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CdTalk - L'ospite

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Rating
★★★★★
5
from
1 reviews
This podcast has
98 episodes
Language
Italian
Explicit
No
Date created
2022/03/04
Latest episode
2026/10/06
Average duration
13 min.
Release period
19 days

Description

Seguici e ascolta le storie e gli approfondimenti assieme agli ospiti scelti dalla nostra redazione.

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Mike Bizzik: Cerco corti dal... «bidone»
2026/10/06
👉 https://cdtlink.ch/corti-bidone 👈 Per aderire alla rassegna, inviare una mail a [email protected] 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ «Un Paese che produce film brutti è un Paese sano». È una provocazione che il direttore artistico del Locarno Film Festival, Giona Nazzaro, ha espresso in diverse occasioni per rivendicare il valore di un cinema libero, vitale e capace di sperimentare anche al di fuori dei canoni della perfezione. Un'affermazione che suona quasi come un manifesto per Trashort MicroFest, l'iniziativa lanciata dal locarnese Michele Bizzini, conosciuto artisticamente come Mike Bizzik o Bizzerello. Nella città che ogni estate accoglie alcuni fra i più importanti autori del cinema mondiale, c'è infatti chi vuole dare spazio anche all'altra faccia della produzione audiovisiva: quella più spontanea, istintiva e amatoriale. Non servono scuole di cinema, studi professionali o grandi investimenti. Basta uno smartphone, un pizzico di fantasia e la voglia di mettersi in gioco. È questo lo spirito del festival ideato da Bizzini, che invita chiunque a realizzare e inviare un cortometraggio per la prima edizione di Trashort MicroFest, in programma venerdì 12 marzo 2027 all'Osteria La Fabbrica di Losone. Una rassegna che punta a trasformare il cosiddetto «trash» da etichetta dispregiativa a occasione di creatività, scoperta e divertimento condiviso. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ Bizzini, 41 anni, vive a Locarno e nella vita lavora come polimeccanico. Parallelamente coltiva da sempre una forte passione per la creatività, che nel tempo si è espressa attraverso la musica, l'animazione e la produzione di video indipendenti. Racconta che tutto è iniziato da bambino, quando ricevette in regalo una videocamera. Da quel momento iniziò a girare filmati assieme agli amici, sperimentando anche con le animazioni in plastilina e, più tardi, con piccole produzioni animate disegnate a mano e realizzate al computer. Progetti spesso ironici, surreali e volutamente sopra le righe, in linea con quell'estetica «trash» che continua ad affascinarlo ancora oggi. L'idea del festival è nata quasi per caso, durante alcune conversazioni legate all'attività dell'Osteria La Fabbrica. Quando si è iniziato a discutere della possibilità di organizzare proiezioni e momenti culturali, Bizzini ha colto l'occasione per proporre qualcosa di diverso dal solito: una serata dedicata ai cortometraggi amatoriali, senza obblighi formali e senza l'ossessione della perfezione tecnica. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ Del resto, il concetto stesso di «film brutto» è spesso relativo. Molte opere considerate marginali, dilettantistiche o di serie B sono diventate negli anni oggetti di culto per generazioni di appassionati. È proprio in questo spazio di libertà che il progetto di Bizzini prova a inserirsi. Tra le poche indicazioni fornite agli aspiranti partecipanti ce n'è una che ha attirato l'attenzione: la preferenza per opere realizzate senza ricorrere all'intelligenza artificiale generativa. La posizione di Bizzini è dichiaratamente personale. Pur riconoscendo che questi strumenti possono avere applicazioni divertenti o pratiche, ritiene che nel contesto artistico rischino talvolta di uniformare linguaggi e stili. Per il Trashort MicroFest vorrebbe invece valorizzare lavori nati interamente dall'iniziativa umana, anche se tecnicamente imperfetti. L'attenzione è rivolta alla componente artigianale e all'espressione individuale: in altre parole, a tutto ciò che permette all'autore di lasciare una traccia riconoscibile della propria personalità. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ La parola «trash», spiega, permette di liberarsi dall'ansia del giudizio, dalle aspettative eccessive e dalla ricerca ossessiva della qualità tecnica. «Significa concedersi il diritto di sperimentare, di sbagliare e persino di essere assurdi. Può essere una storia senza senso, una parodia, una trovata demenziale oppure un modo per affrontare temi seri da una prospettiva inusuale. Può perfino diventare una valvola di sfogo, attraverso cui raccontare qualcosa che sta particolarmente a cuore al suo autore», racconta ancora il 41enne al Corriere del Ticino. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️ Il 12 marzo, all'Osteria La Fabbrica di Losone, toccherà poi al pubblico decidere se quei corti siano davvero dei "bidoni". O se, come spesso accade nel mondo del cinema, il trash non sia altro che una forma particolarmente sincera di creatività. 🗑️📽️🦁💙🎬🎞️
Emanuel «Tikkiz Shelby» Cassiano: Vi racconto la mia «Locarno meravigliao»
2026/09/05
Emanuel Cassiano, in arte Tikkiz Shelby, in questo episodio della serie podcast «L'ospite», porta il pubblico del Corriere del Ticino alla scoperta dell'album collaborativo «Locarnage» al quale hanno lavorato nomi emergenti ma anche storici della scena rap/hip hop di Locarno. In particolare, Cassiamo si sofferma sulla traccia realizzata insieme a un altro artista, Astro (che non ha mai visto di persona e del quale si sa poco o nulla), intitolata appunto «Locarno meravigliao». 👉 https://cdtlink.ch/podcast 👈 Locarno diventa nelle sue parole un’entità vivente, un corpo che respira e che mostra, senza filtri, tanto la sua bellezza quanto le sue contraddizioni. Cassiano insiste più volte su questo punto: la volontà di rappresentare la città «per quello che è», senza edulcorare le zone d’ombra né trasformare la critica in un atto di accusa. È un realismo che nasce dall’esperienza diretta, dal crescere tra Tenero e Contra, dal vivere Locarno come culla e come luogo di formazione artistica. Le prime battaglie freestyle, le amicizie del liceo, le influenze dei gruppi storici come Gentaglia Urbana, Linea 23 o i Locandieri: tutto concorre a costruire un rapporto affettivo che non esclude la possibilità di mostrare ciò che non funziona. Anzi, proprio perché la città è amata, merita di essere raccontata nella sua interezza. Questa capacità di osservare e trasformare la realtà in racconto è legata, per Tikkiz, alla sua formazione letteraria. Studente universitario appassionato di poesia, lettore di Dante e Pascoli, autore di testi che spesso nascono come versi poetici prima di diventare barre rap, Cassiano vede nella scrittura un ponte tra mondi: la metrica della poesia e quella del rap, gli artifici retorici, la costruzione dell’immaginario. Non a caso cita Rancore come riferimento fondamentale, esempio di come il rap possa diventare poesia in musica senza perdere la sua forza espressiva. Accanto alla produzione musicale, racconta anche il suo impegno nei laboratori di scrittura con i ragazzi di prossimità locarnesi: un’attività che gli permette di trasmettere la storia del rap, le sue origini nel Bronx come strumento di tregua tra gang, e di insegnare ai giovani come lavorare sul tempo, sulle barre, sulla chiusura dei versi. È un modo per offrire un canale espressivo a chi ha vissuto situazioni difficili, per trasformare la rabbia o la sofferenza in qualcosa di creativo e liberatorio. Il futuro, per Tikkiz, passa anche dal nuovo EP «Prodigio», realizzato insieme al producer Zanluck: sette tracce che lasciano più spazio all’autocelibrazione e a testi apparentemente meno impegnati, pur mantenendo quella cura per le analogie e gli artifici retorici che caratterizzano la sua scrittura. Un progetto che segna un’altra tappa della sua crescita, in equilibrio tra ricerca stilistica e immediatezza.
