senza verificare, costituisce un peccato? Anche solo per inviare questa lettera mi viene chiesto di autorizzare il trattamento dei miei dati personali, e mi domando se questo possa comportare responsabilità morali che ignoro.
Grazie per il lavoro che fate in difesa della Fede cattolica.
Tiziano
RISPOSTA DEL DIRETTORE
Caro Tiziano,
il tuo messaggio esprime una profonda sofferenza interiore e un sincero desiderio di vivere in armonia con la volontà di Dio. Voglio rassicurarti: Dio vede il cuore e conosce le tue intenzioni. Egli è misericordioso e non ti condannerà per situazioni che sfuggono al tuo controllo o per errori non intenzionali. Vorrei offrirti alcune riflessioni e consigli per aiutarti a trovare pace.
Il fatto che ti preoccupi così intensamente di seguire la volontà di Dio dimostra il tuo amore per Lui. La confusione e l'angoscia che provi non sono segni di condanna, ma piuttosto un invito a confidare di più nella misericordia divina.
Quando firmiamo qualcosa senza conoscere tutti i dettagli o quando accettiamo condizioni senza capire completamente il loro contenuto, non possiamo essere moralmente responsabili per ciò che non comprendiamo o non possiamo controllare. Perché ci sia un peccato mortale sono necessari la piena consapevolezza e il pieno consenso. Se tu non intendevi approvare contenuti immorali o azioni contrarie alla fede, Dio non ti riterrà responsabile per cose che sono al di fuori della tua volontà e, francamente, della tua portata, come quella della maggior parte delle persone.
In molte situazioni della vita moderna, siamo chiamati a tollerare situazioni imperfette perché non abbiamo il controllo completo. La tolleranza non è approvazione. Per esempio, il fatto che YouTube possa inserire pubblicità inappropriate sul tuo canale non significa che tu le approvi moralmente. Hai fatto il possibile per fare una scelta prudente, ma il contesto tecnologico non ti ha permesso di specificare ulteriormente. Questo non è peccato. Cerca sempre di agire con retta intenzione e, quando possibile, fai scelte che riflettano i tuoi valori cristiani, ma non temere ciò che sfugge al tuo controllo.
Oggi siamo costretti spesso a cliccare "accetta" per utilizzare strumenti e servizi essenziali. È una necessità pratica e non implica necessariamente un'associazione morale con ogni singola clausola. Se hai ragionevoli motivi per credere che stai agendo per una causa proporzionata e non hai intenzione di approvare il male, non c'è peccato. In caso di dubbio su una questione specifica, puoi sempre chiedere consiglio a un sacerdote.
La vita di fede non è un cammino privo di ostacoli o dubbi, ma il nostro Signore ci accompagna sempre. Se senti di aver peccato o sei tormentato dal dubbio, rivolgiti al sacramento della Confessione per ricevere grazia e chiarezza. Ma ricorda che Dio non è un giudice severo pronto a condannarti per ogni minima incertezza: è un Padre amorevole che desidera la tua salvezza.
Ti incoraggio a pregare con queste parole o con altre simili: "Signore, vedi il mio cuore e conosci il mio desiderio di seguirti. Ti affido le mie paure e le mie incertezze. Aiutami a discernere ciò che è giusto e dammi la pace nel sapere che Tu sei con me, anche nelle mie debolezze. Confido nella Tua misericordia e nel Tuo amore infinito. Amen."
Se hai bisogno di ulteriore conforto o vuoi discutere più approfonditamente di queste preoccupazioni, non esitare a cercare il supporto di un qualunque sacerdote o, meglio, rivolgiti al tuo padre spirituale che sicuramente ti conosce bene.
Lettere alla redazione: è giusto battezzare i figli dei conviventi?
2023/10/18
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1599
LETTERE ALLA REDAZIONE: E' GIUSTO BATTEZZARE I FIGLI DEI CONVIVENTI? di Giano Colli
Gentile redazione di BastaBugie,
ho letto con attenzione l'articolo sullo sposarsi in chiesa secondo il Papa.
Forse non c'entra granché, ma mi chiedo se sia giusto che le coppie che convivono senza essere sposate possano fare battezzare i loro figli?
Renata
Cara Renata,
il problema da te posto potrebbe essere così enunciato: nel caso in cui i genitori non abbiano una vita di fede vissuta (o addirittura in palese contrasto come nel caso di una convivenza) è giusto dare il battesimo ai figli? Ho ben presente infatti il caso di alcuni sacerdoti che hanno rifiutato (come vedremo: ingiustamente) il battesimo a figli di genitori in situazione irregolare di matrimonio.
Il cardinale Biffi una volta disse che nella preparazione dei genitori al battesimo ci si accorge quanto non gli interessa nulla.
Adesso si fa la preparazione al battesimo, ma prima no. Si telefonava al parroco e si diceva "domenica alle tre si viene a battezzare il figlio, va bene?" come si vede ad esempio nei film di don Camillo (anche se lì il problema era che Peppone voleva dare nome Lenin al figlio...). Ora invece si fa, giustamente, la preparazione.
Il Cardinal Biffi, da parroco, preparava il gruppo dei genitori tutti insieme. Iniziava facendo notare che nella prima domanda del rito si domanda: "cosa chiedete alla Chiesa?".
Il Cardinal Biffi faceva notare: "Vedete siete voi a chiederlo, non è la Chiesa che ve lo impone". Un signore ad alta voce fa: "veramente io non vorrei chiederlo, ma lo faccio per accontentare mia moglie che è tre mesi che mi fa un capo così".
