
Advertise on podcast: GRATEFULMonday⭐️ il podcast di 5pani2pesci
This podcast has
225 episodes
Language
ItalianPublisher
Alessandra e FrancescoExplicit
No
Date created
2021/02/12
Latest episode
2026/10/19
Average duration
56 min.
Release period
12 days
Description
#GRATEFULMonday! Ogni lunedí un nuovo episodio di vita vissuta per imparare a volare alto e conoscere meglio se stessi. Alessandra e Francesco con la loro semplicità e simpatia vi lasceranno elementi concreti sulla vita di coppia, la fede e il cammino. Per approfondire trovate articoli e testimonianze sul sito 5p2p.it e sul canale YouTube. Fare centro nell’amore è fare centro nella vita.
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2026/10/19
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Il cammino di Santiago mi ha insegnato ad ascoltarmi in profondità
2026/08/03
Chiara è partita per il cammino di Santiago subito dopo la maturità. Il primo giorno era già seduta su un letto a dirsi che voleva tornare a casa: uno pensa che a rimetterla in piedi sia stato il carattere. È stata una cosa molto più piccola, ed è la stessa che alla fine si è portata a casa.
Pianificare tutto è la gabbia da cui volevi uscire
Prenotare i posti letto con giorni di anticipo sembra la mossa prudente, e c’è chi si organizza una settimana intera. Poi arriva il giorno in cui cammineresti volentieri ancora un po’, o in cui il corpo chiede di fermarsi prima, e il programma decide al posto tuo: la gabbia te la sei costruita da solo. Vivere il presente comincia da lì, dall’ascoltarsi giorno per giorno invece di stabilirlo in anticipo.
Quello che ti sta nello zaino
Tre magliette, due pantaloni e lo spazzolino: la scoperta non riguarda la sopravvivenza, riguarda la felicità, perché con quel poco si sta bene davvero. Le altre cose restano importanti, ma smettono di essere la condizione perché tu stia bene. La differenza tra importante e necessario si vede solo quando togli tutto il resto.
Quando c’è nebbia ci si ferma
In montagna, dentro la nebbia, ci si ferma e si aspetta in silenzio che passi: muoversi senza vedere vuol dire scivolare o perdersi. Lo stesso vale nei periodi di confusione, quando dentro c’è disordine e la tentazione è decidere qualcosa pur di decidere. La felicità, allora, è la pace che riesci a tenere anche quando davanti non vedi niente.
Con Francesco c’è Chiara, sua figlia, tornata da poco dal cammino del nord fino a Finisterre. Si parla del primo giorno con tutti gli ostelli pieni, delle tappe lunghe e dell’asfalto lasciato per il sentiero sull’oceano, di quanto si condivide con sconosciuti prima ancora di farsi il letto — e del perché il cammino non le ha cambiato la vita, ma l’ha riportata alle cose importanti.
Buon ascolto!
Come faccio a capire quali sono i miei doni?
2026/07/27
Sappiamo elencare i nostri peccati a memoria, ma se qualcuno ci chiede quali doni abbiamo ricevuto restiamo zitti. Eppure è da lì che si parte per amare qualcuno.
L’esame di gratitudine
Dell’esame di coscienza sappiamo tutto: dove siamo caduti, dove ci siamo fatti fregare. Manca l’altra metà, quella di guardare la grazia ricevuta e dargli un nome. Ed è la metà che serve davvero, perché i doni sono lo strumento con cui ami qualcuno.
Due segnali per riconoscere un dono
Il primo è che quella cosa ti supera: la fai e capisci che è più grande delle tue capacità, che non viene solo da te. Il secondo arriva da fuori, quando persone diverse — anche chi non ti conosce — ti rimandano la stessa cosa. Se entrambi i segnali puntano nella stessa direzione, lì c’è un dono.