Raphaël Brunschwig: «Anche il Festival è pronto a crescere a braccetto con la Locarno che verrà»
2026/07/30
👉 https://cdtlink.ch/locarno-futuro 👈 Raphaël Brunschwig, presidente della direzione della manifestazione cinematografica, saluta positivamente lo sviluppo della Città: dalla Nouvelle belle époque alla futura Rotonda, passando per il Grand Hotel: «Ma dobbiamo affrontare anche il rinnovo delle sale più grandi» 💪😃🎬🎞️🦁💙 «Una città più accogliente, viva e capace di valorizzare i propri spazi rende migliore anche l’esperienza per il pubblico, per gli ospiti e per chi ci lavora». È con queste parole che Raphaël Brunschwig, presidente della direzione del Festival, saluta la rinascita di Locarno, grazie alle iniziative pubbliche, ma anche private. Dalla Nouvelle belle époque alla nuova Rotonda, passando per il Grand Hotel e poi, non molto più in là nel tempo, il Pretorio, «perno» del Patto della Pace. Senza dimenticare il Museo di storia naturale, che aprirà al pubblico un’area verde dalle dimensioni paragonabili a piazza Grande (l’iconica sala «sotto le stelle» raffigurata sulla banconota da venti franchi), e il Teatro Kursaal, per il quale l’anno scorso era stato presentato il progetto «Polvere di stelle». Una voglia di rilancio, insomma, che non coglie impreparati i vertici della kermesse, anzi. «Siamo pronti a farci coinvolgere e a far crescere la rassegna», spiega al Corriere del Ticino Brunschwig. «Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che all’orizzonte c’è la sfida del rinnovo delle sale più grandi, quelle nel comparto della Morettina (La sala e L’altra sala) e del Fevi (rinominato Palexpo)». Ma andiamo con ordine. «Il rilancio del Grand Hotel, uno degli interventi più avanzati, per noi ha un valore particolare. È il luogo dov’è iniziata la nostra storia. Ritrovarlo, grazie allo spirito imprenditoriale di Stefano Artioli, del gruppo Arabella e di Marriott, significa riconnettere le origini al futuro, recuperare un punto di rappresentanza che rafforzerà anche la nostra capacità di accoglienza internazionale». E chissà che non siano riproposte le proiezioni nel parco. L’ultima delle quali, nel 1967 - la manifestazione era in calendario dal 22 al 31 luglio -, «Guerra e pace» (Unione sovietica, 1966, Serghei Bondarciuk), tre ore e un quarto (ed era solo il primo di tre episodi, per un totale di otto ore). «È ancora presto per definire scenari realistici, ma si apriranno sinergie interessanti», evidenzia il nostro interlocutore riferendosi anche alla riqualifica dal Debarcadero alla piazzetta Remo Rossi, di fronte al Palacinema. «Il fatto che il centro si apra in modo più naturale verso il lago ci permetterà di valorizzare diversamente Largo Zorzi. In passato, con Michele Arnaboldi avevamo prospettato strutture in quello spazio. Ecco perché possiamo ben immaginare qualcosa di più visionario: uno spazio raccolto, qualche centinaio di persone, proiezioni sul lago non come alternativa alla piazza, bensì come esperienza intima e complementare. È solo un’idea, non un progetto finanziato, ma la trasformazione urbana ci spinge a esplorarla». Sull’altro lato, a ovest, Palazzo Marcacci si appresta ad aprire un cantiere che ha ricevuto il sostegno di mezzo milione dalla società cooperativa La Mobiliare per la progettazione secondo i principi della «città spugna»: «Oggi, montare qualsiasi cosa nella Rotonda è complicatissimo. Avere un palco e degli allacciamenti adeguati cambierà radicalmente il modo di lavorare. Negli anni l’abbiamo resa più sostenibile e meno “piena”, ma una struttura pensata fin dall’inizio per ospitare attività culturali sarà un enorme passo avanti». Tornando all’ex convento di Santa Caterina, destinato a diventare Museo di storia naturale, l’intervistato sottolinea come negli ultimi dieci anni con Locarno Kids si sia investito molto nella mediazione culturale, nel lavoro con bambini e ragazzi, nell’avvicinarli al cinema e alle immagini in movimento. «Potremmo immaginare che le scolaresche da tutta la Svizzera raggiungano Locarno non solo per questa nuova entità, ma anche per laboratori che uniscano natura, scienza e audiovisivo. Sarebbe un modo per far crescere nuovi pubblici e rispondere alla nostra responsabilità di ruolo educativo».
Angelo Renzetti: «Un nuovo volto alla stazione con il mio progetto “Urbania”»
2026/06/21
👉 https://cdtlink.ch/angelo-renzetti 👈Parla Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare molto legato alla Città di Locarno, anche se non è ancora riuscito ad aprire il cantiere del suo progetto di riqualificazione alla stazione — Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare 72.enne, racconta al Corriere del Ticino di voler presto concludere il passaggio generazionale dell’attività al figlio, Luca. «Poi vorrei dedicarmi a ciò che mi piace: viaggiare, coltivare amicizie, godermi il tempo della pensione». Sogna, però, di aprire il cantiere di «Urbania», il progetto di riqualificazione alla stazione fermo da anni, e valuta una causa civile, sperando «di smuovere le acque». Signor Renzetti, qual è il suo rapporto con Locarno, anche a livello familiare? «Sono arrivato a Locarno nel 1964, dopo le prime tre classi a Bellinzona. Da allora ho fatto tutto qui. Scuola, lavoro, sport. Mi sento locarnese a tutti gli effetti. Anche la mia famiglia è sempre stata legata a Locarno. La mia prima moglie era locarnese, mio figlio è nato qui, le mie prime esperienze imprenditoriali sono state nel Locarnese. E poi c’è il calcio: dai Pulcini fino alla prima squadra del Locarno». Com’è cambiata? «È una città che offre ciò che nessun’altra in Ticino ha. Un lago importante, valli splendide, la possibilità di muoversi a piedi ovunque. Nel tempo sono cresciute anche le infrastrutture e oggi, con il treno da Milano ogni mezz’ora, è più vicina che mai. Certo, ci sono stati periodi di stasi, soprattutto a livello edilizio. E la mentalità non aiuta. Ogni Comune difende il proprio orticello. Ma la “Grande Locarno” è inevitabile. E necessaria». È attrattiva? Si può migliorare? «Si può sempre migliorare, ma è una città vivibile, con un clima unico e un territorio che non ha eguali. Negli ultimi anni vedo un fermento positivo. Dopo un periodo di immobilismo edilizio, ora si costruisce di più. Artioli sta facendo tanto, con il rinnovo dell’ex Globus o il Grand Hotel Locarno. E poi ci sono elementi che fanno la differenza: il Porto, il Lido di che è la struttura più grande nel suo genere nel Cantone, le passeggiate lungo la Maggia». Cosa ci può dire dello sviluppo immobiliare? Che progetti avete? «Abbiamo un terreno importante nella zona della Rotonda (al vecchio saponificio, ndr), un punto strategico che richiede investimenti significativi. L’idea è svilupparlo a tappe, con una visione moderna. Parliamo di un potenziale di circa 250/300 alloggi in 15-20 anni. Sarà mio figlio a portare avanti il progetto. Abbiamo anche altri interventi più piccoli, ma il vero nodo è Urbania». Il progetto Urbania alla stazione di Locarno, appunto: perché è fermo da anni? «Già. È l’esempio perfetto di come certe cose siano gestite male. Abbiamo promosso un piano particolareggiato che ha superato l’esame di 18 uffici cantonali, una serata pubblica, ha recepito le osservazioni delle associazioni ambientaliste e ha persino vinto un premio nazionale come miglior piano dell’anno. Nonostante questo, dopo aver ottenuto il permesso municipale, la STAN (Società ticinese per l’arte e la natura, ndr) ha fatto ricorso per mantenere i portici esistenti, che tra l’altro sono irregolari e già destinati a essere sostituiti, come la stessa STAN aveva convenuto». E il risultato è... «... che da due anni è tutto bloccato! Nessuno decide, i negozi restano sfitti, i danni economici sono enormi e la zona della stazione, già delicata, sta vivendo un ulteriore deterioramento. Se non si sblocca nulla, dovrò procedere tramite una causa civile contro chi ha fatto opposizione. Non è normale restare anni in attesa, con investimenti fermi e nessuna risposta». Dove sarà Locarno tra dieci o vent’anni? «La vedo come un salotto. Quando arriverà finalmente il collegamento autostradale e si farà la Grande Locarno, potrà competere con chiunque. Anzi, di più: soppianterà chiunque. La qualità di vita è il vero valore. Sicurezza, tranquillità, servizi, natura. In un mondo instabile, con guerre e problemi di sicurezza, chi ha possibilità economiche cerca luoghi sereni. E il Locarnese ha tutto. Non serve avere l’università o il palazzo di giustizia, serve vivere bene».