Allora il Cardinale lo prende da parte dopo l'incontro e gli dice: "Guardi che se lei non lo chiede io non posso dare il battesimo a suo figlio, del resto è lei il capofamiglia" (non era vero perché basta anche uno solo dei genitori, ma il Cardinale ha fatto il furbetto). Allora l'uomo risponde: "E io cosa vado a dire a casa a mia moglie?". E il Cardinale: "Beh, ognuno ha i suoi problemi, io di dover parlare con lei e lei di dover parlare con sua moglie".
Il giorno dopo arriva tutta arrabbiata la moglie: "Reverendo, lei in cinque minuti mi ha distrutto il lavoro di tre mesi". Ma il Cardinale non ha ceduto nemmeno con lei. Qualche settimana dopo arriva il marito e dice: "Adesso ho capito l'importanza del battesimo e lo chiedo per mio figlio...". La forza delle donne...
Purtroppo sta avvenendo qua e là che si chiedano condizioni gravose per dare i sacramenti. Alcuni sacerdoti non danno il battesimo ai genitori divorziati o che non praticano. Ma questo distruggerebbe la Chiesa. E' un rigorismo pericoloso. Se si dicesse "Se non vieni alla Messa non posso darti i sacramenti" ad esempio del battesimo del figlio oppure della cresima all'adolescente. La gente ci vedrebbe dei ricattatori e si allontanerebbe dai sacramenti per colpa nostra...
Per ricevere il battesimo sono necessarie solo due condizioni:
1) la richiesta di uno o entrambi i genitori (bisogna sempre rispettare la volontà dei genitori);
2) che i genitori si impegnino a proseguire la sua formazione cristiana (che poi in concreto è quello di mandarlo a catechismo).
Se ci sono queste due condizioni non si può negare a un bambino la grazia del battesimo perché i genitori non sono perfetti cristiani (poi bisognerebbe chiedere chi può vantarsi di essere perfetto di fronte a Dio...).
A questo punto uno si potrebbe chiedere perché non dare allora la comunione a chi convive o ai divorziati risposati. Non sarebbe forse anche in questo caso un rigorismo esagerato non dargliela? In realtà non è così. Secondo la parola di San Paolo chi mangia il Corpo di Cristo in stato di peccato mortale, mangia la propria condanna a morte. Ecco perché la Chiesa non da la comunione ai conviventi, agli sposati solo con il rito civile o ai divorziati risposati. Non la da perché ha di mira la salvezza di quelle anime. E, nel caso del battesimo, è sempre la salvezza dell'anima del bambino che spinge la Chiesa a dare il battesimo anche ai figli di coloro i quali non possono ricevere la comunione. In entrambi i casi la Chiesa ha sempre lo stesso scopo: la salvezza delle anime.
Lettere alla redazione: ma in che mondo viviamo?
2023/09/06
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7526
LETTERE ALLA REDAZIONE: IN CHE MONDO VIVIAMO? di Giano Colli
Cari amici di BastaBugie,
Vi scrivo per condividere una cosa successa in questa estate, vissuta come spettatrice incredula.
Sono sposata, non ho figli, non ho animali che li sostituiscono. La cosa la vivo non senza sofferenze, ma non mi piango addosso e accetto la volontà di Dio, il Progetto che Lui ha per me e mio marito. Come dice Chesterton "la misura di ogni felicità, è la riconoscenza", cioè ricordare quello che già abbiamo ed io ho tanti aiuti: la Fede, il mio padre spirituale, amici "in cammino" con noi che ci sostengono e confortano con la presenza. Con loro chiacchieri, ti confronti, ti scontri, provi insieme a seguire la retta via per raggiungere la Meta, l'unica Meta per noi cristiani, il Paradiso! Ti alterni nelle difficoltà, per fare da traino gli uni agli altri. Sono convinta che gli amici vanno scelti e scelti bene. Una volta si chiamavano "le sante amicizie".
Quando arriva un annuncio di gravidanza (e in questi anni sono stati tanti) non ho mai provato invidia, lo dico sinceramente, ho sempre provato gioia per chi ce lo comunicava. Certo ci pensi, fai un bel respiro, sorridi anche se non è facilissimo, ma una nuova vita non può che essere una cosa bella, un miracolo che il Signore regala ai genitori, e questa gioia immensa supera anche la tua sofferenza!
Qualche settimana fa in chiesa mi si è avvicinata una ragazza single, che conosco di vista, e chiacchierando del più e del meno mi ha detto che era incinta e che sarebbe stata una mamma sola, era ricorsa alla inseminazione artificiale perché il suo sogno era sempre stato quello di essere madre, lei ha sempre voluto essere madre. Il mio sorriso, mentre parlava, è scomparso, mi sono retta fisicamente alla panca, meno male c'era, sono rimasta senza fiato. Non ho provato gioia, ho balbettato qualcosa, non ricordo nemmeno cosa da come stavo, avevo solo voglia di piangere.
Mi chiedo se esista al mondo una donna che non voglia essere madre. Da piccole teniamo in braccio bambolotti, li culliamo, gli diamo il biberon, li vestiamo e li svestiamo per poi ricominciare. E sono convinta che anche quelle che ti dicono, ora che ormai è troppo tardi, che va bene così, hanno in cuor loro una profonda ferita che sanguina e l'unica consolazione che hanno è solo dire che va bene così.
Ma questo che ho raccontato non è il primo episodio in tema di fecondazione perché in questi anni ne ho viste di tutti i colori.
Il primo tanto tempo fa. Erano venuti a farci dei lavori a casa e parlando di figli l'operaio disse con naturalezza che lui e sua moglie erano ricorsi alla fivet. Lo guardai pensando fosse la sigla di una federazione sportiva: Federazione Italiana... Mio marito, assistendo alla scena e vedendo la mia faccia perplessa, mi fece la triste traduzione riportandomi alla realtà. Quest'operaio ribadì che sua moglie voleva un figlio a tutti i costi e non sarebbero ricorsi all'adozione perché lei voleva un figlio suo. Anche lì rimasi muta. Cosa strana per me, ve lo garantisco.
