268104291
Laser

Advertise on podcast: Laser

Rating
★★★★★
5
from
1 reviews
Categories
Country
United States
This podcast has
152 episodes
Language
Italian
Date created
2007/11/06
Latest episode
2026/02/10
Average duration
27 min.
Release period
2 days

Description

Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

Unlock Laser podcast Email contact info,
Listeners & Audience details

Email contact information

Direct podcast contact details

Listeners

Audience numbers & engagement insights

Audience details

Podcast Insights

Podcast episodes

Check latest episodes from Laser podcast


Maxiprocesso
2026/02/10
Il 10 febbraio del 1986 a Palermo è il giorno della prima udienza del dibattimento che ha rappresentato un punto di svolta nel contrasto a Cosa nostra. 349 udienze, 1314 interrogatori, 475 imputati, 19 ergastoli inflitti, 327 condanne, 2665 anni di reclusione: sono i numeri del Maxiprocesso istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell’area riservata dell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. A presiedere la Corte d’Assise il giudice Alfonso Giordano, designato dopo che altri si erano tirati indietro.  In questa puntata di “Laser” ripercorriamo alcuni momenti del Maxiprocesso cercando di capire cosa ha rappresentato e cosa resta oggi. Lo facciamo con il giornalista Franco Nicastro, che ha seguito il Maxiproccesso raccontandolo per Il Giornale di Sicilia, lI Secolo XIX e l’Ansa; il magistrato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, vive sotto scorta da 33 anni, è stato impegnato in indagini sulle stragi di mafia e sui rapporti tra Cosa Nostra e parti delle istituzioni, è stato pm nel processo sulla trattativa Stato-mafia; Stefano Giordano, avvocato penalista, ricorda l’impegno di suo padre, il giudice Alfonso Giordano. undefinedCon un estratto dell’intervista che Giovanni Falcone ha rilasciato al telegiornale della RSI nel 1990, due anni prima della Strage di Capaci in cui venne ucciso con la moglie, la magistrata Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. undefined
L’ora del giudizio
2026/02/09
Il Maxi Processo a Cosa Nostra rappresenta un momento epocale nella lotta alla mafia siciliana. Ispirato dalle rivelazioni dei pentiti Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, il procedimento coinvolse 475 imputati per reati come omicidi, traffico di droga, estorsioni e associazione mafiosa e venne celebrato - dal 10 febbraio 1986 al 16 dicembre 1987 - nell’aula bunker costruita accanto al carcere palermitano dell’Ucciardone. La costruzione dell’aula bunker fu un evento storico: non c’erano precedenti di quelle dimensioni, e nemmeno c’erano piani architettonici su cui basarsi. L’architetto Francesco Martuscelli racconta in questo reportage gli aneddoti e le particolarità di questa struttura, che oggi è in fase di ristrutturazione ma che abbiamo potuto visitare guidati dal funzionario giudiziario Rosario Zarcone. undefinedUn’altra delle voci che ricorderà cosa fu il maxiprocesso contro Cosa Nostra è quella di Giuseppe Ayala, che vestì i panni della pubblica accusa. L’esito di quel processo furono 19 ergastoli, 342 condanne per un totale di 2 mila 265 anni di reclusione. La sentenza venne confermata dalla Cassazione il 30 gennaio 1992. undefined
Gli occhi di Neanderthal
2026/02/06
Fino a una manciata di anni fa non pensavamo sarebbe mai stato possibile vedere il colore degli occhi di un uomo di Neanderthal o il tipo di capelli di un antico egizio. A partire dagli anni ’90 si è invece scoperto che sì. Che nonostante il passaggio di secoli o addirittura di centinaia di migliaia di anni, è possibile rintracciare i resti di DNA dalle ossa umane.  Oggi non è raro vedere in archeologia quello che capiterebbe sulla scena di un delitto, con equipes di ricerca sulle tracce di DNA all’intero di aree di scavo, e la possibilità di capire molto di più su migrazioni, abitudini alimentari, malattie, eventi catastrofici.  Grazie alle ricerche sul DNA antico è stato possibile nel 2010 ricostruire il genoma dell’uomo di Neanderthal, e, sempre nello stesso anno, scoprire l’esistenza di un ominide che non conoscevamo: l’uomo di Denisova. Il risultato è stata l’evidenza che siamo molto più strettamente imparentati con altre specie umane, rispetto a quanto sospettassimo.  Ma la frontiera più recente è la possibilità di estrarre DNA anche là dove non sembrano esserci resti: è il cosiddetto DNA ambientale grazie al quale la comunità scientifica è oggi in grado di  ricostruire interi ecosistemi e il passaggio delle specie che li hanno attraversati.
