268104291
Laser

Advertise on podcast: Laser

Rating
★★★★★
5
from
1 reviews
Categories
Country
United States
This podcast has
152 episodes
Language
Italian
Date created
2007/11/06
Latest episode
2026/10/09
Average duration
26 min.
Release period
2 days

Description

Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

Unlock Laser podcast Email contact info,
Listeners & Audience details

Email contact information

Direct podcast contact details

Listeners

Audience numbers & engagement insights

Audience details

Podcast Insights

Podcast episodes

Check latest episodes from Laser podcast


Uniti dalla musica
2026/10/09
Compie 30 anni l’Istituto Magnificat di Gerusalemme, l’accademia di musica gestita dai dei francescani di Terra Santa, dove la maggioranza degli allievi è cristiana, mentre la maggioranza dei docenti è ebrea. L’istituto, che rilascia dei diplomi riconosciuti in Europa, rappresenta un laboratorio di umanità e di convivenza , dove studiano e lavorano fianco a fianco israeliani e palestinesi, cristiani, musulmani ed ebrei. Una realtà che si ispira alla spiritualità francescana che prevede l’accettazione dell’altro, senza pregiudizi e nella massima libertà. “Laser” racconta le loro storie: tra queste quella di una studentessa palestinese di violoncello che ora insegna, una docente italiana che ha studiato a Lugano e un’insegnate di violino ebrea. Sentiremo anche le voci anche del frate Alberto Joan Pari, direttore dell’Istituto, e del 169esimo Custode di Terra Santa, Padre Francesco Ielpo.
La radio cammina e parla italiano
2026/10/08
​​È possibile sostituire un classico convegno o conferenza internazionale, con un incontro in cui i partecipanti invece di sedersi a un tavolo percorrono insieme un sentiero? È possibile lavorare, apprendere e approfondire relazioni professionali mentre si cammina? Sono oltre 10 anni che un gruppo di professionisti della radio, provenienti da diversi paesi dove si parla italiano, ha deciso di incontrarsi così: caminando insieme per diversi giorni consecutivi. Si tratta della Comunità radiotelevisiva italofona, associazione che raggruppa emittenti di paesi in cui parte del palinsesto è in lingua italiana. Dalla RSI, alla RAI per passare per Radio Capodistria e Radio Vaticana, i componenti della comunità si sono incontrati quest’anno lungo il cammino della valle santa di san Francesco in provincia di Rieti, in Italia. Abbiamo camminato con loro per 4 giorni, partendo da Rieti e passando per i santuari fondati dallo stesso Francesco d’Assisi durante la sua permanenza in centro Italia. ​
Francesco di tutti e di nessuno
2026/10/07
Da quest’anno in Italia il 4 ottobre è festa nazionale. E le celebrazioni sono particolarmente solenni, perché ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, avvenuta il 3 ottobre 1226. Ma non è una questione solo italiana. In tutto il mondo Francesco è un personaggio mediatico, un’icona pop e spesso è considerato il precursore di sensibilità contemporanee. Insomma il santo è tirato da tutte le parti e ognuno crede di essere il solo a comprenderlo veramente. Sin dai primi anni dopo la morte la vita di Francesco d’Assisi è stata raccontata in forme sempre diverse, come spiega Chiara Mercuri. Nel mettere in guardia da troppo facili richiami all’attualità, Antonio Musarra sottolinea invece il legame profondo di Francesco con il suo tempo, un periodo di grandi trasformazioni tra crescita delle città, sviluppo dei mercati e nuove inquietudini religiose. Infine Alessandro Barbero ha ricostruito soprattutto l’evoluzione di Francesco negli ultimi anni della sua vita, quando la salute del santo si aggrava e lo assalgono le preoccupazioni per l’evoluzione del suo ordine, sempre più distante dall’ispirazione originaria.
San Francesco Poeta
