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Modem

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★★★★★
5
from
2 reviews
Categories
Country
United States
This podcast has
103 episodes
Language
Italian
Date created
2005/10/26
Latest episode
2026/11/02
Average duration
31 min.
Release period
2 days

Description

Modem, appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) in onda dal 2000, dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta. Le notizie scorrono veloci, si sviluppano e si perdono, sono abbondanti. Modem, ogni mattina, sceglie e propone un tema di sicuro interesse. Lo racconta con uno stile diverso da quello dell'attualità. Cerca e trova interlocutori di qualità per spiegare e dibattere ciò che è successo e ciò che potrebbe succedere. È la trasmissione che dice i "perché" e aiuta a decodificare gli eventi destinata a tutti gli interessati ad andare oltre la notizia del giorno e che desiderano approfondire in maniera immediata il tema prescelto tramite dibattiti e interviste in diretta, reportage, collegamenti, approfondimenti, schede interne. Modem offre regolarmente anche delle rubriche. Modem Evento: una serata-dibattito e di incontro con il pubblico. Modem Giovani: su argomenti che riguardano direttamente il mondo giovanile con tra gli ospiti anche i ragazzi. Modem Incontro: non un dibattito, ma un'intervista con un solo ospite. Una puntata al giorno, alle 08.30, per 5 giorni la settimana, da settembre a metà giugno.

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Berna s’installa a Pyongyang
2026/11/02
Mentre la maggior parte delle cancellerie occidentali e l’Unione Europea mantengono congelati i rapporti con Pyongyang, la Svizzera negli scorsi giorni ha fatto una mossa controcorrente: Berna non solo torna in Corea del Nord (il precedente ufficio umanitario venne chiuso nel 2020 in periodo pandemico) ma inaugura un vero e proprio ufficio di rappresentanza politica permanente. Una visita, quella del consigliere federale Ignazio Cassis, che giunge in uno dei momenti più delicati della storia recente: con Pyongyang ormai legata da un patto militare a Mosca, truppe nordcoreane impegnate sul fronte europeo e una penisola coreana segnata da tensioni. Ma qual è il senso di questa missione? Si tratta del consueto, pragmatico esercizio dei “buoni uffici” elvetici per evitare escalation, o si rischia in un qualche modo di legittimare il regime nord coreano? E cosa concretamente può fare la Svizzera in tema di riavvicinamento delle due Coree? Ne parliamo a Modem con Bernardino Regazzoni, già ambasciatore in diversi Paesi tra cui Cina e Corea Lorenzo Lamperti, giornalista esperto di Asia orientale
Il prezzo (politico) dell’IA
2026/10/30
Una puntata dedicata alla tecnologia, leggasi: Big Tech, Intelligenza artificiale, Data Center. Tecnologia che è diventata un po’ il nuovo “cattivo” della storia. Proprio come accadde con Big Pharma, molti candidati alle elezioni di metà mandato oggi prendono le distanze dai colossi dell’IA o dai conglomerati tecnologici: nessuno vuole farsi accusare di portare un mega Data Center nel giardino di casa degli elettori o di essere sostenuto finanziariamente dalle Big Tech. Oggi, nel 2026, l’Intelligenza Artificiale – inoltre - non è più un concetto astratto nel cloud: ha un impatto fisico concreto e spesso pesante. Centri di calcolo enormi divorano terra, consumano fiumi d’acqua e fanno salire le bollette elettriche in vari Stati americani, scatenando la rabbia dei residenti. A questo si aggiunge l’ansia del pubblico nei confronti dell’intelligenza artificiale e l’avversione per i miliardari che la sviluppano. Eppure, dietro questa ostilità popolare c’è un paradosso enorme: il settore tecnologico non è mai stato così influente a Washington. Figura centrale di questo intreccio è Donald Trump, ormai saldamente legato ai vertici e ai miliardari delle Big Tech, che finanziano campagne, aumentano il loro potere grazie a servizi essenziali sui quali detengono il totale controllo ed entrano sempre più nei gangli del potere politico. Come pensa, la politica, di affrontare il problema? Quanto sono una minaccia per la democrazia americana questi colossi tecnologici e dell’informazione? Il suo sviluppo è inevitabile? E può ancora essere regolamentato? Ne parliamo con: CRISTIANO VALLI giornalista, collaboratore RSI whatsapp CHIARA CORDELLI, professoressa ordinaria di Scienze politiche all’Università di Chicago e ricercatrice associata a Sciences Po a Parigi quicklink Nel corso della puntata anche un reportage di Camilla Camponovo, che ha viaggiato fra Virgina e Texas per capire benefici e problemi legati ai Data Center.