Vite sulla frontiera 
2026/02/05
In fuga dalla violenza politica, dalle persecuzioni religiose o dalla povertà, ogni giorno uomini, donne e bambini si mettono in viaggio dall’Asia Centrale, dal Medio Oriente, dall’Africa per intraprendere lunghi e pericolosi viaggi alla ricerca di un futuro migliore. Viaggi che diventano una vera e propria esistenza in esilio, sottotraccia e avvolta dall’incertezza. Le frontiere sono i luoghi in cui l’esistenza di questi esuli emerge in superficie, diventando oggetto di contestazione, di attenzione mediatica e di controllo e repressione da parte delle autorità, ma anche di empatia e aiuto concreto da parte di attivisti e popolazione locale. La sociologa Anne-Claire Defossez e il medico e antropologo Didier Fassin hanno scelto le Alpi, la zona del Monginevro tra l’alta Val di Susa e la regione di Briançon, per studiare i meccanismi che si instaurano sulla frontiera. Tre attori: esuli, poliziotti e attivisti intrecciano rapporti umani complessi e inaspettati, in un ambiente ostile per natura e per scelta politica. La loro indagine sul campo, definita di “partecipazione osservante”, è durata cinque anni, con periodi di permanenza in montagna. Una ricerca che è confluita nel libro Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina, uscito in Francia nel 2024 e tradotto in italiano per Feltrinelli lo scorso anno. Laser ha intervistato i due autori, per i quali la frontiera alpina è un prisma attraverso il quale lo sguardo si allarga dalle storie locali ai fenomeni globali, permettendo di indagare le migrazioni, ma forse soprattutto di comprendere la preoccupante evoluzione delle società europee.
Un esercito per l’Europa?
2026/02/04
L’Unione europea conta 27 eserciti nazionali, ma nessuno in comune, nessuno veramente condiviso. Alcuni tentativi passati, e in particolare la Comunità Europea di Difesa (CED) all’inizio degli anni Cinquanta, non sono mai arrivati in porto, come racconta lo storico Piero Graglia. Da qualche tempo tuttavia la nuova situazione internazionale spinge a riconsiderare la creazione di un esercito europeo. Da un lato infatti l’invasione russa dell’Ucraina ha creato una forte tensione sul confine orientale dell’Unione; dall’altro la presidenza Trump ha aperto un solco tra gli Stati Uniti e l’Europa, rendendo più incerta e costosa la garanzia di protezione della NATO. undefinedDi certo dopo 80 anni di pace gli europei potrebbero essere nuovamente chiamati a imbracciare le armi per difendere il loro mondo. Ma come sarebbe accolto dai cittadini un ritorno agli eserciti di leva? E la tecnologia da sola potrebbe sostituire gli uomini? Marco Mondini prova a rispondere a questa controversa domanda. Il percorso verso un esercito europeo appare però lungo e complesso, forse troppo per il tempo disponibile, ma il giurista Federico Fabbrini intravede una possibile scorciatoia.  undefined
Egitto: le pratiche repressive della repubblica di Al-Sisi (2./2)
2026/02/03
Un intenso reportage dall’Egitto che documenta il clima di repressione in cui oppositori, attivisti e pacifisti sono arrestati e puniti sistematicamente. Una situazione aggravata da una grave crisi economica, che ha avuto gravi conseguenze sull’accesso alla popolazione ai diritti economici, sociali e culturali. Le ONG come Human Rights Watch hanno denunciato le gravi violazioni dei diritti umani nel loro ultimo rapporto 2025. Un clima repressivo documentato dal Laser in due puntate di Ines Della Valle, che ha incontrato e intervistato avvocati, attivisti pacifisti e sindacalisti, alcune vittime di torture e di sparizioni forzate. Testimonianze e racconti delle vittime o dei loro famigliari, da cui emerge quanto la pena di morte e la tortura siano diventati uno strumento politico nella repubblica presidenziale che figura tra i paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo.  undefined
