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1757 episodes
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ItalianPublisher
OttolinaTVExplicit
No
Date created
2024/07/19
Latest episode
2026/10/29
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25 min.
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2 days
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OttolinaTV, la non TV che da voce al 99%
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Otto(lina) e mezzo Ep.76: Perché gli ITALIANI hanno deciso di BLOCCARE TUTTO?
2026/10/29
Hanno provato a bloccare le mobilitazioni 1 con qualche idrante, 2 un po' di arresti a caso e qualche mancetta.
Riceveranno in cambio il blocco del Paese.
Due volte.
Venerdì 30 ottobre, con lo sciopero generale dei sindacati di base.
E pure il 20 novembre, con quello della CGIL.
Ma andiamo per gradi.
Lo sciopero di venerdì prossimo nasce sotto i migliori auspici.
Inizialmente doveva essere una giornata internazionale di mobilitazione dei portuali contro la guerra.
Una cosa simbolicamente importante, ma che rischiava di rimanere confinata ai porti.
Nel frattempo, però, in mezza Europa scoppia il pandemonio.
USB coglie l'occasione al balzo e, per l'Italia, lo trasforma in sciopero generale.
Nel giro di pochi giorni si aggiungono numerose altre sigle del sindacalismo di base.
Ed è solo l'inizio.
Associazioni studentesche, partiti della sinistra radicale, sezioni locali di ARCI e ANPI, addirittura Greenpeace.
E a Catania pure i 5 Stelle e AVS.
Si fa prima a dire chi non ci sarà.
Mentre intanto i porti che aderiscono allo sciopero sono passati da 25 a oltre 110, in 110 paesi e 5 continenti diversi
D'altronde, l'opportunità è ghiotta.
E quindi, anche le responsabilità.
Perché una cosa è chiara.
Non è solo questo governo a non essere in grado di dare mezza risposta alle rivendicazioni che arrivano dai settori più disparati del Paese.
È l'intero sistema ad essere arrivato al capolinea.
In Italia come nel resto del “giardino fiorito”. Dove il concime sono le nostre fantomatiche élite.
E non c'è più tempo di fare tante distinzioni tra chi è più radicale e chi è più moderato.
Qui va rovesciato il tavolo. E ricostruito tutto dalle fondamenta.
Il rapporto tra il Sud e il Nord del Paese. Tra la mano pubblica e il mercato. Tra noi e il resto del mondo.
Tutto.
E solo la mobilitazione di tutto il popolo può rappresentare una risposta all'altezza dei tempi.
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Otto(lina) e mezzo Ep.75: il Generale Mini si scaglia contro LA GUERRA DEI ROBOT
2026/10/28
30 settembre 2026. Il Pentagono annuncia Project Meridian: un progetto per disegnare le guerre del futuro, affidato a Elon Musk, Palmer Luckey, fondatore del colosso militare Anduril, e Newt Gingrich. Due dei protagonisti sono anche a capo di aziende che vendono tecnologie e servizi alla Difesa statunitense. Insomma, chi contribuisce a immaginare cosa dovrà comprare il Pentagono domani è anche tra quelli che potrebbero venderglielo.
Ma dietro la corsa alla guerra automatizzata potrebbe esserci una contraddizione ancora più profonda.
Come si convincono milioni di persone a rischiare la vita per difendere un sistema economico nel quale la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di poche oligarchie, mentre alla maggioranza vengono chiesti sacrifici sempre maggiori?
Una possibile scorciatoia è sostituire i soldati con le macchine. Droni, robot, sistemi autonomi e intelligenza artificiale. Una guerra che promette di fare sempre meno affidamento sugli esseri umani.
Peccato che, come spiega il generale Fabio Mini, già comandante della missione NATO in Kosovo, questa soluzione rischi di creare problemi perfino peggiori di quelli che dovrebbe risolvere. La dipendenza da reti e infrastrutture controllate da soggetti privati, l'imprevedibilità dei sistemi automatizzati, l'incapacità di controllare fino in fondo le proprie armi. E il paradosso di una superiorità tecnologica che potrebbe diventare una gigantesca vulnerabilità, soprattutto di fronte a un avversario dotato di armi nucleari.
Ma c'è anche un altro aspetto: economico.
