
Advertise on podcast: Storie di sport al femminile
This podcast has
134 episodes
Language
ItalianPublisher
Isabella AgostinelliExplicit
No
Date created
2021/03/08
Latest episode
2026/09/30
Average duration
7 min.
Release period
16 days
Description
Lo sport è la mia passione; le storie legate alle sport le mie preferite. Ve ne racconto qualcuna
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Gertrude Ederle: più forte del mare
2026/09/30
Nel 1926 Gertrude Ederle ha vent'anni quando attraversa a nuoto la Manica, diventando la prima donna a riuscirci e stabilendo anche un nuovo record assoluto.
La sua impresa conquista l'America e diventa un punto di riferimento per migliaia di ragazze che si avvicinano al nuoto. Tra queste c'è Florence Chadwick, una bambina che guarda la traversata di Gertrude e, ventiquattro anni dopo, attraverserà a sua volta la Manica.
Una storia di sport, coraggio e cambiamento, che racconta quanto può essere potente l'esempio di un'atleta.
Ascolta la puntata dedicata a Gertrude Ederle di Storie di Sport al Femminile, il podcast che racconta le donne che hanno cambiato la storia dello sport.
Corpi, spot e stereotipi: cosa c'è dietro il caso Sydney Sweeney?
2026/09/16
Una pubblicità virale, un'ondata di sdegno globale e le voci furiose delle più grandi campionesse dello sport. In questo episodio di Storie di Sport al Femminile analizziamo il caso che sta facendo discutere il mondo intero: lo spot della piattaforma Novig con protagonista l'attrice Sydney Sweeney.
Perché ha fatto così arrabbiare atlete del calibro di Ariarne Titmus e Amy Hunt? E soprattutto: perché nel 2026 il marketing continua a ricorrere alla sessualizzazione del corpo femminile per promuovere lo sport, trasformando la polemica in un business?
Un viaggio tra etica, sport e stereotipi da scardinare.
🎧 Ascolta ora e dimmi la tua nei commenti!
Disrupting the Code: da Iverson a Osaka, quando lo sport incontra l'identità
2026/09/09
Quando lo sport incontra l'identità e la cultura, i confini del campo da gioco scompaiono. In questo episodio esploriamo il dirompente tributo che Naomi Osaka ha dedicato ad Allen Iverson agli US Open, unendo due epoche e due discipline apparentemente distanti come il tennis e il basket nel segno della rottura dei codici. Analizziamo cosa ha fatto Iverson all'inizio degli anni Duemila, quando ha sfidato la cultura conservatrice e aziendale della NBA portando sul parquet le sue treccine, i suoi tatuaggi e lo streetwear, costringendo il sistema a fare i conti con un'autenticità che rifiutava ogni conformismo.
Scopriamo perché quel gesto trova oggi una eco ancora più potente in Naomi Osaka, che sul palcoscenico tradizionalmente rigido ed eurocentrico del tennis ha scelto di replicare l'iconico look dei Philadelphia 76ers non come un semplice costume, ma come un atto di riconoscimento e lignaggio culturale. Riflettiamo inoltre sul caso del durag e sulle reazioni della stampa, uno specchio perfetto dei doppi standard e del giudizio costante che il mondo dello sport continua a esercitare sull'estetica e sull'espressione degli atleti neri. Un viaggio imperdibile tra moda, attivismo e il coraggio di riscrivere le regole, perché prima di essere campioni, si è se stessi.
Se perdesse dieci chili farebbe ancora meglio: il body shaming colpisce ancora
2026/08/13
Manila Esposito, campionessa europea all-around nel 2024 e nel 2025 e medaglia olimpica a Parigi, torna protagonista agli Europei di ginnastica artistica di Zagabria. In questa puntata di Storie di Sport al Femminile parliamo dei commenti sul suo corpo e del body shaming che colpisce ancora oggi le atlete.
Dalle frasi rivolte a Manila alle testimonianze di Carlotta Ferlito ed Eleonora Rando, fino al caso di Elisa Molinarolo, un viaggio attraverso gli stereotipi sul corpo delle sportive, la cultura della ginnastica che sta cambiando e la necessità di imparare a guardare le atlete per ciò che fanno, non per il loro aspetto fisico.