2026/10/06
​L’immensa statura spirituale di San Francesco rischia talvolta di offuscare il suo volto di poeta, nonché il ruolo fondamentale che egli ebbe nella storia della letteratura italiana, in quanto ne fu proprio, letteralmente, il fondatore. Il suo Cantico delle Creature (“Laudes Creaturarum”, come lo intitola il codice più antico, o “Canticum fratris solis”, secondo altre testimonianze) è ritenuto infatti il primo testo letterario in italiano. Composto, si ritiene, nel 1225, l’anno prima della morte di Francesco, era destinato ad avere un’esecuzione musicale, come si intuisce dagli spazi per la partitura, lasciati bianchi dal copista nel manoscritto più antico, ma anche dagli aspetti fonico-ritmici del testo. Un testo che, come ci mostrerà l’italianista Pietro Gibellini, è denso di aspetti molto interessanti, che ben mettono in luce l’originalità e il ruolo di precursore che ebbe il santo di Assisi. “San Francesco poeta” (Ronzani Editore) è il titolo del volume più recente di Pietro Gibellini, già docente presso le Università di Pavia, Ginevra, L’Aquila, Trieste e Venezia, e nostro ospite in questa puntata.​
Un cantico per il nostro tempo
2026/10/05
Nella primavera del 1225, in un momento particolarmente doloroso della sua esistenza, Francesco d’Assisi compone il Cantico di frate sole, o Cantico delle creature. Un’opera straordinaria sia sul piano poetico, sia nel dare corpo alla visione del mondo proposta da Francesco, legando l’imitazione di Cristo a un nuovo rapporto con il creato. A otto secoli di distanza “Laser” lo ha riportato nei luoghi dell’Italia centrale che ispirarono San Francesco: la Pieve di Romena, un piccolo osservatorio astronomico sulle pendici del Monte Subasio, il primo mulino d’Arno nel Casentino, gli alveari di Arezzo, i locali della Misericordia di Assisi e infine il poetico cimitero della Verna, dove questo cammino poetico trova la sua naturale conclusione. Strada facendo abbiamo fatto leggere e commentare il Cantico delle creature a donne e uomini del nostro tempo, che nella vita quotidiana continuano a riconoscersi in quella visione: frati e suore, naturalmente, ma anche persone comuni, che cercano di tradurre quei versi nelle scelte e nei gesti della vita quotidiana.
Nel blu della notte: convivere con la sindrome di Crigler-Najjar
2026/10/02
La paura del buio è qualcosa che appartiene all’infanzia. Una luce accesa, una porta socchiusa: piccoli gesti che aiutano a sentirsi al sicuro. Per Anita e Lorenzo, però, il buio è qualcosa di più. Sono due ragazzi giovani: vanno a scuola, hanno amici, partecipano agli scout o agli allenamenti sportivi. Una vita normale, almeno in apparenza. Hanno però una caratteristica in comune: nei loro occhi c’è una sfumatura dorata, una traccia visibile di qualcosa che appartiene alla loro storia: la sindrome di Crigler-Najjar. Con il nostro microfono entriamo nelle case di Anita e Lorenzo, incontriamo loro e i loro genitori e raccontiamo il momento in cui hanno scoperto la malattia, le paure, le domande e le difficoltà che accompagnano una diagnosi rara. Ma raccontiamo anche come, giorno dopo giorno, una famiglia impari a convivere con la malattia e a costruire una nuova normalità. E c’è un altro elemento che accomuna le loro famiglie: i loro genitori fanno parte dell’associazione CIAMI, l’Associazione Italiana di persone affette dalla sindrome di Crigler-Najjar, una malattia rara che colpisce circa un bambino su un milione. Ne parliamo con Anita e Lorenzo, con i loro genitori e con il dottor Flavio Ronchi, medico specialista in pediatria e direttore scientifico del CIAMI.
Marocco: la generazione Z al voto
2026/10/01