Doni e capacità sono due cose diverse
Saper suonare la chitarra, organizzare, stare con i bambini: quelle sono capacità, te le sei costruite studiando. I doni sono un’altra categoria — la fede, la compassione, la preghiera, la forza, la gioia — e stanno sopra il tuo livello. Confonderli è ciò che porta a cercare i doni nel posto sbagliato, e il Signore affida proprio sulle capacità che già hai il peso di un dono.
C’è un lavoro concreto da fare: leggere Galati 5 e 1 Corinzi 12, scriversi la lista dei doni dello Spirito e poi chiedere agli amici più intimi quali di questi arrivano a loro attraverso di te. E insieme chiedere quelli che mancano — per crescere come Chiesa, nell’amicizia, nel cammino che state facendo.
Buon ascolto!
Dare la vita
2026/07/20
Aspetti di essere pronto per dare la vita — di aver risolto le tue ferite, di aver capito la tua vocazione, di trovare la persona giusta. Ma è il contrario: non è risolvere che ti porta a dare la vita, è dare la vita che ti porta a risolvere.
Non diventi all’altezza per merito
C’è un modo di stare nella vita che consiste nell’aspettare di essere abbastanza: abbastanza forti, abbastanza capaci, abbastanza guariti. Ma all’altezza ci si diventa entrando nella bagarre e mettendosi in prima linea, prendendosi anche qualche bastonata in faccia che non avevi visto arrivare.
Dal perché al per chi
Cerchiamo la vocazione per capire noi stessi, per stare bene, per dare un senso alla nostra vita: finché al centro resti tu, il conto non torna. La domanda giusta è per chi: quando quello che fai lo fai perché ami una persona e pensi al suo bene, la strada comincia a essere quella buona.
I doni sono per gli altri
La preghiera da fare non è cosa voglio fare della mia vita, ma: Signore, cosa ci devo fare con quello che mi hai dato? Ognuno ha doni veri — la fede, l’empatia, la misericordia, la forza, la capacità di stare nel silenzio di un altro — e quei doni si mettono a servizio, perché i frutti di un albero non sono per l’albero.
Se questo cammino che abbiamo fatto in queste settimane sul discernimento vocazionale ti dice qualcosa, riprendi gli episodi con calma, prendi appunti e verificali con il tuo padre spirituale o con gli amici con cui cammini. E parti proprio da ciò che ti ha fatto arrabbiare: spesso è lì la miniera su cui lavorare.
Buon ascolto!
Passare dal perchè al per chi!
2026/07/13
Perché proprio a me, perché quel dolore, quella ferita? Puoi girarci intorno per anni senza cavarne una risposta che ti rimetta in piedi. La domanda che ti fa ripartire è un’altra: per chi metti a servizio quello che hai vissuto.
Dal perché al per chi
Restare aggrappati al perché di un dolore è come sprofondare in una palude: anche quando trovi la risposta, riguarda il passato e ti serve a poco. Chiedersi per chi mettere a servizio la propria storia, invece, ti rimette in cammino nel presente e nel futuro. Quando hai un per chi arrivi a fare cose oltre le tue capacità, perché hai trovato un senso.
Fare verità e costruire il ponte del perdono
Il primo passo è avere consapevolezza della propria storia e chiamare le cose per nome: fare verità su cosa è successo davvero, non per cercare un colpevole ma per guardare in faccia quello che è stato. Il secondo è il perdono, un ponte che collega quello che hai vissuto a quello che vuoi realizzare e taglia il ping pong che si ripete tra le generazioni. Attraversando quel ponte scopri il vero volto di chi ti sta accanto e soprattutto scopri chi sei tu, e cominci una storia nuova.
Il per chi è già davanti a te
Il dolore che hai attraversato è proporzionale all’amore che puoi dare, e il senso di ciò che ti è successo lo trovi nelle persone concrete che il Signore ti mette davanti. Il talento da mettere a frutto è la fede, il contatto autentico con la verità, e va speso per gli altri: la vocazione è dove metti la vita a servizio. Anche quando il tuo compito sembra inutile e la fatica non la capisci, stai già dando la vita adesso, dentro un’attesa sapiente capace di riconoscere il frutto buono ancora acerbo.