Egitto: le pratiche repressive della repubblica di Al-Sisi (1./2)
2026/02/02
Un intenso reportage dall’Egitto che documenta il clima di repressione in cui oppositori, attivisti e pacifisti sono arrestati e puniti sistematicamente. Una situazione aggravata da una grave crisi economica, che ha avuto gravi conseguenze sull’accesso alla popolazione ai diritti economici, sociali e culturali. Le ONG come Human Rights Watch hanno denunciato le gravi violazioni dei diritti umani nel loro ultimo rapporto 2025. Un clima repressivo documentato dal Laser in due puntate di Ines Della Valle, che ha incontrato e intervistato avvocati, attivisti pacifisti e sindacalisti, alcune vittime di torture e di sparizioni forzate. Testimonianze e racconti delle vittime o dei loro famigliari, da cui emerge quanto la pena di morte e la tortura siano diventati uno strumento politico nella repubblica presidenziale che figura tra i paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo.  undefined
Ripartenze
2026/01/30
Leo Wili è un ragazzo come tanti altri: sportivo, scanzonato, pieno di vita. Da un giorno all’altro però tutto cambia quando nel 2023, a 27 anni, scopre di avere la sclerosi multipla, una malattia cronica, imprevedibile nel suo progredire, che attacca il sistema nervoso e così, a lungo termine, la motricità di tutto il corpo. Per Leo è un colpo durissimo che lo disorienta, lo spaventa. Cosa fa una diagnosi così infausta con un ragazzo vitale e pieno di energia? Molte cose ma non necessariamente quella di volerne parlare su tiktok e instagram. E questo è esattamente quello che ha scelto di fare Leo con video di pochi secondi che lui registra sull’iconica Kappelbrücke di Lucerna. Video improvvisati, sussurrati e a volte gridati pestando i pugni sul legno secolare della Kappelbrücke. Parla a se stesso, Leo, e a chi lo vuole ascoltare, non tanto della malattia ma di cosa questa fa con lui, e cosa lui può, vuole o è deciso fare con essa, la Sclerosi Multipla, tanto più grande di lui. Come ripartire quando tutto sembra crollare? Una passeggiata con Leo Wili una fredda mattina d’inverno a Lucerna. undefined
L’amore di un figlio di Julian Kenneth Michaels
2026/01/29
Da New York a Parigi, dai ritratti di Picasso allo D-Day, dalle copertine di Vogue ai campi di concentramento, la vita di Lee Miller è una storia eccezionale.Modella, musa e artista, fotografa e reporter di guerra, Lee Miller ha attraversato il Novecento con uno sguardo surreale. Collaboratrice e compagna di Man Ray protagonista della stagione surrealista parigina accanto a Picasso e Dalí, è stata una delle pochissime donne accreditate come fotografa di guerra dall’esercito americano. Le sue immagini dei bombardamenti, della liberazione dei campi di concentramento e della fine del nazismo hanno segnato in modo indelebile la storia del fotogiornalismo. Eppure, dopo la guerra, Lee Miller sceglie il silenzio: si ritira in Inghilterra, lontano dalla sua macchina fotografica, come se quella lente avesse visto troppo. Per anni, la sua opera rischia di scomparire, dimenticata in una soffitta. A riportarla alla luce sarà il figlio, Antony Penrose. Un rapporto difficile, segnato dal silenzio acolico della madre, che si trasforma in una vera e propria missione di vita: ricostruire la storia di sua madre, restituirle voce e giustizia. Attraverso archivi, testimonianze e una lunga ricerca personale, Penrose riannoda i fili di una biografia complessa, fatta di coraggio e ferite profonde. Questo documentario radiofonico racconta la storia di Lee Miller-Penrose attraverso le parole di Antony Penrose. Un radiodocumentario che non è solo il ritratto di una grande fotografa, ma il racconto di come il dolore di un figlio, se affrontato, possa trasformarsi in testimonianza e memoria collettiva.
Povertà mestruale
2026/01/28