La nuova corsa agli armamenti promette di riversare montagne di denaro pubblico sulle stesse grandi aziende tecnologiche attorno alle quali si è gonfiata la bolla finanziaria dell'intelligenza artificiale. E in Europa, a partire dalla Germania, il riarmo potrebbe diventare il tentativo di rilanciare un modello industriale in difficoltà senza metterne in discussione le contraddizioni.
Con Fabio Mini proviamo a capire come tecnologia, guerra e finanza si stiano intrecciando in un gigantesco vicolo cieco: per salvare un sistema sempre più fragile, rischiamo di costruire una macchina da guerra che non siamo più sicuri di saper controllare.
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Otto(lina) e mezzo Ep.74: MA CHI SONO I VERI ODIATORI DELL’OCCIDENTE? Ft. Carnelos
2026/10/23
Ma i giovani che protestano sono davvero odiatori dell’Occidente?
Come già accaduto con le manifestazioni contro il genocidio palestinese, anche in questi giorni c’è chi, tra influencer politici e giornalisti di centrodestra e centrosinistra, sostiene che gli studenti scesi in piazza in tutta Europa contro il carovita e i tagli al welfare stiano mentendo.
Perché, in realtà, quello che gli interessa non sarebbe avere una casa, un lavoro e una vita dignitosa, ma distruggere la gloriosa civiltà occidentale, oggi minacciata come non mai da maranza, effeminati di ogni genere e tipo e, soprattutto, amici dei maomettani.
Ora, a parte il fatto che, se a questi fini analisti chiedi che cosa significhi davvero “Occidente” o “civiltà occidentale”, solitamente cominciano a balbettare, mettendo nello stesso calderone l’Europa e gli Stati Uniti, il cristianesimo e la pasta al pomodoro, Platone e i Big Mac, fino alle bombe nucleari americane, forse è arrivato il momento di ribaltare completamente questa retorica.
Inchiodare questa classe dirigente alle proprie responsabilità dopo trent’anni di declino europeo, rifiutare genocidi, guerre di aggressione e una guerra di classe combattuta dall’alto verso il basso è oggi l’unico modo per dimostrare di avere davvero a cuore l’Occidente e tentare di salvarlo da se stesso.
Quando avremo finalmente levato dai posti di comando zerbini di potenze straniere, traditori, imperialisti e miliardari nichilisti di ogni genere e tipo, torneremo sicuramente a essere fieri del nostro Occidente.
Perché del vostro, francamente, non ci interessa più niente.
E questo “vostro Occidente” è oggi perfettamente incarnato da un personaggio che se ne va in giro per il mondo a declamare la propria nostalgia per l’Occidente colonizzatore e genocida.
Si chiama Marco Rubio.
Dopo il suo ultimo discorso a Monaco, nel quale aveva inneggiato all’unione tra le élite statunitensi ed europee nel nome dell’espansione del capitalismo globale attraverso una nuova stagione di colonizzazioni e guerre, il segretario di Stato americano è tornato a celebrare i bei vecchi tempi del dominio incontrastato dell’uomo bianco.
Questa volta ad Atene, dove, in occasione del sesto round del Dialogo strategico tra Stati Uniti e Grecia, ha tenuto un nuovo discorso sulla civiltà occidentale.
Un discorso nel quale, tra le altre cose, ha elogiato gli Stati Uniti di Trump come fulgido esempio di quella civiltà e ha invitato gli europei a riscoprire lo spirito di, udite udite, Hernán Cortés, il conquistatore dell’impero azteco.
Ma che cosa significa davvero l’Occidente di Marco Rubio? E che cosa c’entra con le mobilitazioni che stanno attraversando l’Europa in queste settimane?
Ne parliamo oggi con un ospite d’eccezione: Marco Carnelos, ex ambasciatore italiano in Iraq.