Assalto alla diligenza digitale
2026/10/29
Falle nei sistemi informatici, dati rubati alla pubblica amministrazione, agenti IA che si coalizzano e prendono decisioni autonome e persino frigoriferi sabotati da remoto. Il mondo digitale non è un mondo sicuro, questo è chiaro. Come pure è chiaro che non si può fermare l’evoluzione tecnologica, tanto più che la stessa intelligenza artificiale può aiutarci a proteggerci dagli attacchi criminali.  Difendersi dagli assalti alla diligenza digitale costa, ma costa meno prevenire che curare. Un discorso che sta portando avanti dal 2019 anche il Gruppo Ticino Cyber Sicuro. L’idea è di coordinarsi tra tutti gli attori coinvolti per promuovere delle linee di condotta comune.  Sempre sapendo che spesso l’anello debole di fronte a un cyberattacco è l’essere umano, perché è distratto ed emotivo, mentre l’intelligenza artificiale corre veloce e ben focalizzata sul compito che le è stato assegnato.  Discuteremo di cybersicurezza, anche partendo da alcuni recenti fatti di cronaca, con: Silvano Petrini, Direttore del Centro sistemi informatici TI Alessandro Trivilini, Esperto di sicurezza informatica e informatica forense Emanuele Palmas, Resp. Sicurezza e rischi tecnologici di Banca Stato
Elezioni cruciali in Israele
2026/10/28
È un voto considerato cruciale per più ragioni, tra i più importanti della storia di Israele, e per comprendere perché basta guardare alla situazione in Medio Oriente e a un Israele al tempo stesso mai tanto forte e forse mai tanto esausto come adesso. Dopo una giornata elettorale che ha registrato un’importante affluenza alle urne, si inizia a tirare le somme. E i numeri per ora dicono il futuro del tanto discusso Benjamin Netanyahu resta aperto. A risultati ancora parziali, il partito del premier uscente e i suoi alleati risultano in testa, ma senza maggioranza. La coalizione guidata dal principale rivale, Gadi Eisenkot, non è riuscita a dare la spallata. La partita comunque non è chiusa. A determinare l’esito di queste elezioni potrebbero infatti essere i partiti arabi. Ne discutiamo con: Naima Chicherio, inviata Info Radio RSI in Israele Daniel Bettini, responsabile redazione esteri del quotidiano Yediot Ahronot a Tel Aviv Arturo Marzano, docente di Storia del Medioriente all’università di Pisa
Serbia, la fine di un’era
2026/10/27
Due anni fa il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, con 16 morti, aveva acceso la più grande ondata di proteste nella Serbia contemporanea. Domenica quella mobilitazione si è trasformata in una vittoria elettorale storica. Con un’affluenza record, la Lista degli studenti – stando ai dati attuali – ha ottenuto oltre il 52% dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento. Aleksandar Vučić, al potere da più di dieci anni, ha ammesso la sconfitta ancora prima delle proiezioni. Come è riuscito un movimento senza leader, nato nelle aule universitarie, a battere un sistema di potere che sembrava inattaccabile? Siamo davanti a una seconda transizione democratica, ventisei anni dopo la caduta di Milošević? Chi governerà ora la Serbia, e con quale idea di paese su Europa, Russia e Kosovo? Ne parliamo a Modem con: Marija Milanović, giornalista RSI Daniel Bochsler, politologo, professore al Centro per la democrazia di Aarau (Università di Zurigo) e Università di Belgrado Milovan Pisarri, storico e politologo all’Università di Belgrado
Il Brasile resta a Lula
2026/10/26
Di nuovo, come 3 settimane fa, qui a parlare di elezioni presidenziali in Brasile. E di nuovo con davanti a noi una sorpresa. Dopo la sconfitta al primo turno, il presidente uscente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva è stato rieletto ieri al ballottaggio. Un ribaltamento che ha sorpreso molti, conseguenza anche della mobilitazione di chi si era astenuto al primo turno. L’avversario di estrema destra, il senatore Flavio Bolsonaro, contesta il risultato, chiede che il voto sia annullato, ma difficilmente verrà soddisfatto. Malgrado la vittoria clamorosa, il quarto mandato (non consecutivo) di Lula sarà una strada tutta in salita. Perché il Paese si è comunque spostato a destra e perché la pressione popolare sarà grande. Ne discutiamo con: Emiliano Guanella, giornalista, voce dall’America latina per la nostra tv  Jacopo Bottacchi, ricercatore in storia politica, co-autore del libro “Brasile globale. Economia e politica da Lula a Lula”, pubblicato lo scorso anno dall’editore Meltemi  Anna Mastromarino, ordinaria di diritto pubblico comparato all’ Università di Torino. È Presidente della Sezione italiana dell’Instituto Iberoamericano de Derecho Constitucional