Le recenti elezioni legislative svoltesi in Marocco sono state le prime dopo le grosse proteste dell’autunno 2025 organizzate dal movimento GEN Z 212, giovani fra i 18 e i 30 anni che chiedevano un rinnovamento della classe politica e una maggiore attenzione ai loro problemi, soprattutto economici. A quelle manifestazioni oceaniche fece seguito una fortissima repressione con migliaia di arresti e condanne spropositate. La maggior parte di quella generazione, che rappresenta il 12 percento della popolazione complessiva, ha deciso di disertare le urne. Il reportage realizzato di Serena Tarabini tra Casablanca, Rabat e Saleh, porta le voci di alcuni esponenti della Generazione Z marocchina, diversi per estrazione sociale e relazione con la politica istituzionale, accomunati dal desiderio di giustizia ed equità in un paese che corre a due velocità: da una parte progresso e arricchimento, dall’altra assenza dei diritti fondamentali.
Giovan Pietro Vieusseux: la parola nuda (2./2)
2026/09/30
Dal Risorgimento al “secolo breve”. Se l’Ottocento ha dovuto fondare l’identità italiana, il Novecento si trova a doverla difendere tra le macerie di due guerre e la morsa della dittatura. In questo scenario, il Gabinetto Vieusseux diventa un’istituzione adulta e il suo Archivio Bonsanti si trasforma nello scrigno delle inquietudini del secolo. Al centro di questo racconto c’è soprattutto Eugenio Montale, che del Vieusseux fu lo storico direttore prima di essere allontanato dal regime fascista rifiutando la tessera del partito. Intorno alla sua figura e ai suoi uffici si intrecciano i destini e le opere di altri due giganti della poesia italiana: Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo. Lontani dai ritratti delle antologie scolastiche, i due poeti vengono qui indagati nella loro quotidianità più spigolosa. Interrogando le carte dell’archivio e le relazioni incrociate. La puntata rivela i retroscena di una convivenza intellettuale complessa: fatta di stanze condivise, gelosie e nevrosi. Ospiti di Laser: il presidente del Gabinetto Vieusseux Riccardo Nencini e le archiviste Elisa Martini e Benedetta Gallerini. Le letture sono a cura dell’attrice Daniela Morozzi.
Radici a metà
2026/09/29
Lontano dai riflettori della cronaca si consuma un’emigrazione silenziosa: quella delle nuove famiglie italiane expat e dei loro figli. Ogni anno 15mila minori lasciano l’Italia per seguire i genitori, mentre altri 25mila nascono oltre confine. Questo radioreportage svela il lato invisibile dell’espatrio: la frattura sociale che si nasconde dietro il mito del welfare elvetico o tedesco, tra isolamento, ostacoli lavorativi e la faticosa difesa della propria lingua madre. A guidare il racconto di Laser sono i dati scientifici del rapporto “Crescere Expat” della Fondazione Migrantes e la voce della giornalista Eleonora Voltolina, curatrice dell’indagine ed essa stessa expat in Svizzera da sette anni. Tra testimonianze dirette e analisi dei dati, l’episodio esplora l’esperienza profonda di chi cresce sospeso tra due identità.
​​Se il romanzo è storia vera ​
2026/09/28
​​Dove finisce l’invenzione e dove comincia la realtà? Qual è oggi il confine tra letteratura e giornalismo, tra romanzo e testimonianza, tra narrazione e cronaca? Negli ultimi anni sempre più romanzi hanno scelto di raccontare fatti realmente accaduti: vicende storiche, casi di cronaca, biografie, eventi collettivi e privati che diventano materia narrativa. Gli scrittori si trasformano in ricercatori, consultano archivi, raccolgono documenti e testimonianze, mentre il racconto letterario adotta strumenti tipici dell’inchiesta giornalistica. Nasce così una forma ibrida che mette in discussione le categorie tradizionali e ridefinisce il rapporto tra verità e finzione. Attraverso le voci e le esperienze di un giornalista come Riccardo Staglianò, inviato del quotidiano la Repubblica, e di uno scrittore come Valerio Aiolli, più volte selezionato al Premio Strega e autore di romanzi costruiti a partire da eventi reali, abbiamo cercato di capire perché la realtà abbia riconquistato un ruolo centrale nella narrativa, quali libertà possa concedersi uno scrittore quando lavora su fatti documentati e quali responsabilità condivida con chi quei fatti li racconta in forma giornalistica. ​
