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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

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Rating
★★★★★
5
from
1 reviews
This podcast has
8 episodes
Language
Italian
Date created
2013/03/24
Latest episode
2026/10/29
Average duration
2 min.
Release period
1 days

Description

Il Commento e il Vangelo del giorno

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[Ven 30] Vangelo: Fil 1, 1-11; Sal 110; Lc 14, 1-6.
2026/10/29
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.
[Ven 30] Commento: Il giorno di "sabàth" - il giorno di festa.
2026/10/29
«Chi di voi, se un figlio o un bue gli cadesse in un pozzo, non lo tirerebbe sùbito fuori, anche se fosse giorno di festa?». L’agire di Dio ci interpella profondamente. È una domanda che tocca il cuore della nostra esistenza, spesso tentata dal dubbio e dall’incredulità, e ci chiede di dare risposte concrete. La Chiesa di Cristo ha forse paura, oggi, di guarire anche in giorno di sabato? Ha paura di portare agli uomini la forza liberatrice del Vangelo e di rendere visibile, attraverso le proprie opere, l’amore smisurato di Dio? Le critiche all’agire di Dio, a Gesù Cristo suo Figlio e alla sua Chiesa nascono spesso dalla presunzione di chi crede di sapere tutto, da una mentalità ristretta o da un modo di vivere la fede fatto soltanto di gesti esteriori, che rischiano di allontanarci dalla Verità. Dio è più grande del sabato e di ogni grandezza umana. Egli supera i nostri ragionamenti e i suoi disegni vanno oltre i limiti della nostra comprensione. Questo, però, non significa che umili la nostra ragione: al contrario, la illumina e la rende capace di comprendere più profondamente la realtà, attraverso la sua grazia. Chiediamo oggi al Signore di saper riconoscere sempre i segni dei tempi e di accogliere la sua grazia, con la quale egli continua ad arricchire e illuminare la nostra vita.
[Gio 29] Vangelo: Ef 6, 10-20; Sal 143; Lc 13, 31-35.
2026/10/28
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: "Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere". Egli rispose loro: "Andate a dire a quella volpe: "Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme". Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"".
[Gio 29] Commento: Il terzo giorno avrò finito.
2026/10/28
Il linguaggio di Gesù, secondo lo stile tipicamente orientale, è spesso permeato di sottili allegorie, non sempre di immediata comprensione, specie per noi non assuefatti a quello stile. Erode, che sta tramando contro di lui, viene definito una volpe per designare la sua astuzia malvagia. Gesù dichiara poi che, nonostante le minacce e il reale pericolo, deve compiere la sua missione e ha bisogno di tre giorni. Anche qui il Signore sottintende quanto avverrà dopo la sua morte: egli risorgerà dopo tre giorni. È il tempo che intercorre tra la morte e la vita. Egli sta compiendo miracoli e prodigi che anticipano quell’evento. Non dimentico, però, del clima ostile che deve respirare nella città santa, Gerusalemme, Gesù ci fa ascoltare il suo lamento accorato nei confronti di quella città e dei suoi abitanti: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». C’è un contrasto terribile tra le cure riservate a quella città e l’ingratitudine e la violenza con cui i suoi abitanti hanno risposto agli inviati dal Signore. È sempre grave il peccato in ogni sua forma, ma quello dell’ingratitudine verso un amore di predilezione è sicuramente particolarmente doloroso. È il peccato dei prediletti, di un popolo e di una città che, solo per scelta divina, dovevano brillare di luce e di grazia e avrebbero dovuto accogliere l’Atteso delle genti come il dono più grande che si potesse desiderare. Invece, anche dinanzi al Figlio di Dio, continua l’ostilità e sono già in atto trame di morte. Siamo invitati a un attento esame di coscienza, per non cadere nel tremendo errore di ricambiare con l’ingratitudine l’infinito amore che è stato riversato nei nostri cuori.