Sheldon Suter: un'alba di suoni a Locarno, anche grazie al festival Éther
2026/05/31
👉 https://cdtlink.ch/podcast 👈Cresciuto tra le vie della Città Vecchia di Locarno e le campane di Arcegno, Sheldon Suter è una figura singolare nel panorama artistico ticinese: musicista, fotografo, docente, instancabile sperimentatore. A pochi giorni dall’avvio della quinta edizione di "Éther", il festival da lui ideato, e dopo l’uscita del nuovo album "Pink Dawn", l’artista racconta un percorso fatto di ritorni, deviazioni e ricerche ostinate. «Sono nato qui, in Città Vecchia. All’epoca c’erano ancora le vacche e si suonavano le campane con le funi», ricorda con un sorriso. Dopo un apprendistato come fotografo e una giovinezza trascorsa tra Basilea, Zurigo e Parigi, Suter ha coltivato parallelamente due linguaggi: l’immagine e il suono. «Sembrerebbe che fotografia e musica si contaminino, ma per me sono sempre rimasti due mondi separati», precisa. La musica, però, è diventata negli anni il suo territorio più radicale. Batterista di formazione jazz, Suter ha attraversato club, festival e progetti collettivi, fino a rendersi conto che qualcosa gli sfuggiva: «Dopo una decina di dischi mi sono accorto che mancava un intero lato della mia ricerca. In gruppo certi dettagli si perdono. Volevo capire cosa succedeva registrando davvero da vicino ciò che sentivo mentre sperimentavo sullo strumento». Da qui nasce il lavoro solista che lo ha portato a esplorare suoni lunghi, risonanze inattese, tecniche non convenzionali: sfregamenti, archetti, campane tibetane, gong. Una sorta di laboratorio acustico che ha dato vita prima a "Berceuses & Nocturnes" e ora a "Pink Dawn", un disco che segna un passaggio verso atmosfere più luminose. «Dopo il notturno volevo un risveglio. Qualcosa di più fresco, più fruibile», racconta. Il titolo, "Alba rosa", è richiamato anche dalla copertina: una fotografia di un murale dell’artista ticinese Mona Caron, oggi attiva in California. «Quel rosa antico era perfetto. Ho provato a spingere verso un’estetica più pop, ma alla fine sono rimasto su quel tono, un po' sospeso». Nel nuovo album compaiono anche tre ospiti: l’arpista ginevrina Julie Campiche, la cantante zurighese Lea Lu e lo scrittore Vanni Bianconi. Proprio con Lea nasce "Firefly", uno dei brani più evocativi, ispirato alle lucciole che l’artista aveva visto durante il festival "Éther": «È una storia bella perché nasce al mulino, dove tutto è cominciato. Un cerchio che si chiude». Il festival Éther è forse il progetto più comunitario di Suter. Nato cinque anni fa, al suo rientro stabile in Ticino, rispondeva a un’esigenza semplice: creare luoghi di ritrovo. «Mi sono accorto che mancava la vita notturna, mancavano gli spazi informali. C’erano tanti artisti, ma non si incontravano». Così, con pochi mezzi e molta ostinazione, è nata la prima edizione, “quattro soldi e tanta voglia di fare”, come la definisce lui. L’edizione di quest’anno si terrà dal 3 al 6 giugno e si aprirà proprio sul Monte Verità, con un’installazione sonora e visiva di Giuseppe Di Giacomo alla Casa dei Russi. Seguirà un concerto esclusivo al mulino con un duo ginevrino di “twin pop”, un’introduzione alle campane di Arcegno, musica popolare dal Ticino alla Sicilia, un solo violinistico ispirato alla tradizione berbera e un progetto zurighese di synth pop cantato in giapponese. Il festival, volutamente poco pubblicizzato, vive di passaparola. «Ho sempre paura che arrivi troppa gente. Più di cento persone diventa complicato», ammette. Ma Suter guarda già oltre: «Vorrei portare qualcosa anche nel quotidiano urbano di Locarno. C’è un grande vuoto. L’idea è creare pop-up culturali, da una sera a tre mesi». Accanto alla musica, Suter non ha mai abbandonato del tutto la fotografia. Sta riordinando il suo archivio di viaggi e immagina nuovi formati che uniscano i due linguaggi: «Vorrei creare delle storie con proiezioni e musica dal vivo. Una sorta di fotoromanzo sonoro». Nel frattempo continua a lavorare come freelance e a insegnare agli apprendisti fotografi: «Un terzo concerti, un terzo fotografia, un terzo docenza. È un equilibrio che funziona».
Damiano Vignuta: «La scuola del futuro? Sarà così»
2026/05/07
👉 https://cdtlink.ch/gordola-burio 👈 A Gordola la rinnovata sede di elementari e asilo «al Burio» sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni – Il sindaco, Damiano Vignuta: «Nella struttura tornerà a essere operativa anche la piscina, dismessa vent’anni fa e ora sistemata» 🏫✒️🚸🎒 Il cantiere delle scuole di Gordola «al Burio» - il più importante per il Comune dagli anni Settanta, cioè quando queste furono edificate - è ormai in dirittura d’arrivo: la rinnovata sede di elementari e asilo sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni. Si avvia così verso la conclusione un progetto costato oltre 15 milioni e iniziato nel 2024, dopo aver superato - nel 2021 - lo scoglio di un «doppio referendum» che chiedeva di radere al suolo la struttura esistente costruendone una ex novo. Il sindaco Damiano Vignuta al Corriere del Ticino esprime soddisfazione soprattutto per un «fiore all’occhiello»: la piscina interna, che tornerà operativa dopo la dismissione del 2007. «Allieve e allievi potranno di nuovo imparare a nuotare durante l’orario didattico, com’è avvenuto per molte generazioni di gordolesi, tra cui la mia. È uno dei pochi centri in Ticino a vantare un’offerta del genere, che intendiamo anche aprire a gruppi organizzati o società sportive. Per un territorio che vuole essere attrattivo per le famiglie come il nostro, è un valore aggiunto notevole». Gli fa eco il municipale Nicola Domenighetti, titolare del dicastero Formazione: «La gestione dei 300 scolari è stata una sfida che finalmente siamo riusciti a vincere. Ogni tre o quattro mesi dovevamo prevedere il trasloco da un blocco all’altro, mentre i lavori erano in corso con fino a una cinquantina di maestranze impegnate». Ogni classe ha vissuto due spostamenti, il primo nelle aule provvisorie e il secondo in quelle definitive. «Passata l’inaugurazione ufficiale, dovremo stipulare una serie di contratti con le ditte specializzate nei vari servizi, alfine di garantirne la piena funzionalità per un lungo futuro». Nel contempo, le due sezioni dell’infanzia hanno dovuto «accontentarsi» dei due piani di prefabbricati provvisori in via Pentima, occupando buona parte del parco. Prefabbricati che non si vede l’ora di rimuovere e rivendere, magari a Enti locali che devono affrontare risanamenti di istituti comunali, visto che sono stati progettati su misura per quello: «Intanto, restituiremo l’area verde ai bambini», riprende Vignuta. «Alcuni contatti informali ci sono già stati, anche con associazioni, ma al momento non c’è nulla di definito. Per poter procedere è necessaria l’autorizzazione del Consiglio comunale. Più rapidamente si muoverà la procedura, meglio sarà. Il messaggio dovrebbe essere trattato nella seduta di giugno, prima della pausa estiva», conclude il nostro interlocutore, ricordando come l’investimento, per questa parte, sfiori il milione di franchi.
