
Advertise on podcast: Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.
This podcast has
307 episodes
Language
ItalianPublisher
www.SonoCoseSerie.itExplicit
No
Date created
2013/01/17
Latest episode
2026/10/19
Average duration
45 min.
Release period
9 days
Description
Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.
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Stuart Fails to Save the Universe, spin-off di Big Bang Theory | 17x03
2026/10/19
Stuart Fails to Save the Universe, recensione della serie HBO Max spin-off di The Big Bang Theory: Kevin Sussman torna nei panni di Stuart Bloom, e Chuck Lorre, Bill Prady e Zak Penn firmano tutti e dieci gli episodi.
Per dieci anni Stuart ha venduto fumetti a Sheldon, Leonard e compagnia, e ogni volta che serviva uno sfigato toccava a lui. Adesso rompe una macchina dei due fisici, scatena l’Armageddon del multiverso e insieme a Denise (Lauren Lapkus), Bert (Brian Posehn) e Barry Kripke (John Ross Bowie) prova a rimettere a posto la realtà, un mondo alternativo a episodio: il manicomio, la società tribale, il mondo a fumetti. In quasi tutti spunta una versione alternativa di qualcuno di Big Bang Theory, da Kunal Nayyar a Kaley Cuoco, Melissa Rauch e Mayim Bialik, più un Wil Wheaton che fa Wil Wheaton.
Il primo processo è alla sigla di Danny Elfman, riarrangiata a ogni episodio. Per Miki è la trovata migliore della serie, e Chuck Lorre l’ha voluta così proprio perché nessuno premesse «Salta intro»; per Paolo è un’idea arguta che a forza di ripetersi diventa autocompiacimento; Matteo confessa di averla saltata già alla prima puntata. Poi si parla di effetti speciali sospesi a metà tra la sitcom da studio e la comedy, di guest star che sembrano scelte per costare poco, del cameo di «Weird Al» Yankovic e di un sergente con la faccia di Hank di Breaking Bad. Lo spin-off di Chuck Lorre è un pretesto per mettere in fila i tormentoni o una serie di esercizi di stile? Dove si piazza nella nostra Scala Tecnica, tra All’s Fair e The Pitt? E quanto ci ha tenuti incollati, secondo la Scala della Scimmia?
Arrivano poi la Densità Narrativa, dove Big Bang Theory diventa una gazzosa del discount e Stuart una gazzosa di marca aperta da qualche minuto; il Consiglio per la Fruizione, con un avvertimento per chi ha in mente il binge; la Rosa, alle prese con una domanda sola (il nerd è ancora un disadattato?); e un Consiglio di sopravvivenza che vi farà alzare dal divano.
E un appello a chi ha visto il finale di Stuart Fails to Save the Universe: uno di noi ci ha riconosciuto una citazione di Sapphire & Steel, la vecchia serie britannica di fantascienza con Joanna Lumley e David McCallum. L’avete notata anche voi? Siamo stati troppo severi con Stuart, o fin troppo generosi? E la sigla, l’avete mai saltata? Diteci tutto nel gruppo Telegram della community.
E chi salta la sigla di Danny Elfman, è un birimbino!
Citati in puntata: Il Manifesto del serialista, nove principi per prendere sul serio la serialità; in fondo alla pagina c’è il link per entrare nella community Telegram di Sono Cose Serie: https://sonocoseserie.it/manifesto/
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Lanterns, recensione della serie HBO Max su Lanterna Verde | 17x02
2026/10/12
Lanterns, recensione della serie DC di HBO Max con le Lanterne Verdi di Kyle Chandler e Aaron Pierre, firmata da Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King. John Stewart è un bambino quando suo padre gli mette una mela in testa, gli punta contro la pistola e gli chiede se ha paura.
A Rushville, Nebraska, una sparatoria forse extraterrestre richiama il veterano Hal Jordan e la recluta John Stewart, che indagano come due poliziotti di provincia accanto alla sceriffa Kerry Kane (Kelly Macdonald). Chris Mundy viene da Ozark, Damon Lindelof da Lost e Watchmen, Tom King è lo sceneggiatore di Mister Miracle; la fotografia è di Florian Hoffmeister, già su True Detective. E il Guy Gardner di Nathan Fillion, lo stesso del film Superman, si fa aspettare sei episodi.
Paolo apre con un contenzioso: per lui le Lanterne Verdi di HBO Max non stanno in True Detective ma in Fargo, con il grottesco al posto dell’horror. Miki apprezza la tuta consunta di Hal Jordan, molto meno Sinestro; Matteo conta le comparse e in città non ne trova mai più di otto. In otto episodi l’anello crea un cavatappi, un uccellino e una talpa escavatrice, e su questa sottrazione la recensione di Lanterns si divide. Quanto vale nella nostra Scala Tecnica, tra All’s Fair e The Pitt? E nella Scala della Scimmia pesa di più sapere come va a finire o restare con questa gente?
Poi la Densità Narrativa, il Consiglio per la Fruizione, la Rosa con le domande su padri e figli che la serie lascia sul tavolo e un Consiglio di sopravvivenza che mette d’accordo chi vuole altri supereroi e chi ne ha abbastanza. Tom King l’abbiamo già incontrato con Supergirl, film contro fumetto, nella puntata 16x45; di Wonder Man abbiamo parlato nella 16x21.