Quando cambia lo sguardo: le nuove regole per raccontare l'atletica femminile
2026/08/11
In occasione degli Europei di atletica di Birmingham 2026, Storie di Sport al femminile racconta le nuove linee guida per le riprese televisive delle gare femminili, pensate per contrastare la sessualizzazione delle atlete. Dalle testimonianze di Marie-Julie Bonnin e Amy Hunt alle nuove indicazioni dell’EBU, una riflessione su immagini, regia e responsabilità nel racconto dello sport. Perché il problema non è mostrare il corpo di un’atleta, ma decidere come guardarlo e raccontarlo: dietro ogni gesto ci sono talento, sacrificio, allenamento e una storia che merita di essere vista.Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile
He's Coming Home: il filo (non più) invisibile che collega la nazionale inglese e la violenza domestica nel Regno Unito
2026/07/20
Dietro le esultanze da stadio e i cori collettivi si muove una realtà sommersa e complessa, documentata da anni di analisi sociologiche e rapporti di polizia. I dati raccolti a partire dai Mondiali di calcio attraverso gli studi della Lancaster University sul Lancashire evidenziano un incremento dei casi di violenza domestica durante i tornei maschili, con picchi che variano a seconda del risultato sul campo.
In questo episodio di Storie di Sport al Femminile analizziamo i fattori che trasformano i grandi eventi agonistici in momenti di criticità: dalla disinibizione legata al consumo di alcol alla mascolinità tossica, passando per i riti di normalizzazione sociale e la gestione della transizione emotiva al termine delle partite. Un approfondimento che esplora anche l'impatto delle campagne di sensibilizzazione, come l'iniziativa He's Coming Home di Women's Aid, per riflettere su come la sicurezza e la protezione degli spazi domestici rappresentino una priorità non negoziabile, oltre la narrazione sportiva ufficiale.
Copa 71: il mondiale di calcio femminile dimenticato
2026/06/21
110.000 spettatori. Tanti erano presenti alla semifinale tra Messico e Italia allo stadio Atzeca di Città del Messico, lo stesso che ha ospitato la gara d'apertura dei Mondiali di Calcio maschile del 2026.
Eppure la Copa 71, i Mondiali femminili disputati nel 1971 in Messico, non se li ricorda nessuno. La FIFA non lo aveva neppure riconosciuto come evento ufficiale e la maggior parte delle partite non furono nemmeno trasmesse.
Ma quel torneo ha segnato la storia del calcio femminile stabilendo un record di pubblico e indicando la strada alle atlete: il nostro sport conta qualcosa.
Per questo nel 2024, la stella del calcio statunitense Alex Morgan e le sorelle d'ro del tennis, Serena e Venus Williams, hanno deciso di raccontarla in un documentario intitolato "Copa 71", un racconto corale che va al di là del semplice racconto sportivo ma che vuole appunto sottolineare l'impatto culturale di quel mondiale dimenticato.
Questa è la sua storia.
Le sei donne della Concacaf che faranno la storia al Mondiale 2026
2026/06/14
6 su 170. È questo il numero che racconta una delle storie più significative del Mondiale FIFA 2026. Tra i 170 ufficiali di gara selezionati dalla FIFA, soltanto sei sono donne della Concacaf: le arbitre Tori Penso e Katia Itzel García, le assistenti Kathryn Nesbitt, Brooke Mayo e Sandra Ramírez, e la video match official Tatiana Guzman.
Dagli Stati Uniti al Messico, fino al Nicaragua, queste professioniste hanno costruito carriere d'eccellenza nei massimi livelli dell'arbitraggio internazionale, abbattendo barriere e conquistando un posto nel torneo più importante e prestigioso del calcio mondiale.