Otto(lina) e mezzo Ep.73: L’Italia crolla a pezzi. La Legge di Bilancio di Meloni è IMBARAZZANTE
2026/10/22
La bozza della Legge di Bilancio che il Governo dei Patrioti ha inviato a Bruxelles sembra uno scherzo
Mentre il paese crolla a pezzi, e in tutta Italia si moltiplicano i conflitti di ogni genere, per mettere perlomeno qualche toppa qua e là, sul piatto arrivano appena 23 miliardi
VENTITRE MILIARDI. Su un bilancio dello Stato di oltre 900
NIENTE
E non è ancora finita. Il grosso di quei 23 miliardi, tra rifinanziamento del cuneo fiscale, interessi sul nuovo debito contratto per il riarmo, e chi più ne ha, più ne metta, sono già prenotati
Lo spazio che rimane è letteralmente una buffonata
Mario Draghi parlava di “pilota automatico”. Nella sua scarsa comprensione di come funziona la Storia, lo intendeva per periodi di relativa stabilità. Qui siamo al quadro successivo: un governo talmente succube e subalterno che pensa di usare il pilota automatico dell’austerity neoliberista mentre sta andando a sbattere dritto contro una montagna
Fare peggio di PD e Governi Tecnici sembrava una missione al di fuori della portata di ogni essere senziente. La destra cialtrona e chiacchierona ci sta quasi riuscendo
E’ arrivata l’ora di mandarli #tuttiacasa
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Otto(lina) e mezzo Ep.72: EX-Europarlamentare svela la GRANDE TRUFFA dei PIANI INDUSTRIALI europei
2026/10/21
Quando i giovani che protestano capiranno che questa Unione Europea è forse il loro nemico numero uno, potremo rimettere le cose a posto.
Facciamo un esempio tra tanti?
Le spese nella ricerca.
Barcellona, 2002: i capi di governo proclamano che entro il 2010 l’Europa sarebbe diventata «l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo», con una spesa in ricerca al 3% del PIL.
Oggi, nel 2026, la spesa europea in ricerca resta poco sopra il 2,2%, in Cina sfiora il 2,7%.
Nel 2020 è stato il turno del bluff del Green New Deal.
Ursula von der Leyen annuncia 1.000 miliardi in un decennio in investimenti «verdi».
Che fine ha fatto il trilione? Nessuno lo sa.
La Commissione non ha mai pubblicato un consuntivo e, da quando il clima ha smesso di essere un’emergenza perché bisogna infliggere una sconfitta strategica alla Russia, il Green New Deal sta venendo smontato con i pacchetti «Omnibus».
Poi è arrivato ReArm Europe, ribattezzato Readiness 2030.
800 miliardi per l’industria bellica per sopperire alla crisi di quella civile.
Ma i soldi che l’Unione raccoglie davvero sono 150 miliardi, i prestiti SAFE, che finiscono nel debito di chi li riceve. Gli altri 650 miliardi non esistono. Sono una stima di quanto gli Stati potrebbero spendere sforando il Patto di stabilità.
Un permesso di indebitarsi, non un finanziamento.
Non solo: una parte cospicua di quella spesa prende la strada degli Stati Uniti, mentre la catena di fornitura delle tecnologie che oggi decidono le guerre, cioè droni, sensori ed elettronica, passa per la Cina.
Ed è proprio con la Cina che il confronto tra le politiche industriali è clamoroso.
Per quarant’anni la Commissione ha concepito la propria missione come lo smantellamento delle politiche industriali nazionali in nome della concorrenza, senza mai costruire un sostituto europeo.
Su questo vuoto si è innestato il modello tedesco: compressione della domanda interna, moderazione salariale, pareggio di bilancio come dogma, crescita affidata alle esportazioni.
Il modello ha funzionato finché la Cina comprava macchinari tedeschi e gli Stati Uniti assorbivano gli avanzi europei.
Oggi la Cina quei macchinari li produce da sé, gli USA alzano i dazi e l’Europa si ritrova con una domanda interna depressa da 20 anni di austerità.
Nel 2015 Pechino pubblicò Made in China 2025, con dieci settori in cui raggiungere la frontiera tecnologica.
Dieci anni dopo domina la produzione mondiale di auto elettriche, batterie, pannelli solari, treni ad alta velocità e navi.
I piani cinesi hanno obiettivi, scadenze, responsabili e risorse dedicate.
La Commissione europea, invece, semplicemente un piano non ce l’ha, se non quello di tenere l’Europa sotto il tallone degli USA e impedire che gli Stati facciano politiche espansive.
E allora, di come funziona veramente l’Unione Europea, del bluff dei suoi piani industriali e del perché le proteste dei cittadini dovrebbero puntare a un suo smantellamento o a una trasformazione integrale, abbiamo parlato con l’ex europarlamentare e sottosegretario alle Nazioni Unite Pino Arlacchi.
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Desaparecinema Ep.28: "La terra dei morti viventi" di George A. Romero
2026/10/19
“I morti erediteranno la terra!” urla la tagline del manifesto del quattordicesimo film di George Romero, La terra dei morti viventi.