Darsi il permesso di giocare
2026/09/25
Non si è mai giocato tanto, e a qualsiasi età, come nella nostra epoca: da anni si assiste a un’esplosione dei giochi da tavolo, con centinaia di titoli pubblicati ogni anno. Il mercato dei videogiochi ha già da tempo surclassato, per capitali investiti e per numero di titoli in uscita annualmente, quello del cinema. Un grande sviluppo hanno poi avuto i giochi di ruolo, sia quelli da tavolo che quelli collettivi dal vivo, con migliaia di persone che si ritrovano regolarmente in raduni nei quali il gioco viene vissuto in prima persona, creato insieme e condiviso. L’adulto di oggi ha imparato, con una ampiezza sconosciuta alle generazioni precedenti, a darsi il permesso di giocare. Anche in forme che fino a qualche decennio fa sarebbero state considerate esclusivamente infantili. In questo Laser Marco Pagani racconta un ramo specifico delle tante maniere di giocare: quello dei giochi da tavolo. Il racconto è un racconto dall’interno, che si snoda negli spazi sottostanti al teatro Foce di Lugano dove da anni, ogni venerdì sera, l’associazione Giochi in Tavola organizza incontri aperti a tutti dove giocare insieme. Guida di questo viaggio è Paolo Baronio, docente di liceo e presidente di Giochi in Tavola.
Settarismi: le catene invisibili della manipolazione
2026/09/24
Rita Repetto è la sorella di Roberta, una giovane donna morta in seguito alla maldestra asportazione di un melanoma sul tavolo da cucina del centro olistico in cui viveva. In seguito a questo tragico evento, nel 2022 Rita Repetto ha fondato l’associazione “La Pulce nell’orecchio” per sensibilizzare circa i comportamenti tipici di chi sta entrando in una dinamica settaria Un tema attualissimo che è stato trattato a maggio anche dalla Facoltà di Teologia dell’Università della Svizzera Italiana con un convegno dal titolo: “Nuovi settarismi e comunità dogmatiche globali“. Laser ospita gli Interventi di Laura Cianciarelli, ricercatrice presso la Facoltà e del prof. Antonio Angelucci, professore associato di Diritto e religione all’Università degli Studi dell’Insubria e professore incaricato di Diritto islamico, induista e buddhista presso la Facoltà di Teologia di Lugano. Quest’ultimo ci parla della scivolosità del tema soprattutto in assenza , in Italia, di una legge che protegga dagli abusi psicologici. Enrico Pozzi, docente di sociologia generale all’Università “La Sapienza” di Roma e psicoterapeuta si sofferma, invece, sul termine “setta” e sul corpo manipolabile. Ma il tema è stato trattato anche alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma con un focus particolare sugli abusi spirituali. Ai nostri microfoni Maria Teresa Pizzulli e Luigi Corvaglia membri del direttivo del CeSAP, Centro di studi sugli abusi psicologici, un ente nato nel 1999 per offrire consulenza e assistenza legale alle vittime di abusi psicologici e sessuali perpetrati in contesti settari
Giovan Pietro Vieusseux: l’attrito dei giganti (1./2)
2026/09/23
