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561 episodes
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ItalianPublisher
Radio PopolareExplicit
No
Date created
2022/09/15
Latest episode
2026/10/08
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29 min.
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2 days
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Pubblica, mezz’ora al giorno di incontri sull’attualità e le idee
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Cecilia Rikap, lo strapotere dei potenti nell'era dell'intelligenza artificiale
2026/10/08
Cecilia Rikap è un’economista, responsabile di ricerca all’Istituto per l’innovazione e l’interesse pubblico della University College London, lo stesso istituto fondato e diretto dall’economista Mariana Mazzucato. Cecilia Rikap ha appena pubblicato un libro in Gran Bretagna dal titolo «The Rulers: Corporate Power in the Age of AI and the Cloud». Pubblica l’ha intervistata oggi. Chi sono i potenti del capitalismo contemporaneo? Come le Big Tech controllano la produzione globale della conoscenza? I potenti dei potenti, come li chiama Rikap, hanno bisogno dello stato oppure possono farne a meno? Rappresentano una minaccia per la democrazia e per l’economia? Bastano le ordinarie leggi antitrust per contrastare lo sviluppo monopolistico dei potenti? Esiste un’alternativa alla concentrazione di potere delle grandi aziende tecnologiche? L'alternativa può essere un nuovo tipo di socialismo? Pubblica ha ospitato anche Emanuele Felice, economista, curatore del Festival dell’economia critica. Domani, presso la Fondazione Feltrinelli a Milano, inizia la terza edizione dal titolo «Il privato è politico».
Tempeste in arrivo? Armi, inflazione, energia
2026/10/07
Sono tre giorni che rimugino sulle parole del capo di stato maggiore dell’esercito italiano, il generale Carmine Masiello. Che cosa ha detto l’alto ufficiale delle forze armate italiane? Ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera di domenica scorsa, 4 ottobre, di Rinaldo Frigani. Il generale Masiello ha detto: «Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra». Cosa comporta la guerra ibrida?, gli ha chiesto il cronista. «Chi la conduce – risponde il generale Masiello - logora l’avversario senza offrirgli il pretesto per reagire, saggiando di continuo fin dove ci si può spingere prima che scatti una risposta. Il rischio è concreto: non solo subire, ma scivolare per errore in un confronto aperto». Ma poi dal generale Masiello sono passato ad un’altra fonte di preoccupazione. Ieri sul Sole 24 Ore Giuliano Noci - ingegnere, docente ingegneria economico-gestionale al Politecnico di Milano, analista geopolitico e finanziario - ha scritto: «L’Europa non è in crisi. E’ peggio: è convinta di restare ferma mentre arriva la tempesta». Pubblica oggi ha ospitato Giuliano Noci e l’economista Maria Cecilia Guerra (deputata Pd). Qual è la tempesta in arrivo? L’Italia, la sua economia e i suoi conti pubblici, sono in grado di reggere l’urto?
Meloni, tra ex voto elettorali e premi di maggioranza
2026/10/06
La legge elettorale che premia il melonismo è ad un passo dal voto definitivo. Fra due giorni alla Camera, con un voto segreto, ci sarà il passaggio conclusivo del disegno di legge. Le opposizioni di sinistra stanno già preparando i ricorsi da presentare ai tribunali distrettuali. I ricorsi chiedono che sia la Consulta a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale delle norme, a partire dal premio di maggioranza. E’ un premio che distorce la rappresentanza, perché permette di ottenere il 56% dei parlamentari con il 42% dei voti degli elettori. Pubblica ha ospitato la costituzionalista dell’università di Torino, Alessandro Algostino. Con la storica Marzia Maccaferri, del Queen Mary University of London, abbiamo visto le implicazioni sul sistema politico delle regole elettorali imposte dalla destra. Non solo. Tali regole sono portatrici di un’idea della politica fondata sulla concentrazione del potere e su un particolare modo di intendere alcuni punti dell’agenda politica: il carovita, ma non le disuguaglianze che si moltiplicano con l’aumento dei prezzi che allarga la forbice tra poveri e ricchi; il lavoro, ma non i diritti di chi lavora, l’occupazione; la sicurezza come questione legata alle migrazioni e non invece al controllo dei territori da parte della criminalità organizzata.