Poi due casi di donne, di due città diverse, felicemente sposate da tanti anni con i rispettivi mariti, che hanno fatto l'inseminazione artificiale su suggerimento di sacerdoti che dicevano che si può fare: la Chiesa la fecondazione omologa la permette! Ovviamente sappiamo bene che non è così e non nego che oltre al silenzio improvviso, mi sono cascate le braccia e forse anche qualcos'altro.
Altro caso che ho visto davanti a me: una studentessa fuori sede, laureata in una nuova città, trovato lavoro in questa nuova città, e poi "sposata" con la sua "compagna" e via... inseminazione all'estero con sperma di donatore e ovulo della "compagna". Una dona l'ovulo, l'altra tiene in grembo il bambino per... essere madri entrambe!? Poi mi hanno detto che la bambina, una volta nata, non ha mai voluto attaccarsi al seno di chi l'ha partorita. L'esclamazione molto chiara di mio marito sul perché della cosa è stata che il bambino non ci capiva più un... diciamo che ha sottolineato che il neonato era "confuso" dalla situazione.
Ogni volta stessa reazione di silenzio e vuoto interiore: io, io, io... voglio, voglio, voglio... io voglio! io voglio! io voglio! Prima di tutto viene il mio benessere, la mia felicità, la croce si allontana, non si abbraccia! E anche quando fai questi discorsi sulla croce ti rispondono che il Signore ci ha fatti per essere felici e non tristi. Di sicuro, ma non si può usare ogni mezzo per raggiungere la felicità, non fosse altro perché quella raggiunta contro la morale non è la vera felicità!
Ma il Mondo dice diverso e allora si usano tutti i mezzi che "la scienza ci regala", siamo avanti noi! "Sì, ma avanti verso il baratro" diceva il mio padre spirituale. Vere e proprie scorciatoie per la felicità: una volta ottenuto il giochino lo metti da parte, lo schiaffi a scuola tutta la settimana dalle 8 alle 16, poi tutti i pomeriggi gli programmi un'attività, a casa gli accendi la tv, così è una presenza innocua e il sabato in pizzeria gli dai il cellulare in mano, se ne sta catatonico e inebetito nel suo mondo consentendo ai genitori (finalmente, poverini) di fare due chiacchiere in santa pace! Quando sarà grande, tipo sei o sette anni, glielo compri, ovvio, almeno sarà autonomo per tante cose, a cominciare dalla pornografia a portata di mano.
I bambini che frequento non hanno i cellulari, non guardano la tv. Una persona, sapendo di farmi male e per non darmi soddisfazione, li ha definiti "disadattati" perché fuori dal mondo. Le ho risposto che ce ne fossero di bambini disadattati come loro, intelligenti, svegli, reattivi, socievoli, affettuosi, vivaci, sensibili, in una parola... vivi. I nostri amici hanno creato una scuola per i loro figli, facendo tanti sacrifici, per sottrarli alla logica del mondo! Visto come vanno velocemente le cose tra aborto, inseminazione artificiale, eutanasia, penso che io e i miei amici senza figli o quelli single dovremmo seriamente pensare al nostro futuro per evitare che qualcuno ci elimini considerandoci pesi inutili.
Chiedo scusa per questa lunga lettera, infarcita di cose che mi stanno a cuore. È che sono stanca di essere quella "fuori posto" e "non al passo coi tempi"! Non mi pesa essere fuori dagli schemi altrui, è che veramente ti viene da pensare che al peggio non ci sia mai fine! Non posso ovviamente chiedervi di suggerirmi, cari amici di BastaBugie, quale debba essere la mia reazione su questi temi. Ma mi è venuto il dubbio ogni volta che sto zitta - anche se urlo dentro, ve lo garantisco, e sono cose irripetibili - che io commetta un'omissione con il mio silenzio.
Vi saluto e vi ringrazio di cuore,
LP (Lettrice Perplessa)
RISPOSTA DEL DIRETTORE DI BASTABUGIE
Cara Lettrice Perplessa,
la situazione che hai descritto è purtroppo quella che viviamo tutti noi. Siamo immersi in un mondo che sentiamo non essere più il nostro mondo, anche se mi chiedo se sia mai esistito un mondo adatto per i cristiani. Anche San Benedetto si poneva le stesse domande e per seguire Dio si allontanò dalle città che allora non davano la possibilità di vivere cristianamente. E così fondò i monasteri. Che hanno fondato l'Europa (di cui giustamente è il patrono principale). Certo il medioevo aveva almeno alcune certezze che la modernità ha spazzato via. Non per questo migliorata la situazione, anzi la realtà mette in luce, giorno dopo giorno, le nefandezze dell'animo umano quando questo abbandona Dio. Ma non un Dio generico, bensì il Dio incarnato, l'unico e vero Dio. E quando si abbandona Dio, segue sempre il tentativo di cancellare la sua Legge scritta nel nostro cuore: la legge morale naturale. La Chiesa ha garantito per secoli la sua applicazione e gridava ogni volta che questa veniva violata. L'ultimo tentativo di farla valere è stato quando Papa Benedetto XVI ha ricordato i principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di educazione. Il Mondo non lo ha ascoltato, ma ha anzi accelerato in senso contrario e purtroppo oggi tanti uomini di Chiesa, forse per risultare al passo coi tempi o forse per comodità, si sono accodati all'andazzo. Non tutti, certo. Forse il tuo padre spirituale è un esempio di sacerdote di oggi che non cede alla logica del Mondo.