La frase richiama la tradizione evangelica delle Beatitudini. In Matteo 5,5, si dice infatti: “Beati i miti, perché erediteranno la terra.” Ma Romero rovescia completamente il senso della promessa. Nel Vangelo, gli ultimi sono destinati a ricevere ciò che il mondo nega loro. Romero prende questa struttura escatologica e la trasforma in una specie di apocalisse materialista: non saranno i buoni a ereditare la terra: saranno i morti. La cui resurrezione tra l’altro non sarà esattamente come l’abbiamo imparata a catechismo: con squilli di trombe, voci di arcangeli e ascensione al cielo per stringere finalmente la mano a Dio.
Nel film, la classe dominante possiede la terra, che nel film è Fiddler's Green, una cittadella/grattacielo di lusso fortificata dove l'élite ricca, guidata dallo spietato Kaufman (Dennis Hopper), vive nell'abbondanza ignorando la sofferenza esterna. Ma alla fine sono proprio gli esclusi a riprendersi lo spazio.
Il che mi fa venire in mente qualcosa, un vago desiderio, ma non ricordo cosa.
E chi non vede il video intero è… un abitante di Fiddler’s Green.
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OttoCina Ep.5: Perché i cinesi sono così kitsch?
2026/10/17
Perché le città cinesi sono piene di statue gigantesche, decorazioni improbabili e architetture kitsch? In questa puntata di Ottocina vi portiamo alla scoperta di Picun, storico villaggio dei lavoratori migranti alla periferia di Pechino, e di Moon River, un'area rilanciata attraverso mercati, attrazioni e installazioni decisamente stravaganti. Due luoghi per raccontare le trasformazioni delle periferie cinesi e scoprire il fenomeno del wanghong urbanism: quando la viralità sui social diventa uno strumento di riqualificazione urbana e sviluppo economico.
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Otto(lina) e mezzo Ep.71: PUTIN e TRUMP preparano già il post-ZELENSKY? Ft. Scaglione
2026/10/16
Questa settimana ci sono state davvero alcune svolte importanti.
Donald Trump sembra essersi messo in testa di portare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati prima delle elezioni di midterm e, per farlo, ha deciso di sacrificare Zelensky.
Dalla telefonata con Putin della scorsa settimana, l’amministrazione americana ha dato il via a una vera e propria operazione di boicottaggio della difesa ucraina che, come ammesso anche dai vertici dell’esecutivo di Kiev, rischia di farla capitolare.
Prima, la sospensione delle sanzioni sul gasolio di Mosca e il conseguente acquisto, da parte degli USA, di milioni di barili per combattere il rialzo dei prezzi del carburante.
Poi, il depotenziamento del sistema Starshield, la versione militare e governativa della rete satellitare Starlink, che permette ai soldati di intercettare gli attacchi russi in cielo e in terra.
Poi, ancora, le pressioni di Washington sull’Unione Europea, come riporta il Financial Times, affinché sblocchi alcuni degli asset sovrani russi congelati.
E infine, ciliegina sulla torta, le parole di Musk, che, come Trump pochi giorni prima, invoca su X un cambio di presidenza in Ucraina.
Lo abbiamo detto altre volte, ma oggi potremmo essere un po’ più vicini alla fine della guerra.
E per parlare di questa settimana di fuoco e di tutte le conseguenze che comporta, stasera abbiamo con noi il giornalista e direttore di InsideOver, Fulvio Scaglione.
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I Pipponi del Marru Ep.40: La SUPERLEGA dei CONTADINI cinesi che fa tremare la Silicon Valley
2026/10/15
In Cina hanno inventato una Superlega di calcio dove il primo premio è una MUCCA.
E, incredibilmente, a diventare più ricchi sono stati i CONTADINI.
Succede a Rongjiang, uno degli angoli più poveri della Cina, dove un campionato organizzato dal basso è diventato un fenomeno nazionale, facendo nascere oltre 2.700 nuove attività economiche e contribuendo a raddoppiare il reddito delle collettività dei villaggi.
Praticamente l'esatto contrario dell'economia dei megaeventi che abbiamo sviluppato dalle nostre parti: lavoro gratuito spacciato per volontariato, soldi pubblici al servizio dei profitti privati e città trasformate in giganteschi Airbnb.
Ma il bello deve ancora venire.
Perché il successo del Cun Chao è diventato la base per un esperimento ancora più straordinario: mettere l'INTELLIGENZA ARTIFICIALE nelle mani di 30.000 persone, per trasformarla in uno strumento di benessere diffuso.