Firenze, primi anni dell’Ottocento. Sotto le volte di Palazzo Buondelmonti, un mercante ginevrino di nome Giovan Pietro Vieusseux decide di tentare una scommessa folle: aprire una finestra sul mondo in un’Italia ancora divisa da dogane e sospetti. Nasce così il Gabinetto Vieusseux, un porto di mare per l’intelligenza europea che nel 1827 diventa lo scenario di un incontro epocale e irripetibile. Sotto lo stesso tetto incrociano i propri sguardi i due giganti della letteratura italiana: Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi. Attraverso i documenti d’archivio, le lettere private e i diari dell’epoca, la storia ci restituisce l’umanità nuda di due uomini distanti, quasi impossibilitati a comprendersi. Non fu un fallimento, ma lo specchio esatto di un’epoca divisa tra la fede nella speranza e il coraggio del disincanto. Un viaggio tra le carte d’archivio, per riscoprire l’attrito intellettuale da cui è nata la nostra modernità. Con la partecipazione di Riccardo Nencini - presidente del Gabinetto Vieusseux, le archiviste Elisa Martini e Benedetta Gallerini e l’attrice Daniela Morozzi.
Yemen: la strage dei giornalisti
2026/09/22
Mentre la milizia filo-iraniana degli Houthi avanza inesorabilmente alla conquista di tutto lo Yemen e blocca lo stretto di Baab al-Mandab, causando danni ai sauditi e al commercio internazionale, il 10 settembre 2026 ha organizzato un memoriale per l’anniversario della cosiddetta “strage dei giornalisti”. Un anno fa nell’ambito della campagna di guerra israeliana “Ringing bells”, in risposta agli attacchi degli Houthi su Tel Aviv ed Eilat, una sola bomba uccideva 31 giornalisti yemeniti e distrugge due intere redazioni dei giornali “26 settembre” e “al-Yemen”. Nell’attacco muoiono altre 154 persone e ne restano ferite 147. L’esplosione distrugge l’archivio storico del giornale ‘26 settembre’ che riassumevano quasi cento anni di storia del Paese, dalla dominazione britannica alla nascita della Repubblica yemenita il 26 settembre del 1962. La ‘strage dei giornalisti’ yemeniti, secondo il CPJ - Committee to protect journalists -, resta l’evento più grave contro la libertà di stampa avvenuto dal 2009 ad oggi.  Il reportage realizzato sul posto che ricostruisce l’evento è di Laura Silvia Battaglia. Il reportage parte da un’inchiesta in tre parti realizzata in collaborazione con il consorzio di giornalismo investigativo italiano IRPI MEDIA
Costruire la Pace in tempi di Guerra
2026/09/21
Negli ultimi anni, con l’aumento dei conflitti armati, sono aumentati gli appelli alla pace. Appelli che però nell’attuale scenario internazionale cadono molte volte nel vuoto. La guerra in Ucraina è già più lunga della Prima Guerra Mondiale, mentre la crisi in Medio Oriente sta mostrando come gli antichi equilibri non valgano più. Una cosa è certa: l’uso della forza per risolvere le dispute internazionali sta diventando la prassi, così come il riarmo da usare come deterrente. Ma cosa vuol dire fare la pace? Come è possibile spezzare quei processi che portano singoli, comunità, governi, popolazioni intere, a usare la forza? A quali condizioni diventa accettabile o necessario mettere giù le armi? Ne abbiamo discusso con attivisti, peacebuilder, mediatori, diplomatici, ex-militari, difensori dei diritti umani, ricercatori. Profili che lavorano quotidianamente, spesso sul campo, per creare le condizioni affinché gli appelli alla pace non cadano nel vuoto. Nessuno ha la chiave per fermare le guerre. E anche alcuni nostri interlocutori hanno ammesso come a volte la forza sembri veramente l’unica risposta possibile. Ma iniziare a comprendere cosa voglia dire pace può permettere a tutti di fare un piccolo passo in avanti. In questo Laser ascolterete Basil Massey (Direttore Programma Disarmo ONU in Etiopia), Evelyn Pauls (Agency for Peacebuilding), Lamberto Zannier (Ambasciatore Italiano), Oliver Richmond (Università di Manchester), Vyacheslav Likhachev (Centro per le Libertà Civili di Kyiv).

Podcast reviews

Read Laser podcast reviews


5 out of 5
1 reviews

Podcast sponsorship advertising

Start advertising on Laser relevant audience podcasts


What do you want to promote?