Il cuore che aspetta un segno spettacolare spesso non vede i per chi che ha già davanti agli occhi. La frustrazione di oggi, se non la tappi con una compensazione qualsiasi ma la lasci trasformare, è già stare al proprio posto: un cammino che non finisce mai.
Buon ascolto!
Il Signore ti tocca le ferite (e fa male!)
2026/07/06
Cominci un cammino, sembra andare tutto bene, poi il Signore ti tocca proprio la ferita che fa più male e ti ritrovi a pensare che stavi meglio quando stavi peggio. Ma questo passaggio insopportabile è esattamente dove tutto si decide.
Guarire non è veder sparire la ferita
Il Signore risorge con i buchi dei chiodi nelle mani e il costato aperto: le ferite restano, quello che è accaduto non viene cancellato. Ciò che cambia tutto non è aver risolto il problema, ma il sapersi amati fino in fondo, ed è quell’amore che guarisce davvero, come guariva chi incontrava Gesù ed era finalmente visto.
Il Signore entra dove noi scappiamo
Per non sentire l’abbandono, la solitudine o il giudizio ci costruiamo strategie di evitamento, e un pezzo alla volta la vita diventa una gabbia dove manca l’aria. Il Signore fa il contrario: entra dentro la paura più grande insieme a te, e quel punto lo attraversi uscendone vivo e con un cuore nuovo.
La guarigione passa dai gesti di ogni giorno
La parola viva della Scrittura, i sacramenti e la comunità sono i tre canali dove Dio guarisce concretamente: agiscono nel tempo, come piante da curare ogni giorno. Contano la perseveranza e la gradualità, il presentarsi lì anche quando non hai tempo e dai poco, perché è quel poco messo ogni giorno a fare la differenza.
Il momento in cui Dio tocca la ferita è il punto in cui tutto si decide: lì di solito scappiamo, come i discepoli davanti alla croce. Ma se resti, se ti arrendi anche senza capirci niente, scopri di essere amato — e questo azzera tutte le domande.
Buon ascolto!
Cosa fa il Padre Spirituale?
2026/06/29
A che serve la mia vita? Dove sto andando davvero? Da soli, queste domande restano senza risposta: il cammino di fede ha bisogno di qualcuno che creda nella promessa di Dio su di te un attimo prima di te.
Si diventa cristiani sempre con un altro
Il cristiano è il contrario del self made man: nella fede si cresce dentro una comunità e con almeno una figura di riferimento. L’entusiasmo dell’incontro con Dio è una forza vera, ma ancora senza forma, e per attraversare le proprie ferite e fare le scelte che cambiano la vita serve qualcuno accanto, qualcuno che ti faccia da specchio: il padre spirituale.
Il padre spirituale profetizza sulla tua vita e ti porta al Signore
Crede in Dio, e per questo annuncia che anche per la tua vita c’è una resurrezione: profetizza sulle tue ferite e sui tuoi talenti, perché poi sia tu a profetizzare e a camminare con la tua fede. Ti aiuta a prendere la tua forma, non quella che decide lui, e mette luce dove c’è buio. La sua prima virtù è la castità, intesa come il non legarti a sé: ti porta alla Parola e ti lascia libero di capire ciò che il Signore ti dice.
Il padre spirituale lo scegli tu, camminando e pregando
Insieme a tuo marito/moglie, è una delle poche cose che nella vita non capitano ma si scelgono: lo riconosci da come vive, da come parla, dalle storie di chi è stato accompagnato da lui. È una figura rara, una persona più avanti nella fede, con uno sguardo oggettivo e paterno, capace di prendersi la responsabilità di un’altra vita in castità e in obbedienza a Dio. Intanto cammini con la comunità, i sacramenti e il confessore, e soprattutto lo chiedi nella preghiera: domandare a Dio il padre spirituale è già parte del cammino.