Mafia, Graviano parla ma non dice. E il gip di Caltanisetta aizza la destra contro Scarpinato
2026/10/05
Berlusconi e gli affari con i Graviano. Il boss di cosa nostra, mai pentito, in carcere da 32 anni, Giuseppe Graviano ha parlato. Venerdì scorso, 2 ottobre, come testimone nel processo di Firenze a Salvatore Baiardo, già condannato per aver favorito la latitanza di Graviano negli anni ’90. «Mio nonno Filippo Quartararo, insieme ad amici, ha fatto una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70». E’ uno dei passaggi centrali della testimonianza di Graviano. Sarà vero? La prova che porta il boss mafioso – debolissima, quasi incosistente - è “una carta” che, però, può recuperare solo se libero, ha detto il suo avvocato. La testimonianza di Graviano è stata messa in ombra in questi ultimi giorni da un’altra notizia, sabato 3 ottobre: la decisione del gip di Caltanissetta, Santi Bologna, di archiviare un filone di inchiesta – a carico di ignoti – sulle stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992. Una vicenda complicata. Ad essere archiviato è stato il filone “mafia e affari”, che nasce da un rapporto del Ros dei Carabinieri del 1991 con al centro un intreccio tra esponenti del mondo politico, imprenditoriale e mafioso. Nella decisione del gip di Caltanissetta viene sferrato un colpo all’ex pm Roberto Scarpinato, oggi senatore M5S. Il gip Bologna ha definito l’ex procuratore generale di Palermo autore di un “attività depistante” nei confronti di un ex collega, Gioacchino Natoli. Tanto è bastato per aizzare la destra che in commissione antimafia ha chiesto subito le dimissioni di Scarpinato. I parlamentari della destra, dall’inizio della legislatura, vedono nel senatore Cinque Stelle un irriducibile avversario politico. Scarpinato è il portatore di una sua tesi sulle stragi del 1992-93. Le stragi non furono solo di mafia, sostiene Scarpinato, ma coinvolsero mandanti e complici eccellenti esterni a cosa ostra, come dimostrato «da gravi e ripetuti depistaggi, dalla partecipazione di soggetti esterni e dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia». Opite della puntata Marco Lillo, giornalista e vice-direttore del Fatto Quotidiano.
Antisemitismo dell'IHRA, rischio bavaglio per la libertà di pensiero
2026/10/01
Arriverà domani in aula alla Camera il disegno di legge sull’antisemitismo. Ieri è stato votato dalla commissione affari costituzionali: sì scontato della destra e della sua maggioranza, voto contrario di M5S e Avs per denunciare rischio bavaglio alla libertà di espressione; voto contrario – ma per altre ragioni - di Futuro nazionale. Non ha partecipato al voto di ieri in Commissione il Pd, nonostante la posizione della segretaria Schlein sia contraria al disegno di legge sull’antisemitismo. Una posizione forse sospesa – quella del Pd – che potrebbe significare che il partito sta cercando una mediazione per arrivare ad un voto unanime del parlamento, così come richiesto qualche giorno fa dalla senatrice a vita Liliana Segre. Che cosa contiene il disegno di legge sull’antisemitismo? Perchè il ddl si affida alla definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust, Remembrance Alliance)? Una definizione che a suo volta contiene una serie di esempi - molto generici - di comportamenti e dichiarazioni antisemite. Contro il ddl antisemitismo si è schierato un gruppo di intellettuali e accademici che con un loro appello ha denunciato il pericolo per la libertà di espressione rappresentato dalle norme che si stanno approvando. «Siamo contrari a questo ddl – hanno scritto gli estensori dell’appello - perché il testo adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo». Pubblica oggi ha ospitato una delle firmatarie dell’appello, Valentina Pisanty, semiologa, docente all’università di Bergamo, autrice di «Antisemita. Una parola in ostaggio» (Bompiani 2025).
Sindacato e partecipazione
2026/09/30
Il sindacato come garanzia di partecipazione. Ne sono convinti lo storico Luca Alessandrini e la sociologoa Ivana Pais, ospiti questa mattina di Pubblica. Sullo sfondo, le celebrazioni per i 120 anni dalla fondazione della Confederazione generale del lavoro, 29 settembre 1906 a Milano. «C’è bisogno di sindacato – racconta Luca Alessandrini – perché è in grado di esprimere partecipazione. Il sindacato è uno dei luoghi nei quali i cittadini hanno rappresentanza attraverso la loro partecipazione ad un’attività lavorativa». Per la sociologa Ivana Pais c’è bisogno di sindacato «perchè c’è bisogno di azione collettiva un po’ a tutti i livelli. In una società in cui l’individualizzazione prevale, sono importanti tutti quegli spazi in cui invece portare la propria identità è come riconoscersi. Il sindacato – conclude – è particolarmente rilevante perché gioca questa partita nell’ambito del lavoro».
