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libridimontagna

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Rating
★★★★★
5
from
2 reviews
Categories
Country
United States
This podcast has
85 episodes
Language
Italian
Publisher
Clara Mazzi
Explicit
Yes
Date created
2021/04/13
Latest episode
2026/01/26
Average duration
36 min.
Release period
20 days

Description

Ciao! Benvenuti ai podcast di libridimontagna. Insieme ripercorreremo le tracce di grandi alpinisti che coi loro scritti hanno voluto condividere con noi le loro riflessioni, le loro emozioni in un percorso che è stato, oltre che alpinistico, alla ricerca di sé, alla ricerca della felicità. Pronti per una nuova emozionante avventura? E allora... via!

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6.7 Hans Dülfer 🇩🇪 l'introverso
2026/01/26
Hans Dülfer (1892 - 1915): l'anti Preuß - o il paladino in difesa dell'uso dei mezzi di progressione artificiali. Se l'arrampicata fino al 1900 ca non aveva potuto fare grandi passi avanti dai tempi di Paul Grohmann (episodio 6.2) perchè non c'era stata nessuna evoluzione di materiale e quello a disposizione era risicato e scadente, grazie alla creazione del vero e proprio chiodo da roccia di Hans Fichtel combinato poi al moschettone di Otto Herzog, la sicurezza in parete aumenta e permette di osare di più. Dülfer dunque, a differenza di Paul Preuß sfrutta i mezzi di progressione artificiale per alzare l'astina del limite: inventerà il traverso e il pendolo, due tecniche grazie alle quali tante pareti giudicate invincibili verranno invece finalmente risolte. Il contributo di Dülfer alla storia dell'arrampicata non si limita all'abilità in parete ma anche ad una importantissima riflessione e proposta: la scala dei valori delle difficoltà - un'altra tematica, al pari della Disputa sui Chiodi - che appassionerà i climber fino al 1985. Hans Dülfer morirà al fronte, nel primo conflitto mondiale e con la sua morte finisce un'epoca: il grandioso primo alpinismo germanofono che tanto ha contribuito alla storia dell'alpinismo e dell'arrampicata a livello planetario.
6.6 Paul Preuss 🇦🇹 free solo
2026/01/12
5.Paul Preuß (1886 - 1913) è una figura imprescindibile nella storia dell’alpinismo ma soprattutto dell’arrampicata mondiale perché è il padre del free climbing e del free solo. Prima di lui non esisteva nemmeno la disciplina: chi scalava era un generico Bergsteiger. Paul Preuß nella famosa estate del 1911 compirà due imprese storiche che lo consacreranno al firmamento delle stelle dell’arrampicata e poi sempre nel corso di quell’estate, scriverà il primo articolo di quella celebre “Disputa sui Chiodi” in cui lui si definiva contrario all’uso dei mezzi di progressione artificiale se si intendeva scalare seriamente, una tematica che non ha ancora smesso di appassionare. Paul Preuß è stato però a lungo oscurato ed è riemerso solo di recente. Come mai? Errata corrige: ad un certo punto dico "sci alpinismo" quando invece intendo "sci di pista".
6.5 Guido Lammer 🇦🇹 enfant terrible
2025/12/29
Anche Guido Lammer (1863 - 1945) è stato un grande Führerlos. Passa alla storia per il suo celeberrimo libro "Fontana di giovinezza" (un must read) che in Italia purtroppo è stato considerato a torto come "il libro "maledetto" perché da una lettura (superficiale) sembra si tratti di scritti impregnati dell'ideologia nazista dell'alpinismo votato alla morte. Di conseguenza, se lo sono i testi, doveva esserlo anche il suo autore. È vero? Lammer era un nazista? Se ne parla in questo podcast: ascoltatelo per scoprirlo. Errata corrige: gli archivi del club alpino austriaco sono a Innsbruck e non a Salisburgo; ho detto settimana lavorativa di 7 giorni invece che di 8 (sorry, volevo dire ovviamente di 6 giorni anziché di 7) ed infine il trenino non arriva fino in cima alla Jungfrau ma allo Jungfraujoch, ma nella concitazione non è emerso con chiarezza.
6.4 Emil Zsigmondy 🇦🇹 Führerlos
2025/12/15
L’approccio alla montagna dei Führerlos, espresso dal loro leader carismatico Emil Zsigmondy (Vienna 1861 – Meije 1885) è poi il DNA dell’alpinismo germanofono. Andare in montagna “senza guida” come facevano gli inglesi, non è solo questo ma è vivere l’alpinismo in tutt’altro modo, innanzi tutto con responsabilità. Emily Zsigmondy, tesserato della celeberrima sezione alpinistica d’élite “Austria” (la prima cellula, creata da Paul Grohmann stesso), morto giovanissimo sulla Meje, con le sue riflessioni porrà le basi di tutto quell’alpinismo che non vuole essere di record ma di contenuto ed inteso come un momento di formazione personale.