Mentre i padroni della Silicon Valley scommettono centinaia di miliardi sull'AI per concentrare ancora più ricchezza e potere, tra le montagne del Guizhou stanno sperimentando una strada diametralmente opposta.
E la cosa più interessante è che non hanno inventato nessuna tecnologia rivoluzionaria. Hanno semplicemente organizzato le persone.
Una storia che ci ricorda che il progresso tecnologico non è una calamità naturale: chi ne beneficia dipende dai rapporti di potere e dalle scelte politiche.
E che ci ha fatto venire un'idea: perché non proviamo anche noi a costruire un'intelligenza artificiale al servizio dell'informazione indipendente e della ricerca economica e sociale, prendendo ispirazione dal progetto Bandung Circuits del Tricontinental?
CERCHIAMO COMPLICI! Programmatori, esperti di AI, analisti di dati, economisti, sociologi, ricercatori e chiunque voglia contribuire a costruire uno strumento collettivo, aperto e indipendente.
Scriveteci a [email protected]
Perché le tecnologie del futuro o impariamo a metterle al servizio dei nostri interessi, oppure continueranno a servire quelli di Elon Musk.
E chi non ci prova è CARLO CALENDA.
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Otto(lina) e mezzo Ep.70: La nuova bomba atomica che sta ridisegnando la strategia nucleare Europea
2026/10/14
Ogni ottobre, nei cieli d’Europa, si svolge una delle esercitazioni militari più importanti della NATO: Steadfast Noon.
Si tratta di un test di deterrenza nucleare che coinvolge decine di aerei e migliaia di militari, addestrati a simulare l’impiego di bombe atomiche tattiche statunitensi da basi europee.
Quest’anno si svolgerà dal 13 al 20 ottobre e si estenderà allo spazio aereo italiano, con il coinvolgimento delle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani.
Al posto delle bombe nucleari reali vengono utilizzati quelli che, in gergo tecnico, si chiamano training shapes: modelli che replicano la forma, il peso e le dimensioni della bomba vera, ma sono privi di materiale fissile.
Al centro dell’esercitazione c’è un nuovo tipo di bomba che ha cambiato le regole della guerra nucleare: la B61-12.
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OttoCina Ep.4: Gli Stati Uniti si vogliono ritirare dal Pacifico?
2026/10/13
Gli Stati Uniti stanno davvero ripensando la propria egemonia globale?
Mentre Trump tratta con Putin, un rapporto pubblicato il 10 settembre da Jennifer Kavanagh, ex ricercatrice della RAND Corporation e oggi a Defense Priorities, propone una svolta radicale nella strategia americana in Asia: ridimensionare la presenza militare nel Pacifico occidentale, arretrare verso la seconda catena di isole e ripensare gli impegni militari nei confronti di Taiwan.
Ne abbiamo parlato a Pechino con Zichen Wang, fondatore di Pekingnology e vicesegretario generale del Center for China and Globalization, per capire quanto questa proposta sia realistica, come venga interpretata dalla Cina e se Washington e Pechino possano davvero evitare la trappola di Tucidide.
Una nuova puntata di Ottocina, il diario di viaggio della trasferta di Ottolina TV a Pechino.
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Desaparecinema Ep.27: “F come falso” di Orson Welles. Sono un bugiardo di professione
2026/10/12
Con quale facilità la percezione umana può essere dirottata da un medium di cui ci si fida? Cioè: quanto è facile farci fregare dalla propaganda?
Il famigerato programma radiofonico del 1938 "La guerra dei mondi" di Orson Welles e il suo saggio cinematografico del 1973 "F come falso" ("F for Fake") rappresentano l'alfa e l'omega della sua ossessione di una vita per questa domanda. D’altronde il suo primo film, "Quarto potere", guarda caso sul potere dei media, insisteva sulla domanda: “Chi è Charles Forster Kane?”. E proponeva, come risposta, non solo: “Un magnate della stampa anticomunista ispirato al vero William Randolph Hearst, uno dei più potenti e spregiudicati editori di giornali della storia americana”. Ma soprattutto: “Rosebud”.
Perciò oggi analizziamo proprio "F come falso". Ma occhio: lo stesso Orson Welles si definisce un prestigiatore, un illusionista. Uno spacciatore di falsi. E io dovrò adeguarmi.