Nadir Cortesi: «Le imposte non bastano più» e Onsernone cerca donazioni
2026/04/02
👉 https://cdtlink.ch/onsernone-donazioni 👈 Il Comune di montagna lancia una campagna di raccolta fondi destinata a tre progetti scelti a beneficio della comunità – Una prima serata pubblica è in programma l’11 aprile – Il municipale Nadir Cortesi: «Vogliamo aprire il dialogo con la popolazione». Le entrate delle imposte non bastano e così ora si punta sulle donazioni volontarie. Lo ha appena fatto il Comune di Onsernone, nel quale l’80% delle abitazioni è occupato da persone non domiciliate. Ciò significa che solo un quinto della popolazione sostiene la quasi totalità dei servizi comunali, servizi di cui però beneficiano anche i proprietari delle case di vacanza. Una posizione poco sostenibile, soprattutto a lungo termine. Il Municipio, per far fronte alla situazione, ha dunque deciso di avviare una raccolta fondi. «È da un paio d’anni che ci stavamo pensando e ora abbiamo finalmente lanciato l’idea», racconta al Corriere del Ticino Nadir Cortesi, municipale titolare dei dicasteri Educazione, Salute pubblica, Gestione e pianificazione territorio. Una proposta che, perlomeno nel Locarnese, non si era mai sentita né vista. E che va ben oltre le sole elargizioni su base volontaria, andando a disegnare una strategia di ampio respiro che sarà rivelata man mano: «Ci siamo detti che era necessario aprire un dialogo con chi frequenta la valle senza viverci stabilmente. Molti di loro hanno un legame profondo con questa fetta particolare del territorio, spesso da generazioni, e possiedono competenze e sensibilità che potrebbero essere preziose per la comunità. L’obiettivo è creare un ponte tra due mondi». Una serata pubblica è stata organizzata per presentare il nuovo concetto. L’appuntamento è fissato per sabato 11 aprile alle 20 alla sala multiuso di Russo. «È difficile prevedere quante persone parteciperanno: potenzialmente potrebbero essere molte, visto che le residenze secondarie sono quasi mille», osserva ancora il nostro interlocutore, che precisa anche gli ambiti di questa prima fase. La somma che si riuscirà a mettere in cassa, infatti, sarà impiegata per sviluppare tre progetti scelti dall’Esecutivo a beneficio della comunità: l’installazione di defibrillatori, il sostegno al Corpo pompieri e, infine, il completamento del «Sentierone». A proposito del primo, che richiederà alcune migliaia di franchi per i corsi di formazione rivolti agli interessati che si annunceranno - dal momento che le spese di acquisto e messa a punto sono coperte tramite altri finanziamenti -, porterebbe a sette il numero di dispositivi in tutto il comprensorio ancora nel corso di quest’anno. «In una regione discosta come la nostra, i tempi di intervento dei soccorsi possono essere più lunghi e la presenza capillare di questi apparecchi rappresenta un elemento essenziale per aumentare le possibilità di salvare vite». Più «costoso», invece, il secondo capitolo, che «pesa» tra i 50 e i 60 mila franchi annui, esclusi gli investimenti strutturali sullo stabile della caserma e alla sua manutenzione. «Dal 2026, dobbiamo contribuire al Corpo pompieri di montagna Melezza. Un impegno finanziario importante e un sostegno esterno sarebbe prezioso», sottolinea Cortesi. L’ultimo capitolo riguarda la realizzazione del percorso escursionistico che collegherebbe tutte le frazioni, sfruttando una serie di tratti già esistenti, così da evitare la strada cantonale. «Gran parte del tracciato c’è già, tuttavia mancano alcuni segmenti, come tra Mosogno e Berzona, da costruire ex novo. Non abbiamo ancora una stima definitiva, ma ogni contributo può sostenere progettazione, manutenzione o realizzazione delle porzioni non ancora esistenti». Il municipale afferma che l’Esecutivo guidato da Andri Kunz non ha ancora definito se e come ringraziare pubblicamente chi contribuirà. «È presto per stabilirlo: prima vogliamo capire quale sarà la risposta. Personalmente, troverei bello che chi preferisce non donare al Comune possa comunque sostenere un’associazione attiva sul territorio. Perché l’importante è compiere un gesto a beneficio della valle».Infine, un altro degli scopi dell’operazione: aumentare il numero dei residenti. Una «missione» che sarà compiuta nel corso dei vari incontri. «Molti proprietari non portano il domicilio qui, per il timore di non poter più rivendere la casa come residenza secondaria, ma questo vale solo per gli edifici costruiti dopo il 2012 che in Onsernone si contano sulle dita di una mano. C’è quindi molto margine per chiarire dubbi e, magari, convincere qualcuno a compiere il passo».