6.3 Paul Grohmann 🇦🇹: il fondatore
2025/12/01
Lo "scopritore delle Dolomiti" è stato il fondatore dell'Österreichischer Alpen Verein, il club alpino austriaco, nel 1862, creando così non solo il secondo club alpino al mondo (il CAI è del 1863) ma generando anche l'unica (e validissima!) alternativa all'alpinismo britannico. Pochi anni dopo, il club alpino austriaco si fonderà con quello tedesco, costituendo il DuÖAV, Deutscher und Österreichischer Alpen Verein, 1869 che sarà il club alpino più grande del mondo fino al 1945, anno della loro scissione. La portata di Grohmann però non è soltanto nella creazione di un club alpino: è molto di più! Ascoltate questo podcast per scoprirlo.
6.2 Introduzione all'alpinismo germanofono
2025/11/17
Lo sapevate che austriaci e tedeschi hanno inventato praticamente tutto dell'alpinismo? Chiodi da roccia, ramponi, l'uso del moschettone, lo sci alpinismo, lo sci di pista, lo studio sulle valanghe, l'arrampicata in Rotpunkt, i film di montagna... E allora perchè se ne parla così poco? Quando si parla di alpinismo tedesco, cala una sorta di silenzio imbarazzato... Perché? Eppure è l'alpinismo che pone le basi sia dell'arrampicata (persino i Bergvagabunden, ricopiati - ignari - dai climber americani di Camp 4 trent'anni dopo) che di tutto il pensiero alpinistico (quello cioè che vede nell'impresa non un record ma un momento ci crescita personale). In questo podcast introduttivo si analizzano le cause di una mal riposta ignoranza nei confronti di questo alpinismo straordinario: indubbiamente "il nazismo" non meglio specificato, è ciò che maggiormente crea imbarazzo. Poi c'è la scarsa conoscenza del tedesco che ha impedito la lettura di testi che sono stati poco tradotti; a ciò si aggiunge anche l'intensa frequentazione di montagne collocate tra il Berchtesgaden e il Tirolo decisamente meno note al grande pubblico.  È giunto però il momento di sollevare il velo da questo appassionante alpinismo e vederne tutti i passaggi: le basi grandiose pre primo conflitto; gli anni bui tra le due guerre; la rinascita.
6.1 Inzio 6 stagione: Intervista ad Alessandro Gogna
2025/11/03
Dell'alpinismo tedesco e austriaco si sa pochissimo - al di fuori dei due rispettivi paesi. Perchè? L'ho chiesto ad Alessandro Gogna, uno dei pochissimi al mondo che si è dedicato alla storia di questi due paesi che insieme costituiscono la colonna portante dell'alpinismo europeo
Episodio bonus: intervista a Silvia Loreggian
2025/07/30
5.20 Conclusione alpinismo francese
2025/07/21
Di cosa abbiamo parlato? Una carrellata su quanto è stato detto in questa stagione dedicata all'alpinismo francese evidenziando quei tratti che mostrano l'evoluzione dello stesso.
5.19 Agostino da Polenza: il controverso
2025/07/14
Intervista ad Agostino da Polenza, un personaggio nella storia e della storia dell'alpinismo italiano, grande amico di Benoît Chamoux
5.18 Benoît Chamoux 🇫🇷: la sponsorizzazione 2.0
2025/06/30
Anche Benoît Chamoux (1961 - 1995), come Jean Christophe Lafaille (podcast 5.16) voleva essere il primo francese ad aver scalato tutti i 14 8000 (tre gli sono stati contestati perchè non registrati formalmente: il Makalu, il Cho Oyu e lo Shishapangma) per cui "ufficialmente" ne avrebbe scalati 10. Lui muore a 50mt dalla cima del Kantsch, il suo ultimo 8000 mentre stava tornando indietro perchè aveva capito che non ce l'avrebbe fatta, a soli 34 anni. Alpinista poco conosciuto in Francia come all'estero è in realtà una figura molto interessante perchè prosegue lo sviluppo della figura dell'alpinista moderno creata da René Desmaison (podcast 5.6) in maniera molto creativa: ottenendo il primo contratto di sponsorizzazione nella storia dell'alpinismo da un'azienda di IT lungo ben 5 anni! Poi conoscerà Agostino da Polenza (podcast 5.19) e con lui comincerà un altro percorso molto interessante di cui si parla in questo podcast. Buon ascolto!
5.17 Katia Lafaille 🇨🇭:l'intervista
2025/06/16
