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This podcast has
567 episodes
Language
ItalianPublisher
Associazione KalyanamittaExplicit
No
Date created
2020/08/13
Latest episode
2026/04/19
Average duration
3 min.
Release period
1 days
Description
Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti. WEB: https://kalyanamitta.it/ Telegram: t.me/associazione_kalyanamitta FB: https://www.facebook.com/share/165ppkmRqK/
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Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 febbraio 2026 sul musicista celeste Pañcasikha
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Uno dei passaggi più sorprendenti dei sutta si trova nel Sakkapañha Sutta (DN21*). In esso, un musicista celeste (gandhabba) chiamato Pañcasikha si avvicina alla grotta dove risiede il Buddha e, accompagnato dalle note del suo liuto giallo, canta versi che esaltano il Buddha, il Dhamma, gli Arahant e l'amore. I versi che canta sono, in realtà, piuttosto osé e sono quasi tutti dedicati al desiderio sensuale che prova per la sua amata. Certamente non il tipo di cose che si riterrebbero adatte alle orecchie del Buddha. I suoi riferimenti buddhisti, quando compaiono, servono solo a illustrare il suo amore.
"Deliziosa come la brezza per chi suda,
o come una bevanda rinfrescante per chi ha sete;
la tua radiosa bellezza mi è cara
come il Dhamma è caro agli arahant,
…
Il mio desiderio era lieve all'inizio,
o fanciulla dai capelli ondulati, ma è cresciuto rapidamente,
come crescono i doni che ricevono gli arahant".
Ci si potrebbe aspettare che alla fine della canzone il Buddha gli rivolga un severo rimprovero. Niente affatto. Egli dice: "Pañcasikha, il suono delle tue corde si fonde così bene con il tuo canto, e il tuo canto con le corde, che nessuno dei due prevale eccessivamente sull'altro". La contemplazione di questo passaggio nel corso degli anni mi ha portato alla conclusione che il Buddha sapeva che rimproverare un gandhabba per un verso musicale sensuale sarebbe stato come rimproverare un gatto per aver fatto le fusa. Invece, spinto dalla compassione e attingendo ai ricordi della sua giovinezza nel palazzo, il Buddha si rivolse con gentilezza ai meriti musicali.
Ajahn Jayasāro, 14 febbraio 2026
'* Il Digha Nikaya è la "Raccolta di lunghi discorsi" del Sutta Pitaka, una antologia fondamentale del Canone Pali buddhista Theravada [NdT].
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 17 febbraio 2026 sulla fiducia
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Il re di Yan desiderava solo quanto vi fosse di meglio per il suo regno: i migliori ministri, i migliori amministratori, i migliori generali e anche i migliori cavalli. Voleva cavalli in grado di percorrere mille lì* al giorno e annunciò che sarebbe stato disposto a pagare mille monete d’oro per uno di essi. Benché questa straordinaria offerta fosse stata diffusa in tutto il paese, nessuno si fece avanti. Frustrato, il re si rivolse al suo consigliere più saggio.
Dopo aver a lungo perlustrato le campagne, il consigliere venne a conoscenza dell’esistenza di uno di quei meravigliosi cavalli. Sfortunatamente l’animale era appena morto. Senza lasciarsi scoraggiare, egli offrì al proprietario cinquecento monete d’oro per le sue ossa. Quando tornò a palazzo, il re si infuriò per il fatto che avesse sperperato tanto denaro. A che cosa potevano servirgli delle misere ossa? Il consigliere lo pregò di avere pazienza.
Poco tempo dopo, iniziò a presentarsi a corte un flusso costante di persone con cavalli capaci di percorrere mille lì al giorno, pronte a venderli al re.
Quelle cinquecento monete d’oro erano servite a conquistare la loro fiducia. Fino a quel momento, nessuno aveva creduto che il re avrebbe davvero pagato quanto promesso per un cavallo. Quando si seppe che aveva versato cinquecento monete solo per delle ossa, tutti si rassicurarono.
Le transazioni commerciali, come la comunicazione personale, hanno bisogno di un fondamento di fiducia. Se non riuscite a farvi comprendere da qualcuno, forse la cosa non è da imputare alla vostra logica o alle vostre intenzioni. Chiedetevi piuttosto se avete saputo meritare la fiducia di quella persona. E se tutto il resto fallisce, la storia del re di Yan suggerisce che talvolta è necessario dimostrare la propria sincerità con un impegno concreto e verificabile.
