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Modem

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Rating
★★★★★
5
from
2 reviews
Categories
Country
United States
This podcast has
103 episodes
Language
Italian
Date created
2005/10/26
Latest episode
2026/10/12
Average duration
31 min.
Release period
2 days

Description

Modem, appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) in onda dal 2000, dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta. Le notizie scorrono veloci, si sviluppano e si perdono, sono abbondanti. Modem, ogni mattina, sceglie e propone un tema di sicuro interesse. Lo racconta con uno stile diverso da quello dell'attualità. Cerca e trova interlocutori di qualità per spiegare e dibattere ciò che è successo e ciò che potrebbe succedere. È la trasmissione che dice i "perché" e aiuta a decodificare gli eventi destinata a tutti gli interessati ad andare oltre la notizia del giorno e che desiderano approfondire in maniera immediata il tema prescelto tramite dibattiti e interviste in diretta, reportage, collegamenti, approfondimenti, schede interne. Modem offre regolarmente anche delle rubriche. Modem Evento: una serata-dibattito e di incontro con il pubblico. Modem Giovani: su argomenti che riguardano direttamente il mondo giovanile con tra gli ospiti anche i ragazzi. Modem Incontro: non un dibattito, ma un'intervista con un solo ospite. Una puntata al giorno, alle 08.30, per 5 giorni la settimana, da settembre a metà giugno.

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Siamo in guerra…ibrida?
2026/10/12
Negli ultimi mesi gli attacchi russi contro infrastrutture civili ucraine – con un numero di morti fra la popolazione che raggiunge livelli record – si sono intensificate. Allo stesso tempo – è notizia di un paio di giorni fa - da Washington il presidente USA Donald Trump ha nuovamente aumentato le pressioni su Kiev trattando sul diesel con la Russia e chiedendo un nuovo presidente per l’Ucraina. Ma è di oggi anche un’altra notizia: secondo quanto riporta il Financial Times, varie intelligence occidentali ritengono che il Cremlino starebbe pianificando omicidi mirati contro dirigenti dell’industria bellica europea per terrorizzare chiunque produca armi o droni per Kiev. Un allarme che dimostra – ancora una volta – come sul continente europeo si combatta una guerra sotterranea: quella ibrida di Mosca. Dagli attacchi informatici, alla disinformazione, dalle rotte aeree accecate dal disturbo del GPS, ai cavi sottomarini tranciati nel Baltico, fino agli incendi in depositi e hub strategici come l’aeroporto di Lipsia, incidenti simili sono sempre più frequenti. Incidenti che vengono attribuiti ai russi e che da alcuni vengono letti come veri e propri attacchi all’Europa, alla Nato, ma che per altri sono considerati “solo” fra virgolette provocazioni, intimidazioni. Incidenti che preoccupano l’Europa, ma cui non è facile rispondere. Con noi tre ospiti: Antonio Tali, Giornalista autore di “La guerra segreta. Putin e Trump contro l’Europa” Claudio Bertolotti, Direttore di Startinsight, società che si occupa di ricerca, analisi strategica con sede a Lugano Beda Romano, Corrispondente de ilsole24ore a Bruxelles, autore di “Dal Baltico al Mar Nero. Viaggio alla scoperta dell’altra Europa”
Consigli di amministrazione, quale trasparenza?