Le tre destre. Dalla nostalgia alla ronda, allo sconto sulla benzina
2026/09/29
Tre destre tre. In Italia se ne contano almeno tre. La prima è l’ultra destra della sicurezza fai da te, delle ronde. La seconda è la destra di governo con il vestito da campagna elettorale, che va da Meloni in giù. La terza destra è quella che vive ancora nel cono d’ombra del fascismo storico. Ospiti di Pubblica, per ragionare attorno a questa particolare trilogia, sono state Enrica Riera, giornalista di Domani; Nadia Urbinati, docente di teoria politica alla Columbia University di New York; Davide Conti, storico, già consulente di diverse procure (Bologna e Brescia) per le inchieste sulle stragi alla stazione e in piazza Della Loggia.
«Sono Mojtaba, però i miei amici mi chiamano Zaccaria»
2026/09/28
Il 3 ottobre è la “Giornata della memoria e dell’accoglienza, in ricordo delle vittime dell’immigrazione”. Il 3 ottobre 2013 è una data tragica della storia recente. Un barcone con circa cinquecento persone a bordo (in maggioranza cittadini eritrei) fa naufragio a Lampedusa. Il motore si rompe vicino all’isola dei Conigli, il panico si diffonde immediatamente. Le persone a bordo si ammassano tutte su un lato. L’imbarcazione si rovescia. Una strage a pochi metri dalla riva: si conteranno 368 morti (donne, bambini, uomini). 155 i superstiti salvati da soccorritori e pescatori. Circa venti i dispersi. Oggi si apre la settimana che porterà alla Giornata del 3 ottobre, una giornata diventata - nel frattempo – anche della memoria di tutte le vittime dei mancati soccorsi in mare, vittime dei naufragi che hanno spezzato vite e speranze di migliaia di persone che cercavano di raggiungere le coste europee. A Lampedusa nei prossimi giorni si svolgeranno una serie di incontri a partire da mercoledì, dopodomani. Pubblica oggi ha ospitato Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre; Giovanna Procacci, sociologa, della rete milanese “Nessuna persona è illegale”; Vincenzo Montalcini, sceneggiatore del docu-film “Cutro 94...and more” che verrà proiettato il 4 ottobre prossimo (alle 10:30) al cinema Anteo di Milano. Ospite della puntata di oggi anche Mojtaba Rezapour Moghaddam, superstite della strage di Cutro che ha raccontato cosa fu per lui quella notte del 26 febbraio 2023, la mancanza di soccorsi, la paura di annegare e poi la rinascita di una vita ricostruita come cittadino di Crotone. «Sono Mojtaba, però i miei amici mi chiamano Zaccaria», racconta il 47enne iraniano, superstite della strage. Il ricordo di quella notte del 26 febbraio è indelebile: «Non lo so – dice Mojtaba - tutte le notti, tante notti, tanti giorni, sempre con me c'è il ricordo. E io ho ricordato tutti questa notte, ancora secondo per secondo ho ricordato, secondo per secondo».
Taranto, il diritto e la giustizia per l'acciaieria e la città.
