85664781
Modem

Advertise on podcast: Modem

Rating
★★★★★
5
from
2 reviews
Categories
Country
United States
This podcast has
103 episodes
Language
Italian
Date created
2005/10/26
Latest episode
2026/02/10
Average duration
31 min.
Release period
2 days

Description

Modem, appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) in onda dal 2000, dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta. Le notizie scorrono veloci, si sviluppano e si perdono, sono abbondanti. Modem, ogni mattina, sceglie e propone un tema di sicuro interesse. Lo racconta con uno stile diverso da quello dell'attualità. Cerca e trova interlocutori di qualità per spiegare e dibattere ciò che è successo e ciò che potrebbe succedere. È la trasmissione che dice i "perché" e aiuta a decodificare gli eventi destinata a tutti gli interessati ad andare oltre la notizia del giorno e che desiderano approfondire in maniera immediata il tema prescelto tramite dibattiti e interviste in diretta, reportage, collegamenti, approfondimenti, schede interne. Modem offre regolarmente anche delle rubriche. Modem Evento: una serata-dibattito e di incontro con il pubblico. Modem Giovani: su argomenti che riguardano direttamente il mondo giovanile con tra gli ospiti anche i ragazzi. Modem Incontro: non un dibattito, ma un'intervista con un solo ospite. Una puntata al giorno, alle 08.30, per 5 giorni la settimana, da settembre a metà giugno.