2026/10/09
Vien da dire che le autorità di Lugano se la stanno prendendo comoda. Risale al 2012 una prima mozione che chiedeva di intervenire con una nuova normativa per definire il compito, le nomine e le retribuzioni di chi siede in un Consiglio di amministrazione delle aziende pubbliche o parapubbliche della città. Da allora sono trascorsi 14 anni e la nuova normativa è ancora in fase di definizione, anche se si prevede che il Consiglio comunale possa finalmente discuterne entro la fine del mese di novembre. Nell’attesa, in città sta creando parecchio scalpore il livello delle retribuzioni accordate ai membri dei consigli di amministrazione di AIL e del Casinò. Il presidente di AIL, Lukas Bernasconi, ha ad esempio percepito nei primi sei mesi dell’anno una cifra che si aggira attorno agli 80-90 mila franchi. Un importo in linea con quello di altre realtà simili in Svizzera, secondo lo stesso Bernasconi, ma considerato da più parti molto elevato. In questo ambito manca parecchia trasparenza, anche per quanto riguarda il funzionamento e i gettoni di presenza di altre aziende parapubbliche, in Ticino e in tutta la Svizzera. Un argomento che vogliamo affrontare con tre esperti del settore, non solo per parlare di retribuzioni ma anche per capire come funziona un Consiglio di amministrazione, come se ne diventa membri e quale ruolo dovrebbero svolgere i partiti politici. Con noi a Modem: Claudia Grassi, consulente in strategia, organizzazione e executive coaching Giovanni Leonardi, ex presidente del CdA dell’Azienda elettrica ticinese Henry Peter, avvocato e professore di diritto economico
Governo ticinese, sei mesi per lasciare il segno
2026/10/08
Piero Marchesi ha giurato mercoledì mattina a Palazzo delle Orsoline, e con lui l’UDC entra in Consiglio di Stato per la prima volta da quasi un secolo. Nel pomeriggio è arrivata anche la nuova ripartizione dei compiti. Il democentrista prende la guida del Dipartimento del territorio, che era di Claudio Zali. Norman Gobbi resta invece alle Istituzioni e ritrova un dipartimento di nuovo completo, con Polizia e Giustizia. Il governo torna così al completo dopo un’estate che lo ha messo duramente alla prova. Ora restano sei mesi per chiudere una legislatura giudicata da più parti avara di risultati, con conti pubblici in rosso e una campagna elettorale di fatto già iniziata. Ad aprile si torna alle urne, e gli equilibri sono in movimento per tutti. Lega e UDC si presentano di nuovo unite e parlano già di una “casa comune” della destra. Il PLR correrà senza un consigliere di Stato uscente, visto che Christian Vitta non si ricandida. Il Centro deve difendere il suo seggio in un quadro sempre più polarizzato, e a sinistra si punta su una lista unitaria per conquistare un secondo seggio. Che cosa può fare il governo in questi ultimi sei mesi? Che cosa cambia l’arrivo dell’UDC negli equilibri dell’esecutivo? E come si preparano i partiti alla sfida di aprile? A Modem ne discutono i rappresentanti dei cinque partiti di Governo: Maurizio Agustoni, capogruppo del Centro in Gran Consiglio Alain Bühler, capogruppo dell’UDC in Gran Consiglio Ivo Durisch, capogruppo del PS in Gran Consiglio Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega dei Ticinesi e deputato in Gran Consiglio Alessandro Speziali, presidente del PLR e deputato in Gran Consiglio
Israele al voto sulla sicurezza
2026/10/07
Sulle elezioni israeliane, in programma il 27 ottobre, pesa quanto successo tre anni fa con l’attacco di Hamas a partire da Gaza, con circa 1’200 morti e la cattura di 251 ostaggi. Una ferita ancora aperta in Israele dove continuano le discussioni sulle responsabilità di questa tragedia. Il voto vede concorrere 38 liste per dividersi i 120 seggi del parlamento. I favoriti per costruire una coalizione di governo sono l’uscente Benjamin Netanyahu a destra, mentre più verso il centro si è posizionato il novizio della politica Gadi Eisenkot, generale ed ex capo di stato maggiore. In queste elezioni si incrociano tanti temi divisivi per gli israeliani, dal rapporto fra ebrei ortodossi e secolari alla strategia riguardo ai territori occupati passando dal ruolo degli arabi-israeliani nella politica. Ma su tutto domina la questione della sicurezza. Nonostante le operazioni belliche a Gaza, in Libano ed in Iran il paese si sente infatti ancora minacciato. A Modem ne discutono: Francesca Caferri, giornalista di Repubblica e inviata in Israele, autrice del saggio appena pubblicato “La Fortezza Israele, Anatomia di un paese senza pace“ Rossella Tercatin, giornalista del quotidiano di Gerusalemme Times of Israel