[Mer 28] Vangelo: Ef 2, 19-22; Sal 18; Lc 6, 12-16.
2026/10/27
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
[Mer 28] Commento: I santi Simone e Giuda
2026/10/27
In un'unica festa celebriamo oggi due dei dodici apostoli. Leggiamo i loro nome nell'elenco che l'Evangelista Luca riporta. Ciò è sufficiente per noi per ricordare che sono stati scelti da Cristo per condividere con Lui i tre anni della sua vita terrena per poi, irrorati e fortificati dallo Spirito Santo, essere inviati nel mondo ad annunciare il suo Regno e ad essere testimoni della sua risurrezione. In altra parte della liturgia possiamo ricordare le scarne ed incerte notizie sui due apostoli di oggi. A noi serve piuttosto ricordare la loro interiore fortificazione, operata da Cristo per opera dello Spirito Santo. Serve per attingere coraggio ricordare che uomini deboli ed insicuri come molti di noi, sono stati capaci di adempiere una missione che supera sicuramente le forze umane. Celebriamo perciò in loro la potenza di Dio, la sua indefettibile fedeltà, l'ulteriore conferma che Egli sceglie gli ultimi e i meno adatti secondo le umane valutazioni, per realizzare i suoi più arditi progetti. Non a caso proprio uno dei due, Giuda (da non confondere con l'Iscariota il traditore), chiede a Gesù "Come accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?". È un interrogativo che ogni apostolo si pone, che potrebbe far proprio ogni cristiano. Serve a riconoscere ancora una volta l'assoluta gratuità dei doni divini e le misteriose vie che il Signore percorre nel fare le sue scelte. Possiamo dire soltanto che egli tutto opera con infinita sapienza e amore e ciò deve indurci alla migliore riconoscenza anche per la fede che è giunta a noi per mezzo degli Apostoli. Quando li ricordiamo e festeggiamo, come facciamo quest'oggi, dovremmo con più intensità e fervore pregare per la chiesa, per il Papa, per tutti gli apostoli di oggi, che dovrebbero trarre i migliori esempi dai primi, scelti direttamente da Cristo.
[Mar 27] Vangelo: Ef 5, 21-33; Sal 127; Lc 13, 18-21.
2026/10/26
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
[Mar 27] Commento: A chi è simile il regno di Dio?
2026/10/26
Il Vangelo odierno contiene due brevi parabole sul Regno di Dio: il granellino di senape e il lievito nella massa di farina. La prima ne sottolinea la crescita in estensione, la seconda ne mostra la profondità. Ciò che importa è l’arbusto pieno di rami, dove si annidano gli uccelli, e l’impasto fermentato. Le due immagini riferite al Regno si fondono insieme: indicano l’aspetto universale del Regno, aperto a tutti gli uomini. «Dio non fa preferenza di persone»: tutti sono accetti. L’intenzione di Gesù è chiara. Siamo alla sua scuola. Siamo suoi discepoli. Egli vuole farci comprendere la sua presenza in noi, il suo vivere in noi. «Il mio regno è in mezzo a voi». Nella fede, infatti, abbiamo accolto quel seme e quel lievito, la Parola, non nella pienezza, ma nella crescita. Nella pazienza e nella fedeltà quotidiana, poi, lo faremo crescere in noi e attorno a noi, fino alla pienezza «della misura che conviene alla piena maturità di Cristo in noi». Ecco perché queste due parabole ci mettono di fronte a un grande problema personale. È vero che il granellino di senape sta crescendo in noi? È vero che quel poco di lievito sta fermentando sempre di più la nostra vita? Dio continua a operare cose grandi attraverso il nostro piccolo. Continua a rivelare il suo mistero infinito attraverso il nostro quotidiano, a volte incerto. L’apostolo Paolo ne era convinto e lo esprime così: «La vita che io vivo nella carne, la vivo nella fede di colui che mi ha amato e ha dato la sua vita per me». Quanto sono valide queste parole nei nostri giorni! Possa essere questo un sprone a far fruttificare sempre più in noi i doni divini, nonostante ogni ostilità esteriore.

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