La community di Sono Cose Serie su Telegram è aperta: si entra dal link in fondo al Manifesto del serialista, perché siamo creature seriali. Serialisti, uniti! Diteci lì se con Lanterns siamo stati troppo generosi.
Consigliato in puntata:
Peacemaker (ne abbiamo parlato nella puntata 12x21) Lanterna Verde di Geoff Johns e Ivan Reis, a partire da La notte più profonda (Blackest Night): https://en.wikipedia.org/wiki/Blackest_Night Watchmen di Damon Lindelof (HBO, 2019): https://en.wikipedia.org/wiki/Watchmen_(TV_series) Astro City di Kurt Busiek e Brent Anderson, copertine di Alex Ross: https://en.wikipedia.org/wiki/Astro_City E i supereroi di traverso di Tom King, Rick Veitch, Jeph Loeb e Tim Sale Il Manifesto del serialista, con l’accesso alla community: https://sonocoseserie.it/manifesto/E chi non ci ascolta, mette una mela sulla testa a qualcuno e poi gli spara, è un birimbino!
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Storie di Segni, sei autori di fumetti raccontano come disegnano: https://storiedisegni.it Doppiat{t}ori, il podcast sul doppiaggio italiano: https://doppiattori.itSiamo nati e collaboriamo con RadioOhm.it
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Sugar Stagione 2 con Colin Farrell: recensione serie Apple TV | 17x01
2026/10/05
Recensione di Sugar Stagione 2, la serie Apple TV con Colin Farrell: il detective privato di Los Angeles che non beve, non spara e ama i film più delle persone torna con un caso nuovo e uno showrunner che arriva da Breaking Bad. 📌 Da questa stagione Sono Cose Serie ha una community su Telegram: si entra dal link in fondo al Manifesto del serialista https://sonocoseserie.it/manifesto/
Danny Moon, pugile in ascesa, chiede a Sugar di ritrovare il fratello Ji, sparito a Los Angeles, e sulla sua strada c'è Ray Vega, tenente dello sceriffo con la faccia di Tony Dalton, il Lalo di Better Call Saul. Dietro la macchina da presa c'è mezza Albuquerque: lo showrunner Sam Catlin ha scritto Breaking Bad, i registi Michael Morris e Adam Bernstein e il direttore della fotografia Marshall Adams vengono da Better Call Saul. Nel cast nuovo ci sono Jin Ha, Raymond Lee, Laura Donnelly, Sasha Calle e Shea Whigham.
Con la seconda stagione di Sugar si apre la Stagione 17 di Sono Cose Serie, e con lei un format nuovo: una serie sola, tre diari di visione compilati a parte, e ogni voto deve portare le prove. Miki porta il cavalcavia del primo episodio, ripreso dall'alto con l'ombra lunghissima di Sugar; Paolo nella sequenza d'apertura ritrova il cinema anni Settanta di Fuga di mezzanotte e difende Sixteen Tons, canzone allegrissima sopra una scena drammatica. Sui cliffhanger le letture divergono: Miki li conta, Paolo dice che la serie li lascia decantare. Quanto vale la seconda stagione di Sugar nella nostra Scala Tecnica, tra All's Fair e The Pitt? E quando nella Scala della Scimmia Miki si presenta con un orango che i suoi voti sugli episodi non giustificano, dalla regia Fabrizio suggerisce la domanda giusta: ma che te sei fumato?
Poi la Densità Narrativa, il Consiglio per la Fruizione, la Rosa con le domande che la serie lascia sul tavolo (passando per Farscape e Heinlein) e il Consiglio di sopravvivenza, che vi manderà a ripescare un genere intero. E citiamo Manuel Soro, che fa analisi di cinema su YouTube e che seguiamo volentieri, per un'idea che ci piace: la prima visione si subisce.
La prima stagione di Sugar l'abbiamo recensita nella puntata 14x33, quando registravamo ancora negli studi di RadioOhm. Le nostre scale di valutazione le spiega L'Angolo Maledetto in tre parti, sul nostro canale YouTube.
Da questa stagione c'è anche il Manifesto del serialista: siamo creature seriali, e la serialità va presa sul serio senza prendersi sul serio. Serialisti, uniti!
Il format è nuovo e lo sistemiamo con voi: diteci nel gruppo se ha funzionato, se è troppo lungo o troppo corto. Avete visto Sugar un episodio a settimana? Raccontateci com'è andata. E se ricordate la serie Apple sul resort anni Sessanta che in puntata non ci tornava, scrivetecelo voi.
E chi legge il Manifesto e non entra nel gruppo, è un birimbino!
📌 IL VERBALE (attenzione: voti e rivelazione della prima stagione) Scala Tecnica: 4 (Miki un po' sopra, Paolo un po' sotto) Scala della Scimmia: Scimpanzé (3) Densità Narrativa: sul confine fra Disteso e Intenso Consiglio per la Fruizione: un episodio al giorno, al massimo due Rosa: umanità, un alieno solo in un mondo alieno, la paura di contaminarsi Consiglio di sopravvivenza: i classici del noir in bianco e nero, a partire da quelli citati in Sugar Tra un mese l'Eco: quali parole della Rosa ci sono rimaste addosso?