Cosa dire? C'è molto da fare, a cominciare dall'ambito culturale. È quello che, nel nostro piccolo, tentiamo di fare con BastaBugie e tutte le iniziative analoghe. Ad esempio salutiamo con simpatia e approvazione la nascita a ottobre di una nuova rivista cartacea che si chiamerà "La Bussola mensile". Crediamo che vada sostenuta perché l'apologetica cattolica sia rilanciata e studiata. Per fare l'abbonamento, clicca qui!
Ognuno nel suo posto di combattimento, con le armi della Fede, difendiamo il punto di vista cattolico. Tu ci chiedi quale deve essere la nostra reazione di fronte al male che avanza. Parlare o tacere? San Paolo, che delle armi della Fede era esperto, dice di parlare quando è opportuno, ma anche quando non è opportuno.
Lettere alla redazione: che Hitler fosse un animalista può piacere o non piacere, ma è confermato dal fatto che con una delle sue prime legg
2023/08/29
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1932
LETTERE ALLA REDAZIONE: CHE HITLER FOSSE UN ANIMALISTA PUO' PIACERE O NON PIACERE, MA E' CONFERMATO DAL FATTO CHE CON UNA DELLE SUE PRIME LEGGI ABBIA PROIBITO LA VIVISEZIONE SUGLI ANIMALI
Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna invece che ''si possono amare gli animali, ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone''
di Giano Colli
Cari signori di BastaBugie,
sono offesa dall'articolo da Voi proposto sul tema dei diritti degli animali, in cui paragonate, di fatto, Hitler ed i nazisti a chi difende i diritti degli animali.
Mi dispiace questa caduta di stile da parte Vostra, a fronte del fatto che spesso ho attinto informazioni dal Vostro sito.
Sono profondamente protezionista e difendo i diritti degli animali. Analogamente a questa posizione, sono sempre stata dalla parte dei deboli, di coloro cioè che non possono difendersi, bambini, vecchi e ammalati. Al contrario, sono stata spesso testimone di persone cattolicissime e cristianissime che disprezzavano le persone amanti degli animali, adducendo ragioni di tutela degli uomini, anziché degli animali, e poi le stesse dimostravano di essere le più grette e meno sensibili nei confronti delle persone.
Trovo quindi assolutamente fuori luogo il paragone che avvicina Hitler agli animalisti, anzi mi fa anche un po' schifo, tanto che non credo che attingerò più dai Vostri articoli.
Giulia
Cara Giulia,
rispondo volentieri alla sua mail nella quale contesta vivacemente l'articolo da noi pubblicato sul n. 209 di BastaBugie dal titolo "Animalismo trionfante: secondo il tribunale di Milano i diritti dei gatti sono superiori a quelli degli uomini".
La sua mail non tocca minimamente nessun argomento trattato nell'articolo in questione e quindi pare opportuno tenere fuori dalla polemica chi ha scritto quell'articolo.
Per quanto riguarda invece il sottotitolo, la sua affermazione "Trovo... assolutamente fuori luogo il paragone... che avvicina Hitler agli animalisti, anzi mi fa anche un po' schifo" ci lascia francamente perplessi: Hitler era davvero un animalista e a prova di ciò basti citare la legge a cui appropriatamente si fa riferimento nel sottotitolo. Può piacere o non piacere, ma, ripetiamo, Hitler era un animalista e una delle prime leggi approvate da Hitler proibiva la vivisezione sugli animali. Questo è un fatto e contro un fatto non si può discutere (a meno che non si provi che non è vero, ma lei questo non può farlo; può piacerle o no, ma questo è un fatto incontestabile).
Far derivare da questo fatto incontestabile (e incontestato) la conseguenza che "non credo che attingerò più dai Vostri articoli" ci sembra francamente eccessivo.
In ogni caso confermo che, a parer mio, l'ideologia animalista sta permeando sempre più la società e ciò è dovuto anche alla massiccia campagna per i presunti diritti degli animali sui mezzi di comunicazione di massa. Ad esempio è frequente trovare nei tg un servizio che parli di cura degli animali o di ingiusti maltrattamenti. E' talmente assillante che ormai pare quasi introdotto un nuovo genere di peccato: l'abbandono degli animali. Vorrei ricordare che abbandonare un animale, invece, non è un peccato. Può essere una cosa non bella, ma non è un peccato. Semmai abbandonare un anziano è un peccato, però di questo raramente parlano i tg, per cui, sono certo, alla frase "abbandonare un animale non è un peccato" si troverebbero molte persone indignate. Eppure basterebbe ricordar loro che decidere cosa è peccato non è compito della televisione, ma di Dio.
Sempre nei succitati servizi televisivi capita spesso che per descrivere i maltrattamenti sugli animali si arrivi a dire "animali trattati in modo disumano". Ora mi pare evidente che l'espressione riveli che esiste una gerarchia nella natura umana che prevede che l'uomo sia superiore agli animali. E ciò è confermato dall'altra espressione usata quando invece sono maltrattati degli uomini, si dice infatti "uomini trattati come bestie".
Infine, per quanto riguarda i suoi riferimenti a persone "cattolicissime e cristianissime" che lei critica come "grette e meno sensibili nei confronti delle persone" le riporto qui sotto le citazioni del Catechismo della Chiesa Cattolica con cui lei, con più verità, potrà valutare la cattolicità delle persone che incontra (e, se vuole, anche la sua aderenza a quanto insegna la Chiesa); ecco dunque le citazioni tratte dal Catechismo:
2416 Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d'Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali.
2417 Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l'uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane.
2418 È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. È pure indegno dell'uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone.
Francamente, come sempre, la posizione della Chiesa mi pare equilibrata e secondo verità. E profondamente contraria alle ideologie del mondo che si rivelano, al contrario, fortemente disumane.