In questo episodio del podcast ripercorriamo le loro storie, i traguardi raggiunti e il significato di una presenza che va ben oltre i numeri, diventando simbolo dell'evoluzione dell'arbitraggio femminile sulla scena globale. 🎙️⚽
Ana Sotillo: la stylist che ha cambiato le regole della moda nel calcio
2026/06/12
Il calcio ha da sempre avuto un codice di abbigliamento conservatore; ma le regole stanno cambiando e con esso anche il modo in cui gli atleti raccontano sé stessi al mondo. E dietro questa trasformazione c'è Ana Sotillo, creativa, stylist e direttrice d'immagine che ha contribuito a ridefinire il ruolo dello styling nel calcio contemporaneo.
Partita dal mondo della moda e della creatività urbana, Sotillo ha portato nel calcio un approccio nuovo, trasformando l'abbigliamento da semplice scelta estetica a vero e proprio strumento di comunicazione, identità e costruzione del personal brand.
Attraverso il suo lavoro, la figura dello stylist smette di essere associata esclusivamente alle passerelle o allo spettacolo e diventa centrale anche nello sport professionistico. I calciatori non sono più soltanto atleti: sono icone culturali, punti di riferimento per milioni di giovani e protagonisti di un dialogo sempre più stretto tra sport, moda e intrattenimento. Ana Sotillo ha saputo interpretare questo cambiamento, aiutando i suoi clienti a esprimere la propria personalità attraverso l'immagine, valorizzando al tempo stesso designer emergenti e nuove tendenze.
La sua storia dimostra come le donne stiano occupando spazi sempre più importanti dietro le quinte dello sport, influenzandone linguaggi, codici e dinamiche culturali. Un percorso costruito con creatività, visione e capacità di anticipare i tempi.
E, naturalmente, non si può parlare di Ana Sotillo senza citare la collaborazione con Lamine Yamal, uno dei talenti più brillanti del calcio mondiale. Un sodalizio che ha contribuito a consolidare l'immagine del giovane campione fuori dal campo e che rappresenta perfettamente il nuovo legame tra performance sportiva, stile e identità personale.
Questa è la sua storia.
Trinity Rodman: fuori dall'ombra del padre, ha acceso una luce tutta sua
2026/05/24
Messi, Beckham, Zidane, Yamal rappresentano il passato, il presente e il futuro del calcio mondiale. E sono loro i protagonisti del nuovo bellissimo commercial di Adidas, "Backyard Legends". In mezzo a questo gruppo di leggende c'è poi lei. Trinity Rodman.
Non è lì per rappresentanza, non è lì per caso. Ed è per questo che ho deciso di dedicare il prossimo episodio di storie di sport femminile proprio a lei.
Non parliamo solo di una giocatrice straordinaria. Parliamo di un fenomeno culturale che sta abbattendo i confini tra sport, moda e attivismo . Triniyìty non è infatti solo la figlia di Dennis Rodman, icona dei Chicago Bulls, ma è l'atleta che ha trasformato il calcio femminile in uno sport davvero cool, portandolo dai campi di periferia alle passerelle di Complex, fino a diventare il volto mondiale di Adidas.
Trinity Rodman rappresenta al meglio quel concetto di "leggenda del cortile", che giocando in strada è arrivata fino alla gloria. Ma è andata oltre: ha trasformato il dolore, la sua instabilità, in una storia di successo.
Pronti a scoprire come Trinity ha cambiato le regole del gioco.
Akari Fukunishi: "Se ci provi, puoi farcela"
2026/04/06
Ex giocatrice di hockey su ghiaccio professionista, Akari Fukunishi ha subito un terribile incidente in moto che le ha tolto l'uso degli arti inferiori. È stato il para ice hockey a restituirle la voglia di vivere e di competere, portandola a scoprire nuovi punti di forza: una straordinaria capacità di leggere il gioco e un eccezionale senso della posizione.
A Milano Cortina 2026 è stata l'unica donna a partecipare al torneo di hockey su ghiaccio paralimpico — competizione aperta alle squadre miste dal 1998 — dimostrando a tutte le giovani atlete con disabilità che, mettendosi in gioco, si possono compiere grandi imprese.
Ma le sue sfide non finiscono qui: Akari punta ora a creare una squadra di hockey paralimpico interamente femminile, con l'obiettivo di centrare la qualificazione ai Giochi che si terranno in Francia nel 2030.
Scopri la sua storia nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.