Renato Gallicciotti: «Salviamo il nostro Castello Pedrazzini»
2026/03/30
👉 https://cdtlink.ch/castello-pedrazzini 👈 In questa nuova puntata di CdT-L'ospite—oggi con Renato Gallicciotti, vicesindaco del Comune di Tenero, nonché titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura più Pianificazione e sviluppo territoriale—si parla di un problema con il quale l'Ente locale locarnese è confrontato da decenni, ma la cui soluzione potrebbe essere dietro l'angolo. Il territorio conosciuto per l'attività vitivinicola, il turismo dei numerosi campeggi lungo le rive del lago e lo sport, grazie al centro nazionale, non ha ancora definito quale sarà il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Il complesso, del Seicento, e quello di Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Ed versa in totale stato di abbandono da parecchio tempo. Il Consiglio di Stato aveva dato via libera alla protezione a livello cantonale del complesso Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Un edificio seicentesco, di proprietà di privati, che da decenni versa in stato di abbandono e che il Comune vorrebbe veder rilanciato come merita. Nel vincolo - che fra l’altro farebbe «salire di livello» la struttura, già riconosciuta a livello locale - era tuttavia raccomandata l’inclusione di tutta la zona, compresa una serie di terreni che si estendono oltre la costruzione stessa. Una questione sulla quale il Municipio aveva fatto sapere di non trovarsi d’accordo. Ora, dunque, sale l’attesa per capire quale sarà la risposta da Bellinzona e, di conseguenza, il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Un passaggio importante, spiega il vicesindaco Renato Gallicciotti al Corriere del Ticino, perché una volta definiti i contorni, gli attuali proprietari - o eventuali futuri acquirenti - potrebbero accedere a contributi destinati al suo restauro. «Ma l’estensione proposta dalla capitale ci è sembrata eccessiva, avrebbe imposto limitazioni edilizie a numerose proprietà che nulla hanno a che vedere con l’oggetto principale». Il problema più urgente, aggiunge il nostro interlocutore (titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura, nonché Pianificazione e sviluppo territoriale), riguarda il tetto: «Se non viene sistemato, rischia di compromettere l’intero stabile. Come Ente locale ci auguriamo che, una volta chiarito il quadro normativo, si trovi qualcuno disposto a investire nel recupero. Al momento non abbiamo contatti attivi con i proprietari e l’ultimo sopralluogo risale al 2019, insieme ai tecnici cantonali. Sarebbe davvero un peccato perdere questa importante testimonianza». Nel frattempo, dunque, non sono noti progetti in corso. «Spetta ai proprietari presentare eventuali proposte, ma immagino che al momento vorranno capire come si concluderà la procedura. Una volta ottenuto il riconoscimento, avrebbero accesso ai sussidi per il restauro, il che potrebbe facilitare un intervento». Un intervento comunque impegnativo, considerando che l’opera, in stile barocco, è composta da tre ali di due piani da sette locali ciascuno, in parte muniti di soffitti a cassettoni, in parte arcuati. Scoprire, attraverso un pannello trasparente da guardare dalla giusta angolazione, quanto era grande l’antica cartiera. È questo il «piatto forte» del nuovo percorso didattico appena realizzato nella zona riqualificata a sud della stazione ferroviaria di Tenero. «Ci eravamo resi conto che in molti si chiedevano il significato della ciminiera e della grande macina industriale, tuttora protette dal piano regolatore e che devono essere conservate, parte dell’impianto», illustra il vicesindaco Renato Gallicciotti. «Il nostro Comune è cresciuto parecchio negli ultimi decenni e non tutti conoscono la storia del luogo. Questo itinerario serve proprio a raccontarla, sia ai residenti sia ai visitatori, ma soprattutto alle nuove generazioni». Il progetto si inserisce in una cornice più ampia che ha coinvolto le vicine scuole, il cui ampliamento si è appena concluso a settembre con un’opera di quasi 15 milioni, e anche il vicino Lido (in fase di sistemazione con altri tre milioni e mezzo) dagli anni Ottanta di proprietà comunale, ma «nato» come club riservato ai dipendenti di quell’attività ormai scomparsa, che aveva però contribuito parecchio alla crescita del territorio. Tornando ai dintorni del centro commerciale, un’importante area è stata chiusa al traffico veicolare per renderla più sicura e fruibile, collegando il tracciato sia alla ciclopista Locarno-Bellinzona, sia alla zona dei campeggi e delle Bolle. I cartelloni multilingue (in italiano, francese e tedesco), sono collocati in questo particolare luogo ricco di verde e sono in attesa di essere promossi: «Per ora non abbiamo ancora organizzato visite guidate o iniziative specifiche, ma in futuro valuteremo come pubblicizzarlo sia a livello comunale, sia turistico. È probabile che anche le scuole lo utilizzeranno come strumento didattico», conclude Gallicciotti.
Carla Speziali: «Facciamo i nostri auguri a Moon&Stars»: nessun ricorso per i concerti estivi in piazza grande nel 2027
2026/03/13
(PUBBLICATO IL 27 GENNAIO)👉 https://www.cdt.ch/news/ticino/facciamo-gli-auguri-a-moonstars-417257 👈 Parla Carla Speziali, rappresentante legale della TAKK ab di André Béchir: «Il termine per ricorrere contro la decisione di assegnare la rassegna di concerti estivi in piazza Grande a Locarno al concorrente Dani Büchi è scaduto e non intendiamo ricorrere. Ora puntiamo tutto sull'aggiudicazione per il quinquennio 2028-2032» 🎵🎙️ Alla fine, il ricorso non ci sarà. Resta dunque valida l’assegnazione diretta del Municipio di Locarno alla Moon&Stars Festival SA di Dani Büchi per l’organizzazione della rassegna di concerti estivi in piazza Grande nel 2027. Una scelta compiuta dall’Esecutivo per sbloccare l’impasse che si era creata a seguito di un ricorso da parte di un esercente, che poteva mettere a rischio tutta la manifestazione. Il nuovo bando - che vede in lizza anche una terza società, oltre alle due citate - coprirà dunque il periodo 2028-2032, mentre per l’anno prossimo, appunto, ci penserà ancora Moon&Stars. E così, la TAKK ab di André Béchir, fra l’altro creatore della stessa kermesse che negli anni è passata di mano fino all’attuale gestione, inizialmente stava pensando di farsi avanti. Ma, alla fine, ha desistito: «Facciamo gli auguri ai nostri concorrenti per un’edizione di successo. Ora puntiamo tutto sull’aggiudicazione del quinquennio 2028-2032», riferisce al Corriere del Ticino Carla Speziali, rappresentante legale della società. «Il termine per presentare un ricorso è scaduto ieri, lunedì (26 gennaio 2026, ndr.), e abbiamo deciso di non impugnare la decisione. In realtà l’orientamento era già questo fin dall'inizio. Negli ultimi giorni abbiamo fatto ulteriori valutazioni, ma la conclusione non è cambiata. Consideriamo infatti il 2027 un anno di passaggio, poiché il concorso è ancora in corso e riguarda gli anni successivi. In quest’ottica, l’argomento della continuità, su cui il Municipio ha insistito, a nostro avviso ha un suo peso», ribadisce la nostra interlocutrice, che conferma la scelta di concentrare le energie sull’esito della procedura che determinerà l’assegnazione dal 2028 al 2032: «È parso sensato riconoscere una logica nella sequenza: chi si occupa dell’edizione 2026 prosegue anche nel 2027, garantendo una certa linearità nel lavoro. Ci tengo inoltre a riportare la posizione espressa dai miei clienti, in particolare da Sébastien Vuignier, che ha voluto formulare i migliori auguri a Moon&Stars di Dani Büchi affinché l’edizione 2027 sia di alto livello. Così come, ovviamente, quella del 2026, che rappresenta la base stessa della candidatura che abbiamo presentato. Per noi, la priorità resta offrire qualità costante, e riteniamo di aver proposto un progetto molto solido sia per il 2027 sia, soprattutto, per il periodo 2028-2032 messo a concorso, con l’obiettivo di garantire un’edizione curata e all’altezza delle aspettative negli anni a venire». Dal punto di vista dell’immagine, aprire una candidatura con un ricorso non sarebbe stato l’ideale, sottolinea Speziali. «Questo non significa, però, che non ci consideriamo un interlocutore adatto all’organizzazione dei concerti; anzi, vi sono elementi che meritano di essere ribaditi. L’esperienza accumulata da André Béchir e da Sébastien Vuignier, insieme alla rete di contatti costruita negli anni, unica nel suo genere e che permette un accesso privilegiato a grandi artisti e ai loro manager, rappresenta un valore aggiunto notevole e una garanzia di standard elevati. A questo, si aggiungono la solidità finanziaria, l’affidabilità e le competenze organizzative maturate già negli anni in cui Béchir ha curato i concerti di Moon&Stars. Tutti fattori che, a mio giudizio, dimostrano come abbiamo tutte le carte in regola per ottenere l’assegnazione». Dal punto di vista pratico, presentare un ricorso avrebbe inevitabilmente creato complicazioni, conferma la rappresentante legale: «Sì, più passava il tempo, più ridotti diventavano i margini per organizzare un’edizione di livello, e questo è anche il motivo per cui abbiamo sollecitato a più riprese una decisione. Preparare un evento così complesso richiede tempistiche adeguate, e affrontarlo con scadenze troppo ravvicinate sarebbe stato estremamente impegnativo».
Marco Solari: «Io, cittadino onorario, di Locarno vi dico che...»