Lettere alla redazione: sesso orale e anale sono illeciti anche tra coniugi
2023/08/16
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3316
LETTERE ALLA REDAZIONE: SESSO ORALE E ANALE SONO ILLECITI ANCHE TRA CONIUGI
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che gli sposi sono chiamati a vivere la castità coniugale
di Giano Colli
Spettabile redazione di BastaBugie,
ho letto il vostro articolo sul vescovo spagnolo che avrebbe detto che il sesso orale non è peccato (cf. BastaBugie n. 341 del 21 marzo 2014). In relazione a questo vorrei precisare che è evidente che la notizia diffusa dai media circa i rapporti orali sia una "bufala", ma nel contempo sull'argomento bisogna fare chiarezza.
I rapporti sessuali fra marito e moglie sono sacrosanti, voluti e benedetti da Dio. Ed hanno, come è noto, una doppia valenza: procreativa e unitiva. In questo ambito il sesso è l'atto finale fra coniugi che si amano completamente. Ed è sbagliato pensare che alcuni atti siano peccaminosi. Non lo sono affatto. Fanno parte dei giochi e delle effusioni che marito e moglie si scambiano.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica non condanna nulla, è tutto lecito e sono inseriti nell'erotismo indispensabile ed auspicato dalla Chiesa Cattolica. Infatti il catechismo dice: "La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento" (n° 2360). E inoltre: "Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi. La sessualità è sorgente di gioia e di piacere: il Creatore stesso ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro" (n° 2362).
Quindi, concludendo, qualsiasi tipo di rapporti compresi quelli orali, anali, ecc. sono nella logica del piacere gioioso fra i coniugi consenzienti. L'unica "avvertenza" è che l'eiaculazione a seguito dell'orgasmo debba avvenire naturalmente in vagina.
Cordiali saluti.
Bernardo
Caro Bernardo,
certamente gli atti sessuali tra coniugi (incluso il piacere che ne deriva) sono cosa buona, come testimoniano le citazioni da lei fatte. Ma le conclusioni che lei fa discendere dal catechismo mi sembrano francamente non appropriate.
Infatti al n° 2349 del Catechismo della Chiesa Cattolica si dice che "Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale". E' quindi sbagliato concludere che una volta sposati nessun atto sessuale possa essere considerato peccaminoso.
Evidentemente la castità matrimoniale invita alla purezza nei rapporti tra coniugi. La purezza matrimoniale si esprime quindi nel non usare la sessualità al di fuori dello scopo unitivo e procreativo. Affinché l'atto sia secondo natura devono essere presenti entrambi gli scopi. Come dice infatti il catechismo al n° 2366 "qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sé alla trasmissione della vita. Tale dottrina, più volte esposta dal Magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo". Ecco perché non rientrano nella liceità né i rapporti orali, né quelli anali mancando, ovviamente, lo scopo procreativo.
Per ulteriore conferma, il n° 2362 del catechismo, che parla di "casta intimità" e della liceità del piacere provato nell'atto sessuale, significativamente si conclude con questa frase (da lei omessa): "Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione". E' quindi evidentemente scorretto pensare che una volta sposati tutto divenga lecito... Anche perché nella citazione stessa si raccomanda che gli atti sessuali tra coniugi siano "compiuti in modo veramente umano". Ad esempio, non può dirsi "veramente umano" il rapporto sessuale anale mancando del tutto la capacità procreativa. Non solo è peccaminoso, ma addirittura rientra nei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, secondo l'insegnamento tradizionale della Chiesa (cf. n° 1867). Questo vale anche se compiuto all'interno della coppia sposata. Infatti oggettivamente questi rapporti sono "contro natura". Intendendo per natura, ovviamente la natura umana.
Potremmo concludere raccomandando ai coniugati di vivere una buona vita di preghiera e di studio della dottrina cristiana. Inoltre, per non incorrere in interpretazioni personali e di comodo della Parola di Dio, va sempre tenuta in seria considerazione la necessità di avere un padre spirituale fedele alla Tradizione della Chiesa che possa essere di aiuto nella comprensione della volontà divina (cf. ANCHE I SANTI HANNO AVUTO BISOGNO DEL PADRE SPIRITUALE: come scegliere il padre spirituale https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2470).
Lettere alla redazione: Lo stile di BastaBugie
2023/08/02
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5256
LETTERE ALLA REDAZIONE: LO STILE DI BASTABUGIE di Giano Colli
Gentile redazione di BastaBugie,
vorrei con umiltà fraterna invitarvi a riflettere sui toni perentori, indelicati e spesso giustizialisti con cui intervenite con dei giudizi su talune figure, perché dietro questa dialettica si può nascondere un inganno.
Sono perfettamente solidale con la vostra visione di una militanza sempre più esposta e oggetto di contraddizione a cui siamo chiamati noi cristiani oggi, quanto più le diversità del mondo sono una negazione della morale naturale, del valore della vita e della visione antropologica di "uomo celeste", dono supremo a cui ci è stato dato accesso dal sacrificio di Cristo.
Sono anche consapevole del rischio di un annacquamento dei valori cristiani autentici da parte di quella porzione di Chiesa più contaminata dal pensiero dominante, che può distruggere dall'interno la compagine dei cristiani, quanto il nemico che, vestito da angelo di luce, ci attacca da dentro con i suoi sofismi.
Tuttavia, riscontro a volte dei toni caustici e che sanno di giudizio definitivo da parte di cristiani superiori, che non lasciano spazio ad un contraddittorio, o anche a letture diverse con opportune argomentazioni.
Il rischio è quello che la storia si incarichi di smentirci, riportandoci ad un'umiltà con un clamore ben maggiore della semplicità di una scelta quotidiana in cui adottiamo la povertà come abito.