Ajahn Jayasāro, 17 febbraio 2026
*Il lì è un'antica unità di misura di lunghezza cinese, pari a 500 metri. [N.d.T]
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 febbraio 2026 su come affrontare le situazioni
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Ovunque tu sia,
In un luogo amichevole o ostile
In un posto affollato o solitario
Che tu ti senta sicuro o dubbioso
Su o giù di morale
In equilibrio sull'acqua o sballottato da onde incerte
Che tu ti senta entusiasta o indifferente
Soggetto a lodi o a critiche
Che tu riceva attenzione o sia ignorato
Che ridano con te o ridano di te
Che tu ti senta ispirato o disincantato
Pieno di speranza o scoraggiato
In pace o depresso
Chiediti:
Qual è la cosa migliore
la cosa migliore in assoluto
che posso portare in questa circostanza?
Ajahn Jayasāro, 28 febbraio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 febbraio 2026 su "la colpa"
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Alcune dottrine religiose, la maggior parte delle teorie complottiste, molte esplosioni di rabbia in casa e sul posto di lavoro iniziano con la domanda:
"Di chi è la colpa?"
Le idee di punizione e di vendetta, e perfino di perdono, derivano da questa domanda: "Di chi è la colpa?"
Dalla domanda "Di chi è la colpa?" emerge un mondo a cartoni animati, dai contorni rigidi, in bianco e nero. Una falsa pace può essere ottenuta con le parole: "Siamo tutti colpevoli". Una falsa umiltà può essere rivendicata con le parole: "La colpa è mia". Una falsa responsabilità può essere accettata "prendendosi la colpa".
L’idea di colpa non è all'origine dei conflitti tra le persone, ma è un fattore che vi contribuisce.
La saggezza inizia con le domande:
"Quali fattori hanno contribuito?"
"Quali fattori stanno contribuendo?"
"Quali fattori contribuiranno?"
Ajahn Jayasāro, 3 febbraio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 7 febbraio 2026 sull'arcobaleno e all'attaccamento alle idee
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Un arcobaleno non è "là fuori". Solo quando il sole è piuttosto basso e il cielo è sereno, esso appare a un osservatore che ha le spalle rivolte al sole e osserva le particelle d'acqua sospese nell'aria con un angolo di 42° rispetto al suo sguardo (il valore è determinato dal modo in cui la luce si rifrange e si riflette nell'acqua). L'arcobaleno è un fenomeno relativo. Le formazioni luminose esistono, ma l'arco colorato che chiamiamo "arcobaleno" dipende dalla presenza di un osservatore umano in un determinato luogo e momento della giornata. Ogni persona vede il proprio arcobaleno, perché le goccioline che inviano la luce a un osservatore non sono le stesse che la inviano alla persona accanto a lui. L'arcobaleno è privo di un'essenza indipendente, ma appare e scompare a seconda delle condizioni. Riflettere sull’arcobaleno può fornire un modello che ci aiuta a mettere in discussione l'attaccamento profondamente radicato all'idea di entità solide e indipendenti che agiscono l'una con l'altra, e a comprendere l'originazione dipendente.
Ajahn Jayasāro, 7 febbraio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 10 febbraio 2026 sulle rinunce e il percorso della pratica
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Durante l'adolescenza, alla fine di una giornata frustrante, prima di addormentarmi, ascoltavo spesso un breve brano musicale sul mio lettore di musicassette. La canzone era “The Great Gig in the Sky” dei Pink Floyd, il mio gruppo preferito. Per me, la canzone esprimeva la lotta emotiva, la catarsi e l'accettazione in modo profondamente soddisfacente.