Paralimpiadi: Kin Yunji e Cécile Hernandez, quando l'età è solo un numero
2026/03/30
Alle Paralimpiadi Milano Cortina 2026 ci sono storie che vanno oltre il risultato sportivo, storie che parlano di determinazione, coraggio e di limiti che esistono solo per essere superati. È il caso di Kim Yun-ji e Cécile Hernandez, due atlete straordinarie che hanno dimostrato come età e disabilità non siano ostacoli, ma semplicemente parte del percorso.
La giovanissima Kim, ad appena 19 anni si è laureata campionessa paralimpica di Biathlon individuale. Ha iniziato per caso a sciare solo nel 2020 come parte della fisioterapia per curare la sua spina bifida: oggi è la prima atleta sudcoreana ad aver vinto un oro alle Paralimpiadi invernali.
Celine è invece la veterana di questi giochi invernali. La sclerosi multipla ha messo fine alla sua carriera nel motocross, ma non l'ha tenuta lontana dalle competizioni. Ora vola e va veloce sul suo snowboard; e come lei, nessuno mai ha vinto una Paralimpiade a 51 anni,
Curiosi di scoprire le loro storie? Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.
Olimpiadi e Paralimpiadi: insieme o separate?
2026/03/22
Non so voi, ma guardando la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici invernali ho avuto la sensazione che i riflettori che si erano appena spenti sui Giochi Olimpici non si fossero riaccesi del tutto: una cerimonia più in sordina, poca copertura mediatica, poca rappresentanza politica.
Mi sono chiesta allora: ma perché non fare Olimpiadi e Paralimpiadi in contemporanea?
Ho così scoperto che in realtà inizialmente si svolgevano insieme (Roma e Tokyo) per poi essere separate fino a Seoul 88 e Albertville 92.
Oltre che per motivi logistici, sono gli stessi atleti paralimpici a volere che le due manifestazioni rimangano separate garantendo così uno spazio dedicato solo a loro e alle loro imprese sportive.
Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.
E voi cosa ne pensate?
L'influencer prestata al ghiaccio e altre mirabolanti narrative delle Olimpiadi
2026/03/07
Jutta Leerdam è passata alla storia dei giochi di Milano Cortina 2026 come "Venere del Mascara"; Francesca Lollobrigida come la "Mamma d'Oro" (ma anche un po' sconsiderata); Arianna Fontana deve il suo successo al suo amato e che dire di Federica Brignone che ha vinto davanti al suo fidanzato?
Se notate qualcosa di strano in questa narrazione non vi state sbagliando. Anche in questa edizione delle Olimpiadi invernali la cronaca ha preferito le etichette ai risultati sportivi sminuendo il valore delle atlete e la portata dei loro sacrifici.
Questo ultimo episodio del ciclo olimpico - prima di passare alle Paralimpiadi - è dedicato alla narrativa malata che persiste nel giornalismo italiano e internazionale.
L'obiettivo è sensibilizzare su un trend ormai troppo radicato che continua a influenzare il modo in cui percepiamo il talento e la professionalità delle donne nello sport.
Federica Brignone: la tigre e il rispetto
2026/03/02
I due ori olimpici di Federica Brignone vanno al di là della semplice vittoria sportiva. E non sono una semplice storia di rinascita dopo un terribile incidente.
No. Sono l’emblema della determinazione di un’atleta che ha deciso di dare tutta se stessa al suo sport, con dedizione, fatica e anche alcune paure. Federica Brignone ha incarnato al meglio lo spirito olimpico dimostrando di essere la migliore nella sua disciplina e lanciando un forte segnale a tutto il mondo sportivo: competere senza distruggere; spingersi al limite senza mai perdere il rispetto per l’avversaria.
Oggi celebrare Federica Brignone significa celebrare un modello. Non solo perché ha vinto, ma perché ha alzato l’asticella per tutte. Ha dimostrato che essere la migliore non è un’etichetta, è una responsabilità. È l’impegno costante a onorare il proprio talento.
E forse è proprio questo il suo messaggio più forte: il successo non è un lampo. È una scelta ripetuta ogni giorno.
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