2026/03/06
👉 https://cdtlink.ch/marco-solari 👈 Parla Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino, sia come presidente del Festival del film - «Ho scelto un basso profilo, ma non sono un fantasma» Si ringraziano per la collaborazione: Riccardo Lombardo e il Locarno Film Festival, la scuola di cinema Cisa di Locarno (Conservatorio internazionale di scienze audiovisive) e Davide Macchi 💪🦁💙 Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino di Locarno, sia come presidente del Festival del film. Ha scelto di tenere un basso profilo, ma ha deciso di concedere un’intervista: «All’inizio non volevo, ma avete fatto leva sul mio senso del dovere», dice al Corriere del Ticino. Già ci sono stati due libri, uno di Matilde Casasopra e una biografia in tedesco «per tentare di spiegare il Ticino ai non ticinesi». In più seminari e conferenze (come quella che si terrà domani, martedì 4 marzo alle 18, alla Biblioteca popolare di Ascona). 💪🦁💙 🟦Perché ha scelto di mantenere un basso profilo e farsi vedere meno? «Perché mi sembrava la cosa più corretta. Chi conclude un incarico dovrebbe farlo con discrezione. Mi riconosco in quella massima dei patrizi bernesi: “Servire e poi sparire”». 🟦Cosa l’ha convinta, oggi, ad accettare questa intervista da cittadino onorario di Locarno? «Avete fatto leva sul mio senso del dovere. Non si può dire sempre no, altrimenti si rischia davvero di diventare un fantasma. Ogni tanto bisogna mostrarsi». 🟦Le manca la vita del Festival? «La nostalgia c’è, eccome: degli anni intensi, dei collaboratori, e soprattutto del pubblico di piazza Grande, che era meraviglioso. Vivo comunque tutto ciò con tranquillità e un equilibrio sereno». 🟦Cosa significa «cultura»? «Di definizioni ne esistono migliaia, ma quella che sento più vicina è un po’ kantiana: la capacità di stupirsi davanti al cielo stellato e, allo stesso tempo, di riconoscere dentro di sé la legge morale». 🟦Oggi incontra spesso il pubblico in contesti più raccolti. «È un rapporto più intimo, direi anche più profondo. In piazza Grande parlavo davanti a ottomila persone, e ogni parola aveva un peso enorme. Ora il dialogo è più vicino, più caldo. È un’altra forma di intensità». 🟦Ha delle figure di riferimento? «Da giovane, quando dirigevo l’Ente del turismo, frequentai persone come Piero Bianconi, Virgilio Gilardoni, Plinio Martini. Hanno influenzato il mio modo di guardare al Ticino». 🟦E in politica? «Sono stato vicino a Flavio Cotti e Pascal Delamuraz. Ho avuto un ottimo rapporto con Marina Masoni». 🟦Nel mondo imprenditoriale? «Moritz Suter fu un compagno di tante avventure, soprattutto per l’aeroporto di Agno. E una figura che mi colpì profondamente fu Angelo Conti Rossini: un ristoratore, un intellettuale, un maestro di vita». 🟦Ha conosciuto Sandro Pertini: che impressione le lasciò? «Indelebile. Un giorno, durante una visita ufficiale negli anni Ottanta a Morcote, al mattino presto, parlammo da soli per un momento. Gli chiesi degli anni in prigione». 🟦Cosa le disse? «Mi rispose con una frase che conservo ancora: “Mai piegarsi alla prepotenza. Mantieni la fiducia, così non perderai la tua dignità”. È stato un uomo di una sincerità disarmante». 🟦Che cosa rappresentò il 700. della Confederazione? «Fu molto più di un anniversario. Era un’occasione per interrogarsi sul futuro del Paese. Ricordo l’inaugurazione sotto la tenda di Botta a Bellinzona: da una parte i gruppi folkloristici legati al fuoco, dall’altra discorsi memorabili. Quello di Jean Starobinski rimane, per me, il più bello dell’anno celebrativo». 🟦Quando è iniziato il suo legame con il Festival del Film? «Nel 1973. Raimondo Rezzonico, allora presidente, mi chiamò per occuparmi dei rapporti con la stampa. Fu lui a salvare il Festival in un momento delicato. Poi, nel 2000, con una nuova crisi in corso, mi venne chiesto di assumere la presidenza». 🟦Oggi, come presidente onorario, ha ancora voce nelle decisioni? «No. Ed è giusto così. Chi lascia un incarico deve garantire la libertà dei successori. Dico sempre: il suocero entra in casa della nuora solo se invitato». 🟦Qual è stata la serata più bella della sua presidenza? «Senza dubbio l’ultima. Bellissima e malinconica insieme. Salutare quel pubblico così sensibile fu molto toccante. Quando chiamai mia moglie sul palco, il suo sorriso illuminò la piazza: molti scoprirono allora che sono sposato».
«Io, decano dei carnevali, vi racconto come sono cambiati»: parla Luciano Dalsoss, «re Sbotapiss» per quasi mezzo secolo, a Muralto
2026/02/17
Per quasi mezzo secolo tutti l’hanno conosciuto come re Sbotapiss. Oggi, però, deposta la corona da regnante di Muralto nel periodo dei bagordi, il «decano» dei carnevali si racconta al Corriere del Ticino: dai suoi primi passi come sire, «quasi controvoglia» passando per la grande evoluzione vissuta dalle popolari manifestazioni. «Era tutto più “alla buona”, ai tempi. Ora c’è meno spontaneità, più controlli e più sicurezza», dice il 90.enne Luciano Daldoss, sottolineando di non vederla per forza come una cosa negativa. «Facevo parte del comitato del carnevale già prima della mia incoronazione, sono entrato nel 1963», premette il nostro interlocutore dalla sua abitazione di Ascona: da ormai dieci lustri, infatti, vive nel Borgo locarnese, luogo ha lavorato a lungo come custode delle scuole comunali. «Sì, sembra assurdo. A Muralto non ci ho mai abitato, nemmeno cinque minuti», esclama con un sorriso prima di riprendere il filo del discorso.
«Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù»
2026/02/02
👉 https://cdtlink.ch/loc.aggregazione 👈 «Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù» 😃💪🦁💙 Procede a passo spedito il lavoro «dietro le quinte» per immaginare delle fusioni tra i Comuni del distretto – Marzio Della Santa, caposezione Enti locali: «Un sondaggio rileva tanto benessere, dunque la missione resta sempre difficile» 😃💪🦁💙 Nel distretto di Locarno la parola «aggregazioni» non è più un tabù. Non fa più scalpore come un tempo, perché il tema è ormai entrato nella fase operativa e qualcosa inizia a muoversi anche al di fuori delle scrivanie di alcuni uffici. Lo conferma il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa al Corriere del Ticino, che commenta i risultati freschi freschi di un sondaggio sulla qualità della vita sottoposto alla popolazione dei «fantastici sette»: Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio (nello scenario «Urbano»), Tenero, Mergoscia (di quello denominato «Piano», con Minusio a far parte di entrambi). 😃💪🦁💙 «Rileviamo tanto benessere, dunque la missione resta difficile. Entriamo nel campo delle opportunità e non delle necessità. Ed è più che comprensibile: se sto bene, perché dovrei cambiare?», si chiede l’esperto interpretando un sentimento diffuso. Un grande «ritratto» scattato a suon di dati, insomma, per capire punti di forza, criticità e aspettative che servirà, d’ora in poi, come base di valutazione per l’eventuale «grande passo». Le «fotografie» saranno presentate nel corso di una serata pubblica dedicata, organizzata in ognuna delle località coinvolte. Inoltre, a inizio marzo al Palexpo (ex Fevi) si terrà un grande laboratorio al quale prenderanno parte poco meno di duecento persone in rappresentanza delle istituzioni locali, della società civile e del tessuto economico di ogni realtà, incluso alcuni esperti o politici che hanno a cuore l’annosa questione rimasta ferma tanto a lungo, mentre nel resto del Cantone i poli hanno iniziato ad avere più peso grazie ai vari «matrimoni» istituzionali. «Oltre all’indagine, abbiamo condotto pure un’analisi dei dati finanziari e delle prestazioni offerte dagli enti locali, non tanto per valutare la loro “salute” contabile, quanto piuttosto per capire, nel concreto, che cosa i sette Comuni mettono a disposizione della cittadinanza e in che misura contribuiscono a farla stare bene e, più in generale, alla competitività del territorio», continua il nostro interlocutore, che snocciola alcuni dettagli sulla ricerca: il tasso di partecipazione, sul fronte delle persone fisiche, è stata attorno al 20%, pari a oltre 6.000 questionari compilati su una popolazione di circa 31.000 abitanti. «Si tratta di un risultato considerevole per questo tipo di consultazioni, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni relativamente ridotte del comprensorio». La partecipazione delle aziende è stata più contenuta, intorno al 10%, «ma comunque sufficiente per fornire indicazioni statisticamente utilizzabili». Entrando nel merito dei contenuti, il livello di soddisfazione espresso è alto o molto alto per circa il 90% dei partecipanti: «Un dato che testimonia sia la qualità di vita percepita, sia il contributo concreto delle istituzioni attraverso servizi e iniziative». Scorrendo i numeri, saltano all’occhio alcune differenze generazionali. 😃💪🦁💙 L’apprezzamento cresce con l’età, mentre tra i più giovani, in particolare nella fascia tra i 20 e i 25 anni, affiorano segnali di maggiore fragilità: «Un elemento che ritroviamo anche in altri studi e che rimanda a difficoltà più ampie, non solo locali». Interessante è anche l’analisi delle singole dimensioni del benessere: ambiente, sicurezza, abitazione e servizi di pubblica utilità risultano tra gli aspetti più graditi. Al contrario, il tema del lavoro e della conciliazione tra vita professionale e privata appare più critico, «seppure da leggere con cautela, considerando la minore partecipazione di alcune fasce coinvolte». Infine, una curiosità al capitolo «mobilità»: «Lo si sarebbe potuto aspettare come elemento problematico in un territorio come il Locarnese. In realtà, emerge qualche criticità, ma senza scarti marcati rispetto ad altri ambiti».
Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino, ecco i cantieri che risollevano Cevio
2026/01/28
👉 https://cdtlink.ch/cantieri-cevio 👈 Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino: ecco tutti i cantieri che risollevano Cevio 💪🌉🏔️😌 La sindaca Wanda Dadò elenca i diversi progetti che daranno un futuro al territorio, tra passerelle o passaggi da ricostruire e opere di messa in sicurezza: «Tra le priorità vi è quella di restituire la dimensione rurale alla zona di Fontana» 💪🌉🏔️😌 Piano piano, Cevio si risolleva. Non solo per il ponte di Visletto che il Cantone sta ricostruendo e il cui cantiere sta entrando nella sua fase cruciale, ma anche i vari progetti in campo, tra passaggi, passerelle e opere di messa in sicurezza. Senza dimenticare uno sguardo al futuro Lido Alpino, il centro balneare che dovrà ridare ossigeno al Comune colpito dalla tragica alluvione che si era abbattuta nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 anche sulla vicina Lavizzara, causando in tutto otto morti. Ed è proprio la sindaca, Wanda Dadò, a fare il punto al Corriere del Ticino sulle numerose questioni da affrontare. A partire dall’acquedotto di Fontana: «I lavori stanno avanzando e in questo periodo ci stiamo concentrando sul consolidamento e sulla messa in sicurezza della struttura, approfittando del livello dell’acqua ancora basso. L’obiettivo è completare gli interventi principali prima dell’arrivo delle piogge primaverili, così da avere la parte essenziale già conclusa». E quando si parla della frazione della val Bavona non si può non ricordarsi dell’enorme frana di 300mila metri cubi, composta anche da massi giganteschi, che ha devastato il piccolo insediamento, creando una sorta di «ferita» tra le vicine Bosco e Mondada. Ferita che sarà curata, appunto, con il progetto di ricucitura: «Circa un mese fa, sono stati selezionati tre gruppi multidisciplinari incaricati di elaborare le proposte progettuali. Stanno finalizzando i loro masterplan, che presenteranno a marzo insieme all’offerta completa. Successivamente, la direzione di progetto dovrà valutare e scegliere il gruppo che proseguirà nella fase di progettazione vera e propria», evidenzia Dadò, che precisa alcuni contorni relativi alle cifre: «Quando il Gran Consiglio aveva affrontato il messaggio lo scorso settembre, erano stati inizialmente stanziati 200mila franchi per questa fase. Considerata però la complessità della sfida, il Parlamento cantonale ha deciso di raddoppiare il contributo a 400mila, approvandolo all’unanimità». Oltre a questo, anche la raccolta fondi privata sta andando avanti. «L’orizzonte temporale è ampio, ma l’idea condivisa dalla direzione di progetto è di procedere gradualmente: non aspetteremo di avere un piano definitivo per iniziare a intervenire», dice ancora Dadò. «Se emergeranno necessità prioritarie e già chiaramente individuate, si potrà partire con quelle, come il recupero di alcuni terreni agricoli. È importante restituire quanto prima anche la dimensione rurale della zona». Il mese prossimo, poi, è in programma una serata dedicata alla presentazione del percorso partecipativo. Il rapporto, elaborato dagli specialisti di «Consultati» dopo aver raccolto esigenze e proposte della popolazione, dei proprietari dei terreni e degli agricoltori, è stato già esaminato dalla direzione di progetto. «Questo materiale servirà come strumento aggiuntivo, perché racchiude ciò che la comunità immagina per questa pittoresca fetta di territorio». Tornando al presente «in corso», rientra di competenza locale anche la passerella di Cavergno, in fase di ricostruzione: «I basamenti sono pronti e il montaggio della struttura è previsto entro il prossimo mese. Per questo intervento abbiamo ricevuto contributi molto significativi, in particolare dalla Curia vescovile e da due Comuni, uno ticinese e uno del Canton Ginevra». In parallelo, prosegue anche il ripristino del ponte di San Rocco a Bignasco, «finanziato grazie all’impegno congiunto di diversi Rotary. Le imprese sono al lavoro su entrambi questi settori». Infine, largo anche a visioni per un domani di rilancio, con il Lido Alpino (il centro balneare al coperto nato dalle «ceneri» della piscina di Bignasco): «Martedì scorso abbiamo organizzato un evento pubblico per presentare i passi successivi dopo l’approvazione, a dicembre, del credito per la progettazione definitiva».