Citati in puntata: Il Manifesto del serialista, con l'accesso alla community Telegram: https://sonocoseserie.it/manifesto/ Manuel Soro, analisi di cinema su YouTube: https://www.youtube.com/@manuelsoro
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Speciale pre-stagione: Lanterns, Sugar, Bestiarius e novità | 17x00
2026/09/28
Due cose su Lanterns (HBO Max), Sugar stagione 2 e Silo stagione 3 (Apple TV) e sui fumetti dell'estate, tra cui Bestiarius di Masasumi Kakizaki. Niente recensioni, solo impressioni a caldo e watch in progress, mentre si monta il set nuovo e si annuncia tutto quello che cambia nella Stagione 17 di Sono Cose Serie.
Lanterns ha già messo la fregola a Miki: la serie DC prende la lore della Lanterna Verde e la cala dentro un poliziesco crudo e realistico, e su questo saremo chiamati a dire la nostra. Miki intanto ha finito Silo stagione 3 e Sugar stagione 2, e Paolo su Sugar ha un'idea precisa: la serie con Colin Farrell ha superato lo scoglio del colpo di scena della prima stagione, e la fotografia di questa seconda stagione merita da sola un discorso a parte.
Poi c'è Storie di Segni, il podcast nato quasi per caso a Lucca con Audaci e Lo Spazio Bianco. Sei artisti del fumetto (Manuele Fior, Elena Casagrande, Andrea Bruno, Bianca Bagnarelli, Alberto Lavoradori e Massimo Dall'Oglio) raccontano come disegnano e che rapporto hanno con l'errore, dal mainstream all'underground, da chi lavora per gli Stati Uniti a chi lavora per il Giappone. Esce ogni venerdì.
Sul fronte fumetti: Miki ha ripreso Topolino con la figlia, numeri vecchi recuperati in cantina compresi, e ha letto i volumi deluxe di The Boys di Garth Ennis e Darick Robertson, con la scoperta delle tavole di Russ Braun e una nuova lettura della serie su Prime Video. Paolo invece si è preso Bestiarius di Masasumi Kakizaki, raccolto da Planet Manga in un omnibus: una Roma antica ricostruita con cura, gladiatori contro creature mitologiche, uno Spartacus incrociato con God of War.
Ma parliamo anche di noi. Da questa stagione cambia il format: ogni puntata sarà dedicata a una sola serie, analizzata a fondo. Le nostre scale di valutazione restano, se ne aggiungono di nuove e le costruiremo insieme durante la puntata. I fumetti avranno lo stesso trattamento delle serie TV, tutto sotto l'egida del nostro nuovo Manifesto del serialista. A ottobre apriamo la community Telegram di Sono Cose Serie, per discutere di serie con noi e con chi ci ascolta. A dicembre arriva il Vault: l'archivio di tutto Sono Cose Serie dalle origini a oggi, con recensioni, voti, ospiti e un'intelligenza artificiale che vi aiuta a scegliere cosa guardare.
La Stagione 17 parte la prossima settimana. E chi non legge gli appunti mandati via PEC, allegato B compreso, è un birimbino!
Citati in puntata:
Storie di Segni, il podcast di Sono Cose Serie, Audaci e Lo Spazio Bianco: https://storiedisegni.it Il Manifesto del serialista: https://sonocoseserie.it/manifesto—Fate un salto su https://sonocoseserie.it per scoprire di più su di noi. Abbiamo anche altri progetti in giro per il web: Serialtelling, per chi dopo il Manifesto vuole capire come funziona il racconto seriale: https://serialtelling.it Volevo fare il podcast, il dietro le quinte di chi fa podcast (Storie di Segni compreso): https://volevofareilpodcast.it
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Campionato delle Piattaforme 2026, parte 2: la finale | 16x51
2026/09/07
HBO Max contro Apple TV+: la finale del Campionato delle Piattaforme 2026, seconda e ultima parte della telecronaca immaginaria con cui chiudiamo la stagione parlando molto sul serio di serie TV e piattaforme di streaming. Vi anticipiamo il risultato: vince la squadra che se lo merita. Tanto non conta niente, perché dopo la premiazione è arrivata una telefonata.
Stavolta nel box ci siamo scambiati: Miki alla telecronaca, il De Simone retrocesso alla seconda voce ("è un avvicendamento"), e in cabina sempre lui, Giuseppone, l'esperto che non consulta il regolamento perché è il regolamento a consultare lui.
Prima della finale va chiusa la semifinale rimasta in sospeso nella puntata 16x50: due armadi identici fermi in mezzo al campo, la sala VAR in attesa e Giuseppone con la zampa sull'articolo giusto. Il verdetto arriva, e con lui un contropiede in chiave True Detective firmato dalle lanterne verdi di Lanterns, con Hal Jordan e John Stewart. Poi, mentre lo stadio aspetta il fischio d'inizio, parte una fanfara che non è nostra: Disney Minus è tornata, reclama la finale in nome della giurisdizione multiversale e cala Avengers: Doomsday. Un film, in un torneo di serie. La parola, di nuovo, a Giuseppone, che l'aveva già sconfitta negli speciali estivi 13x35 e 14x42.
La finale è la partita delle piccole. HBO Max si gioca il maghetto di Harry Potter la serie, la giocata più annunciata dell'anno; Apple TV+ risponde con i cavalli lenti di Slow Horses e il lavoro sporco di Gary Oldman, poi con la conferenza stampa più da Apple di sempre, quella di Neuromante: la giocata del secolo, presentata in diretta e non ancora schierabile. In campo rivedrete anche due vecchie conoscenze del podcast: Margo ha problemi di soldi (recensita nella 16x39) e The Pitt, il 5 della nostra Scala Tecnica (puntata 16x11). Il resto non ve lo raccontiamo: sappiate solo che la sorpresa che decide il torneo era in panchina sotto gli occhi di tutti, e che a un certo punto il trofeo smette di arrivare.