Dopo aver iniziato a meditare, ho scoperto una via di mezzo tra l'indulgenza nelle emozioni e la loro repressione, che è diventata sempre più naturale. Quando sono diventato monaco, rinunciare alla musica non è stato difficile. In una vita dedicata ad abbandonare ogni forma di brama, compresa quella nei confronti dell'eccitazione, della distrazione e persino del conforto emotivo, mi è sembrato un passo ovvio. A volte ascoltavo musica sui mezzi o durante la questua, e mi sorprendeva quanto la trovassi noiosa. L'unica eccezione era rappresentata dalle occasionali increspature di piacere che provavo se la canzone era una di quelle che mi erano piaciute in passato. Era un ricordo di quanto il piacere sensuale fosse legato alla memoria e alle aspettative.
Il percorso della pratica non consiste tanto nel rinunciare alle cose attraverso atti di volontà. La rinuncia è più un riorientamento della mente. Scopriamo che certe cose non rispondono più alle domande che vogliamo porre alla nostra vita e, anzi, possono perfino ostacolarci.
Ajahn Jayasāro, 10 febbraio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 21 febbraio 2026 sulla pratica di meditazione
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Ad un recente ritiro una meditante mi ha raccontato che, mentre trovava la calma durante la meditazione, spesso aveva delle intuizioni relative a problemi di lavoro. Si sentiva frustrata perché, una volta terminata la sessione di meditazione, per quanto ci provasse, non riusciva a ricordarle. Mi ha chiesto se fosse possibile tenere un quaderno e una penna accanto a sé mentre meditava, in modo da poter annotare qualsiasi idea le venisse in mente.
Ho pensato non fosse una buona idea. Prestare attenzione alle questioni di lavoro durante la meditazione rientra nel primo ostacolo kāmacchanda, il desiderio dei sensi. L'ostacolo in questo caso non è solo creato dall'indulgere nei ricordi o nelle fantasie dei piaceri sensuali, ma da qualsiasi interesse prolungato verso qualunque aspetto del mondo materiale.
Ho suggerito alla meditante che una volta tornata a casa avrebbe potuto usare un esercizio di meditazione per calmare la mente, specificamente in modo da creare lo spazio necessario a far sorgere intuizioni utili relative al lavoro, con un quaderno e una penna al suo fianco. La cosa importante era non mischiare la meditazione buddhista e il suo obiettivo di liberarsi dalla sofferenza con esercizi di calma mirati a scopi più mondani.
Ajahn Jayasāro, 21 febbraio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 24 febbraio 2026 su lealtà e slealtà
2026/04/19
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Lealtà è una parola circondata da un'aura di virtù. Sembra qualcosa di indiscutibilmente buono, così come la slealtà richiama a gran voce la corruzione morale. Ma la lealtà è sempre una virtù? E se non lo è, come e in quali circostanze la lealtà diventa tossica? E poi, che cosa intendiamo esattamente per lealtà?
Una sua definizione può essere "fedeltà salda di fronte a qualsiasi tentazione di rinnegare, abbandonare o tradire", e messa così suona nobile. È paragonabile alla virtù buddhista di khanti, o accettazione paziente. Ma il concetto di lealtà solleva una serie di domande.
Si dovrebbe mantenere il proprio impegno verso una persona o un’organizzazione che sta causando danno a noi stessi e agli altri, oppure quando essa stessa è sleale rispetto ai principi su cui si fonda il nostro senso di lealtà nei suoi confronti?
Essere leali significa “Sto con *, che sia giusto o sbagliato”, oppure c’è spazio per una critica costruttiva?
Come si sceglie una direzione quando c’è un conflitto di lealtà?
Come si può impedire che diventi una forma di fedeltà tribale e rafforzi l’attaccamento a idee divisive di “noi” e “loro”?
Da una prospettiva buddhista, direi che la lealtà è un impegno, una fedeltà che deve essere guidata dalla saggezza e allineata con il Dhamma. I criteri che utilizziamo per realizzarla sono il crescere e il diminuire dei dhamma salutari in coloro che danno e ricevono lealtà, e il benessere e la felicità a lungo termine di tutti gli esseri.
La slealtà suona male. Ma bollare un percorso di condotta come traditore, sedizioso o sleale può talvolta non essere altro che un’espressione di rabbia. In effetti, può semplicemente trattarsi del rifiuto di fare la cosa sbagliata.