E chi non vede il video intero è William Randolph Hearst.
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Otto(lina) e mezzo Ep.69: Perché LATITANTI INTERNAZIONALI prendono la CITTADINANZA ISRAELIANA?
2026/10/10
Israele è diventato il nuovo rifugio preferito di latitanti e criminali internazionali.
La famosa Legge del Ritorno (Aliyah), la legge che garantisce la cittadinanza israeliana a chiunque possa dimostrare ascendenze ebraiche, ha spinto negli ultimi anni alcuni famosi predatori sessuali, assassini e truffatori internazionali ebrei a fuggire dal loro Paese d’origine, nel quale sono ricercati, e a trovare accoglienza in Israele.
Facciamo alcuni esempi celebri.
Tomás Zerón, ex direttore dell’Agencia de Investigación Criminal (AIC), il braccio investigativo del Messico, ricercato in patria per aver preso parte, nel 2014, alla tortura e all’omicidio di ben 43 studenti universitari durante il massacro degli studenti di Ayotzinapa.
Zerón è fuggito nello Stato di Israele nel settembre 2019, ma, nonostante un mandato d’arresto dell’Interpol e le pressanti richieste di estradizione dell’allora presidente messicano, Tel Aviv l’ha respinta.
La motivazione?
Come ha rivelato il New York Times, si tratterebbe di una ritorsione politica contro il Messico per aver espresso all’ONU posizioni critiche verso l’occupazione israeliana e appoggiato indagini sui crimini contro i palestinesi.
Ma ci sono anche predatori sessuali, come Andrés Roemer, sempre dal Messico, ex ambasciatore presso l’UNESCO e console a San Francisco.
Dopo essere stato accusato di ripetuti abusi e violenze sessuali da oltre 60 donne, Roemer si è rifugiato in Israele nel 2021.
E, sebbene nel 2024 un tribunale israeliano ne abbia autorizzato l’estradizione, si trova ancora in Israele, come se nulla fosse.
E non poteva mancare Hollywood.
Il noto regista Brett Ratner, firma di Rush Hour, travolto nel 2023 in patria dallo tsunami del movimento #MeToo, con pesantissime accuse di molestie, ha provocatoriamente annunciato nel 2023 di aver ottenuto lo status di immigrato in Israele.
E ricordiamo, infine, il politico e oligarca moldavo Ilan Shor, uno degli autori del cosiddetto «furto del secolo».
Ilan Shor è stato condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione per il suo ruolo in una massiccia frode per riciclaggio e truffa che ha prosciugato oltre un miliardo di dollari dal sistema bancario della Moldavia.
Fuggito nel giugno 2019, a seguito del crollo del suo sistema di potere, Shor ha trovato per anni riparo in Israele, che continua, in gran parte dei casi, a negare persino l’estradizione.
E c’è anche tanta Ucraina.
Come nel caso di Ihor Kolomoisky, uno degli oligarchi più influenti dello spazio post-sovietico e figura chiave dietro il tracollo della PrivatBank, il più grande istituto di credito ucraino, nazionalizzato a seguito di un ammanco stimato in 5,5 miliardi di dollari, derivato da uno schema di frode coordinata su vasta scala.
Oltre al potere finanziario, l’influenza di Kolomoisky si è estesa al piano mediatico e politico, fungendo da incubatore per l’ascesa istituzionale di Volodymyr Zelensky.
Il canale televisivo 1+1, di proprietà dell’oligarca, ha trasmesso per anni i programmi dell’allora comico e ha sostenuto attivamente la sua campagna presidenziale nel 2019.
In questa nuova puntata di Ottolina e Mezzo abbiamo intervistato il giornalista, saggista, e sociologo, Michele Manfrin, che ci ha spiegato meglio alcuni di questi casi e raccontato anche il suo importante lavoro d’inchiesta sulle penetrazioni economiche e demografiche israeliane nel nostro Paese.
Buona visione.
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Otto(lina) e mezzo Ep.68: Perché l’Europa paga la CRISI del GASOLIO al posto degli USA?
2026/10/09
Il prezzo del gasolio esplode, Donald Trump arriva alle midterm con un problema enorme e la soluzione escogitata da Washington è semplice: far aprire agli europei le loro riserve strategiche. Se non lo fanno, gli Stati Uniti minacciano di limitare le esportazioni di prodotti raffinati verso l’Europa.