Con questa puntata si chiude la Stagione 16: la Stagione 17 arriva tra un paio di settimane, attivate le campanelline.
E chi pensa che il 17 porti sfiga e non ci ascolta, è un birimbino!
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Campionato delle Piattaforme 2026, parte 1: le semifinali | 16x50
2026/08/31
Netflix contro Apple TV+, HBO Max contro Prime Video: le semifinali del Campionato delle Piattaforme 2026, un torneo che non esiste per dire cose che pensiamo davvero sulle piattaforme di streaming e sulle loro serie TV.
Chiusura di stagione fuori formato: niente recensioni, una telecronaca calcistica inventata di sana pianta, eliminazione diretta e in palio la Banana d'Oro, il trofeo perfetto per chi come noi misura le serie con la Scala della Scimmia. Al microfono il De Simone, al commento tecnico Miki, e in cabina l'esperto massimo di regolamento, Giuseppone, che alle parole preferisce l'abbaio.
In campo le carte del 2026: Berlino de La Casa di Carta (sì, proprio lui, e come faccia a scendere in campo è tutto da sentire), Cent'anni di solitudine parte seconda, la WWE in diretta con tanto di campanella, Hijack 2 con Idris Elba, un ritorno di Ted Lasso che non era previsto nemmeno dal regolamento, il finale di The Boys, il cavaliere errante di A Knight of the Seven Kingdoms, la potenza di Reacher e il negoziante di fumetti di Stuart Fails to Save the Universe. Come vanno a finire le due partite non ve lo diciamo: sappiate solo che a un certo punto il regolamento non basta più, e quando il regolamento non basta la parola passa a Giuseppone.
Di Berlino e del finale di The Boys avevamo già detto tutto (senza tenerezza) nella puntata 16x38; Reacher, quello vero, l'abbiamo recensito nella 12x18. La finale del torneo, con la Banana d'Oro e una telefonata che non vi aspettate, è nella puntata 16x51.
E chi cambia canale prima di sentire la risposta di Giuseppone, è un birimbino!
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Corri o muori (Ride or Die) + Parole Serie: Watch In Progress | 16x49
2026/08/24
La recensione di Corri o muori (Ride or Die), la commedia d'azione Prime Video con Octavia Spencer e Hannah Waddingham. In coda, la rubrica Parole Serie sulla genesi del termine "Watch In Progress".
Un'amica che ti mente da venticinque anni e per lavoro elimina bersagli su commissione: Debbie è un'avvocata americana a Londra, Judith la sua migliore amica di sempre, ufficialmente commercialista forense, in realtà sicaria dell'Agenzia con nome in codice Whiptail. Quando la copertura salta, le due si ritrovano in fuga attraverso l'Europa con sicari, mafia albanese e Interpol alle calcagna. Otto episodi usciti tutti insieme, sulla scia di True Lies e Mr. & Mrs. Smith: la storia più raccontata del genere action, che qui prova a funzionare un'altra volta.
Matteo smonta la serie pezzo per pezzo: la regia di Peyton Reed (la trilogia di Ant-Man) che dirige i primi due episodi e poi passa il testimone a tre registe, la colonna sonora di Isabella Summers dei Florence + the Machine, e soprattutto la scrittura della creatrice Tessa Coates, comica e podcaster britannica al suo esordio seriale, che ha pensato la serie come se fosse un film di Jason Bourne, con lo showrunner Matt Miller (Chuck, Lethal Weapon) a garantire il mestiere. La vera scommessa sono le protagoniste: due attrici ultracinquantenni che nessuno assocerebbe all'azione, con Waddingham così convincente da spingere il sito AV Club a proporla come James Bond. E poi il tema che tiene insieme tutto: l'amicizia in tutte le sue forme, un discorso che ci aveva già toccato con DTF nella puntata 16x35.
Quanto vale Ride or Die sulla nostra Scala Tecnica? Nella Densità Narrativa succede una cosa rara, vista finora solo con La Sottile Linea della Vendetta nella 16x47. E quanto sale la Scala della Scimmia quando il codice del genere si conosce a memoria? Nei giudizi finali anche il Consiglio per la Fruizione perfetto per l'estate, la Rosa con le domande che la serie lascia sul tavolo e un consiglio di sopravvivenza da mettere in pratica a fine visione.
Chiude Miki con Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie: la genesi del termine "Watch In Progress", dal primo uso documentato nella puntata 14x16 su Scott Pilgrim.
E ricordate: chi non ruba 25 milioni di sterline alla mafia albanese e non ci ascolta è un birimbino!
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Ken il Guerriero: Hokuto no Ken, recensione + Parole Serie | 16x48
2026/08/17
Recensione della nuova serie animata Ken il Guerriero: Hokuto no Ken, in esclusiva su Prime Video, più una nuova parola dello Zibaldone di Sono Cose Serie. Miki avvisa subito: con la scusa di recensire Ken, alla fine ve ne consiglia un'altra.