Il Signore compie le sue promesse più di quanto realizzi i tuoi desideri, e dona tutto se stesso fino in fondo. Il cammino del discernimento continua.
Buon ascolto!
Il Signore parla proprio al tuo cuore
2026/06/22
Quando entri davvero nella strada che senti tua, ti immagini gli applausi: hai capito qualcosa di grande col Signore, sarà evidente a tutti. E invece arrivano le critiche, proprio da chi ami di più e da cui volevi conferma. È un errore di percorso o è esattamente il segno che ci sei dentro?
Chi entra nella propria vocazione spesso non riceve applausi
Quando prendi in mano sul serio la tua chiamata, il consenso degli altri non arriva, e a mancare per primo è proprio quello delle persone più vicine. Spesso la scelta vocazionale divide, e il fatto che ti critichino può essere il segno che ci sei davvero dentro. Saperlo libera dal misurare la propria strada sull’approvazione di chi sta intorno (ma non è sufficiente).
Usa prudenza
Vai più cauto, dividi la scelta grande in passi piccoli e seriali, e il passo dopo parte solo se quello prima ha portato frutto buono per te e per gli altri. La prudenza è una virtù cristiana, non paura: tasti il campo, guardi come sta il tuo cuore, valuti cosa è successo. Così puoi avanzare in qualcosa di più grande di te restando in cammino con chi ti vuole bene (seppur non ti capisca).
Pericoli da cui guardarsi
Due movimenti diversi, da riconoscere entrambi: la cieca sicurezza di chi si arroga la parola dello Spirito Santo e va avanti contro tutti, e lo scoraggiamento di chi davanti a un “no” si arrende. La via è aderire alla verità e alla coscienza, con misericordia verso se stessi per tutte le volte in cui manca il coraggio. Il dubbio di aver capito male resta sempre, ma è lì che cammini sul serio col Signore.
Buon ascolto!
Impedimenti
2026/06/15
Gli impedimenti alla grazia di Dio non li mette la tua storia: li metti tu.
L’unica cosa che dipende solo da te
Dio è onnipotente, fa il cielo e la terra, e la sua grazia ti raggiunge anche nel male e nella morte, perché è la luce che entra nel buio. Resta una sola cosa che dipende da te: il tuo sì, la consegna della tua volontà. La grazia arriva sempre, ma quando sei saturo di pensieri, perfezionismi e resistenze, cade fuori e si perde: per accoglierla devi svuotarti e fare spazio.
Gli impedimenti partono da dentro
Gli impedimenti sono il modo in cui resisti a quello che accade: i perché, l’ansia, il rifiuto che scatta persino davanti al bene che il Signore chiede. Sono pregiudizi e difese costruite per sopravvivere a ciò che hai dovuto affrontare, e per anni ti hanno tenuto in vita. Oggi, da adulto libero e responsabile, quelle barriere ti impediscono di vivere, di amare e di lasciarti amare.
Abbattere le difese si chiama fede
Quello che il Signore chiede è sempre troppo, oltre le tue forze, e proprio per questo non te lo chiede da solo: vuole farlo con te e in te, per opera dello Spirito Santo a cui puoi chiedere aiuto. Si tratta di illuminare le difese che non servono più e rimodularle in confini sani, tarati sulla vita di oggi e non sul passato. Tutto questo abbandono è fede: credere che il Signore fa bene ogni cosa nella tua vita, a partire da te.
I miti ereditano la terra perché vivono in pace: accolgono ciò che arriva come dono e le domande si azzerano. È la stessa pace che Gesù risorto ripete a ogni apparizione, ed è quella a cui sei chiamato anche tu.
Buon ascolto!
Quando è il momento di sposarsi?
2026/06/08
Quando sposarsi? Beh, bisogna che sia tutto apposto, è lui/lei la persona giusta? E il lavoro? La casa? Il tempo passa e si aspetta di essere pronti, ma quel momento non arriva mai… forse la domanda giusta da farsi è un’altra.