Al mondo, più di 500 milioni di donne e persone con utero non hanno accesso a prodotti igienici e risorse sicure e dignitose per gestire le proprie mestruazioni. Eppure, la povertà mestruale continua ad essere un grande tabù della salute mondiale e dei diritti fondamentali dell’essere umano. Le conseguenze della povertà mestruale sul piano economico e su quello delle pari opportunità, dei diritti e della salute sono enormi. Secondo i report di Unicef e OMS, in alcune zone rurali del Sud globale una studentessa su cinque abbandona la scuola a causa della difficoltà a gestire le mestruazioni. In Africa orientale esiste il “sex for pads”, una forma di prostituzione che prevede “prestazioni sessuali in cambio di assorbenti”. In Nepal le donne ancora muoiono a causa della pratica violenta e illegale del chhaupadi. A Gaza, 700 mila ragazze e donne sono vittime dell’assenza di prodotti igienici intimi e assistenza sanitaria. Dalla Palestina e dal mondo, oggi alcune voci coraggiose si levano contro questa violazione invisibile, di cui anche un Paese ricco e privilegiato come la Svizzera non è esente. Con Michela Chimenti, giornalista e fotografa autrice del podcast Il ciclo della discordia; Jacqueline Fellay, co-presidente di Salute Sessuale Svizzera e Aya Ashour, attivista e giornalista di Gaza appena giunta in Italia grazie a un corridoio umanitario. Con estratti dal testo La guerra in cui il corpo delle donne ha perso i suoi diritti dell’attivista e poetessa palestinese Mariam Mohammed El Khatib e dallo spettacolo Benedette mestruazioni del collettivo ticinese lediecilune.
27 gennaio: quale memoria per il mondo di domani?
2026/01/27
Il 27 gennaio è la «giornata della memoria» in ricordo delle vittime della Shoah, la data ricorda il giorno in cui, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz-Birkenau, il più grande campo di sterminio nazista. In questa puntata riflettiamo su quale dovrebbe essere il vero obiettivo della memoria, su quali sono gli strumenti della storia che continua a studiare, capire, cercare fotografie e documenti, mentre progressivamente vengono meno i testimoni oculari che hanno vissuto, e raccontato, l’orrore.  Con Liliana Picciotto, una delle più importanti storiche italiane della Shoah e degli ebrei in Italia, lavora presso Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano, di cui dirige le ricerche storiche, autrice di diversi saggi tra cui Libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia. 1943-1945 (Mursiaa 1991, 2001) e Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah 1943-1945 (Einaudi 2017); David Bidussa, storico e saggista, autore di diversi libri, ha indagato la retorica della memoria pubblica e Daniele Susini, storico e formatore, studia il preoccupante fenomeno della distorsione e politicizzazione della Shoah. E con due estratti del documentario radiofonico in presa diretta del 1976 realizzato ad Auschwitz-Birkenau dal collega Franco Fayenz.
Thomas Bernhard e Vienna
2026/01/26
Già nel 1977 Italo Calvino riteneva che Thomas Bernhard (9 febbraio 1931 - 12 febbraio 1989) avesse «la statura da Nobel», ma contrariamente ai connazionali e coevi Elfriede Jelinek e Peter Handke, l’autore austriaco non ottenne il prestigioso riconoscimento. Nonostante ciò oggi è uno dei più apprezzati romanzieri e drammaturghi europei. E sebbene in vita fosse stato sia motore sia vittima di scandali mediatici mai visti prima in Austria, oggi è più che celebrato anche in patria. Con l’aiuto di studiosi e conoscitori della biografia e dell’opera di Bernhard, da Bernhard Fetz (direttore del Museo della Letteratura di Vienna e del Literaturarchiv della Biblioteca Nazionale Austriaca) a Norbert Christian Wolf (direttore della Thomas Bernhard Forschungsstelle), da Juliane Werner (ricercatrice della Thomas Bernhard Forschungsstelle e presidente della Internationale Thomas Bernhard Gesellschaft), a Jeroen Versteele (Dramaturg del Burgtheater), Flavia Foradini si è messa sulle sue tracce, per sondare il suo contrastato rapporto con Vienna, e per fare il punto sulle ricerche in atto e su quelle programmate per il prossimo futuro attorno a questo scrittore prolifico e quanto mai caustico, segnato per quasi tutta la sua vita dalla malattia.
