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Reno, 1959

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Categories
Country
United States
This podcast has
25 episodes
Language
Italian
Publisher
F&G
Explicit
No
Date created
2020/08/14
Latest episode
2026/09/24
Average duration
27 min.
Release period
106 days

Description

Il lesbismo ha assunto in questi anni una rilevanza senza precedenti sugli schermi mainstream occidentali. Non più fantasma, vampira, psicopatica, utile solo a confermare l’eterosessualità della protagonista, la lesbica ha raggiunto nuovi regni del visibile difficili da ipotizzare fino a dieci/venti anni fa. La copertina è una rielaborazione del film 'Cuori nel deserto' di Donna Deitch.

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Hacks, lesbiconamente
2026/09/24
Deborah e Ava sono la grande storia d'amore di Hacks. Lo dicono anche le persone che la serie l'hanno creata. Peccato che, dopo cinque stagioni, continuino a non essere una coppia. Tra sogni, crociere lesbiche, baci e relazioni inventate per mettere le mani su un Bob Mackie, Hacks gioca con quello che vediamo e con quello che vorremmo vedere. E forse, quando le lesbiche sullo schermo non dobbiamo più cercarle con la lente d'ingrandimento, possiamo cominciare a chiederci che cosa fa uno sguardo lesbico davanti a una relazione che continua a sfuggire alle definizioni. Lesbiconamente parlando, sia chiaro.
Essere Queer è un atto politico. Tip Toe, Russell T Davies e il diritto di fare ancora “ta-da”
2026/09/01
Oggi la mappa di Reno, 1959 ci porta di nuovo un po’ fuori strada. Tip Toe parla soprattutto di uomini gay e anche la violenza che mette al centro ha una storia profondamente legata all’omofobia. Quindi, tecnicamente, potrei dichiararmi fuori servizio. Il problema è che conosco fin troppo bene le domande che ci pone questa serie tv. Quanto possiamo considerarci al sicuro in uno spazio che abbiamo faticato tanto a conquistare? E che cosa succede quando la nostra presenza comincia a essere raccontata come una minaccia? Insomma, Davies parla di uomini gay e io continuo a pensare anche alle lesbiche. Non so. Mi succede sempre. Sitografia: Interview with Russell T Davies, writer, creator and executive producer  https://www.channel4.com/press/news/interview-russell-t-davies-writer-creator-and-executive-producer Is ‘Tip Toe’ Based On a True Story? Ending Explained and What Those Finale Revelations Really Mean di Laura Martin  https://www.esquire.com/uk/culture/tv/a71535576/is-tip-toe-based-on-a-true-story-ending-explained/ ‘How often I’m called a paedophile online is shocking’: inside Russell T Davies’s horrifying drama about rising hatred di Scott Bryan https://www.theguardian.com/tv-and-radio/2026/may/29/inside-russell-t-davies-tip-top-drama-alan-cumming-david-morrissey Bibliografia: Maya De Leo, "Queer. Storia culturale della comunità LGBT+", Einaudi, 2023 Sara Garbagnoli, Massimo Prearo, La crociata "anti-gender". Dal Vaticano alle manif pour tous, Kaplan, 2018
L'ambiguo piacere dell'orrore. Teenage Sex and Death at Camp Miasma
2026/06/08
In Teenage Sex and Death at Camp Miasma, partendo da un killer mascherato, da una final girl diventata leggenda e da una giovane regista queer ossessionata dagli horror che hanno plasmato il suo immaginario, Jane Schoenbrun costruisce forse il suo film più divertente e più esplicitamente erotico, che è anche una riflessione sorprendentemente complessa sullo sguardo, sul desiderio e sul rapporto spesso ingarbugliato che molte persone queer intrattengono con le immagini che le hanno formate.
The Dream of a Common Language. Conversazione con Paola Buontempo
2026/05/21
Questa volta si parte per Palermo e per il Sicilia Queer FilmFest insieme a Paola Buontempo, curatrice della retrospettiva The Dream of a Common Language, un viaggio nel cinema lesbico sperimentale tra gli anni ’70 e ’90. Parliamo di archivi queer, fantasie butch, video underground, erotismo e immagini sopravvissute ai margini della storia ufficiale del cinema.  La retrospettiva prevede due appuntamenti il 26 e il 29 maggio, ma per i dettagli consiglio di consultare il programma del festival, ch è tutto da seguire.
E che Finale Allegro sia!
2026/04/15
Finale: Allegro di Emanuela Piovano, liberamente tratto da L’età ridicola di Margherita Giacobino, mette al centro una lesbica anziana. E già questo è notevole. In più, il rapporto tra autodeterminazione e fine vita, e il modo in cui il film tiene insieme desiderio, memoria e perdita.
Lesbiche q.b. ne Il dio dell'amore
2026/04/09