Prima però si torna indietro. 1982, Tetsuo Hara esordisce con un manga sul motocross e viene cancellato dopo dieci settimane; è il suo editor Nobuhiko Horie a proporgli l'idea di un guerriero che fa esplodere gli avversari toccando i punti di pressione. Con Buronson alla sceneggiatura e un futuro post-atomico preso di peso da Mad Max nasce il fenomeno da cento milioni di copie che insegna allo shonen la mossa finale letale, quella che Mortal Kombat chiamerà fatality.
Sulla scrittura la nuova serie animata di Hokuto no Ken, prodotta da TMS Entertainment con 7studio e diretta da Hiroshi Maeda, regge benissimo: quattordici episodi che macinano una quantità di capitoli impressionante, un Bat più cinico e meno macchietta, il duello con Shin dilatato per costruire tensione. Il problema è tutto quello che ci sta intorno. Capelli e materiali legnosi, articolazioni dubbie, facce che non si muovono, e quel controluce verde su cui in puntata nasce una teoria: sarà la radiazione di fondo? Il risultato somiglia a una sequenza di cut-scene da PlayStation 1, e brucia ancora di più quando ti accorgi che certe inquadrature vogliono ricreare le tavole di Hara.
Una cosa si salva, ed è italiana. Maurizio Merluzzo eredita Kenshiro dopo aver dato voce a Juza delle Nuvole, la direzione del doppiaggio è di Paolo De Santis, non c'è una censura nemmeno sulle parolacce. Nel mezzo c'è un saluto ad Alessio Cigliano, la voce storica di Ken.
Poi arriva lo scam annunciato. Stessa piattaforma, stesso anno: Science SARU, lo studio di Dandadan, riporta Ghost in the Shell al manga di Masamune Shirow invece che al film di Mamoru Oshii del 1995, e lo fa restando nel disegno animato in 2D. Due studi, lo stesso rischio, due esiti opposti: la recensione di Ken il Guerriero diventa un discorso su quando un remake tradisce davvero. Alla fine i voti con Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione.
Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie, con il termine "inattentive watching": guardare una serie mentre fai altro. Matteo lo fa risalire alle soap opera, costruite per chi stirava o girava il sugo, con la musica che avvisava di alzare la testa e il dialogo che riassumeva la scena persa. Cambia solo l'attrezzo in mano: mestolo ieri, gamepad oggi.
Consigliato in puntata: The Ghost in the Shell (Science SARU, 2026), su Prime Video https://www.primevideo.com/-/it/detail/0MRWXUDE3L303XFEJRNWB20S3O
E ricordate: chi non si muove a 24 fotogrammi al secondo e non ci ascolta è un birimbino!
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La sottile linea della vendetta + Parole Serie: "defaticante" | 16x47
2026/08/10
Recensione de La sottile linea della vendetta, miniserie franco-belga in quattro episodi su Rai 2 e RaiPlay, più Parole Serie con la storia del termine "defaticante".
Esther Lefèvre riceve una diagnosi di Alzheimer e decide che, prima che la memoria se ne vada del tutto, c'è un conto vecchio da chiudere. Tira fuori dall'archivio del tribunale in cui ha lavorato una vita la lista di chi l'ha fatta franca e comincia a sistemarli uno per uno. Tanto poi se lo dimentica.
Titolo originale Mémoire vive, in onda su M6 nel febbraio 2025, titolo internazionale Unforgettable - Memories of Revenge, liberamente tratta dalla serie turca Şahsiyet, quella dell'International Emmy. Regia di Arnaud Malherbe, già dietro Chefs, con Clémentine Célarié protagonista ed Elisa Erka nei panni della poliziotta Célia Le Goff.
Il comparto tecnico è quello di una fiction col budget in ordine: fotografia ottima ma di servizio, regia che fa il suo, attori bravi e sempre un po' sul filo della performance televisiva. A tirare su tutto è il plot. La malattia che diventa un superpotere perverso, gli omicidi pianificati a colpi di post-it per aiutare la se stessa del futuro, il gioco a specchio con una poliziotta che invece un pezzo di memoria lo sta rincorrendo, e una spalla che è la trovata più bella della serie. Il "ma" riguarda qualche coincidenza troppo comoda e un finale che si sbilancia sul dramma. Sul ritmo la questione è un'altra: è ritmo francese, e quello non è un difetto, è geografia.
Si passa dalla Scala Tecnica, dove la nostra gamma va da All's Fair a The Pitt, e dalla Densità Narrativa, dove stavolta è venuto fuori un caso di studio. Poi Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione.
Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie: il termine "defaticante", che nel nostro vocabolario non ha niente a che vedere con la stanchezza e vale piuttosto come hakuna matata applicato alle serie. Prima comparsa ufficiale nel documento della 5x16, marzo 2015, mentre parlavamo di Marvel's Agent Carter. Da lì in poi La Signora in Giallo, Castle e perfino The Orville.
E ricordate: chi sta pianificando un omicidio e chi non ci ascolta è un birimbino!
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The Bear, recensione definitiva dalla 1 alla 5 + Parole Serie | 16x46
2026/08/03
The Bear è arrivata alla quinta e ultima stagione su Disney+ e noi ci prendiamo tutta la serie: recensione definitiva, dalla paninoteca di Chicago all'ultimo servizio. In chiusura Parole Serie, il nostro zibaldone, con il termine "controritmo".