Unlock Modem podcast Email contact info,
Listeners & Audience details

Email contact information

Direct podcast contact details

Listeners

Audience numbers & engagement insights

Audience details

Podcast Insights

Podcast episodes

Check latest episodes from Modem podcast


La Siria e la questione curda
2026/02/10
La Siria alle prese con il delicato accordo di “cessate il fuoco” concluso a fine gennaio tra il governo di transizione a Damasco e le autorità curdo-siriane sotto la forte pressione di Washington. Implementarlo resta una difficile sfida. L’intesa integrerà le forze militari curde nell’esercito regolare siriano e pone di fatto un termine alle aspirazioni di autonomia maturate dalla comunità curda nel nord-est della Siria durante la guerra civile. In cambio, ai curdi siriani vengono riconosciuti diritti mai garantiti in passato, come quello alla piena cittadinanza. Con quali prospettive per il processo di stabilizzazione e riunificazione della Siria? E con quali conseguenze per la “questione curda” in Siria e altrove? Ne discutiamo con: Lorenzo Trombetta, giornalista e scrittore, studioso di Siria, collaboratore RSI Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e giornalista free lance Lucia Goracci, inviata di Rai 3 in Siria
Takaichi saldamente al comando
2026/02/09
Il Giappone ha plebiscitato Sanae Takaichi, prima donna arrivata alla carica di capo del governo. Il suo partito Liberaldemocratico, al potere quasi ininterrottamente da oltre 70 anni, ottiene una super-maggioranza che le permetterà di governare a piacimento. Giappone, grande potenza emergente fino all’inizio degli anni 90, ma che ora deve affrontare una situazione demografica ed economica delicata. L’economia cresce poco e rispetto a qualche decennio fa ed è meno innovativa. L’indebitamento statale poi, limita le possibilità d’intervento del governo, mentre l’aumento dell’immigrazione preoccupa una parte della popolazione. Senza dimenticare le sfide di un paese che deve fare i conti con le mosse di Cina e Stati Uniti, grandi potenze in conflitto sullo status di Taiwan, isola vicina al Giappone. Minacce strategiche che spingono il Giappone ad aumentare le spese militari. A modem ne discutono: Alessia Amighini, Co-responsabile del centro sull’Asia dell’Istituto per gli studi di politica internazionale ISPI, prof.ssa di Economia internazionaleLorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia OrientaleMarco Zappa, professore di Studi giapponesi all’Università Ca Foscari di Venezia
Una sola dichiarazione, per la vita
2026/02/06
Sarebbe un cambiamento epocale. Sia perché dopo 40 anni di tentativi falliti, la penalizzazione fiscale delle coppie sposate - riconosciuta come tale dal Tribunale federale già nel 1984 - verrebbe risolta (o quasi completamente risolta), sia perché comporterebbe una piccola rivoluzione in tutti i Cantoni: a livello tecnico, legislativo e amministrativo. Parliamo dell’introduzione dell’imposizione individuale Su questo importante cambiamento si voterà il prossimo 8 marzo, e questo poiché contro il compromesso raggiunto in Parlamento fra Plr e Sinistra, sono stati lanciati due referendum. Uno promosso dall’Udc, dal Centro e da alcuni partiti minori. Temono nuove disuguaglianze: le famiglie monoreddito, quelle “classiche” o “tradizionali”, potrebbero infatti pagare più tasse. L’altro promosso dai Cantoni. La maggioranza di loro è infatti contraria al cambiamento di sistema. E questo a causa dell’onere amministrativo: non solo si dovrà modificare tutta la struttura fiscale, ma ci saranno 1,7 milioni di dichiarazioni d’imposta in più da trattare. Senza dimenticare che l’imposizione individuale comporterà minori entrate fiscali. A Modem ne discutiamo con: GRETA GYSIN, consigliera nazionale dei Verdi FABIO REGAZZI, consigliere agli Stati del centro undefined
Esercito cinese, una stagione di purghe
2026/02/05
È la forza armata più potente al mondo, per numero di soldati, circa due milioni, e per la potenza della sua marina militare. In queste prime settimane del 2026 l’esercito cinese si trova però confrontato con un problema di ampia portata. I suoi vertici sono stati quasi tutti silurati dal presidente della Repubblica popolare, Xi Jinping. L’ultimo a finire sotto inchiesta, ufficialmente per corruzione, è stato il numero due della Commissione Militare Centrale, il generale Zhang Youxia, il più alto graduato del Paese, fino ad ora considerato un fedelissimo dello stesso Xi. E così nella Commissione militare – formata in teoria da sette membri - rimangono al momento soltanto due dirigenti, il presidente cinese in persona e un altro alto ufficiale dell’esercito. Nel corso dell’ultimo anno ben cinque alti graduati sono stati rimossi su ordine del numero uno di Pechino. Una situazione che molti osservatori hanno già definito “un terremoto” e che dimostra quanto sia sempre più assoluto il potere esercitato da Xi Jinping. Ma ci sono diversi lati oscuri in questa vicenda: quali sono i veri motivi del siluramento di Zhang? Quanto è diffusa la corruzione nei vertici militari del Paese? E chi sta al momento guidando operativamente l’esercito cinese, confrontato con un vuoto dirigenziale che non si era mai visto nella storia recente del Paese. Argomenti, interrogativi ed enigmi, avvolti da un forte clima di sospetti, che discuteremo con: Simona Grano, sinologa dell’Università di Zurigo Alessandro Politi, direttore della Nato Defence College Foundation di Roma Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia
Epstein files
2026/02/04
Qualche giorno fa il Dipartimento americano di giustizia – costretto dall’Epstein Files Transparency Act - ha pubblicato una nuova e imponente tranche di documenti sul caso di Jeffrey Epstein, il noto finanziere, morto suicida in carcere nel 2019, un mese dopo il suo arresto. Documenti che contengono rivelazioni su contatti di ogni genere fra figure di spicco a livello mondiale e il miliardario accusato di aver creato, all’inizio degli anni duemila, un harem di ragazzine anche di 13 e 15 anni, utilizzate per soddisfare i piaceri sessuali di un ristretto giro di amici, ricchi e potenti. La più nota, perché si è esposta per raccontare la sua storia, è Virgina Giuffé morta suicida solo pochi mesi fa. Ma molte di queste rivelazioni erano in parte già note, altre hanno scatenato reazioni di entità variabile in svariati Paesi europei. Al momento, però, gli Epstein Files non sembrano avere conseguenze sullo stesso Donald Trump. Trump il cui nome – peraltro - è citato ben 3200 volte nei documenti, e la cui frequentazione di Epstein è un fatto noto. A Modem cerchiamo di capire quali conseguenze potrà avere il contenuto di questi files, in che modo questi documenti sono legati a (o nutrono!) svariate teorie del complotto, e perché un caso criminale può avere un impatto sulla politica non solo americana, ma mondiale. Lo facciamo con: ANDREA VOSTI, corrispondente RSI da WashingtonGIAMPIERO GRAMAGLIA, già direttore dell’ANSA, docente di Giornalismo presso la Sapienza Università di Roma, autore di un podcast sugli Epstein FilesCon un’intervista registrata a PIETRO SALVATORI, Vicecaporedattore HuffingtonPost e autore del podcast “Non è vero niente”, dedicato alle teorie del complotto
Gaza, a che punto siamo?
2026/02/03
È rimasto chiuso per quasi due anni, il valico di Rafah, tra la striscia di Gaza e l’Egitto. Ieri è stato riaperto in entrambi i sensi, anche se solo parzialmente. A detta delle autorità israeliane, che controllano questo posto di frontiera dal lato palestinese, soltanto un centinaio di residenti al giorno sarà autorizzato a transitare da quel valico, la priorità verrà data soprattutto a chi necessita di cure mediche urgenti. Rafah è al momento l’unico punto di passaggio tra la Striscia e il resto del mondo, la sua riapertura è uno dei venti punti previsti dal piano di pace presentato da Donald Trump lo scorso mese di ottobre. Al momento possono transitare solo i pedoni, escluso il passaggio di aiuti umanitari, bloccati dal governo israeliano malgrado le forti richieste delle Nazioni Uniti e di diverse ONG attive nella regione. Come procede sul terreno la concretizzazione dell’accordo voluto da Donald Trump? Quali sono le condizioni in cui vive la popolazione palestinese, stremata dopo due anni di continui bombardamenti israeliani? E quale la portata della riapertura del valico di Rafah, che da più parti viene definita puramente simbolica? Argomenti e interrogativi di cui discuteremo con: Michele Giorgio, collaboratore RSI da Gerusalemme Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency Silvia Colombo, ricercatrice presso il Nato Defence College di Roma
Il derby ticinese delle autostrade
2026/02/02
La scorsa settimana il Consiglio federale ha annunciato le sue priorità in materia di politica dei trasporti per i prossimi trent’anni. Per il Ticino ha confermato la volontà di potenziare l’autostrada tra Lugano e Mendrisio (il contestato PoLuMe con la sua terza corsia dinamica) e di realizzare il collegamento autostradale con Locarno (la cosiddetta A2-A13). Berna ha però anche ribadito le sue priorità (prima il PoLuMe, entro il 2045, poi il collegamento con Locarno, entro il 2055). Facendo comunque capire che voci in altro senso provenienti dal Ticino potrebbero portare ad un arrocco. Quali segnali lanciare allora in direzione di Berna? Siamo alle porte di uno scontro di interessi tra Sottoceneri e Sopraceneri? Ne discutiamo con: ·      Paolo Caroni, gran consigliere Il Centro, già presidente Commissione intercomunale dei trasporti Locarnese e Vallemaggia ·      Andrea Rigamonti, gran consigliere PLR, già presidente Commissione regionale dei trasporti Mendrisiotto e Basso Ceresio ·      Bruno Storni, consigliere nazionale PS, membro Commissione dei trasporti e delle Telecomunicazioni del CN
Minneapolis nella bufera
2026/01/30