Ajahn Jayasāro, 24 febbraio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 10 gennaio 2026 sul pellegrinaggio in Maharastra
2026/04/18
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Sono le tre del mattino dell'ultimo giorno della mia escursione annuale nel [lo stato indiano del] Maharashtra. Ieri pomeriggio abbiamo attraversato gli ultimi due villaggi. A Warwat siamo stati accolti da un gruppo di scorta che ha sparso fiori lungo il percorso fino al piccolo tempio buddhista, guidato da un vivace tamburista e uno stuolo di giovani danzatrici che facevano tintinnare ritmicamente i tradizionali sonagli sopra le loro teste. La strada era stata decorata con motivi floreali realizzati con petali di fiori e una grande scritta WELCOME in inglese. Nel cortile del tempio erano state preparate delle sedie per il Sangha, e ci è stato servito del tè nero molto dolce. I buddhisti locali si sono seduti a terra di fronte a noi - le donne nei loro migliori sari bianchi - con l’aggiunta di un gruppo che aveva camminato dietro di noi per tutto il tragitto dal villaggio precedente, desideroso di ascoltare altri insegnamenti di Dhamma. Diverse persone avevano vassoi di banane e mele pronti da offrire. Alla richiesta dei cinque precetti ha fatto seguito la recita con facilità da parte di quasi tutti, compresi i bambini in uniforme scolastica seduti in prima fila. Ho iniziato le riflessioni assistito dal mio abile traduttore, il dott. Jeewok. Questa era pressappoco la quarantesima occasione del genere dall'inizio della camminata di 220 km.
Ecco una cosa che ho ripetuto ai gruppi:
Questo è un insegnamento verificabile.
Confrontate come vi sentite quando agite con gentilezza e generosità, con le sensazioni rispetto a quando siete egoisti e avidi. Cosa vi fa sentire meglio? Cosa pensate dovrebbe essere coltivato, e cosa abbandonato? Qual’è la differenza tra l’osservare i precetti e il non osservarli? Calma e agitazione. Guardate, osservate, constatate voi stessi.
Ajahn Jayasāro 10 gennaio 2026
p.s. in rif. all'ultima Pagina Gialla c'era un’annotazione personale: nato il 7.1.1958, domani compirò 68 anni.
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 gennaio 2026 sugli insegnamenti alle comunità locali
2026/04/18
Nutrimento del cuore, riflessioni di Ajahn Jayasaro.
In questi giorni sono in cammino nelle campagne del Maharashtra, nell'India centrale, accompagnato da sette monaci e quattro anagarika*, oltre che da un gruppo sempre diverso di buddhisti locali.
Grazie ad un eccellente traduttore, mi trovo in grado d'impartire insegnamenti alle comunità buddhiste dei villaggi che attraversiamo. Sono felici di vederci. Nonostante ci siano oltre dieci milioni di buddhisti in questo Stato, pochi di loro, specialmente nelle zone rurali, hanno la possibilità di vedere il Sangha e di ascoltare il Dhamma. Ieri, camminando verso sud da Nagpur, ho tenuto tre discorsi completi, tre esortazioni lungo la strada e ho raccontato una storia sull'onestà e il coraggio a un gruppo di scolari e ai loro insegnanti nel polveroso cortile della scuola. È stata una bella giornata.
Ripeto qui alcune di queste riflessioni sulla morale (sīla):
Prendetevi cura dei vostri precetti e i vostri precetti si prenderanno cura di voi.
Mantenendo i precetti, offrite un gran dono di protezione a coloro che amate.
La fiducia cresce nelle famiglie e nelle comunità, quando tutti mantengono i precetti, e la felicità nasce dalla fiducia reciproca.
I precetti apportano rispetto verso se stessi e libertà dal rimorso.
Ajahn Jayasāro, 3 gennaio 2026
*NdT: anagarika: postulanti laici dalle vesti bianche, che seguono gli otto precetti del codice monastico.
Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 31 gennaio 2026 sul meditare sui pericoli
2026/04/18
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Indugiare su tutti i pericoli che l’umanità dovrà trovarsi ad affrontare negli anni futuri potrebbe sembrare un modo sicuro per attrarre nella propria vita stress e ansia non necessari. Di certo è meglio cercare di restare nel momento presente e procedere passo dopo passo, un respiro per volta.