Ammetto di essere uno di quelli che perde facilmente la pazienza e il decoro dialettico nelle situazioni provocatorie, e da fratello ricordo che è conveniente per noi essere cauti nel nostro parlare tenendoci sottomessi gli uni agli altri, pur essendo autorevoli come Cristo lo è stato parlando con gli uomini, ma caritatevoli verso quelle situazioni di cui non conosciamo tutto come Cristo conosce, e che possono avere motivazioni non note e non facilmente deducibili neanche dai più attenti.
Con stima,
Emanuele
Caro Emanuele,
intanto grazie per l'amicizia e la stima con cui leggi il nostro sito.
Tutte le cose che dici sono giuste ed infatti nei rapporti personali con gli altri è doverosa una certa cautela nei giudizi in quanto questi spettano principalmente a Dio nel giudizio universale e particolare di ciascuna anima. Va tenuto anche conto che noi non conosciamo fino in fondo l'anima di chi ci sta davanti.
Semmai noi usiamo un tono che può apparire ruvido e sbrigativo, ma crediamo sia necessario per dare una sveglia a un mondo un po' rilassato negli ultimi tempi.
A chi pensa che questo stile non sia cristiano vorrei ricordare che il vangelo è pieno di parole ruvide da parte di Giovanni il Battista e Gesù Stesso: razza di vipere, sepolcri imbiancati, et similia. Anche Paolo che riprende Pietro negli Atti degli Apostoli, pur essendo Pietro il primo Papa, potrebbe sembrare irriverente a una lettura superficiale.
Insomma quando il personaggio è pubblico e compie atti pubblici va giudicato e anche stigmatizzato quando il comportamento è evidentemente contro la Rivelazione o contro la natura umana, ma anche semplicemente contro il buon senso. Quando Giovanni il Battista urla il suo "non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello" all'indirizzo del re (Erode), non crediamo che Gesù lo abbia poi brontolato invitandolo alla moderazione nei termini usati o nei giudizi pubblici espressi. Anzi Gesù loda Giovanni il Battista dicendo che non è nato uno più grande di lui.
Ecco in sintesi spiegato lo stile del nostro sito. Comprendiamo che possa piacere o non piacere, per cui se uno ha un altro stile può esprimerlo in internet o nella sua vita come vuole. Crediamo però che l'apprezzamento dei nostri lettori (in costante crescita dal 2007) sia il miglior segno che essere chiari, precisi e documentati alla fine dia un importante (almeno speriamo) contributo alla verità.
Spero che continuerai a seguirci con l'affetto di cui finora ci hai fatto dono.
Lettere alla redazione: ho visto Unplanned appena dopo aver perso il mio bambino
2023/03/28
VIDEO: Colonna sonora di Unplanned ➜ www.youtube.com/watch?v=k2bpbHzYx70&list=PLolpIV2TSebXeokE6asCp6exFLZYVAfSJ
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7354
LETTERE ALLA REDAZIONE: HO VISTO UNPLANNED APPENA DOPO AVER PERSO IL MIO BAMBINO
Se avere un figlio sono difficoltà e impegno enormi, non averlo è un vuoto che niente e nessuno potrà mai colmare
di Giano Colli
Gentile redazione di BastaBugie,
in questi anni di scoperte del mondo voi mi siete stati di aiuto a capire dove la cultura in cui siamo sommersi mi stava ingannando. Grazie. Ho evitato in questo modo di fare errori di cui mi sarei pentita troppo tardi.
Mi sono sposata giovane, non perché fossi incinta, ma perché volevo fare scelte importanti nella mia vita al momento giusto e non rimandando inutilmente. Sono contenta della scelta fatta e vorrei condividere con voi una cosa che mi è successa e che non sono riuscita a dire a voce a nessuno, eccetto ovviamente mio marito e il mio padre spirituale.
Vi scrivo quindi per per riuscire a raccontare la mia esperienza ai vostri lettori, se lo riterrete di qualche utilità, per renderli partecipi di ciò che ho provato.
Era il giugno scorso quando dopo un ritardo ho fatto il test di gravidanza ed era positivo, un mare di emozioni mi ha travolto!
Cavolo il quarto figlio; la casa è piccola, la macchina pure, come lo diciamo ai suoceri, dove voglio partorire... le solite cose, no?!?
Poi dopo soli 3 giorni tutto è andato infranto.
Ero da sola, prima al pronto soccorso quando nell'attesa dei risultati delle analisi (ben due ore) ho iniziato ad avere delle perdite di sangue sempre più abbondanti che mi hanno dato la quasi certezza di cosa stava succedendo. Poi l'ecografia, dalla quale ovviamente non si vedeva nulla. "Sono cose che capitano" dicevano. Ma se anche so che è così, non è tanto semplice da accettare.
Dopo dieci giorni siamo andati a vedere Unplanned. Avevo mio marito e la mia migliore amica che mi stringevano la mano mentre piangevo a dirotto vedendo la scena dei grumi di sangue che uscivano dal corpo della protagonista perché è la cosa che pochi giorni prima (ovviamente con meno dolore e con perdite molto meno abbondanti perché era solo di 8 - 9 settimane) avevo vissuto io.
Il mio pensiero è stato quindi: "Cavolo, com'è possibile avere la VOLONTA' di provare tutto ciò?". Io ho già 3 figli fantastici, per i quali ringrazio Dio tutti i giorni, ma quanto mi manca questo bambino! Non era neanche formato, non avevo neanche sentito il battito, ma so che c'era! Ero già connessa visceralmente con lui ed è scivolato via.
Fortunatamente siamo cristiani e abbiamo la certezza che i bambini non nati siano nella felicità naturale del limbo (a proposito: grazie per i vostri illuminanti articoli sul limbo), ma il mio pensiero va a tutte le donne che una o più volte si sono fatte strappare il loro figlio dal grembo, indipendente dal padre o magari dal modo in cui questo "grumo di cellule" è stato concepito: è tuo figlio cavolo! Cresce ogni secondo dentro di te!