A Modem si torna a parlare di Stati Uniti e dell’impressionante susseguirsi di eventi accaduti a Minneapolis in Minnesota, divenuta epicentro di uno scontro durissimo tra le forze di sicurezza dell’Agenzia per l’immigrazione e il controllo doganale (le cosiddette ICE) e la popolazione civile. Una tensione che ha radici profonde ma che è esplosa a seguito di una massiccia operazione anti-immigrazione iniziata già a dicembre e che ha avuto un primo tragico punto di svolta il 7 gennaio con l’uccisione di una cittadina americana – Renée Good – per mano di un agente dell’ICE e le conseguenti manifestazioni di proteste in tutta la città.   Sabato scorso poi – il 24 gennaio  un’altra morte. L’uccisione dell’infermiere Alex Pretti mentre filmava l’operato degli agenti e tentava di proteggere una donna.   Che impatto hanno questi eventi sulla politica interna americana? Come si ripercuotono sull’amministrazione Trump che nei sondaggi sembra aver toccato il minimo storico? Ed esattamente come sono strutturate le diverse entità di polizia negli Stati Uniti, tra polizia federale, guardia nazionale e polizia locale? Il diritto di manifestare il proprio dissenso è messo a rischio? O ancora, siamo davvero in un clima di “guerra civile”?   Ne parleremo con Massimiliano Herber, corrispondente RSI-TV dagli USA Raffaella Baritono, docente di Storia delle Istituzioni dell’America del Nord all’Università di Bologna Roberto Festa, giornalista e scrittore esperto di Stati Uniti, collabora anche con Rete Due
Per il clima, un fondo?
2026/01/29
È uno dei temi in votazione popolare il prossimo 8 marzo, l’iniziativa che chiede di creare un fondo per il clima, promossa dal fronte rosso-verde. Appoggiata anche dal partito evangelico ma avversata da tutti gli altri partiti, governo e parlamento questa iniziativa chiede di destinare al clima e alla lotta al surriscaldamento climatico tra lo 0,5 e l’1% del Prodotto interno lordo. Secondo i calcoli del Consiglio federale questa percentuale equivale a un montante che oscilla tra i 4 e gli 8 miliardi di franchi all’anno. Il fondo sarebbe destinato a vari progetti, come ad esempio il risanamento degli edifici, con termopompe e pannelli solari, la mobilità elettrica, l’aumento della produzione di energie rinnovabili. Il fronte dei contrari ritiene dal canto suo che la Svizzera stia già facendo molto in questo ambito, con investimenti pari a 2 miliardi e mezzo di franchi a favore della lotta contro il surriscaldamento climatico. Da notare che l’iniziativa non specifica in modo preciso le modalità di finanziamento di questo fondo, anche di questo discuteremo con: - Martin Candinas, consigliere nazionale Centro/GR - Jon Pult, consigliere nazionale PS/GR - Anita Mazzetta, granconsigliera e presidente Verdi GR - Gabriela Menghini Inauen, granconsigliera UDC/GR undefined
Crans-Montana è crisi diplomatica
2026/01/28
Torniamo ad occuparci del dramma di Capodanno a Crans Montana. Perché dopo il dolore e lo sgomento, dopo le polemiche sui media, è arrivata la crisi diplomatica. La giustizia vallesana, che sta indagando sul terribile rogo che è costato la vita a quaranta persone, perlopiù adolescenti, non sta facendo bene il suo lavoro. È quando sostiene il governo italiano, che ritiene quindi indispensabile una partecipazione degli inquirenti italiani alle indagini in Svizzera. Per fare pressione sulle autorità elvetiche Roma ha quindi richiamato il proprio ambasciatore a Berna. Resterà in Italia fino a quando la Svizzera non accetterà quanto chiede, anzi pretende, la premier Giorgia Meloni: l’avvio di una collaborazione giudiziaria e l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertatele responsabilità della strage di Crans-Montana  Di ieri pomeriggio la risposta – per iscritto – del Dipartimento federale degli affari esteri che precisa: la richiesta italiana riguarda le autorità giudiziarie competenti, cioè la giustizia vallesana, e non la politica. Giustizia vallesana che ha già ricevuto una richiesta di collaborazione da parte dell’Italia tramite rogatoria internazionale cui – ha confermato Berna - risponderà entro venerdì.  Ma perché il Governo italiano si è spinto a tanto? Le modalità sono corrette? E siamo davvero di fronte alla necessità di un intervento estero affinché l’inchiesta proceda sui binari giusti? Ne parliamo con Aron Guidotti, corrispondente RSI dalla Romandia  C,armelo Abbate, giornalista e saggista italiano, il suo lavoro si concentra su fatti di cronaca e giudiziaria  Carlo Sommaruga, Consigliere agli Stati socialista ginevrino, presidente della delegazione per le relazioni con il Parlamento italiano.   Toni Ricciardi, deputato al parlamento italiano del Partito Democratico, eletto nella circoscrizione Estero-Europa, vive in Svizzera
Insegnare la Memoria
2026/01/27
Come stabilito nel novembre del 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 27 gennaio si commemorano le vittime dell’Olocausto. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza che a seconda dei momenti storici cambia di impatto e cambia modo di essere affrontato. Oggi ne parliamo dal punto di vista della didattica. A scuola, in occasione del Giorno della memoria, come vengono ricordati l’Olocausto e le vittime del nazismo? Per discutere del tema sono ospiti di Modem: - Sonia Castro, prof.ssa associata in didattica della storia al Dipartimento Formazione e Approfondimento della SUPSI e docente di storia contemporanea all’USI - Valentina Pisanty, docente di semiotica all’Università di Bergamo, e autrice di vari saggi che toccano la questione dell’Olocausto e della memoria, fra cui il recente Antisemita, una parola in ostaggio 
Il “Caso Hospita” nel mirino della politica