La trappola dell’attesa
La vita è complessa, le relazioni hanno mille sfaccettature. Quell’essere finalmente pronti — purtroppo — non esiste. Il rapporto si affina in un processo iterativo: più ci si mette mano, più si vede che c’è altro da fare. Aspettare che tutto sia sistemato prima di sposarsi non funziona, è necessario fissare quei due o tre elementi fondamentali e vedere se funzionano.
Riconoscere un compagno che guarda nella stessa direzione
Guardare nella stessa direzione, essere compagni di cordata. Non compatibilità di carattere o interessi comuni, quelli cambiano, ma una direzione, delle domande esistenziali profonde condivise. Siamo molto cambiati negli anni, ma quel desiderio di puntare alla meta non è cambiato. È questo che ci rende solidi.
Essere compatibili?
Non la comunicazione, non le affinità di carattere, quello che tiene un matrimonio sui binari è un’altra cosa. La domanda non è quanto andiamo d’accordo, ma quanto sei convinto che questa persona conduca sia disposta a giocarsi tutto per questa relazione? Ci saranno scogli, difficoltà, gioie, la persona giusta è quella che ha deciso in cuor suo di voler dedicare la propra vita a vivere fino in fondo questo progetto con te.
Buon ascolto!
Fare discernimento con i nuclei di morte
2026/06/01
I nuclei di morte sono quelle dinamiche umane che non permettono all’amore di crescere. Affrontarli è necessario per il discernimento vocazionale: non puoi capire qual è il tuo posto nel mondo se non hai il coraggio di scendere nella tua storia e affrontare quei nodi che ti impediscono di essere veramente libero di dare la vita.
Chiamare per nome ciò che ti blocca
Arriva un momento in cui la vita ti presenta il conto e capisci che non bastano gli esami all’università, il lavoro e gli amici: devi prenderti cura della tua affettività. I nuclei di morte sono dinamiche umane che ci mettono in difficoltà nelle relazioni e ci impediscono di sbocciare pienamente nell’amore. Il primo passaggio è la consapevolezza: smettere di scappare, togliere il velo e iniziare a chiamare le cose per nome.
Imparare a metterci mano
Padre Giovanni diceva sempre che il cristiano è l’esperto in umanità: non si può essere grandi cristiani senza essere grandi uomini. Questo richiede la volontà di smettere di girare a vuoto e iniziare a mettere mano seriamente su queste dinamiche, equipaggiandosi con gli strumenti giusti. Che sia la terapia, un padre spirituale o dei fratelli che ti accompagnano, l’obiettivo è risolversi affettivamente, diventando adulti consapevoli. È un progetto di vita, non si fa in 3 mesi, ma è proprio questo che lo rende un progetto all’altezza della nostra necessità di verità.
La grazia di una ferita salvata
Tutto questo lavoro ha senso solo se ti porta a stare con le mani aperte per accogliere una grazia. Il Signore non vuole semplicemente guarire il dolore, ma vuole salvare la tua storia. Quel vuoto o quella mancanza che hai vissuto diventano il luogo dove Dio versa il suo Spirito, trasformando il tuo limite in una sensibilità che nessun altro ha. La tua ferita salvata diventa così la benzina per amare fino in fondo, donando la vita fino all’ultima goccia, proprio come Gesù Cristo.
Playlist YouTube sui nuclei di morte
Vocazione! Non farti infinocchiare...
2026/05/25
Non farti infinocchiare dall’idea che la vocazione sia la soluzione magica ai tuoi vuoti o una medicina per smettere di soffrire. La pienezza non è finalmente “stare bene”, ma scoprire che sei un sopravvissuto che può iniziare a dare la vita per qualcuno proprio oggi, così come sei.
Buon ascolto!