Beh sono certa che penserò per sempre a questo bambino che ho perso, e come fa mia nonna che ha avuto la stessa esperienza, anche io quando ci penserò, verserò qualche lacrima anche se, come dice il mio padre spirituale avrò tanti altri figli.
L'aborto quindi va abolito, perché non solo uccide degli innocenti, ed è un peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio, ma in più lascia anche dei segni indelebili sulle mamme e dato che a livello naturale spesso e volentieri non si può evitare, perché andarsela a cercare? Perché farsi volontariamente del male fisico e soprattutto psicologico? Non è questione di un diritto della donna o di una libera scelta, ma un'autopunizione della mamma, perché mamme si è dal momento del concepimento.
"L'utero è mio e lo gestisco io" dicono le femministe, ed è proprio per questo che noi donne siamo chiamate ad accudire ed ad essere madri.
Quindi, cari dottori e caro Stato, aiutateci ad essere ciò che la natura (o Dio, a seconda dei punti di vista) vuole che siamo, e non costringete o consigliate a chi non ce la fa a mollare tutto e "disfarsi del problema", perché, se avere un figlio sono difficoltà e impegno enormi, non averlo è un vuoto che niente e nessuno potrà mai colmare.
Ginevra
RISPOSTA DEL DIRETTORE
Cara Ginevra,
ho le lacrime agli occhi dopo aver letto la tua mail. Non sono lacrime di dolore, ma di gioia. Sono veramente felice che una ragazza come te (immagino tu sia giovane dalla freschezza con cui scrivi) abbia capito così presto la bellezza della maternità. In un mondo che fa di tutto per evitare il più possibile le nascite, tu rappresenti la speranza per il futuro.
Sono certo che tante nostre lettrici hanno la stessa gioia di essere madri e spero che le ragazze più giovani comprendano che la vita va vissuta davvero. E la vita è dura come la tua testimonianza dimostra, ma non per questo non vale la pena di essere vissuta, anzi!
La tua fede ti ha guidata in questo cammino, tuo marito e il tuo padre spirituale ti sono di sostegno nelle difficoltà materiali e spirituali. Nel nostro piccolo anche il nostro sito ti ha aiutata a comprendere la realtà circostante. Bene, di tutto questo ringraziamo insieme il Signore della vita. E un po' anche il film Unplanned che tanto bene ha fatto per la causa prolife. Lungi dall'essere un film da evitare, va invece promosso in tutti gli ambienti possibili soprattutto per i giovani e quindi nelle scuole, ma perché no, tra gli amici ed ovviamente i figli.
Grazie Ginevra e grazie a tutte le donne che vivono la maternità con tutte le gioie e i dolori relativi.
Sono giovane ed ho deciso di non votare
2022/09/20
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7148
LETTERE ALLA REDAZIONE: SONO GIOVANE ED HO DECISO DI NON VOTARE
C'è chi andrà a votare, chi no: l'importante è evitare candidati o partiti che assumono posizioni contrarie ai principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di educazione
di Giano Colli
Gentilissima redazione di BastaBugie,
ultimamente si sente parlare in continuazione di elezioni. Sono giovane ed è la seconda volta che ho diritto di votare alle politiche. Ovviamente mi sono posto seriamente davanti alla questione ed ho anche dibattuto con quelli che conosco.
In queste infinite discussioni anche i miei amici cattolici più tradizionalisti vogliono convincermi a votare Giorgia Meloni. Ma io non ci casco più. Infatti l'altra volta, che per me era la prima, ho votato Salvini. L'ho fatto perché in campagna elettorale sembrava il nuovo messia arrivato per salvarci (per esempio dall'immigrazione musulmana). Invece ce lo siamo ritrovati al governo con Di Maio, Conte e Draghi. Non so chi di questi tre sia più imbarazzante. Ho chiesto a gente più grande di me e diversi mi hanno confermato che a tutte le elezioni c'è sempre la stessa storia: viene presentato un nuovo salvatore dell'umanità che immancabilmente non combinerà proprio niente. Quindi a queste elezioni ho deciso che non andrò a votare. E questo per seri motivi.
Innanzitutto il potere non lo dà il popolo. E non mi sto riferendo al fatto che negli ultimi anni ci siamo ritrovati al governo gente che non avevamo votato. Io sto parlando del fatto che il popolo non dovrebbe avere, e di fatto non ha, nessun diritto a decidere chi lo governa. Il potere ti può essere dato soltanto da un'autorità superiore, non dal basso. È il capo dell'azienda che nomina i vari capo-reparto. Non sono i sottoposti a fare delle libere elezioni. Funziona così in tutte le realtà e, in tempi più sani, anche nella politica. Nel medioevo l'imperatore nominava i suoi feudatari, dandogli così il potere sul feudo. A loro volta i grandi feudatari (chiamati vassalli) potevano nominare dei valvassori a cui affidavano parti del loro terreno. E questi potevano ripartire ulteriormente il loro terreno consegnandolo a dei valvassini. Era chiaro che il potere veniva dato da chi lo aveva e non dal popolo. E l'imperatore chi lo nominava? Semplice, lo approvava l'autorità ancora superiore cioè Papa, che rappresenta il governo di Dio sulla terra. Quindi ogni potere deriva in ultima analisi da Dio.
Per questo non mi auguro che ritorni la democrazia e che al governo ci stia chi è stato eletto dagli italiani, ma mi auguro che vengano aboliti i partiti e abbattuto il parlamento e torni a regnare sull'Italia un re incoronato dal Papa. Questo non è chiaro a nessun politico, né di sinistra né di destra (lo so che fa un po' ridere chiamarla destra).