Quando si sbaglia strada
2026/10/23
Risse, spedizioni punitive, talvolta con coltelli, vandalismi e spaccio sono entrati nella cronaca ordinaria in vari luoghi del cantone. Nella copertina di Modem le voci di alcuni giovani del Mendrisiotto che ci descrivono una sensazione di insicurezza, o addirittura pericolo, e che chiedono l’attenzione del mondo adulto: famiglia e scuola. Anche dalla politica sono arrivate diverse interrogazioni e interpellanze nei comuni particolarmente interessati da queste situazioni per sollecitare interventi, non solo di polizia.  Questo stesso problema era al centro del dibattito organizzato dal Consiglio dei Giovani Momò che si è tenuto ieri sera a Mendrisio. Il titolo della serata “Quando si sbaglia strada: prevenire la criminalità minorile, costruire nuove opportunità”. L’accento è stato messo dunque a monte di questi fatti di cronaca. Come prevenirli? Come elaborare misure che responsabilizzino i giovani autori di reati? E come reinserirli in società? Al loro tavolo c‘erano rappresentanti delle istituzioni e della politica, nonché professionisti attivi sul territorio. Al nostro tavolo per affrontare questo tema oggi con noi ci sono:  Fabiola Gnesa, Magistrata dei minorenni del Canton Ticino  Antonio Marinòvic, presidente del Consiglio dei Giovani Momò  Ilario Lodi, responsabile regionale di Pro Juventute
La 13esima AVS e il rompicapo dell’IVA
2026/10/22
Sarà uno dei temi principali in votazione il prossimo 19 novembre: l’aumento dell’IVA per finanziare - almeno parzialmente - la 13esima rendita dell’AVS, approvata dal popolo nel marzo del 2024. Una rendita che verrà versata per la prima volta nel corso del prossimo dicembre a circa 2 milioni e 600mila pensionati, per una spesa totale di circa 4 miliardi di franchi. Il fondo di compensazione dell’AVS permette al momento di far fronte a questa nuova uscita, ma a lungo termine il finanziamento del nostro primo pilastro non è al momento garantito. Da qui la soluzione di compromesso elaborata con fatica dal Parlamento, che propone di aumentare dello 0,4% a tempo indeterminato il tasso dell’Imposta sul valore aggiunto. Per farlo occorre modificare la Costituzione federale e per questo c’è bisogno dell’avallo di popolo e cantoni. Dal 2030 in poi il Consiglio federale prevede di forgiare una nuova riforma per stabilizzare ulteriormente questa storica assicurazione sociale, creata nel 1948. Come finanziare la 13esima AVS? E come garantire in futuro la solvibilità dell’intero primo pilastro? E che dire di un possibile aumento dell’età di pensionamento? Sono queste alcune delle domande che ruotano attorno a questo tema in votazione a fine novembre. Modem ne discute con: ·        Giorgio Fonio, consigliere nazionale Centro/TI ·        Simone Gianini, consigliere nazionale PLR/TI ·        Anastassiya Fellman, vice-presidente Giovani UDC Ticino ·        Martina Minoletti, co-vicepresidente PS Bellinzona
Alloggi e Ticino
2026/10/21
Il Cantone vuole diventare l’unico proprietario di Alloggi Ticino SA, la società nata nel 1987 per promuovere l’edilizia residenziale economica e frenare la speculazione. Chiede al Parlamento un credito di 9,42 milioni per rilevare le quote della Confederazione, di Logis Suisse e di due banche. Il prezzo è di molto inferiore al valore stimato del patrimonio, oltre 1’400 alloggi in tutto il Cantone. Il Parlamento è spaccato e il voto si annuncia sul filo. Ma al di là del caso, com’è davvero la situazione dell’alloggio in Ticino? Lo sfitto resta quasi il doppio della media svizzera e i prezzi degli affitti negli annunci sono in calo. Eppure fino a 6’000 economie domestiche faticano a pagare la pigione, perché qui i redditi sono più bassi. Lo Stato deve possedere alloggi o creare le condizioni perché altri li costruiscano? E perché in Ticino misure comunali, cooperative e incentivi stentano a decollare? Ne discutono: Giovanni Branca, ingegnere, responsabile dell’Osservatorio sull’alloggio della SUPSI Alberto Montorfani, fiduciario immobiliare, già segretario generale di SVIT, l’Associazione svizzera dell’economia immobiliare Martino Colombo, avvocato, membro di comitato dell’Associazione svizzera degli inquilini