2026/09/24
Il profitto non viene prima dell'umanità. E' il principio che hanno invocato ieri i sindacati a Roma, dopo la morte dell'operaio 22enne, precipitato dal Colosseo mentre stava lavorando. Ci sono volute le proteste dei sindacati perchè il ministro Giuli ordinasse la chiusura ai turisti dell'Anfiteatro Flavio – dopo la morte del giovane operaio. “Umanità prima del profitto”, c’era scritto sui cartelli portati dai manifestanti al presidio di protesta dei sindacati confederali e di base. E se considerassimo questo un principio sempre valido da Roma a Taranto e ovunque? Vorrebbe dire – nel caso dell’ex Ilva – considerare sempre valido il principio «prima la salute e poi la produzione». Eppure questo principio sembra far fatica ad emergere, anche se le ultime sentenze ne confermano la validità. A Taranto c'è una paura enorme, ed è comprensibile: si teme che realizzare il diritto alla salute significhi sacrificare l'acciaieria, e quindi il lavoro, il reddito di migliaia di persone. In questa situazione a parlare sono soprattutto le sentenze. La politica appare incapace di elaborare una politica pubblica, di interesse pubblico, per quel sito e quella comunità di lavoratrici e abitanti. Allora, mi chiedo: non è forse arrivato il momento di far parlare non solo il diritto, con le sue burocrazie processuali, ma anche la giustizia, con i suoi principi? Parlare di Taranto significa parlare di quelle vite scomparse nella malattia o nella morte. Non è stato un incidente sul lavoro. Non sono un incidente sul lavoro le 2600 velenosissime tonnellate di amianto inglobate negli altiforni. E' la giustizia che definisce i confini, i perimetri, che vanno oltre le regole pur necessarie del diritto. E' un atto di giustizia dire che «non è giusto costruire una fabbrica che genera morte». Ha detto uno dei massimi esperti di sicurezza sul lavoro, Bruno Giordano, magistrato: «il problema non è penalizzare di più, ma prevenire meglio». E ha aggiunto: «è evidente che in questo paese c’è un problema di etica dell’impresa, del mercato e quindi del lavoro, prima ancora che di responsabilità penale».
Rai, un bilancio del regime meloniano
2026/09/23
Dopo il bollo, il canone Rai? Fioriscono i prodotti della campagna elettorale della destra. L’ultimo oggetto riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo. Oggi cerchiamo di fare un bilancio degli ultimi quattro anni in Rai, mentre si avvicina la fine della legislatura. In Senato si sta discutendo un progetto di riforma della Rai. L’ennesima riforma. Solo che questa volta la Rai deve cambiare regole perché glielo chiede l’Europa (proprio così, non è una frase fatta). Un anno fa, ad agosto 2025, è entrato in vigore lo European Media Freedom Act che impone ai paesi membri di garantire alle aziende del servizio pubblico l’indipendenza dai governi. Le regole attuali sulla governance della Rai – che risalgono al 2015, governo Renzi – vanno invece in direzione contraria. Intanto, proprio ieri, al testo in discussione in Senato è stato presentato un emendamento da parte della maggioranza, due senatori di Forza Italia, che riguarda il canone Rai. Il testo stabilisce che una riduzione del canone sia possibile e subordinata al reperimento di finanziamenti pubblici compensativi, da destinare alla società concessionaria. Dunque, sconti per i contribuenti finanziati col bilancio dello stato. Pubblica ha ospitato Stefano Balassone, autore e produttore televisivo, è stato consigliere di amministrazione della Rai; e Roberto Natale, fa parte dell’attuale cda Rai, è stato ai vertici dei sindacati dei giornalisti Usigrai e Fnsi.
Inflazione, il governo può fare qualcosa per non impoverire le/i contribuenti?
2026/09/22
Il bollo, la benzina, le bollette di luce e gas, il carrello della spesa, il fiscal drag. Quante cose dipendeno o sono collegate all’inflazione? Pubblica oggi parte dai fondamentali. Da cosa dipende il livello dei prezzi? Cosa li fa salire o scendere? E i governi, cosa possono fare per tutelare redditi e potere d’acquisto? Restituire il fiscal-drag o tenerselo per finanziare anche il taglio per un anno del bollo auto? A Pubblica oggi Roberto Seghetti, giornalista, autore di “Capitalismo feudale” (Laterza 2026); e Antonella Stirati, economista, docente all’università di Roma Tre.
Il riarmo europeo parla tedesco
2026/09/21
Nel giro di qualche mese l'anno prossimo andranno al voto i quattro stati più popolosi dell'Unione europea, dopo la Germania. Si vota in Francia, Italia, Spagna e Polonia. Qual è la posta in gioco di queste elezioni? Una vittoria delle destre sarebbe la fine del progetto di unione che aveva immaginato Jacques Delors negli anni '80 e Carlo Azeglio Ciampi vent'anni dopo, e cioè un'Europa politica? Per ora l’Europa appare sempre più quella del riarmo. E principalmente del riarmo in Germania. E’ in atto una riconversione storica, dall’auto al cannone ha titolato Limes. Una riconversione produttivache sta riscrivendo i confini politici e culturali del continente europeo. La Cina ha vinto la gara dell’auto elettrica, alla Germania – per ora - non resta che adeguarsi.