2026/01/26
Bisogna o non bisogna istituire la quarta Commissione parlamentare d’inchiesta nella storia del Canton Ticino? Lo decide domani il Gran Consiglio ticinese in relazione al cosiddetto “caso Hospita” e ai suoi addentellati istituzionali e politici, che vedono coinvolto tra altri il Consigliere di Stato ed ex coordinatore ad interim della Lega dei ticinesi Norman Gobbi. Sui banchi dei deputati, due rapporti: uno, a firma leghista, chiede che le indagini siano assegnate a un comitato di esperti apolitici; l’altro chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare, eventualmente assistita da uno o più esperti. Tutto sembra indicare che il parlamento deciderà per quest’ultima. La Lega ed alcuni opinionisti già la bollano come una soluzione poco opportuna: l’istituzione di un “tribunale politico” a neanche un anno e mezzo dalle prossime legislative. Ne discutiamo con: Fabrizio Sirica, gran consigliere PS, presidente Commissione gestione e finanze, relatore del rapporto di maggioranza Daniele Piccaluga, gran consigliere Lega, coordinatore Lega, relatore del rapporto di minoranza Paolo Ascierto, giornalista RSI
Le altre Nazioni Unite
2026/01/23
Era stato pensato e promosso come nuovo organismo per gestire la transizione nella Striscia di Gaza ma ora il Board Of Peace (il Consiglio per la Pace) creato e voluto da Donald Trump e presentato questa mattina a margine del WEF di Davos, appare decisamente uno strumento diverso. Lo hanno già definito un ONU parallelo, un club a pagamento che più che costruire la pace potrebbe portare allo smantellamento delle Nazioni Unite, accusate di immobilismo e soffocate dalla burocrazia.   Quali dunque gli obiettivi del Board Of Peace e chi vi ha aderito fin qui? Quali e quante risposte mancano all’invito di Donald Trump? Quale ruolo saprà mantenere l’Onu e al costo di quali riforme? Ne parliamo domani con Bettina Müller, responsabile redazione Esteri RSI-radio Francesca Caferri, giornalista, esperta di Paesi del Golfo Micaela Frulli, professoressa di diritto internazionale all’Università di Firenze
Trump e quel “pezzo di ghiaccio”
2026/01/22
Il mondo di Donald Trump riassunto in un discorso fiume al Forum economico di Davos. Una visione che può essere riassunta così: negli ultimi decenni noi americani vi abbiamo fatto ricchi, vi abbiamo difeso e abbiamo comperato i vostri prodotti. Ora tocca a voi. Noi chiediamo solo la Groenlandia, un “pezzo di ghiaccio” per assicurare la sicurezza del nostro Paese e in fondo anche di tutto il mondo occidentale. In altre parole, pur non minacciando l’uso delle armi, il presidente statunitense non demorde, sulla Groenlandia deve essere issata la bandiera a stelle e strisce. Un discorso in cui l’inquilino della Casa Bianca ha parlato anche di Ucraina e di Gaza, affermando su quest’ultimo fronte, che la pace è tornata in Medioriente, grazie al suo intervento. Trump ha pure parlato di dazi e di come si è giunti all’accordo con la Svizzera, con i dazi ora al 15%, ma a suo dire si era sfiorato persino il 70%. Cosa vuole Trump e cosa dire di un contesto geopolitico in subbuglio, temi e interrogativi che discuteremo con: Alessandro Colombo, professore di relazioni internazionali alla Statale di Milano (quicklink)Antonio Missiroli, docente di sicurezza europea a Science Po a Parigi (telefono)Vito Monte, analista di Lugano, autore del recente volume: Dalla finanza alla geopolitica, da Biden a Trump” (studio)Alan Crameri, inviato RSI a Davos e responsabile della redazione Nazionale (linea)
Un anno di Trumponomics 
2026/01/21
Per l’economia degli Stati Uniti è stato un anno di montagne russe, con grandi annunci da parte del Presidente Donald Trump. Annunci poi in parte ridimensionati o non concretizzati, ma che stanno lasciando il segno sull’economia a stelle e strisce e su quella mondiale. Un anno iniziato con l’annuncio di tagli plurimiliardari nella spesa e nel personale pubblico che sarebbero stati identificati dal miliardario Elon Musk. Si è poi passati al giorno della liberazione con l’imposizione di dazi su amici e nemici per far cassa e riportare industrie negli Stati Uniti. Non sono poi mancati gli attacchi alla Federal Reserve, colpevole di non abbassare a sufficienza i tassi d’interesse. Il tutto accompagnato da esplicite richieste alle aziende statunitensi di assecondare le politiche dell’amministrazione Trump e l’introduzione di nuovi sgravi fiscali. E non dimentichiamo la sete di petrolio che si sostituisce alle politiche di economia verde lanciate dal predecessore Joe Biden.  Secondo molti esperti le politiche di Trump dovuto affondare l’economia statunitense, che invece sembra continuare a prosperare. E allora, grazie o nonostante il presidente, quanto bene sta l’economia statunitense? A Modem ne discutono:  - Edoardo Beretta, professore di Macroeconomia internazionale all’USI di Lugano - Andrew Spannaus, giornalista, analista politico e docente - Andrea Vosti, corrispondente RSI da Washington 

Podcast reviews

Read Modem podcast reviews


5 out of 5
2 reviews

Podcast sponsorship advertising

Start advertising on Modem relevant audience podcasts


What do you want to promote?