Il Sud lasciato a piedi
2026/10/20
Nella copertina odierna la voce della disperazione, quella di chi sente di lavorare ormai soltanto in perdita. A far traboccare il vaso è l’impennata del caro carburante, diventato insostenibile per chi vive sulla strada o nei campi.  Così, da settimane è in corso nelle regioni più a Sud dell’Italia una mobilitazione di agricoltori e autotrasportatori. La protesta – con blocchi stradali e manifestazioni – è esplosa con particolare intensità in Calabria per poi allargarsi a macchia d’olio in Puglia, Basilicata, Campania, Molise, fino ad arrivare in Sicilia.  Un disagio profondo cresciuto lontano dai riflettori, nell’indifferenza quasi generale del dibattito pubblico e politico: pochissimi finora ne hanno parlato, ben poco si è mosso a livello politico, finché i blocchi stradali e i presidi non hanno imposto l’urgenza della crisi.    Il ministro italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha quindi anticipato ad oggi, alle 10, a Milano, il tavolo istituzionale con le rappresentanze del settore, tavolo inizialmente convocato per il 27 ottobre a Roma.  Quali possono essere le risposte del Governo italiano alla crisi e saranno efficaci? Cosa stanno vivendo oggi gli agricoltori e gli autotrasportatori che protestano?   Ne discutiamo a Modem con: Pietro Comito, giornalista d’inchiesta che da settimane sta documentando l’evolversi della situazione sul posto Enzo Laudari, presidente della Federazione regionale della logistica e degli autotrasportatori FEDRALOG Tito Boeri, professore di Economia del Lavoro alla Bocconi di Milano
Francia, scontri e rivendicazioni
2026/10/19
Fine settimana di fuoco tra legittime rivendicazioni e violenze. Tra il mezzo milione e gli 800’000 manifestanti sono scesi sabato nelle strade e piazze di Francia, chi in modo pacifico, chi in modo violento. Tanto che i fermi sono circa 1’800 e non mancano centinaia di feriti, anche fra forze dell’ordine e pompieri e fra i numerosi danni spicca l’incendio che ha distrutto il municipio di Limoges. Ed è dopo questi avvenimenti che ieri sera il presidente francese Emmanuel Macron si è rivolto alla nazione. A Modem si discute del come si è arrivati a questo punto, dopo settimane di proteste degli studenti liceali, e su quali siano le implicazioni di questi disordini per una politica francese sempre più concentrata sulle elezioni presidenziali della prossima primavera. Ospiti della trasmissione: Bruno Cousin, sociologo, professore associato all’Università Sciences Po a Parigi Alessandro Grandesso, giornalista da Parigi che da anni collabora con la RSI Paolo Modugno, ha studiato scienze politiche, insegna nel campus di Digione dell’Università Science Po
Il futuro di “FIFAntino”
2026/10/16
Eletto presidente della FIFA nel febbraio del 2016 con la promessa di ripulire l’organizzazione dopo gli scandali corruzione che avevano travolto Sepp Blatter e Michel Platini... Si era presentato come amministratore competente e riformatore, promettendo più trasparenza e più fondi da redistribuire alle federazioni calcistiche di tutto il mondo... Tuttavia con il passare degli anni la figura di Gianni Infantino si è però incrinata tra accuse di derive accentratrici e di espansione economica quantomeno aggressiva...   A Modem parliamo dunque di sport, o piuttosto sarebbe meglio parlare di geopolitica dello sport, perché di potere e di consenso globale che si tratta, e lo facciamo all’indomani di un incontro avvenuto a Zurigo tra i vertici del calcio mondiale: la FIFA appunto ma anche i rappresentanti delle federazioni continentali con in particolare la UEFA sul piede di guerra.   Gianni Infantino è ormai un presidente intoccabile o il modello FIFA rischia una spaccatura insanabile?   Ne parliamo con: Gianluca Pusterla, giornalista redazione sportiva RSI Giangiorgio Spiess, avvocato, membro onorario della UEFA Nicola Sbetti, docente di Storia dello Sport all’Università di Bologna
Onda d’urto cinese
2026/10/15