Katia Lafaille è la vedova di Jean Christophe Lafaille. Dopo aver chiuso male una relazione burrascosa con Eric Escoffier (podcast 5.13), Katia si prende una pausa di riflessione e tira le somme: era scappata da Ginevra, da un matrimonio concluso che aveva appena 20 anni con un "buon partito", da una vita di agi e comfort per vivere la sua vita, trovare il suo percorso, tra adrenalina e avventura. Con il gran charmeur, Escoff, le cose non erano andate bene e quella Chamonix folle degli anni '80 che lei aveva abbracciato con grande entusiasmo, aveva mostrato anche il suo lato B - che non era affatto così magico come l'altro. Fa un sacco di lavoretti, fa tanta bici, la sua passione. Poi un giorno le si avvicina un ometto piccolino, serio e molto, molto gentile. È una guida alpina. È un grande alpinsta. È Jean Christophe Lafaille (podcast 5.16). Katia Lafaille, autrice di "Senza di lui" dedicato al marito Jean Christophe scomparso sul Makalu è una testimone non che protagonista di quegli anni folli della Chamonix degli anni '80 e che in questa intervista ci racconterà i retroscena.
5.16 Jean Christophe Lafaille 🇫🇷: il riflessivo
2025/06/02
Jean Christophe Lafaille (1965 - Makalu 2006) aveva un sogno, come scrive sua moglie Katia: diventare il primo francese che avrebbe scalato tutti i quattordici 8000. Ne ha saliti 11, in stile alpino, molti con vie nuove, ma è morto sul Makalu, nel tentativo della prima solitaria invernale. Avevamo conosciuto Jean Christophe un po' di sfuggita con Pierre Béghin (podcast 5.10) che se l’era portato con sé: all’epoca Jean Christophe aveva 26 anni ed era alla sua prima esperienza in Himalaya. Fu un’esperienza traumatizzante, perché Béghin morì sotto agli occhi del giovane Jean Christophe che si ritrovò all’improvviso solo, su di una via mai scalata da nessuno, con l’oscurità e il maltempo imminenti. Il rientro al campo base fu una vera e propria discesa agli inferi che è raccontata splendidamente nel grande classico della letteratura d’alpinismo: "Prigioniero dell'Annapurna", edito dai Licheni. Fu un tale trauma che smise per un po' di andare in montagna. Poi la vita continuò: JC si rimise in sesto e riprese a fare alpinismo. Molto bonattiano come stile (cioè molto riflessivo) JChristophe prosegue il cambiamento di rotta per l'alpinismo francese inaugurato da Catherine Destivelle (podcast 5.15) con l’intenzione di di riportarlo ad un alpinismo più di maturità. Un grande alpinista quindi anche per lo spessore umano delle sue imprese.
5.15 Catherine Destivelle 🇫🇷: l'intervista
2025/05/19
Col cuore in palpitazione, le ho scritto: avresti tempo per un'intervista. Certamente, fu la risposta. Emozionatissima, sono salita in macchina e sono arrivata a Chamonix, dove ho avuto veramente l'onore di parlare con una leggenda vivente dell'alpinismo, una persona di cui confermo la timidezza ma che se si ha la fortuna di approcciare, è interessantissima, piena di energia, di progetti e di voglia di vivere. Buon ascolto!
5.14 Catherine Destivelle 🇫🇷: la regina
2025/05/05
La regina del climbing, unico piolet d'or femminile a lungo (il secondo è stato dato nel 2024 a Nives Meroi), Catherine Destivelle è la regina dell'arrampicata. Nata ad Orano, nel 1960, poco prima dell'indipendenza dell'Algeria, rientra presto con la numerosa famiglia (5 figli, ciascuno con una professione diversa: una dottoressa, un'insegnante, una suora, una pianista e un'alpinista) a Parigi. La famiglia va spesso a "Bleau" (Fontainbleau) a scalare o a passare le domeniche ed è qui che Catherine scopre l'arrampicata. Persona schiva, di poche parole, è in realtà molto timida e riesce a dire con poche ma precise parole quello che intende. Ha vissuto grandissimi amori (sempre senza troppo strombazzarli in giro ma anche senza nasconderli) sempre con uomini dell'"ambiente" (il più chiacchierato fu con Jeff Lowe, che era ancora sposato), Catherine ha sempre detestato il fatto che si bisbigliasse che lei fosse brava appunto perchè "stava" con uomini di quel calibro. Da qui l'idea di fare delle solitarie: per essere giudicata solo in base alle sue capacità. Qui il suo straordinario curriculum: •Via Couzy-Desmaison - Pic d'Olan - parete nord, Catherine Destivelle aveva sedici anni •Via Bonatti - Petit Dru - 1990 - Prima solitaria femminile in 4 ore a vista •Via Destivelle - Petit Dru - giugno 1991 - Apertura in solitaria di una nuova via in 11 giorni, •Via Heckmair - Eiger - 10 marzo 1992 - Prima solitaria femminile in 17 ore •Via Cassin - Grandes Jorasses/Punta Walker - gennaio 1993 - Prima solitaria invernale femminile •Via Bonatti - Cervino - febbraio 1994 - Prima solitaria femminile in 4 giorni (e probabilmente la seconda solitaria assoluta) •Via Hasse-Brandler - Cima Grande di Lavaredo - 25-26 giugno 1999 - Prima solitaria femminile in 2 giorni

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