Cade il governo in Spagna e sale la pressione in Francia
2026/10/06
In Francia e in Spagna gli ultimi giorni sono stati segnati da imponenti proteste di piazza. Proteste diverse, certo, ma che in fondo chiedono cose simili: bisogni elementari, diritti di base. In Spagna decine di migliaia di persone sono scese in strada per difendere il diritto all’alloggio. Chiedono di dimezzare gli affitti, contratti stabili, lo stop alla speculazione dei grandi fondi. In Francia la miccia si è accesa tra i giovani, con grandi proteste giovedì, ieri licei chiusi a catena, lezioni saltate e oggi un’altra giornata di mobilitazione. Lì si protesta per una scuola pubblica degna, per aule sicure, contro i tagli e uno stato sociale che arretra. Siamo di fronte a crisi dai molti volti, ma collegate da un filo rosso: la rottura ormai profonda tra la piazza e il palazzo. Tra cittadini sfiduciati e governi che faticano a dare risposte. E a proposito di Governo, nel caso della Spagna, il premier Pedro Sánchez, dopo la bocciatura al Congresso dei suoi decreti sulla casa, ha annunciato ieri lo scioglimento del Parlamento e anticipato quindi il voto a fine novembre, nove mesi prima del tempo. Ma cosa ci dicono queste crisi in Spagna e Francia? Quanto sono simili? E cosa aspettarsi nei prossimi mesi - visto che oltre alla Spagna anche la Francia, ad aprile, andrà al voto - considerando che nei sondaggi a volare sono le destre e i partiti populisti? Ne parliamo a Modem con tre ospiti: STEVEN FORTI, professore di Storia contemporanea all’Università Autonoma di Barcellona GIOVANNI ORSINA, storico e politologo, direttore del Dipartimento di Scienze politiche della Luiss, autore di “Controrivoluzione. Una storia politica nel nostro tempo” ANNALISA CAPPELLINI, giornalista e collaboratrice RSI da Parigi
In Brasile è ancora Lula vs. Bolsonaro
2026/10/05
Per alcuni in gioco c’è addirittura il futuro della democrazia e della sovranità della prima economia del Sudamerica; in Brasile 160 milioni di elettori sono chiamati alle urne per rinovare il Congresso, i governatori locali e, soprattutto, la presidenza. La principale sfida si gioca tra il presidente uscente Luiz Ignacio Lula da Silva, ottantenne che spera in un quarto mandato (non consecutivo), e il suo principale sfidante: Flávio Bolsonaro, 45 anni, senatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro agli arresti per il tentato golpe del 2022. Intanto le urne del primo turno hanno parlato, e non manca un po’ di sorpresa: Flàvio Bolsonaro - dato per sfavorito alla vigillia - fa corsa in testa con il 47%, contro il 45% dei voti raccolti da Lula. Un’elezione importante non solo perché i due rappresentano le due anime, progressista e conservatrice, di un paese fortemente polarizzato, ma anche e forse soprattutto per l’attenzione che la Washington di Donald Trump è tornata a prestare al subcontinente americano dove i più recenti appuntamenti politici hanno favorito i candidati in linea con la galassia Maga. Quale destino per il Brasile? A Modem ne discutiamo con:  Emiliano Guanella, giornalista e collaboratore RSI da San Paolo Antonella Mori, professoressa di macroeconomia presso l’Università Bocconi e responsabile desk America Latina Ispi Milano  Alberto Eisenhardt, operatore umanitario nella periferia di San Paolo
Iraq sovrano, la sfida dopo il ritiro delle truppe straniere
2026/10/02
Con la partenza delle ultime truppe straniere l’Iraq si ritrova come paese sovrano. Un ritiro di soldati italiani, tedeschi, francesi, olandesi e soprattutto statunitensi che riporta l’attenzione internazionale su una nazione persa di vista dall’attenzione. Eppure, l’Iraq non è un paese qualsiasi, ma si ritrova al crocevia di molti conflitti da quelli religiosi a quelli politici passando per la questione della produzione di petrolio in una regione che è tornata ad infiammarsi dopo gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran. E allora, che paese lasciano i militari esteri a livello politico ed economico dopo la seconda guerra del Golfo del 2003, seguita da un ritiro quasi completo e da un rientro in forze nel 2014 per combattere lo stato islamista dell’ISIS. A Modem ne discutono: Lorenzo Trombetta, giornalista, saggista, ed esperto di Vicino e Medio Oriente e che da anni collabora con la RSI  Emanuele Valenti, giornalista e collaboratore RSI che ha visitato il mese scorso l’Iraq