Oltre un miliardo di euro al giorno: a tanto ammonta, secondo i dati dell’Unione europea, lo squilibrio negli scambi commerciali tra la stessa UE e la Repubblica Popolare Cinese. Nel 2025 un divario da circa 360 miliardi di euro, alimentato dalla sovraccapacità produttiva di Pechino e da massicci sussidi statali in settori strategici come veicoli ibridi ed elettrici, pannelli solari e componentistica industriale. Di fronte al rischio di deindustrializzazione e alla crescente pressione su certi settori industriali, Bruxelles sta intensificando le misure di difesa commerciale: dazi compensativi, clausole di salvaguardia e tetti alle importazioni, con però il rischio di esporre il fianco a solide contromisure cinesi. Chiedendoci anche in quale misura le difficoltà europee si riflettono o meno sulla Svizzera, paese che contrariamente all’UE dispone di un accordo di libero scambio con la Cina, ne discutiamo a Modem  con: ·        Alessandra Gianella, titolare della ditta SinoCom, consulenza e mediazione interculturale tra Cina e Svizzera ·        Giorgio Prodi, professore associato di economia, Università Modena e Reggio Emilia ·        Nicola Tettamanti, imprenditore, Ceo di Tecnopinz e presidente di Swissmechanic
Trasporti 45, un progetto tante incognite
2026/10/14
Tutto nasce da una bocciatura popolare, quella del mese di novembre di due anni fa quando il 52% della popolazione respinse il potenziamento delle strade nazionali. Da allora il ministro dei trasporti Albert Rösti ha dapprima incaricato il Politecnico di Zurigo di elaborare uno studio sulle priorità infrastrutturali del nostro Paese, a livello stradale e ferroviario. In seguito il Dipartimento federale diretto dallo stesso Rösti ha elaborato un piano chiamato “Trasporti 45” che prevede interventi lungo la rete delle strade nazionali, le linee ferroviarie e anche nuove realizzazioni per facilitare la mobilità negli agglomerati urbani. Da pochi giorni si è conclusa la procedura di consultazioni su questo progetto e non mancano le critiche, giunte un po’ da tutti i fronti interessati: dai cantoni e dalle associazioni che si muovono attorno al tema della mobilità, sia quelle che difendono l’auto, sia quelle ambientaliste. “Trasporti 45” ha chiamato in causa anche le autorità ticinesi – Governo e Parlamento – che ora chiedono di anticipare almeno all’orizzonte 2045 la realizzazione del nuovo collegamento A2/A13 tra Bellinzona e Locarno. Un’opera che si ritiene prioritaria anche nei confronti del progetto “Polume”, l’ampliamento dell’autostrada a sud di Lugano. Quale mobilità per il futuro del nostro Paese e quali priorità per eventuali nuove infrastrutture in Ticino? Di questi e di altri argomenti discuteremo con: Nara Valsangiacomo, deputata dei Verdi in Gran Consiglio e presidente di Pro Alps Alex Farinelli, consigliere nazionale del PLR e membro della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni Nicola Pini, sindaco di Locarno e presidente della Commissione intercomunale dei trasporti di Locarnese e Vallemaggia
Midterm USA, Trump alla resa dei conti
2026/10/13
Un accordo con Vladimir Putin per far arrivare più gasolio russo sui mercati, la richiesta all’Ucraina di cambiare presidente, una tregua energetica annunciata e subito smentita. A tre settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, Donald Trump piega la politica estera al prezzo della benzina, mentre i sondaggi danno i democratici favoriti alla Camera e in corsa anche per il Senato. Intanto nel Partito repubblicano emerge qualcosa di inedito: il dissenso. Due terzi dei candidati nelle sfide più combattute prendono le distanze dal presidente, che è al minimo storico di popolarità. C’è chi vota contro la guerra in Iran, chi toglie la sua foto dai siti di campagna e chi evita di farsi vedere al suo fianco. È l’inizio della fine dell’era Trump o una semplice tattica elettorale? E i democratici hanno davvero un progetto o vincono solo come voto contro Trump? Cercheremo di fare un po’ di chiarezza nella prima puntata di avvicinamento alle Midterm, parlandone con: Nadia Urbinati, politologa, Columbia University di New York Andrew Spannaus, giornalista e analista politico Andrea Vosti, corrispondente RSI dagli Stati Uniti

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