Cinque stagioni di forme diverse: la prima è un attacco di panico lungo otto episodi, la seconda la ricostruzione dalle macerie, la terza e la quarta il prezzo della scalata, la quinta comprime quasi tutto in un'unica giornata di lavoro, con il temporale sopra Chicago. Alle origini c'è un locale vero, il Mr. Beef di Joe Zucchero, dove Christopher Storer andava a mangiare da ragazzo e dove Jay Leno, comico squattrinato, dormiva in macchina nel parcheggio.
Carmen "Carmy" Berzatto (Jeremy Allen White) e il fratello Mikey che vediamo solo nei flashback (Jon Bernthal). Richie (Ebon Moss-Bachrach), che passa dalla tuta acetata alla gestione millimetrica della sala senza perdere un grammo di cazzimma. Sydney (Ayo Edebiri), che si ritrova brigata allo sbando, bilancio in rosso e una stella Michelin da inseguire, ed è il baricentro emotivo del finale. E poi Tina (Liza Colón-Zayas), Marcus (Lionel Boyce) con la faccenda che chiamiamo soltanto "la candela", lo zio Jimmy di Oliver Platt, la Donna Berzatto di Jamie Lee Curtis.
Sull'estetica ci fermiamo parecchio: realismo ruvido da documentario indipendente e pulizia da videoclip anni Ottanta, lenti da 50mm per restare nella prospettiva dell'occhio umano, la cucina che diventa un acquario di acciaio e vetro, e nell'ultima stagione lo score di Christian Lundberg per il collettivo Bleeding Fingers Music di Hans Zimmer. Nel mezzo risolviamo pure il giallo dei premi: perché una serie così finisce nella categoria commedia agli Emmy e ai Golden Globe, con tre motivi dal più idiota al più furbo.
Il tema vero sta in una frase che Carmy dice allo zio Jimmy: per rompere gli schemi bisogna rompere gli schemi. Da lì passiamo ai nostri sistemi di valutazione, applicati a tutte e cinque le stagioni: Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione, più un Consiglio per la Sopravvivenza che vi servirà il giorno dopo.
Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie, con il termine "controritmo": con poliritmia e controtempo non c'entra niente, il primo posto in cui lo troviamo scritto è la 8x02 dedicata a Mindhunter, e serve a dire che una serie lenta può essere una scelta di coraggio.
E chi fa la carbonara con la pancetta e non ci ascolta è un birimbino!
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Supergirl: recensione film contro fumetto + Parole Serie | 16x45
2026/07/27
Supergirl, recensione doppia: il film di Craig Gillespie con Milly Alcock contro il fumetto La Donna del Domani di Tom King e Bilquis Evely. Sei round, carta contro pellicola, un arbitro e un cartellino finale.
Supergirl ubriaca al bancone il giorno del suo compleanno: comincia così il fumetto, e comincia quasi uguale il film. Da lì in avanti, però, le due storie prendono strade diverse, e questa settimana cambiamo formato per raccontarvele una contro l'altra.
Il fumetto arriva con un curriculum importante. Supergirl: La Donna del Domani è la miniserie in otto numeri con cui Tom King, ex agente antiterrorismo della CIA prestato ai supereroi tristi, ha preso Il Grinta di Charles Portis e lo ha portato nello spazio: ragazzina cocciuta, pistolera riluttante, un viaggio di pianeta in pianeta. Disegna Bilquis Evely, in Italia lo pubblica Panini.
Dall'altra parte il film. Supergirl esce nel giugno 2026 per Warner Bros., lo dirige Craig Gillespie su sceneggiatura di Ana Nogueira ed è il secondo capitolo del DC Universe di James Gunn. Milly Alcock tiene insieme spirito punk e una malinconia di fondo, ed è l'unica cosa su cui i due contendenti si trovano d'accordo. Intorno a lei un cinecomic da 107 minuti con tre compositori in tre mesi e due montatori di scuole opposte.
I sei round girano intorno alle differenze fra il film e La Donna del Domani. Lobo: nel pitch originale del fumetto c'era, poi gli editor DC lo tolsero e King inventò Ruthye. Gunn lo ha rimesso nel film come puntello alla struttura in tre atti, e Jason Momoa è perfetto per un personaggio che qui non ha niente da fare. Krem delle Colline Gialle promette stragi e poi lascia vivi i protagonisti, come il Joker del Batman anni Sessanta che ti lega al congegno mortale e va al bar a prendersi un gingerino.
Sul perché sia andata così ci sono una tesi e dei fatti. I fatti li ha raccolti The Hollywood Reporter: Gunn e Gillespie non allineati, un test screening di dicembre con punteggi da Batgirl e, a marzo, due montaggi in gara davanti al pubblico di prova. Ha vinto quello dello studio per due punti, ed è il film uscito in sala. Poi il retroscena sul finale, che Ana Nogueira ha raccontato a Variety: aveva letto male il finale del fumetto. La tesi ve la ascoltate in puntata, insieme a un consiglio per la Warner: let Gunn be Gunn.
Vi toccano comunque le nostre scale di valutazione una accanto all'altra, applicate ai due sfidanti separatamente: Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione. I due voti non si somigliano per niente.
Poi Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie, racconta la genesi dell'espressione "la sovrastruttura mitologica del volemose bene": non un lieto fine, molto peggio. Una religione narrativa in cui famiglia e vero amore piegano la logica e ammansiscono anche il più cattivo con la motosega. Quella definizione nasce da una nostra videorecensione del 2013, quando facevamo solo radio.