Avrei accettato il compromesso di andare a votare, nonostante abbia in odio il concetto stesso di elezioni, se questo fosse servito per la difesa dei principi non negoziabili di vita, famiglia e libertà di educazione, come saggiamente aveva indicato Papa Benedetto XVI in un mirabile discorso al Partito Popolare Europeo. Per esempio in America voterei per Trump perché con le tre nomine alla Corte Suprema ha permesso l'abolizione o comunque una forte restrizione dell'aborto in diversi stati. Invece in Italia non c'è nessun partito che voglia combattere seriamente l'aborto, il divorzio, l'eutanasia, i matrimoni gay, ecc.
Giorgia Meloni ha da poco affermato che la legge 194 (cioè la legge che permette l'aborto in Italia) non va toccata e ha fatto uscite a favore delle unioni civili fra omosessuali. Ovviamente in nome della libertà. Ma il loro concetto di libertà è pericoloso perché è sganciato dalla verità. In nome della libertà così male interpretata si può difendere sia la giustizia che l'errore. E questo non è accettabile. In nome della libertà milioni di bambini in tutto il mondo continueranno a morire con l'aborto, le famiglie continueranno a sgretolarsi per la piaga del divorzio, è consentito di scegliere il proprio sesso, ora anche ai bambini e tante altre aberrazioni.
Però quando dico queste cose, anche a chi la pensa in maniera più simile a me, molti insistono sul fatto che andare a votare è un dovere e che dovrei scegliere il partito meno peggio. Qualcuno, anche di area tradizionale, è arrivato a dire che non andare a votare è peccato.
Cosa ne pensate voi di BastaBugie?
Ivano
Stimato direttore di BastaBugie,
si avvicina la data del 25 settembre e, per la prima volta in vita mia, quando sono state indette le elezioni mi sono detta: stavolta non voterò.
Ho sempre esercitato questo diritto e puntualmente ho visto governare chi non era effettivamente legittimato dai cittadini, con scuse più o meno accampate di crisi, emergenze, ecc., pertanto man mano che passavano gli anni, i politici perdevano la mia già scarsa fiducia.
Ad ogni tornata elettorale ero indecisa se andare alle urne o meno e mi sono trovata più volte a scegliere all'ultimo chi votare. E puntualmente sono rimasta delusa.
L'ultimo governo poi, in cui tutti i grandi partiti si sono coalizzati appoggiando Draghi... Certo, la Meloni no, mi si dirà, ma resta il fatto che ha appoggiato vaccini e green pass, salvo poi cancellare tutti i post a elezioni indette, per recuperare dignità. Quindi per me lei è invotabile come tutti gli altri.
Poi però ho visto che nonostante tutto c'è chi ha provato a resistere, cercando di creare un nuovo partito, organizzando in tempi record raccolte firme dagli esiti poco probabili, visto che è tutto stato studiato per non ostacolare la classe politica regnante, in questi nuovi partiti ho visto mobilitate persone che in pandemia hanno combattuto contro la dittatura sanitaria, si sono esposte e per questo sono state radiate, criticate, dileggiate ecc... insomma ci hanno messo (e rimesso) del loro. Pertanto, il primo sabato di agosto ho fatto 3 ore e mezza in fila sotto il solleone, insieme a mio marito per dare la mia firma per la nascita di un partito che, almeno in apparenza, promette di rispettare i miei valori.
Quindi, alla fine, anche stavolta voterò. Magari non servirà a niente, ma ho l'impressione che sia l'ultima possibilità... dopodiché, davvero mi arrenderò.
Teresa
RISPOSTA DEL DIRETTORE
Cari Ivano e Teresa,
le vostre mail testimoniano che i nostri lettori sono divisi e, vi confesso, anche noi della redazione. C'è chi andrà a votare e chi no. Ognuno ha le sue motivazioni e non è giusto dividersi per queste. A forza di divisioni il tessuto sociale si lacera ed anche le relazioni con le persone che frequentiamo. Ultimamente lo abbiamo visto con la pandemia: vaccino si, vaccino no. Accuse reciproche: "Se non fai come me, sbagli, fai peccato". E lo dicevano entrambi gli schieramenti. Poi la guerra alla Russia: alcuni dicevano "Putin è un santo", altri "Putin è un delinquente". E di nuovo accuse reciproche: "Se non la pensi come me sei un nemico".
Anche in queste elezioni ho sentito dire che sarebbe peccato non andare a votare, oppure che, viceversa, sarebbe peccato andarci. Almeno su quest'ultimo punto vorrei rassicurare tutti: nessun peccato se si va a votare e nemmeno se non ci si va. Tra l'altro non votare non è nemmeno sanzionato dalle leggi civili e non è più un dovere civico perché è stato abolito diversi anni fa. Questo per quanto riguarda le leggi degli uomini. Per la Legge di Dio è chiaro che si può andare a votare e mettere una croce per il candidato che si conosce e che si apprezza, anche se il suo leader o il suo partito non è esattamente quello che ci si aspetterebbe, come è il caso di Fratelli d'Italia. Però diventa cooperazione al male scegliere candidati o partiti che assumano nel programma, o abbiano approvato in passato, posizioni contrarie alla Legge di Dio in particolar modo sui principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di educazione.
In conclusione come BastaBugie abbiamo pubblicato ultimamente alcuni articoli che possono permettere di approfondire meglio alcuni aspetti e poi decidere secondo coscienza se andare o no a votare e, nel caso, per chi votare.
Ovviamente tutto quello che ho detto è valido vista la situazione attuale. Nel 1948 avrei detto che non andare a votare avrebbe contribuito a far diventare l'Italia un satellite dell'Unione Sovietica. In quel caso l'astensione sarebbe stato un peccato grave. Come diceva Guareschi per bocca di Don Camillo: "Nel segreto dell'urna Dio ti vede, Stalin no".
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