L’”annus horribilis” dell’agricoltura
2026/10/01
Se ne è discusso anche in Parlamento, nel dibattito d’attualità su canicola e siccità. L’agricoltura svizzera ha vissuto un’estate estremamente difficile a causa delle alte temperature e della scarsità di precipitazioni. A soffrirne è stato anche il settore ortofrutticolo, basti dire che il raccolto delle patate – prodotto principe nel nostro Paese – ha subito un calo del 25% rispetto alla media degli ultimi anni. Il raccolto autunnale di questo tubero è ancora in corso, i dati a disposizione ci dicono che finora questa è stata la peggiore stagione negli ultimi sessant’anni. Simili difficoltà sono state registrate anche per altri ortaggi, in Ticino in particolare per il pomodoro. Da diversi anni chi lavora nel settore si è attrezzato per far fronte a queste ondate di calore, con irrigazioni, serre ventilate e con speciali sementi più resistenti a caldo e siccità. Uno sforzo che ha finora permesso di mitigare i danni, ma che necessita di ulteriori misure per far fronte alle sfide del futuro e ad altre possibili estati torride. Argomenti, interrogativi e timori di cui parleremo con: Marco Bassi, direttore della Federazione ortofrutticola ticinese Stefano Ginelli, docente di produzione vegetale al Centro professionale di Mezzana In apertura di puntata, un servizio sul raccolto delle patate nel Canton Berna, con un primo bilancio della stagione a livello svizzero.
Clima a Palazzo
2026/09/30
L’estate del 2026 non è stata un’estate qualsiasi. È stata l’estate dei record: la più calda e secca mai registrata in Svizzera. E le immagini di questa estate sono ancora fissate nei nostri ricordi – anzi tante le abbiamo ancora sotto agli occhi: campi riarsi, fiumi ai minimi storici, ghiacciai che si ritirano a vista d’occhio e un’agricoltura in ginocchio. E infine, storia degli ultimi giorni, centinaia di persone scese in piazza per protestare contro l’inazione climatica. E l’allarme bussa infine alle porte di Palazzo Federale, dove proprio oggi il Parlamento sarà chiamato a discutere di clima e siccità con una domanda di fondo: come dobbiamo rispondere a questo allarme? Da un lato, c’è chi vede in questa estate la prova definitiva di una crisi climatica che richiede un’azione immediata, radicale, per tagliare le emissioni alla radice e cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Dall’altro, c’è chi sostiene che, di fronte a un cambiamento ormai in atto, la priorità dev’essere l’adattamento: gestire le conseguenze con pragmatismo, innovazione tecnologica e senza gravare su cittadini e imprese con divieti e nuove tasse. Ne parliamo con Bruno Storni, consigliere nazionale PS Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC
Bilaterali III sotto esame
2026/09/29
Un dossier tra i più complessi e divisivi degli ultimi anni, segnato da una spaccatura che attraversa la Svizzera su più livelli: geografico, politico ed economico. Un dossier fondamentale per il futuro del Paese  La portata dell’accordo è imponente: oltre 2.000 pagine di trattati che salgono a 20.000 considerando gli atti di riferimento, tanto che si afferma che «nessuno può coglierne tutte le implicazioni».  Sebbene da parte di Bruxelles la regola sia quella del “prendere o lasciare” – cioè le due Camere non possono modificare gli accordi - il Parlamento svizzero ha comunque un margine decisivo: può infatti dire la sua sulle misure di accompagnamento interne e sulla tipologia di referendum, con la popolazione che sarà chiamata ad esprimersi in merito presumibilmente nel 2028.   E anche noi a Modem questa mattina vi proponiamo, vista la complessità e viste le dimensioni della tematica, una prima entrata in materia  Lo facciamo con tre ospiti, tre consiglieri agli Stati  Marco Chiesa, TI/UDC Fabio Regazzi, TI/Centro  Carlo Sommaruga, GE/PS
Allarme serbatoio!