Esistere sullo schermo non basta più. In questa puntata parlo de Il dio dell’amore di Francesco Lagi, un film che evoca Ovidio ma diserta le vere metamorfosi. Tra lesbiche così ben integrate da restare fuori dai radar del desiderio e stalker romanticizzati che occupano troppo spazio, mi chiedo: perché nel cinema italiano l'immaginario lesbico è sempre il grande assente?
La soglia del desiderio: Heated Rivalry e il fantasma di Personal Best
2026/03/02
Oggi la mappa di Reno, 1959 segna una deviazione brusca. Ho lasciato la strada maestra delle visioni lesbiche per infilarmi in un palazzetto dell’hockey, tra spogliatoi carichi di testosterone e contratti milionari. E invece di sentirmi fuori posto, sono rimasta ipnotizzata. In questo episodio parlo di Heated Rivalry tra sguardo, consenso e genealogie lesbiche. Sullo sfondo il fantasma di Personal Best e il controcampo di Ragazze vincenti. E la libertà - finalmente - di godere del piacere visivo senza sensi di colpa.
Oro. Amore. Avventura. Viaggio nel cinema di Ulrike Ottinger
2026/02/02
In questo episodio di Reno 1959 attraversiamo il cinema di Ulrike Ottinger, figura iconoclasta del Nuovo Cinema Tedesco. A partire dalla pirateria visionaria di Madame X, il racconto mette a fuoco una poetica che intreccia desiderio lesbico, artificio e critica del potere, trasformando stilizzazione, collage e viaggio in pratiche di visione politica. Il cinema di Ottinger rifiuta il realismo pacificato e lavora per accostamenti spiazzanti: comunità che diventano trappole, immagini spettacolari che smascherano la normalità come dispositivo di controllo, incontri culturali che restano aperti e irrisolti. È un cinema che espone le asimmetrie e affida allo sguardo il compito di stare nella complessità. E rimaniamo in attesa della premiere berlinese di The Bloody Countess, il ritorno alla finzione della regista attraverso la figura di Elizabeth Báthory, la Contessa Sanguinaria, che attraversa i secoli come immagine perturbante del potere femminile. Bibliografia: Laurence Rickels, Ulrike Ottinger. The Autobiography Of Art Cinema, University Of Minnesota Press, 2008 Caryl Flynn, The New German Cinema. Music, History, and the Matter of Style, University of California Press, 2004 - http://ark.cdlib.org/ark:/13030/kt9j49q63s/ Marlena von Wedel, Une petite flânerie. Traveling as Method in the Work of Ulrike Ottinger, 2025 - https://tinyurl.com/45kbwcda Amy Sherlock, Following Ulrike Ottinger to the End of the World, 2019 - https://tinyurl.com/5dmsk4ur Marc Silberman, Interview with Ulrike Ottinger. Surreal images - https://tinyurl.com/52cfa5mu Filmcentric, Two Films by Ulrike Ottinger: Ticket of No Return (1979) and Johanna d’Arc of Mongolia (1989) - https://tinyurl.com/62m4zpcp Sam Bodrojan, Ulrike Ottinger, https://tinyurl.com/4xszzfum
Solo le vampire sopravvivono
2026/01/07
C’è una cosa che ritorna sempre quando la cultura pop prova a far entrare una lesbica in scena senza sapere bene dove metterla: la sposta di notte. La veste di velluto. Le dà un castello, un seminterrato, una camera da letto piena di tende. E se proprio vuole farle dire “ti desidero”, le mette addosso un genere che autorizza tutto e assolve tutte: l’horror. Oggi proviamo (in questa puntata non sono da sola) a fare una genealogia: non la lista della spesa dei titoli, ma una linea di sangue. Dalla prima Carmilla ottocentesca fino alla serialità contemporanea dove il morso, finalmente, può anche diventare consenso. E in mezzo: lo sguardo maschile che feticizza, il camp che sopravvive, la bianchezza aristocratica come ideologia, e la decolonizzazione della notte.
Lesbiche contro l'apocalisse (e i vicini di casa)
2025/12/04
Pluribus e The Beast in me non sono serie sulle lesbiche, ma serie che guardano il mondo attraverso lo sguardo di una lesbica. Che già, storicamente, è un bel ribaltamento. E sì, è curioso che per raccontare il collasso dell’umanità (Pluribus) o il mostro borghese accanto a casa (The Beast in Me), l’industria abbia deciso che la persona più adatta sia una scrittrice, lesbica, misantropa. Onestamente, mi sembra una scelta impeccabile.
L'alterità radicale di Monika Treut
2024/05/25