La mia via per Santiago
2026/05/18
Sono stata via dieci giorni, una cosa mai fatta in vent’anni di matrimonio, portandomi dietro tutte le mie ansie, le mie paure e il mio stress. A Santiago è stata un’esperienza molto densa: ecco com’è andata.
Il cammino ti tira dentro
Non importa per cosa lo fai, se per fede, per sport o per vedere un posto bello. Il cammino ti chiama e poi ti tira dentro te stesso, dentro una spiritualità che ti fa bene e ti riporta all’essenziale, a chi sei davvero. Dopo che fai 34 chilometri non riesci più ad essere falso: sei proprio tu, messo a nudo in quello che vivi, ed è impossibile raccontarsela o avere una maschera.
La provvidenza ti viene incontro
Ho incontrato persone “non standard”, gente che non mi conosceva e non aveva nessun pregiudizio. Come quella signora davanti a una cappellina che mi ha chiesto: “Vuoi una benedizione?”. Mi ha preso per le mani e ha pregato per me, e io sono scoppiata a piangere come una bambina. O quel bastone per Linda: ogni cosa è stata provvidenziale.
Una vita più radicale
Leggere negli Atti degli Apostoli dei discepoli che andavano fino ai confini della terra mentre io ero lì, a Finisterre, ti fa capire che la Parola è viva perché si incarna nella tua vita. Sono ritornata a casa confermando che quello che vivo non mi basta: vorrei un’essenzialità più radicale. Il cammino ti svuota e ti mette a contatto con te stesso e con il Signore in un modo che non avresti mai immaginato.
Buon ascolto!
Cosa studio all'università?
2026/05/12
Perché andare all’università? Che tipo di equipaggiamento e bagaglio vuoi acquisire attraverso questa esperienza? Spesso ci arriviamo trascinati da aspettative che non ci appartengono, senza chiederci veramente cosa sia bello e importante per noi. È il momento di fermarsi e capire se il binario su cui stiamo correndo fa per noi oppure no.
La coscienza come luogo dell’incontro
Spesso ci infiliamo a testa bassa su un percorso di studio per aspettative della famiglia o per trovare un “buon lavoro”. Tuttavia queste motivazioni esterne sono fragili perché non rispondono ai nostri bisogni più intimi. La scelta deve nascere più in profondità: cosa è realmente importante per te?
L’università come equipaggiamento
L’università non è un passaporto per lo status sociale, per molti è un “incubatore di idee” e un “equipaggiamento” per la vita. Io ero un atleta completamente impreparato allo studio, finché non ho scoperto che c’era qualcosa per cui valeva la pena impegnarsi. La vera stabilità economica non te la dà il posto fisso o un buon contratto, ma l’essere una persona elastica, capace di pensare e di risolvere problemi. Che tipo di bagaglio vuoi acquisire attraverso questa esperienza?
La libertà di scendere dal treno
Se sei in confusione e non sai se ne vale la pena, sappi che “si può scendere dal treno”. Nessuno ti vieta di fare un anno di stop: lavora, vivi, parla con altre persone. È un ottimo momento per fermarti e farti le domande giuste su chi sei tu e su cosa vuoi veramente dalla vita. Meglio prendersi il tempo per schiarirsi le idee piuttosto che lanciarsi alla cieca verso una meta che non ti appartiene.
Ecco alcuni spunti dall’episodio.
Buon ascolto!
La cura dell'essenziale: Ale parte per Santiago!
2026/05/04
“Sarebbe bello andare a Santiago!”, avevamo detto ventiquattro anni fa… Oggi mia moglie è finalmente su un aereo e si prende qualche giorno per lei. Ma il punto non è solo il viaggio: è la cura dell’essenziale. Dieci giorni lontano da casa per camminare ti fa entrare in una dimensione diversa: quando pensi solo alle cose essenziali, “ce la farò a finire la tappa?”, “piove?”, “riusciamo a mangiare stasera?”, ti senti proprio bene e rinasci.
Buon viaggio Ale!!
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