2026/09/28
Il prezzo di benzina e diesel dall’inizio dell’anno è in costante ascesa, e cittadini e imprese arrancano. In diversi paesi europei si cercano delle soluzioni per aiutare chi fatica a stare a galla a causa del continuo rincaro, conseguenza di una situazione geopolitica funestata da diversi fronti di guerra. La Francia ha pensato, ad esempio, a sgravi per chi viaggia molto per lavoro, a sussidi per l’agricoltura e il presidente Macron ha chiesto alla presidente della Commissione europea von der Leyen misure per incrementare la produzione di diesel e cherosene nell’UE. La Germania col suo “Tankrabatt” da inizio ottobre fino alla fine dell’anno calmiererà i prezzi di benzina e diesel di 17 centesimi al litro. Misure simili saranno introdotte anche in Spagna. In Italia ENI introdurrà un tetto massimo ai prezzi e la speranza è che altri distributori seguano questa via. La Lituania dimezza le tariffe dei treni, la Polonia propone forti prelievi su profitti record di produttori e venditori di carburanti e la Grecia tassa di più il gioco d’azzardo per trovare fondi per gli aiuti.  E in Svizzera cosa si fa? Sul piano nazionale stanno arrivando diverse proposte dalla politica, da schieramenti di destra, come di sinistra, per chiedere alla Confederazione di intervenire. Qualcuno sottolinea i maggiori introiti nelle casse pubbliche, poiché i prezzi più alti aumentano l’IVA incassata. Altri chiedono invece di attingere maggiormente alle riserve di carburante e di limitare i margini di guadagno dei distributori.  Ne discuteremo con:  Antonella Crüzer, Segretaria generale di ACSI, Associazione delle consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana Edoardo Beretta, professore di Macroeconomia monetaria e internazionale all’Università della Svizzera Italiana a Lugano Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy SA e portavoce dell’Associazione Ticinese Stazioni di Servizio
Trump-Xi, parola d’ordine: “Non pestarsi i piedi”
2026/09/25
Si è svolta in questi giorni la visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping a Washington. Arrivato mercoledì e accolto in pompa magna dallo stesso Donald Trump all’aeroporto, Xi Jinping ripartirà oggi, venerdì. I due potrebbero rivedersi però già a novembre, quando Trump dovrebbe tornare in Cina per il vertice Apec (Cooperazione Economica Asia-Pacifico) di Shenzhen. Quella che si conclude oggi è sì la prima visita di Xi alla Casa Bianca dopo oltre un decennio (l’ultima risaliva al 2015), ma si tratta già del terzo incontro di persona con il presidente statunitense nell’arco di un anno, dopo i vertici di Busan, in Corea, lo scorso ottobre 2025 e la visita di Trump a Pechino a maggio di quest’anno. Un incontro che avviene in un momento in cui il mondo è destabilizzato dalle guerre, dal prezzo dell’energia fuori controllo e dalla scomparsa dell’idea stessa di una comunità internazionale (basti pensare che pur trovandosi negli Stati Uniti, il presidente cinese ha snobbato l’Assemblea generale dell’Onu in corso in questi giorni a New York). Eppure, nonostante i temi di cui i leader delle due superpotenze mondiali discutono siano di importanza e impatto globale, molti analisti già alla vigilia ritenevano che sarebbe stato un incontro più incentrato sull’immagine e sul simbolismo, piuttosto che sulla ricerca di progressi sostanziali su questioni come il commercio e la guerra dei dazi, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le guerre in corso oppure il nodo di Taiwan… Che bilancio trarre quindi da questo incontro fra i leader delle due superpotenze globali? A Modem ne parliamo con: Andrea Vosti, corrispondente radiofonico RSI da Washington Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia orientale
Spese militari: avanti marsch!