Ecco il primo «Airbus» di montagna della Rega a Locarno
2026/01/27
👉 https://cdtlink.ch/rega-locarno 👈 La base ticinese della Guardia aerea di soccorso è la prima tra quelle di montagna a ricevere il nuovo elicottero – Dopo 16 anni l’iconico AgustaWestland «Leo» sarà rimpiazzato – Il collaudatore: «È quanto di meglio il mercato possa offrire» — Dopo oltre tre lustri, l’iconico «Leo» se ne andrà in pensione. L’elicottero dalla forma affusolata e aerodinamica era diventato ormai sinonimo di «Rega» - la Guardia aerea svizzera di soccorso - ma, anni fa, la realtà di primo intervento ha scelto il modello che lo rimpiazzerà: l’Airbus H145 D3, già in uso in pianura. Tra qualche giorno, però, un esemplare arriverà anche a Locarno, la prima tra le basi di montagna a metterlo in servizio. Il «Da Vinci» della AgustaWestland solcherà ancora per un po’ i cieli, poiché è sempre di casa nelle zone alpine (nei Grigioni, a Samedan, Untervaz, Erstfeld, oltre che nei cantoni Glarona, a Mollis, e Berna, a Wilderswil e Zweisimmen), tuttavia cederà il passo all’ultimo arrivato, fra l’altro in una versione aggiornata rispetto alla prima soluzione. «È quanto di meglio il mercato possa offrire e nel corso di questo periodo di utilizzo lo abbiamo adeguato alle nostre necessità», racconta al Corriere del Ticino il collaudatore Silvio Pini, di stanza alla «Base 6», all’aeroporto di Locarno. Tre anni fa, tutti gli istruttori hanno ottenuto l’abilitazione per far volare la nuova macchina. Macchina impiegata quotidianamente per le missioni non ambientate tra le valli, «così abbiamo potuto accumulare l’esperienza necessaria per poi formare i colleghi ancora abituati all’apparecchio ‘classico’». Alla fine è pur sempre un aeromobile, ma il nostro interlocutore illustra le differenze tra l’AW109 dell’azienda italo-britannica e la proposta della concorrente che raggruppa società originarie della Germania, del Regno Unito, della Francia e della Spagna. «Il mezzo è differente sotto molti aspetti. Ciò che cambia radicalmente è il modo in cui interagiamo con la meccanica: il cockpit è nuovo, i sistemi di navigazione pure. Le procedure dei vari impianti, dall’elettrico all’idraulico, come la gestione del carburante, sono diverse e richiedono un percorso formativo approfondito». Un cambiamento importante, sottolinea il 46.enne, che da 27 fa il pilota ed è parte della fondazione di aiuto dal 2012. Il quale precisa come siano state tre le generazioni di elicotteri in dotazione all’ente di salvataggio, in una storia iniziata con l’Alouette 3 e proseguita con il 109 K2. Come detto, l’arrivo del quarto «rappresentante» è previsto ancora nel corso di questa settimana, «condizioni meteo permettendo». Dalla prossima, invece, partirà la fase di addestramento: «Altre due, inizialmente con piloti e paramedici, seguite dall’ingresso di medici e alpinisti. Dopo questi primi turni, arriveranno gli altri gruppi». In tutto, un periodo complessivo di circa sei settimane di formazioni. «Se tutto procede come previsto, saremo operativi e pronti per gli interventi verso la fine di marzo». Pini spiega che le procedure di emergenza sono già state ampiamente esercitate al simulatore, «quindi la parte che faremo ora riguarda soprattutto l’impiego operativo: voli al verricello, attività notturne, familiarizzazione nelle nostre valli, cioè nel territorio reale in cui lavoriamo ogni giorno. Per medici e alpinisti, invece, sarà una novità: dovranno imparare la disposizione dei materiali, l’uso della cabina e del verricello, che rispetto al passato cambia parecchio». Infine, una nota di colore sull’aspetto estetico: per i profani che guarderanno sfrecciare l’«ambulanza volante» con il naso all’insù, sarà forse l’unico cambiamento apprezzabile, almeno nell’immediato. «Il “D3” ha linee differenti e può sembrare meno “agile” a colpo d’occhio», racconta l’intervistato. «Ma l’estetica conta davvero poco, per noi ciò che importa è avere uno strumento di lavoro affidabile, sicuro ed efficiente. E la scelta che abbiamo fatto è la migliore». Che piaccia o meno visivamente, insomma, è secondario: «Ciò che conta è la sua efficacia operativa e il beneficio che porta ai pazienti». Anche i movimenti tra le vallate più strette non preoccupano l’esperto: «Non prevedo limitazioni. Per un giudizio tecnicamente più preciso, serve un anno di lavoro vissuto attraverso tutte le stagioni, ognuna con condizioni e sfide proprie. Ma sono convinto che funzionerà benissimo».
Viabilità in Città Vecchia, dopo un anno di discussioni i pro e i contro ora sono nero su bianco
2026/01/24
👉 https://cdtlink.ch/doc-viabilita 👈 È pronto il documento finale allestito dal gruppo di lavoro incaricato di riflettere sull’esame di una nuova gestione del traffico nel quartiere storico di Locarno - Il testo sarà consegnato la prossima settimana - Il sindaco Nicola Pini: «La Commissione della gestione ne terrà conto per la discussione del messaggio» 🚘🚦🏰🦁💙 Dopo un anno, il documento conclusivo del gruppo di lavoro che dovrà seguire la prova di tre mesi per una nuova gestione viaria in Città Vecchia - voluta dal Municipio per sgravare il nucleo storico dal cosiddetto traffico parassitario - ora è realtà. Ben presto, il quartiere potrebbe liberarsi (almeno temporaneamente) di quelle oltre 6.000 automobili che attraversano la zona senza fermarsi, trattando il pittoresco centro alla stregua di una scorciatoia, con l’illusione di risparmiare qualche minuto sull’arrivo a destinazione. La riunione finale si è tenuta martedì sera e la settimana prossima, una volta apportati gli ultimi ritocchi, le riflessioni saranno consegnate al Municipio. Il sindaco di Locarno, Nicola Pini, ribadisce al Corriere del Ticino che la Commissione della gestione «ne terrà conto per la discussione del messaggio». Messaggio nel quale si chiedono 140 mila franchi «destinati ad affinare il progetto e a organizzare la sperimentazione». 🚘🚦🏰🦁💙 Oltre a lui, al tavolo anche il vice, Claudio Franscella, e la capodicastero Sicurezza, Elena Zaccheo. Assenti, come annunciato qualche giorno fa (vedi anche l’edizione del 17 gennaio), i contrari: «Non è stata individuata una soluzione condivisa», avevano fatto sapere. «Da parte nostra c’è la volontà di tenere una porta aperta anche per chi non c’era all’appuntamento di chiusura», afferma Niso Reguzzi, del comitato della locale «pro», che ha coordinato il processo insieme alla presidente, Franca Antognini, e al vice, Emanuele Patelli. «Le loro osservazioni restano comunque all’interno del nostro rapporto. Li avevamo incoraggiati a partecipare, anche senza dover firmare nulla, perché l’obiettivo è fornire tutti gli elementi necessari, sia a favore sia contro, affinché il Legislativo possa poi decidere in modo informato». «Su questi punti è emersa in modo evidente la visione dei due schieramenti, con motivazioni legittime da entrambi i fronti. Quello che ne è uscito, però, è che tale esperimento vada sostenuto, ma anche accompagnato con attenzione, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. È fondamentale spiegare bene come funzionerà la nuova viabilità e aiutare commercianti, residenti e anche visitatori o turisti a capire cosa cambia nel concreto, proprio per evitare fraintendimenti». 🚘🚦🏰🦁💙 La compagine, come già scritto, avrà un ruolo nel corso di tutta la fase «cruciale»: «L’idea è che resti parte integrante del processo, affiancando i vari passaggi, già prima della messa in funzione, ad esempio, del sistema di telecamere. Insieme ai tecnici e a chi si occuperà dell’attuazione concreta, sono previsti incontri per definire i dettagli e stabilire in che modo controllare l’andamento complessivo». Ma non solo: perché, nella versione definitiva sarà chiaramente indicata, nero su bianco, una sorta di «clausola di reversibilità». Entrando nel merito dei contenuti, il testo si concentra sui temi più sensibili, soprattutto per quanto riguarda le vie Cittadella e Borghese, ossia le due arterie maggiormente coinvolte. «Se dovesse emergere che questo “esame” non sta dando i risultati sperati o sta creando effetti negativi, ci sarebbe la possibilità di intervenire, anche arrivando a fermarlo prima del termine previsto». Un’altra delle cose che si vorrebbero evitare - conclude Reguzzi - è che «per informazioni incomplete o interpretazioni sbagliate, le persone rinuncino a frequentare negozi, locali pubblici o anche solo usufruire dei servizi che abbiamo qui, pensando che l’accesso sia negato o che il sistema sia più restrittivo di quanto lo sia in realtà». #locarno #oldtown #cdtonline #podcast #tessin #news #schweiz #perte #corriere #automobile #traffico #jam #centrostorico #corrieredelticino

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