40 anni di carriera, 20 film tra documentari, lungometraggi e corti, vari premi tra cui, l’ultimo, anzi forse farei meglio a dire il penultimo, il Teddy Award alla carriera al Festival di Berlino nel 2017, Monika Treut sarà presente al Sicilia Queer Film Fest il prossimo 27 e 28 maggio per ricevere il premio Nino Gennaro. Treut è una regista che ha attraversato, con i suoi film, molti confini – reali e metaforici - senza mai scendere a compromessi con le aspettative di pubblico e critica. Refrattaria ad ogni etichetta identitaria, dovessi trovare per il suo cinema una collocazione, la posizionerei al margine, negli spazi di confine da cui sempre si può decidere quale direzione intraprendere perché aperti a molteplici possibilità. Che non sono mai le più ovvie, le più comode, le più scontate. Sitografia In Conversation With Monika Treut - https://youtu.be/JY3Cl4Vp1Bk?si=y9uAn85GZRZ9jYPv Female Misbehavior: A Conversation with Monika Treut and Elfi Mikesch - https://youtu.be/6RXV_Chv0Qc?si=DtTAXj3u9zz_qTNM Bibliografia Alice A. Kuzniar - The Queer German Cinema - Stanford University Press (2000) Anneke Smelik - And the Mirror Cracked_ Feminist Cinema and Film Theory - Palgrave Macmillan (2001) Dawson, L., & Treut, M. (2014). Same, same but different: filmmakers are hikers on the globe and create globalisation from below. Studies in European Cinema, 11(3), 155–169. https://doi.org/10.1080/17411548.2014.972710 Gemünden, Gerd, et al. “From ‘Taboo Parlor’ to Porn and Passing: An Interview with Monika Treut.” Film Quarterly, vol. 50, no. 3, 1997, pp. 2–12. JSTOR, https://doi.org/10.2307/1213612. Accessed 25 May 2024
Pre/visioni di cinema lesbico 2024
2024/01/01
Qualche anticipazione sui film lesbici, tendenzialmente mainstream, che dovrebbero uscire nel 2024. Il condizionale è d’obbligo dal momento che di qualcuno è stata rimandata l’uscita nelle sale più volte. Alcuni molto attesi, quasi tutti con cast stellari, che, si sa, quanto ormai sia aproblematico per un’attrice eterosessuale impersonare un personaggia lesbica. Non sono tra coloro che stigmatizzano la partecipazione di un’attrice etero in un ruolo lesbico. Anzi, forse proprio per questioni generazionali, sono sollevata dall’idea che non esista più una minaccia sociale nell’essere sospettata di lesbismo. Elementi di una qualche conflittualità – chi può fare chi e cosa e con quale sguardo – ancora animano la critica cinematografica e l’esperienza personale di visione di un film. Ma è davvero confortante poter selezionare un numero considerevole di trame in cui la personaggia lesbica c’è, si vede, in alcuni casi domina la scena, e da qualche parte, ci credo davvero, è riuscita a sabotare l’immaginario collettivo, mettendo fuori fuoco il male gaze. Film: Drive-Away Dolls di Ethan Coen Il colore viola di Blitz Bazawule Love Lies Bleeding di Rose Glass The Murderess Miss Highsmith di Alexandra Pechman Eileen di William Oldroyd Hot Milk di Rebecca Lenkiewicz Laura Dean Keeps Breaking Up with Me di Tommy Dorfman
Mädchen in Uniform: il lieto fine lesbico che non ti aspetti
2023/04/14
Una storia tutta da raccontare, con molte ombre e poche certezze, quella della produzione, distribuzione e accoglienza di Mädchen in Uniform (1931) in una Germania alle soglie del nazismo e che solo pochi anni dopo avrebbe cucito un bel triangolo nero sui vestiti delle ‘asociali’, tra cui appunto le lesbiche, nei campi di concentramento. E a chi potevo fare qualche domanda se non a Paola Guazzo che di questo periodo è una super esperta? Questo è il mio contributo per il mese di aprile dell’LGBT+ History Month 2023. Bibliografia B. Ruby Rich, Chick Flicks. Theories and Memories of the feminist film movement, Duke University Press Books, 1998 Valerie Weinstein, The Uniform in the Closet: Mädchen in Uniform in Nazi Germany, in Seminar: A Journal of Germanic Studies 2019 Vol. 55, No. 2 doi.org/10.3138/seminar.55.2.4
Boom Boom Boomer! Come (non) si invecchia in Generation Q e And Just Like That
2023/03/24
Pensavo che non ne avrei mai parlato, invece eccomi qui alle prese con i reboot di The L Word e Sex and the city. Tra il 2019 e il 2021, sono tornate, sono tornate tutte, o quasi: Bette, Alice e Shane alle prese con una nuova generazione, la Generation Q, e Carrie, Charlotte e Miranda, in affanno, molto in affanno con i cambiamenti del corpo, del linguaggio, dei costumi in And Just Like That. La questione dello sguardo, di come si posa sui corpi delle donne e quale immagine riflette, mi interpella da anni e queste due serie tv aggiungono un nuovo tassello al mio personalissimo puzzle della rappresentazione delle personagge, soprattutto lesbiche, in televisione. Di come e perché ne discuto in questa puntata con l’inimitabile Marina Pierri.
Tár. E’ sempre e solo una questione di tempo
2022/09/07
Sono andata a Venezia (quasi) esclusivamente per vedere Tár del regista Todd Field con Cate Blanchett, Nina Hoss e Noémie Merlant. Diciamo le cose come stanno: ci sono andata per vedere Cate Blanchett. Sono entrata in sala trepidante e sono uscita interdetta e anche un po’ infastidita. Poi ho fatto una splendida chiacchierata con Silvia Nugara e ora non vedo l’ora di rivedere il film.

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