Ospiti della puntata di oggi Eugenia Baroncelli, professoressa associata in scienza politica all'università di Bologna, esperta di relazioni internazionali; e Giacomo Mariotto, analista geopolitico e collaboratore di Limes, studioso di geopolitica tedesca e questioni militari.
Stati Uniti: Trump, i tassi e il debito
2026/09/17
Un debito pubblico da 40 mila miliardi di dollari, 124% del pil . La spesa per interessi più alta di quella militare e per le guerre. I tassi di interesse in crescita. L’inflazione pure. Sono i sintomi della crisi americana. E’ più “pericolosa” la montagna di debito degli Stati Uniti oppure la bolla speculativa generata dalle Big Tech? «E’ un terrificante mostro a due teste» racconta a Pubblica l’economista Emiliano Brancaccio, autore di Libercomunismo (Feltrinelli 2026). «C’è bisogno di alzare i tassi di interesse per convincere gli investitori a finanziarlo. Ma l’aumento dei tassi di interesse determina uno sconto maggiore sui dividendi futuri attesi, quindi rischi di far scoppiare la bolla speculativa. Un mostro a due teste – conclude Brancaccio - che si mangiano a vicenda e che rischiano di mangiarci». Pubblica ha ospitato anche Paola Subacchi, economista, docente a Sciences Po a Parigi; fondatrice del centro di ricerca indipendente “Essential Economics”.
Una difesa disarmata e disarmante
2026/09/16
Una difesa civile disarmata e disarmante. E’ quella immaginata da diverse associazioni che hanno raccolto oltre 50 mila firme per un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede un’altra difesa, una difesa non armata. Le associazioni sono Rete italiana pace e disarmo, Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, Pax Christi, Sbilanciamoci, Acli, Libera, Movimento NonViolento.
Che cosa chiede la proposta di difesa non armata? Sicuramente ci vuole coraggio e determinazione per chiedere una difesa civile senza armi in uno dei momenti di maggior diffusione della guerra nel mondo. La proposta prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata, nonviolenta presso la presidenza del consiglio. Quattro pilastri: il potenziamento del servizio civile; l’istituzione dei corpi civili di pace (formati da personale preparato ad intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare); il rafforzamento della protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Per discutere di questa proposta Pubblica ha ospitato Laura Milani, presidente della Conferenza nazionale degli enti di servizio civile; e monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia. Ospite anche il filosofo del diritto Tommaso Greco (Università di Pisa), autore di “Critica della ragion bellica” (Laterza 2025).
I paradossi dell’intelligenza artificiale
2026/09/15
In questi ultimi quattro anni da quando è stato distribuito gratuitamente il primo software di chat gpt (30 novembre 2022) ci sono stati appelli ripetuti sui rischi dell'intelligenza artificiale (IA) per l’umanità. Eppure, nonostante ciò, lo sviluppo dell’IA non è stato rallentato, anzi si è moltiplicato a dismisura. Anche gli investimenti nel settore dell’IA si sono moltiplicati – la bolla si è gonfiata – nonostante gli allarmi sui pericoli di questa nuova tecnologia. Infine, i capi delle Big Tech – per anni custodi della deregulation – oggi si sono convertiti e sostengono regole e vincoli. L’obiettivo finale di questi apparenti paradossi dell’IA sembra essere sempre di più la Cina: cercare di contenere, non far dilagare lo sviluppo dei progetti cinesi di intelligenza artificiale. Non solo. Scrive oggi l’economista Emiliano Brancaccio che le Big Tech sono a caccia di aiuti dallo stato: «tariffe elettriche favorevoli, incentivi fiscali, infrastrutture» (Manifesto). Pubblica oggi si è occupata anche dello scontro tra il premio Nobel per l’economia Daron Acemoglu e The Economist. Al settimanale britannico non è piaciuta l’impostazione critica di Acemoglu sull’IA. Il Nobel ha criticato alcune tesi delle Big Tech, in particolare quelle su automazione ed effetti sulla crescita. Ospite l’economista Luigi Zingales (University of Chicago Booth School of Business).
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