Beh, sì e no. Tutto dipende dal modo in cui la nostra mente si rapporta a questi pericoli. A volte il Buddha incoraggiava i monaci a contemplare la fragilità della loro condizione favorevole momentanea per stimolarli nella pratica. Invitava i monaci giovani e in buona salute a riflettere su quanto sarebbe stato più difficile, in futuro, impegnarsi con energia nella vita solitaria se fossero stati colti da malattie e vecchiaia. Faceva notare quanto la loro esistenza sarebbe divenuta ardua se i villaggi circostanti fossero stati colpiti da carestie o disordini sociali, o se fossero sorte gravi divisioni all’interno del Sangha.
Il Buddha richiamava l’attenzione anche su pericoli più immediati che potevano minacciare i monaci dediti alla pratica in solitudine. Avrebbero potuto essere morsi da serpenti velenosi, millepiedi o scorpioni; ammalarsi improvvisamente per via di un’intossicazione alimentare o avere un incidente e rompersi un braccio o una gamba; essere attaccati da animali feroci come tigri o leopardi; subire crudeltà da parte di criminali rifugiatisi nella foresta per pianificare reati o per sfuggire alla cattura; oppure essere tormentati da esseri non umani.
Invece di lasciarci deprimere o farci prendere dall'ansia in presenza di eventuali pericoli, possiamo considerarli in modo costruttivo. Contemplandoli con calma, possiamo apprezzare maggiormente le condizioni favorevoli di cui disponiamo al momento e farne il miglior uso possibile, finché ne abbiamo l’opportunità.
Ajahn Jayasāro, 31 gennaio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 17 gennaio 2026 sul rispetto
2026/04/18
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Il Buddha ha insegnato che avere rispetto per valori, principi, verità o persone degne di rispetto è benefico e innalza la mente.
Nel Gārava Sutta (SN 6.2) il Buddha dichiara che la mancanza di rispetto è fonte di dukkha (sofferenza). Il sentimento del rispetto è un tesoro del cuore che persino il Buddha ritenne appropriato coltivare. Poco dopo il suo risveglio, non vedendo attorno a sé nessuno che potesse eguagliarlo in sīla (condotta etica), samādhi (concentrazione), paññā (saggezza) e vimutti (liberazione), non concluse che quindi non avesse più bisogno di manifestare rispetto; decise invece che il suo oggetto di rispetto sarebbe stato il Dhamma.
Avere rispetto significa guardare con ammirazione e ciò favorisce l’umiltà. Allo stesso tempo, rispetto significa attribuire peso e significato, dare priorità, dare precedenza. Il Buddha parlò di sette oggetti di rispetto: il Buddha, il Dhamma, il Sangha, sikkhā (addestramento), samādhi, appamāda (vigilanza o sollecitudine) e ospitalità. Il rispetto per il Buddha, il Dhamma e il Sangha può essere espresso attraverso semplici rituali, come unire le mani in añjali o inchinarsi. Il rispetto per l’addestramento si manifesta tenendo presente la sofferenza insita anche nelle trasgressioni minori dei precetti; con la costanza e la devozione all’abbandono degli stati non salutari e alla coltivazione di quelli salutari; riportando la mente, più e più volte, alla percezione di anicca, dukkha e anattā.
Ajahn Jayasāro, 17 gennaio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 20 gennaio 2026 sui benefici della meditazione
2026/04/18
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Immaginate di avere il compito di osservare un gruppo di persone mentre attraversano una porta.Tutto quello che dovete fare è notare quali di queste siano vestite di bianco. Con tale obiettivo in mente, altre percezioni quali uomo, donna, alto, basso, attraente, poco attraente, e così via, possono affacciarsi brevemente alla mente, restando tuttavia ai margini della coscienza. Infatti, nel dare priorità a un singolo fattore - gli abiti bianchi - automaticamente tutto il resto viene relegato in secondo piano .