Il problema è che ormai non possiamo permetterci di dire di no.
Trent’anni fa l’Europa era una grande potenza della raffinazione. Ancora nel 2009 aveva una capacità superiore a quella statunitense. Da allora abbiamo chiuso trenta raffinerie, perso milioni di barili al giorno di capacità e sostituito prima con il diesel russo, poi con quello americano, quello che non siamo più in grado di produrre.
Nel frattempo la raffinazione è diventata una miniera d’oro: il margine tra greggio e diesel è passato da una ventina di dollari alla vigilia della guerra in Ucraina a oltre 100, mentre giganti come Marathon e Valero hanno moltiplicato i profitti.
Ed è qui che il cortocircuito diventa perfetto: i profitti restano privati, il controllo della filiera finisce nelle mani di grandi compagnie e trader transnazionali, ma quando il sistema va in crisi tocca agli Stati intervenire, calmierare i prezzi e svuotare le riserve accumulate per le emergenze.
Con Demostenes Floros ricostruiamo come siamo arrivati fin qui: dal declino della raffinazione europea alla dipendenza dagli USA, dal ruolo di Vitol e Trafigura nelle raffinerie italiane fino alla scelta di sacrificare anche l’ultima ciambella di salvataggio.
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Otto(lina) e mezzo Ep.67: Perché non ci possiamo più permettere case dignitose, spiegato bene
2026/10/08
Perché lavoriamo sempre di più e riusciamo sempre meno a permetterci una casa decente?
Non è solo colpa degli stipendi bassi, della scarsità di alloggi o dell’ennesima fantomatica “legge della domanda e dell’offerta”. Nelle grandi città occidentali è successo qualcosa di molto più profondo: la casa ha smesso di essere soprattutto un luogo dove vivere ed è diventata un prodotto finanziario.
Da New York a Berlino, da Madrid a Milano, la questione abitativa sta diventando uno dei principali terreni dello scontro politico. Affitti impazziti, sfratti, interi quartieri trasformati, prezzi sempre più scollegati dai redditi di chi quelle città le abita, ci lavora e le manda avanti.
Un processo che ha un nome preciso — finanziarizzazione — e che nelle grandi città dell'Occidente è diventato il vero campo di battaglia tra chi abita le città e chi le usa come portafoglio.
Tutto comincia nel 2008, quando milioni di famiglie americane perdono la casa con la crisi dei subprime. Arrivano i fondi — Blackstone in testa — comprano interi pacchetti di immobili pignorati, li trasformano in affitti, e trasformano quei canoni in prodotti finanziari. Quasi vent'anni dopo, in alcune aree metropolitane degli USA, oltre un appartamento su tre appartiene a un fondo. In Europa il copione cambia forma — privatizzazioni in Germania, bolla in Spagna, rigenerazione urbana a Londra — ma il risultato è identico: i prezzi delle case non riflettono più i salari di chi ci abita, ma le aspettative di rendimento di chi le possiede da lontano.
E poi c'è Milano. Arrivata dopo, ma capace di comprimere in pochi anni processi che altrove hanno richiesto decenni. L'Expo 2015 apre la strada: riqualificazione a misura di speculatore, soldi pubblici, fondi immobiliari in festa. Da allora i prezzi salgono del 55% in meno di un decennio, mentre i salari restano al palo. Eppure, della mobilitazione che infiamma Berlino, Madrid e New York, qui non c'è traccia. Neanche quando lo scandalo giudiziario mette nero su bianco i regali che l'amministrazione ha fatto, anno dopo anno, a finanzieri e palazzinari sulla nostra pelle.
Con Alessandro Volpi, professore di Storia contemporanea all'Università di Pisa e autore di studi fondamentali sulla finanziarizzazione dell'economia, ricostruiamo i meccanismi concreti di questa macchina: le SGR, i fondi immobiliari, le casse di previdenza, le varianti urbanistiche che smontano la pianificazione pezzo dopo pezzo. Per capire non solo cosa sta succedendo, ma come funziona — e su quali leve è possibile intervenire.
Perché il problema non è che il mercato immobiliare non funziona. Il problema è che funziona benissimo. Solo che non deve più garantire una casa a chi in città ci vive e ci lavora. Deve garantire un rendimento a chi quella casa non la vedrà mai.
Milano è il laboratorio italiano di questa battaglia. Sta a noi decidere se diventerà il primo muro dove gli speculatori andranno a sbattere.
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