Fonti citate in puntata: The Hollywood Reporter, sui due montaggi in gara: https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-features/supergirl-making-box-office-bomb-1236636425/ Variety, Ana Nogueira sul finale (contiene spoiler): https://variety.com/2026/film/features/supergirl-writer-ana-nogueira-comic-changes-wonder-woman-1236790034/
E chi non mette un like sulla fiducia pensando a Milly Alcock e non ci ascolta è un birimbino!
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Masters of the Universe, recensione del film + Parole Serie | 16x44
2026/07/20
La recensione del film Masters of the Universe (2026): He-Man torna al cinema con la regia di Travis Knight per Amazon MGM Studios. E in coda debutta Parole Serie, la rubrica sul lessico di Sono Cose Serie.
La recensione a caldo pubblicata negli shorts non bastava: i vostri commenti ci hanno costretto a riaprire la pratica. Prima del verdetto, Paolo si presenta con un volume patinato sottobraccio e ripercorre la storia dei Masters of the Universe: le action figure Mattel, i minicomics in salsa Conan, la serie animata della Filmation di Lou Scheimer, i rilanci che non si sono mai fermati fino a Revelation di Kevin Smith e il cult trash I Dominatori dell'Universo con Dolph Lundgren e Frank Langella. Perché no, He-Man non è tornato solo adesso: in quarant'anni non se n'è praticamente mai andato.
Poi il film: Nicholas Galitzine con la Spada del Potere, Camila Mendes, Alison Brie, Idris Elba e un Jared Leto che da Skeletor divide lo studio. L'estetica funziona, Eternia e Grayskull accontentano l'occhio dei fan, la colonna sonora di Daniel Pemberton si porta dietro le chitarre di Brian May. Ma un principe Adam che sembra uscito da American Pie, un Duncan debosciato e uno scontro finale senza vera minaccia fanno rimpiangere il Flash Gordon del 1980, camp, fracassone e con i Queen veri.
Quanto pesa tutto questo sulla nostra Scala Tecnica, che oggi va da All's Fair a The Pitt? In quale quadrante della Densità Narrativa si sistema il nuovo Masters of the Universe? E che fine fa la Scala della Scimmia quando si parte da un buono scimpanzé e la visione rema contro? Le risposte in puntata, insieme al Consiglio per la Fruizione: cosa recuperare davvero tra Il Segreto della Spada, Revelation, i fumetti e le action figure della linea Origins.
In chiusura debutta Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie: Miki racconta la genesi del termine "Birimbino", dal bambolotto Birimbo della Sebino Bambole (l'azienda di Cicciobello) fino al saluto-tormentone del podcast, passando per lo scrolling nostalgico del De Simone. La verità, tutta la verità, dopo anni di equivoci.
E ricordate: chi non conosce il significato di Birimbino e non ci ascolta è un Birimbino!
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Widow's Bay + Angolo Maledetto: il Themewashing | 16x43
2026/07/13
Recensione di Widow's Bay, l'horror comedy di Apple TV+ creata da Katie Dippold con Matthew Rhys, e gran finale della trilogia dell'Angolo Maledetto su come si valutano le serie TV: il themewashing e la Rosa di Dante.
Tom Loftis, sindaco arrivato dalla terraferma, vuole trasformare la sua isola del New England in una meta turistica. Peccato che per gli abitanti l'isola sia maledetta: la gente ci rimane secca e nessuno vuole villeggianti sulla coscienza. Paolo ci racconta i 10 episodi di Widow's Bay, con Matthew Rhys (The Americans, Perry Mason) e una Dale Dickey che ricordiamo con i brividi da Them: una serie che declina in ogni puntata un sottogenere diverso del cinema horror, dallo slasher al folk horror, tra atmosfere alla Lo Squalo e una maledizione persecutoria a metà tra The Ring e It Follows, il tutto in un New England anni '90 dove non squilla un cellulare. Un diesel che ci mette un paio di puntate a carburare, con un episodio sui funghetti allucinogeni che mette ansia proprio per quello che NON fa vedere. E ai social che gridano al nuovo Twin Peaks, Paolo risponde smontando il paragone pezzo per pezzo: chi lo fa, della serie di Lynch avrà visto il trailer. Quanto pesa sulla nostra Scala Tecnica? In quale quadrante della Densità Narrativa si piazza, con quale animale della Scala della Scimmia e quale Consiglio per la Fruizione? Le risposte in puntata.
Poi Matteo chiude la trilogia su come si valutano le serie TV con l'ultimo strumento: la Rosa, rubata al Paradiso di Dante con tante scuse alla professoressa d'italiano del liceo. Quattro spicchi, tre anelli e un nome per un vizio dell'industria: il themewashing, l'equivalente narrativo del greenwashing, quando una serie ti riempie il trailer di temi importanti e poi dentro non ne trovi traccia. Con Scarpetta, The Pitt e All's Fair come banchi di prova, più l'Eco e il Consiglio di Sopravvivenza. Alla prossima cena in cui qualcuno dirà «bella serie, le do 7», saprete cosa rispondere.
Se vi siete persi i primi strumenti, recuperate le due puntate precedenti dell'Angolo Maledetto; e per il piccolo lutto di quando una serie finisce, c'è l'Angolo Maledetto sul Lutto Seriale nella puntata 16x19.Riferimento: Dante Alighieri, Paradiso, canti XXX-XXXI (la Candida Rosa).
Dalla prossima settimana modalità estiva: puntate leggere da ombrellone fino a settembre.