2026/09/24
Alla camera alta, con 25 voti a favore e 17 contrari, questa settimana si è sbloccata la contesa che da anni frena il finanziamento supplementare a favore dell’esercito. Mezzi con cui, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si vogliono portare le spese per la difesa all’uno percento del prodotto interno lordo della Svizzera. Questi fondi erano bloccati, da una parte da chi li vuole stanziare senza nuove entrate ma grazie a dei risparmi, mentre dall’altra c’è chi è scettico a veder crescere in maniera massiccia i mezzi a disposizione del Dipartimento della difesa. Il Consiglio degli Stati propone ora aumento dello 0.2 percento dell’Imposta sul valore aggiunto per i prossimi 18 anni, punto su cui verrebbe chiamato a esprimersi il popolo, e in parallelo un fondo per “La sicurezza e la difesa” da al massimo 24 miliardi di franchi. Questo Fondo potrà indebitarsi fino a 12 miliardi di franchi e verrebbe alimentato, oltre che dai proventi dell’aumento dell’IVA, dalla metà delle eccedenze di finanziamento ordinarie della Confederazione. Una soluzione diversa da quella del Consiglio federale, che puntava ad uno 0.5 percento supplementare di IVA, e che deve ancora passare al vaglio del Consiglio nazionale e del popolo. Missione non facile pensando alle polemiche che toccano vari programmi di armamento, a cominciare dalle polemiche legate all’acquisto dei caccia F-35. A Modem intervengono sul tema due consiglieri nazionali: Martin Candinas, grigionese del Centro Bruno Storni, ticinese del PS
Meno case per chi investe dall’estero
2026/09/23
Carenza di appartamenti, prezzi e pigioni in continua ascesa: le difficoltà di inquilini e di chi cerca casa restano all’ordine del giorno in Svizzera (e non solo). L’argomento si è riproposto a Palazzo federale dove il Consiglio nazionale ha approvato, con una rara alleanza tra UDC e sinistra, una mozione in cui l’UDC di Zugo Thomas Aeschi chiede un solido rafforzamento della Lex Koller. La legge che limita l’accesso di persone e capitali stranieri alla proprietà in Svizzera. L’intenzione è di ridurre le tendenze speculative nel mercato immobiliare e con ciò la pressione sui prezzi. Sull’efficacia di una simile misura, alla quale sta peraltro lavorando anche il Consiglio federale, i pareri divergono: PLR e Centro la considerano addirittura controproducente. Chi ha ragione? E in quale modo affrontare il problema dei costi dell’alloggio che tanto incide, insieme a quello dei costi della sanità, sul potere d’acquisto dei cittadini? Ne discutiamo con: ·        Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC ·        Simone Gianini, consigliere nazionale PLR ·        Intervista registrata a Cristian Dandrès, consigliere nazionale PS
Gli Houthi alzano il tiro
2026/09/22
Yemen, da guerra dimenticata a epicentro di una crisi globale che minaccia le rotte commerciali e tenta di ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente. Nelle ultime settimane l’Arabia Saudita ha registrato attacchi sempre più frequenti da parte dei combattenti filoiraniani Houthi arrivati a controllare lo stretto di Bab Al Mandab sul Mar Rosso – divenuto passaggio marino vitale per il trasporto di merci e petrolio tra l’Asia e L’Europa, specialmente dopo il blocco dello Stretto di Hormuz. Da uno stretto all’altro per un’evoluzione della crisi in Medio Oriente che rischia di paralizzare entrambe le vie di trasporto marittimo lungo la penisola arabica e sottoporle al controllo iraniano. Una leva potentissima da impiegare nella guerra contro gli Stati Uniti e che – e ce ne siamo accorti – fa schizzare alle stelle il prezzo del petrolio. Ne parliamo a Modem con Eleonora Ardemagni, esperta di Yemen e Monarchie del Golfo, ISPI Alessandro Colombo, professore di Relazioni internazionali, Università degli Studi Milano Giacomo Luciani, esperto di energia e professore di relazioni internazionali al Graduate Institute di Ginevra

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