Lo yogurt Barikama: un simbolo di resistenza e resilienza
2026/01/23
È da una quindicina di anni che in alcun mercati e ristoranti di Roma è possibile trovare uno yogurt cha ha il nome e il sapore della resistenza: è lo yogurt Barikama prodotto da cittadini di origini africane insieme a persone con sindrome di asperger. «Un’idea» spiega Suleman Diara, uno dei fondatori del progetto, «che nasce dalla volontà di unire due tipi di persone che hanno difficoltà e spesso oggetto di discriminazione». L’idea nasce nel 2010 a seguito di uno degli episodi di violenza e sfruttamento più eclatanti avvenuto nella campagne italiane negli ultimi 30 anni : la rivolta di Rosarno. Suleman Diara è uno dei braccianti che nel gennaio del 2010 sono stati costretti a lasciare il paese calabrese per evitare rappresaglie. Arrivato a Roma avrebbe deciso insieme ad altre ex braccianti di dire basta allo sfruttamento creando la propria impresa. Partito da zero, oggi il progetto è una cooperativa che impiega una decina di persone. Le voci che sentirete in questo audiocoumentario sono di: Suleman Diara, presidente cooperativa Barikama, Cheik Diop, della cooperativa Barikama; Antonello Mangano, giornalista e autore del libro gli africani salveranno l’Italia; Michele Colucci, storico dell’immigrazione (CNR - Italia); Giuseppe Pugliese di SOS Rosarno.
Pagare l’arte, investire nel futuro
2026/01/22
Il governo di Dublino ha trasformato in legge un programma che dal 2022 ha distribuito 325 euro a settimana a duemila beneficiari selezionati con un sorteggio. L’Irlanda è diventato l’unico paese del mondo che offre un reddito di base duraturo agli artisti. L’annuncio è arrivato nell’ambito del bilancio 2026, quando il ministro della cultura Patrick O’Donovan ha confermato che il programma sperimentale Basic Income for the Arts (BIA) diventerà un sistema stabile a partire da settembre prossimo. Una decisione che è arrivata dopo aver analizzato attentamente l’impatto sui partecipanti alla fase sperimentale. Un rapporto compilato dal Dipartimento della Cultura, in collaborazione con Alma Economics, ha rilevato infatti che il programma di reddito di base ha prodotto più di 100 milioni di euro in benefici sociali ed economici, e che per ogni euro speso, la società ha ricevuto un euro e 39 centesimi in ritorno: la cultura si è quindi ripagata da sola. Restano però aperti alcuni interrogativi, dai criteri di selezione alla sostenibilità del modello in un Paese che deve ancora fare i conti con gravi fragilità economiche e squilibri sociali. Ne abbiamo parlato con la scrittrice e sceneggiatrice Cat Hogan – che è risultata nell’elenco dei beneficiari del primo triennio di sperimentazione – con lo scrittore William Wall e con il politologo John Baker.
Le nuove frontiere per la sordità
2026/01/21
La perdita del senso dell’udito, sia essa congenita che acquisita, è una condizione “totale” dell’individuo; non è solamente legata all’assenza di uno dei nostri sensi, ma anche al totale isolamento sociale e psicologico che essa determina. L’immaginario collettivo, in questo senso, è fatto di persone che comunicano attraverso il “linguaggio dei segni” pensato come l’unica interazione possibile dei sordi con il mondo degli udenti. In realtà, nuovi studi e tecnologie, fanno sì che questa idea sia totalmente superata. Ad esempio, l’applicazione di impianti detti “cocleari” è in grado di restituire il mondo dei suoni, seppur con delle limitazioni, alle persone che presentano patologie uditive più o meno gravi. Facciamo il nostro ingresso nel reparto di Audiovestibologia dell’Ospedale di Circolo di Varese, centro di riferimento a livello internazionale, cui si rivolgono pazienti da tutta Europa. Lo staff, composto da medici, specializzandi, logopedisti, pedagogisti, tecnici, infermieri e personale amministrativo, è guidato dalla Dottoressa Eliana Cristofari, che ci accoglie nel centro che dirige, permettendoci di incontrare pazienti, familiari e giovani medici.

Podcast reviews

Read Laser podcast reviews


5 out of 5
1 reviews

Podcast sponsorship advertising

Start advertising on Laser relevant audience podcasts


What do you want to promote?