Nello stesso modo, quando i meditanti si concentrano su un oggetto come il respiro, tutte le altre attività mentali perdono importanza. Pensieri e ricordi, indipendentemente dal loro contenuto, diventano semplicemente "non respiro", cioè altro rispetto al respiro. I meditanti che faticano a rimanere con il respiro cadono facilmente nello scoraggiamento. Ma ciò che spesso non colgono è che nella loro mente è già avvenuto un cambiamento significativo, pur se a volte può capitare che essa venga trascinata lontano dal respiro, verso il desiderio, l’avversione, il torpore, l’agitazione o il dubbio. Infatti l'identificazione con gli stati mentali quali "io" o "mio", l’assunzione implicita di possesso, è stata indebolita radicalmente, sostituita dalla percezione degli stati mentali come semplici fenomeni impersonali che, come tali, sorgono e cessano. Si tratta di un rivoluzionario balzo in avanti della consapevolezza.
Troppo spesso i meditanti trascurano il beneficio più importante della meditazione nel lungo periodo - la comprensione del modo in cui le cose sono come esperienza diretta - a favore dell'acquisizione nel breve periodo di stati mentali salutari.
Ajahn Jayasāro, 20 gennaio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 24 gennaio 2026 sui pregiudizi
2026/04/18
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Recentemente ho trascorso un po' di tempo a parlare con alcuni studenti. Ho osservato quanto le persone riescano ad essere tanto intelligenti da costruire macchine in grado di viaggiare su Marte, ma tanto stupide da avere pregiudizi nei confronti dei propri simili solo per il colore della loro pelle. La stessa persona può conseguire un dottorato presso un'università prestigiosa e tuttavia non essere in grado di applicare il proprio intelletto alle attività più elementari come quella del mangiare, riposare e fare esercizio fisico. Per superare questo consueto guazzabuglio tra l'intelligenza e il suo contrario, abbiamo bisogno dell'equilibrato approccio alla vita suggerito dal Buddha. I suoi insegnamenti rivelano i nostri punti ciechi e contaminazioni e ci forniscono strumenti efficaci per affrontarli. Egli ci indica il nostro potenziale e ci mostra come raggiungerlo. Praticando il Dhamma, possiamo armonizzare il nostro mondo interiore ed esteriore.
Qualcuno mi ha chiesto informazioni sulle credenze. Ho risposto che le azioni del corpo, della parola e della mente sono più importanti. La storia è piena di persone che affermano di agire in nome del proprio dio o della propria filosofia e trattano gli altri con grande crudeltà e violenza. Nobili credenze non portano necessariamente a una condotta saggia e compassionevole. Le credenze buddhiste sono ipotesi verificabili sulla nostra capacità di abbandonare ciò che non è salutare, coltivare ciò che lo è e purificare la mente. Mettetele alla prova e le vostre azioni saranno la dimostrazione del Dhamma.
Ajahn Jayasāro, 24 gennaio 2026
Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 27 gennaio 2026 sui tre vijjā o conoscenze del Buddha illuminato
2026/04/18
Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
Uno degli appellativi del Buddha è "vijjācarana sampanno", cioè "perfetto nella conoscenza e nella condotta". Nella notte della sua illuminazione, il Buddha realizzò i tevijjā, i tre vijjā o conoscenze. Nella prima parte della notte, acquisì una profonda conoscenza delle sue vite passate, nella seconda parte della notte una profonda conoscenza della morte e della rinascita degli esseri in base alle loro azioni, e nella terza parte della notte una profonda conoscenza della distruzione di tutte le impurità (āsavā, sinonimo di kilesa o contaminazioni). Sebbene fosse solo l'ultima di queste tre conoscenze a costituire la sua illuminazione, il ruolo delle prime due nel preparare il terreno per la terza non dovrebbe essere sottovalutato.
Il vijjā del Buddha - tradotto anche come saggezza e comprensione - è accompagnato da carana, o condotta. La sua saggezza guida e informa ogni sua azione. Questo principio non interessa solo il Buddha, ma è condiviso da tutti coloro che seguono il suo cammino. La saggezza autentica si esprime inevitabilmente nell'azione. Alla fine, certi tipi di condotta e di linguaggio diventano letteralmente impensabili. A un livello più elementare di pratica, la comprensione esperienziale del flusso di cause e condizioni che hanno contribuito alla propria vita porta alla gratitudine e ad azioni che cercano di esprimerla; la comprensione esperienziale della legge del kamma dà origine a un fermo impegno nell'osservanza dei precetti. La sfera interiore ed esteriore, quindi, entrano in armonioso allineamento.
Ajahn Jayasāro, 27 gennaio 2026
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