E ricordate: chi sfida le maledizioni centenarie e non ci ascolta è un birimbino!
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Heated Rivalry + Bait - Fuori Parte | 16x42
2026/07/06
Recensione di Heated Rivalry (HBO Max) e Bait - Fuori Parte (Prime Video): il romance sull'hockey diventato fenomeno mondiale e la miniserie con cui Riz Ahmed fallisce il provino da James Bond.
Matteo chiede una mano per scegliere la serie da recensire, Paolo e Miki gli indicano la più chiacchierata del momento, lui vede due che pattinano e si aspetta una storia di sport. Finisce con le nostre macchine rigate e con una recensione controcorrente: per Matteo Heated Rivalry, il romance sul ghiaccio di Jacob Tierney (Letterkenny, Shoresy) tratto dai romanzi di Rachel Reid, con gli esordienti Hudson Williams e Connor Storrie, è una serie più interessante per il successo che per la sostanza. In mezzo ci stanno la scena cult in discoteca sulle note delle t.A.T.u., un episodio 3 che da solo fa meglio del resto della stagione, un conflitto disinnescato in partenza e una deviazione nel mondo dello yaoi e dei Boys' Love per capire perché queste storie stanno conquistando le piattaforme.
Miki risponde con Bait - Fuori Parte, sei episodi da meno di mezz'ora in cui Riz Ahmed racconta Shah Latif, attore britannico di origini pakistane che manda all'aria il provino da nuovo 007 e diventa virale suo malgrado. Una commedia che scivola in una riflessione su identità e appartenenza, con la benedizione di Barbara Broccoli, un cast pieno di reduci da Black Mirror e Sir Patrick Stewart a dare la voce alla testa di un maiale. La seconda visione rivela cose che alla prima sfuggono, e da lì parte lo sfogo di Matteo contro chi giudica le storie solo dal plot.
Chiudono le nostre scale: la Scala Tecnica, che oggi va da All's Fair a The Pitt, la Densità Narrativa, che inquadra il tipo di visione, la Scala della Scimmia, che misura la voglia di far partire l'episodio dopo (una delle due se la passa maluccio), e il Consiglio per la Fruizione per dosare gli episodi di entrambe.
Consigliato in puntata: Valentina Pigmei, «Non sottovalutiamo i romance», Internazionale (20 maggio 2026): https://www.internazionale.it/notizie/valentina-pigmei/2026/05/20/romance-libri
E ricordate: chi non gioca a hockey e non ci ascolta è un birimbino!
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Due Spicci di Zerocalcare + come si valuta una serie TV (Pt.2) | 16x41
2026/06/29
Due Spicci, la terza serie animata di Zerocalcare su Netflix, e l'Angolo Maledetto sulla nostra Densità Narrativa: in questa puntata recensione di Due Spicci e seconda parte di come Sono Cose Serie valuta una serie TV.
Terza serie animata per Zerocalcare, ma ha il sapore di una terza stagione vera e propria. Zero, Secco, Cinghiale, Sara e tutto il pantheon calcareo tornano in Due Spicci, l'animazione Netflix uscita a maggio 2026, solo che qui i pugni allo stomaco si moltiplicano: un'operazione al cervello senza anestesia, biologica e psicoterapica, interrotta ogni tanto dalle uscite da stand-up comedian dell'Armadillo doppiato da Valerio Mastandrea. Zero entra in società con Cinghiale per salvargli il locale, l'amico finisce indebitato fino al collo con i Tartallegra, famiglia di strozzini che gli sguinzaglia dietro il violento Paturnia. Nel frattempo Zero ospita Smeralda, cotta di gioventù in fuga da una relazione violenta, e Secco si è fatto latitante per una cosa che pare indicibile. Nell'ultimo episodio un personaggio si prende una voce tutta sua: è Emanuela Fanelli, due David di Donatello.
Scritta, diretta e interpretata da Zerocalcare, prodotta da Movimenti Production con Bao Publishing per Netflix, la serie alza l'asticella sull'animazione e si prende i suoi tempi: le scene emotive si allungano, la musica occupa più spazio. I personaggi restano l'elemento principe, densi e profondi, e tra i temi nuovi ci sono il rapporto complicato con il proprio successo economico mentre gli amici faticano a far quadrare i conti e le relazioni tossiche, raccontate senza paternalismo. Paolo la passa alla Scala Tecnica, alla Densità Narrativa, alla Scala della Scimmia e al Consiglio per la Fruizione: dove cade la nuova serie di Zerocalcare e quanto sale sulla scimmia, lo scoprite ascoltando.
Poi l'Angolo Maledetto di Matteo De Simone, seconda parte su come valutiamo una serie TV. Dopo la Scala Tecnica e la Scala della Scimmia viste nella prima parte, entra la Densità Narrativa: la mappa a quattro quadranti (Intenso, Disteso, Leggero, Frizzante) che non dice quanto una serie è bella ma che tipo di esperienza ti fa fare. Perché Breaking Bad e I Soprano hanno gli stessi voti ma sono esperienze opposte? Uno è un espresso di Giamaica Blue Mountain, l'altro una bottiglia di Barolo Riserva Monfortino. E poi il Consiglio per la Fruizione, il quarto strumento, con due novità rispetto alla stagione 15: il profilo a tre punti e la deriva di quadrante.
E ricordate: chi c'ha i buffi con la mala e chi non ci ascolta è un birimbino!
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